mercoledì 25 novembre 2009

..:: Il tempo è Tassoni ::..

Quante cose al mondo vuoi fare, costruire, inventare....ma trova un minuto per me!
Tassoni!
"Sono 4 euro, grazie".
"Ma come? Non si paga al banco?"
"No, qui si paga al momento dell'ordinazione".
Ah, vabbè...Comunque, non era esattamente di questo che volevo parlarvi. E' da un po' che non posto sul blog ed il motivo è riconducibile alla Tassoni. Volevo dire, al tempo "per me" del gingle.
Ultimamente mi è venuto meno quel tot di tempo libero mio personale che mi permetteva di dedicarmi ai miei progetti :-(
Pian piano conto di recuperare anche se gli impegni non mancano (ad esempio, domani ritrovo per "Il paese che vogliamo" anche per tirare le somme dopo il primo numero de La Pulce) ma nel frattempo mi sa che mi son perso le occasioni per commentare un po' di cose.
Il decreto sui processi brevi, ad esempio, senza dubbio una priorità del governo e che, a detta di Alfano, coinvolgerà solamente l'1 % dei processi attuali. Di conseguenza, qualcosa non torna: o Alfano ha calcolato male, o ha detto una cavolata, oppure i conti che Travaglio sparava sul blog di Grillo sono totalmente infondati. E conoscendo Travaglio, dubito che la terza ipotesi sia la più vera.
Mi sarebbe piaciuto spendere due parole anche sugli impegni di Silvio per il 16 novembre: l'unico leader politico presente al congresso della Fao, da un lato encomiabile, dall'altro...
Oppure avrei voluto accennare alla speculazione sull'acqua che in questi giorni è stata avvallata per mezzo del decreto Ronchi.
O ancora, perchè non parlare un po' delle innovazioni di Brunetta in materia di internet contrapposte agli 800 milioni di euro che, pur essendo dedicati all'ammodernamento della infrastruttura telefonica sono fermi? E sulla crisi economica che mi dite: c'è o non c'è? E' una chimera? E' una menzogna comunista?
Due parole probabilmente le avrei spese anche sul caso Marrazzo e sui trans, l'ultima moda in questo periodo soprattutto in termini di gossip. Spero solo non diventi qualcosa di simile al caso di Garlasco o di Meredith, eterni e inutili. Di certo la faccenda è ancora ben lungi dall'esser svolta e spero che venga posta la dovuta attenzione dalle autorità competenti. E Studio Aperto non mi sembra che rientri in questa categoria...
Chissà cosa ne verrà fuori da qui ai prossimi mesi, probabilmente enormi e scandalose sorprese.
La stessa domanda che in molti, immagino, si fanno ogni qualvolta dj Angelo appare a Colorado Cafè. Non tanto per lui in sè, ma per il tripudio di poppe che le inquadrature solitamente concedono. Addirittura credo che in molti nemmeno si accorgano che l'omino ci sia, vedono le bocce di Cristina Del Basso e immaginano...qualcuno forse immagina anche notizie simili a questa...
Ad ogni modo amen, tempo permettendo magari ci tornerò.
Non sulle capacità polmonari della colta soubrette...
Silvia perdona questi miei interventi ma l'ora è tarda...e le visite al blog sono in calo...non è stata colpa mia. Dico sul serio. Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! (omaggio gratuito e volontario, sebbene non autorizzato, al film The Blues Brothers)
Dicevo...ci tornerò sugli argomenti sciorinati sopra.
Per stasera mi limito invece a segnalare la mia presenza e a lasciarvi con un video demenziale (trito e ritrito...).



Prossimamente spero di riuscire a postare qualcosa di più significativo :-)

domenica 15 novembre 2009

..:: Videocracy - Basta apparire ::..

Titolo: Videocracy - Basta apparire
Regia: Erik Gandini.
Anno: 2009
Genere: Documentario

La trama in breve:
Un documentario che, a partire dalla trasmissione di uno strip casalingo di una delle prime televisioni private, affronta il tema del potere della televisione in Italia grazie a materiale di repertorio, a interviste esclusive a Lele Mora e a Fabrizio Corona e alla storia di un giovanotto fortemente intenzionato a diventare il Van Damme cantante della televisione.
Diciamolo subito a scanso di equivoci: per il pubblico italiano (sia che sia favorevole o sia che sia contrario a Berlusconi e al suo mondo) non c'è nulla di nuovo sotto il sole tranne qualche gustoso particolare. La vetrina veneziana diventa invece importante come trampolino di lancio per un reportage che batte bandiera svedese e che, quindi, può circolare all'estero. In quelle sedi oltre confine Videocracy potrà trovare la sua giusta collocazione e contribuire a un dibattito sulla situazione italiana. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Attendevo la visione di questo film e confermo che si tratta di un documentario da vedere e su cui riflettere, abbastanza asettico nel documentare una certa rivoluzione culturale che c'è stata e che tuttora è in atto nel nostro Paese.
Probabilmente non dice nulla di nuovo, nel senso che l'importanza che riveste la televisione nel tratteggiare dinamiche di potere e di comunicazione, oltre che nel delineare obbiettivi esistenziali e manie nostrane, è cosa più che nota.
E' comunque inquietante e triste assistere alla descrizione di tutto ciò, e capire di essere impotenti.
La televisione, ma certamente questo discorso può essere ricondotto anche ad altri media come stampa e internet, gioca un ruolo determinante nel formare le coscienze. Nel produrre cultura e proporre modelli di vita a cui, nel bene o nel male, guardare. Nel tempo è divenuta un'arma, di distrazione o meno, che viene usata per plagiare, in un gioco perverso all'arricchimento e al divertimento.
E noi, noi popolo italiano, siamo al contempo vittime e artefici di un certo gioco all'immagine. Siamo noi che comunque vogliamo andare in televisione, vogliamo apparire. Sappiamo che si tratta di un mondo marcio e vuoto, ma non possiamo sottrarci al bisogno di "essere popolari" che, ormai, è divenuto nostro pane quotidiano.
Apparire significa notorietà, potere e denaro; e solo chi possiede denaro e potere può considerarsi "realizzato".
In questo contesto, vivere come persona qualunque, come un semplice operaio ad esempio, è sinonimo di fallimento esistenziale, di un anonimato difficile da accettare. O, per lo meno, questo è quello che sembra vivere la massa.
Purtroppo chi controlla i media lo sa e quindi gioca e alimenta questo desiderio, questo bisogno indotto. Si cerca allora di portare la gente in tv, di rendere l'esperienza televisiva alla portata di tutti, lasciando intendere che solo all'interno della "scatola sorda" vi è la vita, il successo, la felicità. Il paradiso forse.
Di certo il divertimento, quel divertimento privo di responsabilità che, nel bene o nel male, ci viene insegnato e che, in alcuni casi, ha condotto qualcuno alla gestione del potere democratico.
Il documentario propone inoltre una descrizione delle figure chiave che determinano l'ascesa e l'affermazione degli individui, gente priva di scrupoli e insulsa che comunque comanda e decide in nome di non meglio precisati criteri (e non sempre sembra scegliere bene...). Agenti e produttori che, al pari di semi divinità, risultano intoccabili e immuni a tutto. Persone (marce) cui però la gente si rivolge, desiderando un aiuto, una spinta, un assaggio di quel potere/successo che loro possono elargire.
A loro discrezione, in base a "messaggi divini" che solo loro sentono.
La cosa triste è che, in realtà, siamo noi stessi, noi come "popolo italiano" prima ancora che come spettatori, ad alimentare dinamiche inquietanti.
Ad accettarle nonostante siano costantemente sotto i nostri occhi con il risultato che ne veniamo doppiamente condizionati. Già, perchè oltre a creare bisogni e modelli, la televisione insegna che non c'è bisogno di istruzione. Le persone che emergono o che ci lavorano, quelle che contanto diciamo, non lo fanno in virtù di qualità artistiche o culturali. Anzi, tutt'altro.
Lo dimostrano benissimo i reality o le finte trasmissioni "d'arte" come "Amici" o "xFactor": gente che balla e canta tutto il giorno. Mica gente che si spacca 8 ore al giorno ad imparare a suonare la chitarra o il pianoforte e che poi rimane nelle retrovie, in ombra, anche se magari finisce con l'accompagnare "artisti" famosi.
Senza contare le indubbie lauree maturate da calciatori e veline.
E senza cultura, temo, diviene ancora più facile cadere nella trappola dei media e della manipolazione, in una corsa all'imbarbarimento e alla devastazione delle regole di base della democrazia.
In questo senso, pure votare per chi offre divertimento e scorciatoie per il successo diventa un fatto naturale. Così come vivere il "potere" come forma privilegiata per "farsi i cazzi propri" (like Corona docet) piuttosto che per costruire o farsi carico di responsabilità collettive.
In conclusione, guardate questo film e ponderate ^_^



Giusto per dire: Videocracy censurato da Rai e Mediaset. I due principali sistemi televisivi italiani (controllati da chi? by Leo) si sono rifiutati di mandare in onda il trailer del nuovo film della casa di produzione Fandango, diretto da Erik Gandini... (continua)

domenica 8 novembre 2009

..:: Battaglia per la Terra (Battle for Terra) ::..

Titolo: Battaglia per la Terra (Battle for Terra)
Regia: Aristomenis Tsirbas
Anno: 2009
Genere: Animazione, Fantascienza, Avventura
Doppiatori: Evan Rachel Wood, Luke Wilson, Amanda Peet, Justin Long, Chris Evans, Dennis Quaid, James Garner, Brian Cox, David Cross, Danny Glover, Chad Allen, Ron Perlman, Rosanna Arquette

La trama in breve:
Mala è una ragazza precoce, che vive sul bel pianeta Terra: il nome è lo stesso, ma è tutto molto diverso rispetto alla “nostra” Terra. Lì, infatti, regnano pace e tolleranza. Gli umani, una volta scoperto il pianeta omonimo e avendo esaurito le risorse del loro mondo, decidono di occupare Terra e renderla un luogo abitabile per gli umani, ma velenoso per i terriani. Durante l’invasione ostile di Terra, il padre di Mala, Roven, viene rapito. Nella speranza di salvarlo, la ragazza cattura e nasconde un pilota umano di nome Jim. Mentre Mala si prende cura di lui, i due diventano amici e ideano un piano che potrebbe salvare sia la razza umana che il rigoglioso pianeta Terra.


Il mio commento:
"Ohhhh, finalmente!": questa l'esclamazione con cui sottolineai l'uscita del film, a suo tempo, e con cui l'ho piacevolmente accolto oggi. Basta con alieni invasori, capovolgiamo le parti, mostriamo un film in cui NOI siamo gli invasori. Questa era un'idea malsana che ho più volte espresso tra me e me e i miei amici e finalmente l'ho vista applicata ad un gran bel film d'animazione di genere fantascientifico.
Davvero spettacolare, ben realizzato e ricco di spunti.
E' disturbante ritrovare noi stessi nei panni degli ottusi aggressori, esseri che bombardano, attaccano e rapiscono prima ancora di provare a stabilire un contatto. Come dei barbari privi di coscienza intenzionati solo a depredare, desiderosi solamente di ricchezze e risorse per sopravvivere. Motivazioni legate alla disperazione, per carità, ma che comunque non giusitifcano il comportamento degli umani all'arrivo su Terra nè tanto meno legittimano rapimenti e attacchi. Nemmeno si chiama così il pianeta, nemmeno è loro ma già viene ribatezzato. Poco importa delle creature che ci vivono, degli animali e dell'ecosistema esistente. Noi siamo dèi, siamo onnipotenti. Se abbiamo bisogno di qualcosa, ce lo prenderemo, ecco il messaggio. Poco importa che si tratti di un pianeta, di ossigeno o di petrolio...o che per arrivarci si sia costretti a schiavizzare popoli, a portare democrazia o a sterminare.
Come nel caso dei terriani. Carini e pacifici, i terriani sono a metà tra l'essere umano ed una sorta di creatura acquatica capace però di volare, muovendosi sinuosa nell'aria, in perfetta simbiosi con le forze naturali. Forse un esempio sublime cui dovremmo mirare piuttosto che annientare.
Spettacolare la grafica con cui è stata resa l'intera esperienza visiva che offre il film, alternando sia esplorazioni cosmiche che panoramiche di un mondo primigenio e puro, naturale e incontaminato. Scene oniriche e immaginifiche (non so perchè, la balena che vola mi ha richiamato alla mente BlueSubmarine Numero 6...). Più che riuscite anche le caratterizzazioni dei mezzi navali, delle stazioni orbitanti e dei "macchinari" usati dall'uomo. Molto probabilmente la trama si svolge in modo troppo rapido e, per certi versi, semplicistico, però siamo in ogni caso di fronte a qualcosa di singolare.
Alcuni passaggi potranno ricordare scene di film come Guerre Stellari, oppure anticiparne altri che ancora devono uscire (ad esempio Avatar), ma di certo le dinamiche trattate, i messaggi e certi simboli catturano l'attenzione e colpiscono.
[Spoiler!!!] Parlo ad esempio del soldato americano che fa il kamikaze, delle frange militari "USA"ne che insidiano il potere (rappresentato, tra l'altro, da un presidente nero...molto attuale direi...) e mascherano la bramosia di belligeranza con l'esigenza di salvaguardare il bene comune. Mi riferisco alla rapidità con cui si decide di inquinare e deturpare un mondo, alla scelta della "siringa" come forma suprema di oppressione (come diceva Mr Smith in Matrix, noi umani siamo un virus per il pianeta) oppure ancora alla forma delle astronavi che richiama la croce, emblema di martirio e speranza.
Un film che, inspiegabilmente, è passato in sordina e che è stato spacciato "per bambini" (strano a dirsi...). Molto intelligente e acuto invece, pericoloso e sovversivo per certi aspetti. Da vedere assolutamente, meglio ancora se in 3d.


sabato 7 novembre 2009

..:: X Men le origini : Wolverine ::..

Titolo: X Men le origini : Wolverine
Regia: Gavin Hood
Anno: 2008
Genere: Azione
Cast: Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Dominic Monaghan, Ryan Reynolds, Lynn Collins

La trama in breve:
Sulle montagne rocciose canadesi, Logan cerca la pace dopo un secolo di guerre e violenza. Silverfox lo ama e lo incoraggia a dar retta alla propria natura umana e a tenere a bada la forza sovrumana e mutante che è in lui, ma il brutale assassinio della donna da parte del fratello Victor, riporta inevitabilmente Logan nelle mani di Stryker, che vuole fare di lui l'Arma X, una macchina da guerra indistruttibile. Nel corso di un'operazione d'indicibile sofferenza, lo scheletro di Wolverine viene rivestito di adamantio e ne esce un essere invulnerabile, il più micidiale degli esperimenti di laboratorio che Stryker sta operando sui mutanti: un cuore di dolore dentro un'impalcatura di rabbia, in attesa di rivolgere la propria furia contro il giusto nemico. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Strano a dirsi ma, rispetto agli altri film dedicati agli X-men, questo mi ha convinto già di più. Ha addirittura una sua coerenza e un minimo di filo logico: ci sono delle cause e delle conseguenze, ci sono motivi che si ripropongono e scelte, talvolta, motivate. E tanti combattimenti. Le cazzate si sprecano, non lo nego, così come è palese che non rappresenti un capolavoro, però son riuscito a guardare sobbalzando e imprecando meno del previsto (tranne in presenza di Gambit).
L'idea di puntare su Wolverine per inaugurare una serie di film sui singoli personaggi degli X-men è buona, magari sarebbe stata ancora più utile se frutto di un progetto corale. Mi spiego: anzichè realizzare ben tre film di cacca sputtanando e dissacrando una serie che procede da decenni e che ha un discreto numero di lettori, forse sarebbe stato più opportuno tentare di offrire una panoramica dei vari personaggi già dopo la prima pellicola per poi concludere la saga. Oltretutto, già nei primi tre film della serie Wolverine è sempre stato al centro degli eventi. Sarà anche uno dei personaggi più amati e uno (di 2!!!) ad aver all'attivo una serie tutta sua di fumetti, però trovo che sia ingiusto per gli altri suoi compagni.
Comunque, in questo film c'è un po' di tutto: azione, intrighi, colpi di scena, storie romantiche, muscolacci in bella mostra, uomini nudi che corrono, scene sdolcinate, cazzate, esplosioni, comparsate di personaggi e rivisitazioni della storia descritta nei fumetti della serie X-men. Mi sfuggiva ad esempio il grado di parentela tra Wolverine e Sabretooth...così come mi sfuggiva la mancanza della bocca per Deadpool, una geniale scelta di sceneggiatori astuti. Già. In fondo, Deadpool ha solamente un fattore rigenerante più potente di quello di Wolverine...immagino sia più difficile curarsi lesioni alla bocca che riattaccarsi la testa...
Altri dubbi riguardano Xavier e Ciclope.
Il primo, misteriosamente, cammina e giunge a salvare "i prigionieri" dell'isola di Stryker...che tanto segreta e isolata poi non è.... A parte che, detta tra noi, essendo il professor X un telepate potentissimo (nel fumetto) poteva salvarli quando cacchio gli pareva, ma perchè cammina? E che cavolo! All' "inizio" camminava, quando ancora era giovane e amico di Magneto, ma non nel presente! Altro mistero riguarda Ciclope, un personaggio "cazzuto" e che ammiro e che finalmente in questo film fa percepire la potenza dei suoi raggi ottici: si distrae un attimo, cade, e puf...rasa al suolo una scuola. Perchè allora nei precedenti tre film degli X-men è stato tratteggiato come una checca inutile? Perchè??? Cos'ha Wolverine più di lui? Di certo la fisicità, gli artigli, il fascino animale e una certa predisposizione alla violenza. Il fatto poi che non possa ferirsi esteriormente ma solo emotivamente lo rendere una personalità affascinante, per carità, però certe scene "spinte" potevano evitarsele. Ad esempio quella dell'esplosione dell'elicottero o la fuga in moto dal fienile. Americanate. Dopotutto però, lo vogliono tutti e tutti lo cercano (tranne Xavier...che salva i giovani mutanti tranne Gambit e Wolverine...preferirà i minorenni...mah..) perchè "è il migliore in quello che fa, e quello che fa non è piacevole". E non stiamo parlando di nettezza urbana. In ogni caso, allora sorge spontanea qualche domanda: perchè viene usato Wade come corpo per divenire l'arma XI? Come mai inizialmente le prende da Sabretooth? E perchè quest'ultimo viene usato da Stryker per stanare i mutanti al posto di Wolverine, se è Logan "il migliore"? Misteri...
Misteri al pari di quelli che ruotano attorno alla figura di Gambit. Ovvero il motivo per cui non volevo vedere questo film...poi, siccome ero a casa con l'influenza e non mi riusciva di fare molto altro ho deciso di rivedere questa mia posizione. E me ne sono pentito.
Gambit, al pari di Wolverine, è l'altro personaggio degli X-men che ha una testata fumettistica tutta sua. Quindi non è l'ultimo degli arrivati, anzi. Oltretutto è il mio personaggio preferito e sono rimasto a dir poco basito da come l'hanno reso. Passi per la fisicità, che tutto sommato è adeguata, passi per l'appiattimento del suo carattere, passi per l'annullamento del suo fascino e di tutto ciò che lo caratterizza come eroe maledetto e romantico, ma almeno il suo potere. Sfido chiunque degli spettatori che non ha mai letto il fumetto degli X-men a dirmi qual è il suo potere dopo aver visto il suo comportamento nel film! O a spiegarmi come (e perchè) ha fatto ad intromettersi nello scontro tra Wolverine e Sabretooth visto che un secondo prima era stato tramortito dallo stesso Wolverine. Invece, incurante di ciò, piomba dal cielo roteando il bastone a mo di elicottero e permette a Viktor di scappare dopo aver sconquassato tutta la zona...
Vabbè, in ogni caso, guardandolo nella giusta prospettiva, ovvero un simpatico film d'evasione e d'azione, questo "X-men le origini: Wolverine" si lascia guardare piacevolmente. C'è tanta azione, tanti combattimenti e un bel po' di scene catastrofiche.
E tantissime altre senza senso, come quella cavolata delle pallottole in adamantio che causano perdita di ricordi.
Nel complesso comunque, rispetto agli altri tre film degli X-men, risulta decisamente riuscito meglio. Probabilmente facilitato dalla scelta di concentrare il tutto su pochi personaggi, ma senza approfondire troppo, lasciando che fossero in ogni frangente le azioni, la fisicità e gli istinti a guidare trama e sequenze narrative. Anche quando si tratta di rapporti umani.
Il tutto rimanendo a stento sulla soglia della sufficienza, sia chiaro.





PS: non so perchè ma la caratterizzazione di Deadpool e lo scontro finale in sè mi hanno fatto pensare a Mortal Kombat...

venerdì 6 novembre 2009

..:: Sette Anime ::..

Titolo: Sette anime - Seven pounds
Regia: Gabriele Muccino
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Cast: Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy

La trama in breve:
Ben Thomas è un giovane uomo che ha commesso un tragico errore. Ossessionato dalla sua colpa è deciso a redimersi risanando la vita di sette persone meritevoli. Osservate e individuate le sette anime, Ben si prende amorevolmente cura di loro, donandogli una parte di sé e una seconda possibilità. Sarà però la bella Emily Posa, colpita al cuore da Ben e da (gravi) scompensi cardiaci, a innamorarlo e a distrarlo dal suo disegno originale. A Ben non resterà che decidere se tornare a vivere o lasciare vivere. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Non ho ancora visto "La ricerca della felicità" però trovo che la collaborazione tra Will Smith e Muccino abbia dato ottimi frutti. E segnali positivi per il cinema italiano, anche. Per una volta, anzi, per la seconda, abbiamo un regista italiano a guidare una produzione statunitense, con attori "stranieri"...da quanto tempo non capitava? Ma soprattutto, capiterà ancora? E perchè non capita in casa nostra, chiamando cioè qui da noi star di Hollywood per realizzare film a Cinecittà come ai bei vecchi tempi? Ne beneficerebbe l'economia dell'intero paese...
Ad ogni modo, tornando al film, l'ho trovato toccante e intenso e mi ha permesso di rivalutare Will Smith. Il suo è un personaggio particolare, combattuto tra il dolore e il rimorso per un errore commesso nel passato e lo slancio verso il prossimo. Dimostra infatti una sensibilità e un altruismo senza pari, motivato oltre ogni limite a donarsi al prossimo. Per salvare gli altri. Per salvare se stesso.
La visione offre molti spunti di riflessione e presenta personaggi atipici, sofferenti e condannati. Ma che in qualche modo cercano di reagire, di condurre una vita nonostante la difficoltà cui la vita li ha posti di fronte: malformazioni cardiache, tumori, dialisi, cecità...
Non tutti però meritano la salvezza: malgrado tutto, dinnanzi al dolore, alcune persone cambiano e diventano meschine e subdole. Altre invece preservano dignità e umanità: solo questi ultimi meritano la salvezza. In tal senso si colloca la ricerca di Ben Thomas (Will Smith) per individuare le persone che, realmente, necessitano del suo aiuto. Un po' come penso accada nel momento della morte: solo coloro che veramente lo meritano andranno in paradiso, gli altri invece...
Notevole poi il cast che si è mobilitato per questa produzione: tra tutti, quello che più mi ha sorpreso è stato Woody Harrelson...purtroppo continuo a vederlo come il killer psicopatico di Natural Born Killers... Ottima anche Rosario Dawson mentre Barry Pepper rimane relegato ad un ruolo veramente marginale. Peccato, perchè è un attore che meriterebbe spazio.
Concludendo, vi consiglio la visione di questo film anche se, c'è da dire, probabilmente a causa della storia proposta e del dolore tratteggiato è difficile risultare obbiettivi nel valutarlo. Non è facile rimanervi indifferenti anche se, certamente, ci sono varie boiate (vedi il discorso della medusa...e se per caso avesse compromesso anche il funzionamento di certi organi? Magari per via di tossine rilasciate nel corpo?)
In ogni caso, pur durando circa 2 orette e trattando tematiche dolorose non scivola mai nel banale e si lascia guardare tranquillamente. Avvince e allontana dallo spettatore alcuni dubbi in merito alla fattibilità di certi trapianti o alla facilità con cui "i doni funzionino" o con cui il protagonista affronti certi sacrifici. Implacabile.
Un po' di più imprevisti forse avrebbero appesantito la trama più aiutato a renderla maggiormente verosimile.
Altro dubbi riguardano poi il numero 7: perchè limitarsi? Perchè Ben non ha deciso di aiutarne il più possibile di persone umane? In fondo, lavorava per una compagnia che produceva anche jet...jet che vengono usati in guerra...ma per le vittime delle guerre provocate dagli Usa forse non esiste rimorso.
Sarebbe stato interessante poi vedere lo stesso film realizzato in Italia: chissà che effetto farebbe. Soprattutto con tutti i casi di malasanità di cui si parla...

..:: Il portatore di tenebra - La luce dal cielo ::..

Titolo: Il portatore di tenebra - La guerra della falce - La luce dal cielo
Autore: Aislinn
Editore: EdiGiò
Genere: Fantasy
Pagine: 88

La trama in breve:
In una cupa notte d’inverno, oltre duecento anni fa, il cielo venne illuminato da una luce ignota: il Cristallo, una fonte di potere e magia ineffabile e crudele, il dono del Demone Vastarath al nuovo Stregone scelto per evocare morte e dolore nel mondo di Asàyra: Vikranor, il Portatore di Tenebra. Durante un lungo e sanguinoso conflitto, gli eserciti di vàstamaen dello stregone furono sconfitti una prima volta da un’alleanza di uomini, elfi e nani; ma, ora, nuovi segnali di guerra e oscuri presagi si susseguono… inizia la lunga, epica lotta per riportare la pace nelle Terre Prime. Il Portatore di Tenebra è una nuova saga fantasy divisa in tre tomi, il primo dei quali è La Guerra della Falce. Entrate nell’avventura con il suo primo episodio, La luce dal cielo…

Il mio commento:

Ho letto con interesse questo primo capitolo della saga de "Il portatore di tenebra". Già il titolo prometteva bene, a mio avviso. Nemmeno la penna di Aislinn mi ha deluso: precisa, chiara, suggestiva a tratti ed efficace. Rispetto agli altri libri della EdiGiò che ho letto e recensito in questo blog non ho riscontrato particolari errori. Qualche refuso qua e là, ok, un paio di sviste di punteggiatura ma nulla di più. Magari, questo sì, l'uso dei 3 punti di sospensione l'avrei limitato: a volte l'ho trovato davvero irritante.
Permane invece il mio scetticismo sul prezzo di questo libricino composto da un prologo e 3 capitoli: 9 euro non son pochi. Se poi si considera che il seguito costa 15 euro, mi domando se non avesse più senso ridurre i costi di almeno uno dei due libri. Ovviamente non sono scelte dipese dall'autrice ma una precisa politica da parte dell'editore che, a mio avviso, è da rivedere un poco.
Per quanto riguarda la trama, direi che ci sono buoni elementi per un'opera di ampio respiro. Al momento, anche a causa del poco materiale letto, i personaggi sono solamente stati presentati (e di sicuro mancherà qualcuno all'appello...) e si è definito il contesto in cui si svolge il tutto. C'è una guerra imminente, un regno da difendere, una storia d'amore da far sbocciare, la preoccupazione per il futuro a causa di un oscuro presagio, la successione al trono...elementi ce ne sono, ecco.
Alcuni forse sono dei clichè ma tutto sommato non mi sono spiaciuti.
Piaciuto anche lo sforzo nel costruire un passato e una mitologia per il mondo descritto, così come l'omaggio al Signore degli Anelli (o almeno credo...) nel tratteggiare lo stregone BiancoTharandyr.
Buona anche la trovata iniziale della tenebra "incastonata" nella luce anche se, a dirla tutta, mi sarebbe piaciuto aver trovato qualche altro spazio dedicato al "cattivone". Quanto meno per capire le sue ragioni...mi deluderebbe sapere che è il classico malvagio "e basta"...
Per il resto, la narrazione scivola via piacevole e senza intoppi. Risulta abbastanza convincente a mio avviso anche se non mancano certe ingenuità.
Ad esempio, quella storia dell'Anno della Visita: buono l'intento ma, se fossi un re, non mi sentirei proprio così rilassato e sereno nel lasciare che i miei figli se ne vadano a zonzo come cittadini qualunque. Capisco se si tratta di un uomo, ma nel caso di una donna temo che i pericoli potrebbero essere svariati. Senza contare che le vicende si svolgono in anni non facili, in cui la minaccia di Vikranor e della guerra è reale e concreta. Oltretutto, nel libro, i due figli di re Denor tornano con una scorta di 3 cavalieri dopo esser stati per circa un mese dal Duca delle Nebbie...quindi..ehm...senza provviste e bagaglio avranno avuto vita dura. Non mi convince poi il fatto che non abbiano servitori mentre per Katlena, che sarà pure un'ospite, sono a disposizione alcune ancelle. Anzi, a dire il vero uno ce l'hanno, al quale chiedono di non avvisare i genitori del loro arrivo...comprensibile. Mi domando allora dove fossero le guardie e le vedette del castello, cioè non penso che chiunque possa entrare senza venir individuato a distanza e senza che qualche responsabile venga avvisato. Tanto più se si tratta del ritorno dei figli del re...
Altro aspetto poco rassicurante è la fuga del principe, giusto qualche ora di cavalcata e assenza da castello per schiarirsi le idee. Comprensibile anche questo, soprattutto per le pressioni che si sente addosso, però in ogni caso abbastanza dubbio come evento: possibile che il re non abbia dato disposizioni al riguardo? Che il castello abbia porte e portoni sempre aperti e non pattugliati? O che Andre e Will non abbiano una scorta personale, soprattutto considerando che il re è malato e che quindi potrebbe lasciar libero il trono all'improvviso? O forse mi son perso qualcosa nel corso della lettura?
Lettura che comunque si conclude sul più bello, quando le armate nemiche iniziano l'avanzata e la prospettiva di una guerra imminente diventa abbastanza concreta e reale...uff...
Comunque, si tratta certamente di un buon inizio per una saga fantasy "classica" pur considerando che le pagine lette non sono certamente sufficienti per un giudizio completo dell'opera.

martedì 3 novembre 2009

..:: Vita da pornostar ::..

No, non si tratta del celeberrimo libro di qualche professionista del cinema "di nicchia", tipo Jenna Jameson o Carmilla Bing o Rocco...
Semplicemente una mia riflessione...
Già.
Alle volte ci penso: perchè la vita quotidiana - certe volte - non può somigliare a quella descritta nel magico mondo dei film "porni"?
Cioè, lì tutto appare semplice: uomini e donne sono sempre perfetti (più le donne che gli uomini...certe volte hanno delle gambe in più...come dice? Non è una gamba? Ah...), stanno sempre bene, sono solari, gioiosi e coinvolti. Mai un afflizione o un pensiero per la testa...cioè, a parte "quel" pensiero e una certa qual rigidità...



E se anche stanno male, altro che te caldo, copertina e medicinali e trascinamento davanti al pc per scrivere sto post che forse non leggerà nessuno.
Anche i rapporti interpersonali ne beneficerebbero: sarebbe tutto più semplice.
Magari, ecco, la comunicazione ne risentirebbe in consonanti ma tutto sommato la gente sarebbe più felice e soddisfatta.
E, forse, il mondo andrebbe meno a puttane.
O a trans.
Nemmeno ci sarebbero questioni giudiziarie, crisi economiche, dimissioni e misteriose affermazioni da parte di qualche leader politico di turno ("Nessuno ha armi di ricatto contro di me", parola di Silvio) (Mangano? Noemi? Dell'Utri? Basterebbe solo questo...che allora abbia ragione Fini quando dice che "qualcuno" confonde leadership con monarchia?): macchè! Tutti nudi e a intingere, toccare, palpare, ciulare...ecc...
Comunque vabbè, ognuno ha il Paese che si merita mi vien da dire...chiudo qui e vado a curarmi.
Ma prima vi lascio con uno spot che libero.it proponeva tra le notizie principali di ieri e che è stato, a torto o ragione, censurato in Canada. Riguarda la prevenzione al cancro al seno.
Ah, dilettanti...dovrebbero guardare un po' più di tv italiana prima di decidere il limite tra "hot" e non "hot". Tipo i programmi di Papi...che sia un caso che pure Noemi chiamasse così Silvio? Mumble mumble...altro che Videocracy...



PS: apro una parentesi su un'affermazione "di Silvio" che ho letto or ora riguardando la notizia dell'Ansa che ho segnalato: "Io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno". Uhm, non ha detto "nessuno mi ha mai ricattato"...sembra invece che motivi ce ne sarebbero stati ma, vuoi per la vicinanza con certi ambienti, vuoi per quel sano timore che una persona "qualunque" come lui incute, non sia andata in porto la trattativa. Eppure le dinamiche relative alla vicenda Marrazzo (almeno lui si è dimesso, tra l'altro...non so che cosa abbia fatto a livello politico, nessuno lo saprà, ma intanto è sputtanato...e magari la notizia ha coperto qualche altra faccenda "delicata"...ad esempio il fatto che qualcuno per "impegni improrogabili" non potrà presentarsi al processo il 16 novembre..), dicevo, le vicende legate a Marrazzo lasciano anche spazio a fantasie su possibili iniziative ricattatorie che lo psiconano avrebbe potuto attuare. Della serie: "Io sono più furbo di te, gne gne gne...".
Altro che ricatti e trans, qui la figuraccia la fa il Paese...

domenica 1 novembre 2009

..:: Live! - Ascolti record al primo colpo ::..

Titolo: Live! Ascolti record al primo colpo
Regia: Bill Guttentag
Anno: 2007
Genere: Thriller
Cast: Eva Mendes, David Krumholtz, Rob Brown, Katie Cassidy, Jay Hernandez

La trama in breve:
Katy Courbet è un'ambiziosa dirigente televisiva che ragiona in termini di audience e primati e sogna di toccare il 40% di share. Decisa a riportare alla competitività il network per il quale lavora, chiede ai suoi collaboratori di concepire un'idea per un reality che non abbia precedenti. Una battuta sulla roulette russa accende la mente della cinica dirigente che s'informa immediatamente sulla possibilità di mandare in onda uno show in cui i partecipanti devono puntarsi una pistola alla tempia e premere il grilletto. Superando innumerevoli ostacoli legali, con caparbietà e ingegno riesce a ottenere il nulla osta dalla FCC e andare in diretta tv. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Un film a mio avviso intelligente e acuto, capace di incuriosire e inquietare. Molto attuale nelle tamatiche proposte e nella formula con la quale si propone allo spettatore.
Coerentemente con il titolo e con quanto mira a mostrare, il film è una sorta di documentario realizzato al seguito di Katy per tracciare idee e momenti che hanno portato alla nascita di qualcosa di nuovo. Un reality nel reality dunque, in un gioco a matrioske per confondere ulteriormente la percezione del reale. Un inganno che rende ancor più efficace l'effetto della roulette russe proposta come nuovo programma televisivo: lo spettatore è infatti preso nella morsa della "presa diretta". Il limite tra reale e finzione non esiste più.
Tutto è finzione, tutto è funzionale a irretire il pubblico e a macinare soldi.
La vita non conta nulla o, meglio, vale almeno 5 milioni di euro e la possibilità di apparire. Apparire come traguardo, come meta verso cui dirigere la propria vita nel tentativo di realizzarsi. Andare in televisione è tutto e non certo per una ragione soltanto: per provare nuove esperienze, per intraprendere una nuova carriera, per pubblicizzare la propria attività, per guadagnare, per "essere".
In questo senso censurare la televisione, porre un freno ai media diventa illegittimo. Immorale.
Ovvero si ribalta il senso dell'etica e della morale e l'importanza della vita, la dignità, il valore delle emozioni e del dolore sono solo vuote parole.
Guadagni, soltanto questo importa. E in tal senso Live! riesce a far capire bene come ragiona il mondo dei media, come tutto sia finzione e scambio di denaro e verità. Manipolazione e generazione di bisogni, omologazione dei messaggi da fornire e formazione di coscienze e archetipi mentali sono all'ordine del giorno, cause e conseguenze del mondo mediatico.
Tutto è concesso quindi.
Ma più shockante di tutto questo risulta la freddezza con cui si accetta l'idea di giocare la propria vita sul sacro suolo dei media. Questo sia a livello fisico (vedi il caso della roulette russa) sia a livello di immagine che si offre di sè (una volta che finisci in tv e diventi preda dei media, la tua vita non è più la stessa). E ancora, terribile e angosciante la facilità con cui si accetta la visione della violenza, l'immediatezza con cui si scorre facilmente sulle immagini di una persona che muore (in diretta!) per veicolare l'attenzione sulla gioia di chi invece è sopravvissuto. Quasi che la felicità di chi "sopravvive" sia sufficiente a ripagare le perdite, il dolore e i sacrifici di chi invece risulta morto. Sia a livello fisico (come accade) sia in termini di immagine e popolarità, magari a causa di errori e giochi "allo sputtanamento". L'importante è che il pubblico parteggi, si identifichi, si senta "protagonista". In quest'ottica si collocano anche i promo realizzati per presentare i personaggi del reality, tutti vestiti di bianco come candidi agnellini da condurre al macello: è tramite alcuni video clip, rapidi scorci di vita, che si attira il pubblico, si crea l'illusione di conoscere i partecipanti al gioco. Si crea un legame, una vicinanza, partecipazione. Poco importa che si tratti di attori o meno, dagli occhi degli spettatori del reality intendo, o che in alcuni casi si propongano degli stereotipi (perchè "funzionano"): una volta che il pubblico ci crede e che il perverso meccanismo della pubblicità è in azione, la partita è vinta.
Un film intelligente e sfaccettato quindi, godibile e forte.
Inevitabilmente la tensione sale mano a mano che il reality viene allestito e girato...fino ad un colpo di scena finale che giunge "subito dopo" la conclusione di Live!.
Una sequenza che va a lanciare un'ulteriore frecciatina alle responsabilità dei media che, in alcuni casi riconoscono il proprio potere di manipolazione massivo, in altri lo disconoscono categoricamente.
Anche se mostrano violenza non sono affatto loro a rovinare la società, anzi.







PS: anche se non sono proprio uguali, vi segnalo altri due film in linea con lo spirito di Live! : "American Dreamz" e "The contenders - Serie 7"

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