lunedì 27 dicembre 2010

..:: Match Point ::..

Titolo: Match Point
Regia: Woody Allen
Anno: 2005
Genere: Drammatico

La trama in breve: 
Chris Wilton è un tennista che ha rinunciato alla sua carriera e ora fa il maestro di tennis a Londra in un club di alto livello. Qui conosce il ricco Tom Hewett e sua sorella Chloe che si innamora subito di lui e del suo apparente interesse per la cultura. Il ricco padre dei due lo inserisce nella sua attività finanziaria e il matrimonio tra Chris e Chloe si avvicina. Ma Chris, che ha conosciuto la fidanzata di Tom (l'aspirante attrice americana Nola) e ne è rimasto irrimediabilmente attratto, quando la reincontra libera dal legame con il quasi cognato inizia con lei una relazione basata sulla passione. Il matrimonio avviene e Chloe desidera a tutti costi la maternità. A rimanere incinta è invece Nola che vuole che Chris lasci la moglie. Incapace di resistere alla pressione Chris escogita una via di fuga. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Rispetto a molti altri film che ho recensito in codesto spazio virtuale, probabilmente, Match Point rappresenta qualcosa di differente. Colpa di Silvia, con tutta probabilità, assieme alla quale ho visto il film.
Non siamo di fronte ad una visione di genere fantastico o sci fi, nemmeno appartenente al filone azione o demenza pura. Match Point costituisce invece un'esperienza discretamente raffinata ed elegante, con una storia che ruota accarezza ossessivamente il concetto di fortuna contrapposto al talento e che risulta convincente ma al contempo amara. 
Quello costruito da Woody Allen è un intreccio che appassiona e coinvolge, più che verosimile, decisamente ben costruito. Prevede relazioni amorose, ambizioni, dinamiche familiari, tradimenti e forti passioni, siano queste l'amore fisico, l'ossessione oppure la violenza dell'omicidio.
Difficile rimanere indifferenti a quanto viene proposto. 
A dire il vero mi manca il raffronto con altri film di Woody Allen, soprattutto le commedie che l'hanno reso famoso a livello internazionale (di queste ho visto solamente l'ottimo Melinda e Melinda, di cui ho brevemente parlato qui), tuttavia credo sia un ottimo autore. Molto capace insomma, sia dal punto di vista della regia che della sceneggiatura proposta allo spettatore. 
Certo, immedesimarsi nei panni di aristocratici londinesi avvezzi all'opera e a vivere in regge sontuose non è da tutti, ma tale scelta costituisce un ulteriore elemento che arricchisce la trama poiché cambia le prospettive da cui inquadrare certe dinamiche e certe scelte. Come in una partita a poker, per così dire, la posta in palio è decisamente più alta rispetto a quella che potrebbe giocarsi un comune cittadino intrappolato (credo sia il termine che meglio descriva quel che accade a Chris) in dinamiche analoghe a quelle in cui è coinvolto Chris.
Al contempo, fa risaltare ancor di più l'efferatezza di quanto avviene nel finale, la premeditazione (scusate per lo spoiler) nell'uccidere al solo scopo di salvaguardare se stessi e la parvenza dabbene cucita addosso.
Piaciuto assai e assai anche l'insistenza sul tema della fortuna, sulle occasioni in cui tutto sta per andare a monte, in cui la tensione del protagonista si fa palpabile e urgente, per poi scemare proprio in virtù della sorte che gli è dannatamente favorevole.
Non si tratta, però, di una giustificazione o di un parteggiamento: la narrazione di quanto vive il protagonista e di ciò che finisce col compiere è tutto sommato partecipata ma distaccata. Non vengono pronunciati giudizi o condanne. Questo compito semmai spetta allo spettatore. Al limite ciò a cui ammicca il film è l'ingiustizia, chiamiamola così, che esiste. Non assoluta, ma certamente un dato di fatto in un caso come quello proposto e che, probabilmente, rispecchia molte situazioni effettivamente verificatesi.
Soprassedendo sui giudizi relativi alla moralità degli attori coinvolti nell'intreccio, ho comunque apprezzati i vari rimandi e parallelismi tra le relazioni che si instaurano tra i personaggi così come l'atmosfera a tratti sospesa e sostenuta, in linea con la nobiltà che si addice al loro rango. 
Certo, il film presenta anche alcuni difetti o, quantomeno, delle situazioni che lasciano lo spettatore a corto di spiegazioni (possibile che nessuno in quella caspita di casa sia sia accorto, non dico dell'assenza di Chris e Nola, non dico di loro che si accoppiano nel campo, ma almeno che sono rientrati entrambi sporchi di fango e terra dopo aver copulato selvaggiamente all'aperto mentre il diluvio universale imperversava? Possibile che nessuno, nemmeno della servitù, abbia notato l'assenza di fucili dalla propria rastrelliera? E possibile che una dannatissima moglie possa non toccare mai il cellulare o la borsa da tennis del marito?) però nel complesso questo Match Point si difende bene. E convince.
Anche dal punto di vista della fotografia e della colonna sonora, spesso tendente alla lirica.
Ottimi infine gli interpreti scelti, soprattutto Scarlett Johansson e il protagonista Jonathan Rhys-Meyers: entrambi perfetti, entrambi bellissimi, entrambi "fuori posto" nell'aristocrazia nella quale si son venuti a trovare. Entrambi posti di fronte all'occasione di emergere ma solo uno dei due premiato dalla fortuna. O più semplicemente più ipocrita dell'altra che, in fondo, aveva pure l'occasione di scalare società e potere eventualmente conducendo una doppia vita. Sfortunatamente Nola è donna, attrice, osteggiata dalla madre di Tom Hewett, mentre Chris è assai favorito dal suocero, padre di Chloé e dello stesso Tom: la differenza tra le sorti dei due, forse, sta tutta qua. 
Bastava un nonnulla (tipo un anello che rimbalza su di un corrimano...) perché i ruoli si invertissero e invece...
Un plauso comunque al buon Chris: si è fatto davvero una vitaccia tra moglie e amante, sempre pressato e sotto tensione anche per via di un lavoro decisamente non facile. Fortuna o meno, il ragazzo aveva comunque delle buone qualità: diversamente sarebbe schiattato o fuggito prima.


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