domenica 29 agosto 2010

..:: Le parole che non scrivo ::..

Titolo:  Le parole che non scrivo
Autore: Giordano Criscuolo
Editore: Il Filo (ora Gruppo Albatros Editore)
Genere: Narrativa
Pagine: 122

La trama in breve:
Tra i suoni di amplificatori sfondati, canzoni dei Nirvana, occupazioni scolastiche e discorsi sul senso dell’esistenza, si dipana una storia d’amore discordante. Una ragazza che rappresenta un’entità quasi inafferrabile. Un’emozione a cui dedicare lettere che forse non verranno mai spedite. Annalisa è Marlene, per gli occhi e il cuore di Manuel. La realtà è molto più difficile da mettere a fuoco, incasellata e costretta com’è in consuetudini troppo “pop”. (fonte Giordano Criscuolo)

Premessa:
Tendenzialmente sono contrario all'editoria "a pagamento", a quella pratica che spesso viene attuata nel nostro territorio e che prevede il versamento di un quantitativo di denaro da parte dell'autore per vedere pubblicato un proprio romanzo. Come si può ben comprendere leggendo il nome dell'editore sopra riportato, in questo caso siamo di fronte ad un editore che adotta tale politica per cui il mio primo impulso sarebbe quello di boicottare tale produzione.
Tuttavia, in questo caso, la lettura è maturata nell'ambito delle catene di lettura a cui partecipo su Mondo Parallelo per cui non mi sono sottratto ai miei impegni e ho letto, soprattutto per l'autore e per il libro in sè. E anche per constatare la presenza di "anomalie" nel sistema editoriale a pagamento, ovvero la presenza di testi ben scritti e avvincenti.
In questo senso, ribadisco che il commento che sotto riporto è relativo al testo letto ma NON vuole essere un incentivo all'editoria a pagamento che anzi, a mio modesto parere, va evitata.
Soprattutto da parte di noi autori che vogliamo proporci al mondo con le nostre opere: non è quella la strada.
Poi, ognuno fa quel che gli pare...in ogni caso segnalo questo post di Writer's Dream: credo possa essere molto utile darci un' "occhiata".


Il mio commento:
L'approccio ai testi che provengono da qualche catena è sempre problematica in quanto è spesso affetto da aspettative non eccessivamente alte (visto che si tratta di testi che non circolano nelle librerie come invece dovrebbero, magari sono autoproduzioni, sono scritti da autori sconosciuti, e così via...) e condizionato dalle note di chi ci precede nella sequenza di lettura (te lo consiglio, non te lo consiglio, e chi se l'aspettava che l'assassino fosse proprio il signor Franco?).
Non che io abbia un'esperienza millenaria in materia ma, finora, è sempre stato così.
In questo caso il testo è stato preceduto da note e commenti piuttosto estesi che mi hanno fatto ben sperare e, al termine della lettura, non posso far altro che confermare che si è trattato di una bella esperienza.
Lo stile è più che buono, vivace, diretto, schietto. Mi ha ricordato Brizzi e Culicchia e le loro produzioni pulp legate al mondo adolescenziale e post- adolescenziale.
Le parole sono intrise di passione, di giovinezza, di alcol, di musica, di emozioni, di sentimenti, di vita. Difficile non percepirlo o rimanere indifferenti mentre scorrono le lettere scritte ma mai spedite di Manuel, mentre passato e presente del ragazzo si avvicendano sulle pagine del libro parlando della sua esperienza umana alle prese con la crescita, con il cambiamento, con la "rivoluzione" e, sorpattutto, con l'amore. Non so se si tratta di un testo autobiografico - probabile però che molto del contenuto lo sia - ma tutto sommato non ha importanza.
Difficile anche non ritrovarcisi nelle parole di Manuel, negli episodi che rievocano un passato scolastico, gli anni del liceo, poi quelli presenti dell'università e delle uscite con gli amici all'insegna della festa e della musica.
I personaggi del testo di Criscuolo siamo noi, sono il ritratto di una, anzi, delle generazioni a cavallo tra gli anni 90 e 2000, disillusi, annoiati, confusi, rabbiosi, desiderosi di trovare una propria identità. O, almeno, lo è per me che sono nato nell'82 e che negli anni 90 per lo meno esistevo...
Il sentimento che lega il protagonista ad Annalisa, o Marlene che dir si voglia, richiama qualcosa con cui più o meno tutti abbiamo fatto i conti, con impulsi distruttivi e costruttivi, slanci di vita e di depressione a seconda che l'oggetto del desiderio offrisse scorci di speranza o baratri di cocente delusione.
Malgrado tutti gli elogi e gli aspetti positivi che fin qui ho citato, c'è però da dire che tutto sommato la storia narrata non offre nulla di particolarmente nuovo e, spiace dirlo, sa un po' di clichè: Manuel di anni ne ha 24 ma ciononostante non riesce ad affrancarsi dai sentimenti che prova per Annalisa, ragazza conosciuta al liceo che poi inaspettatamente ritrova ma che, malgrado tutto, non è più la stessa del passato. O forse, semplicemente, non lo è mai stata, circondata da un'aura di mistica aulicità che la rendeva inaccessibile e intoccabile. L'illuminazione, il cosiddetto momento di lucidità, giunge però nel finale dove qualcosa scatta dentro Manuel e, finalmente, cresce. Che sian state le parole di Gianni a sbloccarlo, relative ai commenti di sua sorella compagna di classe di Annalisa? Chi può dirlo...
Un'altro aspetto che mi suona strano, è relativo alla troppa semplicità della vita presente di Manuel: non c'ha davvero niente altro da fare che suonare, starsene con gli amici e pensare ad Annalisa? 
Caspita, inizio a pensare di aver sbagliato davvero qualcosa nella vita...
Comunque sia, se amate il rock ed in particolar modo il grunge, se avete apprezzato "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", e se site maschi, questo libro fa decisamente per voi: nonostante la copertina a mio avviso insulsa di certo saprà emozionarvi. Rimane però che un intreccio più arzigogolato, qualche elemento di distrubo in più, comrpese rompimenti da parte dei genitori (totalmente assenti ... ), o ulteriori imprevisti avrebbero potuto contribuire alla tridimensionalità della narrazione, a collocarla in un mondo più concreto e composto da più materialità.  Anche in relazione alle persone che ci orbitano nel contesto narrativo descritto. in cui, forse, mancano proprio le descrizioni delle persone e dei luoghi in cui le vicende si collocano In fondo, va detto, belli gli occhi verdi di Annalisa ma a fisico come stava messa? Possibile che un ragazzo di 18-24 anni non faccia menzione a ciò?
Tra l'altro, il libro è abbastanza maschio-oriented per cui, immagino, un pubblico femminile non sarà così immediatamente avvicinabile alla lettura. Senza scordare le varie frecciatine alla dubbia moralità delle ragazze più volte rimarcata nel testo...
Ultima postilla, proprio in termini di materialità, spero che il prezzo del libro sia un po' sceso rispetto all'edizione che ho fra le mani: 13,50 euro non son pochini per 122 pagine...


sabato 28 agosto 2010

..:: Del più e del meno ::..

Ed eccomi finalmente qui, a ritagliarmi qualche minuto per raccontarvi della mia vita e dei miei progetti.
Non che la cosa abbia rilevanza per l'equilibrio dell'universo intero - forse - ciononostante amo pensare che queste mie divagazioni possano ugualmente venir lette e apprezzate.
Tranquilli che poi, dopo che mi sarò sfogato un po', tornerò a parlarvi di qualche film o libro o anime o fumetto.
C'è solo l'imbarazzo della scelta ma, purtroppo, il tempo è tirannosauro e inevitabilmente dovrò scegliere cosa scrivere e cosa invece tralasciare.
Per adesso però, ne approfitto per cianciare dei fattacci miei.
Recentemente sono stato a Bologna, anzi, da inizio mese è già la 3 volta che mi ci reco per motivi di lavoro. Questa volta ho pure pernottato approfittandone per un rilassante giretto in centro post cena, effettuata sempre in un localino del centro. Da solo...anche se circa a metà pasto c'è stata la sorpresa. La camiera infatti si è avvicinata e con il suo fare esperto per chiederemi: "posso? Se non ti da fastidio...". Ma prima che pensiate male o che Silvia si insospettisca troppo al punto che l'indicatore gelosia punti sul rosso, vi dico già che non è come credete: niente scenette da film a luci rosse. Semplicemente mi ha parcheggiato davanti un passeggino...vuoto...chissà dov'era finito il bambino. Ma soprattutto, chissà di chi cavolo era..
Ad ogni modo, uscito dal locale, non conoscendo la città mi sono mosso - saggiamente - a caso,; d'altronde, la medesima strategia aveva funzionato quando vagavo come un disperato alla ricerca di parcheggio , riuscendo poi nell'impresa di trovarlo aggratis, e senza spargimenti di sangue,per di più. Quindi - dicevo - mi son diretto verso la Torre degli Asinelli e piazza Maggiore, girovagando tra le vie del centro medievale. Non male direi, Bologna mi ha fatto proprio una buona impressione: passeggiabile, discretamente tenuta, ordinata, adeguatamente illuminata. Non mi ha suscitatola medesima impressione di insicurezza e sbando del centro di Padova (più che altro della zona di Piazza delle Erbe) e nel corso delle prossime trasferte, se ne avrò occasione, magari ne approfitterò per esplorarla un po' di più. O per assaggiare qualche gelato dell' "Antica cremeria"...lunedì scorso purtroppo ero già pieno mentre martedì e giovedì ho imboccato direttamente l'autostrada per tornarmene a casa.
Almeno avevo uno degli ultimi albim di Elio e le Storie Tese, Studentessi, a tenermi compagnia e a farmi sorridere in più di un'occasione, colpa anche degli intermezzi demenziali tra una canzone e l'altra. Senza scordare comunque che si tratta di una delle band più eclettiche e geniali che abbiamo in Italia, capaci di virtuosismi e demenzialità sfrenate.
A tal proposito, sorbitevi "Ignudi tra i nudisti" di Elio e le Storie Tese featuring Giorgia. E se vi state chiedendo come mai Elio canti con un'accento e una tonalità alla Elvis, e come mai indossi una parrucca che ricorda il RE beh...sapere che la canzone è in raltà una sorta di rivisitazione di Suspicous Mind di Elvis Presley, anzi, un suo reverse, potrebbe illuminarvi.


Chiusa parentesi.
I viaggi in auto sono inoltre stati momento di pensieri e riflessioni personali a 360° in particolar modo sul traffico e sui miei progetti letterari.
Per quanto riguarda il primo aspetto, complice l'osservazione dell'ingente numero di veicoli in tangenziale a Bologna e sulla A13 poi, mi verrebbe da chiedere: e se invece che puntare sull'auto iniziassimo, come nazione intendo, a puntare sul trasporto pubblico? Voglio dire, in questi giorni si parla di Fiat (con il reintegro dei dipendenti di Melfi) mentre qualche tempo fa si piangeva il morto constatando un -20/-30 % nella vendita delle auto, rispetto al 2009. E che cavolo: mica uno si compra 2 auto all'anno!
Credo invece che sarebbe ora di iniziare a riflettere con più lucidità sul trasporto urbano e sulle dinamiche legate agli spostamenti. Anche nell'ottica di creare nuove realtà e opportunità lavorative.
Mi rendo conto però che negare l'uso delle auto equivale a bestemmiare contro un intero sistema che oramai è quasi auto-centrico: per fare l'auto servono fabbriche, per usare l'auto servono strade, per viaggiare con l'auto servono carburanti, per la manutenzione dell'auto servono meccanici, per parcheggiare l'auto servono posteggi, per essere in regola con l'auto servono patenti e assicurazioni, per multare gli automobilisti che usano le auto servono vigili e autovelox, per rischiare la vita con l'auto basta pigiare sull'acceleratore e liberare tutta la potenza del motore (assolutamente limitato a 130 km/h !!!) e perdersi nella contemplazione di qualche cartellone in cui modelle discinte e desnude lanciano languidi sguardi di piacere mentre si accarezzano i seni o i glutei in riva ad una spiaggia assolata e deserta...
Al di là delle splendide modelle - da preservare a prescindere - il sistema sembra abbisognare delle auto.
Ciononostante credo che la soglia di sopportazione e congestione l'abbiamo ormai superata per cui, forse, qualche manovra economica (e non solo) a favore di un modo più sano e meno stressante di muoversi io, personalmente, la farei.
Chissà... magari il settore dei trasporti è proprio uno di quelli interessati dalla discussione politica su cui i nostri dipendenti devono confrontarsi in questo periodo per evitare ulteriori crisi di governo e sfiducia.
Se poi tra una legge e uno scandalo trovano il tempo per parlare anche di occupazione e rilancio dell'economia (investendo su istruzione e turismo?), meglio...
Tornando invece a dimensioni più vicine alla mia quotidianità, non che la politica, l'economia, lo sviluppo urbano, la salute e l'ambiente non lo siano (tutti aspetti legati al concetto di auto tra l'altro), concludo questo post dal contenuto discutibile facendo riferimento al mio romanzo.
Vuoto di Luce.
Se venisse pubblicato, teoricamente, si chiamerebbe così...
Ad ogni modo, sfortunatamente, sono ancora alla spasmodica ricerca di editori... con Liux alla fin fine ho lasciato perdere già qualche mese fa. Magari è la miglior casa editrice emergente d'Italia ma non mi convince del tutto.
Recentemente comunque qualcosa si sta smuovendo visto che ha suscitato un minimo diinteresse presso Edizioni della Sera: il materiale "d'assaggio" andava benone per cui sono stato autorizzato ad inviare il resto.
Vedremo quindi come evolverà il progetto, se evolverà....
Non si tratta di un grande editore, lo so, però speriamo bene: mi piacerebbe concludere l'iter di questo lavoro letterario.
Lo scambio che ho avuto con l'editore mi ha inoltre permesso di capire che ci sono alcuni aspetti del testo su cui dovrei riflettere, alcuni legati al mio stile altri legati a scelte operate. Sto quindi iniziando a prendere in seria considerazione l'idea di rivolgermi a qualche agenzia per una valutazione approfondita dell'opera. Ad esempio Torre di Carta, che tra l'altro collabora pure con Asengard, un altro editore che mi ispira assai e assai.
Al contempo, sarà lo stress, sarà il caldo estivo, sarà il periodo di intensa attività cerebrale (2 gg all'anno...) ma ho ripreso a dedicarmi a "Vuoto di Luce 2": chissà che per il 2012 mi riesca di concluderlo... o forse dovrei dare la precedenza ad altro? Ad esempio al testo relativo alla mia esperienza presso il "CarreChan" che, recentemente, ho iniziato a rivedere daccapo?

domenica 22 agosto 2010

..:: Valzer con Bashir ::..

Titolo: Valzer con Bashir (Waltz with bashir)
Regia: Ari Folman.
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Cast: Ari Folman, Mickey Leon, Ori Sivan, Yehezkel Lazarov, Ronny Dayag

La trama in breve:
Una notte, in un bar, un amico confessa al regista israeliano Ari Folman un suo incubo ricorrente: sogna di essere inseguito da 26 cani inferociti. Ha la certezza del numero perchè, quando l'esercito israeliano occupava una parte del Libano, a lui, evidentemente ritroso nell'uccidere gli esseri umani, era stato assegnato il compito di uccidere i cani che di notte segnalavano abbaiando l'arrivo dei soldati. I cani eliminati erano giustappunto 26. In quel momento Folman si accorge di avere rimosso praticamente tutto quanto accaduto durante quei mesi che condussero al massacro portato a termine dalle Falangi cristiano-maronite nei campi di Sabra e Shatila. Decide allora di intervistare dei compagni d'armi dell'epoca per cercare di ricostruire una memoria che ognuno di essi conserva solo in parte cercando di farla divenire patrimonio condiviso. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Sebbene non si tratti certo di un film leggero nè facile questo Valzer con Bashir rappresenta un giusto compromesso tra documentario, animazione e denuncia storica. Realizzato in circa 4 anni grazie ad una collaborazione tra Israele, Germania e Francia, il film accompagna il regista nella ricerca della verità sui fatti relativi alla guerra che coinvolse il Libano degli anni 80.
Per qualche strano motivo, pur avendo partecipato agli eventi di quel periodo come militare, il protagonista non rammenta quasi nulla. Sembra aver rimosso i ricordi del proprio vissuto, ma solo relativamente alla sua partecipazione alle azioni di guerra e massacro compiute in territorio Libanese. Contattando amici e intervistando altri testimoni di quegli eventi, pian piano riesce però a riacquistare il controllo sulla propria memoria e a determinare ciò che corrisponde al vero e ciò che invece è solamente frutto di ricordi e fantasie che il suo subconscio ha generato o distorto per sgravarlo dall'angoscia e dai sensi di colpa per il coinvolgimento nel massacro di civili innocenti.
Nell'alternanza tra dialoghi, interviste e sequenze in cui vengono descritte le dinamiche belliche di quel periodo, il film permette di far chiarezza e di portare alla conoscenza del pubblico su fatti crudi e cruenti su cui forse si è preferito sorvolare per troppo tempo.
Probabilmente, la visione di questo Valzer per Bashir (il nome si rifa ad una scena ambientata a Beirut durante la quale un soldato israeliano spara all'impazzata mentre balla una sorta di valzer sotto ai cartelloni di Bashir Gemayel) meriterebbe una maggior preparazione e conoscenza storica di quella che io possiedo, ma in ogni caso risulta efficace nel denunciare e nel trasmettere l'angoscia e l'orrore per quanto accaduto. Nello specifico si tratta di civili, donne, bambini palestinesi massacrati da parte di milizie cristiane libanesi in segno di rappresaglia. Ma nella rievocazione del passato del regista e dei commilitoni emergono altre storie e altri episodi di follia militare, di paura e sangue. Paura, terrore, impreparazione, superficialità e poca consapevolezza di ciò che stava accadendo sono gli elementi che più caratterizzano i soldati portati sulla scena.
L'uso dell'animazione credo sortisca il proprio effetto risultando a tratti essenziale ma, al contempo, efficace e di alto livello. In parte mi ha richiamato alla mente le tecniche già viste e apprezzate in A Scanner Darkly (di cui vi avevo parlato qui) e Weaking Life (che tra l'altro devo ancora finire di vedere...) anche se qui sembra meno particolareggiata, spesso giocata con tonalità ben definite e poco sfumate, ricreando atmosfere che possono sembrare oniriche e sospese.
In realtà si riferiscono a fatti di sangue e azioni militari ma, il tono pacato della narrazione unitamente alle colorazioni scelte e ad un paesaggio che appare fotografico, quasi statico, fanno apparire il tutto come irreale.
I fatti descritti, purtroppo, non lo sono.
Così come non lo sono le emozioni che questo film concede ed evoca, lasciando dentro un gran senso di desolazione e di dolore amplificata dall'ottima colonna sonora scelta. Musiche d'archi e sonorità classiche oppure canzoni rockeggianti dal testo vagamente polemico e dissacrante mentre magari va in scena un massacro o la follia delle armi.
Alcuni elementi infine che credo contribuiscano ad impreziosire il film stanno, ad esempio, proprio nell'uso del ricordo, nella ricerca di dare un senso a immagini e brandelli di memoria. In assenza di questi ultimi i fatti della guerra in Libano sarebbero rimasti per sempre sepolti e dimenticati. Lo stesso rischio che magari corrono altri eventi accaduti o che ancora si verificano nel mondo: senza l'eco dei media, senza denuncia politica, senza il dovuto approfondimento e studio possono finire preda di distorsioni e oblio, depauperando la nostra memoria collettiva.
Ovvero, la nostra identità.
L'insistenza di alcune sequenze poi, così come lo sguardo dei personaggi che talvolta esce dallo schermo, nel tentativo di coinvolgere lo spettatore, contribuisce a connotare quanto viene mostrato sullo schermo. Ad esempio l'"uscita dal mare notturno" di 3 soldati nudi - tra cui il regista -per dirigersi verso la costa e Beirut è un mettersi a nudo di fronte alle atrocità di cui essi stessi sono in parte complici o colpevoli, un atteggiamento che non li esime dall'affrontare le conseguenze emotive dei massacri ma che fa comprendere come il proprio subconscio, magari con i suoi tempi, ci spinge a cercare la verità e ad affrontarla, rifuggendo l'indifferenza, allo scopo di esorcizzare la paura e i sensi ci colpa per raggiungere una certa qual serenità.
Il passato non si cambia, purtroppo, ma ciononostante non fa dimenticato: esso è parte di ciò che siamo e, al contempo, è parte del presente collettivo che conosciamo.



sabato 21 agosto 2010

..:: Bangkok Dangerous ::..

Titolo: Bangkok Dangerous
Regia: Danny Pang, Oxide Pang
Anno: 1999
Genere: Azione
Cast: Pawalit Mongkolpisit, Premsinee Ratanasopha, Patharawarin Timkul, Pisek Intrakanchit

La trama in breve:
Kong è un killer ma non per scelta: nato sordomuto e sottoposto in tenera età a ogni genere di bullismo, non poteva che impugnare la pistola e trovare una via nell'odio. Finché nella sua vita entra Fon, una giovane farmacista che aiuta Kong a ritrovare se stesso e a conoscere un lato di sé fin lì ignorato (fonte mymovies)

La trama in breve del remake "Bangkok Dangerous - Il codice dell'assassino" del 2008, con Nicholas Cage, sempre dei fratelli Pang:
Al solitario killer professionista Joe (Nicolas Cage) viene assegnato un compito a Bangkok, dovrà uccidere quattro persone per conto del boss locale Surat. Joe ingaggia il borseggiatore Kong, per aiutarlo in alcune commissioni e per fargli da tramite con il boss. Joe inizia la sua missione, uccidendo i suoi primi tre obbiettivi, con l'intenzione finale di uccidere Kong e cancellare ogni traccia della sua permanenza a Bangkok. Ma l'anima solitaria di Joe viene scossa dal fascino della città, ritrovardosi a fare da mentore al giovane Kong e a mettere in discussione la sua vita quando si innamora della bella Fon. Il suo quarto obbiettivo sarà quello di uccidere il Primo Ministro della Thailandia, ma quando all'ultimo decide di tirarsi indietro, per Joe inizia una fuga dalla furia vendicativa di Surat (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Quando uscì il film con Nicholas Cage non andai a vederlo al cinema poichè scoprii che si trattava di un remake di una pellicola di matrice orientale. Per certi versi, i "rifacimenti" statunitensi di produzioni straniere hanno iniziato a proliferare negli ultimi anni (The Departed , Quarantena, Funny Games, Uomini che odiano le donne...) ma non capisco se sia il sintomo di mancanza di idee o la volontà di dare maggior visibilità a storie e personaggi interessanti o mero e semplice calcolo economico in termini di investimenti che rendano.
Comunque sia, anzichè nella versione hollywoodiana, seppur realizzato dagli stessi registi, ho preferito la visione originale.
Non so se sia stata una scelta saggia oppure no, però confesso che questo film mi è piaciuto e mi sento di consigliarvelo.
E se magari un giorno avrò l'occasione di vedere anche il rifacimento accennato poc'anzi proverò a mettere in luce le differenze (già dalla trama e dalla locandina direi che non ci siano dubbi...).
Ad ogni modo, dicevo, malgrado la trama ridotta ad una manciata di righe ed elementi, questo bangkok Dangerous è secondo me un film interessante con un'ambientazione che, almeno per quel che mi riguarda, non mi è particolarmente nota: Bangkok, e la Tailandia in generale, le conosco solo per immagini e stereotipi legati, ad esempio, al turismo sessuale e alla muay thai. Di conseguenza, trovarmela sullo schermo, è stata una piacevola novità.
La città che viene descritta nel film probabilmente riflette gli aspetti più cupi e violenti della sua controparte reale, portando sotto i riflettori vite di killer e delinquenti, esistenze degradate e segnate dalla violenza. Più in generale una certa qual tensione sembra pervadere le strade della città e omicidi e aggressioni sembrano essere assai frequenti. In questo contesto si colloca la figura di Kong, un killer sordomuto che conduce un'esistenza piuttosto fredda e solitaria. Uccide, con precisione ed estrema freddezza, quasi senza nemmeno provare sentimenti umani. Al contempo, proprio per via del suo handicap, sembra possedere qualcosa di puro e innocente, di distaccato dal contesto fracassone e colorato delle notti e della vita di Bangkok. Ciononostante è anche lui una vittima della medesima violenza a cui è stato abituato e di cui è dispensatore.
Alla stregua degli altri personaggi del film, come Jo e Aom, anche lui è un condannato, uno sconfitto. Per lui non c'è speranza o redenzione, ogni attimo della sua esistenza è scandito dal sangue versato o da versare. Forse solo l'amore e l'amicizia possono donargli uno spiraglio di gioia e serenità ma, purtroppo, il sogno di una vita "normale" è destinato a rimanere tale. Pur se con difficoltà cerca infatti di instaurare un rapporto con Fon, una graziosa farmacista, recuperando quasi parte della sua umanità e voglia di contatto umano, affrancandosi dal proprio ruolo di killer glaciale e alienato. Però, appunto, proprio questo aspetto di sè finisce con il creare distanze e fobie, fino al definitivo allontanamento della ragazza.
Dal punto di vista della regia e del dinamismo, il film prosegue con ritmo incalzante ed avvincente, alternando momenti di "caccia" e violenza ad altri più tranquilli e pacati, spesso drammatici e tragici. Per via del mutismo e della sordità del protagonista, molte scene sono dominate dal silenzio, da sequenze in cui i personaggi agiscono e basta, mentre la vita scorre sullo sfondo, e ciò crea uno strano effetto nello spettatore, quasi di immedisimazione in quella che è la percezione della realtà da parte di Kong che appare quasi distaccato dal mondo reale. Alcune parti poi hanno un che di geniale, come ad esempio l'omicidio in metro, o di onirico come nella vendetta eseguita dal protagonista ai danni degli assassini di Jo, un appuntamento a cui Kong si reca mentre sulla sua scia si sovrappongono le immagini e la sagoma dell'amico ucciso. Anche la violenza ai danni di Aom viene resa ancor più drammatica e dolorosa attraverso riprese sincopate e scostanti, in cui si alternano rapidamente dettagli di violenza carnale a sprazzi di buio o di colori psichedelici, quasi un richiamo all'ordinaria atmosfera hot del locale notturno in cui la ragazza lavora.
E in tutto questo contesto, unitamente al fatto che il film è di matrice orientale, non poteva mancare il finale tragico, un epilogo che a mio avviso non era scontato ma che, tutto sommato, è coerente e credibile. Ma che ugualmente mi ha colpito, lasciandomi con l'amarezza e la tristezza per la sorte a cui Kong viene inevitabilmente condannato. Un destino di solitudine e dolore a cui, probabilmente, è condannata tutta la gentaglia che contribuisce alla vita criminale di Bangkok, cinematografica e non.
In ogni caso, complimenti all'attore protagonista, Pawalit Mongkolpisit: proverò a cercare qualche altro film in cui ha recitato. Oltre ad altri realizzati dai Pang ^_^




Bangkok Dangerous - 1999



Bangkok Dangerous - 2008

giovedì 19 agosto 2010

..:: Ferie lavorative ::..

Eccomi qua, stanco, con gli occhi che tendono a chiudersi da soli, ma ugualmente animato dal disiderio di comunicare. Scrivo, magari poco, magari cose che non interesseranno, ma lo devo. A voi. Spambot che infestate questo mio umile spazio web e che lasciate frasi insensate in una lingua che non comprendo. Almeno commentaste mettendo qualcosa di sensato, qualche riferimento di cui possa beneficiare per il ranking del blog.
E invece niente, astruse scritte ignote. Solo astruse sequenze di caratteri in un alfabeto che non fa per me: disordinato come sono, inabile al disegno, con la mia calligrafia ortopedica che mi ritrovo credo sarei spacciato nel delicato mondo della comunicazione con i cangi.
Ad ogni modo, dicevo, anche se son stracco per via del lavoro (le mie ferie giungeranno in settembre...) ho voglia di scrivere e di parlarvi un po' dei fatti miei e non solo. Divagazioni a tutto campo mentre in sottofondo c'ho una manciata di canzoni dei 30 Second to Mars, il gruppo di Jared Leto. Che tutto sommato non è male neanche come attore: l'ho visto in Requiem for a Dream e in Lord of War, entrambi film che vi consiglia. Come Bangkok Dangerous (quello thailandese, non quello con Nicholas Cage di cuidovrebbe essere una sorta di rivistazione) che ho visto di recente e di cui scriverò. Ma non oggi. Non adesso.
Ora mi va di dissertare in merito ai fattacci miei, giusto per inabissare il grafico dei visitatori prima di una meravigliosa e spumeggiante ripresa a partire dal mese prossimo quando (forse) svelerò al mondo un mio nuovo progetto.
Ma ora basta, e parliamo d'altro.
Lo scorso fine settimana ne ho approfittato per un po' di sano relax e me ne sono andato in montagna con Silvia e i suoi. Il tempo non prometteva granchè già da giovedì 12 ma ugualmente, caparbiamente, da veri spartani abbiamo fatto la nostra scelta. E siamo partiti in direzione Valmaron, laddove Silvia e i suoi hanno un po' di terreno (non edificabile...) adibito a campo base.
La prossima volta mi sa che sarà meglio osservare il meteo con maggior attenzione, puntando almeno a quello regionale e non a quello tedesco di sexy Anja....
Tra l'altro, pensavo io che in Italia si fosse messi male a livello di moralità e sensatezza di valori trasmessi, ma inizio a pensare che la televisione "tetesca" ci batta assai.


Comunque, tornando alla motagna, per me si trattava di un'esperienza nuova giacchè, anzichè limitarmi ad una toccata e fuga, sarei rimasto a pernottare lì con loro. In roulotte. Ad un passo dalla natura incontaminata, sotto ad un cielo stellato ed infinito, magari con il capo in sù ad inseguire la scia delle stelle cadenti.
E fortunatamente il tempo ha retto, malgrado le previsioni, è stato discretamente bello.
Fino alle 15 circa.
Poi le cataratte del cielo si sono aperte ed ha iniziato a piovere. Tipo in Forrest Gump, tipo ai tempo di Noè: all'improvviso l'acqua. Tanta. Inarrestabile. E vento, ma alla sera, giusto per gradire il pernottamento.
Lo stesso è successo domenica, al pomeriggio, forse con meno intensità.
Da lunedì invece ha fatto bello...mah...
Comunque sia c'è stata lo stesso l'occaisone per qualche camminata, per corroboranti passeggiate (un po' umide...) tra i boschi, a caccia di funghi e di emozioni. Alcune, volendo, avrei potuto provarle assaggiando una di quelle splendide amanite rossastre...
Tra l'altro son pure riuscito a vedere una marmotta con i suoi cuccioli: non so perchè ma le facevo più piccoline. Tutto sommato, sceo io a non capirlo dai buchi che scavano, sono dei bei topoloni. Ma pià carini e simpatici e che, grazie a Silvia che ha avuto la pazienza di appostarsi e immortalare, potete ammirare nella foto qui di lato.
Peccato per il tempo impietoso, però tutto sommato è stata una bella esperienza. Rilassante e gustosa, soprattutto dal punto di vista gastronomico...
Lunedì mattina invece aveva già un altro sapore, più desolante e scoraggiante. Anche le notizie al tg del mattino non aiutavano ad affrontare al meglio la settimana. Parlavano di inondazioni e disastri, di gente che durante le vacanze è andata a L'Aquila per visitare la città (in realtà sono spie comuniste che volevano appurare l'operato del governo), delle difficoltà della Tirrenia (eh, son finiti i bei tempi in cui le aziende grosse fallivano nel bel mezzo della campagna elettorale...chissà se magari anche ai dipendenti della società verranno concessi 7 anni di cassa integrazione pagata come accadde ad Alitalia quando "ci pensò lui"); di Fini, di Bossi, di possibili elezioni, "no meglio la fiducia al governo", "no dimettiti tu!", "si dimetta Lui semmai!", "ma dai, volemmose bene..."; di gente sfiduciata dalla difficoltà di trovare lavoro... aspetto in merito a cui confidavo che il governo avesse deciso qualcosa mentre ero distante dai media e dalla comunicazione, sperduto in Valmaron dove il cellulare non prende. Mi sa che è ora di cambiare cellulare di puntare ad un nuovo modello, tipo il Pomegranate NS08!!! Altro che iPhone! Altro che Nexus One! Questo è il futuro, l'avvenire accarezzato solo nei più sogni fantascientifici più sfrenati e indecenti ben al di là di quelli in cui le case si autopuliscono e le automobili non necessitano manutenzione prezzolata.
Cacchio se si sono impegnati a "realizzarlo"... probabilmente è quella la direzione in cui muoverci, puntare alla tecnologia, a soluzioni innovative e avvenieristiche che consentano alla nostra patria Italia di diventare la nuova superpotenza mondiale.
Possibilmente prima che le chiese di tutto il mondo si unifichino e, in virtù dei loro santi capitali, acquistino le maggiori aziende produttrici di armi realizzando di conseguenza il sogno della pace globale. E l'avvento di una nuova forma di dittatura teocratica...

venerdì 13 agosto 2010

..:: The Losers ::..

Titolo: The Losers
Regia: Sylvain White
Anno: 2010
Genere: Azione
Cast: Zoe Saldana, Jeffrey Dean Morgan, Chris Evans, Idris Elba, Columbus Short

La trama in breve:
Un gruppo militare in missione in Bolivia disobbedisce agli ordini della CIA per salvare dei bambini da un bombardamento preordinato. Questi però verranno comunque uccisi e la colpa sarà fatta ricadere su di loro, creduti morti nel medesimo "incidente". In realtà il gruppo cerca di ritornare in patria e rimettere a posto le cose. L'obiettivo ora diventa scoprire chi ha tentato di fregarli e come potersi riprendere la propria vecchia vita assieme all'onore infangato. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Raro caso di film che ho visto al cinema senza sapere assolutamente di cosa trattasse nè, tantomeno, cosa attendermi. Difatti, subito dopo i trailer di Shrek 4, Inception, Splice e L'apprendista Stregone, quando hanno iniziato ad apparire alcune sequenze a fumetti già ero pronto ad un altro trailer dedicato al divino martellatore o al capitano d'America o qualche altro supereroe marvelliano.
Invece era l'inizio di The Losers...ma son riuscito a dissimulare abilmente la figuraccia grazie alla tenebrosa oscurità della sala.
Da questa premessa è facilmente intuibile che non conosca l'omonima serie a fumetti pubblicata della Vertigo per cui il mio commento sul film sarà probabilmente parziale e limitato a ciò che ho potuto appurare dala visione. Una breve scorsa a Wikipedia comunque mi ha fatto intendere che qualche differenza c'è, anche e soprattutto nella scelta dei personaggi che, teoricamente, sono per lo più caucasici (e la carnagione di Roque mi fa sospettare che non lo sia...).
Il paragone che più risulta immediato tra la squadra dei Losers è quello con l'A-Team: anche lì c'era un colonnello, una sana capacità di arranngiarsi con qualunque oggetto, arma e mezzo, un tizio dalla parlantina facile e dal carattere esuberante, uno sciupafemmine...
Anche il ritmo e le dinamiche intrecciose del film rispecchiano i plot dei più classici film d'azione, con tanta azione - appunto -, sparatorie e distruzioni, un po' di sano cameratismo, onore, senso della giustizia ("25 bambini morti: dobbiamo vendicarli!" "Ehi, ma voi avete ucciso più di un centinaio di persone..." "Dettagli, dettagli..."), voglia di riscatto, qualche colpo di scena, almeno una gnocca e un cattivone imprendibile. Un cattivone che, va detto, ha il suo perchè e la sua spiccata originalità: spietato, affascinante, calcolatore, ironico, amante delle altezze... decisamente sui generis. Senza dimenticare che sembra essere ricchissimo, potentissimo, invischiato con mafie, multinazionali, CIA e governi.
Proprio il "Max".
I nostri eroi invece sono dei soldati, ognuno esperto in un determinato campo (armi, mezzi, hackeraggio, cecchino...) e tutto sommato sono dei bei tipacci. Cinematograficamente parlando, diciamo, hanno un minimo di spessore seppure il tempo per conoscerli affondo più di tanto non viene concesso. Idem con patate anche per i cattivoni visto che nè Max nè Wade hanno un background o un passato. Esistono, e questo deve bastare.
Tra tutti, quello a cui viene regalato più spazio è probabilmente Clay, un ottimo J.D. Morgan, un po' stralunato e stanco, tosto e amante della vita. Ma che appare sconfitto, con l'aria da perdente, senza più quello smalto carismatico che sembrava possedere all'inizio del film prima dell' "incidente" che ha cambiato per sempre le loro vite. Codesto incidente tra l'altro avviene in Bolivia, nazione di cui non si parla praticamente mai nei canali mediatici tradizionali che per la seconda volta a distanza di poco tempo me la ritrovo sul grande schermo. L'altra occasione era stata con 007 - Quantum of solace, pellicola di cui ho deciso di non parlare in questa sede solo per rispetto della pubblica decenza (al limite si potrebbe approfondire l'affare Olga Kurylenko...).
Ad ogni modo, senza divagare oltremodo, soprattutto riflettendo sul fatto che forse non era esattamente la Bolivia l'area geografica in cui è effettivamente ambientato il passato del gruppo dei Losers (si parlava di Aghanistan...), cerchiamo di tornare in topic.
Pur non rappresentando un film di particolare spessore artistico o basato su una sceneggiatura esageratamente strutturata, questo The Losers riesce ugualmente a regalare una discreta visione, divertente e scanzonata, miscelando situazioni d'azione, combattimenti, sparatorie al limite dell'assurdo (complimenti a Cougar: con un proiettile riesce ad uccidere ben 3 uomini, distruggere una Ducati, un piccolo aeroplano e a salvare Clay lasciandolo illeso nel bel mezzo di un tamarrissmo disastro di fiamme e banconote svolazzanti) con alcune sequenze comiche (al di là delle magliettine che sfoggia in più di un'occasione, decisamente sgargianti e fuori luogo rispetto allo stile ombroso del gruppo, memorabile quella in cui Chris Evans tiene in stallo i tizi della sicurezza della Goliath puntando le mani contro di loro minacciando il ricorso ad oscuri poteri sovrannaturali ottenuti in seguito ad indicibili esperimenti segreti eseguiti dal governo e incursioni anali...) e altre giocate sul virtuosismo filmico (la fuga di Aisha contro i Losers viene offerta mediante i riflessi dei frammenti di uno specchio) o sull'erotismo (le pose del combattimento tra Clay e Aisha, infatti, non si rifanno propriamente a qualche disciplina marziale...ma la stanza brucia ugualmente della loro sordida passione omicida...e pensare che lei voleva ingaggiarlo, pensa te..).
Una piacevole visione, a mio avviso ma con l'avvertenza che si tratta pur sempre di uno scanzonato film d'azione con una più che discreta colonna sonora e che, probabilmente, un commento più completo e sensato può giungere solo da qualcuno che magari il fumetto l'ha letto.
Altrimenti, non vi resta che fidarvi di quanto rendicontato da me medesimo e godervelo ^_^





martedì 10 agosto 2010

..:: Quelle belle notizie ::..

Mi spiace interrompere la mia carrellata di imperdibili recensioni di film di ogni tipo, dovuta principalmente al fatto che di "The Road" non c'ho molta voglia di scrivere ora come ora mentre per "Solomon Kane" di recente visione preferisco non parlare più di tanto, ma temo che questo post sarà a tutti gli effetti dedicato a qualche insensata e inutile mia personale divagazione.
Voglio approfittarne per parlare di notizie, di quelle belle notizie che allietano.
Quelle che di tanto in tanto si sentono alla televisione e che sollevano lo spirito.
Notizie frivole e insensate, di quelle a cui Studio Aperto ci ha pian piano abituati.
Ecco allora che qualche bel servizio sui cani poliziotti che vanno in pensione o salvano i bagnanti dalle acque immonde del Mediterraneo non può che allietare la giornata.
Oppure i riferimenti all'indispensabile campionato mondiale di sauna durante la quale, purtroppo, c'è scappato pure il morto.
Uhm, in effetti questa non è una buona notiza. Non è nemmeno bella.
Ma non importa.
Compensa con il tappo che la BP, finalmente, è riuscita a sistemare stabilmente sopra al pozzo di petrolio che da aprile a questa parte ha causato non pochi problemi all'ecosistema del Golfo del Messico. Ma sono sicuro che la natura si riprenderà e che, a breve, qualche nuova specialità farà la comparsa nei nostri tavoli: il tonno dalle pinne nere!
E mi raccomando: attenzione alle vampate improvvise quando lo cucinate...
Un'altra spettacolare notizia che in questi giorni mi ha avvinto è stata quella in riferimento alle vacanze spagnole di Michelle Obama, paragonata addirittura a Maria Antonietta. Sarà...
Certo che nell'osservare come una persona pubblica come lei - per non parlare di sua figlia - sia costretta a vivere le proprie ferie mi ha lasciato un po' sconcerto: folle di curiosi ovunque tenuti a bada da uno stuolo di bodyguard e addetti alla sicurezza alcuni, per forza di cose, in ammollo tutto il santo giorno per tutelare la pargoletta di casa Obama...
"Allarme rosso, allarme rosso! Avvistato squalo a ore 12! Smith, Jones: immolatevi!" "Sissignore!": me la immagino già la scena...e tutto per colpa di questi dannati squali comunisti arabo musulmani terroristi.
Afghani, magari, visto quel che sta accadendo in quel remoto Paese dell'Asia. Tra l'altro mi son perso i servizi, se mai ce ne sono stati, relativi alla pubblicazione delle migliaia e migliaia di rapporti e dossier et materiale vario apparso su WikiLeaks. So che il fattaccio, una vera e propria fuga di notizie, aveva suscitato parecchio scalpore e imbarazzo, mettendo in luce come la situazione in quella nazione sia peggiorata e degenerata. Dopo il 2001. Senza calcolare il numero di morti tra i civili e le ingenti finanze spese. Anche nostre, già. Si parla di circa 600 milioni di euro l'anno pescati dalle nostre tasche..
Ma su questo si sorvola. Al più si parla di cellulite, di tintarella, di chirurgia estetica.
Stamattina ad esempio, su Uno Mattina estate, trasmissione che spesso guardo mentre faccio colazione si parlava di ciò. E devo dire che l'intervento è stato anche interessante visto che il chirurgo coinvolto ha detto "beh, bisognerebbe prima ricordare che esistono la ginnastica e le diete...". Poi hanno inquadrato la conduttrice, Georgia Luzi e tutto è sfumato in un mare di dolcezza...soavità....Che poi, mica è l'unica gnocca che, in televisione, dimostra che "oltre alle gambe c'è di piùùùùù!". Prendiamo Laura Tangherlini per esempio, anche se, noto, la scelta di giornaliste giovani e pulcherrime sta alla base delle nuove strategie di mercato.
Così l'ascoltatore medio cede agli istinti ulteriormente quel poco di razionalità che ancora gli rimane e accetta ancor meglio ciò che gli viene propinato. Sia che si tratti di notizie belle alla Studio Aperto, sia che si tratti di notizie "belle" perchè esposte da persone affascinanti. Tutto ormai si gioca sull'emotività e sugli istinti, tra simpatia e avversità, tra amore e odio. La razionalità, lo spirito critico, la volontà di comprendere e partorire pensieri propri è qualcosa di desueto. Desueto...uhm...ma esiste? O sto forse farneticando neologismi danteschi postumi? Controlliamo...no, per fortuna esiste...sai che figura sennò...come? Siamo in onda? Azz....
Prendiamo, ad esempio, tutto il casino che sta venendo fuori tra Berlusconi e i finiani per la casa di Montecarlo (...ma non sforzatevi di rimembrare, per analogia, dell'acquisto di quell'altra casa, quella di Arcore...). Scandali, discussioni, scenate, sparatorie, gente che urla "Mangano è il mio eroe", ministri che si sfidano con l'ipad, Silvio che arriva addirittura a dire "basta personalismi! Mobilitiamoci!" °__° Lui?
E che sarà mai, dico io!
Per una casa a Monaco, suvvia....manco è in Italia...
Sapete che vi dico? Perchè non vi dimettete tutti e la facciamo finita qui?
Perchè fa davvero ridere tutta questa situazione, senza contare con quanta facilità di parla di "tornare alle urne", "di sciogliere il governo" (nell'acido?), "in autunno tutti a casa".
O in tribunale, gridava qualcuno...
Bossi, recentemente, mentre era alla rassegna della gnocca padana ad Alassio, ha rincarato la dose: "siamo in una palude". A parte che te sei alla sagra della passerina, ci tengo a precisare che NOI siamo nella palude e che compito di VOI dipendenti è quello di lavorare per garantire un presente e un futuro alla nazione e ai vostri elettori che vi hanno affidato tale RESPONSABILITA'.
E sarebbe ora che di tanto in tanto tra le belle notizie che passano al telegiornale venga riservato un po' di spazio anche a far sentire la voce degli elettori.
Magari con un botta e risposta tra dipendenti e padroni, per capire come mai, se siamo in una palude, si sia perso così tanto tempo per leggi come lo scudo fiscale, il legittimo impedimento, la legge bavaglio sulle intercettazioni, il lodo alfano e così via senza dare la priorità a costruire le fondamenta della palafitta che sta sopra a questa palude chiamata Italia?
Ah, e lo chiedo anche agli esimi che stanno dalla parte sbagliata del governo - non sono opposizione, non sono di sinistra , che cosa sono? - che non ne posso più di sentire parlare. Se avete proposte, benvengano, sennò lasciate fare agli altri. Prima finiscono con le loro porcate prima inizieranno ad occuparsi delle priorità del Paese.
Forse.
La verità e che non ne posso più di questi miserabili al potere, di sapere che il mio futuro è in mano loro. Mi fa star male ogni volta il pensiero di come siamo presi a livello nazionale, dal punto di vista della sfiducia e della non costruzione di coscienza critica...
Per fortuna, però, ci sono le belle notizie.
Quelle belle segnalazioni che mi rendono fiero e orgoglioso di essere italiano o, comunque, cittadino del mondo.
Quelle relative alla partita dell'Italia, la nazionale, gli azzurri - giusto per inciso, dove 'zzo sta l'azzurro nella nostra bandiera? O è il simbolo dell'acqua? Perchè se siamo nella palude credo che la tonalità andrebbe rivista.... - la grande potenza del calcio mondiale che ci fa sentire tutti uniti quando (e se...) vince.
Altro che quegli altri umili e grandiosi atleti che hanno dato tutto loro stessi agli europei di atletica tenutisi a Barcellona, sacrificandosi, preparandosi, allenandosi per mesi, anni forse, per giocarsi tutto nell'arco di pochi istanti. Già perchè a differenza del pseudo sport che ormai è il calcio (proviamo con l'hurling?), in cui ci son minimo 90 minuti di tempo per dimostrare il valore dell'investimento sostenuto dalle varie società, nell'atletica le prove sono molto ridotte: una corsa, tre salti, cinque lanci...e poi fine dei giochi. La gioia del trionfo, l'onore della cronaca, qualche intervista e poi di nuovo nell'oblio. Per lasciare spazio...
Dovrebbero ringraziare, invece, che non c'erano partite della nazionale o del campionato di calcio in programma.
Ma pensa te sti sportivi...


venerdì 6 agosto 2010

..:: Moon ::..

Titolo: Moon
Regia: Duncan Jones
Anno: 2009
Genere: Fantascienza
Cast: Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry

La trama in breve:
L'energia sulla Terra non è più un problema, la Lunar ha trovato il modo di generarne in maniera pulita e non dannosa sfruttando il materiale di cui sono composte le rocce presenti sul lato oscuro della Luna. A sorvegliare il lavoro dei macchinari è stata posta una base sul satellite naturale della Terra abitata unicamente da un computer tuttofare dalla voce umana e da un uomo, solo, quasi arrivato al termine dei suoi tre lunghissimi anni di contratto e sempre più vittima degli scherzi che stanchezza e solitudine gli procurano. Sarà un incidente quasi mortale a scardinare il meccanismo di inganni che si cela dietro il suo lavoro mettendolo a contatto inaspettatamente con un altro se stesso. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Noto con piacere che, recentemente le visite al mio blog sono aumentate. E senza che io abbia fatto ricorso a meschini trucchetti menzionando parole come culo, tette sode, Megan Fox, Brigitta Bulgari o qualche altra porno-attrice in voga.
Probabilmente il merito va tutto alle recensioni di film d'arte e sentimento, giocati su raffinate sceneggiature e atmosfere sofisticate di cui accennato fino all'ultimo post pubblicato.
Oppure è semplicemente perchè ho smesso di parlare di politica, notizie generiche, divagazioni e progetti personali (comunque in agguato)?
Spero solo di non rovinare questo idillio di web-notorietà parlando di Moon, un film che al cinema è passato praticamente in sordina (d'altronde, con Avatar che è stato trasmesso da gennaio ad aprile.. senza contare che qualsiasi ricerca porta inevitabilmente all'ultimo capitolo della Twilight saga...) ma che rappresenta un'ottimo prodotto.
Sotto tutti i punti di vista.
Il pregio maggiore che possiede, credo, risiede nella semplicità scelta. Pochi attori, pochi effetti speciali, poche locazioni, poca azione. Tutto si concentra sulla storia, sul/sui personaggi, sulla recitazione, sull'emozione, sul mistero, sulla consapevolezza, sui messaggi veicolati.
Sam Rockwell si conferma un ottimo interprete, a mio avviso, qui impegnato in più fronti. Faccia a faccia con se stesso nel cercare di comprendere la verità sulla propria esistenza, venendo a capo della menzogna che riguarda la sua vita intera. Convincente nel rappresentare rabbia e delusione, cocente sofferenza e ingenua rassegnazione alle dinamiche di un futuro (o presente?) in cui l'essere umano conta sempre meno. Soprattutto se messo di fronte alle logiche del mercato, alle necessità di tutela degli investimenti degli azionisti, esseri anonimi e distanti (paradossalmente sulla Terra...), figure oscure che governano vita e morte altrui.
Il film non è certo allegro e scanzonato, tutt'altro. Ma non è mai troppo melenso o scontato. Malgrado un ritmo non propriamente da videoclip, e nonostante la presenza di un unico attore, sullo schermo, non c'è nemmeno spazio per la noia, finendo per rendere gli spettatori partecipi dell'assuridità della situazione in cui viene a trovarsi Sam. Che, per certi versi, rispecchia certe dinamiche lavorative moderne.
Spettacolari e poetiche poi le sequenze esterne, in cui è il silenzio dello spazio e delle praterie lunari a dominare, in cui ogni attività è sincopata e sospesa, perfetta nell'assenza di presenza biologica. Il tutto accompagnato da melodie azzeccate e mai troppo invadenti, così come accade anche nelle vicende ambientate all'interno della stazione della Lunar.
Per certi tratti, la visione di questo film mi ha richiamato alla mente "2001 Odissea nello spazio:" per le atomosfere, per l'uso degli effetti di luce nella "partenza" e anche per la ricostruzione della base lunare e per la presenza di un "computer senziente". A differenza di HAL 9000, però, Gerty qui si dimostra più compassionevole e amico della controparte umana che popola la stazione lunare spaziale: non cerca di uccidere nessuno temendo per la propria sopravvivenza; qui invece svolge la funzione di compagno e servo, di confidente e cuoco, addirittura di "padre" nel donare la vita o conforto a Sam.
Oltre al capolavoro di Kubrick, qualche riferimento a "Blade Runner" è facile riscontrarlo, soprattutto per quanto riguarda i replicanti. Anche questi ultimi in fondo, sono esseri effimeri, in grado di vivere per pochi anni appena, nati da esigenze di tipo economico più che scaturiti dal parto naturale di un amore umano. Come nel loro caso, anche ciò che Sam apprende sul proprio conto ha un'impatto devastante, che lascia un vuoto dentro all'anima, un baratro da cui si originano rabbia e disperazione, impulsi alla vita e all'annichilimento totale.
In conclusione, Moon è un perfetto esempio di ottima fantascienza, intelligente e raffinata, ammiccante alle produzioni di qualche annetto fa, indubbiamente capace di farsi apprezzare da un pubblico che vuole qualcosa di più che meri effetti speciali e abbagliamenti visivi.
Alla faccia del 3d, tra l'altro...
Consigliatissimo, quindi.




PS: e se ancora non vi ho convinto, vi rimando alla recensione di Luigi Bonizzato - tra l'altro ottimo regista di cortometraggi - pubblicata sulle pagine di Terre di Confine.

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