lunedì 12 giugno 2017

The Lobster

Titolo: The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2015
Genere: fantascienza
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Aggeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seydoux, Michael Smiley, Ben Whishaw, Roger Ashton-Griffiths, Rosanna Hoult

La trama in breve:
In un futuro prossimo e immaginario essere single oltre una certa età è vietato, pena l'arresto e la deportazione in un grande hotel nel quale si è obbligati a trovare l'anima gemella in 45 giorni di tempo, tra punizioni e questionari assurdi. Uomini d'affari, professionisti, donne in carriera e individui meno realizzati tutti insieme sono costretti a cercare un affiatamento possibile perchè se non dovessero trovarlo nel mese e mezzo a disposizione saranno trasformati in un animale a loro scelta.
Appena fuori dall'hotel c'è un bosco dove si trovano i ribelli, individui fuggiti dall'hotel che vivono liberi e single a cui non è concesso di stare con nessuno. Il protagonista passerà prima nel grande hotel senza trovare quell'amore obbligatorio che troverà in mezzo ai ribelli, là dove non è consentito. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Altro film visto a puntate durante la mia trasferta lavorativa in Senegal, un modo come un altro per ingannare il tempo presso l'hotel Royam.
Ordunque, il genere a cui appartiene questo film è effettivamente la fantascienza ma non quella fracassona e infarcita di effetti speciali stile Star Wars o Matrix: viene invece proposto uno scenario atipico e distopico che, a tratti, sembra ridicolo e grottesco ma nondimeno spietato e terribile.
Tramite l'esperienza del protagonista, un architetto sulla quarantina, un tipo ordinario e ordinato, preciso e tranquillo, ci ritroviamo a vivere il dramma di vivere in una società in cui è vietato, per legge, esser soli. Una società in cui la tecnologia moderna pare assente - niente tv, niente social ... - e in cui le persone si rivelano "disumane". Esseri freddi, che vivono i sentimenti in modo distorto, che cercano semplicemente delle somiglianze che possano consentire una discreta compatibilità di coppia. 



Paiono non esserci motivazioni emotive che spingono gli uni con gli altri, dinamiche legate al fascino, alla seduzione, al piacere ...niente di tutto ciò, semplicemente una disamina di caratteristiche su cui fondare le basi per una vita di coppia. Parliamo comunque di miopia, di difetti di pronuncia, di sangue dal naso...non di molto altro, motivazioni che già di per sé creano un senso di straniamento nello spettatore nonché fan apparire il tutto come ridicolo e sterile. Eppure la minaccia di venir animalizzati è reale e terribile a tal punto da spingere le persone a fingere di essere compatibili, vedi quel che combina Ben Whishaw, "Lo zoppo", che si massacra quando gli altri non guardano pur di aver sange dal naso e risultare compatibile con "La donna a cui sanguina il naso". A rigor di logica, vista la minaccia di vedersi ridotti a una forma di vita "inferiore", verrebbe da pensare che le persone possano parlarsi e accordarsi in modo da garantirsi un futuro, invece sono tutti così ingessati e, a modo loro, integerrimi, formalmente impeccabili, ma segretamente disposti a "fingere" individualmente pur di sembrare compatibili con qualcun altro. Una specie di forma di rispetto per l'altro, probabilmente. Motivo che spiega come mai le avanches più che esplicite di una donna vengono assurdamente ignorate pure dallo stesso protagonista, chiuso nella propria logica e spietata sterilità emotiva, quasi fosse un automa più che un essere di carne e cuore. E tutto ciò nonostante l'evidente necessità di aver qualcuno, nonostante il bisogno di contatto e colore umano. O anche solo per amicizia.




Un altro elemento che risulta assurdo è poi l'anonimato dei personaggi, altro particolare che li fa apparire de-umanizzati e che li priva di identità e di profondità. Personaggi che tra l'altro non rivelano alcun rimorso, dubbio o sentimento di repulsione verso la caccia ai single, effettuata nel bosco con tanto di fucili spara narcotizzanti. Quasi fossero bestie o anche meno, quasi andassero semplicemente a fare una scampagnata fuori città. Ma è la stesso anche quando si tratta di tradire un "amico".
Singles che, come sperimenterà lo stesso protagonista, si rivelano altrettanto inumani e spietati: se i gestori dell'hotel / istituto che si adopera a ché gli "spaiati" trovino una/o compagna/o entro un tempo limite di 45 giorni (più x giorni per ogni ribelle single catturato...) sono pronti a trasformare le persone in animali, i singles sono anch'essi pronti a torturare o uccidere quanti dimostrino impulsi a creare legami. Siano questi flirt o baci o sentimenti di affetto. 
La storia del protagonista - che alla peggio vorrebbe esser trasformato in una aragosta (lobster) - si dipana tra questi due estremi, scontrandosi con la solitudine e il dramma di trovare l'amore. Da un lato si scontra con l'urgenza e la necessità formale di formare una coppia di fatto arrivando a fingersi altro o soffocando sentimenti ed emozioni (come quando la sua nuova compagna gli accoppa il cane, ovvero il fratello precedentemente animalizzato) pur di sopravvivere, seppure con un'esistenza che ha poco di felice e normale; dall'altro con la consapevolezza di aver trovato un amore autentico ma di non riuscire a viverlo pena torture o morte violenta per lui e la sua compagna, costretto quindi ad un altro tipo di finzione e menzogna, per altro in un contesto di vita selvaggia e libera che fa sembrare tutto ancora più incoerente e finto. Nessun problema se in tutto ciò si vede costretto ad accoppare qualcun altro, azione che non gli regala alcun fastidio o sensazione, qualcosa che sembra meccanico e ordinario. Ed è lo stesso per gli altri,

Giusto per non far pesare alle persone la "mancanza" di un partner

Un'allegra scampagnata a caccia di ... singles
...e quando dico "caccia" intendo letteralmente, a caccia
Il tutto fino a scivolare verso un finale aperto e indefinito, con David alle prese con una grave decisione che, per lo spettatore, risulta comunque assurda e inconcepibile ovvero pronto ad accecarsi per risultare "compatibile" con la donna che ama, anch'essa una ribelle resa cieca per punizione.
Capiamoci: non si tratta di una scena incoerente nel contesto del film ma assurda e pesante da accettare per chi, come noi, "è" umano e libero di pensare, provare sentimenti e amore.
Nell'impianto distopico proposto nel film invece questo non è concesso ai personaggi che si sentono fortemente dipendenti ad aderire alle regole della società, pena l'esclusione dal contesto sociale: non per altro i ribelli vivono nella foresta e tornano in città (luogo della civiltà e della normalità) solo in incognito, fingendosi accoppiati. Si comportano quasi come automi, dimostrandosi infantili e freddi e insensibili, magari si rivelano anche in grado di tramare e cospirare e mentire, eppure non riescono a riconvertirsi a una vita "umana" come la intendiamo noi, in cui ci si può amare (odiare?) anche tra persone diverse, in virtù di quei sentimenti che siamo in grado di provare.
Lo scenario proposto da Yorgos Lanthimos e Efthymis Filippou, autori del film, è molto forte e disturbante: da un lato risulta grottesco e assurdo, arido, ma, al contempo, va a smuovere quelle certezze sulla libertà di provare sentimenti o di scegliere come gestire certe dinamiche di vita, singola e di coppia, che invece si danno per scontate.






Un film quindi non semplice né immediato, che per certi versi potrebbe annoiare o risultare assurdo, ma che sa rivelarsi inquietante e disturbante, riuscendo a comunicare e far riflettere proprio giocando sui contrasti che la pellicola riesce a creare tra azione e sentimenti, tra paesaggi e individui, tra scelte effettuare in merito a come presentarsi/apparire e modi di essere realmente.




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