mercoledì 29 dicembre 2010

..:: Chi è Harry Crumb? ::..

Titolo: Chi è Harry Crumb?
Regia: Paul Flaherty
Anno: 1989
Genere: commedia - comico
Cast: John Candy, Annie Potts, Jeffrey Jones, Shawnee Smith, Tim Thomerson, Barry Corbin

La trama in breve:

La figlia maggiore del ricco P.J. Downing viene rapita, e il padre per ritrovarla si rivolge all'agenzia investigativa di Crumb diretta da Eliot Draisen. Draisen però è l'organizzatore del rapimento e per questo decide di affidare il caso all'imbranato detective Harry Crumb, sicuro che non sarebbe mai riuscito a risolverlo.
Nonostante una lunga serie di pasticci ed equivoci Harry, con l'aiuto di Nikki Downing (sorella della rapita) riuscirà a sventare il piano, assicurando Draisen e la moglie di Downing (che nel frattempo si era messa in combutta con lui) alla giustizia e diventando il nuovo capo dell'agenzia investigativa. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Giusto per abbassare un po' il livello rispetto alle precedenti segnalazioni, eccomi a parlare di una commedia pseudo-demenziale del secolo scorso, avente John Candy come protagonista. 
Un film che credo di ho visto per la prima volta quando ancora ero adolescente e che ho avuto l'occasione di rivedere recentemente. Forse è stato un vago senso di nostalgia a spingermi a postare di questo film anziché di altri che ho recentemente visto (tipo MegaMind, Il Regno di Ga'Hoole, In the Cut...ma su cui prima o poi tornerò).
In soldoni, "Chi è Harry Crumb"?
Un ciccione imbranato? Un investigatore privato piuttosto incapace ma capace di pedinare vostro marito per esser certi che abbia una relazione con voi? Un personaggio le cui gesta hanno potenzialmente contribuito alla definizione del personaggio di Peter Griffin? Quello stesso Peter Griffin che, in una puntata dell'omonima serie animata, seduto ad una scrivania di un ampio ufficio, attenterà alla sua stessa esistenza per colpa del temperamatite, scena che, a livello embrionale, è presente pure in "Chi è Harry Crumb"? 
E', infine, il protagonista di un film che ammicca al filone di commedie comiche in stile "La pallottola spuntata" offrendo alcune scene di discreto umorismo ma tuttavia assestandosi sulla soglia della sufficienza in termini di qualità e sceneggiatura proposta?
La risposta a queste e molte altre domande è: forse.
C'è comunque da dare atto a John Candy di aver dato vita ad un personaggio che ha un suo perché, tontolone ma geniale, non propriamente in forma ma al contempo agile e versatile, soprattutto esperto conoscitore delle arti marziali e determinato quanto letale combattente. Se indossa i suoi stivali da combattimento, ovviamente. Piuttosto abile, per altro, nel campo del travestimento e nell'arte di distruggere proprietà non sue. Talvolta soffrendo di un dolore sottile ma pungente: vedasi quando, per manifestare la propria decisione, sbatte entrambe le mani sul tavolo di P.J. - padre della ragazza rapita - che proprio su quello stesso tavolo stava armeggiando con un'infinità di ami da pesca.
Per essere un film comico, a mio avviso, questo "Chi è Harry Crumb?" per lo meno ci prova a risultare divertente e mai volgare, con gag che tutto sommato si fanno apprezzare e che regalano qualche risata. Decisamente qualche spanna sopra a molti delle commedie comiche realizzate dai grandi nomi della cinematografia nostrana negli ultimi anni (ahahah, quante risate, ahahah : detto però con la stessa verve e carisma delle star del cinema polacco Petrectek e Cripstak, alias Leonardo Manera e Claudia Penoni).
Un film quindi che, pur nella sua semplicità, riesce a divertire e intrattenere proponendo per protagonista qualcuno che non incarna decisamente - con tutto il rispetto parlando per il defunto John Candy - il prototipo del "figaccione" magro e belloccio. Ovvero qualcuno che si avvicina molto più di un Vin Diesel o di un Dwayne Johnson alle caratteristiche dell'americano medio.
Un'ultima considerazione va poi all'atmosfera, al ritmo, alle musiche, alla fotografia, al film in sé intendo. Chissà quale sarebbe stato il risultato di un medesimo plot se "Chi è Harry Crumb?" fosse stato realizzato recentemente? Voglio dire, tutto sommato fotografa un "mondo" di quasi 20 anni fa eppure quanto sono cambiati da allora i tempi cinematografici, le melodie, le ambientazioni, l'attenzione ai particolari e alla costruzione di uno scenario "credibile". Per dire, ora come ora, mai e poi mai nessuno si sognerebbe di proporre una sequenza comica in cui qualcuno salga a bordo di un aereo (o ci faccia un arrembaggio...) armato: dopo quel che è accaduto quell'11 settembre 2001 pare a me sia un po' un tabù. E se anche venisse proposta una scena del genere credo che la naturale reazione dell'equipaggio e dei passeggeri sarebbe la rivolta collettiva... Analogamente, nemmeno vestirsi da "straniero" mi pare sia qualcosa che recentemente mi è capitato di vedere in qualche film, quasi ci sia maggior paura del "diverso".
Come ai tempi del Medioevo, prima dell'anno 1000. Sarà forse per l'approssimarsi del 2012? 
Come direbbe Giacobbo: "chi può dirlo"?
Comunque sia, ho apprezzato la visione di questo film. Ripeto, probabilmente non sarà una pietra miliare della cinematografia moderna ma tutto sommato lo trovo godibile. Forse il mio giudizio è un po' di parte perché sto parlando anche sotto l'effetto della nostalgia che provo verso un film che ho visto "da giovane", però mi sento di consigliarvene la visione.
Quanto meno per rendere omaggio a quel bontempone di John Candy che, tutto sommato, a me non dispiaceva. Anche se, probabilmente, ci sono pure altri film in cui magari lo si può apprezzare di più (ad esempio "Io e zio Buck")




lunedì 27 dicembre 2010

..:: Match Point ::..

Titolo: Match Point
Regia: Woody Allen
Anno: 2005
Genere: Drammatico

La trama in breve: 
Chris Wilton è un tennista che ha rinunciato alla sua carriera e ora fa il maestro di tennis a Londra in un club di alto livello. Qui conosce il ricco Tom Hewett e sua sorella Chloe che si innamora subito di lui e del suo apparente interesse per la cultura. Il ricco padre dei due lo inserisce nella sua attività finanziaria e il matrimonio tra Chris e Chloe si avvicina. Ma Chris, che ha conosciuto la fidanzata di Tom (l'aspirante attrice americana Nola) e ne è rimasto irrimediabilmente attratto, quando la reincontra libera dal legame con il quasi cognato inizia con lei una relazione basata sulla passione. Il matrimonio avviene e Chloe desidera a tutti costi la maternità. A rimanere incinta è invece Nola che vuole che Chris lasci la moglie. Incapace di resistere alla pressione Chris escogita una via di fuga. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Rispetto a molti altri film che ho recensito in codesto spazio virtuale, probabilmente, Match Point rappresenta qualcosa di differente. Colpa di Silvia, con tutta probabilità, assieme alla quale ho visto il film.
Non siamo di fronte ad una visione di genere fantastico o sci fi, nemmeno appartenente al filone azione o demenza pura. Match Point costituisce invece un'esperienza discretamente raffinata ed elegante, con una storia che ruota accarezza ossessivamente il concetto di fortuna contrapposto al talento e che risulta convincente ma al contempo amara. 
Quello costruito da Woody Allen è un intreccio che appassiona e coinvolge, più che verosimile, decisamente ben costruito. Prevede relazioni amorose, ambizioni, dinamiche familiari, tradimenti e forti passioni, siano queste l'amore fisico, l'ossessione oppure la violenza dell'omicidio.
Difficile rimanere indifferenti a quanto viene proposto. 
A dire il vero mi manca il raffronto con altri film di Woody Allen, soprattutto le commedie che l'hanno reso famoso a livello internazionale (di queste ho visto solamente l'ottimo Melinda e Melinda, di cui ho brevemente parlato qui), tuttavia credo sia un ottimo autore. Molto capace insomma, sia dal punto di vista della regia che della sceneggiatura proposta allo spettatore. 
Certo, immedesimarsi nei panni di aristocratici londinesi avvezzi all'opera e a vivere in regge sontuose non è da tutti, ma tale scelta costituisce un ulteriore elemento che arricchisce la trama poiché cambia le prospettive da cui inquadrare certe dinamiche e certe scelte. Come in una partita a poker, per così dire, la posta in palio è decisamente più alta rispetto a quella che potrebbe giocarsi un comune cittadino intrappolato (credo sia il termine che meglio descriva quel che accade a Chris) in dinamiche analoghe a quelle in cui è coinvolto Chris.
Al contempo, fa risaltare ancor di più l'efferatezza di quanto avviene nel finale, la premeditazione (scusate per lo spoiler) nell'uccidere al solo scopo di salvaguardare se stessi e la parvenza dabbene cucita addosso.
Piaciuto assai e assai anche l'insistenza sul tema della fortuna, sulle occasioni in cui tutto sta per andare a monte, in cui la tensione del protagonista si fa palpabile e urgente, per poi scemare proprio in virtù della sorte che gli è dannatamente favorevole.
Non si tratta, però, di una giustificazione o di un parteggiamento: la narrazione di quanto vive il protagonista e di ciò che finisce col compiere è tutto sommato partecipata ma distaccata. Non vengono pronunciati giudizi o condanne. Questo compito semmai spetta allo spettatore. Al limite ciò a cui ammicca il film è l'ingiustizia, chiamiamola così, che esiste. Non assoluta, ma certamente un dato di fatto in un caso come quello proposto e che, probabilmente, rispecchia molte situazioni effettivamente verificatesi.
Soprassedendo sui giudizi relativi alla moralità degli attori coinvolti nell'intreccio, ho comunque apprezzati i vari rimandi e parallelismi tra le relazioni che si instaurano tra i personaggi così come l'atmosfera a tratti sospesa e sostenuta, in linea con la nobiltà che si addice al loro rango. 
Certo, il film presenta anche alcuni difetti o, quantomeno, delle situazioni che lasciano lo spettatore a corto di spiegazioni (possibile che nessuno in quella caspita di casa sia sia accorto, non dico dell'assenza di Chris e Nola, non dico di loro che si accoppiano nel campo, ma almeno che sono rientrati entrambi sporchi di fango e terra dopo aver copulato selvaggiamente all'aperto mentre il diluvio universale imperversava? Possibile che nessuno, nemmeno della servitù, abbia notato l'assenza di fucili dalla propria rastrelliera? E possibile che una dannatissima moglie possa non toccare mai il cellulare o la borsa da tennis del marito?) però nel complesso questo Match Point si difende bene. E convince.
Anche dal punto di vista della fotografia e della colonna sonora, spesso tendente alla lirica.
Ottimi infine gli interpreti scelti, soprattutto Scarlett Johansson e il protagonista Jonathan Rhys-Meyers: entrambi perfetti, entrambi bellissimi, entrambi "fuori posto" nell'aristocrazia nella quale si son venuti a trovare. Entrambi posti di fronte all'occasione di emergere ma solo uno dei due premiato dalla fortuna. O più semplicemente più ipocrita dell'altra che, in fondo, aveva pure l'occasione di scalare società e potere eventualmente conducendo una doppia vita. Sfortunatamente Nola è donna, attrice, osteggiata dalla madre di Tom Hewett, mentre Chris è assai favorito dal suocero, padre di Chloé e dello stesso Tom: la differenza tra le sorti dei due, forse, sta tutta qua. 
Bastava un nonnulla (tipo un anello che rimbalza su di un corrimano...) perché i ruoli si invertissero e invece...
Un plauso comunque al buon Chris: si è fatto davvero una vitaccia tra moglie e amante, sempre pressato e sotto tensione anche per via di un lavoro decisamente non facile. Fortuna o meno, il ragazzo aveva comunque delle buone qualità: diversamente sarebbe schiattato o fuggito prima.


domenica 26 dicembre 2010

..:: Gran Torino ::..

Titolo: Gran Torino
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2008
Genere: Azione - Drammatico
Cast: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith

La trama in breve:
Walt Kowalski ha perso la moglie e la presenza dei figli con le relative famiglie, al funerale non gli è di alcun conforto. Così come non gli è gradita l'insistenza con cui il giovane parroco cerca di convincerlo a confessarsi. Walt è un veterano della guerra in Corea e non sopporta di avere, nell'abitazione a fianco, una famiglia di asiatici di etnia Hmong. Le uniche sue passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino che viene sottoposta a continua manutenzione. La sua vita cambia il giorno in cui il giovane vicino Thao, spinto dalla gang capeggiata dal cugino Spider, si introduce nel suo garage avendo come mira l'auto. Walt lo fa fuggire ma di lì a poco tempo assisterà a una violenta irruzione dei membri della gang con inatteso sconfinamento nella sua proprietà. In quell'occasione sottrarrà Thao alla violenza del branco ottenendo la riconoscenza della sua famiglia. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Da quanto si è messo a sfornare film, il caro vecchio Clint sembra non sbagliare mai un colpo: da Mystic River a Invictus ognuno dei suoi film ha registrato consensi sia da parte del pubblico che dalla critica.
Film più o meno impegnati, ben realizzati, con cast di ottimo livello e storie sempre all'altezza.
Gran Torino, a mio avviso, non fa eccezione alcuna sebbene gli attori che vi hanno preso parte non siano nomi noti di Hollywood e dintorni. Quasi a voler proporre un film di minor spessore: in fondo, nei precedenti, ci son state collaborazioni con gente del calibro di Morgan Freeman, Sean Penn, Matt Damon, Tim Robbins...
Qui invece tutto, dal cast alla storia, ha un sapore più artigianale e periferico. L'ambientazione scelta è quella dei quartieri poveri, quelli in cui l'America esplicita la propria essenza multi razziale e multi etnica, dove i pregiudizi sono ancora un freno all'integrazione e i contrasti tra "popoli" diversi si fan sentire.
Lo stesso protagonista mantiene le distanze e condanna tutto ciò a cui assiste, soprattutto il barbarico comportamento dei teppisti che infestano il quartiere e il costante aumento degli individui di identità "non americana", rifiutando quasi di accettare il modo in cui vanno le cose. Almeno fino a che non incontra Thao, un ragazzino di etnia Hmong che fa capire al vecchio Walt/Clint come, in realtà, ci sia del buono nella società di oggi. Qualcosa che però va protetto, educato e guidato, attraverso l'esempio, affinché porti buon frutto. Probabilmente dando vita a qualche cambiamento di più ampio respiro. In fondo, se non si investe sui giovani, che futuro possiamo aspettarci?
Non che sia una cosa facile. Lo stesso Walt, burbero e pragmatico, se ne rende conto, tuttavia persevera e insiste, salvando quello che di buono c'è nella gioventù di oggi. L'umiltà, la sensibilità, la volontà e la capacità di fare, l'altruismo, tutte qualità che sono presenti in ciascuno dei giovani d'America - a prescindere da etnia e colore della pelle - ma che rischia di andare sprecato e perduto. Corrotto, forse questo è il termine più corretto, dai tempi moderni e dalla mancanza di esempi cui ispirarsi.
In questo senso, il film si propone quindi di insegnare e di educare pure lo stesso spettatore. In fondo, sarebbe più sensato lavarsene le mani e non preoccuparsi: è compito della società curare se stessa, devono farlo gli altri, è colpa degli altri. Degli immigrati, soprattutto. Poco importa se quegli stessi immigrati appartengono ad un'etnia contro cui, fisicamente e materialmente, noi stessi abbiamo compiuto crimini (da cui ancora non ci sentiamo affrancati).
Gran Torino è quindi un film ricco di spunti e tematiche, a tratti duro, a tratti dolce. Certamente non lascia indifferenti, soprattutto per il finale e, a mio avviso, per la caratterizzazione di Walt Kowalski. Tanto di cappello al vecchio Clint: non so bene quanto di suo ci sia in questo personaggio ma di sicuro è uno di quelli che si imprime. Non nego che la sua presentazione e le dinamiche che lo riguardano non presentino qualche mancanza (sarà l'incipit in medias res delle vicende narrate eppure si ha come l'impressione che certe sue esperienze e modi di vedere non siano effettivamente il frutto di un passato vissuto, ma solo brandelli di esistenza imposta) però rimane un personaggio forte e formidabile, capace di imporsi e dominato da una ferrea volontà di aggiustare le cose. Siano esse oggetti e mobili oppure rapporti e dinamiche sociali. Peccato però che i medesimi intenti non l'abbiano spinto a tentare, ancora e ancora, di costruire un rapporto più autentico con figli e nipoti ("quei depravati della mia famiglia"), quasi a dire che per la società "autentica" a cui sentiamo di appartenere non c'è molta speranza: ipocrisia, arrivismo ed egoismo sembrano ammorbarla troppo profondamente. I costumi sono ormai corrotti oltre ogni limite ed il tempo per il dialogo e per un sano rapporto col prossimo sembra non presentarsi mai. Nemmeno quando si verificano eventi, come un lutto, che dovrebbero spingere ad una maggior coesione e non al menefreghismo o alla disponibilità interessata.
L'unica speranza di reale cambiamento sta allora nella volontà di creare dialogo e integrazione, rifuggendo la violenza e impegnandosi nel rispetto delle leggi, ponendo fiducia nelle potenzialità dei giovani che crescono all'interno della società. Quelli che spesso vengono visti come il prodotto finale di un processo ma che in realtà sono persone in fieri, da salvaguardare e a cui prestare attenzione. 
Tra l'altro, questo processo nel film viene portato a termine principalmente da un vecchio: non credo si tratti di un caso. E' come se nel contesto descritto, e che certamente è specchio di una società attuale e reale, mancasse qualcosa. Una o più generazioni, insomma, "raccolti perduti" di persone che vivono ma che non sembrano essere significative. Potenziale di vita ed energia sprecata proprio per la mancanza di attenzione ad essa dedicata. Magari perché proprio chi avrebbe dovuto educare e proporsi ad esempio (che guarda caso sarebbe la generazione di Walt) era assente, impegnata in guerre e conflitti che hanno portato solo all'innalzamento di barriere e distanze. Anche dentro al cuore di chi ha dovuto commettere nefandezze e uccisioni in nome di un volere superiore non ben definito che vede nell'economia e nello sfruttamento i sommi valori da perseguire e che, in realtà,.finisce solo con l'impoverire e schiacciare gli individui. 
Un'ultimo aspetto infine che ho trovato interessante come elemento di riflessione è quello della violenza, ingrediente ormai naturale ed asfissiante della società moderna. Violenza verbale e fisica che sfocia in soprusi e sopraffazione degli altri, soprattutto nei confronti dei più deboli. Un atteggiamento barbarico che pure in questo film è presente ma che sembra derivare, appunto, dallo sbando e dalla diseducazione. Non tanto dai media o da fattori dettati da mode e mercati, ma dalla necessità di difendersi per affermare la propria sopravvivenza ed identità. Bisogna far parte di un gruppo, che deve essere forte, e quindi violento, e quindi armato, per non cadere vittima degli altri. Violenza come autodifesa, come negazione di altri valori. Come risposta forse. E che non può portare a nulla di buono, né quando ne si finisce vittima né quando la si applica al prossimo. Diversamente, il sacrificio di sé, la volontà di riscatto che si traduce in discussione di se stessi e conversione (religiosa o meno) possono produrre molto frutto e far bene all'anima.


martedì 14 dicembre 2010

..:: Tutti giù per terra ::..

Premetto già che il titolo del post non è assolutamente un riferimento alla situazione della politica italiana di questi giorni o un commento in merito alle dinamiche relative alla votazione tenutasi al governo per sfiduciare o meno il governo  (*).
Il titolo si riferisce invece ad un progetto artistico / universitario che mi è stato chiesto di segnalare e che ha come scopo la realizzazione di un cortometraggio collettivo.
A tal proposito, soprattutto per quanti sono appassionati di riprese e cinematografia, posto qui sotto l'apposita presentazione dell'iniziativa rimandandovi poi al sito di tuttigiuxterra per maggiori informazioni. C'è infatti bisogno di voi per poter completare l'opera ^__^






(*) personalmente non ho nemmeno molta voglia di parlarne...anche se credo prima o poi dedicherò spazio a qualche riflessione in merito a quanto avvenuto oggi o ai circa 23 miliardi di euro di debito che abbiamo accumulato in circa un mese  ("Nuovo record per il debito pubblico italiano, che nel mese di ottobre ha raggiunto i 1.867,398 miliardi di euro, contro gli 1.844 miliardi del mese di settembre. E' quanto si legge nel supplemento al Bollettino di Finanza Pubblica di Bankitalia..." , fonte Ansa)

domenica 12 dicembre 2010

..:: Il mendicante di sogni ::..

Titolo:  Il mendicante di sogni
Autore: Miriam Mastrovito
Editore: La penna blu edizioni
Genere: Fantasy
Pagine: 144


La Trama:
I sogni racchiudono i desideri, le fantasie e a volte anche le paure degli uomini. Che succederebbe se ne fossimo privati? È quello che cercherà di impedire Joshua, approdato a Chissà Dove, il magico regno in cui la fata Maya custodiva i sogni prima che il perfido Nergal la depredasse e le strappasse le ali riducendola in fin di vita. 
La sua impresa, costellata di splendidi capolavori disegnati sull’asfalto, si intreccia con le indagini del Commissario Zanetti, che lo riterrà un pericoloso serial killer, e con la rinascita di Daniel, un bambino appena uscito dal coma, che ha promesso a Maya, la sua salvatrice, due ali fatte di petali bianchi… (fonte La Penna Blu Edizioni)

Il mio commento:
Prima di parlare del libro in sé, credo sia opportuno dedicare alcune righe a "La Penna Blu Edizioni": di certo non si tratta di un editore di dimensioni particolarmente grandi né potrebbe risultarvi un nome particolarmente noto. Si tratta però di una realtà editoriale attiva nel settore da qualche anno e che molti aspiranti scrittori conoscono in quanto non richiede contributi di pubblicazione ai propri autori e tende a curare molto il lavoro svolto da questi ultimi, incentivando al contempo la loro crescita per mezzo della partecipazione al forum e al portale dell'azienda. 
Sempre sul sito dell'editore sono inoltre disponibili informazioni sugli autori stessi, come nel caso di Miriam Mastrovito, o indicazione per reperire i libri del catalogo: trattandosi di un piccolo editore la distribuzione è infatti limitata.
"Il mendicante di sogni" appartiene alla collana "Il calamaio azzurro", che raccoglie opere di genere fantasy. Di per sé il libro si presenta da subito molto bene, con una copertina chiara ed evocativa, che gioca con i toni del nero e del bianco, suggerendo e incuriosendo grazie all'immagine proposta di cui, durante la narrazione, risulterà maggiormente chiaro il significato. 
La rilegatura è buona così come risulta idonea la scelta di un font con dimensione proporzionata a quella delle pagine, al fine di agevolare la fruizione del testo e non affaticare.
Il ricorso a capitoli brevi, che si sviluppano nell'arco di poche pagine, consente inoltre un notevole stimolo alla lettura che, per altro, risulta scorrevole e mai noiosa: lo stile dell'autrice è infatti molto buono, sufficientemente frizzante e variegato nel lessico, con assenza di refusi e un buon uso della punteggiatura. 
La storia in sé è, di fatto, una sorta di fiaba moderna, un urban fantasy che si sviluppa nel nostro mondo e che prevede l'interazione tra persone umane ed esseri appartenenti alla dimensione (onirica?) di Chissà Dove, luogo in cui risiede la fata Maya e dal quale provengono i sogni che possiamo sognare o rincorrere nella nostra umana esistenza.
I personaggi che incontriamo nel corso della narrazione sono tesi al ripristino di un equilibrio che, nelle prime pagine, viene deturpato dal malvagio di turno, lo stregone Nergal che ha causato una frattura dimensionale causando la perdita dei sogni. Una missione di ripristino a cui si va ad aggiungere l'impegno per donare a Maya due ali nuove, essendo le precedenti state distrutte proprio dal nemico di cui sopra.
Strano a dirsi, le persone coinvolte nelle quest non hanno alcun problema ad accettare l'esistenza di un mondo al di là di quello ordinario, anzi. Ecco allora che Joshua, ex tossicodipendente, diviene una sorta di mendicante in grado di far transitare le persone che possiedono un sogno dal nostro mondo a Chissà Dove. Sul suo cammino incontrerà per lo più gli ultimi della società, forse coloro che ancora conservano dei sogni autentici e sinceri: un clochard, una bambina storpia, un tossicodipendente, una prostituta matta ma anche giovani appassionati di musica e vecchi romantici, tutti disposti a fidarsi di lui e a raccontare al mendicante di sogni il proprio di sogno. Un fatto questo che risulta forse un po' troppo semplicistico e immediato. 
Accanto a Joshua, che non si scompone minimamente della propria facoltà di far svanire le persone per trasferirle a Chissà Dove (e se Maya in realtà fosse una sorta di strega avida di anime e che l'ha semplicemente ingannato?), troviamo Daniel un ragazzino di dieci anni circa che si è da poco risvegliato dal coma in cui era caduto a seguito di un incidente. Suo il compito di forgiare le ali della fata, una missione nella quale verrà assistito e affiancato dalla giovanile ed energica nonna Lilia, ancora innamorata del suo Neville, il sassofonista di colore a cui diede il suo cuore prima di venir costretta a sposare l'uomo per lei scelto da un padre più che ottuso e autoritario. Al pari del mendicante di sogni, anche nonna e nipote condividono la medesima immediata capacità di accettare l'esistenza di Chissà Dove e di non curarsi di genitori o figli partendo addirittura per un viaggio senza ritorno verso le isole tropicali. "Mai fidarsi dei nonni", verrebbe da pensare nel leggere del rapimento consensuale o nel ponderare sulla probabile apprensione della madre del bambino. Sarà pure un impegno dettato dall'obbedienza ad una causa superiore, ma l'introduzione di qualche criticità avrebbe sicuramente reso più movimentata e credibile la vicenda. Addirittura, nonostante la differenza di età sembra che la loro "voce" sia identica, un difetto di cui secondo me soffre un po' tutto il romanzo: quasi tutti i personaggi sembrano parlare allo stesso modo, come se avessero sperimentato le medesime esperienze. Il finale, infine, risulta un po' strozzato: viene ristabilito parte dell'equilibrio iniziale, Maya ha le ali nuove e Nergal è stato sconfitto...ma poi? Si è davvero concluso tutto per il meglio? Oppure, all'improvviso, Maya getterà la maschera per rivelare a tutti di esser stati parte di un ignobile complotto essendo lei una strega malvagia alla ricerca di schiavi da impiegare nelle miniere che, morto Nergal, ora gli appartengono di diritto? Magari al solo scopo di ottenere il potere necessaria a distruggere la Terra?
Certamente questo scenario non appartiene al libro però il solo citarlo può far riflettere sul fatto che l'opera non è esente da difetti. Al di là della fluidità con cui si svolgono gli eventi, senza particolari intoppi, molte dinamiche risultano un po' troppo semplificate. Si tratta di una favola fantasy, certo, ma allo stesso tempo l'aggiunta di alcuni ulteriori capitoli, di qualche ostacolo e caratterizzazione in più non avrebbero che giovato al romanzo, soprattutto considerando che l'opera si sviluppa nel corso di 136 pagine circa e non vi era quindi il rischio di appesantire troppo la narrazione.
Nel complesso comunque il lavoro proposto costituisce una buona esperienza per il lettore che ha modo di farsi coinvolgere in un testo a metà tra la favola moderna e l'urban fantasy.
Una caratteristica di originalità va poi alla volontà di portare in scena gli ultimi della società, anche insistendo su certe situazioni che, credo, fanno certamente riflettere. La solitudine, la delusione personale e la sofferenza che un tossicodipendente sperimenta non sono certamente argomenti di banale trattazione, soprattutto quando poi queste persone sono coinvolte in spirali esistenziali da cui sembra non esserci redenzione e la sorte appare solamente come un'entità cinica e crudele. 
L'invito al sogno è infine un messaggio più che apprezzabile e che, soprattutto in tempi come i nostri, aiuta a ritrovare un po' di genuinità e semplicità, lontano dalla frenesia e dallo sfarzo con cui troppo spesso veniamo distratti e storditi. A patto però che quella nel mondo dei sogni non divenga una fuga dalla realtà, un modo per rifiutarla o nascondersi ad essa: deve essere invece un impulso all'azione, un modo per guardare con occhi nuovi alla vita. 
Allo stesso tempo sognare o sperare il bene dei propri cari o di se stessi deve essere una sorta di salvagente a cui aggrapparci per riemergere alla vita e affrontare l'esistenza più che un pericoloso fardello capace di farci sprofondare in un vortice di autocommiserazione, bloccandoci per sempre.


giovedì 9 dicembre 2010

..:: Terre di Confine 10 ::..

Approfitto di questo post per segnalare l'uscita del nuovo numero della rivista Terre di Confine, realizzata dall'omonima associazione culturale (www.terrediconfine.eu) a cui sono iscritto e con cui collaboro.
Tutti gli articoli e le recensioni proposte, come illustrato nell'editoriale, riguardano due tematiche distinte: il Postatomico e il Ciclo Arturiano.

Tutti gli articoli sono disponibili e liberamente fruibili on-line ai seguenti indirizzi:

Autodistruzone for dummies
Cadrà dolce la Pioggia
There will come soft rains
La Strada
Cronache del Dopobomba
Addio Babilonia
Un Cantico per Libowitz
Paria dei Cieli
Il Simbolo della Rinascita
Metro 2033
Il Segreto delle Tre Pallottole
Hiroshima e Nagasaki: l’Alba del Nucleare
Armi Nucleari
Chernobyl: storia di un'Apocalisse
Testament
The Day After - Il Giorno Dopo
Gli Avventurieri del Pianeta Terra
Quando Soffia il Vento
Un Americano alla Corte
Le Nebbie di Avalon
La Grotta di Cristallo
L’Ultimo Incantesimo
Il Giorno Fatale
Il Re d’Inverno
Merlino
Camelot
Excalibur
Il Primo Cavaliere
King Arthur
La vera Spada nella Roccia
Il Mito Arturiano
Tristano e Isotta
Akira
Conan
Nausicaä della Valle del Vento
Ken il Guerriero (1)
Ken il Guerriero (2)
La Spada di King Arthur (1)
La Spada di King Arthur (2)

Oltre a ciò stiamo lavorando anche per una distribuzione cartacea della rivista stessa di cui, non appena possibile, forniremo notizia.
Fino ad allora, buona lettura e grazie del sostegno ^__^

PS: ricordo che è sempre possibile aderire all'associazione culturale (maggiori informazioni qui) o contribuire alla causa con una piccola donazione.

sabato 4 dicembre 2010

..:: Dante 01 ::..

Titolo: Dante 01
Regia: Marc Caro
Anno: 2007
Genere:  Fantascienza

La trama in breve:
Nella prigione spaziale Dante 01, in orbita nell'atmosfera, sono rinchiusi sei pericolosi criminali che hanno scongiurato la pena capitale, sottoponendosi a sperimentali esperimenti genetici. Monitorati costantemente da scienziati e secondini, i detenuti provano a resistere ai soprusi e alle disumane condizioni di detenzione. Istigati da Cesare, il loro leader aggressivo e paranoico, organizzano in gran segreto un piano per evadere. L'arrivo di San Giorgio, un prigioniero illuminato dotato di poteri straordinari e capace di "rimettere" debiti e peccati, sconvolgerà però la routine del penitenziario, determinando il destino di oppressi e oppressori.(fonte mymovies).


Il mio commento:
Ero indeciso se parlare di questo film o di Jeepers Creepers 2 (visto ieri sera su Rai4 mentre vegetavo sul divano...non stavo granchè bene, lo ammetto...e il film non ha aiutato. Per carità, godibile ma la classica vaccata simil horrorifica che lascia il tempo che trova). 
Alla fine ho scelto di scribacchiare in merito a Dante 01, film di fantascienza di produzione francesce che ho finito di vedere domenica scorsa.
Preciso subito che la visione non mi ha del tutto convinto. 
L'idea di base è discutibile ma tutto sommato accettabile: dei carcerati condannati alla pena capitale si offrono come cavie per sperimentare tecniche mediche all'interno di un laboratorio allestito all'interno di un satellite (a forma di croce...) situato in orbita stazionaria attorno all'inospitale pianeta Dante. 
Esattamente non è detto sapere a quali trattamenti siano sottoposti, se non quando entrano in scena "San Giorgio" (nome attribuitogli per via del tatuaggio sulla spalla) ed Elisa rispettivamente un carcerato di identità ignota e la nuova direttrice del penitenziario Dante 01: è proprio grazie a loro che si rompe quella sorta di equilibrio vigente. Da un lato c'è il personale medico che cerca di organizzarsi e di reagire al nuovo cambio di direzione imposto dalla multinazionale per cui lavorano: i modi di Elisa, la sua ambizione e le sue sperimentazioni sono molto più cinici e freddi rispetto a quelli utilizzati da Persefone, la ricercatrice "capo", più orientata all'analisi della psicologia e del comportamento dei detenuti che a iniettare nano macchine nei loro tessuti biologici. Il direttore, Caronte (gran bel nome...), pur dimostrandosi un uomo pacato e razionale, alla fine è costretto a capitolare e a schierarsi dalla parte della nuova direttrice, decisamente più giovane e gnoccolosa. (...che poi, trovandosi in una stazione orbitante anni e anni luce distante da qualsiasi altro insediamento umano, in cui la maggior parte delle popolazione è costituita da maschi che non hanno molto da fare durante il giorno...ecco...fossi in lei mi sentirei un po' in pericolo, intenzionata a stringere alleanze con Persefone più che a creare tensioni). Al contempo ha stretto accordi con uno dei detenuti, Attila (già il nome fa ben sperare...), prodigioso hacker a cui fornisce tutti gli strumenti per connettersi al database della stazione orbitante per ottenere maggiori informazioni su Elisa, su San Giorgio e sulle reali intenzioni della corporazione che possiede Dante 01, detenuti e personale compreso.
Dall'altra parte invece ci sono i carcerati, tutti alle prese con i loro problemi personali, violenti, burberi, decisamente dei tipacci costretti a convivere....e che non hanno molto da fare. Almeno finchè non giunge San Giorgio a creare squilibri: c'è chi lo vede come un messia chi come un nuovo giocattolo. Quest'ultimo è forse il personaggio che mi ha intrippato di più: l'ex Merovingio di Matrix qui non palra granchè, piuttosto si contorce, soffre, vomita, viene pestato e accoltellato. Inoltre è costantemente in balia di impulsi luminosi e stimoli ignotii che lo annichiliscono e gli fanno scorgere strane creature striscianti (che ricordano molto i facehugger di Alien) dentro e fuori di sè. Esseri che è in grado di estrarre dagli altri detenuti (salvandoli da atroci sofferenze...), e che dovrebbero essere un accrocchio di nano macchine (di cui si nutre!!!). 
Come e perchè faccia questo non è dato saperlo, così come non è concesso allo spettatore sapere come mai sia in grado di risorgere. L'immagine che passa è quella di una sorta di messia, di un essere scomodo per l'umanità ma al contempo da studiare e, se possibile, replicare.
Cosa che, probabilmente, riuscirebbe meglio in un laboratorio attrezzato e controllato più che in un postaccio alla merce di violenti e psicopatici iracondi. Tant'è che ci pensa il buon Attila a riprogrammare la stazione orbitante perchè si schianti sul vicino Dante...escamotage che consente al personale di bordo e al regista l'occasione di organizzare la morte (atroce e sofferta) di Cesare (poraccio...) e di preparare la sequenza finale del film. Una sequenza ossessiva e ciclica (che forse nelle intenzioni doveva ricondursi a 2001 Odissea nello spazio) proposta ogni volta ad una velocità maggiore rispetto alla precedente e nella quale il buon San Giorgio replica, all'esterno di Dante 01, l'mmagine del crocefisso, in un caleidoscopio di colori e vibrazioni fino a che... fino a che...boh, non so neanche io cosa ho visto o quali fossero le intenzioni del regista/sceneggiatore. Disgregazione della materia, teletrasporto, spostamento dimensionale, spostamento temporale, cambiamento delle leggi dell'universo, conversione del pianeta Dante in un luogo ospitale...misteri che solo la post produzione avrebbe potuto svelare. Tra l'altro, mentre accade tutto ciò, Dante 01 smette di precipitare e, immagino, i detenuti organizzano un'orgia tra di loro per godersi almeno l'ultima mezzora di vita. Peccato che, a questo punto, di donne ne sia rimasta solo una...e nemmeno quella giovane...
Comunque sia, riflessioni personali a parte, è evidente che il film risulti monco, incompleto, tagliato e violentato. Dopo la morte di Cesare non si sa cosa accade ma soprattutto come mai si giunga alla scena in cui San Giorgio si immola per salvare tutti gli altri. Forse voleva solo svignarsela e i suoi poteri l'hanno tradito...
Rimane solo la vaga impressione che il film volesse proporre agli spettatori qualche messaggio di natura spirituale, qualche stimolo alla conversione dei cuori, al sacrificio cristiano. O, almeno, lo presumo.
Peccato comunque, visto che i presupposti per una produzione di discreto livello c'erano, con tanti rimandi ad altri film di fantascienza (Alien 3 e Matrix, ad esempio, anche se il regista cita pure Solaris tra le fonti di ispirazione) e soluzioni grafiche e di regia senza dubbio originali ed efficaci, soprattutto quando entra in funzione i misteriosi poteri di cui è in possesso San Giorgio e che gli consentono una visione "aliena". A tratti sembra di assistere ad un videogame, a tratti si ha l'impressione che ci siano più livelli di significato da codificare (mi riferisco, ad esempio, ai nomi dei personaggi, alla scelta di utilizzare i "gironi danteschi" per scandire il trascorrere del tempo), in altri momenti invece sono la sofferenza (soprattutto di Lambert Wilson...), la follia e un vago senso di redenzione a far pulsare il film di vita propria. Ma, nel complesso, il risultato conseguito è appena appena sulla sufficienza, rovinato dall'inconcludenza della storia narrata e, probabilmente, dalla mancanza di fondi e supporto alla produzione: da quel che sembra infatti il budget limitato ha permesso di girare solamente parte della storia. Peccato, un vero peccato.


 

martedì 30 novembre 2010

..:: Senza tregua ::..

Non posso negare che, ultimamente soprattutto, ci sia una certa qual densità di impegni e stress nella mia vita.
Il lavoro, come sempre, imperversa e mi sottrae forze psico fisiche e umana libertà.
Assorbe tutto, ogni briciolo di energia mentale, il mio tempo quotidiano, la mia capacità di dedicarmi ad altro...se solo mi riuscisse di vincere a Win For Life. Vincere quei 4-6-10 mila euro al mese per sempre. Allora sì che potrei campare alla grande senza fare un caspita da mattina a sera.
Magari riuscirei pure a terminare le opere che vorrei tanto scrivere e rivedere (avete presente Vuoto di Luce di cui ogni tanto vi ho parlato? Beh, dovrei sistemarlo alla grande...ma chi c'ha tempo!), oppure potrei accarezzare per davevro l'idea di candidarmi in politica promettendo più bunga bunga per tutti.
Invece niet, nisba, nada. Addirittura corro il rischio di perdere il contatto con la realtà, di perdermi qualcosa.
Il sonno.
O la mia gatta per esempio. 
Povera micia: son due settimane che non la vedo e temo per il peggio, che sia finita sotto un'auto, che le sia successo qualcosa o che qualche cacciatore l'abbia colpita "per sbaglio". 
Due settimane son tante e ormai credo non ci sia più molta speranza. E pensare che era sempre così attenta...  :-((
Diversamente invece per il nostro Paese: da quel che sento al tg o che leggo nel web ci son certi ragazzacci, plagiati e scandalosamente comunisti, che stanno facendo sentire la loro voce occupando atenei e monumenti.
E tutto per protestare contro i tagli decisi dal governo in materia di istruzione e ricerca.
Tagli alla scuola, al mondo del lavoro che ci orbita attorno, alla capacità di crescita culturale del nostro Paese.
Un incentivo alla rovina insomma, al ritorno del Medioevo.
In fondo, a chi serve la cultura quando tutto è orientato al calcio, al divenire veline sculettanti e a vincere il SuperEnalotto.
Personalmente quindi mi trovo d'accordo con gli studenti, con coloro che protestano, che gridano per attirare l'attenzione del governo e di noi tutti verso lo scempio che sta venendo compiuto. Una violenza verso il mondo della scuola che sistematicamente avviene ad ogni cambio di governo e che sta, di fatto, minando le fondamenta del nostro futuro. E contro la quale, ciclicamente, si schierano studenti e insegnanti. (Tutti gli altri invece? Come se la scuola non li riguardasse...)
Perchè, se proprio si deve tagliare, non si taglia mai sui costi della politica? O sugli sprechi della burocrazia? Perchè non si chiede a Marchionne di ritornare al Paese parte dei soldi versati alla Fiat? Perchè non si tirano le somme delle grandi manovre Alitalia? Perchè non si tagliano le auto blu?
Sulla scuola si dovrebbe investire invece, ragionare per capitalizzare il futuro dei giovani e non solo.
Il rischio è che tra qualche tempo ci si risvegli in un mondo di zotici privi di spirito critico, in balia dei poteri mediatici e non solo.
C'è bisogno invece di aria fresca, di idee nuove, di formazione, di creatività, di inventiva, di ottimizzazione, di sperimentazione, di modernizzazione.
Tutti concetti che, in Italia, mi sa, son già caduti in disuso, addirittura non si trovano più nei dizionari come è già accaduto ai termini "anacoluto" e "perdincibacco". D'altronde - parlo da Veneto - che te ne fai di un "perdincibacco"  quando hai a disposizione tutta una serie di bestemmie del calibro di "Bio parco" o "Porno Divo".
Ad ogni modo, senza divagare oltre, mi fa piacere sentire che c'è un po' di sana ribellione in atto, un po' di serpeggiante "comunismo" (attenzione: con questo termine è possibile etichettare qualunque cosa che vada contro ai sacri dettami del buon Silvio), un po' di malcontento. Qualcosa che di tanto in tanto i nostri cugini francesi dimostrano nei confronti del governo: si incazzano, si creano tensioni e poi il governo medita, riflette e modifica le leggi.
Qui da noi va un po' diversamente: gli adulti bollano quel che accade come "ragazzate, bravate da sbarbatelli, anche io ai miei tempi...", il governo etichetta tutto come il solito movimento di "comunisti strumentalizzati" e prosegue con le proprie manovre. Tanto, mica gliene fotte un caspita del futuro di questo Paese,
Ma fortunatamente dalla rete e dal cinema giunge in nostro soccorso "l'idea" che permetterà alla nostra patria Italia di risollevarsi!




PS: un grazie agli autori del video Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi per la realizzazione e divulgazione tramite youtube. E un danke pure al "malvagio" per l'ottima segnalazione

domenica 21 novembre 2010

..:: Iron man 2 ::..

Titolo: Iron Man 2
Regia: Jon Favreau
Anno: 2010
Genere:  Azione

La trama in breve:
Io sono Iron Man" così, con lo svelamento dell'identità non più segreta, si chiudeva la storia del film precedente e così si apre quella di questo nuovo capitolo. Tony Stark è Iron Man e ora, dopo 6 mesi, che la notizia è di pubblico dominio il governo e le compagnie concorrenti, non troppo liete che la pace nel mondo sia mantenuta da un deterrente che non gli appartiene, tentano di appropriarsi dell'armatura: "Ho privatizzato con successo la pace" risponde Stark a chi lo accusa di essere fuori dal controllo statale. Non è tuttavia questo il problema più grosso del miliardario con l'hobby del supereroismo. Il palladio, elemento utile a far funzionare l'armatura, lo sta lentamente uccidendo inquinandogli il sangue e il brillante inventore non riesce a trovare un rimedio. Come se non bastasse, nel mezzo di una corsa automobolistica promozionale, a turbare la pace mondiale si presenta Ivan Vanko, figlio di un vecchio collaboratore di Howard Stark (il padre di Tony), colmo di rancore, volontà di vendetta e in possesso dei brevetti originali di molte invenzioni della Stark. (fonte mymovies).
Il mio commento:
A questo film, che ho visto in modo molto ma molto frammentario, compaiono almeno 3 attori che mi aggradano parecchio: Robert Downey Jr, Scarlett Johansson e Sam Rockwell.
Considerando anche la partecipazione di Don Chadle, Mickey Rourke, Samuel L. Jackson e Gwyneth Paltrow è lecito pensare che tutti questi volti noti del mondo del cinema vi abbiano preso parte per l'indiscutibile certezza di guadagnarci sopra un bel po'. Non tanto per la sceneggiatura o per la sfida di impersonare personaggi complessi e sfaccettati, intendo dire.
Per carità, il prodotto risultante è piuttosto godibile: veloce, dinamico, con tanta azione, un pizzico di sci-fi e verve. Da gustare, in modalità "brain off".
Le cosiddette "cavolate", della serie "è così, fidati", si sprecano: dalla creazione di un nuovo elemento chimico alla costruzione di un acceleratore di particelle in cantina, dalla capacità immediata di pilotare un "omo de fero" alla realizzazione di droni nell'arco di qualche giorno...ad opera di un solo uomo. Ma c'è di più: nel bel mezzo della minaccia costituita dai droni di Ivan Vanko, la bella agente Romanoff ha addirittura il tempo di farsi riccia!
Comunque sia, il risultato ai botteghini credo sia stato soddisfacente per tutti coloro che hanno preso parte alla produzione. Analogamente convince l'aspetto visivo, che fa leva su poderosi effetti speciali per rendere quanto più dinamica e avvincente ogni scena, da quelle in cui si muovono Iron Man e War Machine a quelle relative a Tony Stark scienziato alle prese con le proprie invenzioni e computer avvenieristici.
Sebbene l'arco narrativo si sviluppi in quasi due ore di film, manca il tempo per approfondire ciò a cui lo spettatore sta assistendo: tutto è immediato, rapido, quasi un videoclip di Mtv.  Scontato addirittura., come centrare con una frusta di plasma un'auto che si muove a mille mila all'ora.
Probabilmente, nel plot, c'era troppa carne al fuoco. Però credo che, con una maggior calma, oppure scegliendo di andare oltre le 3 ore di proiezione (vedi Watchmen) si sarebbe potuto realizzare qualcosa di significativo e memorabile, inaugurando una nuova era per la Marvel. 
Purtroppo, la decisione è stata quella di propendere per un polpettone hollywoodiano infarcito di effetti speciali lasciando ad un ipotetico domani le riflessioni su ciò che si è visto. Sia che si tratti di banalità come crackare e collegare postazioni pc poste in luoghi diversi del mondo (entrambe super protette...), far fuori qualche guardia con uno sgambetto o un pugno sugli zebedei o di raggiungere a botta sicura una segretaria /amministratrice tuttofare in pericolo di morte, senza scordare l'imprescindibile necessità di modificare il frontalino dell'armatura della propria corazza prima di entrare in azione, la visione rimane coerente con se stessa: son tutte cose che accadono e basta. Allo spettatore, soprattutto, deve bastare.
A me, personalmente, no.
Soprattutto quando mi trovo di fronte attori che so essere capaci di molto ma molto di più. 
Peccato insomma, perchè le occasioni c'erano per approdare ad un risultato che, tra tutte le pellicole dedicate ai super-eroi marvelliani, potesse regalare maggiori emozioni. Sia chiaro, siamo spanne sopra ai primi film su X-Men e fantastici Quattro ma appena sulla soglia della sufficienza. Considerando, tra l'altro, ciò che Nolan sta facendo con il personaggio di Batman...o quel che è stato fatto per Watchmen... Dove l'attenzione probabilmente è più tesa alla caratterizzazione dei personaggi - ok, pure qui ci sono una serie di problematiche che attanagliano Tony Stark ma il tempo per metabolizzarle è poco e lo stesso "omo de fero"  è costretto a vivere tutto con molta frenesia - che alla definizione di scenari fracassoni. Senza nulla togliere comunque ai droni e ai robot proposti in questo film, decisamente ben realizzati e d'impatto, con vaghi cenni ai cloni di Star Wars e ai Transformers in generale. L'armatura di Iron Man invece mi fa ben sperare per un ipotetico "Saint Seiya" o per una trasposizione di qualche manga / anime che presenti mecha cibernetici. Ma credo che il rischio ciofeca sia sempre e "quantaltremente" - come direbbe Albanese - in agguato.
Tra l'altro, di per sè, il personaggio di Iron man è piuttosto affascinante: Tony Stark ha un carattere vanesio ed egocentrico, è un ribelle eccentrico ricco da far paura, intelligente e preparato a tutto. Al cotenmpo ha difficoltà nei rapporti personali verso la propria segretaria/amica/amante, ne ha avuti con i propri genitori, è un alcolista, non ha un cuore, dipende dalla propria tecnologia, per di più è intossicato dal palladio. E se a tutto ciò aggiungiamo che di suo produce armi  di distruzione di massa ma, in realtà, è lui stesso un'arma, preteso e osteggiato dal governo del Paese che serve...beh, di conflitti e contrasti ce ne sono parecchi. Però risulta difficile condensare e esplorare il tutto nell'arco di un solo film. O, se anche ci si tenta, si finisce per trascurare il resto, ovvero i personaggi che orbitano attorno al protagonista e che contribuiscono a definirlo mettendone in luce aspetti positivi e limiti.
Ad ogni modo staremo a vedere che accadrà in futuro, qvisto che, nel 2013, è previsto pure un Iron Man 3..anche se, per allora, probabilmente Madhouse avrà già fatto conoscere la propria versione del noto personaggio Marvelliano...

Iron man 2 trailer


Iron man trailer - MadHouse

martedì 16 novembre 2010

..:: Ponderando (forse...) ::..

In questi giorni, tra un impegno e l'altro, straordinari e allenamenti nonchè esame di cintura a kung fu ho finito con il trascurare questo mio blog. A dire il vero, anche numerose altre attività nelle quali sono coinvolto o a cui vorrei/dovrei dedicarmi, tra cui vuoto di luce e terre di confine....ma tant'è che oggi a questo riesco a dedicare qualche minuto.
Davvero non mi capacito di dove finisca, ogni giorno, il mio tempo. 
Tutti i miei 86400 secondi giornalieri dove caspita vengono risucchiati?
E pensare che, anni fa, avevo il tempo di smaltirmi giornalmente un bel po' di fumetti, di dedicarmi ad anime e film, di partecipare a forum e portali web. Ora invece tutto scivola via, son sempre più stanco, mentalmente cotto e ho come l'impressione di concludere sempre meno. Prima o poi finirò col rivolgermi alla banca del tempo...
Forse è colpa del lavoro. Forse dovrei smetterla di stare dalla parte del fornitore e fare, almeno per qualche tempo, il cliente. In fondo, almeno da quello che talvolta sperimento, sembra molto più rilassante e piacevole: sei tu che avanzi pretese, che ti prendi i meriti se le cose van bene o che scarichi liquami et escrementi quando invece la situazione degenera, non sei tenuto a sapere nemmeno le cose che tu stesso chiedi o di cui sei responsabile, salvo poi pretendere l'esatto contrario di ciò che viene realizzato dopo mesi di assenza e disinteresse per un progetto... 
Un po' come i politici che in più di un'occasione votano leggi senza sapere di cosa stanno parlando, magari in perfetta antitesi con quanto sostenuto pubblicamente. 
A proposito dei nostri dipendenti pubblici, c'era un appunto che mi ero fatto e su cui, purtroppo, non son più riuscito a scrivere adeguatamente in merito: il pestaggio di Capezzone a fine ottobre.
Da quel che avevo letto il noto e amato portavoce di Silvio (ora, se fossi lui, sceglierei qualche gnocca come portavoce, altro che Bondi o Gasparri...), era stato aggredito da uno sconosciuto che, dopo avergli sferrato due pugni se l'è svignta lasciando il poveraccio a dolersi per i colpi subiti. Motivo dell'agguato? Non si sa e agli inquirenti, evidentemente, non gliene fregava de meno...
Comunque, che si sia trattato di vendetta politica da parte di qualcuno che, erroneamente,  aveva scambiato Capezzone per un politico o di furia omicida legata a situazioni personali, la notizia a suo tempo mi aveva abbastanza incuriosito. Non tanto perchè, sotto sotto, sono un schifoso cinico amante del sangue, nè tanto meno per malcelata antipatia verso il buon Daniele (a chi mai potrebbe essere inviso? Il web tutto ha dimostrato profonda compassione per il coerente e affidabile portavoce di S. B., come si può facilmente evincere dai post in questo forum), ma soprattutto per come il carnevale si sia concluso subito.
Ma come? Picchiano l'umile et onesto Silvio Berlusconi nel dicembre del 2009 - nel periodo in cui era in auge il caso Mills... processo a cui, a malincuore, dovrà mancare - e per settimane non si parla altro che di "amore che vince sull'odio". Subito diventa tutta una questione di tensione (fomentata dalla sinistra!!! maledetti comunisti che ineggiate al fancazzismo e al sesso selvaggio), di astio, di rabbia, contrapposta alla bontà d'animo, al candore e all'amore (ah, non dimentichiamoci i casi delle escort di 25 anni proprio di quel periodo...ehi? Ma non è comunismo questo?).
Tutti a parlare di sicurezza, di Silvio, di Tartaglia...che fine ha fatto quest'uomo, a proposito?
Ad ogni modo, il presidente del Consiglio subisce un attentato (pensate al putiferio che si sarebbe potuto verificare se "qualcuno" avesse voluto morto lo psiconano che va a farsi i bagni di folla...un colpo di pistola, una bomba e via...) e si scatena il finimondo mediativo. Picchiano un altro politico e...niente. Nessun clima di tensione, di odio. La sicurezza dei nostri dipendenti, dei rappresentati del popolo, in questo caso non è a rischio. Per carità, meno male: chissà quanto ci sarebbe costato mantenere una scorta per tutti i politicanti che abbiamo...certo, per la Carfagna magari più di un volontario lo si sarebbe trovato ma ci pensate a La Russa!
Per un attimo, quindi, ho creduto davvero di essere in una monarchia: se il re viene minacciato allora scatta l'allarme generale; se capita agli altri, ai lacchè, ai portavoce, alle altre pedine del potere, "chissene".
Al limite, un po' di terapia (bunga bunga ad oltranza?) e la tensione scema. O si muore di Snu snu...
Tra l'altro, se un tizio lancia una statuina del duomo addosso allo psiconano si tratta di "rischio sicurezza nazionale" ma se sua maestà va a mignotte sconosciute, allora va tutto bene.
Lasciate che l'imperatore si trastulli e non rompete, va! Al popolo, agli italiani, ci penseremo poi. Forse.
Tanto, hanno Sky, Mediaset Premium, le tette della Marcuzzi, il calcio e il Grande Fratello...che altro vuoi che importi a loro? Del lavoro? Macchè...
Che poi, a dirla tutta, anche su questo fronte c'è un po' di confusione sul da farsi secondo me. Diciamo che trovo alquanto imbarazzante leggere contemporaneamente, il 28 ottobre scorso, due notizie agli antipodi: "Draghi: disoccupazione all' 11%", "Brunetta: 300 mila posti di lavoro tagliati in 3 anni".
Difficile combattere la disoccupazione creando disoccupazione. Semmai poteva essere interessante mantenere quei posti e ridurre altre spese (tipo la pensione ai parlamentari...?)
Per fortuna, alla nostra testa - il culo degli italiani sappiamo già che è stato deflorato...-, di tanto in tanto qualcuno ci pensa,
E cerca, e prova, e si arrischia a proporre contenuti interessanti anche attraverso la scatola sorda che è la televisione. Complimenti a Fazio e Saviano, quindi, e al loro "Vieni via con me" su RaiTre, programma che sta riscuotendo un ampio consenso e che personalmente, per quel che mi è riuscito di vedere, ho apprezzato. 
Probabilmente son fortunati che al lunedì le maggiori autorità del Paese sono impegnate nell'ultima serata di bunga bunga selvaggio del "lungo weekend settimanale" prima di riprendere le attività istituzionali.
Magari pure a spese nostre (mi vien male a pensarci...7000 euro per una sera...se valesse per 500 parlamentari...azz...).
Non dimentichiamoci che siamo NOI i veri clienti, quelli che pagano, per avere un certo servizio e si affidano a mani e menti capaci per avere un futuro solido e luminoso. 
Magari federale, come tanto insistono i tizi della Lega senza però spiegare bene come verrebbe effettivamente realizzata la faccenda. Dopotutto, ai comuni vengon tagliati sempre più fondi, le regioni spendono la maggior parte delle risorse in sanità e a livello di bilancio non si sa bene come siano prese. Che poi, se c'è un debito pubblico che continua a crescere, è lecito pensare che questo riguardi pure le regioni...per cui occhio che tra qualche anno non ci si trovi tutti ad esultare all'annuncio di tasse e situazioni critiche da sostenere. Non che adesso siano rose e fiori... Il fatto che abbia citato la Lega, comunque, è solo in riferimento allo scambio che avrebbe voluto avere il buon Roberto "ho anch'io qualche scheletro nell'armadio" Maroni con "Boppo" Saviano: "Lega Nord e 'ndrangheta? Ma dai! E' un'infamia, una calunnia, è...ehi, aspetta...uhm...forse qualcosa di vero c'è....".
Dulcis in fundo, per concludere questa carellata di pensieri senza capo nè coda, perchè non tirare in ballo Sgarbi? Il pacato Vittorio, esperto d'arte e di problemi energetici, qualche sera erudiva Daria Bignardi e mugliaia e migliaia di spettatori in materia di energia eolica e impianti fotoelettrici. Costano. Sono brutti.  Sono anti-economici. Insomma, non andrebbero realizzati o, almeno, non dove dice lui, perchè rovinano il paesaggio. 
Questa la sua tesi. 
E c'ha ragione.
Difatti, l'Europa ha concesso appositi fondi perchè le nazioni europee li sfruttino per incentivare l'economia e l'utilizzo di energie rinnovabili (ma che sole vuoi che ci sia in Sicilia?) ma noi italiani non li sfruttiamo, Piuttosto lasciamo che aziende estere vengano a fare i lavori qui da noi pagandoli e lasciando pure che LORO sfruttaino quei soldi (che sarebbero nostri...).
Se poi a tutto questo aggiungiamo che, nel 2010, l'Italia non ha manco uno straccio di piano energetico non rimane altro che alzarsi e mandare a bunga bunga tutto e tutti:


martedì 9 novembre 2010

..:: ApertaMente ::..

Approfitto di questo mio spazio personale per diffondere un comunicato stampa fattomi pervenire da un conoscente:

Gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell''Università degli Studi di Padova per quattro serate d'Apertura di Palazzo Maldura.
Da lunedì 8 novembre a giovedì 11 novembre, dalle 18.30 alle 24.00: formazione, dibattiti, cineforum, esposizioni, musica!

Gli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Padova sono allarmati per le prassi dell’attuale Governo: distruggere il futuro della nostra cultura, il futuro della nostra generazione e il futuro della Repubblica.
Di fronte all’unanime e silenziosa accettazione da parte delle realtà politiche di questo progetto, hanno deciso di rispondere alla “riforma” Gelmini-Tremonti riappropriandosi dell’Università.
Gli studenti useranno la forza data dalla loro indignazione per dimostrare che è possibile gestire un’università al di fuori di logiche utilitaristiche, quelle logiche che attualmente riscuotono tanto credito, al di fuori del più classico mercantilismo baronale, tanto combattuto a parole quanto non ostacolato nei fatti. Per questo la loro Preoccupazione è sì una nuova forma di protesta, ma soprattutto una proposta per un nuovo rapporto fra le persone che vivono l’università.
Vogliamo cooperazione, non competizione.
ApertaMente. Perché ci siamo resi conto che l’attacco all’Università è solo parte di un più ampio processo di smantellamento del sistema Paese. Non rimarremo chiusi fra le quattro mura di Palazzo Maldura, ma apriremo una discussione con tutti coloro che vogliono prendere in mano il loro futuro. Dall’8 all’11 novembre Palazzo Maldura sarà il fulcro di una serie di manifestazioni che riguarderanno anche l’esterno degli spazi universitari: formazione, dibattiti, cineforum, esposizioni e musica.

PROGRAMMA

Lunedì 08 novembre:
18.30, Dibattito: Il nostro futuro differente, reddito, welfare, diritto allo studio e precarietà.
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: Matteo Fantuzzi, quattro chiacchiere con l'autore e letture da Kobarid Poesia Militante, poesia per la gente.
21.30, Cineforum: Tutta la vita davanti (P. Virzì - 2008) e If.... (L. Anderson - 1969)

Martedì 09 novembre:
18.30, Cineforum: La classe (L. Cantet – 2008) e Les amantes reguliers (P. Garrel - 2004)
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: Morgan Palmas, del celebre blog di scrittura, Sul Romanzo. Letteratura Online come resistenza culturale.
21.00, Dibattito: Non ci meritate, retorica meritocratica e valutazione dei saperi.

Mercoledì 10 novembre:
18.30, Dibattito: Dal terremoto dell'Aquila all'alluvione di Vicenza, le risposte del Governo alle
emergenze ambientali.
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: Simone Batting per Samgha, Alessandro Assiri (Anterem e Poesia2.0) e Francesco Terzago per Poesia2.0. Fare rete per la letteratura della rete.
21.00, Cineforum: Draquila (S. Guzzanti – 2010)

Giovedì 11 novembre:
18.30, Cineforum: I pugni in tasca (M. Bellocchio - 1965)
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: direttamente da AbsoluteVille, Luigi Nacci, poesia performativa, quale futuro per la poesia italiana.
21.00, Dibattito: L'Università nella città, Assemblea Cittadina.


Per maggiori informazioni: ApertaMente

domenica 7 novembre 2010

..:: Mutant Chronicles ::..

Titolo: Mutant Chronicles
Regia: Simon Hunter
Anno: 2008
Genere:  Horror, Sci-fi, Azione

La trama in breve:
Anno 2707: la Terra è dominata da quattro grandi multinazionali (la Capitol, la Bauhaus, la Mishima e la Imperial) che si sono oramai sostituite agli Stati nazionali e che combattono fra loro un'aspra guerra militare per il controllo dele esigue risorse naturali rimaste nel pianeta. Nel corso di un battaglia combattuta sul suolo europeo tra la Capitol e la Bauhaus, una bomba distrugge un antico sigillo di roccia nel terreno, nel quale secoli addietro era stata rinchiusa la Macchina, un misterioso congengno in grado di trasformare gli esseri umani feriti o morti in spietati mutanti assassini e senz'anima. Orde di mutanti fuoriescono dal terreno, uccidendo tutti i soldati e conducendoli alla Macchina, da dove parte un tentativo di conquistare il mondo. Constantine (John Malkovich), capo della Capitol, convoca i vertici delle multinazionali per organizzare una strategia comune, e nel corso dell'incontro viene deciso di abbandonare la Terra. Ma proprio prima che Constantine parta, da lui si reca Fratello Samuel (Ron Perlman), capo dell'ordine monastico che secoli addietro aveva guidato la rivolta degli uomini contro la Macchina e i suoi mutanti. Samuel è il custode delle Cronache, il libro che profetizza il risorgere dei mutanti ma anche quello di un salvatore che è destinato a distruggerla. Convince così Constantine a farlo partire per una pericolosissima missione, alla quale parteciperanno la guardiana del libro Severian (Anna Walton) e alcuni soldati dei quattro eserciti mondiali: Mitch Hunter (Thomas Jane) e El Jesus per la Capitol, Steiner per la Bauhaus, Valerie Duval (Devon Aoki) e Juba per la Mishima e MacGuire per la Imperial. Assieme partiranno per un viaggio nelle viscere della Terra per cercare di distruggere per sempre la Macchina e i suoi mutanti. Mutant Chronicles è ispirato da un celebre ed omonimo gioco di ruolo. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Prima di passare alla recensione vera e propria mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.
Innanzitutto, Mutant Chronicles è un gioco di ruolo degli anni 90 con ambientazione techno fantasy. Di questo sono uscite diverse versioni tra cui anche una basata su carte che, anche in Italia, ha riscosso discreto successo e nella quale pure io ho investito parecchi denari e tempo quando ero alle medie e ai primi anni delle superiori. L'ambientazione del gioco è stata inoltre definita e caratterizzata mediante illustrazione, racconti, romanzi, videogames e fumetti, il tutto per creare e ampliare il mondo all'interno del quale si svolgono le battaglie tra le varie fazioni coinvolte e che milioni di appassionati in tutto il mondo hanno combattuto strenuamente tra loro. La dinamica prevede infatti che ogni giocatore sfrutti al meglio le carte del proprio mazzo per schierare guerrieri e mezzi, potenziandoli con armi, incantesimi e fortificazioni e conducendo al meglio la battaglia contro i propri avversari, primeggiando su di loro.

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