mercoledì 3 giugno 2020

Batman V Superman

Titolo: Batman V Superman : Dawn of Justice
Anno: 2016
Regia: Zack Snyder
Genere: supereroi, azione
Cast: Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Diane Lane, Laurence Fishburne, Jeremy Irons, Holly Hunter, Gal Gadot


La trama in breve:
Dopo aver sconfitto il generale Zod e aver salvato il pianeta terra, Superman (Henry Cavill) ha diviso l’opinione pubblica. Tra coloro che vedono il kryptoniano come una minaccia c’è Batman (Ben Affleck), il giustiziere con la maschera da pipistrello che da più di vent'anni combatte contro la criminalità di Gotham. Anche Lex Luthor (Jesse Eisenberg), a capo della LexCorp, vorrebbe contenere la forza di Superman. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Per il ciclo "brain off", dopo aver già visto spezzoni di Justice League in tv (in particolare la seconda parte, vista durante una delle mie ultime trasferte di gennaio in terra bergamasca...), ho recuperato la visione di codesto film, seguito di Man of Steel di cui vi avevo parlato qualche anno fa. E, anche in quel caso, puntualmente a distanza di anni dall'uscita al cinema e dopo che ovunque ne fossero stati proposti commenti e osservazioni. Ciononostante, ecco qua pure la mia di opinione.
A mio avviso si tratta di un film riuscito a metà, con discrete sequenze degne di nota, con alcune trovate magari anche brillanti, con tanto sfoggio di devastanti effetti speciali, ma che presta il fianco a numerose vaccate che potevano evitarsi.
Parlo di scelte discutibili su più fronti.
Ad esempio, già all'inizio, la sequenza con Lois Lane in Africa, accompagnata da un finto fotografo della CIA che si fa prontamente sgamare perché usa una fotocamera del Giurassico. Per fortuna i mercenari al soldo del cattivone di turno sono pure altrettanto svegli e usano proiettili prodotti in serie limitata solo dal magnate Lex Luthor. Altrimenti, come diamine si riusciva a imbastire una sorta di indagine giornalistica ai danni del cattivone di turno? 
Ma c'è da riflettere anche sulla distanza tra Gotham City e Metropolis, ossia la città di Batman e Superman, rispettivamente, che stanno praticamente a un tiro di schioppo. Metropoli immense ma che per fortuna sono attorniate da campi abbandonati in cui trova sede la reggia del signor Wayne, che praticamente ha l'Area 51 sotto casa visto il numero di livelli e di gallerie, con tanto di ponti levatoi che regolamentano l'accesso alla bat caverna. Che, mi auguro, non sia stata costruita solamente dalle mani capaci di Ambrog, ehm, Alfred. Chissà che cosa avranno pensato e/o che fine avranno fatto gli operai che ci hanno lavorato...




E che dire della gestione di quella topolona di Wonder Woman: in una scena la vediamo praticamente a bordo aereo, poi ci ripensa perché quel simpaticone di Doomsday sta disintegrando il mondo, e corre in soccorso di Batman e Superman...non è dato sapere dove tenesse armatura e soprattutto lo scudo. Probabilmente compra borse e valige nello stesso negozio in cui si rifornisce Mary Poppins.
Ma di esempi ce ne sono anche altri (vi rimando ai link alla fine del post per leggere recensioni più sensate e significative di questa), fatto sta che tutto sommato le due ore di film scorrono bene e, dicevo, regalano anche sequenze significative e di forte attrattiva.

sabato 30 maggio 2020

Viola 76



Quale può essere il limite estremo a cui un uomo può giungere se animato da un unico ossessivo pensiero?
Fino a dove ci si può spingere in nome dell’egocentrica considerazione del valore della propria produzione artistica?
Quali sono le terribili conseguenze derivanti dall’abuso della droga sintetica Lethars?
Perché media e poliziotti ricorrono al nome in codice “Viola-76” per identificare alcuni misteriosi casi che si stanno verificando in città?
Scopritelo in questo racconto lungo ammiccante alla fantascienza e dal sapore vagamente demenziale.

Questa la quarta di copertina di Viola 76, racconto relativamente lungo scritto qualche anno fa e che inizialmente avevo reso disponibile gratuitamente sotto forma di ebook-pdf.
In questo periodo però ho deciso di riprendere in mano il testo e di rivederlo per poi finalizzarne la pubblicazione tramite Amazon. E' disponibile in due formati, sia come ebook kindle che come libro cartaceo. In entrambi i casi ho cercato di mantenere il prezzo al minimo.
Ecco quindi che ne approfitto per segnalarvi questo mio testo, una sorta di esperimento/gioco letterario che (probabilmente...) strizza l'occhio ad alcune produzioni cinematografiche uscite negli anni scorsi.

Buona lettura!

venerdì 29 maggio 2020

Dune


Titolo: Dune 
Sottotitolo: Il ciclo di Dune: 1
Autore: Frank Herbert
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 722

La trama in breve:
Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che permettono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell’Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell’Imperatore per la successione ai crudel Harkonnen al governo dell’ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero, l’inizio di uno scontro cosmico tra forze, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili. Con Dune Frank Herbert inaugura la serie di romanzi divenuti ormai di culto, che segneranno in maniera indelebile l’immaginario fantascientifico letterario e cinematografico degli anni successivi. (fonte Amazon)

Il mio commento:
Era da un bel po' che avevo intenzione di leggere questo libro e ne ho approfittato in questo periodo, sfruttando il mio fido Kindle. Di Dune ho sentito parlare a più riprese, negli anni, o come riferimento a un'opera importante per la fantascienza o come riferimento per qualche film. Al netto di quello realizzato da Lynch negli anni '80, e di quello di imminente uscita firmato da Denis Villeneuve (già apprezzato regista di Blade Runner 2049), in effetti, di riferimenti all'opera di Herbert credo se ne possano trovare vari. Penso infatti ad alcuni elementi di Star Wars (il desertico Tatooine, pianeta natale di Luke Skywalker, ma anche al vermone con cui Jabba the Hutt vuol giustiziare il nostro caro Mark Hamill) ma anche alla saga di Tremors...
In ogni caso, leggendo il libro, è innegabile il fatto che sia pregno di molti elementi attuali, in particolar modo dinamiche ambientali e religiose. Il pianeta Arrakis, meglio conosciuto come Dune, è desertico, arido, inospitale...tuttavia, su di esso, il popolo dei Fremen è riuscito a modellare tecnologie e uno stile di vita votato al massimo risparmio d'acqua e alla riduzione degli sprechi, oltre a un regime alimentare molto rigido. Ad esempio utilizzano tute distillanti, con cui coprire e proteggere il proprio corpo riciclando l'acqua di esso, ad esempio recuperando ogni tipo di umidità prodotta. Allo stesso tempo, molte altre dinamiche di vita e di morte all'interno della società trovano una compensazione in acqua, da scambiare o recuperare. Una società attenta, parsimoniosa, stoica ma anche per questo spietata e dura.
Terreno fertile per introdurre e amalgamare il tema religioso, che con gli echi di antiche scritture e profezie, consolida la carismatica figura DEL leader tanto atteso, con nomi arabeggianti che rimandano all'idea di ciò che l'occidente inquadra come islam e area musulmana.
In tutto questo, si intrecciano cospirazioni e disegni politici, interessi economici (e non), selezione e manipolazione genetica che produce esseri superiori (ad esempio i mentat, persone con capacità logiche e di calcolo simili a computer), culti e addestramenti misteriosi i cui adepti sono combattenti formidabili capaci di ricorrere a facoltà sovrumane (non muovono gli oggetti col pensiero come i jedi ma poco ci manca...), nonché viaggi interstellari e scontri tra l'imperatore e classi nobili contro i (ribelli) Fremen...
La storia proposta da Herbert è ad ampio respiro, molto ben studiata e gestita, anche se talvolta risulta descritta e narrata con tono fin troppo scientifico e logico e in altri sintetizzato assai (mi riferisco alle battaglie del finale). Non è una lettura scanzonata o gioiosa, ecco, ma sempre in linea con quella che è l'ambientazione proposta, difficile e ostica. Si percepisce una certa tensione e, ancor di più, una predestinazione che spinge e condiziona fortemente Paul Atreides, figlio del Duca Leto, destinato a diventare il Muad'dib tanto atteso dai Fremen. Lo incontriamo all'inizio che è un adolescente, non uno qualsiasi: è un ragazzo molto acuto, addestrato dal mentat Thufir Hawat, e iniziato da Lady Jessica, sua madre, e concubina del duca Leto, alle pratiche della sorellanza Bene Gesserit. Nel corso della storia, se i dubbi sulla grandezza del destino a cui era chiamato già erano pochi, lo vedremo crescere e divenire un leader carismatico, il Muad'dib accennato poc'anzi, ma anche il Kwisatz Haderach, una sorta di essere supremo che può essere in più luoghi contemporaneamente, ossia l'incarnazione dei progetti di selezione genetica promossi dalla setta Bene Gesserit.

martedì 19 maggio 2020

Libri ed ebook di maggio

A differenza degli ultimi, approfitto di questo post per segnalare alcuni libri ed ebook che potrebbero essere di interesse per gli occasionali lettori di questo blog: buona lettura ^_^



Titolo: La mia via
Autore: Angelo D'Aria
Editore: Amazon

Descrizione: Il maestro D'Aria Angelo, racconta i suoi 48 anni di studi, ricerche e pratica nel mondo delle arti marziali orientali. Un viaggio che parte dal 1972 e arriva fino al 6 Maggio 2020.
Nel libro, Angelo presenta la Via che ha percorso per arrivare a coronare il suo sogno di vivere facendo il maestro di arti marziali.
Racconta anche i suoi 40 anni passati ad insegnare nella sua scuola italiana di Wu-Shu.

Guarda il book-trailer o leggi l'introduzione del libro
All'interno del libro, oltre a numerose foto, sono anche contenute dediche da parte di maestri di arti marziali, affiliati e non, alla D'Aria Angelo's School. Tra questi, c'è anche la mia ^_^




Titolo: L'Ape legnaiola
Autore: Stefania Bonatti

Descrizione: Quasi fosse un esercizio catartico, una sorta di intimo diario, questo romanzo si può considerare la cronaca di un amore, dai confini labili al tempo del COVID19. Amore e odio, in realtà: quel che oggi viene definito un amore tossico. Due solitudini che si sono incontrate, compensandosi. La tormentata protagonista, Stefania, ventunenne studentessa di Filosofia, in forma epistolare si rivolge a Enrie, l’oggetto di tali sentimenti. Non lo fa, tuttavia, per mezzo di lettere o messaggi, se non in minima parte, quanto piuttosto attraverso lunghe pagine di introspezione, che proiettano, sublimandola, una condizione di estremo disagio. Enrie ha anche qualche problema di dipendenza dalle sostanze. Un altro tipo di dipendenza, invece, è quello della protagonista: la dipendenza affettiva, probabilmente alimentata dal difficile vissuto della stessa Stefania, data in adozione in giovanissima età.





Titolo: La notte e la neve
Autore: Marco Cirillo

Descrizione: Un thriller psicologico ambientato a Copenaghen, tra i canali annebbiati e i cieli grigi dell’inverno che dura a lungo.
Uno psicanalista e un ispettore entrambi esperti nel loro lavoro si incontrano e si scontrano sullo sfondo di complicati delitti. Pazienti con le loro debolezze, le loro indifese paure, sedute marcate dallo scorrere del tempo, scandito dal ticchettio dei secondi.
Amori celati, amori violenti, rancori radicati nella memoria emergono poco a poco. Un delicato intrigo di sospettati e personalità diverse che si muovono verso la verità, in un’indagine profonda alle radici della mente umana.
La notte e la neve sono tutte e due silenziose.

Ma una è bianca e l’altra è nera.

venerdì 15 maggio 2020

Black Mirror (Quinta Stagione)


Titolo: Black Mirror (quinta stagione)
Episodi: 3
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti, anche quest'ultima stagione di Black Mirror è costituita da episodi non collegati tra loro e focalizzati sulla deriva tecnologia e i relativi impatti sociali, politici, etici... sulla società.
Gli episodi che compongono la quinta stagione sono solamente 3:
  • Striking Vipers
  • Smithereens
  • Rachel, Jack and Ashley Too


Il mio commento:
Sinceramente, mi aspettavo molto di più. Sono consapevole che non sia facile proporre storie originali o c'entrare sempre le attese degli spettatori ma, rispetto alle precedenti stagioni, questa l'ho trovata molto sotto tono. Probabilmente si salva solo la prima delle tre puntate, Striking Vipers.
Per carità, si tratta comunque di episodi che presentano spunti interessanti su cui si possono innescare varie riflessioni e considerazioni ed è innegabile che a livello di recitazione, regia e fotografia il risultato sia più che buono, però manca quel non so che, quella verve e forza che episodi di altre stagioni hanno saputo proporre per spiazzare o comunque scuotere lo spettatore.
Non so se possa c'entrare il fatto che, tutto sommato, si tratta di episodi poco "fantascientifici" e magari più vicini a dinamiche già presenti nella vita reale. 
Comunque sia, partendo dal terzo episodio, "Rachel, Jack and Ashley Too" si concentra per lo più su dinamiche incentrate sulla figura di Ashley O, popstar / idol che sta attraversando un momento di ribellione ma di cui i fan sono innamorati, tanto che ne è stata fabbricata anche una versione "robot tascabile" perché ognuno possa averla con sé, in casa. La scelta di Miley Cyrus non so se fosse dovuta a una richiesta della stessa attrice o se per evidenti paralleli con la sua carriera, inizialmente sotto la protezione della Disney. Ad ogni modo, al netto di portare in scena il contrasto tra identità di un vip e la sua costruzione a tavolino, condizionata dalla necessità di far prevalere esigenze di marketing e di immagine alla vita reale, troviamo spunti sulla mercificazione delle star, che va ben oltre i limiti della vita - un po' come quando vengono realizzati e proposti video o brani musicali anche dopo la loro dipartita. E ancora qualche spunto sugli show live, mettendo a confronto esperienze più fisiche e personali con esperienze virtuali, con avatar e riproduzioni senza la reale presenza delle star in questione, artifici che la tecnologia ci consente di adottare e che fanno leva su ciò che il pubblico effettivamente vuole o accetta. Spunti interessanti, per carità, attuali anche, però che a mio avviso non vengono trattati in modo particolarmente provocatorio o di impatto...anche se, a dirla tutta, una certa scena poteva portare ad epiloghi ben diversi e, forse, per questo, rivelarsi più incisiva.
Fatto sta, non ho però capito se questa mia insoddisfazione dipende dalla storia proposta o se, invece, perché si tratta di dinamiche con cui già facciamo i conti e a cui siamo abituati, complici gli effetti speciali al cinema o campionature musicali rielaborate, o che magari richiamano anche altre storie (ad esempio Simone, ma solo per la parte di costruzione e virtualizzazione dei "vip")

domenica 10 maggio 2020

Guns Akimbo

Titolo: Guns Akimbo
Anno: 2019
Regia: Jason Lei Howden
Genere: azione, distopico
Cast: Daniel Radcliffe, Samara Weaving, Rhys Darby, Ned Dennehy, Hanako Footman

La trama in breve:
C'è un gioco pericoloso in città, illegale e seguitissimo: si chiama Skizm, e ci si gioca la pelle in diretta online. Miles lo segue come tutti gli altri, ma una sera, sbronzo, fa commenti pesanti sull'inventore del gioco. E il giorno dopo si ritrova con due pistole trapiantate nelle mani, sbalzato nell'arena e costretto a sfidarne il campione assoluto, la cattivissima Nix. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ingredienti per un film fracassone e tamarrissimo:

Condite il tutto con musiche calzanti e in versione rockettara - tipo Dead Or Alive - You Spin Me Round (Like a Record) -, aggiungete effetti speciali e luci colorate a gogo, la giusta dose di demenzialità e tanto sangue e...beh, avrete Guns Akimbo.
Ah, scordavo una bella dose di regia funambolica che non si risparmia movimenti di macchina rocamboleschi e inquadrature spiazzanti: non può mancare.
Diciamo che la sceneggiatura e la trama non sono esattamente il punto forte del film, che però, a mio avviso, risulta pacchiano e godibile ugualmente, considerando l'idea alla base di esso. Ovvero un povero disgraziato che si trova, di punto in bianco, due pistole inchiodate alle mani, con tutti i problemi che ne possono derivare, costretto a una sfida impari nel disperato tentativo di sopravvivere in un gioco mortale trasmesso in diretta streaming. 
Con sopravvivere s'intende anche a se stessi e a movimenti quotidiani: in fondo avere due pistole strette in ciascuna mano - quell'akimbo del titolo arriva proprio da questo - rende ostica l'esecuzione anche delle faccende più banali dal rispondere al telefono al cibarsi, dall'uscire di casa all'andare in bagno...e non parliamo di vestirsi, tant'è che il povero Daniel Radcliffe di vede costretto alla fuga in mutante, accappatoio e pucciosissime babbucce feline. Addio ad ogni dignità e senso del pudore, soprattutto se l'unica su cui si può contare e la tua ex di cui sei ancora segretamente invaghito. 
Sulle sue orme la nipote dell'agente Smith di Matrix, una pazza senza scrupoli che non esita a sparare, uccidere e distruggere. Sinceramente Samara Weaving non mi era nota, ma devo dire che se la cava egregiamente, seppure il suo personaggio non sia poi così approfondito ma solo una caricatura.

Nyx, agguerritissima campionessa in carica di Skizm...

...e Miles, il nuovo (inconsapevole) sfidante

La storia si sviluppa, ovviamente, senza che ci sia un particolare senso in ciò, o un messaggio particolare da veicolare al pubblico. Si potrebbe riflettere sul valore del cyber-bullismo, sulla deriva dell'uso di mezzi di reality e media, sull'assenza di morale e valori della società, su come vengono percepiti e creati i vip (lo sono anche gli stessi disperati-assassini prigionieri di Skizm) (un po' come faceva riflettere, a suo tempo, Samuele Bersani). 
Lo spettatore potrebbe anche indugiare su pensieri relativi all'effettiva gerarchia del potere, ovvero giustizia vs media, o sull'assuefazione (e conseguente indifferenza) a soprusi e violenza. 
O anche chiedersi se una realtà come quella proposta dal film, in cui il valore della vita viene annichilito e tutto diventa lecito, con orde di fans e spettatori che godono della morte e della sofferenza altrui, possa concretizzarsi o meno.

martedì 5 maggio 2020

Carnival Row

Titolo: Carnival Row -Stagione 1
Episodi: 10
Anno: 2019
Genere: fantasy

La trama in breve:
Carnival Row è una serie televisiva originale Amazon con un'ambientazione fantasy. Il mondo in cui si svolgono le vicende vede la compresenza di esseri umani e di creature fantastiche, i fatati, ossia fate, fauni, centauri e altre creature. La storia si configura prevalentemente come giallo, seguendo le indagini dell'ispettore Rycroft "Philo" Philostrate presso la città di Burgue. Cercando di risolvere una serie di efferati omicidi emergeranno in modo evidente le difficoltà di convivenza tra razze e, sullo sfondo, intrighi politici e gli echi di una guerra...

Il mio commento:
Sinceramente, dalla presentazione e della pubblicità della serie, mi ero fatto l'idea che fosse un po' più soft, non solare e spensierata sia chiaro. Invece la serie si rivela piuttosto cupa e anche parecchio truculenta, che viga all'horror nell'indugiare su ferite e squartamenti vari perpetrati dall'assassino/cosa che miete vittime nel centro di Burgue, nel quartiere di Carnival Row per l'appunto, e che poi lascia i cadaveri in bella mostra. Giusto per non attirare attenzioni...
Pensavo, a torto, che si trattasse di un fantasy un po' più tranquillo e pacato, ecco. E pensavo pure che la storia fosse la trasposizione di qualche romanzo o di qualche graphic novel...invece pare che sia una produzione originale, nata e pensata per il piccolo schermo e al cui sviluppo ha lavorato anche Guillermo del Toro.
Nel complesso questa prima stagione di Carnival Row si salva, sebbene la narrazione proceda un po' ad alti e bassi, con parti più monotone e altre più interessanti, soprattutto dopo che i vari personaggi son stati un po' caratterizzati. Per fortuna non sono una miriade come in Game of Thrones, però gli autori han saputo creare un discreto intreccio tra di loro.
Abbiamo quindi Vignette, una fatata, ribelle, ex-fiamma di Philo che giunge a Burgue come profuga. Abbiamo i fratelli Ezra e Imogen Spurnrose, aristocratici decaduti in cerca di riscatto. Abbiamo la famiglia del cancelliere Breakspear, composta dal non brillantissimo Absalom, la misteriosa moglie Piety e il figlio scapestrato Jonah. Incontriamo anche il ricchissimo fauno Agreus Astrayon, nuovo vicino di casa dei Spurnrose e, ovviamente, Rycroft "Philo" Philostrate, un Orlando Bloom sempre cupo e incazzato che si sforza di apparire granitico, unico ispettore che si da da fare per i fatati (chissà perché...) e dal passato misterioso.
Tra gli aspetti più interessanti della serie ci stanno di sicuro l'ambientazione, che colloca elementi fantastici in una società simil-novecentesca, con ovvie dinamiche di incomprensione, scontro e difficile coesistenza. Non mancano episodi di razzismo, prevaricazioni e diritti negati...mentre al contempo le persone dabbene non disdegnano di aver in casa servi fatati o di spassarsela con concubine volanti. 
Da premiare certamente la colonna sonora, sempre molto azzeccata e suggestiva, con musiche evocative e che ben sottolineano determinate scene: un esempio di ciò è "I fly for you", struggente ninna nanna cantata durante un flashback particolarmente illuminante.
Sulla recitazione degli attori, più di tanto non saprei che dire, ma a mio avviso niente di memorabile. Sinceramente nessuno dei personaggi mi si è impresso in modo particolarmente indelebile anche se, senza dubbio, ci sono elementi interessanti in gioco. Però, non so, non son rimasto così convinto o suggestionato. 

sabato 25 aprile 2020

The Bad Batch

Titolo: The Bad Batch
Anno: 2016
Regia: Ana Lily Amirpour
Genere: horror, distopico, ??
Cast:  Jason Momoa, Keanu Reeves, Suki Waterhouse, Diego Luna, Giovanni Ribisi, Jim Carrey (non accreditato)

La trama in breve:
In un imprecisato futuro, le persone considerate "rifiuti della società", criminali, persone "inutili", non a posto vengono marcate come "bad batch" (lotti difettosi) e lasciati a vivere in una sorta di landa desolata nel deserto del Texas dove non ci sono regole e gli individui si son organizzati a modo loro. Arlen è una giovane ragazza appena liberata nel recinto: a sue spese scoprirà che sopravvivere non è affatto facile...

Il mio commento:
Ho recuperato questo film su Netflix per curiosità dopo aver trovato su youtube un estratto relativo a un'interpretazione sui generis da parte di Jim Carrey, attore che adoro.
Non sapevo bene a che tipo di film stavo andando incontro...le recensioni in internet sono tra le più disparate, per lo più lo castigano e lo massacrano, ma a mio avviso il film ha una sua potenza espressiva tutt'altro che scontata e banale. Volendo, può richiamare un po' la follia violenta e brutale di Mad Max Fury Road uscito l'anno prima ma direi che The Bad Batch vira in tutt'altra direzione.
Sin dalle sequenze iniziali si capisce che siamo di fronte a un'opera che vuole osare e che proporsi come anticonvenzionale e spiazzante, ma il risultato viene probabilmente raggiunto solo in parte.
I dialoghi sono risicati, la maggior parte delle sequenze narrative si svolgono senza parlato ma riprendendo paesaggi, scontri e l'assurda dinamica quotidiana cui gli esiliati sono costretti. E' tutto molto fisico, diciamo.
Fin dall'inizio ci rendiamo conto che la realtà è dura e che non c'è nessuna pietà: in poco tempo Arlen si trova braccata e mutilata da un gruppo di cannibali, per poi esser tenuta prigioniera (come scorta...).
Riuscirà a fuggire nel deserto e, dopo esser stata aiutata da un vecchio spazzino muto e derelitto (Jim Carrey di cui sopra) finirà in una "città" altrettanto ambigua, in cui non si pratica il cannibalismo ma la droga scorre a fiumi. Un posto deprimente che però regala qualche momento di evasione e speranza, configurandosi come un luogo più ordinario e accettabile rispetto al villaggio dei cannibali popolato da uomini e donne nerborute, tutti concentrati solo su se stessi e che non possono permettersi di essere "deboli" per non finire divorati.



In tutto ciò poi si intrecciano delle dinamiche surreali e stranianti, con personaggi quali Il sogno (Keanu Reeves) messianico-spacciatore-presidente e un MiamiMan (Jason Momoa) fisicamente immenso alla ricerca di una bambina, rapita da Arlen dopo uno scontro a fuoco nel deserto.
Personaggi le cui vite si incontrano e intrecciano, entrambi a modo loro fuori posto. 

sabato 18 aprile 2020

Dark (prima stagione)


Titolo: Dark  - stagione 1
Episodi: 10
Anno: 2017
Genere: mistery

La trama in breve:
Serie televisiva di genere mistery/fantastico di produzione tedesca e distribuita da Netflix. Le vicende si svolgono Winden e vede un intreccio piuttosto articolato di rapporti e vicende che riguardano alcune famiglie della cittadina a cui si uniscono eventi tragici, come la sparizione di bambini, ed eventi misteriosi, forse legati alla vicina centrale nucleare e alla presenza di vicine grotte oscure... 

Il mio commento:
...ma questo è solo l'inizio di una serie davvero ben realizzata, suggestiva e non banale, capace di catturare l'attenzione dello spettatore e di crescere di puntata in puntata in termini di intreccio e sorprese. Non siamo di fronte a una storia solare o che abbonda di gioia, anzi. Già di per sé l'ambientazione in un paesino sperduto, con un clima deprimente (piove spesso e gli abitanti manco se ne curano di trovarsi all'aperto sotto frequenti acquazzoni...) e funestata da eventi tragici e spiacevoli (il suicidio di un padre di famiglia, la sparizione di un ragazzino...e poi di un altro...) non lascia presagire il meglio, tuttavia lo sviluppo e le svolte che la narrazione prende sono notevoli e tutt'altro che banali.
Da vicende che inizialmente sono più vicine a quelle dei tanti polizieschi trasmessi in tv, si passa bene presto a introdurre tematiche fantascientifiche, quasi occulte, con viaggi nel tempo e rapporti complessi assai tra i personaggi. Dopo le prime puntate iniziano infatti a esser portati avanti più piani narrativi in contemporanea vista la presenza di un ponte di Einstein-Rosen, altrimenti noto come wormhole, che sembrerebbe consentire a chi lo attraversa di spostarsi avanti o indietro nel tempo di 33 anni. Con conseguenze ovviamente complesse da gestire, soprattutto in termini di sanità mentale e coerenza temporale.



Ecco allora che sullo sfondo di quello che può essere il suicidio di un uomo si celano verità più complesse e difficili da accettare, analogamente trovare risposte alla sparizione del proprio figlio o fratello potrebbe non essere così scontato...anche se tutto, fortunatamente, oltre che per motivi di gestione della trama, rimane confinato nella cittadina di Winden. Non escludo che nella seconda stagione le vicende possano complicarsi ulteriormente ma, di fatto, tutta la narrazione regge e sembra funzionare, pur con i suoi paradossi, finché le vicende restano confinate nella nostra cittadina germanica.
Oltre alla trama, ben strutturata e orchestrata, e anche ben gestita in termini di ritmo e colpi di scena, degna di nota è anche la colonna sonora e la gestione del suono, con musiche che vanno ad amplificare il potere suggestivo delle scene proposte e delle rivelazioni in esse contenute. Ma anche utili per contestualizzare le vicende nel giusto periodo storico o per emozionare lo spettatore. Ben dosati anche i silenzi e le sequenze intense, in cui i personaggi semplicemente fanno i conti con se stessi e con quello che (alcuni) scoprono.

venerdì 10 aprile 2020

Il principe dei draghi (The Dragon Prince)

Titolo: Il principe dei draghi (The Dragon Prince) - stagione 1,2,3
Episodi: 27
Anno: 2018-2019
Genere: fantasy

La trama in breve:
Questa serie animata di Netflix è al momento composta da 3 stagioni per un totale di 27 episodi. Si propone come una storia per ragazzi che tuttavia matura mano mano che la narrazione procede.
La storia è ambientata in un mondo fantasy in cui coesistono più razze, in particolar modo umani, elfi e draghi. In passato gli umani hanno scoperto un nuovo tipo di magia proibita che ha comportato dei conflitti con la razza dei draghi e il loro confinamento in una parte del continente. 
A distanza di anni gli elfi dell'Ombra della Luna organizzano una spedizione per assassinare il re Harrow ma durante la missione l'elfa Rayla scopre, assieme a Callum e Ezran, figli del re, che l'uovo del Principe dei Draghi non è stato distrutto come si credeva, bensì rubato e tenuto nascosto dall'ambizioso mago di corte, Viren. 
I ragazzi decidono quindi di intraprendere un viaggio per riconsegnare l'uovo ai draghi e scongiurare altri conflitti.   

Il mio commento:
Inizialmente ero un po' scettico in quanto, vuoi per la veste grafica, vuoi per i toni della narrazione, mi sembra una serie destinata a un pubblico piuttosto giovane. In realtà, puntata dopo puntata, la storia inizia ad arricchirsi in situazioni e personaggi delineandosi come una saga fantasy, con un'ambientazione che si presta a sconfinare facilmente in fumetti e videogame. La stessa viene progressivamente esplorata ed espansa, nuove razze fanno la loro comparsa, così come nuovi regni ed elementi del passato che forniscono un quadro via via più completo della situazione.
In linea di massima il tono rimane molto easy e buonista, con alcune puntate che si sforzano di essere divertenti (vedasi quelle con Capitan Villads, il pirata cieco che aiuta i protagonisti...), senza sangue o scene cruente, e distanze spazio - temporali non sempre coerenti. Così come l'atteggiamento di alcuni personaggi che, apparentemente sembravano cattivi, rivelandosi poi concilianti e comprensivi.



Però è innegabile che la storia e l'intreccio proposti abbiano un certo fascino, soprattutto quando si inizia a far luce sul passato o quando entra in scena Aaravos, un elfo Tocco di Stella, maestro della magia di tutte le sei fonti primarie nonchè di quella oscura, che forma un'oscura alleanza con Viren. La magia, oscura e non, è probabilmente uno degli elementi più interessanti della serie, in quanto vengono proposti incantesimi e rituali d'effetto: da quelli che consentono di evocare ricordi a quelli che mutano le persone in demoni, da quelli che celano interi villaggi alle illusioni che simulano miracoli, dai rituali oscuri a quelli che permettono la guarigione di ferite altrimenti mortali o debilitanti. E non sempre eseguite a cuor leggero o senza ripercussioni per gli utilizzatori stessi, vedasi Callum e Claudia, entrambi costretti a ricorrere ad incantesimi oscuri per poter sbrogliare situazioni di non facile risoluzione o per salvare i propri cari.
Non mancano alcuni personaggi degni di nota, come il già citato Callum (che scopre di essere una sorta di mago naturale), l'ambizioso e manipolatore mago Viren, personaggi dall'indubbio fascino e importanza, i suoi due figli Claudia e Soren, maga lei e guerriero lui, dai caratteri simili ma che, per forza di cose, si troveranno a compiere scelte diverse. 

sabato 21 marzo 2020

American Gods - stagione 2


Titolo: American Gods - stagione 2
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: fantasy

La trama in breve:
Le vicende proseguono da dove si erano interrotte al termine della prima stagione
Dopo lo scontro avvenuto alla tenuta di Ostara, Technical Boy porta di corsa Mr. World - gravemente ferito da Wednesday - in un bunker chiamato "Rovo Nero": il capo dei Nuovi Dèi gli ordina quindi di trovare Media e di pazientare finché la loro strategia non sia ultimata. Il giorno successivo Shadow, Laura, Sweeney e Wednesday giungono ad House on the Rock, nel Wisconsin, una bizzarra tenuta kitsch che sorge in un luogo particolarmente favorevole per l'energia che emana: qui si tiene la riunione tra i Vecchi Dèi...   (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Riconfermo, dopo la visione di questa seconda stagione, l'interesse e il fascino che questi personaggi, questa storia e ambientazione esercitano su di me. La fotografia, nonché la resa di alcune scene conferiscono un indubbio potere suggestivo a quanto proposto nel corso degli episodi. Rispetto alla precedente stagione aumentano i momenti "mistici" ed evocativi, con trasfigurazione di oggetti e personaggi: memorabile a tal proposito la sequenza della giostra proposta nel primo episodio ma anche l'insospettabile potere di Betty, l'auto di Mr. Wednesday, alias Odino.
Non ho approfondito molto alcuni aspetti ma, come suggerisce il cambiamento dell'attrice che impersona Media (da un'ottima Gillian Anderson si passa a una, per me, sconosciuta e poco efficace Kahyun Kim) o la sparizione di Mr. Jacquel (alias Anubi) ci son stati alcuni problemi in fase di produzione...e ce ne saranno altri per la terza stagione (da quel che ho capito hanno tagliato il personaggio di Mr. Nancy, alias dio Anansi). Ecco, non ho indagato più di tanto ma sospetto che queste dinamiche abbiano costretto a qualche cambio di rotta durante la realizzazione di questo stagione anche perché, rispetto alla precedente, mi è sembrata meno ordinata e un po' più dispersiva e, in certi momenti, sconclusionata. 
A inizio puntata non ci sono più le storie di Mr. Ibis a spiegare come le divinità siano giunte negli USA, tuttavia ci sono vari flashback che cercano di gettar luce - e indizi - su alcuni personaggi. Si scopre qualcosa di più su Technical Boy (che, rispetto alle altre divinità moderne, forse è meno recente di quel che sembra) o sull'inquietante Mr. World, divinità legata alla globalizzazione ma anche alla manipolazione delle masse. Suo l'incipit dell'ottavo episodio, con un monologo incentrato su concetti legati alla paura e al controllo che, visto il periodo, risultano assai attuali.




Ma c'è spazio per saperne di più anche sul conto di Shadow Moon, Mad Sweeney e dello stesso Mr. Wednesday: i tre sono ovviamente legati, se così possiamo dire, e difatti nelle ultime due puntate non mancano i colpi di scena che li riguardano fermo restando che i rapporti tra di loro risultano sempre ruvidi, contorti e poco trasparenti. E sempre con riferimento a loro gli autori hanno giocato con la figura di Laura Moon, amata e aiutata oppure detestata e tenuta distante.
Dei tre uomini, sinceramente, quello più complesso e difficile da inquadrare rimane Mad Sweeney, un personaggio tormentato e sfaccettato, alla ricerca di se stesso e di qualcosa che sa di aver perduto. Anche perché sembra aver vissuto varie vite, impersonando ruoli diversi nel tempo.  
Il sesto episodio, Donar the Great, gioca invece un ruolo fondamentale per spiegare alcune dinamiche legate a Mr. Wednesday e ad anticipare il colpo di scena dell'ultima puntata...anche se, tutto sommato, già si intuiva qualcosa considerando che più di una volta i personaggi si son appellati a lui come "padre universale". Probabilmente è per via di quel che è accaduto a Thor Donar che ha cercato di far fuori una certa donna, così da evitare problemi per Shadow Moon. Mr. Wednesday rimane comunque un personaggio istrionico e misterioso, indubbiamente falso e manipolatore.

sabato 7 marzo 2020

Ajin Demi-Human (season 2)

Titolo: Ajin Demi-Human (season 2)
Studio d'animazione: Polygon Pictures 
Anno: 2016
Numero episodi: 13

La trama in breve:
La seconda stagione continua da dove si era fermata la prima stagione, seguendo le vicende degli Ajin (una nuova razza umana capace di sanare le proprie ferite, resuscitare ed evocare misteriosi golem) che, di fronte alla minaccia rappresentata da Sato, scelgono se collaborare con quest'ultimo per una sorta di rivolta capace di destabilizzare la società attuale o ostacolarlo, alleandosi con Kei Nagai ....

Il mio commento:
Della prima stagione di Ajin Demi-Human avevo parlato quasi un anno fa (qui potete trovare il link al mio commento). Ne ero rimasto piacevolmente soddisfatto e quindi eccomi a scribacchiare qualcosa sulla seconda stagione, di cui ho recentemente concluso la visione su Netflix.
Innanzitutto, un po' come per la Casa di Carta, prima e seconda stagione sono in realtà un unico arco narrativo che esplora l'ambientazione e i personaggi proposti, concentrandosi in particolar modo su Kei e su Sato senza tralasciare del tutto anche gli altri co-protagonisti.
Inutile dire che la coalizione di Ajin terroristi organizzata da Sato cresce, nella storia, per pericolosità e deriva: non è affatto facile fermare chi non ha nulla da perdere ma, soprattutto, può rigenerarsi e resuscitare. Se a questo aggiungiamo una buona preparazione militare, la presenza di un hacker tra i militanti e una discreta capacità tattica e strategica, vien da sé che il rischio di veder il governo giapponese soccombere è alto.
Di contro, coloro che possono contrastarlo sono un gruppo eterogeneo composto da agenti speciali ben addestrati (ma umani) e tre Ajin per lo più inesperti e che, per altro, devono agire nell'ombra per non rischiare di venir catturati da quello stesso governo che vogliono aiutare e che ha sguinzagliato squadre di agenti speciali anti-ajin.
In tutto ciò si incastrano vicende personali e approfondimenti sui personaggi che ci permettono di comprendere meglio i rapporti che si son venuti a creare tra di loro (in particolare tra Tosaki e Izumi) oppure di introdurre qualche elemento a sorpresa (come il golem alato che può venir evocato da Takeshi Kotobuki, un personaggio secondario che facilita l'incontro tra Kei e l' "amico" Kaito, funzionale a rincuorare il protagonista dopo una discreta crisi di panico dovuta a Sato...).



Come nella prima stagione, anche in questa la narrazione procede con buon ritmo, senza annoiare, e inscenando quasi una partita a scacchi, dove sangue freddo e strategia possono fare la differenza. Non mancano ovviamente i colpi di scena - soprattutto posti a fine puntata e/o in occasione dei confronti con Sato - e qualche deriva di trama - vedasi coinvolgimento di agenti speciali americani - funzionale, probabilmente, ad ampliare lo scenario in vista di una terza stagione. Tra l'altro, proprio la presenza degli agenti americani lascia intuire un certo maschilismo da parte degli autori visto che sia Izumi Shimomura che Carley Myers sono entrambe Ajin donne al servizio di umani autorevoli che le trattano come pezze da piedi ma che ugualmente desiderano venir trattate male, ci tengono anzi...

venerdì 28 febbraio 2020

Benvenuti a Zombieland

Titolo: Benvenuti a Zombieland
Anno: 2009
Regia: Ruben Fleischer
Genere: commedia, horror
Cast:  Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone, Abigail Breslin, Amber Heard, Bill Murray

La trama in breve:
Benvenuti a Zombieland, il film diretto da Ruben Fleischer, è ambientato in un'America conquistata dagli zombi.
Tutto è cominciato con il virus della mucca pazza che mutando ha trasformato gran parte della popolazione in famelici zombi malvagi.
Due mesi dopo l'apocalisse, Columbus (Jesse Eisenberg), studente universitario del Texas, timido e inesperto, sopravvissuto seguendo le sue 30 regole, si sta dirigendo dal suo dormitorio del college ad Austin verso Columbus, nell'Ohio, per vedere se i suoi genitori sono ancora vivi.
Durante il viaggio Incontra Tallahassee (Woody Harrelson), un altro sopravvissuto, particolarmente abile e violento nell'uccidere gli zombi.
Sebbene non sembri socievole, Tallahassee con riluttanza consente a Columbus di viaggiare con lui... (fonte www.comingsoon.it)

Il mio commento:
Sarà la situazione un po' troppo allarmistica nel mondo e nel Nord Italia a causa del coronavirus COVID-19, sarà che questa settimana ho tutte le attività sociali in pausa (corsi di ballo, corsi di arti marziali...), sarà che Netflix me lo segnalava tra i titoli che potevano interessarmi, mi son recuperato questo film di quasi dieci anni fa. Scoprendo or ora che l'anno scorso è pure uscito un secondo capitolo della saga, Benvenuti a Zombieland Doppio Colpo.
Comunque, tornando al film del 2009, già dall'inizio si intuisce che questo film ha un'anima moderna e scanzonata, con intrusioni registiche scanzonate e divertenti nel piazzare qua e là scritte relative alle regole da rispettare per sopravvivere oppure slow motion e scene gratuitamente fracassone e ignoranti. 
Durante i titoli di testa vediamo delle sequenze al rallentatore con persone in fuga, inseguite da zombie piazzati nelle situazioni più disparate: dal locale a luci rosse alla corsa coi sacchi tra padre-figlio, dal banchetto di matrimonio ad un intervento contro un incendio dilagante...e non si scherza nemmeno per le mamme assediate dai bambini festanti o per quanti calano le difese per una sosta al bagno :-P
Per cui è palese l'intento di scherzare con il genere horror e al contempo realizzare una pellicola un po' d'azione e un po' commedia che sappia intrattenere. Un po' come accadeva in quel capolavoro de L'alba dei morti dementi (Shaun of the dead) del 2004 che inaugurava la "trilogia del cornetto". 



I personaggi - il timido e goffo Columbus, lo spavaldo e pazzoide Tallahassee, la cinica e calcolatrice Wichita e sua sorella Little Rock - si ritrovano a viaggiare in un'America devastata e in preda al caos, senza più alcun futuro, braccati dagli zombie. L'aspetto interessante è che nessuno di loro ha velleità eroiche o un piano a lungo termine: malgrado alcuni desideri iniziali (ad esempio andare a Columbus per vedere se qualche parente è ancora vivo) si vive per lo più alla giornata, nella più totale libertà, fregandosene di tutto. Non ci si fa riguardi nel saccheggiare o distruggere, nemmeno si pensa a crearsi un rifugio o a far scorte di viveri...tutto è talmente precario che si pensa solo ad andare avanti. Un po' come i tempi moderni ci stanno insegnando a vivere e agire. Non a caso quindi i personaggi reagiscono in modo sconsiderato, quando si incontrano per la prima volta, minacciandosi o fregandosi a vicenda più che puntando a formare un sodalizio e qualche alleanza, ancora chiusi nel modo di pensare e di agire del mondo "ordinario", di quando gli zombies non c'erano.   
E nel generale fracasso che deriva da dinamiche palesemente stupide o irresponsabili si incastrano situazioni demenziali come il rifugio nella faraonica villa di Bill Murray con tanto di cameo dell'attore stesso, miracolosamente scampato alla pandemia e alle orde di zombies ma ancora in grado di regalare al pubblico una grande - tragica - performance. 
Sui generis le scene d'azione che ci accompagnano verso il finale, con una lotta senza quartiere all'interno di un luna park dove il rude Tallahassee, vestendo i panni del classico eroe d'azione, riesce a dare sfoggio di tutta la sua abilità nell'uccidere (se così si può dire) orde di zombies accorse da ogni dove. Creature verso le quali il personaggio dimostra di possedere una certa vena di cattiveria gratuita, colpendoli a tradimento con sportellate in faccia oppure scegliendo armi ad effetto (le cesoie al posto del fucile, per dirne una). In fondo, è a causa loro che ha perso tutto, in particolare l'occasione di mangiare le merendine Twinkies ...  (e anche un figlio, se è per quello...)



Dopotutto, non è che i sopravvissuti siano una elite scelta, i migliori in qualche campo, dei premi nobel...semmai dei quasi premi Oscar (a parte Emma Stone che l'ha pure vinto)...sono semplicemente dei "fortunati" sostenuti dal proprio spirito di iniziativa che si comportano di conseguenza, senza cedere al terrore o alla paura, ormai consapevoli che quella attorno a loro è la quotidianità con cui devono e dovranno fare i conti. E che forse non è poi tanto peggio di com'era un tempo. Certo, potevano anche farla finita suicidandosi, oppure cedere a vizi ben peggiori per alienarsi dalla realtà, invece la loro forza vitale li sostiene e, seppure a modo loro, e sicuramente deprecabile, scelgono di andare avanti. E pure con una discreta colonna musicale in sottofondo.
Il film dura in tutto circa un'ora e mezza e questa fila via liscia, godibile, senza indugiare troppo nell'horror, accompagnando lo spettatore in un'avventura che non ha né capo né coda (la razza umana pare esser ormai estinta, non esistono eserciti o governi nemmeno l'alba di un ritorno ad un "prima" in cui gli zombies non c'erano), ma che ovviamente porterà a qualche sviluppo nella storia personale di ciascuno dei protagonisti e a riaccendere una flebile speranza che forse, tutto sommato, seppure incerto, un futuro per l'umanità ancora lo si può intravedere. 



Vincere senza combattere

Titolo: Vincere senza combattere
Sottotitolo:  Da Sun Tzu ai 36 stratagemmi: l'arte della strategia secondo l'antico pensiero cinese
Autore: Pierre Fayard
Editore: Ponte Delle Grazie
Genere: saggio
Pagine: 188

La trama in breve:
Capacità di analizzare situazioni e contesti, uso dell'astuzia e della creatività, decifrazione dei segnali che annunciano il cambiamento, attenzione a non sprecare energie e ricerca dell'armonia: queste le doti dello stratega come emergono da due grandi libri sapienziali cinesi, «L'arte della guerra» di Sun Tzu e «I 36 stratagemmi». Fedele all'essenza profondamente pragmatica dell'antico pensiero cinese, Pierre Fayard ha scritto questo libro con il proposito di rendere espliciti all'orecchio e alla mente di noi occidentali i contenuti originariamente espressi in formule poetiche e metaforiche, creando così un ponte tra mentalità orientale e sensibilità occidentale. Utilizzando storie esemplari, antiche o modernissime, lontanissime vicine alla nostra quotidianità, questo libro spiega, chiarisce, approfondisce le massime alle quali sempre più, nel nostro mondo complesso e globalizzato, si ispirano coloro che vogliono coglierne le sfide, nelle decisioni che riguardano la propria vita di tutti giorni, o che hanno a che fare con i massimi sistemi della politica e dell'economia. (fonte www.libraccio.it)

Il mio commento: 
Approfittando di un po' di tempo libero, son riuscito a completare la lettura di questo testo acquistato tempo fa su Libraccio, un testo che mi interessava dal punto di vista dello studio della cultura orientale anche nell'ambito delle arti marziali. Oltre che per quel riferimento ai 36 stratagemmi, argomento che Alessandro, amico e maestro di Qi Xing Tang Lang Quan presso la Kyu Shin Ryu, più volte ha citato negli ultimi anni.
Stando alle premesse della quarta di copertina mi aspettavo un testo molto più articolato, lungo e complesso di quello che mi son ritrovato per le mani, senza contare che dei 36 stratagemmi in realtà ne cita solo una parte, ovvero 25, per scelta dell'autore. Almeno, così è nell'edizione che ho recuperato io, non l'ultima.
Dopo una prima parte dedicata a chiarire aspetti legati a strategia, saggezza, astuzia, cultura occidentale e orientale, l'autore propone riflessioni ed esempi legati ai vari stratagemmi proposti.
Si concentra, in realtà, solo sui primi 4 macro-blocchi - gli stratagemmi in situazioni di dominio (battaglie già vinte), gli stratagemmi sul filo del rasoio (battaglie indecise), stratagemmi d'attacco, stratagemmi degli estremi rimedi (battaglie dalle molteplici possibilità) - e infine sullo stratagemma per eccellenza, ossia la fuga. Da non intendersi come vigliaccheria, sia chiaro, ma come occasione di rinascita e di ripartenza: ostinarsi di fronte a una situazione non porta a nulla, meglio quindi conservare le forze, attendere tempi migliori e affidarsi alla creatività per gettare le basi per una futura occasione di vittoria. 
Il libro, sia per stile per che per impostazione e registro, non risulta pesante o noioso, anzi si legge più che volentieri e mantiene un tono piuttosto discorsivo e non prolisso. Ho trovato interessante il modo in cui l'autore si è soffermato su ciascuno degli argomenti proponendo storie, applicazioni ed esempi generali che un po' si rifanno (suppongo) ai testi originali un po' a dinamiche di vita attuale. Ci sono casi legati alla politica, all'economia, alla "natura" (se così si può dire), e questo è molto utile e interessante per il lettore che riesce a rimappare quanto proposto in un contesto a lui vicino e con risvolti ben comprensibili. 

domenica 19 gennaio 2020

The Witcher

Titolo: The Witcher (prima stagione)
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Geralt di Rivia, un cacciatore di mostri mutante, viaggia verso il suo destino in un mondo turbolento in cui le persone spesso si dimostrano più perverse delle bestie. (fonte Netflix)

Il mio commento:
"Dona un soldo al tuo witcher, oh valle abbondante...oh valle abbondanteeee..."
Inutile dirlo, ma questo motivetto ideato dal bardo Ranuncolo per omaggiare Geralt di Rivia mi è proprio entrato in testa. E, da quel che ho visto su youtube, pure molti altri ne son rimasti contagiati tanto che se ne trovano varie versioni, in lingue diverse e con arrangiamenti più o meno metal.
Comunque sia, fortunatamente non è solo questo aspetto musicale ad avermi catturato ma un po' tutta la serie, con i suoi toni cupi, tragici, quasi rassegnati e ben rappresentati dal protagonista Geralt di Rivia,  impersonato da Superman Henry Cavill.
Non siamo di fronte a una serie come GoT, almeno secondo la mia opinione: l'ambientazione è meno "storica" e più fantasy, con tanto di mostroni, magie e dinamiche tipiche da storie alla D&D. 
La narrazione parte un po' lentamente, con un ritmo non troppo spedito e lasciando tanti aspetti in sospeso, non troppo chiariti: abbiamo un cavaliere solitario, un regno minacciato, una ragazza deforme e disadattata, maghi, mostri...pian piano i vari personaggi vengono esplorati e approfonditi, così come anche l'ambientazione e la conoscenza delle dinamiche che la governano. Probabilmente come avveniva nell'omonimo videogame della CD Projekt RED e pubblicato da Atari.
A mio avviso, si convive per un po' con un senso di spaesamento e confusione visto che gli episodi proposti non avvengono tutti nel medesimo periodo: infatti, sia il nostro witcher che la maga Yennefer di Vengerberg godono di una discreta longevità poiché il loro invecchiamento è rallentato a causa di mutazioni e/o effetti della magia. Da quel che ho capito, comunque, anche nei racconti e nei romandi di Andrzej Sapkowski lo sviluppo della trama presenta il medesimo "problema", per cui ci vuol pazienza e un po' di elasticità nel collegare gli eventi o nel comprendere certe dinamiche (ad esempio la legge della sorpresa)
Rispetto a una serie come GoT, basandosi sulle ambientazioni e sulle comparse, si percepisce una minor disponibilità di risorse economiche, probabilmente dovuta sia al tipo di produzione, statunitense-polacca (tra l'altro, una serie polacca sul medesimo soggetto era già stata fatta nel 2002, ossia Wiedźmin), e condizionata dalle spese per gli effetti speciali per rappresentare i mostroni con cui il nostro strigo (witcher) se la deve vedere ma, al contempo, il risultato complessivo è più che discreto con episodi ben realizzati e bilanciati. Pure le battaglie risultano godibili e comprensibili (alla faccia del dannatissimo episodio 3 dell'ottava stagione di GoT dove non si capisce una benamata fava!) e rese spettacolari da un'ottima fotografia e dall'uso di magie discretamente appariscenti e devastanti. Certo, violenza e truculenza non vengono lesinate, ma considerando che si tratta di una serie vietata ai minori di 14 anni e contestualizzata in un mondo brutale e crudele, ecco, ci sta.





Tra gli aspetti che più mi hanno convinto c'è l'ambientazione e l'atmosfera creata: si respira una certa tragicità e pesantezza, come se non ci fosse speranza o sole, ma solo fatica, delusione, sacrificio. 

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