mercoledì 27 gennaio 2010

..:: Brunetta e i 500 euro perduti ::..

Sono piuttosto stanchino, "desfà" sarebbe il termine tecnico, ma ugualmente ho voglia di spendere due paroline sull'intervento del ministro Brunetta in merito ai 500 euro da dare ai giovani.
Per carità, era una proposta, un'idea, provocatoria forse, geniale a tratti. 

Magari vagamente comunista e a favore del proletariato, sempre più in difficoltà economica.

Probabilmente quello del ministro è stato un vaneggiamento, subito smentito e rettificato, ma che comunque ha avuto un effetto demagogico - pubblicitario da un lato (visto che di recente il ministro è stato candidato a sindaco di Venezia), polemico e viuuulento dall'altro. Soprattutto da parte dell'opposizione.
Ora, in linea di massima trovo la proposta dubbia e sospetta, ma potrebbe aprire a diversi benefici per noi "giovani". Certo, il fatto che quella italiana sia una popolazione mediamente vecchia la dice lunga sulla genialità del puntare il dito contro le pensioni per togliere da lì i soldi per i giovani "bamboccioni" che non se ne vanno di casa prima dei 30-40 anni.
Ad ogni modo, la possibilità di avere degli sgravi fiscali e/o degli incentivi potrebbe essere positiva. Così come l'impulso all'uscire di casa, a mettersi in proprio, a darsi da fare in autonomia è molto positivo.
E secondo me in tal senso la proposta potrebbe essere buona, anche perchè così facendo si avvierebbe un circolo virtuoso di spesa da parte dei giovani.
Ma...
Ma al contempo presta il fianco a diversi dubbi sulla capacità di intendere e volere di chi è chiamato a legiferare in vece dei cittadini, ovvero assumendosi le responsabilità per il futuro del nostro glorioso Paese.
Penso infatti che non sia bene educare la popolazione ad un approccio "assistenzialista", dove tutto è dovuto.
Oltre a ciò viene da chiedersi "ma perchè sti giovani hanno bisogno di sti soldi?" o "come mai non glieli danno i genitori, sti benedetti soldi?".
E, soprattutto, ma da dove saltano fuori sti soldi? Se ci sono, visto la crisi, dateli a tutti no?
Comunque, tornando agli interrogativi di prima, magari sta proprio lì il problema su cui andare a riflettere.

Eventualmente chiedendosi come mai molte aziende chiudono baracca e burattini, perchè il tasso di disoccupazione sia in aumento, oppure perchè è possibile "non pagare" un fornitore. Ora come ora, ed è strano che la destra imprenditrice del presidente operaio non lo sappia, un'azienda può commissionare ad un'altra la realizzazione di un lavoro. Pretendere che questo venga eseguito e consegnato e poi "dimenticarsi di pagare": "C'è crisi...stiamo fallendo...le avevo detto che ero nulla-tenente?". Di fatto quindi non esiste tutela per le aziende, soprattutt
o quelle medio piccole, che quindi rischiano di fallire. O comunque non assumono, lottando per sopravvivere ma pagando le tasse ugualmente, e puntualmente.

Molti giovani vivono così nell'incertezza economica, senza un lavoro sicuro o un occupazione di tipo continuativo che permetta loro di farsi dei progetti.
E lo stesso accade a chi non è più "giovane", e che si trova disoccupato, a pochi anni dalla pensione, e con figli da mantenere perchè questi ultimi non riescono a permettersi una vita indipendente.
In conclusione, se anche venissero ricavati questi 500 euro da dare ai giovani (di che età?) che lasciano la casa familiare per farsi una vita propria, temo si andrebbe solo a determinare un ulteriore aumento del debito pubblico. Che gli stessi giovani devono preoccuparsi di saldare: in un'immagine, un serpente che si morde la coda.
E tutto questo, per giunta, senza la prospettiva futura di avere una pensione decente. Che oltretutto potrebbe venir ridimensionata per "elargire denaro" proprio ai figli di questi giovani, perchè si levino dai maroni.
In definitiva, temo che la sparata di Brunetta sia una discreta vaccata...a meno che non sia tutta una montatura per disfarsi delle banconote false da 500 euro che, stranamente, nel 2009 sono aumentate in numero.

domenica 24 gennaio 2010

..:: Balls of Fury ::..

Titolo: Balls of Fury
Regia: Ben Garant
Anno: 2007
Genere: Azione
Cast: Dan Fogler, Christopher Walken , George Lopez , Maggie Q , James Hong

La trama in breve:
Un ex-giocatore di ping-pong viene reclutato dalla CIA per una missione definita top-secret: infiltrarsi in un torneo mondiale e affrontare Fang, un temibile giocatore di ping-pong, ma anche capo della mafia. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ebbene sì, lo confesso: di tanto in tanto qualche film demenziale ci vuole. Personalmente però amo quelli in stile Hot Shots, Una Pallottola Spuntata, L'aereo più pazzo del mondo, Austin Powers. Film completi e più che dignitosi in cui c'è una trama e una certa qual coerenza. Talvolta più approfondita rispetto ad altre produzione dichiaratamente più "serie", senza contare l'inserimento di gag e trovate assurde. Cosa che, in effetti, capita anche nelle grandi produzioni hollywoodiane (pensiamo al primo Transformers, per dire).
Questo Balls of Fury doveva essere in linea con i film di cui vi accennavo poc'anzi, quindi con una trama legata ad un certo filo logico condita da situazioni paradossali e demenziali. E in parte lo è, seppure con notevoli "omissioni" per accelerare i tempi della narrazione.
Già il fatto di aver scelto il ping pong - o, come lo chiamano i cinesi, ping pong - come fucro del film è indizio di qualcosa di folle e assurdo. Soprattutto per una produzione statunitense.

Se poi ci aggiungiamo un contesto eroico, una missione segreta, un torneo internazionale, qualcosa a metà tra "Senza Esclusione di Colpi" e "Mortal kombat", con partecipanti 
provenienti da ogni Paese del mondo, con tanto di bullet-time alla Matrix in occasione dei momenti più salienti, un maestro (cieco) di origini cinese che finisce nei guai con la sua comunità per aver insegnato ai bianchi (tipo Bruce Lee?)...beh, il successo potrebbe essere assicurato.

Purtroppo invece non va affatto così.
La visione, per carità, regala svariati momenti di demenza (quando mai una persona viene stesa a causa della veemenza di un tiro a ping pong? O un boss della mala ti chiede informazioni stradali dopo averti consegnato un invito esclusivissimo per un raduno illegale?) o di riflessione sulla facilità con cui un solo e unico fallimento, se erroneamente gestito dai media, basti e avanzi a stroncare la vita di una star.
Però al contempo risulta fiacca e scarna, poco convincente.
Un vero peccato, anche perchè alla produzione han preso parte nomi relativamente noti del cinema (Christopher Walken e Robert Patrick, per dire, senza contare che lo stesso James Hong ha un cv artistico più che discreto) e i presupposti per qualcosa di più grandioso c'erano tutti.
A partire dalle musiche e dalla scelta del protagonista: tutto fuorchè un atleta o un agente segreto.
In ogni caso, siamo anni luce avanti rispetto a qualunque film comico italiano degli ultimi tempi e molto meglio rispetto ad altri, di matrice hollywoodiana, che ho visto recentemente (ad esempio Zohan).


sabato 23 gennaio 2010

..:: Plotone d'esecuzione ::..

L'altro giorno leggevo la seguente affermazione di un ben noto dipendente del popolo italiano:
I miei avvocati insistono che se andassi in tribunale non mi troverei di fronte a delle corti giudicanti, ma a dei plotoni di esecuzione.
(ad esempio qui)
Era da un po' che non sentivo il termine "plotone d'escuzione". Però mi è piaciuto, evocativo, forte, efficace. L'emblema della condanna a morte in contesti militari, bellici e dittatoriali.
Quasi che quella contro la giustizia fosse una lotta da vincere. Non occorre provare i fatti, dimostrare, spiegare, rassicurare la gente che la persona che hanno votato è "a posto".
Immagino che chiunque possa fare un discorso del genere e, soprattutto, non presentarsi ai processi nei quali è impitato. "Hai ucciso qualcuno? Hai rubato? Corrotto qualcuno? Stai per essere processato? Non ti preoccupare: ignora la giustizia. Vedrai che prima o poi ti lasceranno in pace!"
Il messaggio lanciato quindi è ben diverso, subdolo e pericoloso. L'immagine evocata è quella della condanna ingiusta e impotente di fronte ad un destino avverso che si materializza tramite persone ottuse e dedite all'obbedienza di ordini impersonali. E comunisti, con tutta probabilità.
Il tutto in un contesto in cui la giustizia e l'integrità morale non contano più nulla.
"Che fai domani? Ci troviamo per una partita a tennis?" "Eh no, mi spiace. Sarei imputato in un processo...sai...dovrei andare...sono anni che mi chiamano e avevo detto che ero libero..." "Ma che te frega, dai! Vieni a giocare!" "Ok, mi hai convinto!".
Strano però che lo stesso senso di giustizia sia gestito diversamente quando invece si devono sputtanare (scusate il francesismo) le persone comuni, spiattellando il loro volto in prima pagina, sfornando paroloni e pseudo verità, calunniando magari, insistendo su processi a gestione mediatica. E' il caso di Meredith, per dire, o di qualunque altro fatto di cronaca. In quel contesto, stranamente, non si parla di plotoni d'esecuzione, ma di lasciare che la giustizia faccia il suo corso.
Come è accaduto ai leghisti, nel processo per banda armata. In fondo - commento di Zaia - non han fatto niente di male. Cioè, si, era illegale e se l'avessero fatto degli iraniani avremmo avuto il diritto di portarli di fronte ad un plotone d'esecuzione ma...
Tutto è relativo insomma. La giustizia, soprattutto.
L'informazione ancora di più.
"Ci fosse stato il processo breve...", sempre l'illuminato politico che, non pago del ruolo di ministro, punta anche a quello di governatore del Veneto (sospetto che fare il ministro lasci molto tempo libero... Brunetta, per dire, oltre al ruolo in Parlamento ne vuole uno anche come sindaco...senza contare il tempo speso di fronte alle telecamere).
Ora, a rigor di logica, se la giustizia avesse potuto far prima l'avrebbe fatto, no? Magari ignorando i tagli effettuati sistematicamente dai governi negli ultimi anni, oppure sfruttando la rinnovata e agile burocrazia messa in atto dal ministro per la semplificazione normativa...ehi, aspetta? Ma Calderoli è ancora al governo? Ah sì?
Al contrario, se ci fosse stato il processo breve, difficilmente si sarebbe arrivati ad una sentenza per le 30 e passa persone coinvolte in 3 anni visto che se ne sono impiegati almeno 10. Con il risultato della prescrizione. Pensa se anzichè in 30 erano centinaia o migliaia di risparmiatori Alitalia o Parmalat o Cirio. O Fiat...
Andrà meglio invece a quelli che potranno adoperarsi per la ricostruzione di Haiti mi sa. Subito pronti a partire per "aiutare". O per gettare le basi per future speculazioni.
Peccato non si possa "aiutare" l'Africa o altre zone disagiate del mondo (o del nostro PAESE!) con la stessa solerzia. Tutta gente che di fronte al "plotone d'esecuzione" costituito dalla vita o dalle spese per la sopravvivenza magari non può dire "i miei avvocati mi sconsigliano di pagarti: sarebbe come trovarmi di fronte ad un plotone d'esecuzione".
Magari si poteva destinare qualcuno dei montepremi del superenalotto alla causa della beneficienza...

martedì 19 gennaio 2010

..:: Priorità dello Stato ::..

"Sarò breve", come disse Pipino il giorno della sua incoronazione.
Poi parlò per dodici ore di filato ma questa è un'altra storia.
Ad ogni modo, sono seriamente preoccupato per il nostro Paese.
Già, temo che se continuiamo a perder tempo con inezie e cose di poco conto non si riusciranno a concludere i lavori per le "Grandi priorità" italiane.
Riabilitare la figura di Craxi ad esempio.
La sento come una profonda esigenza. Già. Non ci dormivo la notte. Ma da anni, prima ancora di sapere che aveva preso le tangenti e che per questo - povero - era fuggito in Tunisia.
Con i soldi nostri e per sfuggire a quei calunniosi dei comunisti che volevano condannarlo.
Ah, povero...se solo fosse rimasto...se solo avesse saputo che c'era il legittimo impedimento! (conati di vomito...bleargh...asiug-asiug...eccomi che torno)
Comunque sono contento: malgrado i comunisti ci abbiano provato a sviare l'opinione pubblica verso altre notizie (tipo il terremoto ad Haiti), un'altra priorità del governo è stata portata avanti.
Ops, del Paese, priorità del Paese.
Proprio non mi entra in testa che siano priorità di noi cittadini.
Tipo il ponte sullo Stretto di Messina: "Il debito (italiano) non freni gli investimenti (con soldi italiani)". E il guadagno di pochi, addirittura per la mafia.
Ops, non dovevo dirlo, anzi, nemmeno pensarlo o farmi venire il dubbio che non sia un "buon investimento".
Chiedo scusa ma alle volte straparlo e faccio confusione.
E' un po' come confondersi. O come confondere. Tipo Cicchito che parla di modifiche alla giustizia "perchè non si venga considerati colpevoli fino a prova contraria". Tanto, anche se "qualcuno" lo fosse, perchè andare in tribunale a provare di essere innocente? Che poi, voglio dire, non succede già?
Ma sto divagando.
Parlavo di priorità.
Tipo il calcio e la gnocca in tv.
Ovvero la Vodafone?
Già già.
Che uno magari pensa che le VERE priorità siano il lavoro, la stabilità economica, la casa, la sicurezza, i servizi al cittadino, la giustizia, la famiglia, la pensione, la lotta alla criminalità... macchè!
Tutta roba della prima repubblica.
Romana.
Ad ogni modo speriamo che ce la facciano a portare avanti qualche altro decreto legge essenziale. Si perchè non so voi ma non passa giorno che io, i miei amici, i miei parenti, e tutti coloro che conosco non domandiamo a piena voce la cancellazione di alcuni reati per i politici, l'immunità parlamentare, la revisione del sistema elettorale ed il ritorno alla monarchia.
Meglio così che finire sotto la dittatura.
Sia mai che accade! In fondo, mica sono minacciate libertà di stampa-pensiero-opinione e la giustizia-magistratura, no?
Meglio la monarchia quindi, magari tipo "Sparta" dei bei tempi andati.
Meglio così che alle Isole Fiji: là sì che c'è la dittatura!
Solo per i pensionati però.
Ce ne saranno tanti probabilmente...
Noi invece siamo una nazione giovane! Che guarda avanti! Che pensa a riabilitare le figure dei politici corrotti piuttosto che a gettare le fondamenta di una ripresa e di una rinascita culturale.
Ops...questi erano gli appunti da non dire ad alta voce...azz...

domenica 17 gennaio 2010

Bastardi senza gloria

Titolo: Bastardi senza gloria - Inglourious Basterds
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2009
Genere: Azione
Cast:Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger, Daniel Brühl, Til Schweiger, Michael Fassbender, B.J. Novak, Samm Levine, Cloris Leachman, Samuel L. Jackson, Mike Myers, Julie Dreyfus, ecc...

La trama in breve:
Primo anno dell'occupazione tedesca in Francia. Il Colonnello delle SS Hans Landa, dopo un lungo e mellifluo interrogatorio, decima l'ultima famiglia ebrea sopravvissuta in una località di campagna. La giovane Shosanna riesce però a fuggire. Diventerà proprietaria di una sala cinematografica in cui confluirà un doppio tentativo di eliminare tutte le alte sfere del nazismo, Hitler compreso. Infatti, al piano messo in atto artigianalmente dalla ragazza se ne somma uno più complesso. Ad organizzarlo è un gruppo di ebrei americani guidati dal tenente Aldo Raine i quali non si fermano dinanzi a niente pur di far pagare ai nazisti le loro colpe. (fonte mymovies)


Il mio commento:
Oh, finalmente! Un film capolavoro ben costruito e realizzato, ben bilanciato nei tempi narrativi e soprattutto avvincente, ricco di colpi di scena, personaggi credibili e di dialoghi arguti.
Una visione che mi ha coinvolto fin dall'inizio e che ho molto ma molto gradito.
La suddivisione ad episodi permette infatti di seguire vari aspetti della trama che vanno ciascuno ad amplificare e a spiegare elementi del capitolo successivo, creando aspettativa e dubbi nello spettatore che magari sa già cosa vogliono fare alcuni personaggi mentre questi, nel film, sono all'oscuro l'un l'altro delle intenzioni degli altri.
Ottima l'ambientazione ricreata e l'idea di mettere sullo sfondo le dinamiche storiche relative al nazismo e all'occupazione...certo, con qualche differenza rispetto a ciò che la Storia insegna (mi riferisco al finale...).
L'aspetto che più di tutti mi è piaciuto è stato quello del realismo o, comunque, dell'attenzione a metter sulla scena anche eventi "banali" e imprevisti che possono creare o disfare l'intreccio. Della serie, "bastava che accadesse una cosa simile e la storia avrebbe preso tutta un'altra piega". Mi riferisco allora all'incontro tra l'eroe di guerra Frederick Zoller, nazista, e Shosanna Dreyfus, proprietaria di un cinema, ebrea: se i due non si fossero mai incontrati e il primo non si fosse invaghito della seconda non si sarebbero creati i presupposti per "spostare" Hitler a Parigi. Analogamente, se a quel sergente nazista non avesse deciso di festeggiare la nascita del proprio figlio in quella locanda, magari, il piano Kino organizzato dagli inglesi con la complicità di spie tedesche e dei "bastardi" sarebbe potuto anche tramutarsi in successo...
Piccoli eventi, apparentemente insignificanti, che comunque costituiscono la Storia, quella vera, e a cui nel film viene data la giusta rilevanza.

Piaciute poi molte delle sequenze proposte, da quelle più crude e violente in cui viene mostrato il trattamento riservato ai nazisti tedeschi (i "crauti") da parte dei "bastardi" (splendido Eli Roth nel ruolo dell'orso ebreo) a quelle più "stupide" e dubbie. Mi riferisco in particolar modo ai bastardi che si spacciano per attori siciliani (manco italiani...come se la Sicilia fosse uno Stato) senza sapere praticamente nulla del linguaggio siciliano o del mondo del cinema o alla fiducia che Landa riserva agli accordi con gli americani, lui, sempre così sospettoso e guardingo...mah...

Altre sequenze che mi sono piaciute molto sono quelle relative alle "fantasie" di alcuni personaggi, sia di Shosanna quando le viene presentata l'interprete di Goebberls o del sergente Hugo Stiglitz quando arriva all'apice della tensione e al limite della propria di capacità di sopportazione per via dell'intrusione al tavolo di quell'ufficiale delle SS... Senza contare poi la scelta del nome per il personaggio interpretato dal mitico Mike Myers: un noto tributo ad una delle più note dive del cinema nostrano degli anni 70!

Anche se, in effetti, c'è da dire che gli omaggi e i riferimenti ad altri film di produzione italiana sono presenti giù nel titolo volutamente sgrammaticato, un richiamo a Quel maledetto treno blindato, uscito negli USA come "The inglorious bastards"...chissà come mai poi ci siam ridotti a sfornare solo cinepanettoni...
Memorabile poi la sequenza del cortometraggio proiettato nel cinema, verso la parte finale, quando tutte le più alte cariche naziste, Hitler compreso, si trovano di fronte ad una minaccia di morte da parte di un'ebrea! Sembra quasi un messaggio infernale, una promessa di morte demoniaca con tanto di rogo appiccato alle pellicole dei film presenti, un richiamo a quello realmente effettuato con i libri da parte dei tedeschi.
In conclusione, un film piuttosto lungo e articolato ma nel quale ogni attore ed ogni evento trova ragione d'essere e una sua coerenza con l'intera trama narrativa proposta. Una produzione ben riuscita e che fa dimenticare l'insuccesso di Death Proof, sempre firmato da Tarantino, noioso e poco convincente. E penso che lo stesso Quentin ne sia consapevole, altrimenti credo non avrebbe messo quelle parole in bocca ad Aldo Raine (cioè Brad Pitt) nel finale: "Questo è il mio capolavoro!"




sabato 16 gennaio 2010

..:: L'onda - Die Welle ::..

Titolo: L'onda - Die Welle
Regia: Dennis Gansel
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Cast: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Jacob Matschenz

La trama in breve:
Rainer Wenger, insegnante di educazione fisica con un passato da anarchico rockettaro, per spiegare ai suoi studenti liceali il concetto di autocrazia li coinvolge in un esperimento di “regime dittatoriale” fra i banchi di scuola. Per una settimana dovranno rispondere al rigido sistema disciplinare di “Herr Wenger”, conformarsi ad un codice di abbigliamento e lavorare assieme in un'ottica di organismo gerarchico, isolando o reprimendo eventuali dissidenti. In pochissimo tempo, i ragazzi scoprono uno spirito di cameratismo vincente, dominano le proprie insicurezze e paure attorno alla figura del carismatico “cattivo maestro” e si sentono legittimati ad animare atti di violenza e vandalismo, in un'operazione che arriva presto a fuoriuscire dalle mura dell'edificio scolastico. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Un film intelligente e ben costruito, a mio avviso. Non sapevo fosse tratto da una storia vera, ossia un esperimento realmente effettuato sul finire degli anni '60 in California, tuttavia anche senza questa informazione non cambia l'effetto che crea nello spettatore. Ovviamente è difficile credere che tutto quello che nel film viene narrato accada in una sola settimana, senza considerare che certi cambiamenti poi risulta troppo repentini, tuttavia è indubbio che il film colpisca.
In primis perchè fa comprendere come la scuola può ed è uno elemento molto importante nel caratterizzare la costruzione dell'individuo, più di quel che si possa pensare. E' nel contesto scolastico che per lo più si creano gruppetti e che i ragazzi prendono coscienza di loro, imparando. Un processo che può venir ulteriormente amplificato svincolando l'insegnamento dai metodi classici, magari per appocciare forme di comunicazione e di coinvolgimento meno nozionistiche e più dirette. Questo, ovviamente, se gli studenti si dimostrano ricettivi e se gli insegnanti in primis si rivelano propositivi e carismatici. In questo senso ho interpretato il "successo" del corso di autarchia rispetto a quello di anarchia, secondo la storia descritta nel film.
Altro elemento centrale del film è il concetto di gruppo. Bene o male, la nostra società ci impone l'appartenenza ad uno o più gruppi. Scelta, più o meno indotta, cui siamo soggetti ogni qualvolta acquistiamo qualche prodotto oppure decidiamo divise e colori con cui vestirci. Indossiamo uniformi che definiscono la nostra appartenenza o meno ad un gruppo e ciò determina luoghi cui possiamo accedere, comportamenti che possiamo tenere, eventi cui possiamo presenziare, azioni che possiamo compiere ecc... Il gruppo diviene sinonimo di identità in un certo senso e proprio grazie a ciò viene influenzato il nostro modo di vivere e pensare. Ne diventiamo in certo senso schiavi consenzienti e in nome di ciò si può addirittura approvare l'uso della violenza e della repressione qualora, ovviamente, la direzione intrapresa dal gruppo lo preveda. Senza nemmeno soffermarsi a chiedersi perchè, senza provare a contestare, inconsapevolemente certi di essere nel giusto a causa della disciplina e del rigore cui ci si uniforma. Al contempo però, l'appartenenza ad un gruppo non ha solo connotazioni negative in quanto permette, al suo interno, di appianare difficoltà di relazione, consentendo una maggiore integrazione tra persone legate a contesti sociali e razziali differenti. Il tutto, ovviamente, solo per chi fa parte dell'organizzazione: tutti gli altri vengono invece esclusi da questo trattamento.
Quasi fossero inferiori.
Un altro aspetto che mi ha colpito è stato notare come uno strumento o una certa organizzazione possa portare contemporaneamente ad aspetti positivi e negativi. L'unione, la collaborazione, l'eliminazione di divisioni sociali sono segnali incoraggianti all'interno della classe dell' "Onda". Diversamente invece lo sono l'annullamento dell'individualità, la tensione ed il senso di esclusione che si viene a creare nei confronti di chi non fa parte del gruppo o di chi, addirittura, cerca di ostacolarne l'esistenza.
E' proprio il concetto stesso di libertà che viene messo in discussione in un sistema totalitario, libertà di pensiero e comportamento all'interno del gruppo ad esempio, libertà di accesso a luoghi ed eventi. Parallelamente, la limitazione di questa libertà diviene sinonimo di tensione e di ottusità, in definitiva un pericolo da cui guardarsi e che, soprattutto nel finale del film, viene condannato.
Più che consigliata in definitiva la visione di questo "The wave" che, soprattutto in un periodo in cui la democrazia e la politica stanno mutando faccia (verso un regime mediatico, direi), può aiutare a comprendere certi meccanismi "pericolosi" che possono originarsi e di cui, gli stessi fautori, possono non essere totalmente consapevoli.


domenica 10 gennaio 2010

..:: Professor Challenger - Il mondo perduto ::..

Titolo: Professor Challenger - Il mondo perduto
Autore: Arthur Conan Doyle
Editore: Fabbri editore
Genere: Fantastico - Avventura
Pagine: 231

La trama in breve:
Il geniale Professor Challenger, in compagnia di un altro scienziato, di un giornalista e di un giovane nobile e sportivo, si ritrova intrappolato in un mondo davvero perduto, un'isola geologica sopravvissuta misteriosamente nel cuore della giungla amazzonica, dove vivrà incredibili avventure in compagnia di dinosauri, pterodattili e uomini-scimmia.

Il mio commento:
Dopo aver letto un po' di libri di autori esordienti, ho deciso di scegliere un "classico". Questo "Il mondo perduto" mi è capitato tra le mani praticamente per caso dopo averlo scovato tra gli scaffali della libreria della mia camera. Chissà da quanto era là...
Ad ogni modo, mi incuriosiva assai e confesso che è stata una piacevole lettura. Il testo è stato scritto nel 1911 circa ma possiede uno stile vivace e appassionante. L'espediente della narrazione epistolare poi contribuisce a conferire al tutto una nota di veridicita e a far sembrare l'avventura descritta come realmente accaduta. Al contempo permette all'autore di non rivelare particolari troppo precisi poichè, chi redige le missive, è il sig Malone, atletico reporter per la Gazette, "costretto" a non rivelare riferimenti geografici per via di accordi intrapresi con il prof Challenger. Ovvero lo scienziato a capo della spedizione diretta in Sud America, verso i luoghi nei quali si era precedentemente imbattuto in qualcosa di sensazionale senza però venir creduto e che vuole fermamente rimangano segreti.
Interessante poi la collocazione di un mondo preistorico in superficie, nel cuore dell'amazzonia. Niente viaggi verso est o verso l'Africa, quindi, nè tanto meno verso il centro della Terra come invece accadeva con Verne, bensì verso i territori semi sconosciuti dell'America Latina.
Come sia stato possibile poi che lì, in un acrocoro sperduto, siano sopravvissuti dinosauri è poco chiaro. Come anche è strana l'evoluzione che alcune scimmie hanno avuto visto che, per quel che ne so, dinosauri e mammiferi si son comunque sviluppati in tempi differenti per cui, o i primi son piovuti dal cielo o si son destati da qualche letargo di durata millenaria, oppure i secondi vi si sono insediati in seguito.
Tutto sommato sono comunque dettagli marginali visto che ugualmente la lettura scivola via gradevole e piacevole, con colpi di scena e battibecchi di stampo simil-scientifico. E non solo, considerando la "guerra" che si innesca tra indios e uomini scimmia...mentre i dinosauri carnivori si disinteressano della faccenda e del sangue che scorre a fiumi...uhm...
Tra tutti, la caratterizzazione del professor Challenger, villoso e burbero genio della scienza, è quella che colpisce e si imprime maggiormente e che, più di qualche volta, strappa anche un sorriso.
Un libro vivamente consigliato e che di certo saprà conquistare soprattutto chi sa farsi coinvolgere dalle avventure ai limiti del credibile e da chi adora i dinosauri.
Eventualmente, per chi fosse interessato, sono stati anche realizzati alcuni film ispirati a quest'opera. Certo, non tutti condividono la medesima ambientazione sudamericana ma, in fondo, si tratta di inezie ^_^

sabato 9 gennaio 2010

..:: Il mondo dei replicanti - Surrogates ::..

Titolo: Il mondo dei replicanti - Surrogates
Regia: Jonathan Mostow
Anno: 2009
Genere: Azione / Fantascienza
Cast: Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, James Francis Ginty, Boris Kodjoe

La trama in breve:
L'agente Greer e l'agente Peters sono chiamati a investigare sull'uccisione del figlio del dottor Lionel Canter. In realtà nessuno dei tre è umano. Né Greer, né la sua collega né tantomeno il figlio di Canter. Costui è l'inventore dei ‘Surrogati', automi che assumono l'aspetto che ogni umano desidera, uscendo in sua vecenella vita reale e lasciando il proprio ‘originale' in carne ed ossa a casa al sicuro. Nel mondo ce ne sono ormai un miliardo ma sta accadendo qualcosa di molto strano e pericoloso per loro: sembra esserci un virus che, uccidendo il simulacro di cavi e acciaio, distrugge anche il cervello dell'umano a lui collegato. Greer vuole andare a fondo; dapprima come macchina e in seguito come essere umano. (fonte mymovies)

Il mio commento:
A dir la verità ero un po' incerto in merito a questo film, che visto ieri sera al Cinecity di Limena. Tutto sommato è stata una piacevole visione però rimane un film a tratti superficiale e troppo concentrato sull'azione più che sull'ambientazione fantascientifica in sè. L'idea alla base della storia, tratta dal fumetto "Surrogates", è in ogni caso intelligente e permette svariate aperture per riflessioni sulla società moderna, i valori che coltiva e le direzioni verso cui può svilupparsi grazie alla tecnologia.
L'utilizzo dei surrogati (surroghi, per gli amici) da semplice possibilità di vita per i più sfortunati è divenuta prima una moda e poi una vera e propria esigenza. Qualcosa che, volendo, si può accumunare alle quotidiane esperienze "di vita" attraverso cellulari e social network: non ci si espone più in prima persona ma si lascia che un "inganno cibernetico", un avatar, viva in pubblico al posto nostro. Un essere per certi versi più potente e perfezionato, migliore, rispetto a quello che, invece, risultano le comuni persone umane che lo utilizzano.
Ecco allora che tutti i rapporti umani sono sfalsati, che nessuno sa più con chi sta realmente interagendo. Mentre il proprio surrogo ci consente di vivere con gli altri, noi, ovvero le persone umane "biologiche", ci rintaniamo in casa e viviamo al riparo di stanze, pareti e finestre. Erigiamo attorno a noi delle protezioni tanto rassicuranti che non vogliamo abbandonarle mai, nemmeno per esporci "al naturale" ai nostri cari. Quasi rifuggendo la nostra stessa umanità, le emozioni e la fragilità che ci sono proprie.
La tecnologia e l'economia, sempre pronta a creare bisgoni e a sfruttarli, creano quindi le basi per un eden di perfezione apparente, in cui non esistono difetti "fisici" e in cui tutto è sicuro. Non ci sono omicidi, rapine, crimini...o almeno ce ne sono molto pochi. Persino le guerre diventano un'esperienza fittizia, da videogame.
Da un lato uno scenario simile può anche apparire affascinante e positivo, artificioso e artificiale, ben reso nel film dal cast selezionato e appositamente truccato per apparire "finto", però ovviamente comporta innumerevoli problemi etici e sociali. Soprattutto si finisce per perdere la propria umanità, fino a sembrare dei "malati" costretti alla reclusione, dimentichi persino delle sensazioni e delle emozioni che ci rendono umani: banalmente, dalle esperienze tattili e sonore a quelle più contingenti e squisitamente naturali. Mangiare e bere, ad esempio, sono esperienze aliene, che non contano più (spoiler di Leo: se mai vedrete il film, interrogatevi in merito a questo aspetto dopo l'uccisione di un certo leader...). Addirittura mi domando chi faccia le pulizie, la spesa o come facciano gli operatori a capire che devono andare in bagno visto che "vivono" costantemente in un corpo alternativo, che in soldoni è un terminator comandato in wifi.
Analogamente la procreazione e il sesso sono elementi del tutto assenti, stimoli difficili da vivere. C'è il gioco alla seduzione, per carità, all'apparire bellissimi e perfetti però al contempo..."Dove sono i bambini?", mi son domandato io. Capisco quello di Bruce Willis, morto per ragioni di copione, ma tutti gli altri? E un po' di voglia di se$$o non ce l'hanno mica i nostri protagonisti? Soprattutto considerando che la gente che per 40-50 anni ha vissuto in modo naturale credo ancora rammenti cosa significhino certe esperienze... e che l'essere circondati da donne bellissime e maschioni aitanti dovrebbe pungolare la libido uman.
Invece niente...
Da questo punto di vista quindi il film mi pare un po' superficiale, senza contare che non mi è chiaro come avvenga la connessione e la disconnessione dal surrogo. Un po' rocambolesche poi le trovate dell'arma che fulmina l'operatore, tramite folgorazione dell'androide cui è connesso, e dell'impulso che permette di forzare la disconnessione dal server principale. Comprensibili ma molto semplicistiche come trovate...soprattutto per come vengono "scoperte" e assemblate nella trama.
Altro dubbio infince che ho riguarda la manutenzione e il funzionamento in sè dei surrogati: che sistema operativo montano? Windows? E se appare la schermata blu di morte che succede, si deve premere Control+Alt+Canc? E se si perde la connessione?
E ancora, han bisogno di olio, pulizia, cinghie....oppure basta solo un po' di corrente elettrica? E quanto pesano se, pur essendo costituiti di acciaio e quant'altro, balzando sopra le auto non le fanno nemmeno sobbalzare?
Possibile poi che nello scenario proposto dal film, accanto al movimento del "profeta" per un ritorno all'umanità "vera", non ve ne sia qualcuno di tipo criminale che magari punti al controllo dei surroghi? O a utilizzarli per uno sterminio di massa o che incentivi procedure di hackeraggio per fini biechi e meschini?
In definitiva, un buon film ma che poteva essere approfondito e meno scontato se fosse stato girato più in chiave fantascientifica che secondo uno stampo "d'azione". Anche perchè, in fondo, di spunti ne offre e, in parte, va a proporre un contesto che potrebbe richiamare Asimov e altri grandi della letteratura mondiale.




Un'ultima riflessione: siamo sicuri che poi saranno gli USA lo stato pioniere nell'era della robotica? Capisco la mania a mostrarsi al mondo come unica vera ed autentica potenza in tutto ma, non è forse più facile che invece l'innovazione tecnologica arrivi dal Giappone dove addirittura lo Stato sta investendo e puntando sulla diffusione di automi nella vita di tutti i giorni?
Giusto come riferimenti: Ping pong (video 1 e video 2), Repliee Q2 (video 3) e per finire un articolo da Punto-Informatico.

lunedì 4 gennaio 2010

..:: Vuoto di Luce ::..

Di tanto in tanto, sulle pagine di questo blog vi ho parlato del mio romanzo, dell'ambientazione, della sua genesi e di alcuni dei suoi personaggi.
Essendo indeciso sul titolo con cui proporlo vi ho anche invitato a dire la vostra sul sondaggio che, recentemente, si è concluso.
Personalmente mi aspettavo un maggior numero di voti, amen: forse non era così ben visibile...o forse non interessava (per i prossimi sondaggi proverò a richiamare l'attenzione sull'iniziativa con qualche immagine...).
Ad ogni modo, la proposta che è stata maggiormente votata risulta: Vuoto di Luce.
Direi quindi che, editore permettendo, il mio romanzo uscirà con questo titolo. Il cui merito, ad onor di cronaca, va ad un mio amico: Ale (che tra l'altro si sta pure prodigando per aiutarmi nella revisione dell'opera).
Al secondo posto, a parimerito, si sono iknvece collocati "Il Terzo Spirito", evocativo e suggestivo, e "La lama di Khashnag", quest'ultimo più squisitamente fantasy e relativo ad un elemento presente nel romanzo.
Gli altri titoli invece, "Giorni di Vuoto e Luce", "Il Consacrato" e il misterioso "Altro???", non hanno ricevuto un numero di voti utile alla causa.
Direi quindi che la questione è chiusa, almeno per il titolo.
Per quanto riguarda altri elementi, invece, posso spoilerare il fatto che, per la copertina, è in atto una collaborazione con Maurizio Noris mentre la pubblicazione non è ancora certa.
Purtroppo.
Il manoscritto è stato inviato ad alcuni editori, alcuni mi hanno risposto, altri no. Tra quelli che mi hanno risposto ci sarebbe la Liux Edizioni, che mi ha proposto una bozza di contratto su cui sto ponderando e "richiedendo", mentre la 0111 Edizioni dovrebbe sapermi dire entro fine mese.
Nel frattempo ho anche inoltrato mail ad altre entità editoriali, tra cui la Giunti con la quale ero d'accordo di risentirmi a inizio anno, per cui spero bene.
Dubito che me ne uscirò con una pubblicazione sfavillante e che in men che non si dica diverrà un best seller, però sono al contempo intenzionato a stipulare un contratto in cui credo. L'esperienza che c'è stata con "Condannato (non vita)", edito da Runde Taarn, mi ha temprato anche in questo senso.
Allora avevo dato poco peso a certe questioni e mi ero "fidato", auspicando che quel libricino potesse diventare l'occasione per inserirmi nel vasto oceano della letteratura e da lì avviare collaborazioni per progetti più seri e ambiziosi (e invece...).
Poco male, almeno ho imparato alcune "cosucce" e di certo l'esperienza mi ha portato a crescere e ad interrogarmi maggiormente in merito all'eterna questione: "che cosa voglio?"
Diventare re dei pirati!!! Buahah...ah no...aspetta...quello è sempre One Piece...come cavolo farò a star senza Monkey D. Rufy e soci fino a luglio...dannazione...
Idea! Mi dedicherò alla scrittura!
Al seguito de "Vuoto di Luce" oppure al completamento di qualche progetto abbandonato.
Nel frattempo, visto che un po' di spoiler in merito al mio romanzo volevo comunque farlo, proseguo con l'indicazione di qualcun altro dei personaggi che compaiono.
Dopo Helge e Balrog, perchè non parlare di Alchor?
Alchor è, in soldoni, un omaccione tosto e bellicoso. Uno di poche parole ma che sa comunque essere sensibile. Il nome l'ho preso da una delle stelle che compongono l'orsa maggiore e che, casualmente, dava il nome ad uno dei personaggi apparsi nella saga di Asgard dei Cavalieri dello Zodiaco.
Alchor è comunque un personaggio positivo, discutibile magari, che ho introdotto seguendo la duplice necessità di avere un "operativo della Luce" tosto, per organizzare inseguimenti e combattimenti, e per avere uno specchio di altri personaggi, servitori della Luce e del Vuoto che fossero. Per il modello, come potete notare, mi son riferito a Sagat (personaggio della serie di videogames "Street Fighter" della Capcom), Umibozu (ovvero Hayato Ijuin, dal manga di City Hunter di Tsukasa Hojo) e Zarachi Kenopachi (dal manga Bleach di Tite Kubo). Oltre a ciò c'è un pizzico di Hyo, l'esorcista che compare nel manga Ushio & Tora: pure lui è spietato contro i demoni, senza un occhio...e ha perso la famiglia...coincidenze? Ovviamente...
Un'altro personaggio fondamentale del mio romanzo (e non sono pochi, a mio avviso...), è invece Ferkor. Questa volta si tratta di un demone, un tipetto ambiguo e di bella presenza che serve fedelmente il Vuoto. Ricorda un po' un nobiluomo ottocentesco, un po' demodè per via del cilindro che non disdegna di indossare, ma comunque affascinante e misterioso. E' un tipo curioso, un sobillatore. Adora ingannare, irretire gli umani e ordire. Ama anche il rischio ed è pure piuttosto potente ma, astutamente, preferisce esporsi limitatamente. Non è quindi un personaggio che compare molto nel romanzo ma che, in realtà, costituisce uno degli elementi chiave di tutta la vicenda narrata. Il che, a dire il vero, è stata una sorpresa anche per me. Non so se capita anche ad altri scrittori (sempre che io lo sia), però l'evoluzione che questo personaggio ha avuto, nella mia mente e nella trama, è stata notevole. Inizialmente infatti l'avevo previsto per mostrare ai lettori un evento avvenuto circa 300 anni prima rispetto al tempo presente e invece poi qualcosa è cambiato...
Come modelli, diciamo che principalmente mi son riferito a Tyki Mikk (dal manga D-Gray Man): se però dovessi attribuirgli una connotazione "umana" probabilmente non esiterei a scegliere Jim Carrey per impersonarlo.
Bene, direi che posso fermarmi qui. Alla prossima per altri spoiler...magari su qualcuno dei personaggi femminili ^_^

venerdì 1 gennaio 2010

..:: Felice 2010!!! ::..

Yaaawn...cioè, volevo dire: Felice 2010!
Auguri di cuore per uno spumeggiante anno nuovo!
Spero che questo 2010 vi porti serenità, soldi, salute, amore e soprattutto felicità.
Mica cosucce da poco ^_^
Vi auguro di riuscire a concretizzare qualcuno dei vostri sogni o, quanto meno, ad avvicinarvi al successo di qualcuno dei progetti che avete nel cuore.
Per voi stessi o per gli altri.
Progetti di vita o lavorativi, percorsi di crescita culturale, processi di maturazione, consolidamento di relazioni amorose o conquiste del mondo che siano: spero che riusciate a concretizzarle!
Per quel che mi riguarda, spero di diventare Re dei Pirati...no, aspetta...quello è One Piece...mumble mumble...credo di aver fatto confusione.

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