giovedì 9 agosto 2012

..:: 24 Hour Party People ::..

Titolo: 24 Hour Party People
Regia: Michael Winterbottom
Anno: 2007
Genere: biografico, drammatico
Cast: Steve Coogan, Paddy Considine, Danny Cunningham, Sean Harris, Shirley Henderson


La trama in breve:
Tony durante un concerto
Il film narra la vicenda di Tony Wilson, che per vivere fa l'animatore in televisione, poi, di notte, si dedica alla sua grande passione, la musica, producendo dischi attraverso una sua etichetta, la Factory, diventata poi leggendaria, così come l'Hacienda, il locale di tendenza che faceva una musica che poi avrebbe invaso il mondo. Tutto questo a Manchester, un vero e proprio marchio per il mondo, con gruppi che avrebbero avuto grande successo: i Joy Division, i New Order, i Chemical Brothers. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto praticamente in sette tempi, questo 24 Hour Party People si è comunque rivelato un piacevole spettacolo musicale-visivo. Non un film banale e fine a se stesso ma una sorta di omaggio a Tony Wilson e a gruppi musicali che hanno contribuito alla storia della musica e all'affermarsi di nuove sonorità o modi di vivere, appunto, la musica.
Su tutti però il gruppo che più mi è "rimasto" è quello dei Joy Division. E presumo che prima o poi  vedrò pure Control, ispirato alla storia di Ian Curtis.
Concentrandoci invece sul film in sé, l'impressione che se ne ricava è quella di assistere alla vita di una sorta di dandy moderno, che cerca di vivere in modo "artisticamente significativo", impegnandosi in progetti interessanti e indubbiamente validi anche se non remunerativi. 
Ci si sofferma un po' su dinamiche che sembrano opposte a quelle che regolamentano l'attuale show business, dove sopravvivono solo realtà imprenditoriali capaci di generare profitto e introiti. Eppure, pur non abbracciando la medesima logica, cercando cioè di garantire libertà creativa e artistica, l'Hacienda e la Factory di Tony Wilson hanno comunque saputo produrre "arte".
Gli accordi per aprire un nuovo locale
Che non è poco.
Il film in sé ripercorre quindi momenti più o meno salienti dell'esperienza duale condotta da Tony, nei vesti di ordinario personaggio televisivo (anche se inizialmente pareva essere una sorta di Red Ronnie britannico...) o di "contestabile e discutibile" produttore musicale. La narrazione avviene mescolando scene di vita ordinaria (o presunte tali, come il "tradimento" ad opera della compagnia di Tony con Howard Devoto ... di cui lo stesso Howard Devoto, presente in un cameo, dice di non rammentare nulla) a concerti e momenti dedicati esclusivamente alla musica e a rendere omaggio a band "storiche" come, appunto, i Joy Division e gli Happy  Mondays. 

Oltre a ciò, Tony veste anche i panni del narratore anticipando o descrivendo situazioni previste dalla sceneggiatura: una trovata direi più che buona per incrementare il coinvolgimento dello spettatore e chiamarlo in causa nel vivere l'atmosfera degli anni settanta-ottanta. Anche nel pieno di situazioni al limite del delirio visionario dettato dall'assunzione di droghe e stupefacenti. 
In un certo senso, guardando questo film avrete pure l'occasione di "vedere Dio" :-)
Un omaggio a Ian Curtis
dei Joy Division, qui impersonato
da Sean Harris
La figura di Tony Wilson che emerge, risulta infatti un tantino discutibile, tratteggiando un personaggio fortemente deciso a promuovere movimenti culturali e a fornire una spinta al cambiamento "dei costumi. Un tizio a tratti controverso, irresponsabile ed egocentrico, saltuario utilizzatore di droghe: non propriamente un bravo ragazzo, ecco. Dall'altro lato però ne scorgiamo il lato anticonformista, l'alto livello di istruzione e capacità di esaminare se stesso, gli altri e il mondo circostante. Una persona molto particolare, estrosa, capace di grandi intuizioni e dotato di forte sensibilità ma non per questo facile da gestire o, soprattutto da comprendere.
Eppure ha saputo essere un accentratore e un insostituibile promotore di nuovi fenomeni musicali, guardando ad essi dal punto di vista artistico-culturale piuttosto che considerando il mero tornaconto in termini di moneta sonante. 
Una specie di esempio su cui ponderare, ecco: credo sia questo uno dei punti di vista da adottare nel guardare questo film firmato dal regista Winterbottom (di cui, se non erro, ho visto Codice 46).  
Il v ero Tony Wilson.
E è Baglioni....?
Consiglio quindi  24 Hour Party People agli amanti della musica, della storia della musica, agli appassionati di film più o meno biografici. Che poi, a dirla tutta, può anche essere considerato una sorta di documentario visto che propone anche filmati di repertorio, alternandoli o incastonandoli alle scene girate. Ecco allora che sulla scena compaiono i Sex Pistols durante uno dei loro primi concerti, evento che si colloca quale origine "ideale" di tutto quanto proposto dal film, il desiderio cioè di sostenere e credere in un certo tipo di musica e sonorità che, sul finire degli anni settanta, stava sbocciando in quel di Manchester. 



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