martedì 26 settembre 2017

La caduta di Hyperion

Titolo: La caduta di Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 545

La trama in breve:
I sette pellegrini hanno raggiunto le Tombe del Tempo di Hyperion e sono al cospetto dello Shrike; intorno a loro divampa lo scontro tra gli Ouster e le forze dell’Egemonia. John Keats, una macchina umana costruita dalle Intelligenze Artificiali in cui è stata ricreata la coscienza del poeta, riesce a scoprire dove risiede il loro nucleo operativo, ma il fatto che si trovi all’interno dei teleporter comporta conseguenze inquietanti: bisognerebbe riportare indietro l’orologio dell’evoluzione umana, evitando così di soccombere alle Intelligenze attraverso la distruzione della Rete su cui si fonda l’Egemonia. Mentre i capi dell’Egemonia si trovano di fronte a una scelta di vita o di morte, il destino dei pellegrini si unisce inesorabilmente con quello dell’intera umanità.
Con La caduta di Hyperion, Dan Simmons descrive un mondo decadente e profondo, dove la fantascienza trova la sua massima espressione e ci regala un romanzo indimenticabile.

Il mio commento:
Ordunque, è da più di un mese che non aggiorno il blog ma, prima che anche settembre scivoli via, ho deciso di postare qualcosa. Non che di cose che avrei potuto raccontarvi non ce ne siano state - vacanze con Silvia in Val di Sole e dintorni, corsi e uscite col gruppo di salsa, pure un paio di lezioni di yoga fitness all'aperto, corso maestri di Qi Xing Tang Lang Quan, ripresa corsi di Qi Xing Tang Lang Quan a Camposampiero con annesso e imprevisto ma graditissimo arrivo di numerosi nuovi allievi ... per non parlare di serie televisive o film visti oppure persi... - ma il tempo che riesco a ritagliarmi per codesto blog ormai è sempre più risicato. 
Tuttavia, visto che son riuscito a completare la lettura di un libro (se, capirai che grande passo per l'umanità, direte voi...), complice un weekend all'insegna del raffreddore e di un accenno di influenza, ne approfitto per raccontarvi qualcosa proprio di questo.
Del libro, intendo.
Quasi un anno fa, parlai in questa sede di Hyperion, primo libro della tetralogia fantascientifica I canti di Hyperion di Dan Simmons. Orbene, ieri sono finalmente riuscito a concludere il secondo capitolo di questa saga, una lettura iniziata in terra africana durante la trasferta di maggio-giugno e protrattasi finora.
Analogamente a quanto sperimentato con il primo libro della serie, non posso fare a meno di genuflettermi dinnanzi a questo autore strabiliante e replicare i gesti visti in Fusi di Testa.
La lettura è stata senza dubbio un'esperienza ardua e faticosa, complessa e nient'affatto banale, pregna e ricca di tantissimi elementi e rimandi e commistioni di generi. Diversamente dal primo libro, qui non ci troviamo di fronte a n mini romanzi differenziati per generi e intervallati da episodi di storia presente vissuta dai protagonisti. La narrazione procede invece su più livelli, su più dimensioni spazio temporali in contemporanea, in alcuni punti avanti nel tempo in altri nel mondo tecnologico delle Intelligenze Artificiali (il TecnoNucleo). Ecco allora che il lettore si troverà a girovagare in contesti e situazioni differenti, pressanti, sofferte, con la minaccia di una guerra globale che incombe, con misteri da svelare, con le enigmatiche Tombe del tempo ormai aperte, con drammatiche decisioni nelle mani dei protagonisti. Personaggi ritrovati e che, ciascuno a modo suo, contribuirà a sbrogliare la situazione, personale e non. Chi, ad esempio, nei panni del Primo Funzionario Esecutivo del Senato dell'Egemonia dell'Uomo, Meina Gladstone, alle prese con un disastroso tentativo di difesa contro la dilagante minaccia Ouster; chi nei panni di un essere a metà tra creatura vivente e cibernetica, come il cibrido di John Keats che, sognando, riesce a stabilire un contatto al di là di ogni comprensione con quanto sperimentano i pellegrini su Hyperion; chi ancora come pellegrino, alle prese con i misteri di Hyperion e la terribile presenza dello Shrike...c'è davvero tanto, troppo oserei dire, eppure in questo libro l'autore è riuscito a condensare qualcosa di epico, di biblico addirittura. Difficile, anche perché lo stesso autore ce lo suggerisce attraverso le parole e gli studi di Sol Weintraub, uno dei pellegrini, che "sacrifica" la propria figlia cedendola allo Shrike, un sacrificio fatto con amore, come atto di fede e disperazione e che, al contempo, rimanda al gesto di un certo Abramo verso il Dio del Vecchio Testamento. Così come biblici sono i riferimenti verso l'attesa di una promessa "intelligenza finale" e il parallelo tra il cibrido John Keats e Giovanni Battista, entrambi anticipatori del messia che porterà la salvezza.

sabato 12 agosto 2017

Daredevil (prima stagione)

Titolo: Daredevil (prima stagione)
Episodi: 13
Anno: 2015
Genere: supereroi, azione, 

La trama in breve:
Hell's Kitchen. L'avvocato Matt Murdock, dopo aver perso la vista da bambino a causa di un incidente radioattivo, sviluppa dei sensi sovrumani e li utilizza per combattere il crimine per le strade della sua città nei panni del supereroe Daredevil. Nella prima stagione Matt affronta il potente signore del crimine Wilson Fisk, alias Kingpin, impegnato nella sua opera di riqualificazione del quartiere in combutta con vari esponenti della malavita della città. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non male ma altalenante. L'impressione globale relativa a questa prima stagione della serie targata Netflix e dedicata a Daredevil è abbastanza positiva tuttavia mi sento soddisfatto solo a metà.
Indubbiamente, il risultato complessivo è molto superiore al risultato del film del 2003 con Ben Affleck nei panni di Batman Daredevil, decisamente più piatto e semplice.
La storia proposta in questa serie risulta invece più costruita e matura, più articolata e interessata a caratterizzare i personaggi. Certo, è anche vero che ci son tante cose incredibili e non semplici da accettare, considerando appunto che il personaggio è "cieco" ma paiono esserlo anche gli abitanti della città. Possibile che nessuno noti un tizio cieco vestito in giacca e cravatta che sparisce nei vicoli, volteggia tra i palazzi, si cambia pure...anche se il più delle volte parte da casa già abbindato per i pestaggi notturni. Ecco, a proposito, la divisa nera che sfoggia per quasi tutta la prima stagione l'ho apprezzata assai, molto di più rispetto alla tutina pacchiana che, come da contratto supereroistico, è tenuto a indossare.



domenica 6 agosto 2017

Earth Overshoot Day 2017

Ed eccoci qua a riparlare dell'Earth Overshoot Day, la cui definizione "il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno". Si tratta di una stima che ogni anno viene proposta a fronte delle analisi da parte della Global Footprint Network per sensibilizzare sul peso che il nostro attuale stile di vita ha sulla Terra. Un pianeta le cui risorse sono a tutti gli effetti finite e che dovremmo maneggiare con cura.
Orbene, l'anno scorso l'Earth Overshoot Day cascava l'8 agosto. 
Quest'anno parrebbe invece aver anticipato ulteriormente per cui, per il 2017, è dal 2 agosto che siamo in debito nei confronti del pianeta. Argomenti delicati e sempre molto attuali e che, in teoria, sarebbero dovuti esser toccati anche nell'ambito del fantasmagorico Expo del 2015 di cui, ad oggi, non so ancora cosa sia rimasto. Eppure era stato acclamato come un discreto successo...

Al di là che si tratta di stime e che immagino le valutazioni siano opinabili e discutibili, i dati che emergono dalle analisi proposte dalla Global Footprint Network fanno comunque riflettere assai.
Nell'ambito globale, pare che il fabbisogno di risorse sia aumentato, da 1.6 del 2016 a 1,7 del 2017. Tuttavia, almeno l'Italia pare esser migliorata un po' e questo non può che farmi piacere.
Da luglio di quest'anno, all'indirizzo www.footprintcalculator.org, è anche possibile fare qualche valutazione di massima sulla sostenibilità del proprio stile di vita basandosi su fattori quali il tipo di alimentazione, l'ammontare di spazzatura prodotta, i consumi, l'inquinamento connaturato ai trasporti...elemento dolente, nel mio caso, del mio personale contributo al depauperamento dell'ambiente.
Infatti, seppure ricorra a prodotti alimentari a Km 0, dall'orto alla tavola, o cerchi di ridurre gli sprechi di energia in casa - visto che il buon isolamento dell'abitazione facilita nel limitare l'uso di condizionatori e riscaldamento -, la parte sull'impatto derivato dai trasporti usati è, come dire, assai negativa. Per carità, magari rispondendo con più attenzione a certi quesiti o ponderando di più potrei migliorare i risultati ottenuti, ma non poi molto mi sa :-(

D'altronde, di km ne macino assai per andare al lavoro... e non è banalissimo affidarsi ai potenti mezzi pubblici del Veneto. Vero è che, ogni giorno, per strada, se ne contano assai di veicoli usati da singoli utenti e anche fenomeni di car pooling sono di non facile attuazione. Mi domando però se, a tal proposito, non ci possa essere anche qualche intervento dall'alto per incentivare certi fenomeni: in fondo, dovrebbe essere nell'interesse di tutti...
Peccato invece che come nazione abbiamo puntato molto sul trasporto su gomme :-(
A tal proposito, mi sorge anche una domanda visto che si parla molto di auto ibride ed elettriche: e i camion? Voglio dire, quotidianamente ci sono migliaia di veicoli pesanti che circolano per il nostro bel Paese, però non sento praticamente mai parlare di proposte per ridurne il numero o l'impatto ambientale. Di sicuro qualcosa c'è ma l'impressione è che il traffico pesante sia in aumento, e non a beneficio dell'atmosfera o dell'ambiente. Possibile che non si possa spostare parte del traffico su binario? Oppure tentare di incentivare dinamiche ecologiche anche per i camion?
Oltre a ciò, visti anche i consigli proposti, mi sa che rivedere un po' l'alimentazione potrebbe essere un buon punto di partenza, basterebbe anche solo rivederla in termini di consumi di prodotti locali, boicottando i grossi spostamenti di cibo e gli sprechi dovuti a imballaggi eccessivi. Collegato a questo aspetto mi domando anche da quand'è che abbiamo optato per gli onnipresenti sacchetti di plastica per la frutta e la verdura: in fondo, da anni è stato incentivato, nei supermercati, l'uso di borse di tela per sfavorire lo spreco di plastica. Perché non si può trovare una formula anche per la frutta e la verdura? Vero è che nella grande distribuzione il self service è la prassi e che, considerando l'indole italica, non si può far leva sull'onestà del cliente (ricordo ancora certe situazioni capitatemi quando ero in trincea al Carrefour). Però proporre anche l'opzione borsa di tela o carta, magari facendola imbustare a personale del supermercato potrebbe essere una buona cosa per ridurre gli sprechi. D'altronde, c'è da domandarsi se non sia esagerato l'uso dei guanti nel maneggiare la frutta visto che poi, occasioni per entrare in contatto con altre nefandezze ce le abbiamo (il carrello stesso o i cestini, mica vengono igienizzati...), senza contare che non è ben noto dove e come vengano coltivati vegetali, leggasi il BIO cresciuto nei campi vicino alle autostrade.



Mi rendo conto che non si tratta di idee poi così immediate ma spero che qualcuno dei grandi capi, ogni tanto,  mediti su come cercare di rendere migliore il nostro Paese Pianeta. Tema sempre molto attuale anche alla luce dei numerosi roghi di quest'estate che oltre a creare danno economico e ambientale regalano una bella immagine di efficienza e sicurezza del nostro Paese: un anno ci abbiamo i rifiuti (a proposito...tutto a posto con i rifiuti di certe zone d'Italia?), un anno i terremoti, quello dopo i roghi...
Per fortuna qualche idea più concreata può arrivare da qui. E quando si parla di ridurre lo spreco di cibo, potrebbe essere interessante innescare anche fenomeni di scambio con i vicini oppure destinare il cibo non consumato a nobili intenti, in favore dei meno abbienti, oppure per alimentare bestiame (i polli e le galline che son frequenti nelle zone di campagna non si fanno molti problemi e sanno, ad esempio). 
Oltre a ciò, sarebbe interessante trovare nei prodotti del supermercato indicazioni esplicite sull'impatto ambientale dei prodotti, comprensivo di quello determinato dal trasporto: magari, potrebbe aiutare i consumatori a fare qualche scelta di tipo diverso, premiando la produzione locale e che, alla lunga, potrebbe contribuire al recupero o al rilancio di piccole imprese agricole. 


domenica 30 luglio 2017

Sense8

Titolo: Sense8
Episodi: 12
Anno: 2015
Genere: sci-fi, azione, drammatico

La trama in breve:
Otto sconosciuti da diverse parti del mondo sviluppano improvvisamente una reciproca connessione telepatica. Appartenenti a diverse culture, religioni e orientamenti sessuali, scoprono quindi di essere dei sensate, persone con un avanzato livello di empatia che hanno sviluppato una profonda connessione psichica con un ristretto gruppo di loro simili. Mentre cercano di scoprire, disorientati, il significato delle loro percezioni extrasensoriali e iniziano a interagire a distanza tra di loro, un uomo, Jonas, si offre di aiutarli. Allo stesso tempo un'altra enigmatica figura, Whispers, dà loro la caccia, sfruttando la loro stessa abilità, allo scopo di catturarli o ucciderli.

Il mio commento:
Ho guardato questa serie su Netflix su suggerimento della stessa: evidentemente loro "sanno" ciò che mi aggrada guardare e cosa no e, se ci penso, è un po' inquietante....
Comunque sia, già dal primo episodio questa serie ha catturato il mio interesse, anzi, probabilmente ero già avvinto dalla sigla utilizzata che è un tripudio di colori, emozioni, paesaggi, suggestioni. 
Dietro la realizzazione di Sense8, meglio dirlo subito, ci stanno Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski. I primi Le prime non credo abbiano bisogno di presentazioni - seppure possano essere ben o mal considerate al contempo -, mentre Straczynski è uno sceneggiatore che ha in curriculum storie per il cinema, per la tv e per i fumetti.
La narrazione della serie risulta, a mio avviso, un po' lentina, ma si tratta di una scelta funzionale all'esplorazione dei personaggi e alla loro caratterizzazione. Non è facile infatti gestire la narrazione in quanto vi sono continui spostamenti di locations e situazioni ma, soprattutto, vi è la necessità di trasmettere allo spettatore la medesima sensazione di connessione-empatia e confusione che sperimentano i personaggi.
Non è ben chiaro come ma, grazie al sacrificio di una sense8, tale Angelica, evento disperato e drammatico che si sviluppa all'inizio del primo episodio, vengono infatti attivate le percezioni "extra" da parte degli 8 protagonisti della serie. Persone diverse, in molti sensi, che pian piano iniziano ad avvertire l'uno le sensazioni degli altri, per poi iniziare con le "visite" e le condivisioni del corpo, attimi in cui ciascuno "attinge" alle altre personalità, lasciando che sia qualcun altro a gestire il proprio corpo sfruttando le sue abilità, siano queste linguistiche o caratteriali, abilità di combattimento o di chimica o di recitazione... ed è nella resa di questa interconnessione che si concentra la potenza e la poetica della serie. Lo spettatore stesso si trova a vivere la confusione e la ricchezza che i personaggi, privi di guida e di informazioni, sperimentano: gente che sente la pioggia quando fuori c'è il sole, o che condivide il dolore per qualche ferita, o che si ritrova di colpo in Corea o in Kenya mentre un secondo prima era comodamente a casa a Londra o a Chicago. Ancor più complessa si fa la cosa quando, grazie alle visite e alla condivisione, si scoprono segreti altrui o si viene coinvolti in amplessi o eventi tragici e importanti della vita degli altri. "Io sono anche noi", è la frase che racchiude meglio il senso della serie.





martedì 25 luglio 2017

Sfumature di grigio

Ne approfitto per postare un testo che ho scritto qualche tempo fa, giusto per ricordare e ricordarmi che, di tanto in tanto, qualcosina scrivo ancora :-) 
In effetti ho ancora qualche progetto in cantiere, alcune idee e bozze e un mini romanzo dal sapore vagamente fantascientifico che, prima o poi, terminerò.
Questo racconto risale invece all'inizio del 2016, e direi che possiamo considerarlo più come un esercizio più che un vero e proprio progetto. Ad ogni modo, ve ne propongo l'incipit, rimandando la lettura completa al mio sito personale, altro progetto che curo a tempo perso e sul quale sto, pian pianino, travasando i testi che, negli anni, ho sparso qua e là nel web.


Dopo di lui entrarono solo una mamma con il suo bambino, Gabriele. Quest’ultimo gli rimase impresso perché per tutto il tempo non gli staccò gli occhi di dosso, giusto il tempo in cui gli venne tolto il giubbetto. In quella stanza, dove tutto e tutti erano grigi e uniformi, persino le piante dalle foglie immense posizionate negli angoli, lui rappresentava una sorta di eccezione.
Il bambino se n’era accorto e, per questo, continuava a scrutare quel signore tutto imbacuccato e intabarrato: tra grossi occhialoni vintage, cappello ben calato sulla testa, bende e sciarpa, di lui non si scorgeva affatto il volto. Anche le mani erano ricoperte da spessi guanti di flanella. Sembrava una mummia grigia, immobile e spazientita, in attesa del proprio turno dal medico.
I minuti trascorrevano pigri e Gabriele non staccò mai gli occhi di dosso a quello strano individuo.
« Che ha quel signore? », domandò alla mamma.
Ma la signora sfoggiò un sorriso di circostanza, più per cortesia che altro, e provò a distrarlo con uno dei giornaletti disposti sul tavolo da fumo. Non stava bene immischiarsi dei fatti altrui, soprattutto degli sconosciuti e dei più sfortunati.
Il bimbetto però non si fece fregare. Rispetto a quei depliant grigiastri dai toni altisonanti e privi di immagini buffe o curiose preferiva di gran lunga quella specie di bandito. Nella sua testa di bimbetto aveva infatti preso piede quell’ipotesi, che vestisse così per non farsi riconoscere e ingannare la brava gente.
« Perché sta tutto coperto, mamma? », chiese anche.
In effetti, rispetto a tutti gli altri, era l’unico abbindato a quel modo. Le due vecchiette che sedevano nella stanza, attempate e un po’ malate, dall’aspetto dimesso e mediocre, tutto sommato avevano un aspetto comune. Anche l’omone grasso grasso dai pantaloni lisi e strappati che sedeva nell’angolo lisciandosi i baffi grigi mentre guardava il cellulare non era nulla di straordinario, se non per il respiro lento e affannoso.
Solo il bandito aveva un’aria tronfia e sorniona, di chi ha afferrato qualche segreto della vita. Se ne stava fermo immobile, seduto con le mani in tasca e i gomiti larghi sulla poltroncina accanto alla finestra che dava su un cielo fuligginoso e un mondo del medesimo colore. Ma sfumato, mai omogeneo. Tonalità diverse per case e automobili, più scuro per il tronco degli alberi e più chiaro per le foglie. Anche i cani avevano il pelo grigio fumo, come di colore grigio erano gli occhi di Gabriele che, vinto il coraggio, si era avvicinato a quello strano figuro per capirne di più.
Si presentò e l’altro rispose con un saluto, sorridendo divertito dietro la sciarpa e l’alto bavero del cappotto.
Poi la porta si aprì all’improvviso, i convenevoli mentre il medico congedava il paziente appena visitato, un tizio allampanato e dall’aria stanca, con i capelli antracite e un evidente fastidio alla spalla che continuava a massaggiarsi.
« Il prossimo », invitò il simpatico dottore di famiglia, un uomo bonario e con sottili occhialini sul naso.
Lo sguardo di tutti si posò sull’individuo accanto alla finestra.

sabato 15 luglio 2017

Trasferta in Senegal - seconda puntata

Probabilmente avrei dovuto/potuto scrivere questo post qualche tempo fa ma, tra una cosa e l'altra non ne ho avuto l'occasione: prima c'è stato un weekend dedicato a lavori a casa e un minimo di festeggiamento compleannoso, quindi un altro in cui c'è stato un mix tra concerto Aerosmith a Firenze e ritrovo parentale mentre il weekend scorso ero al primo ritiro estivo organizzato con l'asd Kyu Shin Ryu...per poi ripartire verso Olbia per qualche giorno di sana trasferta lavorativa... 
Ad ogni modo, se ricordate, in marzo mi sono recato in Senegal, tra Dakar e Saly (vicino a Mbour) per una trasferta di lavoro. 
Ecco, tra fine maggio e la prima metà di giugno ci sono ritornato per dare seguito alle attività iniziate, in particolar modo dedicandomi alla formazione del personale che si occuperà di usare i nostri software quando l'aeroporto Blaise Diagne entrerà in funzione al posto di quello Internazionale di Dakar. Una trasferta di due settimane in cui ho avuto l'occasione di stare maggiormente a contatto con gente del luogo e, quindi, conoscere meglio quella parte d'Africa. Parte d'Africa che tutto sommato non se la passa male ("Best of Africa", come l'ha chiamata qualcuno del team di Summa Limak) e che, sospetto, rivedrò ancora.



Rispetto a marzo, considerando anche l'effettiva presenza di ospiti in hotel - lo stesso hotel Royam che già aveva regalato qualche emozione nella precedente esperienza - si nota che la stagione turistica è virata verso la bassa stagione, aspetto per altro confermato dall'autista dalla pelle d'ebano che mi ha accompagnato avanti e indietro lungo le strade senegalesi. Stavolta, complici anche le traversate trascorse in reciproca compagnia, c'è stata l'occasione per scambiare qualche parola con Bassirou, anche se talvolta l'impressione è stata quella di instaurare un dialogo del tipo:
Io: « Sembra che stiano costruendo parecchio nei dintorni »
Lui: « Sì, il mango è molto buono »
Io: « Penso anch'io che i pneumatici four season vadano più che bene»
Ora esagero ma, tra inglese, wolof, dialetto veneto e gestualità varie, bene o male, ci si capiva ma ogni tanto mi pareva che fossimo del tutto sfasati. 
Tuttavia gli sono grato per la pazienza e la disponibilità, e anche per come ha gestito la situazione quel sabato mattina in cui, complice un camion che ha preso fuoco autonomamente bloccando per decine di chilometri l'unica strada asfaltata che collega Saly a Diass, ha spostato i pneumatici della sua ruggente Toyota Avensis sulle strade...beh, strade...sul terreno accidentato e sabbioso che costeggia la strada, si inoltra su campi e discariche, perdendosi poi dentro ai paesetti, praticamente a ridosso delle case, della gente e del bestiame. 
E' stata una piacevole esperienza: lui si dimostrava sicuro di sé e della sua vettura mentre io temevo che ci piantassimo e rimanessimo con il veicolo in panne. Cosa che per altro capita quotidianamente ad almeno un paio di camion e di auto che percorrono quella medesima strada.
A lui va anche la mia riconoscenza per il sollievo provato nel trovarlo all'uscita dell'aeroporto d Dakar: conquistare l'uscita di quel posto, alla sera, è sempre una bella prova...ma la consapevolezza di uscire e di trovare qualcuno di conosciuto ha un potere decisamente rassicurante. Soprattutto se poi devi farti tipo 60 km di notte lungo le strade non così illuminate del Senegal per raggiungere l'hotel...

lunedì 26 giugno 2017

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 1)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 1)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 444

La trama in breve:
In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L'ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all'ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all'estremo Nord, la Barriera - una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei - sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono allora quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita, o il senno, a chi ha la mala sorte di incontrarli? La fine della lunga estate è vicina, l'inverno sta arrivando e non durerà poco: solo un nuovo prodigio potrà squarciare le tenebre.
Intrighi e rivalità, guerre e omicidi, amori e tradimenti, presagi e magie si intrecciano nel primo volume della saga de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", definita da Marion Zimmer Bradley "la più bella epopea che io abbia mai letto". (fonte amazon)

Il mio commento:
Devo ammetterlo: le trasferte in Senegal offrono molto tempo, tra viaggi in aereo e permanenza in resort, da dedicare alla lettura. Forse, se non ci fossi andato per una seconda volta, non avrei concluso la lettura di questo libro in giugno ma più avanti. Ma non fraintendetemi: purtroppo, energie e tempo che riesco a investire nella lettura son sempre scorsi :-(
Ad ogni modo, pensavo di trovarmi a fronteggiare una lettura più ostica e complessa, per lo meno così mi era stato accennato da chi aveva già letto Martin. Sinceramente, non l'ho trovato affatto ostico anzi, molto scorrevole e avvincente, mai eccessivo e ben bilanciato nel gestire dialoghi, riflessioni e descrizioni. E anche molto efficace nel rendere vivido ciò che propone in termini di intreccio e situazioni. 
Sarà poi che il genere a me piace e che, avendo visto già la serie televisiva - chi non l'ha vista? -, ero preparato a quel che avrei trovato nelle pagine. 
Resto anche dell'idea che sia un libro da consigliare a tutti, almeno dai 14 anni in su: di per sé non è "troppo fantasy", e può esser passato anche per un romanzo simil storico visto il modo in cui si intrecciano vicende personali e di interi popoli. Al contempo si rivela anche esplicito e schietto - ma nemmeno troppo -, per cui eviterei di darlo in mano a bambini.
Nei personaggi e nelle etnie proposte possiamo inoltre vedere echi delle popolazioni che hanno fatto la storia europea oppure tribù barbariche originarie dell'Asia o ancora ricche città portuali dell'area medio orientale...la stessa barriera a me ricorda le Alpi. Le stesse lotte di potere in un territorio così piccolo, possono richiamare le lotte tra i signori feudali che hanno vivacizzato l'Italia nell'epoca delle guerre tra i piccoli stati italiani. Per cui, ecco, anche per chi non è amante o avvezzo al fantasy, penso che questo libro possa andar più che bene in quanto contiene richiami a quella storia che ci appartiene.
Venendo al contenuto in sé, son rimasto molto affascinato dall'idea di organizzare la narrazione con diversi POV (point of view) facendo ora descrivere gli eventi a un personaggio o ad un altro, una soluzione e un esercizio di stile che ci rende più vicini ai singoli protagonisti della storia e che ci evita la permanenza in zona onniscenza, favorendo i colpi di scena e, forse, la vita all'autore. 

lunedì 12 giugno 2017

The Lobster

Titolo: The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2015
Genere: fantascienza
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Aggeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seydoux, Michael Smiley, Ben Whishaw, Roger Ashton-Griffiths, Rosanna Hoult

La trama in breve:
In un futuro prossimo e immaginario essere single oltre una certa età è vietato, pena l'arresto e la deportazione in un grande hotel nel quale si è obbligati a trovare l'anima gemella in 45 giorni di tempo, tra punizioni e questionari assurdi. Uomini d'affari, professionisti, donne in carriera e individui meno realizzati tutti insieme sono costretti a cercare un affiatamento possibile perchè se non dovessero trovarlo nel mese e mezzo a disposizione saranno trasformati in un animale a loro scelta.
Appena fuori dall'hotel c'è un bosco dove si trovano i ribelli, individui fuggiti dall'hotel che vivono liberi e single a cui non è concesso di stare con nessuno. Il protagonista passerà prima nel grande hotel senza trovare quell'amore obbligatorio che troverà in mezzo ai ribelli, là dove non è consentito. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Altro film visto a puntate durante la mia trasferta lavorativa in Senegal, un modo come un altro per ingannare il tempo presso l'hotel Royam.
Ordunque, il genere a cui appartiene questo film è effettivamente la fantascienza ma non quella fracassona e infarcita di effetti speciali stile Star Wars o Matrix: viene invece proposto uno scenario atipico e distopico che, a tratti, sembra ridicolo e grottesco ma nondimeno spietato e terribile.
Tramite l'esperienza del protagonista, un architetto sulla quarantina, un tipo ordinario e ordinato, preciso e tranquillo, ci ritroviamo a vivere il dramma di vivere in una società in cui è vietato, per legge, esser soli. Una società in cui la tecnologia moderna pare assente - niente tv, niente social ... - e in cui le persone si rivelano "disumane". Esseri freddi, che vivono i sentimenti in modo distorto, che cercano semplicemente delle somiglianze che possano consentire una discreta compatibilità di coppia. 



Paiono non esserci motivazioni emotive che spingono gli uni con gli altri, dinamiche legate al fascino, alla seduzione, al piacere ...niente di tutto ciò, semplicemente una disamina di caratteristiche su cui fondare le basi per una vita di coppia. Parliamo comunque di miopia, di difetti di pronuncia, di sangue dal naso...non di molto altro, motivazioni che già di per sé creano un senso di straniamento nello spettatore nonché fan apparire il tutto come ridicolo e sterile. Eppure la minaccia di venir animalizzati è reale e terribile a tal punto da spingere le persone a fingere di essere compatibili, vedi quel che combina Ben Whishaw, "Lo zoppo", che si massacra quando gli altri non guardano pur di aver sange dal naso e risultare compatibile con "La donna a cui sanguina il naso". A rigor di logica, vista la minaccia di vedersi ridotti a una forma di vita "inferiore", verrebbe da pensare che le persone possano parlarsi e accordarsi in modo da garantirsi un futuro, invece sono tutti così ingessati e, a modo loro, integerrimi, formalmente impeccabili, ma segretamente disposti a "fingere" individualmente pur di sembrare compatibili con qualcun altro. Una specie di forma di rispetto per l'altro, probabilmente. Motivo che spiega come mai le avanches più che esplicite di una donna vengono assurdamente ignorate pure dallo stesso protagonista, chiuso nella propria logica e spietata sterilità emotiva, quasi fosse un automa più che un essere di carne e cuore. E tutto ciò nonostante l'evidente necessità di aver qualcuno, nonostante il bisogno di contatto e colore umano. O anche solo per amicizia.

sabato 3 giugno 2017

American sniper

Titolo: American sniper
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2014
Genere: guerra, azione
Cast: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban

La trama in breve:
Chris Kyle, texano cavalca tori e non manca un bersaglio, ha deciso di mettere il suo dono al servizio degli Stati Uniti, fiaccati dagli attentati alle sedi diplomatiche in Kenia e in Tanzania. Arruolatosi nel 1999 nelle forze speciali dei Navy Seal, Kyle ha stoffa e determinazione per riuscire e ottenere l'abilitazione. Perché come gli diceva suo padre da bambino lui è nato 'pastore di gregge', votato alla tutela dei più deboli contro i lupi famelici. Operativo dal 2003, parte per l'Iraq e diventa in sei anni, 1000 giorni e quattro turni una leggenda a colpi di fucile. Un colpo, un uomo. Centosessanta uomini abbattuti (e certificati) dopo, Chris Kyle torna a casa, dalla moglie, dai bambini e dai reduci, a cui adesso guarda le spalle dai fantasmi della guerra del Golfo. Una dedizione che gli sarà fatale. (mymovies)

Il mio commento:
In questo periodo di soggiorno al Royam, puntata numero due per quanto riguarda la mia permanenza in Senegal, sto cercando di recuperare la visione di alcuni film che avevo in programma di guardarmi da tempo. 
L'altra sera è stato il turno di American Sniper, firmato Clint Eastwood, regista che offre sempre prodotti interessanti e visioni non banali. Nello specifico di questo film in questione si tratta di una pellicola biografica volta a omaggiare un eroe americano e, al contempo, a incensare il ruolo dei soldati statunitensi nell'ambito della sacra missione della pace nel mondo ottenuta attraverso guerre e morti ammazzati. All'estero.
Forse, ecco, son partito un po' prevenuto nei confronti di questo film ma la visione ha fondamentalmente confermato questo mio sospetto. Ora, mi spiace per la dipartita del protagonista però, al contempo, non so se il film gli abbia reso effettivamente onore o meno. Da quel che ho percepito io è emerso un ritratto di uomo piuttosto stereotipato che pone dinnanzi a tutto lo spirito patrio e la dedizione nel servire il Paese, in secondo piano affetti e famiglia. Uno che, insomma, non si fa tanto scrupolo a insozzarsi le mani e poi, con le stesse, accarezzare i propri figli. Tant'è che non c'è nemmeno molto spazio, nella pellicola, per altri parenti ad eccezione del fratello, della moglie e dei figli. Amici? Genitori? Cugini? Nessuno...
Per carità, non sto dicendo che non abbia compiuto il suo dovere di militare, dico semplicemente che a tratti è stato rappresentato come uno sorta di rambo a cui ispirarsi, deciso e implacabile più che realmente umano. Salvo poi cedere quando sono i propri cari e amici a mancare. E se consideriamo che sulla coscienza ha 255 persone senza contare le responsabilità in azioni che hanno portato al sacrificio di vari civili pur di stanare il nemico...

domenica 21 maggio 2017

Divagazioni di maggio

Mentre in una galassia lontana lontana procedono i lavori per un nuovo episodio della saga di Star Wars, ho avuto occasione di andare a vedere I Guardiani della Galassia 2. Si parla, praticamente, del mese scorso :-(
Questo vi fa capire come sia leggermente a corto di tempo libero per riuscire a coltivare e a portare avanti hobbies e svaghi vari.
Devo dire che, seppur la trama non brillasse dal punto di vista della coerenza e della solidità, è stata una piacevole visione, mi ha divertito e mi ha affascinato dal punto di vista visivo, con molte scene dal forte impatto. Mi sarebbe piaciuto ritagliarmi del tempo per parlarne qui, ma per forza di causa maggiore mi sa che ormai sono fuori tempo massimo: ho una discreta memoria (per lo meno per questo genere di cose) ma rischierei di proporre qualcosa di miserrimo. Al contempo, ne approfitto per segnalarvi qualche appunto di Nebo che ho trovato particolarmente interessante e profondo.
Sempre in termini di film, ho avuto anche l'occasione di vedermi Punisher War Zone e i primi due episodi si Sense 8, ma con l'internet pazzerella che Cheapnet mi sta regalando in questi giorni ho avuto difficoltà nel continuare l'impresa via netflix. Diciamo che mentre sul film con Ray Stevenson non ho molto da riferire (ma siamo molto vicini al commento che, al tempo, Fantozzi espresse sulla corazzata Potemkin), sulla serie firmata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski credo che ci tornerò. Certo, non appena riuscirò ad avere una connessione stabile, energie mentali a livelli accettabili e un briciolo di tempo libero.
Cose, le ultime due, che oltre a venir maciullate dagli impegni di lavoro e dagli allenamenti, son messe a repentaglio anche da altre dinamiche. Infatti, a breve ritornerò in Senegal, per un'altra trasferta - Now with more vaccines, oserei dire - per cui tornerò a postare sul blog più avanti. Che poi, quando si parla di trasferte lavorative con la gente, tutti quanti sono per il "wow", "fai tante foto", "portati il costume"... difficile trasferire il concetto che vado a lavorare e non in villeggiatura. Per di più in una nazione che, vista la precedente esperienza, vede nella connettività internet uno dei suoi punti di forza.

domenica 23 aprile 2017

The Hateful Eight

Titolo: The Hateful Eight
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2015
Genere: western
Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Channing Tatum, James Parks, Dana Gourrier, Zoe Bell, Gene Jones, Keith Jefferson, Lee Horsley, Craig Stark, Belinda Owino, Bruce Del Castillo

La trama in breve:
La guerra civile è finita da qualche anno; una diligenza corre veloce nel cuore del Wyoming, in direzione della città di Red Rock, dove sono diretti i passeggeri a bordo: il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), noto anche come “The Hangman”, e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), che sta per essere portata al cospetto della giustizia. Durante il viaggio incontrano due sconosciuti: il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), ex Soldato nero dell'Unione, e il rinnegato del Sud, Chris Mannix (Walton Goggins), sedicente nuovo sceriffo di Red Rock. A causa di una tempesta di neve la diligenza è costretta a fermarsi. I quattro cercano rifugio al Haberdashery di Minnie, un Trading Post di montagna, dove al posto del proprietario trovano altri quattro sconosciuti: Joe Gage (Michael Madsen), Sanford Smithers (Bruce Dern), Bob (Demian Bichir) e Oswaldo Mobray (Tim Roth). Mentre la bufera infuria sui monti del Wyoming, i viaggiatori verso Red Rock, che sono diventati otto, scopriranno che potrebbero non riuscire ad arrivare in città. (fonte blastingnews)




Il mio commento:
Dunque, fondamentalmente Tarantino lo apprezzo e i suoi film credo di averli visti praticamente tutti, qualcuno al cinema, qualcuno a casa, questo The Hateful Eight in Senegal. A puntate.
Mi aspettavo fosse un po' più breve e movimentato, trattandosi di un western, invece pare che anche in questo caso siano i dialoghi il vero fulcro attorno a cui vien costruita la storia. Una storia che procede a episodi che si sviluppano in modo sequenziale, con una sola digressione utile e necessaria a capire ciò che viene proposto al pubblico.
Nel complesso non mi è spiaciuto ma non mi ha nemmeno soddisfatto particolarmente. Forse un giudizio migliore lo potrebbe esprimere qualcuno che ci capisce di inquadrature, di fotografie, di tecniche di regia...ma in questo spazio web dobbiamo accontentarci del sottoscritto ^_^
Dicevo, senza nulla togliere alla qualità del girato, l'ho trovato molto più pesante e prolisso del necessario, complice anche il fatto che la maggior parte degli eventi si svolgono dentro un unico edificio. Mi è parso quasi più un esercizio di stile che una produzione pimpante e originale in stile Pulp Fiction o Bastardi senza gloria. Che poi, considerando che di western si tratta, vien subito alla mente Django Unchained dove, perlomeno, c'era un po' più di varietà di situazioni e ambientazioni e, soprattutto, non c'erano stati intoppi come la fuga di notizie relativa alla sceneggiatura e la sua obbligatoria revisione che hanno causato un ritardo nella realizzazione del film.
Mi ha fatto piacere comunque ritrovare volti noti della produzione di Tarantino, come Jackson, Roth e Madsen, attori capaci e che indubbiamente hanno garantito la buona riuscita del progetto. In un certo senso, poi, la visione di quest'ennesima fatica di Quentin mi ha richiamato alla memoria Le Iene (Reservoir Dogs): anche lì tutto si svolgeva in un capannone, con spargimento di sangue e morte e menzogne, scoperte mano a mano che la narrazione procedeva.

giovedì 20 aprile 2017

Sul perchè le cose in Italia van male

Niente verità universali, ve lo dico subito.
Al più qualche vaneggiamento di una mente stanca e un po' obnubilata dal vino bevuto a cena.
Però ci tenevo, questo sì, a cianciare di una situazione - stupida e bassa, lo ammetto - capitatami giusto ieri. Una di quelle occasioni che permettono al singolo individuo di ponderare e imprecare ai danni della società. Niente di grande o particolarmente significativo all'orizzonte, per carità, fatti banali ma che ugualmente danno una misura del perchè, in Italia, tante cose vanno male.
Capita allora che mentre un pover'uomo seduto sul trono - non quello di spade - vaga nei meandri di internet per occupare e, al contempo ottimizzare, il tempo altrimenti sprecato durante certe fisiche faccende, capita che si imbatta in pagine web che palesano tali banner pubblicitari:



Tralasciate la notizia su quel simpaticone di Trump e concentratevi sul banner. Pubblicità che, già di per sé, mi da sui nervi nel web.
Comunque sia - e notiamo tutti che non di cose sconce et oscene si tratta - l'ingenuo me stesso cadde in tentazione e pigiò, per conoscere la verità. Anche perchè, diamine, di tanto in tanto qualche galletta di riso mi è capitato di mangiarla.
Quindi ecco il redirect verso un sito esterno all'Ansa e l'apparizione di immagini in cui si spiega che le bevande gassate fan male, che certi cibi han troppi carboidrati, altri troppi zuccheri...niente di particolarmente eclatante ma, fondamentalmente, bricioline sparse sul terreno e che mi hanno condotto, incautamente, a pigiare su di un ultimo infausto pulsante. Manco ho letto che c'era scritto, tanto era uguale ai precedenti 5-6. 
Approdo quindi sul sito di GAMECRASH. Manco il tempo di capire cosa sia che arriva l'SMS: "Felicitazioni! Sei appena stato inculato! Abbiamo appena attivato un servizio a rinnovo automatico dal modico valore di 6,05 euro a settimana per disattivarlo chiama in Botswana o, più semplicemente, usa la procedura dal sito"
Al che son partite invocazioni al cielo mentre, in una metafisica mappa verso la salvezza eterna, la mia pedina arretrava ignominiosamente.
Tra l'altro non ho potuto fare a meno di notare il colpo di genio dei 5 centesimi. Non 6 euro a settimana, bensì 6.05. Proprio da vigliacchi bastardi.
"Poco male", ho pensato, "vado sul sito e mi disiscrivo"


Solo che, dopo svariati tentativi a distanza di 30 secondi dal precedente, il messaggio sul sito gamecrash non cambia.
Per cui, dopo aver nuovamente invocato gli dei del cielo, senza cedere alla tentazione di chiamare in Mozambico, ho optato per leggere i "termini e condizioni" dove, fatalità, si menziona alla possibilità di scrivere alla mail clienti@digitapp.it
Casella di posta cui ho scritto solo per vedermi rispondere in automatico un testo del genere:
"Gentile cliente, abbiamo preso in carico la sua segnalazione. Se vuole disattivare i nostri servizi, può procedere da questa pagina: gestioneservizio.it e seguire le indicazioni..."
Da qui, in effetti ho potuto disiscrivermi e ricevere la conferma di non vedermi sottrarre 6,05 euro a settimana. 
Con rinnovo automatico dell'abbonamento vita natural durante.
Cioè, ricapitolando: 
a) ero su un sito "autorevole" come l'Ansa
b) ho pigiato su alcuni banner
c) mi è stato attivato un servizio a pagamento sul mio numero telefonico senza esplicita conferma 
d) non lo si poteva disattivare dal sito a cui mi rimandava il gentile fornitore

sabato 1 aprile 2017

Trasferta in Senegal

Recentemente ho avuto l'occasione di recarmi in Senegal, per motivi lavorativi, in particolar modo per attività di configurazione e installazione di sistemi software nel nuovo aeroporto (ancora in costruzione) situato presso Diass, a circa 60 km da Dakar.
Diciamo che l'inizio del viaggio nonché l'impatto con il Senegal non sono stati dei migliori: l'aeroporto di Dakar è infatti vecchio e limitato e l'ordine resta un concetto alieno. Non è stato facilissimo recuperare il bagaglio e guadagnarsi l'uscita visto il caos e la ressa da parte dei locali, che tra l'altro sono mediamente fisicati e di stazza rilevante. Oltretutto, c'è anche il rischio di vedersi sottrarre la propria roba visto il modo disordinato in cui si svolge il tutto e considerando che si procede a spintoni fino ai macchinari a raggi X e che, ancora, ci si urta amichevolmente per recuperare le proprie cose dall'altro lato.
Decisamente un'altra cosa rispetto al terminal 4 di Madrid...




Al di là di questo, la prima notte l'abbiamo trascorsa al Novotel di Dakar, una struttura decisamente moderna e quasi fuori luogo considerando gli stralci di periferia che si possono notare mentre ci si sposta dall'aeroporto Léopold Sedar Senghor fino all'hotel, a bordo di un "bus" navetta d'altri tempi che - probabilmente è stata solo una sensazione dettata dalla stanchezza - ogni tanto procede a fanali spenti, con le sole luci di posizione mentre scivola nel buio della notte. Mi ha invece un po' inquietato il momento dell'ispezione prima di entrare nella proprietà dell'hotel, come se il rischio di manomissioni o di clandestini fosse elevato. Anche perché, fino a quel momento, la maggior parte delle mie paure e paranoie erano legate a dinamiche di natura sanitaria, sia per potenziali rischi dovuti all'alimentazione che per potenziali rischi infettivi, merito anche delle consulenze effettuate presso l'ospedale in sede di vaccinazioni. Col sennò di poi, mi vien da pensare che gli avvertimenti e le precauzioni fossero un po' eccessive, considerando come è andata e dove son stato, anche se rimane pur vero che di rischi ce ne sono. 
Ad ogni modo, trascorsa ben una notte nella capitale, il mattino seguente siamo partiti alla volta di Saly, propaggine di Mbour, verso l'hotel Royam dove ho soggiornato per 10 giorni: la struttura non è male (ne ho lasciato anche un discreto commento su tripadvisor) ma ha i suoi limiti. Soprattutto se non ci si sta da turisti ma da lavoratori che alle 8 partono e alle 18.45/19 rientrano, stanchi, e che quindi lo vivono praticamente come un b&b. Tutto sommato il cibo è discreto e sufficientemente vario, c'è un minimo di animazione, ogni giorno lasciano due bottigliette d'acqua a disposizione degli ospiti e la pulizia risulta abbastanza garantita. A patto di non osservare, come nel mio caso, sotto la scrivania (sotto al letto non ho guardato e sono convinto che fosse immacolato) o di non pretendere che lo sciacquone del water funzionasse senza intoppi. Che sarebbe stato gradito soprattutto in orari notturni. In ogni caso, la mia era una camera standard e, considerando il fatto di esser in Africa, credo che di più non si potesse pretendere dal Royam.

martedì 28 marzo 2017

L'aquila d'Oriente

Titolo: L'aquila d'Oriente
Autore: Ben Kane
Traduzione: Paolo Falcone
Editore: Edizioni Piemme
Genere: romanzo storico
Pagine: 464

La trama in breve:
53-52 a.C. Margiana Orientale. Dopo la sconfitta umiliante dell’esercito di Crasso a Carre, diecimila legionari superstiti vengono catturati dai Parti e per evitare la morte accettano di combattere per i loro carcerieri. Sono la Legione dimenticata. Tra quei legionari ci sono anche Romolo, Brenno e Tarquinio. Uniti dall’amicizia, dal destino avverso e dal desiderio di riconquistare la libertà, i tre guerrieri combattono per difendersi dai sanguinosi attacchi delle tribù che minacciano quei territori, e, allo stesso tempo, sventano le trame di alcuni ufficiali parti che vogliono la loro morte.
Nel frattempo, in Occidente, mentre è in viaggio verso la Gallia per incontrare Bruto, suo fidanzato e braccio destro di Cesare, anche Fabiola, la sorella gemella di Romolo, combatte per la sua sopravvivenza, animata dalla consapevolezza che la sua vita senza Bruto non conti niente. La ribellione dei Galli è dura e sanguinosa e mette in pericolo non solo l’ascesa di Cesare al potere, ma anche la sua vita e quella di tutti coloro che lo sostengono.
Intanto i legionari, grazie a una visione concessa dal dio Mitra a Tarquinio l’aruspice, riescono a trovare la via di fuga dalla Margiana Orientale, ma solo due di loro arriveranno in Occidente, dove Fabiola, una volta ritrovato Bruto e averlo seguito nella campagna contro Pompeo, sta per tornare a Roma. L’obiettivo di tutti è raggiungere la città natale, e il destino sembra prefigurare un loro ricongiungimento, ma nonostante gli sforzi, la meta è ancora lontana. (Edizioni Piemme)

Il mio commento:
Ci ho impiegato un po' più del previsto ma alla fine ho concluso la lettura di questo libro.Tempi aumentati per causa di forza maggiore e pigrizia del lettore, capiamoci, non per demeriti del libro o per problemi di lettura dovuti allo stile adottato che, seppur preveda numerose brevi descrizioni necessarie a spiegare oggetti o usanze, non è mai né particolarmente pesante né ostico.
Piuttosto, dopo aver terminato questo secondo capitolo, rinnovo la mia stima per un autore come Ben Kane che, pur appartenendo ad un altro contesto geografico (è originario del Kenya), trasmette profonda passione per la storia romana. Al di là di qualche imprecisione e licenza che lui stesso ammette nelle note a fine libro, rimane comunque notevole l'impegno nel ricreare un'ambientazione realistica e accurata del passato, con riferimenti geografici e ai modi di vivere che hanno caratterizzato popoli del passato. Non credo sia facile scrivere un romanzo storico, ma a mio avviso Kane ci riesce discretamente bene.
Anche in questo libro, come nel capitolo precedente La Legione dimenticata, ci sono più trame che procedono in parallelo, per lo più riassumibili in due filoni. Da un lato ci sono Romolo, Brenno e Tarquinio che viaggiano prima verso est, fin quasi all'India, per poi trovare l'occasione per tornare verso occidente. Dall'altro Fabiola, gemella di Romolo, che dall'Italia si reca prima in Gallia per poi seguire Bruto e Cesare nella loro campagna militare. Vicende parallele che vedranno il loro punto di incontro nel finale, ad Alessandria d'Egitto.

lunedì 27 marzo 2017

Gantz: O

Titolo: Gantz: O
Anno: 2016
Regia: Yasushi Kawamura
Genere: sci-fi

La trama in breve:
Masaru Kato muore in un incidente in cui si trova suo malgrado coinvolto. Stranamente, si risveglia in una stanza che non ha mai visto. Lì incontra i membri del cosiddetto "Team Tokyo", il cui leader, Kurono, è appena morto. Assieme a loro, Masaru viene trasferito a Osaka City, una città circondata da un oceano di fuoco. A questo punto, Masaru si trova coinvolto in un gioco di sopravvivenza, di vita o di morte: si scontra con la squadra rivale, il "Team Osaka", i cui membri sono una manica di furfanti; lotta con gli alieni; conosce Anzu Yamasaki, madre single e membro del Team Osaka. In balia dei vari eventi, Masaru continua a combattere per riuscire a tornare a casa dal fratello, l'unico membro rimasto della sua famiglia. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Ho avuto modo di vedere Gantz: O circa una quindicina di giorni fa, anche per testare Netflix e la sua offerta, e ne sono rimasto piacevolmente soddisfatto. Avrei voluto parlarne prima - anche per freschezza di ricordi ed emozioni - ma la vita e il lavoro hanno optato per farmi investire il tempo in ben altre faccende...
Sapevo che dal manga di Hiroya Oku - tra l'altro pure recensito su questo blog e su Terre di Confine - erano stati tratti anime e film, ma mi ero perso quest'ennesima proposta cinematografica, tra l'altro presentata, fuori concorso, al 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film, tutto in computer grafica di ottimo livello, si concentra solo su una delle missioni che i personaggi della storia si trovano a dover fornteggiare, ovvero quella ambientata ad Osaka, la prima fuori dal confine di Tokyo e nella quale il team protagonista ha un contatto anche con altre squadre.



martedì 14 marzo 2017

Logan - The wolverine

Titolo: Logan - The wolverine
Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Genere: supereroi, azione, sci-fi
Cast: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Richard E. Grant, Boyd Holbrook, Stephen Merchant, Dafne Keen, Boyd Holbrook, Elizabeth Rodriguez

La trama in breve:
El Paso, 2029. Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione. Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funziona più come un tempo, mentre il Professor X ha novant'anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro. Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti. (fonte mymovies)

Il mio commento:

La mutazione è la chiave della nostra evoluzione, ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni, ma ogni centinaio di millenni l'evoluzione fa un balzo in avanti. 

Spiegava il professor Xavier, nell'incipit del primo film dedicato agli X-Men. Una massima che descrive la genesi di suddetti personaggi dei comics più volte trasposti al cinema con discutibili risultati e che, ora, dopo la visione dell'ennesimo capitolo dedicato a questi personaggi Marvel, sono persuaso che la tesi del professor X continui con alcune parole vagamente ispirate al testo di Occidentali's Karma:

Ma ogni tanto l'evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla, e cadono [ubriachi] gli sceneggiatori.

Ordunque, ho recentemente avuto l'occasione di vedere Logan, ennesimo film sugli X-men dedicato al personaggio di Wolverine. Cosa che, per il pubblico italiano, viene pure suggerita dalla geniale traduzione del titolo originale del film (The wolverine).Ora, non dico sia brutto, ma fondamentalmente ci sono incoerenze e, nel complesso, l'ho trovato noioso. A compensare il tutto però c'è tanta brutalità, tanta violenza, e pure una comparsa che per un paio di secondi mostra le tette.
Tutte novità per i film dedicati ai supereroi targati Marvel.





Fatto sta che su imbd questo Logan ha voti elevati e mi domando se son io che pretendo troppo o se c'è qualche cosa di sospetto che accade là fuori nella testa di chi vota o produce film.
Ad ogni modo, un primo problema che emerge approcciandosi a codesta pellicola dedicata a Hugh Jackman è: come si colloca rispetto agli altri?
Voglio dire, proseguiamo sulla scia dei vari "X-men Origins: Wolverine" e "Wolverine L'immortale"? 
Oppure segue al scia della prima trilogia targata Bryan Singer? 
Si colloca invece dalle parti della nuova trilogia con McAvoy, Lawrence e Fassbender? 
È un capitolo totalmente a sé? (dovrebbe essere questa...)
Ebbene, non è dato saperlo né ci sono esaustive spiegazioni da fornire agli spettatori; ergo, ognuno è libero di vederla come gli pare.

martedì 7 marzo 2017

Be Comics! - Padova 17 al 19 marzo 2017

Riporto la notizia anche qui, non tanto perché coinvolto nella sua organizzazione ma perché credo che possa essere una buona occasione di promozione per il mondo del fumetto, dei manga e dei comics oltre che una possibilità in più per scambi culturali tra mondo occidentale e orientale ^__^

     
Sette percorsi tra fumetto e animazione: le mostre di Be Comics! 

Il festival internazionale di fumetto, games, cosplay e cultura pop si terrà a Padova dal 17 al 19 marzo

Fumetto, games, cosplay e cultura pop saranno i protagonisti di Be Comics!, il festival internazionale che da venerdì 17 a domenica 19 marzo animerà le vie, le piazze e i palazzi storici di Padova, cuore culturale del Nordest. La manifestazione, organizzata dal Comune di Padova - Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche in collaborazione con Arcadia Arte, offrirà un’ampia gamma di appuntamenti pensati per il pubblico di ogni età.

Da marzo a giugno, sette mostre porteranno il pubblico di Be Comics! in un viaggio straordinario tra tavole e materiali originali, approfondimenti culturali e scoperta degli elementi artistici che hanno caratterizzato l’immaginario contemporaneo italiano e internazionale, dal Dylan Dog Color Fest a LRNZ 4 Be Comics!, un dietro le quinte sulla realizzazione del manifesto ufficiale della manifestazione. E ancora una doppia retrospettiva sul rapporto tra Italia e Giappone, con Manga in Italy e il Viaggio a Tokyo di Vincenzo Filosa. E ancora spazio all’animazione e alle serie amate da intere generazioni, con Hanna & Barbera, i Cavalieri dello Zodiaco e il lavoro dell’animatore e character designer Cleuzo.

La valorizzazione culturale della Nona Arte è al centro delle scelte che hanno portato alla definizione del programma delle mostre, pensate sia per gli appassionati di fumetto e animazione, sia per visitatori interessati a esplorarne l’evoluzione grafica e stilistica, oltre all’influsso sociale e all’aspetto strettamente estetico. 

Per garantire che tutti i visitatori possano godere di quest’esperienza, tutte le esposizioni saranno a ingresso libero, ad eccezione di Sandro Cleuzo L’arte di creare personaggi, che sarà visitabile acquistando il biglietto dell’Orto Botanico.



domenica 26 febbraio 2017

Febbraio, divagazioni e pensieri vari

Complice una domenica un po' pigra e un telefono aziendale che mi ricorda i miei doveri in termini di reperibilità, ne approfitto per popolare un po' il blog con qualche scorcio di vita reale e qualche riflessione. Forse.
Questo mese si è giocato all'insegna della salute e degli acquisti.
Da un lato, c'è un televisore nuovo che finalmente è approdato in casa e che porterà me e Silvia nell'era moderna. Certo il caro buon vecchio Sony "tubo catodico" Trinitron funge ancora bene, sebbene il decoder per il satellitare metta a dura prova la mia pazienza e capacità di sintonizzarmi sul canale che voglio, ma è anche necessario guardare al presente e accettare il fatto che le smart tv esistono e sono qui, ora, adesso.
L'altro grosso investimento è stata invece in ambito automobilistico, con il rientro della fidata Peugeot 207 che, superati i 212.000 km, dava segni di cedimento e prospettava manutenzioni non più così vantaggiose in termini di longevità ed efficacia della spesa. Motivo per cui, complice una tempestiva occasione presso il concessionario Simionato di Resana, ho fatto l'upgrade con una Renault Megane. E per ora devo dire che ne sono pienamente soddisfatto.
Sul fronte salute invece avevo iniziato con visite e responsi in merito ad allergie che ho scoperto di avere e ho concluso con vaccinazioni e approvvigionamenti di medicinali in vista della mia prossima tappa in Senegal. Eh già, con N-aitec il lavoro sta diventando sempre più un'occasione per scoprire il mondo. Parafrasando una nota pubblicità di ingenui bonari che risparmiano 3 euro e se li spendono subito per farsi vacanze a destra e a manca, potrei affermare "Prima a Singapore, poi in Senegal...ma hai vinto il superenalotto?" "No, mi ci mandano a lavorare".
Che poi, ogni volta che si parla di viaggi con amici e parenti tutti pensano a quest trasferte con una reazione del tipo: "Wow, che figo! Vorrei andarci io! Che fortuna!" 
Non nego che in effetti ci sono dei vantaggi e delle ottime occasioni, però ci vado a lavorare, mica a sollazzarmi. Senza contare che finché si parlava di Singapore - di cui non ho praticamente parlato qui perché al tempo ho ritenuto così - c'era, da parte mia, una certa consapevolezza e percezione della trasferta, questa qui in Senegal è un po' più "impegnativa" e ricca di incognite. Basta solo considerare che mentre il Changi Airport è considerato uno dei migliori al mondo, l'Aéroport International Blaise Diagne lo stanno ancora finendo di costruire...Al netto di ciò, e del fatto che telefonia e internet non saranno proprio così scontate, c'è tutta una questione di vaccinazioni e medicinali che mi ha mandato un po' in paranoia. Vedremo come andrà comunque, male che vada vivrò simpatiche esperienze allucinatorie date dagli effetti indesiderati dei farmaci...
Pratiche sanitarie necessarie per la salvaguardia dei viaggiatori che mi dan molto da pensare a come, tuttora, ci siano queste grandi disparità tra le nazioni in termini di sicurezza e sanità e occasioni di vita. Immagino comunque che ora laggiù la situazione sia indubbiamente migliore rispetto ai decenni scorsi, però fa un po' riflettere sugli sforzi che, come umanità, compiamo per il nostro futuro e sulle velocità che ciascuna nazione ha nel muoversi verso un miglioramento generale. Pensare che era non son nemmeno trascorsi millenni dall'ultimo Expo anche se, in effetti, allora si parlava di cibo con Mc Donald's e Coca Cola.

giovedì 16 febbraio 2017

Smetto quando voglio

Titolo: Smetto quando voglio
Regia: Sydney Sibilia
Anno: 2013
Genere: commedia
Cast: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè, Guglielmo Favilla

La trama in breve:
Roma, i nostri tempi. A un ricercatore universitario viene negato il rinnovo dell'assegno di ricerca; ha 37 anni, una casa da pagare, una fidanzata da soddisfare, molti amici accademici finiti per strada, stesso destino. Pietro Zinni, un chimico, non vuole fare la loro stessa fine, non vuole essere umiliato facendo il lavapiatti in un ristorante cinese, né il benzinaio per un gestore bengalese. Le sue qualifiche e il suo talento non possono essere buttati al vento. Si ingegna e scopre una possibilità ai limiti della legalità: sintetizza con l'aiuto di un suo amico chimico una nuova sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal ministero. La cosa in sé è legale, lo spaccio e il lucro che ne derivano no. Ma fa lo stesso, i tempi sono questi. Pietro recluta così tutti i suoi amici accademici finiti in rovina, eccellenti latinisti, antropologi e quant'altro e mette su una banda. Lo scopo è fare i soldi e vedersi restituita un briciolo di dignità. Le cose poi prendono un'altra piega... (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ho scoperto questo film praticamente per caso, tramite la pubblicità del suo seguito - Smetto quando voglio Masterclass - visto al cinema e grazie a un'intervista alla radio di due degli attori del cast, nello specifico Paolo Calabresi e Stefano Fresi. Da qui il pensiero di recuperarmi il primo atto di questa "serie", pensiero poi tramutato in realtà grazie alla sospetta collaborazione di Rai 4 che mi ha programmato il film giusto domenica scorsa.
Ordunque, ne son stato pienamente soddisfatto :-)



Siamo di fronte a un film realizzato con mezzi all'italiana ma il cast e la sceneggiatura proposta sono di buon livello, con una certa personalità e modernità. 
Per qualche strano motivo ipotizzavo che la trama mescolasse qualcosa in stile "Una notte da leoni", forse per via dell'estetica di Stefano Fresi, mentre in realtà il riferimento alla pellicola con Bradely Cooper e Zach Galifianakis non c'entra nulla.
Direi piuttosto che il mix proposto da Sydney Sibilia è molto azzeccato, attuale e per certi versi tragicomico, risultando in un'opera che riesce a strappare qualche sorriso ma che non si prefigura come una storia demenziale. Semmai, gli autori propongono uno scenario abbastanza realistico della situazione italiana dove, complice una crisi economica che si trascina da millenni (e che non verrà mai risolta fino a che non si rivedono drasticamente molte cose) e una sistematica poca attenzione al mondo dei ricercatori e alla valorizzazione delle menti italiane, si assiste al fallimento di certi individui che, invece, per meriti intellettuali e culturali, dovrebbero ambire a ricoprire ruoli di rilievo.
Un po' come nel preambolo di Idiocracy: anche se, quando pensiamo alla società del futuro ci immaginiamo una realtà evoluta, nella quale raziocinio e scienza la fanno da padrone, all'atto pratico, sarà la stupidità a dilagare e le menti colte relegate in un angolo se non addirittura estinte.
Nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione dei personaggi emerge anche una certa rassegnazione: sono poveri, disadattati, costretti a impieghi di bassa manovalanza, disposti a digiunare o a mentire ai colloqui.

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