lunedì 26 aprile 2010

..:: Scontro tra titani (Clash of the titans) ::..

Titolo: Scontro tra titani (Clash of the titans)
Regia: Louis Leterrier
Anno: 2010
Genere: Avventura, Fantasy
Cast: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen


“Scontro tra titani” (Clash of the titans) è un remake di produzione prevalentemente hollywoodiana che ripropone su grande schermo le gesta di Perseo, semidio della mitologia greca, già protagonista del film “Scontro di Titani” del 1981 (Clash of the titans).

La trama in breve:
L’inizio della pellicola coincide con una breve introduzione cosmico mitologica relativa alla genesi della razza umana e al pantheon greco, richiamando dispute tra divinità e spaventose creature devastatrici (come il Kraken). Vengono così suggeriti antefatti ed eventi che aiutano lo spettatore nel collocare le vicende e che, al contempo, permettono di sondare l’interesse del pubblico per eventuali film basati su libere interpretazioni di miti classici.
Successivamente, la narrazione torna su un piano più terreno e umano, descrivendo il recupero in mare di un sarcofago da parte di un umile pescatore greco: al suo interno sono presenti il cadavere di una bellissima donna e un bimbo di pochi mesi, miracolosamente vivo. Presolo con sé, il pescatore crescerà questo bimbo come fosse suo, insegnandogli l’arte della pesca e a rispettare gli dei che, dall’alto dei cieli, proteggono il mondo degli uomini in cambio di preghiere e devote manifestazioni di fede.
Qualche anno più tardi il giovane Perseo, questo il nome attribuito al pargolo salvato dalle onde del mare, vive come umile pescatore assieme alla propria famiglia, cercando di far fronte a stenti e a patimenti, condizione cui la razza umana sembra esser costretta per colpa dell’indifferenza dimostrata dagli dei. Situazione questa che alimenta il malcontento e la ribellione verso i divini abitanti dell’Olimpo: si innescano così azioni sacrileghe da parte di guerrieri e abitanti delle città greche ai danni di templi e statue dedicate a Zeus e alle altre divinità. Scellerati comportamenti umani che scatenano le ire del cielo e il naufragio della nave di Perseo, vittima di eventi sovrannaturali in cui, suo malgrado, si trova coinvolto.
Strappato nuovamente dai flutti viene quindi condotto ad Argo, città d’origine di quei rivoltosi umani che si ribellano agli dei e città presso cui Ade ha deciso di scatenare la furia devastatrice del Kraken. Una scelta drammatica ed estrema presa in seno al consiglio degli dei, convincendo il proprio fratello Zeus a mettere da parte l’immenso amore che nutre per gli umani e a cedere all’ira, concedendo al signore dell’oltretomba di far pagare agli ingrati umani l’irrazionale comportamento tenuto nei confronti di templi e simulacri.
Argo viene quindi condannata alla distruzione a meno che, secondo il volere di Ade, non venga sacrificata al Kraken la bellissima principessa Andromeda. Lo stesso dio degli inferi rivela infine che Perseo è in realtà un semidio, nato dall’unione di Zeus con un’umana. Fatto questo che riaccende la speranza nel cuore del re di Argo, Cepheus, che, per nulla disposto a sacrificare la propria figlia al volere delle divinità che tanto disprezza, incarica proprio Perseo di trovare un modo per risolvere la situazione, salvando cioè Andromeda ed Argo al loro triste destino.


Il mio commento:

Questo “Scontro tra titani”, disponibile anche in versione 3d sebbene originariamente non lo prevedesse, rappresenta un discreto film d’azione, arricchito e impreziosito da notevoli effetti grafici: le dinamiche scorrono via rapide in un crescendo di azione e battaglie, rievocando scontri epici e figure della mitologia classica. Ha il pregio di non annoiare e, a tratti, di risultare vagamente divertente, ciononostante, rappresenta comunque un prodotto qualitativamente poco consistente, ricco di semplificazioni e, soprattutto, di moltissime libertà rispetto alla versione classica del mito di Perseo.
L’impressione è quella di un affannato spettacolo di effetti visivi in successione, talvolta con il risultato di creare confusione e perplessità più che di avvincere lo spettatore, effetto questo amplificato nella visione offerta in 3D.
Il cast scelto per la produzione è comunque discreto. Tra le divinità si annoverano anche nomi importanti, come Liam Neeson (già visto in Schindler’s List, Gangs of New York, Star Wars Episodio I, Rob Roy, Kinsey) e Ralph Fiennes (protagonista di film quali Strange Days, Spider, Red Dragon, impersona lord Voldemort nella saga di Harry Potter): attori ben noti e apprezzati dal pubblico che però dubito saranno ricordati dalla critica cinematografica per l’apparizione in questo film. Anzi.
I guerreschi panni di Perseo sono invece affidati a Sam Worthington, granitico attore già presente in Avatar e Terminator Salvation. La fisicità è notevole, non c’è dubbio, tuttavia le espressioni facciali sono considerevolmente limitate, al pari degli eventuali dubbi che qualunque spettatore si potrebbe porre in merito all’esito delle imprese in cui si cimenta, in perfetto stile heroic fantasy. Al Perseo del grande schermo, in poche parole, riesce ogni cosa: poco conta se è un umile pescatore, non istruito e mai addestrato all’arte della guerra. Sfioderà ugualmente un fisico più pompato rispetto a quello di qualunque militare e, elemento non di poco conto, riuscirà laddove nessun altro è mai stato in grado di aver successo: sia che si tratti di decapitare una gorgone, di sfidare il Kraken o di scendere addirittura nel regno degli Inferi. E sempre con la medesima espressione in volto. Risulta un personaggio poco tridimensionale, mosso solo dalla determinazione di portare a termine una propria personale vendetta nei confronti degli dei, contro Ade in particolare, e di dimostrare al mondo, oltre che a se stesso, di essere in grado di opere mirabolanti per il fatto di essere un umano determinato più che di essere un umano benedetto dal sangue degli dei. Tematica questa che rincorre più volte durante il film e che diviene anche occasione di leggero astio e fugaci battibecchi tra l’eroe protagonista e le comparse che lo accompagnano nell’impresa (morendo inesorabilmente una dopo l’altra … ).
Stravagante risulta infine l’adattamento del mito di Perseo proposto: sono infatti molte le differenze riscontrabili tra la versione su pellicola e quella originale del mito.
Se da un lato alcune semplificazioni possono anche venir perdonate - vedasi ad esempio Pegaso, il mitico cavallo alato, che nel film risulta essere un dono di Zeus anziché una creatura generata dal sangue della Medusa – dall’altro ci sono numerose sequenze insensate e fuorvianti, che non contribuiscono a dare profondità e significato al film, anzi, tutt’altro. Mi riferisco, ad esempio al Kraken, noto mostro marino di origini norrene e non greche, all’interminabile battaglia contro gli scorpioni giganti del deserto - nati dal sangue maledetto di Calibos - che, nonostante le morti di cui sono responsabili, vengono tranquillamente utilizzati come mezzi di locomozione. Ancor peggio si potrebbe dire degli Dijinn del deserto, misteriose creature composte di carbone e legname, vagamente simili ai Sabibodi di Guerre Stellari, che parlano una lingua incomprensibile e non sottotitolabile ma dotati di potentissime magie e che, di punto in bianco, senza nemmeno sapere cosa sta accadendo, decidono di contribuire alla causa del primo Perseo che transita nei loro territori.
Ancora peggio quando la sceneggiatura cerca di adattare i miti classici alle esigenze sceniche. In particolar modo penso al ruolo e alla storia di Io; ancor peggio va con Andromeda: nel film è principessa di Argo, sacrificata al Kraken per placare Ade, salvata e non sposata da Perseo; nella mitologia è figlia dei sovrani di Etiopia, sacrificata a Poseidone, salvata e poi sposata da Perseo. Ma anche sulla lotta tra umani e divinità avrei numerosi dubbi da avanzare, senza dimenticare lo scempio perpetrato ai danni di re Acrisio, marito di Danae, madre naturale di Perseo, che nel film viene ridotto al ruolo di pseudo zombie rispondente al nome di Calibos, alle dirette dipendenze di Ade.
Nasce spontanea una riflessione sul fatto che siano proprio gli studi di Hollywood a pescare a piene mani dal patrimonio culturale e artistico classico, decisamente più vicino alla sensibilità europea se non nostrana: si tratta di un’esigenza dettata dalla volontà di dissacrare storie e leggende mitologiche o per utilizzare effetti speciali pre-confezionati e scartati da altre produzioni?
Dubbio che sorge spontaneo in seguito all’abbondante spettacolo di effetti speciali offerto da questo “Scontro tra titani”. Senza dimenticare, per altro, che non vi è affatto alcuno scontro tra titani: al più vi è la contrapposizione tra il potere della gorgone e quello del Kraken, decisamente ben realizzato e dal forte impatto visivo - un animale mastodontico che per certi versi richiama gli Imp dei videogame di Doom o Cthulhu di Lovecraft - ma che appare solamente come un espediente per determinare gli eventi di cui è protagonista Perseo. Un po’ come risultano esserlo tutte le presenze sovrannaturali che appaiono nel film, visivamente riuscite ma poco approfondite, ridotte al ruolo di macchiette o fugaci comparse.
Passi pure per le (pseudo) arpie scatenate da Ade o per Caronte (e il suo panfilo fatiscente) , ben diverso però il discorso quando si parla di divinità, gloriosamente abbigliate di armature luminose e scintillanti: ci si aspetterebbe maggior caratterizzazione e profondità, pathos nella recitazione per lo meno. Invece tutto risulta appiattito, teso più alla costruzione di un intreccio dinamico e frenetico più che alla genesi di un mondo classico dignitoso e decente, che potrebbe gettare i presupposti per altre produzioni legate al pantheon classico. O affine: nel vedere le armature degli dei è difficile non ipotizzare una qualche trasposizione dei Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya) su grande schermo, tanto più che lo stesso Masami Kurumada, autore del manga in questione, è stato coinvolto nella realizzazione di locandine promozionali.
Anche le altre tematiche descritte nel film risultano poi abbozzate e poco sviluppate, per lo più articolate in rapide sequenze che prendono vita in maniera improbabile. Il rapporto tra genitore e figlio, ad esempio, descritto rapidamente nelle sequenze in cui Perseo pratica la pesca con il proprio padre adottivo oppure quando il protagonista incontra Zeus in persona: emerge una precisa volontà di determinare il proprio destino, di far capire allo spettatore che l’identità di ciascuno è determinata dalle azioni di cui si è protagonisti più che dal sangue o dal nome che possediamo. Ecco allora che Perseo compie grandi gesta perché è un uomo dotato di grandi qualità e coraggio, perché ha un obbiettivo, e non perché figlio di una potentissima divinità dell’Olimpo. Certo, anche questo aiuta, così come i doni che gli vengono elargiti da Zeus in persona, non da ultima la donna (oggetto?) nel finale. Nemmeno penso sia secondario la visualizzazione dell’animale simbolo del sommo degli dei, l’aquila, casualmente simbolo anche degli Stati Uniti d’America, quasi a voler trasmettere il messaggio che gli altri popoli hanno bisogno di eroi figli dell’aquila per trovare vera salvezza.
Discutibili poi i momenti in cui vengono mostrati gli eccessi a cui può condurre il fanatismo religioso, soprattutto con l’approssimarsi di oscure minacce di devastazione. Ancor più sospetta risulta invece la tranquillità con cui un intero popolo accetta il proprio fato: nessuno degli abitanti di Argo accenna ad abbandonare la città, per esempio, fatto questo che potrebbe far nascere sospetti sull’eventuale ottusità della massa oppure sul potere della disinformazione se opportunamente operata da parte dei media e dei potenti dell’epoca.
In definitiva, lo spettacolo offerto da questo “Scontro tra titani” è più che discreto dal punto di vista degli effetti speciali e del dinamismo proposto, ma assai poco convincente sotto molti altri punti di vista. Decisamente sconsigliato per quanti si aspettano la fedeltà nella trasposizione su celluloide del mito di Perseo.



martedì 20 aprile 2010

DragonTrainer

Titolo: DragonTrainer
Regia: Dean DeBlois, Chris Sanders
Anno: 2010
Genere: Animazione
Doppiatori: Jay Baruchel, Gerard Butler, Craig Ferguson, America Ferrera, Jonah Hill

La trama in breve:
iccup è un giovane vichingo che, come spiega lui stesso, vive in un villaggio sperduto nel nulla, in una landa fredda, inospitale, con poco da mangiare e soprattutto infestata dai draghi. Perchè la comunità non si sposti è insieme la premessa del racconto e il tratto più saliente della dialettica che lo anima: i vichinghi sono cocciuti e invece che spostarsi preferiscono combattere, non a caso sono tutti grandi e grossi. Tutti tranne Hiccup.
Figlio del capo del villaggio Hiccup è secco e inadatto al combattimento, ha una spiccata passione per la costruzione di macchinari (con cui tenta di uccidere draghi) e una conseguente inclinazione per la creazione di problemi, questo fino a che, all'insaputa di tutti, non riesce a catturare il drago più temuto e sconosciuto solo per scoprire che il diavolo non è cattivo come lo si dipinge (fonte mymovies).

Il mio commento:
Ho visto questo film al cinema, in 3d. Ormai è diventata una moda, forse per rimpinguare le casse dei cinema, forse per boicottare una certa forma di pirateria.
Ad ogni modo, dicevo, sono recentemente andato a vederlo.
Dal trailer mi ero fatto un'idea di film sul demenziale, forse per via dell'aspetto da "micione" del drago con cui entra in contatto il protagonista.
In realtà mi son dovuto ricredere. Certo, le sequenze divertenti e le gag ci sono, così come la caratterizzazione di certi draghi (tipo il gronkio: "Oddio, mi si è spompato il gronkio!") o dei personaggi può apparire buffa, però fondamentalmente si tratta di un film non di genere comico. Qui il fantasy la fa da padrone, con tanto di scontri epici e titanici e sequenze di volo davvero entusiasmanti, amplificate da un livello qualitativo dell'animazione davvero elevato.
In parte la vicenda narrata può ricordare Eragon: anche lì si instaura un legame tra un giovanotto qualunque e un drago, un vincolo che matura col tempo e che li porta a condividere un rapporto che va al di là di quello che si instaura tra cavaliere e cavalcatura. A parte questo accostamento, che, volendo, potrebbe essere esteso pure al film ET, le vicende e la storia prendono pieghe completamente diverse.
Mi è piaciuto il parallelismo che si viene a creare tra i due addestramenti che Hiccup porta avanti, uno canonico e legato alla consuetudine del villaggio ("morte ai draghi!") e uno personale, di ricerca e scoperta, assieme a "Sdentato". Il ragazzo è infatti cocciuto e libero, non ama i condizionamenti, non si accontenta di dogmi e dettami di comportamento pre confezionato: è critico, dubbioso, razionale. Vuole scoprire il mondo e capire, anche se questo può comportare incomprensioni, impopolarità o soverchiare tradizioni che perdurano da tempo. Nei confronti delgi animali, come nel film in questione, oppure anche nei confronti di scienza, teologia e popoli. Hiccup lancia infatti un messaggio molto forte: andando contro corrente, e non senza rinunce e personali sconfitte, riesce a portare il proprio popolo ad un cambiamento epocale, a superare pregiudizi e a mutare mentalità. In meglio, teoricamente.
Anche se, in effetti, unire la mentalità bellicosa dei vichinghi con le potenzialità dei draghi potrebbe contribuire alla nascita di una super potenza militare capace di conquistare e devastare l'Europa.
Ho trovato spettacolari poi le sequenze di volo, probabilmente potenziate dal 3d e da una resa grafica davvero notevole quanto a fluidità e qualità visiva. Molte sequenze risultavano davvero molto realistiche, con una cura dei particolari meticolosa e puntigliosa (penso ad esempio alla navigazione delle drakkar o agli effetti luminosi legati al masso incandescente che penetra nel covo buio dei draghi quando i vichinghi si apprestano allo scontro decisivo) .
Ma ancor di più mi ha entusiasmato la battaglia, titanica, del finale e che, considerando i disastri di questi giorni, mi ha fatto capire perchè il vulcano islandese Eyjafjallajkull abbia effettivamente eruttato...
Comunque, dicevo, quello del finale mi è piaciuto assai e assai: uno scontro aereo contro un essere mastodontico e impossibile, una sfida epica e dinamica, decisamente sublime.
Mi è piaciuto, inutile negarlo, mi ha colpito e avvinto, esattamente come certe sequenze di volo in cui Hiccup e Sdentato si son cimentati.
Mi domando quale sarebbe stato l'effetto del film se, anzichè raprresentato da attori virtuali, fosse stato realizzata con attori in carne ed ossa.
O con personaggi dall'aspetto meno caricaturale e più realistico come si può vedere, ad esempio, nelle produzioni di matrice orientale...
In conclusione, questo DragonTrainer targato DreamWorks e ispirato al romanzo "How to train your dragon" di Cressidra Cowell, di sicuro non annoia e, seppur a tratti semplicistico, regala una visione più che piacevole, adatta ad un pubblico di tutte le età.
Soprattutto se amanti dei draghi e/o fan di Guerre Stellari ^_^



venerdì 16 aprile 2010

..:: Bordelli in Italia ::..

Ebbene sì, "bordelli in Italia" è una delle parole chiave più gettonate tra quelle che, secondo le statistiche, i visitatori di questo blog digitano sui motori di ricerca.
Tallonato da "gurzo del borneo meridionale", in un testa a testa avvincente e mai scontato.
Speravo che i net-citizen approdassero su questo spazio virtuale spinti da ben altre motivazioni ma amen, non posso che perendere atto della situazione e sfruttarla a mio vantaggio.
O tentare, per lo meno.
D'altra parte, con tutto quello che sta succedendo nel nostro Paese forse non è proprio un caso che la parola "bordelli" venga così drammaticamente cercata.
Penso infatti al giro di escort e tangenti sessuali rappresentate, di fatto, da certe signorine: notizie di attualità emerse nel corso dei mesi scorsi (febbario-marzo?) e di cui già si è perso traccia. Così come ci si dimentica dei volti e dei nomi coinvolti (tipo Bertolaso). E pensare che per qualcosa di analogo la reputazione di William Jefferson Blythe III è stato infangata per sempre...
Ecco che, se ci fossero stati i bordelli, magari il tutto poteva avvenire in modo meno scandaloso, con tanto di ricevuta fiscale (forse).
Penso poi alle dinamiche legate allo scandalo - oh my God - della pedofilia nel clero. Magari, se ci fossero stato libero accesso a bordelli locali, questi sacerdoti non sarebbero caduti in tentazione nei confronti di minorenni. Eppure, per quanto triste e scandalose siano le notizie riportate in questi giorni, sono tutte "cose vecchie", risalenti a qualche anni fa. Ma che comunque fanno meditare. E che permettono di sviare un po' l'attenzione degli italiani qualora ci fossero altre notizie da trattare o che potrebbero (dovrebbero) far incazzare di brutto la popolazione.
Per dire, hanno approvato il legittimo impedimento ... e scusate se è poco (ne approfitto per ringraziare sentitamente i telegiornali nostrani: mi sa che l'anno prossimo l'Isola di Tonga ci sorpassa nelle graduatorie sulla libertà di stampa e comunicazione).
Penso poi alla televisione nostrana e alle parole di Napolitano, solamente pochi giorni fa: "Basta con le donne oggetto in tv, si può scatenare la violenza". Magari c'ha anche ragione.
E magari "chi" controlla la televisione potrebbe provvedere. Oppure dettar legge affinchè tutto si riduca, effettivamente, a tette e culi. Tra una partita di calcio e uno spot di automobili, s'intende.
Si finisce così con il creare una nazione bombardata diastimoli sessuali e che cerca, praticamente, solo stimoli sessuali. Anche e soprattutto nel web. Lo dimostrano i servizi delle Iene: voce autorevole e attendibile, assolutamente imparziale e libera e non potenziale fonte di condizionamento e plagio di massa.
Di certo navigare in qualche sito porno e guardarsi foto e video in tutta calma da casa costa meno che andare con le signorine buonasera che passeggiano nottetempo ai margini delle strade.
Considerando comunque il periodo di crisi attuale (no che non c'è crisi, dice Silvio B; sì che c'è crisi, confermano quei comunisti di Bankitalia) forse non sarebbe male puntare sulla creazione di case chiuse e luoghi di piacere. Tanto per sperimentare qualche settore nuovo e varare almeno una legge sul mondo del lavoro. Che poi, considerando tutto quel che ha bruciato Calderoli a fine marzo, chi sa se è stata cancellata anche la Legger Merlin?
Certo, costruendo e avviando aziende che guadagnano legalmente col sesso, si sottrarrebbero un po' di introiti alla criminalità organizzata (che non penso abbia visto diminuire il proprio fatturato) e a chi "ci prova" nelle varie città nostrane (Milano, Padova, Treviso...). Forse verrebbe meno quel brivido che c'è nel delinquere però al contempo, magari, 'leconomia italiana migliorerebbe un poco, no? Senza trascurare la riduzione di banda internet occupata dai cibernauti. Ah, tra l'altro, grandiosa l'idea di prevedere un incentivo per i giovani tra i 18 e i 30 anni che stipulano un contratto adsl! Però, ehi, e se la mia zona non è coperta? Magari, anzichè sperperare 200 milioni di euro in inutili palliativi, era meglio invece investire quegli 800 milioni di euro fermi (se ci sono) destinati allo sviluppo rete e creare nuove occasioni di lavoro alla gente disoccupata? Forse era meglio ponderare un poco come han fatto su PuntoInformatico, ad esempio.
Ma non solo in termini di incentivi adsl, a livello proprio di pensare a qualcosa che vada al di là dell'immediato presente. Speriamo comunque che almeno, ora che è legale che qualcuno - non tutti, sia chiaro - sia impedito a farsi condannare, ci sia qualche interesse nel gestire realmente il Paese prima che, per davvero, vada letteralmente tutto a puttane.
E se pensate che io sia troppo catastofista, tranquilli, il mio è tipico ottimismo da Unieuro: Qualcosa del tipo: [ore 3.34 di notte, ora locale] "Gianni! L'ottimismo è un buono sconto per una pump station thailandese! Gianni!"

sabato 10 aprile 2010

..:: Legame doppio ::..

Titolo: Legame Doppio
Autore: Christian Antonini
Editore: Asengard Edizioni
Genere: Fantastico - Horror
Pagine: 416

La trama in breve:
Milano, 1944: Sono tempi duri per la famiglia Amici: la guerra ha messo in ginocchio il Paese, il razionamento e i problemi quotidiani svuotano la vita di ogni gioia. Solo gli affetti, semplici e genuini, costituiscono un rifugio sicuro per il piccolo Francesco: affetti per la famiglia, il gatto, gli amici. Poi, improvvisamente, la brutale violenza della guerra irrompe nella vita del bambino, fatta di giochi e sogni. La famiglia Amici si scontra con un individuo privo di scrupoli, disposto a vendere a tedeschi e fascisti chiunque abbia qualcosa da nascondere... È l’Ingegner Gerini, disprezzato da tutti, schivo e riservato: un individuo che sembra godere di un rapporto d’amicizia molto particolare solo con i piccioni e i colombi del caseggiato.
Milano, 2003: Catia Ternani è una ragazza sola in una città che respira tecnologia pur restando ancorata a una realtà fatta di piccole cose. Vive in un appartamento, in compagnia del suo gatto e di un computer. Fra difficili rapporti familiari e problemi di lavoro, la ragazza viene contattata tramite Internet da uno sconosciuto: qualcuno che sembra conoscerla molto bene e che le intima di lasciare al più presto la sua abitazione... qualcuno che sembra addirittura non esistere e che riesce a intromettersi nel suo computer anche quando non è collegato alla Rete.
C’è un legame che unisce la famiglia Amici a Catia Ternani. Un legame profondo ma misterioso, che attraversa il tempo. Contrasti personali, pericoli e doveri costituiscono un ponte tra le vicende della ragazza e quelle di Francesco e dei suoi parenti, persone diverse e un unico scenario: il palazzo di via Cacciatori... (fonte Asengard)

Il mio commento:
Ho letto con piacere questo romanzo, senza aspettarmi nulla. La copertina è, a mio avviso, sufficientemente evocativa e ben realizzata, fornisce subito l'idea di un legame e, al contempo, di una qualche rottura, qualche imprecisato elemento di tensione.
La lettura è stata abbastanza piacevole e scorrevole, con qualche refuso qua e là, ma nulla di particolarmente grave: rare ripetizioni che si dimenticano in fretta.
Anche per quanto riguarda lo stile narrativo non ho nulla di particolare da segnalare, anzi, secondo me è adeguato e piacevole. Si nota una certa passione e documentazione preparatoria, fondamentale per proporre un'immagine credibile e verosimile di un periodo, come quello della Seconda Guerra Mondiale, non direttamente vissuto dall'autore del romanzo.
Per quanto riguarda invece il ritmo e lo sviluppo della storia in sè, invece, ho qualche critica da muovere. A mio avviso non è immediato distinguere passato e presente, non da subito comunque, visto che i capitoli ambientati in via Cacciatori nel presente si alternano a quelli ambientati in via Cacciatori negli anni 40. Forse era meglio aggiungere qualche didascalia o delle date a inizio capitolo per agevolare il lettore. Per carità, dopo un po' di capitoli ci si abitua e, automaticamente, gli eventi vengono collocati nel giusto periodo storico sulla base degli attori coinvolti. Quando è vero anche che ci sono personaggi che creano un legame tra passato e presente narrativo...
Altra nota critica riguarda il ritmo e la densità degli eventi. Da un lato è comprensibile la necessità di giocare sul mistero per creare tensioni e aspettative, così come è accettabile la descrizione degli eventi del passato per preparare l'ambientazione e contribuire alla tridimensionalità dei personaggi, però è anche vero che, a mio avviso, c'è poca azione. A parte nel finale...
Secondo me, comunque, questo può costituire un limite del testo che, nei soggetti meno pazienti, può tramutare la lettura in un'esperienza noiosa e monotona.
Buona invece la caratterizzazione dei personaggi, nè troppi nè troppo pochi. Semmai è discutibile la facilità con cui Catia accetti la presenza che "sembra" perseguitarla, quasi che il sovrannaturale sia cosa di tutti i giorni.
Senza contare che non è nemmeno ben spiegato la presenza di certe entità: ci sono e basta, sembra essere la spiegazione. L'odio, il senso del dovere, la volontà di vivere ancora, i legami di sangue, la vendetta ecc. .. sono motivazioni condivisibili e accettabili però, a meno di raggi di energia cosmica, dubito che bastino a mantenere in vita le persone morte. Ok, ok, nel testo la protagonista ad un certo punto fa delle ricerche in internet e salta fuori che il palazzo è stato edificato in una zona per cui "passano" linee energetiche individuati da druidi, celti et similia ma ugualmente la questione è poco approfondita. Volutamente, forse. Al lettore non resta altro che sospendere la propria volontà di comprendere e accettare quel che viene proposto.
Più interessante invece la tipologia di manifestazione che riguarda una delle due "presenze, ovvero attraverso la rete elettrica e gli elettrodomestici: non credo sia qualcosa di mai sentito o mai visto in altri film (Shocker?), libri o fumetti, ma, per quanto mi riguarda, l'ho trovata una bella pensata. Un po' meno originale invece, l'idea dello sfruttamento dei corpi dei deboli per le possessioni varie ed eventuali.
Ad ogni modo, si tratta di un buon testo, apprezzabile e interessante e che mi sento di consigliarvi. Soprattutto per il fatto che si tratta di un horror italiano ambientato in Italia che, di per sè, non è poco.
Anzi, va, già che l'han fatto vi segnalo pure il booktrailer: forse anticipa un po' troppo quel che accade nelle pagine di Legame Doppio, però devo dire che la scelta degli attori per Catia e "la presenza" è azzeccatissima ^_^


sabato 3 aprile 2010

..:: Progetti letterari ::..

Anche se ultimamente scarseggia il tempo libero e, inspiegabilmente, lo stress personale aumenta, ho tentato di portare avanti i miei progetti letterari.
Purtroppo, non ho ancora concluso alcunchè con "Vuoto di luce".
Alcune proposte di pubblicazione mi sono giunte, per la verità, però non ero del tutto convinto di ciò che mi si proponeva e ho optato per il diniego.
In attesa di riceverne altre o di valutare il da farsi.
Uno degli elementi più drammatici che ho riscontrato rimane in ogni caso la distribuzione: pubblicare è relativamente facile. Farsi distribuire e avere occasioni per promuovere la propria opera lo è molto, ma molto, meno.
Non ci sono vere e proprie garanzie, soprattutto tra i piccoli e medi editori. Senza nulla togliere alle librerie, sia chiaro, che seguono logiche spiccatamente commerciali nello scegliere i libri di cui far scorta, per collocarli poi su scaffali e vetrine.
E solitamente i testi degli esordienti non rientrano in questa opzione...a meno che l'editore del testo non sia un nome importante nel settore.
Amen. Continuo comunque a cercare editori potenzialmente interessati e a propormi loro.
Nel frattempo però mi chiedo se, forse, non sia più opportuno iniziare a pensare ad altre forme di pubblicazione. Magari creando un romanzo-blog? Oppure puntando su servizi tipo Boopen o Lulu. In questo caso però, temo, il tutto si ridurrebbe ad una pubblicazione fine a se stessa, senza possibilità di "distribuzione fisica". Attività che, invece, dovrebbe sbrigare un editore vero.
Oppure potrei puntare su servizi di print on demand che abbiano alle spalle un editore fisico e mirare, per ora, a far circolare opera e nome. Ad esempio, potrei adoperarmi per raccogliere un po' di prenotazioni e poi pubblicare con un editore tipo "& My Book".
Al contempo però ho deciso di puntare anche su un'altra strategia, ovvero cercare di pubblicare un romanzo di altro genere rispetto a "Vuoto di luce". Un testo comico demenziale: in pratica sto rimettendo mano alla "saga del cassiere" per vedere di tirarne fuori qualcosa di più dignotoso e pubblicabile rispetto a quel che era originariamente.
Magari potrebbe risultare più facilmente piazzabile rispetto ad un romanzo di 430 pagine di genere urban-fantasy, ma anche fanta-horror volendo.
Vedremo.
Nel frattempo devo invece cercare di trovare tempo ed energie per portare avanti altri miei progetti e collaborazioni. Anche perchè, e lo dico con una nota di tristezza nella voce, è da un bel po' che non mi riesce di dedicarmi seriamente e con la dovuta calma ai miei testi, trascrivendo opere solo abbozzate oppure completando quelle incompiute.
Sigh sigh... che fregatura il mondo del lavoro...voglio tornare ai tempi di quando ero ancora studente...
Allora sì che avevo tempo libero per dedicarmi alla mia passione letteraria! Per partecipare attivamente a forum e portali letterari.
Altro che adesso!
Uffa...
Ah, tra l'altro, lo sapete che con il mio "Calma e Pacatezza (alle poste)"ho vinto la prima edizione del contest "Gli scrittori del 10" organizzato sul forum di AutoriEsordienti? Non ricordo se l'avevo segnalato... mi sa di no... uhm...beh, sto rimediando adesso ^_^

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