giovedì 28 marzo 2013

..:: Anime Impure ::..

Titolo: Anime impure - la rivelazione
Autore: Cristiano Signorino
Editore: Il Mio Libro (self publishing)
Genere: fantasy
Pagine: 232

La trama in breve:
'Le ombre festeggiarono, silenziose, l'avvenuto incontro tra la giovane e Gabriel. Alcune guizzarono di gioia, altre tremarono di felicità. Occhi umani osservarono quell'oscura danza pur senza prestarvi veramente attenzione. Furono in pochi a comprendere quanto stesse veramente accadendo e non tutti se ne rallegrarono.' (fonte ilmiolibro)

Il mio commento: (ATTENZIONE: contiene spoiler!)
Recentemente ho concluso la lettura di questo testo (urban)fantasy, libro che ho avuto occasione di visionare nell'ambito di una catena su Anobii forse, e dico forse, pubblicizzata pure nella ml di Fantasy Story. Dico forse perché non me lo ricordo più...
Fondamentalmente questo Anime Impure non mi è spiaciuto anche se, come sempre, leggere il primo volume di una saga non può considerarsi un'esperienza esaustiva e completa per avere una visione globale di quella che la storia proposta dall'autore. Inevitabilmente l'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi ne risentono così come la trama rimane incompiuta, aperta per la continuazione nei successivi volumi della saga (ovvero Anime Impure - L'asilo delle ombre).
Ad ogni modo, questo ho letto e di questo parlo consapevole che questo mio intervento non può pretendere di essere completo ed esaustivo  :-)
Andando con ordine posso dire che il titolo mi pare adeguato e accattivante, così come la copertina disegnata da Laura Cozzani risulta in linea con l'opera di Signorino.
Niente da eccepire in merito a  lunghezza dell'opera, impaginazione e font. Almeno fino a pagina 205 dove qualcosa evidentemente è cambiato... :-] 
Lo stile risulta poi abbastanza buono, con pochissime sbavature in termini di piccoli refusi ed errori, ma comunque scorrevole, non monotono e, mediamente, con un adeguato utilizzo del lessico. C'è però la tendenza a divenire descrittivo e didascalico, con svariati passaggi che si riducono a meccaniche descrizioni di azioni, simili a un elenco che non sempre porta il lettore a conoscere qualcosa di veramente utile ai fini dell'intreccio.
Anche le ripetizioni di certi termini rischiano di stancare, se non irritare addirittura, il lettore: vedasi il numero di volte che vengono ripetute parole quali ragazzo, giovane, Gabriel. Il più delle volte sarebbe stato sufficiente ricorrere a pronomi, affibbiare nomi propri ai personaggi (vedi i tre tipacci che minacciano Nina) oppure evitare proprio la ripetizione, perché già nota l'identità del tizio che, di volta in volta, sta facendo qualcosa, pensando o descrivendo la scena. Ancor di più se l'interazione avviene con proprie parti anatomiche. Aspetti da rivedere e che, probabilmente, risultano essere soggettivi e dipendenti dall'indole del lettore che può attribuire ad essi più o meno rilevanza. 

martedì 26 marzo 2013

..:: Cose dell'altro mondo ::..

Titolo: Cose dell'altro mondo
Regia: Francesco Patierno
Anno: 2011
Genere: commedia
Cast: Diego Abatantuono, Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini, Renato Nuvoletti, Sandra Collodel

La trama in breve:
Una città del Nordest d'Italia. L'immigrazione incide sul tessuto sociale. L'industriale Golfetto non la sopporta nella maniera più assoluta e scarica tutta la sua xenofobia in uno spazio a lui riservato nella tv locale che finanzia. Intanto fa ritorno a casa Ariele, un poliziotto con madre con Alzheimer e un tempo compagno della maestra Laura che ora attende un figlio da un africano. Un mattino però, dopo un fenomeno temporalesco anomalo, tutti gli extracomunitari e gli stranieri in genere scompaiono dal territorio. Bisogna arrangiarsi da soli. (fonte mymovies)


Il mio commento:
Visto recentemente, sebbene non eccelso né particolarmente pubblicizzato, credo che il film in questione meriti comunque una menzione su questo mio blog sempre più allo sbando e sempre meno frequentemente aggiornato. 
In primis perché ambientato qui nel Veneto (ogni tanto qualcuno si ricorda che esiste anche questa regione...) e in secondo luogo perché mira dritto al problema dell'immigrazione e di come, in realtà, questo fenomeno sia sfaccettato e diversamente percepito dalla popolazione "nanica".
Già, perché se dovessi accostare la razza veneta a una razza fantasy, magari attingendo a piene mani ad ambientazioni stile Tolkien, credo che la scelta ricadrebbe su quella dei nani: gente che lavora sodo, che vuole lavorare e che non sta senza far niente, propensa alla concretezza, difficilmente sdoganabile dal proprio territorio, che alla comunicazione, all'arte, alla cultura pensa solamente in termini di usufrutto o che, comunque, per queste non vivrebbe mai.
O, per lo meno, questo l'identikit che si applicherebbe a molta parte della gente veneta. 
Me incluso, probabilmente.
Lo so, sono volutamente provocatorio però certe volte davvero mi piacerebbe trovarmi in una regione di "elfi"....
Ad ogni modo, divagazioni a parte, questo "Cose dell'altro mondo" non è l'omonimo film del 1991 con Hulk Hogan e Christopher Lloyd: tra l'altro, in originale, si chiamava Suburban Commando.... 

martedì 19 marzo 2013

..:: Wolf Guy - L'emblema del lupo ::..

Titolo: Wolf Guy - L'emblema del lupo
Sceneggiatore: Yoshiaki Tabata  (soggetto: Kazumasa Hirai) 
Disegnatore: Yuki Yogo, Ayumi Izumitani
Pubblicato in Italia da: J-Pop Edizioni
Numero volumi: 12

Il mio commento:
Quando Akira Inugami arriva nella nuova scuola, dopo essere stato espulso dall'istituto privato che frequentava, cominciano subito i problemi. La classe della signorina Aoshika, la sua nuova insegnante, è sotto il controllo di Dou Haguro, figlio di un dirigente di un potente clan mafioso. Kuroda, scagnozzo di Haguro, attacca Inugami, ma rimane brutalmente ferito dalla sua stessa arma. Haguro e i suoi compagni decidono di vendicare l'amico, attirando Inugami sul tetto della scuola per uno scontro mortale. Ma Inugami non è un ragazzo qualunque ... 


Questa la trama riportata sulla quarta di copertina del primo volume di Wolf Guy – L’emblema del lupo con cui J-Pop ha avviato la pubblicazione italiana del manga sceneggiato da Yoshiaki Tabata, noto per opere quali Akumetsu e Yagyuu Hijouken Samon , su soggetto di Kazumasa Hirai.
La serie si compone di 12 volumi, l’ultimo dei quali distribuito in Italia nel novembre 2012, e rappresenta una sorta di remake dell’omonima serie a fumetti (Ookami no Monshou) realizzata negli anni ‘70, su sceneggiatura di Kazumasa Hirai ma affiancato dal disegnatore Hisashi Sakaguchi. Dalla medesima serie è stato inoltre realizzato, nel 1973, un live action per la regia di Masashi Matsumoto. Accanto alla serie manga, firmata sempre dello stesso Hirai, si collocano poi il ciclo di romanzi Adult Wolf Guy proposti tra il 1969 e il 1980 e una serie anime composta da sei episodi realizzata tra il 1992 e il 1993.
Realizzata a partire dal 2007, questa nuova versione, ovvero Wolf Guy – L’emblema del lupo (Wolf Guy – Wolfen Crest), si dimostra una rivisitazione ben più moderna e violenta dell’omonima serie originale, ma non per questo meno convincente e interessante, sebbene non adatta a tutti i palati.
Disegnato da Yuki Yogo - già assieme a Tabata in Akumetsu - e Ayumi Izumitani, il manga si contraddistingue per tematiche e toni cupi, destinati a un pubblico adulto: non mancano infatti lunghe sequenze di efferata e brutale violenza, con tanto di stupri e soprusi di svariata natura. E’ praticata anche una sorta di autocensura ma questa si limita alla non visualizzazione dei genitali nelle scene di sesso mentre poco o nulla vien fatto per evitare di mostrare torture, mutilazioni o sevizie di ogni tipo.
Ambientata in un Giappone contemporaneo, le vicende descritte si focalizzano sul presente di Akira Inugami, ragazzo misterioso e dal fascino conturbante che nasconde un incredibile segreto. Egli è infatti un licantropo e come tale esercita sugli uomini un impatto ambivalente: da un lato vi è attrazione dall’altro paura primigenia e terrore atavico suscitati a livello inconscio. Si innescano a causa di ciò rivalità e rivalse senza quartiere tra il protagonista e gli sgherri di Dou Haguro, contrasti che sfoceranno, nei volumi finali, in una vera e propria guerra combattuta sul piano fisico e psicologico coinvolgendo compagni di scuola e, soprattutto, la bella e burrosa professoressa Aoshika.
Tra gli aspetti che più di tutto risaltano vi è la buona resa grafica, con un disegno di discreto livello, abbastanza curato e di forte impatto. Lo stile adottato non è tuttavia omogeneo e questo rappresenta al contempo un difetto e un pregio dell’opera: da un certo punto di vista consente di enfatizzare il carattere dei personaggi e le pulsioni che li animano, scurendosi e sporcandosi inevitabilmente ogni qualvolta sono gli istinti e la brutalità a emergere, aspetti che per lo più si accostano al personaggio di Dou Haguro. 
Di contro, malgrado lui stesso non esiti a ricorrere alla violenza e alla propria forza sovrumana, Akira è per lo più reso con vignette dai toni più chiari e definite, senza mai trasfigurarne i connotati, a eccezione delle rare scene in cui muta il proprio aspetto in quello del lupo. Lupo, per altro, dal pelo candido. 
Il disegno suggerisce quindi una certa aura di nobiltà che il protagonista possiede e conserva e che invece gli esseri umani sembrano aver irrimediabilmente perduto, forse a causa del distacco dalla Natura e dall’asservimento a logiche distanti da quelle dell’istinto, condizionate da una certa induzione all’omologazione tipica della società nipponica. Non è propriamente il fior fiore della società quello che ci viene mostrato, tutt’altro: sono infatti le persone comuni, studenti addirittura, a dimostrarsi capaci di nefandezze di ogni genere, dagli atti di bullismo alle aggressioni a mano armata, dagli stupri agli omicidi. 
I lupi, invece, quegli stessi animali che hanno cresciuto Akira tra le nevi dell’Alaska, rappresentano una sorte di elite a cui tendere e che al contempo sperimentano sulla propria pelle solitudine e inquietudine, proprio per l’impossibilità di venire completamente accettati dagli altri e di rispettare la propria natura. Qualcosa che, in parte, richiama alla memoria le vicende di Kiba e compagni, protagonisti della serie anime Wolf’s Rain del 2004. 

domenica 10 marzo 2013

..:: Anna Karenina ::..

Titolo: Anna Karenina
Regia: Joe Wright
Anno: 2012
Genere: drammatico
Cast:  Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly MacDonald, Matthew MacFadyen, Domhnall Gleeson, Ruth Wilson, Alicia Vikander, Olivia Williams, Emily Watson

La trama in breve:
Un treno innevato corre verso Mosca e verso un destino tragico, quello di Anna, moglie di Karenin, un alto (e ponderato) funzionario dello Zar. Aristocratica e piena di una bellezza vaga, Anna deve intercedere per il fratello, impenitente fedifrago, presso Dolly, la cognata determinata a non perdonare il suo ennesimo tradimento. 
Condiviso il viaggio con la contessa Vronsky, ne incrocia il figlio Aleksej, innamorandosene perdutamente. Perduto anche lui negli occhi di Anna, il giovane ufficiale trascura Kitty, sorella minore di Dolly candidamente infatuata di lui. Dentro un valzer infinito, le mani e i cuori di Anna e di Aleksej si intrecciano fatalmente, muovendo i loro destini e quelli di coloro che amano in direzioni ardite e sconvenienti per la società russa di fine Ottocento. Appassionati fino all'impudenza, Anna e Aleksej vivranno pienamente il loro amore, sfidando regole, convenzioni e religione, perdendo figli, diritti e prestigio. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto ieri sera al cinema e, rispetto al mio solito direi che questo film rappresenta una leggera variazione. D'altronde, non guardo solo obbrobri di serie F ma, di tanto in tanto, mi concedo pure qualche visione più sofisticata e impegnata. 
Per cui, con Silvia, abbiamo colto l'occasione di vedere quest'ultima trasposizione di Anna Karenina, ispirato all'omonimo romanzo di Lev Nikolàevič Tolstòj. Un pamphlet di circa 940 pagine amabilmente adattato per il cinema da Tom Stoppard e poi abilmente orchestrato da Joe Wright.
Al di là della storia in sé, che più meno cerca di rispettare le tappe narrative del testo originale effettuando qualche semplificazione e sintesi, ovviamente, ma (spero) mantenendo saldi i momenti topici. 
Al di là della storia in sé, che comunque viene narrata con maestria e senza mai perdersi, mantenendo un buon ritmo per circa due ore e con un cast impegnato in recitazioni molto ostentate e teatrali. 
Al di là della storia in sé (possiamo finire sta frase?), l'aspetto che più sorprende del film è l'atmosfera di narrazione in stile "balletto": tutto è ritmato, gestito con movenze e atteggiamenti molto teatrali, con pose e addirittura sospensioni che si riscontrano in certi spettacoli di ballo. Tutto procede in modo molto formale e sostenuto, regalando allo spettatore la sensazione di assistere a un gioco di incastri e ingranaggi ben  orchestrati e scanditi, palesemente "falsi" perché falso e ipocrita è il contesto nel quale si muovono i protagonisti della storia. 
Giusto per fare un esempio, prendiamo le sequenze in cui Stepan Arkad'ič Oblonskij ("Stiva") attraversa la sala dell'azienda in cui i suoi sottoposti lavorano per andare ad accogliere un ospite. Mentre il direttore attraversa la sala, un paio di suoi sottoposti giungono da direzioni opposte per consentirgli un cambio d'abito senza che questi smetta di avanzare composto e dignitoso. Al contempo, al suo passaggio i dipendenti della si alzano in segno di rispetto e si risiedono non appena egli supera la loro "linea".

sabato 9 marzo 2013

..:: Messaggi da forze sconosciute ::..

Titolo: Messaggi da forze sconosciute
Titolo originale: The Iron Circle, aka The Silent Flute
Regia: Richard Moore
Anno: 1978
Genere: avventura, arti marziali, fantasy
Cast: David Carradine, Jeff Cooper, Eli Wallach, Christopher Lee

La trama in breve:
Cord è un giovane campione nelle arti marziali che prende parte a una eliminatoria dalla quale dovrebbe uscire l'incaricato di raggiungere il saggio Zetan, custode del "Libro di tutte le verità". Vincitore su Morthond in maniera non ortodossa, Cord si mette ugualmente in viaggio e incontra l'avversario morente che gli cede il mandato. Incontra anche un "Suonatore di flauto", cieco, che lo consiglierà piu' volte in seguito.  (fonte comingsoon)
Una gara di mimo

Il mio commento:
Visto di recente in ben 3 puntate, di cui una drammaticamente osteggia dal sonno, questo film mi ha lasciato perplesso assai e dubbioso mano a mano che procedevo nella visione: sono di fronte a una perla della cinematografia o dinnanzi a una vaccata pazzesca?
Dopo aver concluso il film, sono più propenso a dare credito alla seconda ipotesi sebbene vi sia del buono in codesta pellicola.
Qualcosa è andato storto, insomma. E questo lo si evince già dal titolo, pazzamente traslitterato da una comitiva di alpini di ritorno da un rave party. Altrimenti non si spiegherebbe l'ingegnosa traduzione proposta.
E se Cord fosse stato un agente
segreto della Siae? 
Ad ogni modo, documentandomi un poco, vengo a scoprire che la sceneggiatura originale del suddetto "The Iron Circle" è addirittura di Bruce Lee. Purtroppo, la morte prematura del ben noto artista marziale ha compromesso la finalizzazione dell'opera e la sua realizzazione - lui avrebbe dovuto recitare nella parte del co-protagonista. Ho letto anche che ci sono state non poche questioni legali per l'accredito dell'opera a Lee e James Coburn e l'attribuzione del titolo esatto: The Silent Flute.
Per qualche strano scherzo del destino, poi, uno dei ruoli principali, quello che spettava a Bruce Lee, è stato attribuito a quello stesso David Carradine che, a suo tempo, gli soffiò il ruolo per la serie televisiva "Kung Fu". L'altro ruolo di fondamentale rilevanza, quello di Cord, è invece andato a un quanto mai insulso Jeff Cooper che rammento di aver visto solamente in qualche episodio della serie "La Signora in Giallo".
"Ma te, uomo che viaggi alla ricerca
della verità, uomo dedito alle arti marziali
che non possiedi nulla, uomo che hai
fatto voto di castità, che vuoi?"
"La 'rosa' " "Ehm...ok..." 
Inutile dire che, mediamente, la recitazione si assesta su livelli basserrimi e che la trama pure si sviluppa in modo "enigmatico", con un montaggio talvolta non propriamente corretto.
Così come non sono corrette certe dinamiche a cui si assiste nell'arco del film, vedasi il concetto di flauto silenzioso (se è silenzioso, non suona...e invece...) o della vista del suonatore di flauto (che è cieco, dannazione! Ma corre, si muove, parla, come se ci vedesse!). Stendiamo invece un velo sulle coreografie e sui combattimenti marziali anche se mi ha fatto piacere riscoprire tutta quella varietà di suoni - ceffoni, pugni, gomitate - tipiche dei film alla Bud Spencer e Terence Hill.
Diciamo che è stata una sorta di esplorazione di ritmi, inquadrature e narrazioni non più attuali, ma ugualmente efficaci e vividi. 
Più naturali e genuini, forse, sebbene talvolta imbarazzanti.

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