martedì 28 settembre 2010

..:: Eventi familiari ::..

Questi mese è stato abbastanza denso di ritrovi ed eventi "familiari": parenti in visita da Solferino durante la mia prima settimana di ferie, compleanni, cene, ricorrenze, medaglie e, non da ultimo, un anniversario di matrimonio. 50 anni sono un bel traguardo, non c'è che dire, per cui l'occasione è stata colta al balzo per festeggiare parenti che, per quel che mi riguarda, conosco poco.
In fondo, Como, non è proprio dietro l'angolo...
Ma per fortuna esistono i bed & breakfast (come l'ottimo "La chioccia") per cui io e Silvia siamo riusciti a spezzettare un po' lo stress del viaggio. A dire il vero speravo di riuscire a vedere un po' della città, venerdì sera ma, complice un tempo che definirei "vigliaccamente piovoso" e un traffico nei dintorni di Milano decisamente intenso, alla fine ci siamo limitati a scovare il b&b e a cenare presso "IL" birrificio di Como. Speravando che almeno nella giornata di sabato ci riuscisse di girovagare per Como, magari post pranzo e festeggiamenti degli zii di mia madre...e invece amen...Anche perchè c'erano altri zii da riaccompagnare presso Solferino. Almeno un tour per la città ce lo siam fatti sabato mattina, per recuperare un altro mio zio che ha raggiunto Como via treno. Ed è assai simpatico cercare di raggiungere la stazione orientandosi solamente con la segnaletica stradale e la piantina lasciataci dal b&b: in fondo, di stazioni, ce ne sono più di una...ma i cartelli si limitano a indicare "stazione".
Comodo.
Comunque sia, ritrovarsi a partecipare a simili eventi da un lato può sembrare un po' noioso (tra gente che non si conosce o "che sa chi sei tu ma tu non sai chi son loro") ma dall'altro è confortante, rassicurante e addirittura piacevole. In fondo, non tutte le famiglie durano così tante, alcune si sfasciano prima (la mia, ad esempio) oppure sono solo facciate di rapporti forzati e blandi. Anche "scoprire" di avere parenti può essere qualcosa di piacevole, considerando che una delle "cose" che più spesso si danno per scontate sono proprio le relazioni di parentela e la conoscenza dei volti nuovi. Talvolta, quando meno te l'aspetti, magari scopri faccende e aneddoti non propriamente simpatici ma notare come, malgrado tutto, si cerchi di salvaguardare una certa coesione e fratellanza riscalda il cuore.
Perplessità invece è il sentimento che penso di aver provato presso il monastero delle clarisse presso cui lo "zio" Vittorio e la "zia" Adele (che in realtà si chiama Graziella...ma l'ho scoperto solo ieri...) hanno voluto venisse celebrata la messa. Non credo di aver mai presenziato ad una celebrazione presso la chiesa di monache di clausura: la loro presenza mi è sembrata sospesa e aliena, quasi fuori dal mondo. Decisamente collocata in un altro contesto spazio-socio-temporale. Per la prima volta in vita mia ho poi incontrato un'altra zia, Angela Maria, monaca di clausura da ben 51 anni. Non so perchè ma confidavo in qualche emozione particolare nell'incontrarla: invece c'è stata solo freddezza e perplessità. Sarà stato l'effetto della grata/prigione che separa le monache dalla vita del mondo di fuori (quello vero?), sarà stato che non c'era poi molto da dirsi, però, nonostante si cerchi di convincermi che certe scelte sono sostenute dalla fede, credo di aver ritenuto quella vita una scelta "comoda". Ok, entrare in clausura comporta indubbiamente un sacco di svantaggi e rinunce ma, al contempo, ci si accoccola in un contesto protetto, nel quale non è necessario affannarsi per pagare mutui e bollette, senza scadenze per cui correre, senza tutti quegli imprevisti-gioie-dolori-scocciature-sorprese-eventi che la vita lavorativa e familiare e non solo di fuori regala e concede. 
Forse ho una visione distorta della faccena "clausura" però, contrapposta all'esperienza di vita testimoniata dalla gente che invece era presente al festeggiamento degli "zii" e che ne ha passate di tutti i colori (magari anche assistendo gente malata oppure superando delusioni profonde) credo sia piuttosto riduttiva. E non sono così certo che nel Vangelo sia esattamente suggerito di vivere così la fede. A meno che non ci sia qualche postilla in quelli apocrifi...
"Va e ama il prossimo tuo", mi pare invece qualcosa di più in linea con lo spirito di Gesù.
E per amare è necessario sopportare, faticare, sforzarsi, pazientare, gioire, litigare, esultare, toccare, accoppiarsi...un mucchio di cose insomma. 
Al limite partire per qualche missione in un Paese del Terzo Mondo la vedo già una soluzione più "forte" e autentica e, probabilmente, più rischiosa del classico porta a porta perpetrato dai Testimoni di Geova nei giorni di bel tempo.
Un'ultima considerazione va infine ai "ricordi" dei vecchi. Questo termine è un po' improprio giacchè c'erano pure cinquantenni però è strano sentire rievocazioni di esodi, di passati agresti, di sacrifici, di case costruite nel tempo libero, di viaggi in bicicletta dal Piemonte a Trebaseleghe (PD), di dialetti differenti anche a distanza di pochi chilometri...chissà invece quando la mia generazione sarà vecchia. Chissà che ci si racconterà? Di quando non c'era FaceBook? Dei contatti umani prima dell'avvento dell'iPhone? Dei libri stampati su carta e non sfogliati da eBookReader, PlayBook o iPad? Pensarci fa un po' uno strano effetto: è come se, d'un tratto, avessi realizzato di essere meno "persona con un passato storico" e più "persona condizionata da vincoli consumistici". Che storia...

lunedì 20 settembre 2010

..:: Guida ragionevole al frastuono più atroce ::..

Titolo:  Guida ragionevole al frastuono più atroce
Autore: Leslie "Lester" Conway Bangs
Editore: Minimum Fax
Genere: Narrativa - Recensioni
Pagine: 440

La "trama" in breve:
Arriva finalmente in Italia uno dei libri rock più famosi di tutti i tempi! Lester Bangs è stato uno dei critici musicali di culto degli anni Settanta, e più in generale una figura cardine della controcultura americana (come tale è stato immortalato, ad esempio, nel film Almost Famous): questa antologia raccoglie i suoi scritti migliori, in cui la critica vera e propria si mescola di volta in volta con il reportage da dietro il palco, i ricordi personali, la confessione intima, la letteratura visionaria, il delirio lisergico. Dai Clash a Lou Reed, da Van Morrison ai Kraftwerk, dai Jethro Tull a James Taylor, passando per i movimenti giovanili, la drug culture, la stampa, i media, la politica, il Vietnam, i saggi di Bangs disegnano l’affresco sovversivo di un’epoca leggendaria della musica (e della cultura) contemporanea. Con una prefazione appositamente scritta da Wu Ming 1 per questa edizione. (fonte Mimimum Fax)

Il mio commento:
Non è stata, lo confesso qui, subito, una lettura immediata. Piacevole, appassionante, talvolta ostica, interessante e dissacrante, spiazzante a tratti, un po' noiosa ed eccessiva in alcuni punti, incredibilmente profonda e acuta in molti altri, ma decisamente qualcosa di fuori dall'ordinario. Sia perchè questo non rappresenta il classico libro che io leggerei (ma in questo caso si è trattato di un prestito)(apprezzato, sia chiaro!) ma anche perchè la scrittura di Lester è qualcosa di assolutamente difficile da definire e inquadrare. Il libro è infatti una raccolta di recensioni e interviste realizzate da quello che è stato uno dei più attenti e importanti critici musicali statunitensi degli anni '70 e che, a parer di molti, è da reputarsi uno dei migliori scrittori di tutti i tempi. Anche se non ha scritto romanzi, epopee fantasy, saghe sci-fi o sceneggiature di colossi cinematografici. ma solo recensioni e interviste e articoli che hanno affrontato l'arte, la musica, gli artisti, la società e il mondo intero. Già perchè le recensioni realizzate da Bangs sono un concentrato di follia, di intelligenza, di riflessioni sociologiche sull'andamento della società, pregne di situazioni paradossali gettate su carta sull'onda degli effetti di alcol, droghe e anfetamine. In perfetto stile gonzo, a cui l'autore si rifaceva. Ma c'è di più: la cultura che Lester Bangs possedeva non era affatto blanda o lacunosa. Anzi. Questo unitamente alla propria sensibilità e alla propria capacità di osservare e sentire lo rendeva un critico intelligente e acuto, provocatorio ma abile nell'individuare tendenze e inclinazioni del suo tempo. Il suo carattere o, per lo meno quello che traspare dai suo scritti, lo portava ad essere piuttosto bellicoso e provocatorio, spiazzante, decisamente "un personaggio" che non passava inosservato o inascoltato. Soprattutto considerando la capacità critica che dimostra nell'esaminare album e musicalità in una personale crociata alla ricerca di musica, di arte, di frastuono.
Di autenticità. 
Penso che mi sarebbe piaciuto averlo conosciuto dal vivo. 
Così come penso che un personaggio del suo calibro, ai giorni nostri, avrebbe finito col farsi sopraffare. Non so perchè ma, tutto sommato, mi ha dato l'impressione di essere piuttosto fragile dentro, alla ricerca di un qualcosa che la sola musica sembrava non potergli fornire. In linea con il binomio "genio e sregolatezza", ma probabilmente troppo esposto e poco immune agli stimoli del mondo circostante. E non mi riferisco solo a quelli musicali.
In ogni caso, personaggio a parte, il libro in questione è una piccola bibbia della musica rock che esamina fenomeni e artisti tra il finire degli anni 60 e tutti gli anni 70.
Certamente lo si apprezza al meglio se si conoscono anche tutti i nomi citati, alcuni particolarmente noti (Iggy Pop, i Clash, Lou Reed, Elvis..) altri (almeno per me) meno conosciuti e non necessariamente rockettari (uno su tutti: Albert Ayler).
Una lettura immancabile per tutti i musicisti e gli appassionati di musica in genere ma anche per quanti amano la letteratura e vogliono confrontarsi con un autore anomalo, fuori dagli schemi ma decisamente accattivante. Non facile e immediato, a mio avviso, ma decisamente da studiare e, soprattutto, da leggere. E capace di far riflettere su alcuni aspetti che, credo, sfuggono ai più quando si accostano ad album e melodie che, troppo spesso, finiscono per porre l'attenzione solo su certi aspetti commerciali e di mercato o che tendono ad esaltare solamente "il lato scelto" degli artisti. Quasi rinnegando l'importanza che invece il messaggio universale della musica dovrebbe possedere e trasmettere e che, anche grazie alle sue recensioni (talvolta davvero lunghe e articolate, alle volte pseudo dialoghi con amici-lettori), Lester ha cercato di far emergere.
Consigliatissimo!




 

giovedì 16 settembre 2010

..:: Code Geass – Lelouch of the Rebellion ::..

Titolo: Code Geass – Lelouch of the Rebellion  (prima serie)
Studio d'animazione: Sunrise
Regia: Goro Taniguchi
Anno: 2006-2007
Numero episodi: 25

Introduzione:
Code Geass è un’anime che si può catalogare come appartenente al genere fantascientifico, costituito da 50 episodi e suddiviso in due serie, ovvero Code Geass Lelouch of the Rebellion e Code Geass Lelouch of the Rebellion R2, entrambe trasmesse in Italia su Rai4 a partire settembre 2009 fino al febbraio 2010.
La recensione che segue è riferita alla prima parte dell’opera, ovvero a Code Geass Lelouch of the Rebellion.

La storia in breve
Le vicende si svolgono in un mondo non molto dissimile dal nostro ma collocate in un futuro ucronico. Rispetto alle dinamiche temporali che ben conosciamo e che hanno contribuito all’attuale presente che ci è noto, nell’anime alcuni particolari eventi storici hanno avuto un esito differente (ad esempio lo scontro tra Vercingetorige e Caio Giulio Cesare, l’ascesa della famiglia dei Tudor, la vittoria di Napoleone sull’Inghilterra …) portando alla costituzione di una super potenza mondiale.  Dopo essersi espanso fino a conquistare quasi due terzi del pianeta è infatti il Sacro Impero di Britannia a detenere il controllo su gran parte della popolazione mondiale grazie alla sua schiacciante potenza economico-militare e diffondendo l’ideologia del darwinismo sociale, una visione all’interno del quale i britanni rappresentano l’apice mentre le restanti popolazioni sono considerate poco meno di niente. Puramente dei numeri: numbers è così che vengono chiamati a seconda della cifra attribuito alla zona geo-politica a cui appartengono.

Al pari di altre nazioni, anche il Giappone è stato annesso al Sacro Impero di Britannia. Ufficialmente, a partire dall’agosto del 2010, i giapponesi fanno parte dell’Area 11 e in base a ciò vengono chiamati “eleven”. La tensione tra britanni e popolazioni sottomesse è molto alta in virtù del regime imposto e delle disparità di trattamento sociale in termini di privilegi e diritti che, costantemente, viene sbandierata e rimarcata alla popolazione.

giovedì 9 settembre 2010

..:: Franklyn - Questa notte ucciderò un uomo ::..

Titolo: Franklyn - Questa notte ucciderò un uomo
Regia: Gerald McMorrow
Anno: 2008 
Genere: Thriller - Drammatico

La trama in breve:
Londra ai giorni nostri. Meanwhile City, una città gotica in cui il buio domina. È tra queste due locations che si sviluppano le vicende dei quattro protagonisti le cui vite finiscono con l'intrecciarsi. Si tratta di Jonathan Preest che, nel mondo fantastico di Meanwhile è una sorta di detective-vigilantes unico ateo in una società in cui una fede decisamente bizzarra è stata imposta a tutti dal Potere. Gli altri tre agiscono nella capitale britannica: Amelia una giovane donna esperta in performance suicide, Milo malato d'amore e Peter che è alla ricerca del figlio senzatetto. (fonte mymovies)

La trama in breve:
Ho visto questo film in seguito ad una segnalazione scovata nel forum di Terre di Confine per cui, in linea di massima, avevo già una vaga idea di cosa aspettarmi. O per lo meno lo credevo, visto che il post era stato piuttosto parco di dettagli nello svelare certe dinamiche e verità legate a questo film. Ossia un thriller gotico, come viene definito in alcuni portali.
Di certo l'impressione che questo Franklyn concede fin dai primissimi istanti è quella di un'opera sui generis, visionaria e particolare. Già il titolo ha un che di minaccioso e promettente, una dichiaraazione che non può che generare aspettative ma che, difficilmente si guarda più di una volta.
Il Mondo di Mezzo all'interno del quale si muove Preest, nascosto dietro ad una maschera che lo rende simile ad una sorta di "teschio - palla da bowling," anonima, ha un che di surreale e avvincente. Appare al contempo geniale e folle, di non immediata comprensione, un mondo oscuro e cupo fatto di soprusi e stranezze, dove la necessità di aderire ad una fede (di qualunque tipo) è praticamente legge. Poco importa cosa essa preveda e verso cosa si protenda: l'imperativo è quello di non essere atei -  come invece lo è lui - per non divenire preda di persecuzione.
Nel mondo reale, invece, le vicende personali di Amelia e Milo portano lo spettatore di fronte a forme di follia e pazzia, autodistruttive e spregiudicate nel caso della prima, più tenere e romantiche nel caso del ragazzo. Situazioni di vite ordinarie che si intrecciano con eventi distruttivi e dolorosi, mentre un padre (re Theoden del Signore degli Anelli!!!) cerca il proprio figlio e la madre  di Amelia tenta di trovare un equilibrio con la ragazza. Mano a mano che le vicende si dipanano, un disegno comprensibile diviene via via più chiaro fino a concedere allo spettatore una comprensione di quanto visto.
Una comprensione che, nel mio caso, è però parziale (le mie capacità sono molto limitate, lo ammetto...).
Ammiccando al genere mistery, infatti, questo film lascia alcune questioni in sospeso e, giocando sulla reticenza, lascia che siano gli spettatori ad unire tutti i tasselli del puzzle. Soprattutto in merito al passato dei personaggi che veicolano gli eventi, sia quelli presenti (come Peter), sia quelli assenti (il padre di Amelia), senza tuttavia dare per scontato che quanto visto sia davvero reale. Ad esempio, l'identità "reale" di Milo potrebbe non essere così scontata come invece si potrebbe pensare...o, per lo meno, questo è quel che penso io dopo aver visto il finale.
Quanto al giustiziere/investigatore mascherato, è senza dubbio un personaggio tosto e affascinante, che si muove in un contesto pittoresco e cupo; in merito alla sua identità, va detto però che non ci si impiega poi molto a "definirlo" nel quadro delle vicende narrate. 
Senza dubbio comunque questo film rappresenta un tentativo di proporre qualcosa di nuovo, un intreccio non banale di eventi e situazioni narrate in modo non noioso e legate dal comune denominatore del dolore e della follia, in forme diverse a seconda dell'origine da cui essa trae forza. In ogni caso, con effetti distruttivi e dolorosi sulla vita dei personaggi proposti che tuttavia, nel finale appunto, riescono a giungere ad una qualche forma di equilibrio, con se stessi e con gli altri.
Ottimo poi il cast scelto, in particolare Eva Green nell'interpretare il ruolo di Amelia (e non solo...), decisamente un personaggio conturbante e imprevedibile, confuso e sensibile. Perfettamente in linea con l'atmosfera dark del film.
Consiglio quindi la visione di Franklyn solo a quei palati che amano il mistero, l'ottima fotografia ed elucubrare su quanto visto, interrogandosi e cercando di giungere alla reale comprensione delle vicende e dei messaggi proposti dalla pellicola. Di spunti, tutto sommato, ce ne sono molti, soprattutto in relazione al suicidio, alle relazioni familiari, all'amore, all'arte e a ciò che può venir considerato lecito e moralmente accettabile rispetto a ciò che invece non lo è (la fede nello smalto per le unghie?).
Tra l'altro, proprio in merito alla fede e alla religione il film si propone in modo decisamente forte e provocatorio, anche con riflessioni lasciate alla voce narrante che, di fatto, esprime i pensieri di Preest (nome che, in inglese, tra l'altro, assomiglia a "priest", prete):

"Se Dio non può sconfiggere il male allora non è onnipotente,
Se può sconfiggerlo e non vuole farlo allora Dio è malvagio,
Se invece non vuole e non può farlo allora perchè chiamarlo Dio?"


Un'altra frase particolarmente in linea con l'anima del film e che, in parte, ne costituisce l'essenza è: 

"Se credi intensamente in qualcosa, chi può dire se è reale o no?"

Che ben si presta a spiegare le follie e le visioni di cui sono affetti "alcuni" personaggi ma che, al contempo, si riallaccia a quanto sopra citato per la fede. Come se questa fosse, di fatto, una forma "accettabile e tollerabile" di demenza.
Inizio sempre più a dispiacermi di non aver partecipato ad alcun cineforum nel quale sia stato previsto: immagino che l'eventuale dibattito a cui avrebbe potuto dar vita la visione di Franklyn sarebbe stato tutt'altro che banale e scontato.



martedì 7 settembre 2010

..:: Elio e le storie tese (TV) ::..

Nelle giornate del 3-4-5 settembre (2010) si è tenuta a Treviso la prima edizione dell'"Home Festival", un'iniziativa promossa dal locale Home Rock Bar.
L'impressione è stata di quella di ritrovarsi in una sorta di Sherwood padovano trasposto perà nella marca trevigiana: bancarelle, stand gastronomici, birra, fumo, libertà, atmosfere sfatte simil comuniste, uno o più palchi, gruppi musicali a riempire i suddetti palchi... E si parla pure di band e nomi discreti del panorama musicale italico - Il Teatro degli Orrori, Linea 77, Giuliano Palma, "Eelst" - oltre a gruppetti minori della zona trevigiana e non
L'affluenza è stata moltissima, probabilmente più delle stesse aspettative degli organizzatori. L'occasione di poter assistere a concerti gratuiti è stato un richiamo decisamente molto forte con il risultato che il parcheggio si è tramutato in un atto disperato e tragico. La zona dogana è infatti stata praticamente presa d'assedio e già dall'aeroporto di Treviso era possibile notare sciami di pedoni smaniosi di raggiungere il festival che si intravedeva là, all'orizzonte, a qualche giorno di cammino...
Io, domenica sera, fortunatamente ho trovato posto in una viuzza laterale della Noalese. O, meglio, qualcuno prima di me ha abbandonato l'auto a margine della strada e io semplicemente mi sono accodato con nonchalance. Come hanno fatto poi altre vetture dietro di me.
Dopo circa 20 minuti di buon cammino sono infine giunto, assieme a Silvia (a dire il vero dovevano esserci anche almeno altri due ommeni con noi ma...) nel cuore pulsante dell'evento laddove si accalcavano milioni - credo - di individui desiderosi di musica e alcolici. E anche di cibo, considerando il flusso di gente che costantemente, anche durante il concerto previsto domenica, continuavano a recarsi allo stand posto sulla destra rispetto al palco.
Ad ogni modo, nonostante la calca e gli spintoni, malgrado la scocciatura che il ritrovarsi in mezzo ad una marea disordinata di gente comporta, io c'ero e finalmente, per la prima volta, sono riuscito a vedere e sentire gli Elio e le Storie Tese in concerto.
Aggratis, per giunta.
Che non è poco, visto che mediamente i biglietti di eventi simili permettono agli artisti di rifarsi dei mancati acquisti di album e quant'altro da parte dei fans.
Non che li abbia visti da vicino, sia chiaro, ma la mia notevole stazza mi ha consentito, di tanto in tanto, di scorgere parti di Elio (col turbante), Faso, Cesareo e Rocco Tanica sul palco. Christian Meyer invece non son riuscito a scorgerlo ma so che c'era, là, da qualche parte dietro alla batteria. Mentre di Mangoni ho catturato solo fugaci immagini...e non tutte voglio tenerle a mente (quella di lui con quella sorta di bikini e il boa piumato...oddio...). Teoricamente c'era poi anche Jantoman, vicino a Rocco, e per finire una graziosa ragazza di cui non rammento il nome ma dotata di una voce poderosa e splendida che ha avuto l'onore e l'onere di accompagnare Elio laddove mancavano le Giorgia, Irene Grandi o Antonella Ruggieri di turno.
Probabilmente per via della giovane età di questa manifestazione, va segnalato che mancavano dei monitor o dei teloni per proiettare le immagini dei musicisti sul palco, soprattutto per i fans presenti nelle retrovie oppure occultati dalla torre del mixer e del tecnico audio che non avevano modo di capire chi o cosa c'era sul palco.
Ciononostante, la musica ha parlato da sè.
L'intro è stato realizzato suonando un brano dei Pink Floyd, prima da Cesareo, poi da Elio e quindi nuovamente da Cesareo. Poi è seguito un frenetico pezzo boogie (20 secondi) e quindi si è iniziato a smontare il tutto... o, per lo meno, scherzando, Elio diceva che era finita lì.
Invece...hanno fatto seguito due ore di ottima musica splendidamente suonata dagli Elio e le Storie Tese, alternando brani più recenti a quelli storici: Lo Stato A lo Stato B, Servi della Gleba, Born to be Abramo, Tapparella, Fossi Figo, Gargaroz, Parco Sempione, Ignudi tra i nudisti, Plafone, La visione, Storia di un bellimbusto..
Personalmente li ho apprezzati moltissimo: ok, io non sono imparziale nei loro riguardi in quanto li trovo superlativi però posso confermare che anche dal vivo sono abili, eclettici e demenziali esattamente come nei dischi per cui sono noti al pubblico. Non ci sono sbavature, stonature (forse la ragazza che faceva la seconda voce qualcosina non l'ha azzeccata ma a parte lei, nulla) o similia. Anzi, riescono a trasmettere al pubblico tutta la loro passione per la musica, la loro capacità di suonare e giocare con la musica, modulando la voce e scardinando situazioni e testi: demenzialità, surrelismo, stravaganze, il loro stile contempla un po' di tutto e non è affatto facile definirli. Al contempo riescono ad essere sempre molto attenti alla realtà presente, attuali nel citare situazioni sociali e comportamenti moderni, talvolta con qualche vena polemica o satirica (avete mai riflettuto su quel "buchino delle libertà" presente in "Il congresso della parti molli"? E nel "Buco Nero Supermassiccio" a cosa ci si riferisce se non al debito pubblico nostrano?)
Mi spiace solo che non a tutti piacciano - d'altronde sarebbe utopico impossibile - e che, purtroppo, ancora molti abbiano un giudizio prevenuto nei loro confronti. Peccato. Anche perchè è davvero difficile non accorgersi delle capacità di questo gruppo, che si diverte suonando, che ama inventare e giocare con tutti i generi musicali, senza mai prendersi troppo sul serio - forse - e suonando meglio di altri gruppi o cantanti che invece dicono di suonare sul serio sul serio. Sul serio, intendo.
D'altra parte, Elio è tendenzialmente un tenore (e se non mi credete...leggete qui) mentre Faso è un affermato bassista a livello nazionale...
Ad ogni modo, io mi son gustato lo spettacolo e ringrazio i tipi dell'Home ma soprattutto gli Eelst per le emozioni provate, per la buona musica gustata e il divertimento vissuto.
Per cui danke e, mi raccomando, continuate così. E non prendete brutti vizi, mi raccomando (vedi X-factor...)

Elio e le Storie Tese - Rai per Una notte

Elio e le Storie Tese - Plafone

sabato 4 settembre 2010

..:: Alien Vs Predator 2 ::..

Titolo: Alien Vs Predator 2 (AVPR - Alien Versus Predator Requiem)
Regia: Colin Strause, Greg Strause
Anno: 2007  
Genere: Azione - Sci fi - Horror
Cast: John Ortiz, Steven Pasquale, Johnny Lewis, Reiko Aylesworth, David Paetkau, Chelah Horsdal

La trama in breve:

Il film è il seguito di Alien vs. Predator. Il Predator infetto alla fine del primo film, dà vita al Predalien, metà Xenomorfo (Alien) e metà Yautja (Predator). Questo inizia ad attaccare i Predator nella nave e durante la battaglia un Predator distrugge accidentalmente lo scafo facendo precipitare la loro astronave sulla Terra, nella foresta di Gunnison in Colorado. I Predator muoiono tranne quello che ha distrutto lo scafo e tenta di attivare il dispositivo di autodistruzione sul suo braccio per distruggere tutto, ma viene fermato e ucciso dal Predalien. Dallas Howard nel frattempo, uscito di prigione, torna nella sua città e ritrova i suoi amici. Kelly O'Brien torna dalla sua famiglia dopo aver servito l'esercito. E molti facehugger iniziano a uscire dalle fogne e infettare la gente della cittadina.
Nel frattempo il segnale d'allarme lanciato dalla nave dei Predator raggiunge un pianeta lontano contattando un Predator combattente esperto, il quale si dirige sulla Terra per eliminare ogni traccia di Alien e della tecnologia avanzata dei Predator. Giunto sulla terra il Predator inizia a uccidere gli Alien. Un gruppetto di persone tra cui Dallas e Kelly, tenta di sopravvivere alle due letali specie in lotta. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Pubblico questo post nel tentativo di dare al pubblico ciò che il pubblico vuole. Almeno stando a quanto segnalato nel mio precedente intervento sul blog.
Uhm, ora che ci penso, forse era meglio puntare su Crank o Megan Fox...pazienza...
Ad ogni modo, ho trovato il tempo, la voglia ed il coraggio di vedere questo secondo capitolo della saga "alien vs predator". Coraggio non tanto per le situazioni horror che, in un modo o nell'altro sono previste nel corso della narrazione cinematografica, ma per la decenza del film in sè.
Posso capire che non sempre il materiale a disposizione sia buono e sufficiente a garantire una discreta visione ma, al contempo, dovrebbe sempre esserci l'occasione per un confronto tra sceneggiatori , regista e chi altri PRIMA della realizzazione del tutto. Non DOPO.
In questo caso, un simile momento di analisi non c'è stato ed il risultato è un film adrenalinico, ricco di eventi, ma totalmente insulso e sconclusionato. Soprattutto è il fattore temporale a sollevare ingenti perplessità: in pochi minuti, per dire, spuntano alien ovunque, senza contare la rapidità con cui riscono ad infestare la città in cui si svolgono gli eventi. Anche il viaggio del predator "senior" mi risulta di dubbia durata: probabilmente il pianeta d'origine dei Yautja è più vicino di quel che pensassimo.
D'altra parte, se i nostri esperti della Nasa manco si accorgono che un'astronave precipita su suolo americano, come dire, risulta ben difficile inviduarlo tra gli astri dello spazio infinito.
Comunque sia, gli appassionati del genere e, soprattutto, delle saghe di Alien e Predator, credo siano rimasti piuttosto delusi dal film di cui vi sto parlando. Anche perchè non ha nè capo nè coda e tutto si riduce e "sparamenti", "inseguimenti", "scazzottamenti", "devastazionamenti" et similia. Senza tregua, senza senso, senza remore. Che poi, penso io, perchè il predator senior se ne parte da solo e si muove alla "pene di levriero" al fine di estinguere gli xenomorfi? Perchè invece non gestire la faccenda assieme ad altri suoi simili, magari limitando il perimetro dell'area da pattugliare e bonificare?
Ciononostante non nego di aver parteggiato per lui: stoico, tosto, cazzuto e devastante.  Un figaccione implacabile contro cui nemmeno Chuck Norris, nei giorni migliori, avrebbe potuto nulla. Sfortunatamente il poveraccio è però un po' tocco: perchè darsi tanta pena per eliminare le tracce della presenza aliena su un mondo di primitivi esseri umani e poi scordarsi quel cadavere scuoiato nel bel mezzo della foresta? 
Formidabile anche l'idea dell'ibrido tra Predator e Alien che, teoricamente, era pure femmina. Probabilmente lo scontro finale tra questo essere immondo e l'eroe Yatuja rappresenta uno dei pochi momenti epici del film che, per il resto, mostra solo una sequenza di clichè e situazioni, talvolta, imbarazzanti  e al limite dello splatter.
Due in particolare mi va di segnalarle.
"Fuori c'è un mostro!", dice una bambina dopo aver scorto uno xenomorfo nel giardino di casa;  al chè, il papà la sfotte con "Quale mostro?"..per poi venir aggredito da una bestia immonda e conseguentemente dilaniato sotto gli occhi attoniti della figlioletta che sottolinea la questione con un "quello che ti sta spappolando le carni papà..."... no, aspetta, questo non c'era.
La seconda riguarda invece la sala parto dell'ospedale cittadino che, nell'arco di pochi minuti, diventa una tana aliena con tanto di donne partorienti, architetture mucose ottenute con secrezioni acide (spero..) e schizzi di sangue ovunque. E pensare che nel primo Alien del 1979 ce ne voleva prima che il corpo ospite desse alla luce i pargoli di xenomorfi...
Non si può comunque negare che i registi, alla loro prima opera di un certo rilievo, non ci abbiano provato a proporre qualche scena "nuova" però i risultati sono stati un po' scarni. Peccato. Magari si poteva sfruttare meglio quella della piscina (speravo che l'aggressione arrivasse mentre la biondona e l'altro tipo erano nel bel mezzo dell'amplesso...tra l'altro, da dove caspita è entrata la creatura???) oppure, come già si mormora, lo spazio cosmico: vedremo che accadrà col terzo capitolo della saga. In fondo, nonostante non sia un film imperdibile, questo Alien vs Predator 2 di soldini ne ha incassati (quasi 129 milioni di dollari...), motivo più che valido per realizzare un nuovo episodio della serie (Redemption).
Che tra l'altro, va detto, già dal primo capitolo si confermava un'emerita vaccata biblica...


PS: approfitto di questo spazio per esternare un mio dubbio atavico e profondo: ma le predator femmina esistono? E se sì, come sono? Inizio a sospettare che, se i maschi della specie sono tanto propensi a partire per mondi ignoti a rischiar la vita contro letali creature aliene, le rispettive femmine debbano essere ancor più spaventevoli e ostiche da gestire. Soprattutto quando ci sono i saldi...


..:: Del più e del meno, again ::..

Ebbene sì, lo confesso: sono ufficialmente in ferie da ieri sera.
Ed era ora!!!
Sinceramente ero piuttosto stanco, anche per via della recente trasferta presso l'aeroporto di Bologna: di sicuro una gran bella esperienza, professionalmente parlando e non, tuttavia avere a che fare con l'operativo e con l'avvio di una nuova procedura è sempre qualcosa di stancante.
Ma bando alle ciance, ora sono in ferie e posso finalmente dedicarmi a ciò che più mi aggrada!
Dormire ad esempio!
Certo, il fatto di venir a sapere ieri di parenti in visita a breve (in visita a casa mia, precisiamolo..) e ritrovarmi qui sulla scrivania una penna usb non mia con delle cose da verificare è di buon auspicio.
Ma io sono ottimista, memore soprattutto degli insegnamenti sornioni e sorridenti del buon Silvio.
Quanto mi mancava parlare di lui e delle sue avventure. Soprattutto in seguito alla recente visita del nostro amico Gheddafi. Che poi, a dirla tutta, noi italiani siamo amici di tutti: di Saddham Hussein prima della guerra in Iraq, degli USA poi, di Puttin anche, di Blair e di Sarkozy (ora che ci penso, dovevo parlare dei rom...) e perchè no di un dittatore libico che già in passato ha stretto vincoli di amicizia con Craxi?
D'altra parte, essendo il maggior azionista di banca Unicredit, possedendo una quota della Juve e chissà quanti altri denari in nostre aziende italiane è sicuramente un ospite di riguardo. Senza scordare quanto sancito nel trattato di Bengasi del 2008 nel quale già l'Italia (cioè NOI!!!) si era impegnata a costruire autostrade in Libia per un valore di 3,5 miliardi di euro e a versare 5 miliardi di dollari nelle loro casse.
Il tutto in cambio di un aumento dei controlli dei flussi immigratori verso l'Italia. Se poi questo chiede altri 5 miliardi di euro alla UE per farlo mi sorge qualche sospetto.
Ad ogni modo meglio tenerselo amico, va, in perfetto stile italiano. Poco importa se poi si mette a parlare di Islam ed evangelizzazione...al di là che mi sorprende sta cosa: non pensavo che il Corano precisasse di evangelizzare solo giovani ragazze tra i 20 e i 30 anni. Che si sia trattato davvero di fede e fervore religioso o solo di una messa in scena per consentirgli di scegliersi "un regalino"? Non nego infatti che nel mondo islamico ci sia maggior enfasi sulla religiosità, considerando che dovrebbero pregare 5 volte al giorno e che potere politico e temporale grosso modo coincidono e sono fortemente interconnessi.
D'altra parte, esattamente come denunica Amnesty International, in Libia le donne sono trattate meglio che negli Stati Europei: lì hanno la pena di morte in caso di adulterio, per dire. Stessa sorte a cui possono essere destinati oppositori politici e giornalisti che esercitano troppa libertà di pensiero e stampa...
Ad ogni modo sta faccenda di voler e poter predicare il Corano, a Roma, vicino al Vaticano, ha un che di imbarazzante se ci pensate.
Soprattutto se a fornire l'occasione per tutto ciò è proprio un partito di destra che già in campagna elettorale, nel 2008, riferendosi alle contestazioni di Benedetto XVI all'Università La Sapienza aveva grosso modo espresso il concetto che "i comunisti vogliono concedere spazio agli Imam e tappare la bocca al santo padre". Ssenza scordare il buon Calderoli e la Lega che volevano passare con i maiali laddove le comunità musulmane presenti nel nostro territorio volevano edificare moschee (che male se pregano). Tra l'altro, tempo fa c'era pure stato un bel vociare sul crocifisso nelle aule scolastiche...ma adesso non importa: Moammar c'ha i soldi e quindi può far quel che gli pare e agli altri non deve importare. Nemmeno agli elettori di destra che, magari, un po' si potrebbero sentire turlupinati o confusi in merito a tanta ostentazione di disponibilità (anche in termini di donne nostrane concesse, perchè questo è il messaggio che personalmente ho recepito nel fornire 500 hostesse al dittatore libico).
Ma vabbè, italiani siamo e abituati a guardare e a non curarci di loro siamo. 
La frase precedente, se possibile, andrebbe letta con cadenza sicula, giusto per allacciare l'imminente riferimento che vado a fare. Sempre in relazione agli elettori di destra che, tanto per calcare la mano, mi chiedo cosa hanno pensato qualche giorno fa mentre Dell'Utri esponeva al tg il suo pensiero in merito alle contestazioni che, a Como, l'hanno obbligato alla fuga. "Mafioso", gli hanno gridato! Mafioso! Ma vi rendete conto! Lui, senatore del PDL, che c'ha solo una condanna per 7 anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso ma che ugualment ha la faccia tosta di apparire al tg ed esprirmere dolore per questa violazione di libertà di espressione che ha subito dai contestatori.
Ma pensa te...
Io invece penso che questo post non volevo dedicarlo alla politica ma invece ho finito per parlare solo di questo. Però c'è ancora spazio e vedrò di riempirlo un poco oppure di pensare ad altri post da pubblicare a cadenza periodica nel corso della prossima settimana, quando sarò a Principina a Mare con Silvia.
Che ne so, potrei preparare un post su qualche anime, su film, su fumetti e programmare una loro pubblicazione come ho già fatto con Planet 51.
Oppure dovrei cercare di postare qualcosa di veramente significativo, basandomi per esempio su ciò che il pubblico di questo blog vuole soprattuto. 
A proposito, controlliamo le prime 5 chiavi di ricerca che portano tanti cibernauti qui....eccole:
  • Megan Fox  (per qualche strano motivo una sua foto inserita in qualche post apparso su questo blog compare tra le prime posizioni di Google e, di conseguenza, i visitatori accorrono qui speranzosi di trovare ulteriori immagini di questa attrice...beh, attrice forse è esagerato...peccato che il mio blog parli soprattutto di altro ma grazie lo stesso per la visita ^_^)
  • Crank
  • Alien
  • Predator
  • Mulino
Che dire...speravo che fossero altre le chiavi di ricerca maggiormente utilizzate. E mo che faccio? Calco la mano inserendo altre immagini a tema? Oppure cerco di sviare il tutto verso altre tematiche, tipo i miei testi?



giovedì 2 settembre 2010

..:: Planet 51 ::..

Titolo: Planet 51
Regia: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martínez
Anno: 2009
Genere: Animazione
Cast doppiatori:Justin Long, Dwayne Johnson, Seann William Scott, Jessica Biel, Gary Oldman

La trama in breve:
In un pianeta lontano dove regnano militari, igoranza sulle leggi del cosmo e anni '50, piomba un giorno un astronauta americano. Gli abitanti del Pianeta 51, terrorizzati da film di fantascienza incentrati sulla figura dell'invasore malvagio e diffidenti dei diversi reagiscono con terrore e ostilità. Solo uno di loro, costretto ad entrare in contatto con l'ospite inatteso, lo scoprirà innocuo e anche un po' fanfarone.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Recentemente ho avuto l'occasione di recuperarmi questo film e di vederlo assieme a Silvia. Già prima di visionarlo avevo delle aspettative e confesso di non esserne rimasto deluso: la visione scorre via piacevole e scanzonata, adatta probabilmente ad un pubblico molto giovane.
Le citazioni di varie pellicole non mancano (basti pensare all'aspetto "ALIEN"o del cagonolino oppure alla sequenza della biciletta che vola di fronte alla luna tratta dal film ET) e la resa grafica è d'impatto molto elevato. Curatissima, coloratissima, fluidissima, convince e stupisce contribuendo al coinvolgimento dello spettatore, riuscendo nella creazione di uno scenario stupendo e divertendo per via della caratterizzazione dei personaggi e delle locazioni.  Ottimi anche gli effetti di luce: in particolar modo ricordo con piacere la scena della sparatoria con scarica elettrica finale all'interno della Base 9.
In poche parole, siamo di fronte a qualcosa di sublime, realizzato alla perfezione dal punto di vista dell'animazione e della grafica computerizzata.
Quanto a trama e messaggi, fermo restando che ho molto apprezzato il ribaltamento dei ruoli tra umani e alieni (come in parte già visto su Battle for Terra), questa è abbastanza semplice e lineare però offre alcuni spunti e alcune sequenze più che discrete. 
Di certo il film tratta la tematica dell'accettazione e dell'integrazione in quanto il popolo di Lem, -ovvero i nativi del Pianeta 51 - è piuttosto ancorato alle proprie convinzioni scientifiche sia in materia di universo sia in materia di alieni. Complici anche i media, come il cinema, che inevitabilmente condizionano le superstizioni ed il modo di pensare delle masse. L'improvviso arrivo dell'astronauta Baker (che scopro ora esser stato doppiato da "The Rock") sconvolge inevitabilmente ogni cosa, anche ila grigliata all'aperto della famiglia di Lem. Se da un lato sono d'accordo sull'insegnamento e sull'incentivo ad essere critici e non passivi elementi di un sistema chiuso, dall'altro lato vedo in questo passaggio del film qualcosa di subliminale. Per un attimo il popolo di Lem mi è sembrato tutto il mondo NON americano che, malgrado la propria cultura, malgrado tutto, deve semplicemente riconoscere che la presenza USAna e il modo di fare USAno sono "OK". Poco importa se magari Baker è solo un ricognitore e a lui seguiranno eserciti di colonizzatori, pardon, esportatori di democrazia... L'identità "bandiera a stelle e strisce" uguale "benefattori a prescindere" mi lascia un po' perplesso, insomma. Tra l'altro, quanto stupida dev'essere una nazione per mandare 1 solo astronauta in orbita e programmare la sua astronavae per ripartirsene senza di lui?
Comunque, un altro messaggio, legato questa volta ad un aspetto comico del film, fa riferimento ai sassi. Rover, la sonda del cosmonauta statunitense, ha infatti erroneamente segnalato che il Pianeta 51 è deserto , questo a causa della sua incondizionata e insensata passione per i sassi. Al robottino  (che ricorda vagamente Wall-E) non interessano vegetali, rettili o altre forme di vita pensanti...solo sassi. Sassi. Sassi!!! A tal proposito, dico io, noi ci pensiamo mai ai NOSTRI sassi? Al nostro pianeta, alla geologia, alle rocce? Anche se non possiedono vita costituiscono la base solida del pianeta Terra e non sono di certo privi di valore in termini di interesse scientifico e conoscitivo.
Voglio dire, pensate a Leonardo Ortolani: cosa sarebbe lui oggi se non avesse un titolo di studio in geologia? Come dite? E' un affermato autore di fumetti? Si beh...in effetti...
Ahem...inezie...torniamo a noi e a Planet 51.
Un altro aspetto che mi ha fatto sorridere riguarda invece le conoscenze scientifiche legate all'universo. Fa sorridere constatare come quelle del Popolo di Lem risultino molto limitate e, come dire, infantili: lo spazio si estende per circa 500 miglia, afferma il ragazzo, memore degli insegnamenti di un tizio che veste come Giacobbo di Voyager...
L'approdo di Baker, con tanto di musica alla 2001 Odissea nello spazio (se non erro...), sconvolge tutto. Chissà, magari sarà così anche per la nostra civiltà quando arriveranno gli alieni. Sempre se esistono. Sempre se non sono già arrivati: in effetti, constatare il progresso tecnologico, che c'è stato negli ultimi 40 anni soprattutto in ambito di miniaturizzazione, ha qualcosa di incredibile...






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