giovedì 31 marzo 2011

..:: I ministri ::..

I ministri
Premetto che non sono un critico musicale, né voglio passare come novello Lester Bangs. Non nego però che mi piace la musica e lasciarmi trasportare, di tanto in tanto, da quello che ascolto.Ecco perché ne approfitto per segnalarvi un gruppo musicale che, a mio avviso, merita assai: I ministri.
Si tratta di una band formatasi a Milano nel 2003 (come son bravo a copiare da Wikipedia...) con all'attivo 3 album e composta da Davide Auteliano, Michele Esposito e Federico Dragogna. Di loro avevo ascoltato, tempo fa, il singolo Tempi Bui, in onda a rotazione su Virgin Radio.
Ma solo in tempi più recenti ho avuto modo di esplorare la loro discografia e farmi un'idea più precisa delle loro sonorità e delle liriche che cantano.
E mi piacciono, assai e assai.
Probabilmente, ad essere obiettivi, tendono ad avere ritmi a volte un po' ripetitivi e, nell'ultimo album, forse iniziano a cedere al fascino dell'elettronica ma, per come la vedo io, si tratta di scelte loro. Condivisibili o meno, ma loro.
Quel che conta, per me, sono invece le emozioni che mi fanno provare, le sonorità, le vibrazioni dell'animo, la forza e il pathos che trasmettono. I loro pezzi si possono considerare alternative rock, che per alcuni vuol dire indie, per altri punk. Però si cimentano anche con brani più psichedelici (come "Brucia") e altri dai ritmi più lenti, ballate insomma, più melodiche e lente.
Ma ciò che mi piace di loro è l'energia che posseggono, il modo che hanno di vivere la musica, la passione che trasmettono soprattutto grazie alla voce del cantante (Davide Auteliano). C'è poi una vena di sofferenza, di dolore vero, di rabbiosa protesta, di denuncia: si dimostrano critici nei confronti della realtà che vivono e nella quale, ogni giorno viviamo. 
Copertina di Fuori, album del 2010
Ecco allora che nelle loro canzoni si riflettono esigenze e ipocrisie, contrasti ed esperienze concrete, reali.
Niente canzonette sterili, niente menate per il mal d'amore, Laura non c'è, Eh già e compagnia bella.
Per qualche motivo che non so bene inquadrare, quelle dei Ministri sono note e parole che mi entrano dentro e riverberano.
Ascoltandole è come se accarezzassi qualche verità, come se si risvegliasse in me una certa voglia di riscatto, rabbia energica, non saprei bene come definirla.
Però c'è.
Insomma, hanno quel "qualcosa" che me li fa sentire vicini, autentici, "onesti", come se effettivamente mi parlassero, comunicassero per davvero. Non artisti distanti dal reale, ma giovani, ragazzi come me e molti altri, sensibili e insofferenti per come va il mondo, desiderosi di cambiamento e di ribellarsi alle dinamiche attuali che bloccano e fanno ristagnare la società. Italiana e non. Dal punto di vista culturale e non. Emblematica, in tal senso, la canzone "La petroliera", che sembra quai tratteggiare funesti scenari fantascientifici. Eppure, una strada trafficata nell'ora di punta in qualche metropoli come Roma o Milano poco di discosta da ciò che propongono.
I testi suggestivi e intensi uniti alla teatralità cui fa ricorso il cantante per modulare la propria voce, ora più dolce, ora più sofferta, ora rabbiosa e ringhiante ("E' una questione politica!") esercitano un forte potere su di me. Tutto questo unito a ritmi spesso incalzanti, con una batteria prepotente, imperante, che scalpita e si fa sentire, ben amalgamata a chitarre e tastiere e sonorità melodiche, talvolta cupe, talvolta ossessive, addirittura incazzate mi ha notevolmente conquistato.
Motivo per cui ultimamente mi trovo ad ascoltarli spesso: sarà una moda, sarà questione di tempo, ora come ora non so dirlo. Però ne dubito.
Così come sospetto che questo gruppo rimarrà ancor a lungo sconosciuto ai più (magari sono già famosissimi e solo io non li avevo mai notati...). Me lo auguro, anche perché sono molto gli spunti di riflessione, le tematiche attuali e le immagini che regalano le loro canzoni.
Provate ad ascoltarli, quindi, e sappiatemi dire ^__^
E proprio per agevolarvi in ciò, eccovi alcuni dei loro brani, un mix preso da vari album ma che spero possa aiutare, voi, ad avere un assaggio di ciò che suona questo gruppo e, loro, a ottenere consenso e a vendere qualche disco in più ;-)






domenica 27 marzo 2011

..:: Haarp, terremoto e crisi nucleare in Giappone ::..

Esplosione a Fukushima
Ne approfitto per scrivere brevemente qualcosina sul terremoto e la crisi nucleare che recentemente ha colpito il Giappone.
In primis, esprimo solidarietà alla nazione giapponese e alla popolazione colpita da queste dinamiche. Anche se so che si tratta di una nazione forte, combattiva ed efficiente, che sta dimostrando caparbietà e stoicità nell'affrontare le difficoltà di questi giorni. Probabilmente ne uscirà in tempi rapidi e con orgoglio.
Un po' come, puntualmente, abbiamo sempre dimostrato di saper fare noi italiani. 
In secondo luogo non posso che guardare con apprensione più che agli effetti del terremoto e dello tsunami (peraltro notevoli) a quello che sta accadendo con la centrale di Fukushima. Non si tratta di una questione facilmente risolvibile e probabilmente avrà forti ripercussioni anche in futuro, sia sul territorio sia sulla popolazione giapponese sia sull'opinione pubblica. Mondiale. 
Soprattutto l'argomento nucleare è tornato attuale. Ma da noi se ne parlerà meglio tra un anno, quando la gente avrà dimenticato e sarà distratta dagli Europei.
Per quel che mi riguarda, l'argomento nucleare dovrebbe essere già un capitolo già chiuso: esistono forme di energia rinnovabili sicure e vantaggiose, utilizziamo e investiamo quelle.
Poco mi importa se la scelta di realizzare nuovi impianti in Italia è dettata da esigenze politiche, da volontà e necessità dei nostri creditori esteri (che, coprendo parte del nostro debito, hanno indubbie facoltà di condizionarci): io sono contrario e non cambio opinione in merito.
Che poi, già solo a gestire i rifiuti normali o a costruire ponti e autostrade noi italiani siamo in difficoltà, figuriamoci a smaltire rifiuti tossici o a realizzare impianti con costi ragionevoli. E a farli funzionare con la stessa efficacia giapponese. 
Al di là di tutto ciò, mentre navigavo alla ricerca di news sugli sviluppi delle attività per risolvere l'emergenza Fukushima mi son imbattuto nel sito ECPLanet, un portale di contro-informazione.
Leggendo qua e là ho trovato un interessante articolo che sostiene una tesi a dir poco inquietante, ovvero che il terremoto di magnitudo 8.9 che ha interessato il Giappone sia di natura artificiale. 
Così come altri fenomeni che, secondo l'articolo/documentario, hanno stravolto il nostro pianeta in tempi più o meno recenti.
Teoria del complotto, fantasticheria fantascientifica, verità o semplice cazzata che sia, colgo l'occasione per postare qui un video che, a mio avviso, qualche spunto interessante quanto meno lo solleva.


Personalmente trovo che quanto esposto nel video possa anche avere dei fondamenti di verità. 
Credo infatti che sia ragionevole supporre che possano esserci notevoli investimenti da parte di certe economie per produrre armi di devastazione di massa, capaci di modificare il clima o di alterare certi equilibri del pianeta. In fondo, è non si tratta di un segreto, anche per le olimpiadi in Cina sono stati sparati agenti chimici nel "cielo" per scongiurare eventi atmosferici controproducenti per il buon andamento delle gare. O, per dirla in altri termini, per preservare certi guadagni.
Sull'onda di ciò, considerando che per il controllo di risorse minerarie e combustibili non si esita a innescare guerre o a far cadere governi (Afghanistan, Iran, Iraq...e un po' tutta l'Africa), non mi meraviglierebbe che armi in grado di creare terremoti, tsunami, cicloni e compagnia bella esistessero per davvero. 
HAARP
Certo, il progetto HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program) sembra essere di natura differente rispetto a quello di cui viene accusato nel video poc'anzi postato. Però ugualmente è bene documentarsi un poco e stare in guardia. In fondo, dicono, a pensar male certe volte ci si azzecca, no?
C'è un brutto mondo lì fuori, in balia di poteri occulti e di forti interessi economici.
Non si sa mai, insomma.
Anche perché se effettivamente una tecnologia simile esiste (come sostengono qui, ma un articolo ancora più completo lo potete leggere a questo indirizzo) potrebbe anche finire in mani poco idonee al suo maneggio (ammesso che adesso sia in possesso di uomini saldi e puri, come Capitan America [1] ) oppure potrebbe essere suscettibile di errori (avevi detto Malesia o Indonesia?). 
Pensate se, per fare un esempio, venisse utilizzata per inabissare l'Italia e risolvere in un colpo solo due problematiche immani per l'Europa: il debito pubblico italiano (ovvero, un quarto di quello complessivo europeo) e il numero infinito di immigrati che giungono a noi a causa della crisi che sta investendo tutto il Nord Africa. 
Proprio adesso poi, che ci sono i processi di Silvio e che stiamo riformando la giustizia. Uffa!


Note:
[1] era proprio necessario rispolverare un personaggio così scandalosamente propagandistico a 10 anni dalla tragedia dell'11 settembre 2001?

giovedì 24 marzo 2011

..:: Jonah Hex ::..

Titolo: Jonah Hex
Regia: Jimmy Hayward
Anno: 2010
Genere: Azione
Cast: Josh Brolin, John Malkovich, Megan Fox, Will Arnett, Michael Shannon

La trama in breve:
Basato sulla leggendaria graphic novel “Jonah Hex”, la pellicola è un thriller avventuroso sulla ricerca personale di un uomo per la redenzione nella vasta battaglia tra il bene e il male.
Jonah Hex è uno sbandato senza meta e un cacciatore di taglie come ultima risorsa, uno stoico e duro pistolero che può rintracciare chiunque... e qualsiasi cosa. Dopo essere sopravvissuto alla morte, la violenta storia di Jonah diventa un mito e una leggenda, lasciandolo con un piede nel mondo naturale e l'altro dall'altra parte. Il suo unico rapporto umano è con Leila (Megan Fox), la cui vita in un bordello le ha lasciato delle cicatrici. Ma il passato di Jonah sta per raggiungerlo quando i soldati americani gli fanno un'offerta che non può rifiutare in cambio della libertà da qualsiasi taglia sulla sua testa. Deve rintracciare e fermare un pericoloso terrorista Quentin Turnbull (John Malkovich). Ma Turnbull sta raccogliendo un'armata e sta preparando a rilasciare l'inferno, inoltre è l'antico nemico di Jonah e non si fermerà a niente fino a quando Jonah non sarà morto. (fonte mymovies)
Jonah Hex, il fumetto

Il mio commento:
Non ho visto questo film perché esperto conoscitore dell'omonimo fumetto. Nemmeno perché speravo di trovarmi di fronte ad un prodotto analogo a Crank, per ritmo, "viulenza" e divertimento: in fondo, gli sceneggiatori sono gli stessi.
Il regista, anche se mi è stato difficile accettare codesto fatto, è quello del film d'animazione "Ortone e il mondo del Chi".
Non ho scelto di vederlo nemmeno per dare un minimo di sollievo a quel poveraccio di Malkovich che, ultimamente, sto trovando a recitare solo in film di dubbio gusto (Mutant Chronicles, ad esempio). Almeno ha perso il vizio di immedesimarsi in un dio caffeinomane che attenta alla vita di Clooney.
In realtà, l'ho visto per voi!
Ebbene sì, per voi egregi signori visitatori di codesto blog che giungete qui da chissà dove solo per cercare foto di Megan Fox in abiti succinti.
Come promesso qualche post fa, quindi, ho deciso di accontentarvi e di visionare un film in cui presenziasse (recitare mi pare una parola un po' fuori luogo...) la giovane e bellissima attrice statunitense.
Una che potremmo considerare una novella Monica Bellucci: bella e graziosa ma piuttosto limitata in termini di recitazione e versatilità artistica. però è gnocca, e giovane. Ne avrà di tempo per farsi le ossa.
Ad ogni modo, veniamo al film e al relativo commento.
Una scena del film...oppure
si tratta di Josh Brolin che tenta
di distruggere la pellicola?
Indubbiamente si tratta di uno dei peggiori che abbia visto di recente: sconclusionato, con una trama insulsa, con poco mordente e scarsa attenzione a tutto. Non mi meraviglio del voto che si è beccato su Imdb.
Siamo di fronte ad una sorta di western che prevede poche location ma tutte a portata di mano.
La facilità con cui le persone riescano a spostarsi o a trovarsi ha un che di disarmante, così come la recitazione globale. Quasi quasi Megan Fox sembra convincente.
Il personaggio di Jonah Hex invece è stato completamente violentato e distrutto. Solo leggendo quello che viene riportato su wikipedia mi sono convinto che il soggetto non ha proprio nulla a che vedere con l'omonimo fumetto della Dc Comics. Peccato però, perché bastava poco per salvare il film e proporre qualcosa di decente. Non dico strepitoso - finora quasi tutti gli action movie hollywoodiani si son dimostrati dei fallimenti - ma almeno accettabile. 
Invece niente.
Capisco l'esigenza di inventare e proporre storie attuali, modificando certi elementi per avvicinare il film al pubblico ma non comprendo perché, obbligatoriamente, l'originale debba venir stravolto.
Megan Fox
Non si spiega quindi perché Jonah (un granitico e corrucciato Josh Brolin) (che, probabilmente, come il buon John Malkovich, ha un mutuo sul groppone) abbia il potere di parlare con i morti (parlare o farli ritornare in vita? In un caso fa letteralmente a botte con un suo vecchio amico... ), come mai non abbia inseguito Turnbull  anche dopo la sua presunta dipartita per tormentarne l'anima (visto che è la vendetta a smuoverlo), nemmeno perché sia legato alla bella Leila (qua i dubbi si dileguano un po', in effetti...).
Tutto è avvolto in una superficialità frustrante e intenzionale. Difficile credere il contrario: in fondo, il montaggio e la post-produzione sono tappe forzate del processo produttivo.
Ma forse la colpa è imputabile a infiltrazioni marvelliane atte a sabotare il progetto e a stravolgere il senso di un intero fumetto che, invece, poteva concedere spazio a divagazioni ed esperimenti non poco significativi: strani poteri mistici, un anti-eroe sfregiato e tormentato, un complotto terroristico, armi di distruzioni di massa, un contesto western... volendo si poteva sfruttare tutto per qualcosa di sensato.
In definitiva, si tratta di una tipica visione in modalità "brain off" ma che sconsiglio assai.
Se non per gli amanti della giovane signorina Fox i quali, presumo, rimarranno ugualmente delusi: non ci sono nemmeno scene di nudo.


sabato 19 marzo 2011

..:: Un solo destino - Prima Generazione ::..

Titolo: Un solo destino - Prima Generazione
Autore: Alessandra Paoloni
Editore: 0111 Edizioni
Genere: Fantasy
Pagine: 140

La trama in breve:
Airen ed Anika, sorelle rimaste orfane di padre in tenera età e separate da bambine, crescono in mondi totalmente diversi: la prima come serva di Siderin, dispotico e spietato signore dei colli Atrùgeti, la seconda nella sua casa natale a contatto con una natura misteriosa e incontaminata. Ma entrambe, a seguito della morte della madre, ben presto si ritroveranno ad affrontare lo stesso destino: continuare gli studi dei loro genitori, appassionati del lato mistico della natura (fonte IBS)

Il mio commento:
Premetto che ho letto questo libro nell'ambito di una catena di lettura promossa su Mondi Paralleli.
Il titolo proposto non mi pare eccessivamente originale ma è abbastanza azzeccato, in linea con la storia narrata nel romanzo. Quel "Prima generazione" invece sottintende un seguito, ovvero "Heliaca e la pietra di luce – Seconda Generazione", sempre per 0111 Edizioni, che però non ho letto ma che ugualmente segnalo.
La copertina del romanzo, morbida, è sufficientemente suggestiva e coerente; in particolare l'ho apprezzata per il contrasto che si crea tra il mondo naturale e l'ombra. Un chiaro riferimento a misteri e creature fantastiche che popolano i boschi.
Veniamo invece alla storia in sé e a tutto il resto.
La mancanza di un indice (non ve n'è traccia all'inizio né alla fine) è un po' sospetta, così come l'introduzione e la prefazione le quali lasciano intendere che il romanzo non è esattamente opera dell'autrice. Si tratterebbe invece di un testo ritrovato e successivamente trascritto. Qualcosa di antico, insomma, e che forse andava pubblicato sotto un altro nome per evitare problemi di copyright e plagio. In realtà presumo che si tratti solo di un escamotage (personalmente poco gradito) per attribuire maggior dignità al testo, come se si trattasse di una preziosa eredità. Qualcosa di analogo a quel che fece il buon Manzoni con i Promessi Sposi.
Sorvolando quindi sulle perplessità in merito a tale scelta e, di conseguenza, sul reale destinatario di critiche e  commenti, il lettore viene trascinato subito nel bel mezzo della narrazione, a seguire le vicende che vedono protagoniste le due sorelle Anika e Airen. Tutto si svolge in un mondo simil-medievale, in un villaggio che possiamo collocare tranquillamente in Italia. Ecco, sulla geografia e le distanze credo che l'autrice - o l'anonimo proprietario delle pagine ingiallite di cui sopra - avrebbe dovuto dedicare maggior attenzione: il mondo descritto è piuttosto minuscolo ma i tempi di percorrenza dei tragitti variano a seconda delle necessità. Pochi minuti o interminabili ore in base alle esigenze. In ogni caso, al di fuori di villaggio, castello, monastero e bosco non sembra esistere molto altro, nemmeno un villaggio con cui commerciare. Al limite un posto lontano in cui andare a combattere per la fede.
In definitiva, l'ambientazione proposta è un po' semplificata e andrebbe rivista.
L'intreccio, che si svolge nell'arco di pochi giorni, è invece già più curato ma il numero limitato di personaggi non contribuisce a renderlo particolarmente approfondito e complicato seppure apprezzabile e abbastanza coerente. Non ho grandi cose da segnalare in merito agli eventi descritti o alle sensazioni evocate dalla lettura: lo stile dell'autrice è comunque piuttosto buono e agevola il coinvolgimento del lettore, trascinandolo in un mondo perduto nel quale la natura ha un ruolo determinante. Nella descrizione dei paesaggi naturali, c'è un che di mitologico e di romantico che credo costituisca uno degli aspetti più interessanti dell'opera e faccia emergere la passione dell'autrice (o dell'anonimo, ecc...) nell'osservazione e nel cogliere le sfumature che rendono preziosa e magnifica ogni creatura del bosco.
Si percepisce però una certa qual mancanza di esperienza che permette a talune ingenuità di fare capolino qua e là, senza rovinare il piacere della lettura ma minando, nel complesso, la bontà del testo. La mancanza di nomi propri per i personaggi secondari, ad esempio, il manifestarsi di certi "poteri" (vedasi la chiaroveggenza di Airen) o il comportamento e l'interpretazione dei comportamenti altrui operata dalle due sorelle. Personalmente, e scusate per lo spoiler, se io odiassi una persona e mi ritrovassi dinnanzi a costui, dopo avergli procurato dolore, mentre questi mi da le spalle e soffre, o comunque è distratto, non ci penserei un attimo a infierire o a cercare un'arma. Tanto più se non ci sono testimoni e se il tizio in questione viene presentato come un odioso nobile arrogante. Carnefice, addirittura, viene chiamato (ma non si sa perchè...). Invece, nel libro, la detentrice di tanto odio preferisce tentare la fuga. Peggio ancora sua sorella che, pur venendo incalzata dalle frecce esplosive di creature misteriose (non possono parlare o scrivere?) istintivamente pensa di non correre alcun pericolo, anzi, di trovarsi di fronte ad esseri pacifici e bonari. E quando invece cooperano, per andare a seppellire la madre, nel bosco, le due superano se stesse: al di là del tempo immane che ci impiegano per giungere sul posto (in seguito saranno sufficienti pochi minuti di cammino), non portano con sé né una torcia né una pala...
Questo solo per citare alcuni esempi (ci sarebbe poi quella faccenda del chiavistello della torre: a volte serve la chiave, altre no...e quella insignificante indifferenza verso il bosco che brucia nel finale...) sui quali, per carità, si può anche chiudere un occhio (visto che si tratta di un manoscritto recuperato :-P) ma ugualmente rendono frustrante la lettura. Questo, unitamente alle numerose ripetizioni che si rincorrono, anche a causa della mancanza di nomi propri per i personaggi marginali e per il numero limitato di quelli principali che, tutto sommato, sono discretamente caratterizzati anche se, forse, un po' stereotipati.
In conclusione, c'è del buono in questo romanzo, ma il contenuto andrebbe maggiormente sviluppato e rivisto per garantire un'esperienza letteraria decisamente migliore. A maggior ragione se questo "Un solo destino" costituisce l'incipit di una saga.


giovedì 17 marzo 2011

..:: Il discorso del Re ::..

Titolo: Il discorso del re
Regia: Tom Hooper
Anno: 2010
Genere: drammatico, storico

La trama in breve:
Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie è afflitto dall'infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l'affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, medium di successo degli anni Trenta. Sostituito il corpo con la viva voce, il Duca di York deve rieducare la balbuzie, buttare fuori le parole e trovare una voce. Lo soccorrono la devozione di Lady Lyon, sua premurosa consorte, e le tecniche poco convenzionali di Lionel Logue, logopedista di origine australiana. Tra spasmi, rilassamenti muscolari, tempi di uscita e articolazioni più o meno perfette, Bertie scalzerà il fratello “regneggiante”, salirà al trono col nome di Giorgio VI e troverà la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Difficile fare un raffronto diretto tra questo e Il Cigno Nero, entrambi candidati all'oscar per il miglior film e entrambi visti dal sottoscritto. Che, in fondo, è la cosa più importante...ai fini di questo blog. 
Alla fine ha prevalso Il Discorso del Re (con 4 statuette vinte: migliro film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore) ma personalmente non sono totalmente convinto di tale decisione.
Il futuro re Giorgio VI
e consorte, preoccupati
per un imminente discorso
Rimane comunque che l'opera di Hooper - una ricostruzione storica della cui fedeltà non posso che fidarmi - probabilmente è più ordinaria e fa leva su sentimenti ed emozioni più comuni, probabilmente anche sulla compassione. Difficile non parteggiare per "Bertie" e commuoversi per le difficoltà che sperimenta sia a causa della sua balbuzie sia per la tensione che gli grava addosso per il ruolo che è chiamato a ricoprire. Non è facile fare il re, soprattutto all'approssimarsi di una guerra mondiale.
Molto buona in ogni caso la recitazione di Colin Firth che, per quanto mi riguarda, conosco molto poco. Temo però che certi passaggi, nella traduzione verso l'italiano, siano stati un po' cambiati o siano stati parzialmente de-contestualizzati (cito quanto espresso, a tal proposito, da Gli Spietati: "Superfluo aggiungere che, per un film così ancorato alla musica della parola, la sola ipotesi del doppiaggio rasenta, se non la bestemmia, l’alto tradimento") riferisco, ad esempio alla difficoltà che il futuro re Giorgio VI dimostra nel pronunciare la parola "Re": al di là della tensione e dell'angoscia che simile parola gli procura, diventa più difficile cogliere, in italiano, il gioco che si viene a creare tra le parole "fottiti" e "re" limitando lo spettatore a percepire la rabbiosa frustrazione del nobile inglese. "Fuc-king" e "king" rendono meglio il concetto, invece.
Quanto alla logopedia (tra l'altro, io e Silvia siamo andati al cinema con alcuni nostri amici tra cui, per l'appunto, una logopedista professionista, giusto per avere un riscontro ufficiale) e alle "terapie" dimostrate nel film credo che si siano rivelate originali e interessanti, soprattutto perché credo siano sconosciute ai più. Così come coloro che risultano affetti da problematiche di legate al parlato (ma non solo) sono per lo più persone che non sempre occupano il ruolo di protagonista su grande schermo. Il contrasto poi che si viene a creare nel considerare che proprio l'uomo che sta al vertice di un impero ha difficoltà nel parlare al prossimo o al popolo è piuttosto emblematico. Chissà cosa sarebbe accaduto se si fosse rivelato muto o cieco...
Bertie e Lionel,
prove di lettura
Nel complesso, ho trovato il film ben realizzato e curato, elegante, intenso e scorrevole. Non è affatto noioso o eccessivamente teatrale, alleggerito qua e là da momenti di ironia e comicità soprattutto grazie alle uscite di Lionel Logue (che nome singolare per un logo-terapeuta) (e non fatemi spoilerare...), un convincente Geoffrey Rush, già apprezzato in Shine e, purtroppo, nella saga dei Pirati dei Caraibi. Meno presente ma comunque ottima e formale Helena Bonham Carter, a cui spetta il ruolo di compagna del futuro reggente dell'impero britannico.
Molto apprezzata invece la caratterizzazione che viene offerta dei personaggi principali, Logue e soprattutto Bertie. Quest'ultimo è un personaggio sfaccettato, fragile e frustrato, deluso a tratti, ma energico e motivato, caparbio e sensibile, che non si sottrae ai propri impegni, alle regole imposte dall'etichetta nobiliare, ma è capace di essere anche, e soprattutto, un uomo comune. Un elemento questo che difficilmente non viene percepito come "calcolato": a parte gli oggettivi riferimenti al personaggio storico e reale di Giorgio VI, tramite questo film la classe regnante inglese viene di molto avvicinata al popolo. Il duca di York (cioè Albert ecc..., Bertie per i suoi familiari) non ha manie di onnipotenza, non è frivolo, non è ottuso, è quasi una persona comune, con degli affetti e delle passioni normali, ordinarie se vogliamo, con delle difficoltà che chiunque può avere (un rapporto conflittuale con il padre e con il fratello, ad esempio). Tutt'altra cosa rispetto all'Adlf Hitler che appare per pochi minuti verso la parte finale del film (non ho capito se si trattava di un notiziario o se invece l'arcivescovo avesse riciclato una pellicola già usata per registrare l'incoronazione del nuovo re...).
La determinazione di un re
Però al contempo è un sovrano, un simbolo, una guida, un ispiratore per un impero che conta quasi un quarto della popolazione terrestre. Almeno stando a quanto dichiarato all'inizio del film, che inizia nel 1925 circa e si conclude con la dichiarazione di guerra del 1939. Un discreto arco narrativo di cui però non si  ha una reale e concreta percezione.
Con tutti questi elementi, senza dimenticare l'ottima scelta in termini di colonna sonora, è difficile quindi che "Il discorso del Re" non sia stato apprezzato (addirittura dalla regina Elisabetta II). Non fraintendetemi, si tratta di un ottimo film, consigliatissimo e ben strutturato, però personalmente, rimango ancora indeciso tra questo, che forse avrei dovuto guardare in lingua originale, e Il Cigno Nero. 
Senza escludere che, magari, The Social Network...anche se, ancora, non l'ho visto ^__^




..:: Terre di Confine - Ricerca collaboratori ::..


Riporto direttamente dal Blog di Terre di Confine:


La redazione di Terre di Confine è alla ricerca di collaboratori da inserire nel proprio organico per potenziare e incrementare la propria capacità di soddisfare e completare le attività di cui è promotrice, non da ultima la pubblicazione dell'omonima rivista punto essenziale della produzione dell'associazione culturale.
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  • Lato amministrativo: per aiutare nelle attività di corrispondenza e nella ricerca di partnership, enti convenzionati e sponsor (in questo caso con possibilità di trattenere una percentuale dell'eventuale donazione pattuita).
  • Lato redazionale: nello specifico, siamo alla ricerca di collaboratori per supportarci nelle attività di impaginazione (si richiedono conoscenze di applicativi come, ad esempio, InDesign) e di creazione di soluzioni grafiche. Oltre a ciò, siamo sempre aperti a valutare contribuiti anche in termini di articoli e recensioni.
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Infine, essendo Terre di Confine una realtà indipendente e senza scopo di lucro, che vive dei contributi volontari dei suoi sostenitori, è anche possibile supportare il progetto mediante donazioni o acquisto di spazi pubblicitari all'interno del portale o della rivista che curiamo.

Per coloro che volessero sottoporre la propria candidatura, sono disponibili informazioni e moduli a questa pagina.
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martedì 15 marzo 2011

..:: Fermiamo gli idioti del nucleare ::..

Difficile rimanere indifferenti dopo quello che si è verificato e che sta succedendo in Giappone.
Esprimo solidarietà al Paese del Sol Levante per le morti e la devastazione subita a fronte di terremoti e tsunami e spero che ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni in relazione alla "crisi nucleare" sia da monito per tutti.
A tal proposito, anche a causa di idiozie poc'anzi sentite al telegiornale per bocca di Romani, Casini e Prestigiacomo (1), riporto "paro paro" un appello di GreenPeace:

In Giappone l'emergenza nucleare è ancora fuori controllo. In Italia, intanto, politici e cosiddetti esperti del nucleare continuano con dichiarazioni idiote che minimizzano ciò che sta accadendo. 
Perchè?
C'è il piano degli sciacalli che vogliono completare: far fuori le rinnovabili per fare largo al nucleare.

Purtroppo, la situazione in Giappone si sta evolvendo come i tecnici competenti temevano: i reattori stanno saltando a uno a uno e una fuoriuscita massiccia di materiale radioattivo impedirebbe ulteriori interventi, con il rischio di altre esplosioni e altri rilasci di radioattività. 

Dal “Pinocchio Veronesi” alla “Ministra del Disastro Ambientale”, che straparla di sciacallaggio mentre disattende il suo compito di tutelare l’ambiente e la salute umana, una sequenza di eventi svela il piano della banda che sta uccidendo le rinnovabili per fare spazio al nucleare in Italia. 

Ecco il “piano degli sciacalli” in tre punti:
- Ieri: con un decreto fermare la corsa delle energie rinnovabili in Italia, uno dei pochi settori economici in crescita in un Paese in ginocchio;
- Oggi: minimizzare i rischi del nucleare e fare finta che in Giappone tutto sia sotto controllo; sprecare 400 milioni di euro non accorpando il referendum nucleare alle amministrative di maggio;
- Domani: far pagare in bolletta a tutti gli italiani il conto (almeno 7 miliardi di euro a centrale) garantendo la copertura dei costi fuori mercato del nucleare.

Dal sonno tranquillo con le scorie in camera da letto del Prof. Veronesi al “Terremoto in Giappone: la centrale di Fukushima è sotto controllo” con cui il Forum Nucleare (noto manipolatore di informazione) minimizzava una situazione sempre più tragica, questi pericolosi soggetti non smettono di mentire su questioni troppo al di sopra della loro scarsa competenza. 

Entra in azione:
Di fronte all’idiozia degli sciacalli, vogliamo dire basta! Il Referendum nucleare è una possibilità unica per fermare il pericoloso piano nucleare del governo. La petizione che abbiamo lanciato per chiedere al Ministro Maroni di accorpare amministrative e referendum ha quasi raggiunto le 50 mila firme. Continuate a firmare e diffondere l’invito in rete. Vogliamo dare voce a chi non vuole subire il piano degli sciacalli. 



Note:
(1): in soldoni, le acute osservazioni dei nostri politici con segatura nel cervello e conti correnti ritoccati dagli occulti magnati dell'energia, vertevano sulla questione "sicurezza". 
Al diavolo concetti come "effettivo fabbisogno energetico", "sospensione incentivi per energie rinnovabili che potrebbero determinare il taglio di numerosi posti di lavoro", "ehi, in effetti c'era già stato un referendum in merito", "quali scorie?", quello che conta è la sicurezza. Visto che, come tutti ben sappiamo, ogni nazione è racchiusa all'interno di comparti stagni ben delimitati e che se esplodesse un reattore nucleare in Albania, Libia o Francia, l'Italia NON (e dico NON) verrebbe assolutamente coinvolta.
Comunque, l'omino del cervello dei nostri dipendenti pubblici ha più o meno espresso il seguente concetto:
"Non si torna indietro" 
(dubbio: "Perchè no?")
"Le centrali che verranno installate da NOI saranno più sicure e affidabili" 
(dubbio: "E se poi si verificasse un terremoto tipo L'Aquila?")
"Nel caso di catastrofi nucleari si creerebbero indubbiamente nuovi posti. Per tutti. In ogni caso non avverrà: verrà appeso un cornetto portafortuna e una foto di Padre Pio in ogni impianto. Questo dovrebbe bastare.".


domenica 13 marzo 2011

..:: Idiocracy ::..

Titolo: Idiocracy
Regia: Mike Judge
Anno: 2006
Genere: Sci-fi, demenziale, distopico


La trama in breve:
Nel descrivere il futuro dell’umanità, le maggiori opere di fantascienza di tutti i tempi propongono spesso una visione di civiltà evoluta e pacifica, nella quale i principi dettati dalla razionalità e dalla saggezza trovano applicazione pratica. 
La realtà però sembra discordare da questa prospettiva: le persone più colte e intelligenti si riproducono in misura decisamente inferiore a quanto invece accade per coloro che detengono un quoziente intellettivo minore, più frivole e capaci di vivere in modo spontaneo e libero. 
Conseguentemente, il livello di stupidità globale è in costante aumento e la civiltà stessa vede a repentaglio la propria esistenza poiché le persone si dimostrano sempre meno intelligenti e capaci di far fronte ai problemi della società umana.
Queste sono la premessa iniziale di Idiocracy, la cui storia si concentra sul soldato Joe Bauers, un uomo medio, scelto come cavia per un esperimento di ibernazione, un progetto top-secret dell’esercito americano che mira alla conservazione dei soldati migliori per un loro riutilizzo in battaglia, nel futuro. 
Joe Bauer osserva il futuro
Joe non è certamente uno di questi individui: è un archivista pigro e privo di ambizioni, che trascorre il proprio tempo a guardare la tv. E’ talmente insignificante che quando l’esperimento viene chiuso, per minimizzare lo scandalo nel quale è coinvolto il generale Collins a capo delle operazioni segrete, accusato di favoreggiamento alla prostituzione, il soldato Bauers viene semplicemente dimenticato nella sua bara criogenica assieme a Rita, una ragazza “comperata” dallo stesso Collins, cavia anch’essa per l’esperimento di ibernazione.
Anziché risvegliarsi dopo un anno di sonno indotto, i due apriranno gli occhi nell’anno 2505, in un mondo completamente stravolto, dove la stupidità impera e ogni dinamica esistenziale è all’insegna del divertimento e della scurrilità. Confuso e straniato, il militare  finirà prima in prigione e poi, a causa del suo quoziente intellettivo superiore, direttamente alla Casa Bianca, nei panni di principale consulente del presidente. 
Ma risolvere i problemi dell’umanità (dalle montagne di rifiuti alle tormente di polvere, dalla siccità alla moria di piante) in una sola settimana, come promesso alle masse dall’irruento presidente Camacho, si rivelerà una missione tutt’altro che facile.

Il mio commento:
Diretto da Mike Judge, giù autore della serie animata Beavis and Butt-head, Idiocracy è un film statunitense del 2006 che offre allo spettatore un connubio di fantascienza disimpegnata e demenzialità. 
L’intreccio proposto è lineare così come le dinamiche che si vengono a creare non sono complesse da seguire, tuttavia i messaggi veicolati e la satira che emerge dalle immagini sono molto significative.
Per certi versi potremmo considerare Idiocracy una forma di denuncia, nella quale vengono enfatizzati alcuni dei comportamenti più irrazionali e insensati che la nostra attuale società dimostra, offrendone una caricatura divertente ma particolarmente inquietante. 
Frito di fronte alla tv: Silenzio! Va
in onda il suo programma preferito
Ecco allora che la poca attenzione posta dal sistema economico e dalle politiche vigenti nei confronti del problema della generazione e dello smaltimento dei rifiuti può portare a scenari catastrofici poco dissimili da quelli visti in Wall-E, lungometraggio di animazione di Pixar Animation Studios del 2008: montagne e montagne di scarti che si accumulano a dismisura, ricoprendo intere pianure. Oppure, più semplicemente, ammucchiandosi fuori dalla porta di casa, richiamando alla mente di noi italiani alcune scene ben note e riconducibili al capoluogo della Campania.
La stessa sanità, pubblica o privata che sia, e il sistema scolastico descritti in Idiocracy sono allo sbando, completamente in balia a dementi e irresponsabili, probabilmente il destino a cui ogni società rischia di andare incontro in un contesto in cui questi due servizi essenziali sono visti unicamente come costi da ridurre e non come investimento per la salvaguardia e la crescita dell’individuo.
Ancor peggiore sembra il destino riservato all’arte e al cinema, dove tutto viene ridotto ai minimi termini e gli unici spunti artistici offerti alla popolazione sono le rocambolesche parodie di comici perennemente colpiti all’inguine oppure primi piani di natiche che, ossessivamente, occupano il grande schermo. In alternativa sono disponibili spettacoli cruenti organizzati anche con finalità punitive, ma senza dubbio insensati e pacchiani.
Insomma lo scenario descritto da Idiocracy è quello di un mondo idiota e collassato su se stesso a causa dell’incuria, dell’incapacità e della frivolezza dimostrata dalla società intera, troppo attenta a trovare soddisfazione alle proprie necessità sessuali, alimentari o di divertimento anziché impegnata a progredire e ad aumentare le proprie conoscenze del mondo. 
Ogni problema è quindi destinato a rimanere irrisolto, in attesa che qualcosa o qualcuno giunga a sistemare le cose. 
Il linguaggio, la politica e ogni forma di controllo giuridico e sociale sono praticamente delle caricature di quelle oggigiorno riscontrabili, ma non mancano di far riflettere su quello che potrebbe essere l’involuzione a cui andremo incontro anche in questi ambiti. 
Il presidente degli USA,
Dwayne Elizondo Camacho
Gli aspetti tecnologici ed economici sono invece quelli che, nell’ipotetico futuro proposto, risultano esser stati maggiormente salvaguardati, più per inerzia e auto-conservazione dal passato che per vere e proprie conquiste raggiunte o anche solo consolidate. Ne è la prova il disastro che si verifica quando i computer avviano le procedure automatiche di licenziamento dei dipendenti della Brawndo Spa, la principale azienda alimentare degli USA, una conseguenza della sconsiderata azione perpetrata dal consigliere Non Sicuro (lo stesso Joe, chiamato così a causa di un errore nella procedura di autocertificazione di identità) che ostinatamente ha imposto di innaffiare le piante dei campi con acqua e non con bevande energizzanti agli elettroliti.
Seppur in bilico tra demenzialità e lucida caricatura delle dinamiche che governano la società statunitense – e non solo – Idiocracy si dimostra in conclusione un film intelligente, capace di far sorridere e riflettere grazie all’originalità e alla cura posta nella definizione di un’ambientazione credibile e, purtroppo, probabile. 
Non mancano tuttavia i siparietti comici, dove l’ingenua ignoranza della massa condizione gli eventi: vedasi il criterio di diagnosi operato all’ospedale, la modalità con cui avvengono i test per il quoziente intellettivo o il piano di evasione dal carcere attuato da Joe. 
Non Sicuro e Frito discutono
Nemmeno viene tralasciata la critica alla sfera politica, ponendo al vertice del governo una figura innegabilmente fuori dagli schemi: ex wrestler, ex porno star, Dwayne Elizondo “Rugiada di Montagna” Herbert Camacho è un presidente carismatico e passionale, che non esita a ricorrere a parole volgari, a cantare dinnanzi alle masse, a sparare con il mitra per ottenere il silenzio della folla o a sfilare di fronte al proprio elettorato a bordo di un chopper, con in mano una lattina di birra. Al di là del modo di porsi, o dei discutibili criteri di scelta dei propri collaboratori, egli è un uomo comune, non distante dalla massa: rappresenta al meglio la società da cui è stato eletto a testimonianza che, inevitabilmente, la classe politica riflette l’incapacità e l’inettitudine del popolo che è chiamata a governare.
Pur non avendo ottenuto un largo consenso in patria, anche a causa di problemi legati alla produzione che hanno fatto slittare la data di uscita dal febbraio 2005 al settembre 2006 e alla poca enfasi posta alla distribuzione dello stesso, Idiocracy rappresenta un discreto esempio di film distopico, nel quale viene portata in scena una società sui generis, decisamente non auspicabile per nessuno ma sicuramente evitabile. 
A differenza però di altri scenari ipotizzati in opere come 1984 di George Orwell o Il Mondo nuovo di Aldous Huxley, qui non vi è una volontà più o meno condivisa che, consapevolmente, conduce il mondo verso una particolare organizzazione dei rapporti sociali e non. In questo caso l’impulso alla creazione di un futuro riprovevole giunge spontaneamente dall’ignoranza e dalla stupidità, quindi ad un livello meno controllabile e volontario, ma non per questo meno realistico. 
I consiglieri del presidente
E’ infatti innegabile che già ora, all’interno della nostra società, vi siano comportamenti e imposizioni che poco hanno di logico o sensato ma che rispondono a necessità di tipo economico o a leggi volute dai poteri occulti che regolamentano il mondo. 
La generazione di immani quantità di rifiuti, la deforestazione, la proliferazione di costumi corrotti e volgari non sono che i germi di un male che porterà alla realizzazione un mondo simile a quello in cui si troverà a vivere Joe Bauers, un uomo medio, comune, ma che ugualmente ha la possibilità di contribuire al cambiamento planetario. A patto di non dormire, ovvero di negarsi alla società, prendendo le distanze dal presente.



venerdì 11 marzo 2011

..:: Diamo al pubblico ciò che vuole ::..

Locandina del film
Mutant Chronicles
Anche se con un leggero ritardo sulla mia personale tabella di marcia, eccomi all'appuntamento con le statistiche di accesso a questo blog. O, meglio, a tentare di accontentare il mio pubblico offrendogli ciò che realmente bramava da me medesimo nel mese di febbraio 2011.
Devo dire che c'è stata qualche variazione in termini di preferenze e tendenze, alcune lievi altre interessanti. Fatto sta che mi son visto Predators e Predator 2 pensando di interpretare l'andamento dei gusti dei miei assidui e infiniti lettori (che comunque sono piacevolmente aumentati, almeno stando ai numeri che mi ritorna ShinyStat) e invece....
Ma andiamo con ordine.
Inverso.


Nelle ultime cinque posizioni della classifica troviamo, rispettivamente: 
10- Predator
9- Lelouch (personaggio di Code Geass, al quinto posto nella classifica di gennaio) 
8- Astral Project (una new entry: si tratta del manga la cui recensione è apparsa  pure su Terre di Confine)
7- Alien
6- Alien Vs Predator

Un mulino a nudo
(quasi)
Passiamo ora alle posizioni più calde, quelle che più sono indicative dei gusti dei  miei assidui lettori.

Il quinto posto è occupato, stando alle chiavi di ricerca di febbraio, da "Mutant Chronicles". Sembra che la recensione del discutibile film di fantascienza/horror ispirato all'omonimo GdR cartaceo sia tornata in auge per qualche recondita ragione. Probabilmente un passaggio in qualcuna delle reti del digitale terrestre. Personalmente non lo rammento come un film memorabile: spero almeno che la mia recensione sia risultata utile e interessante.

Leggermente in declino, ma comunque stabile nella top 5 delle chiavi di ricerca dei frequentatori di questo blog, ci sta lui, ancora lui, assolutamente sì, lui.
Il "mulino". 
Ma perché mi domando io? Cosa ho proposto di così interessante a tal proposito? Trattati di ingegneria mugnaia? Saggi sulle proprietà delle macine o sulle migliori tecniche di costruzione di codesti sinistri apparecchi di tortura e di morte?
Amy Smart
Un giorno, spero, ne saprò di più...per ora comunque il mulino occupa la quarta posizione della classifica.

In terza posizione troviamo invece la precedente detentrice della medaglia d'argento della classifica di gennaio. La dolce e avvenente Amy Lysle Smart scende quindi di una posizione, almeno a giudicare dalle preferenze dimostrate da voi, lettori desiderosi di disimpegnate recensioni e divagazioni sulla vita. Ma vabbè, vi posso ben comprendere. Tra l'altro, proprio a proposito dell'attrice, va detto che il titolo di un suo recente film è "Columbus Circle": che risieda tutta qui la causa di così tante e insistenti ricerche nei suoi confronti?

Salendo ancora, al secondo posto troviamo il precedente detentore del podio. 
Le ricerche di Crank/Crank 2 si confermano delle piacevoli occasioni per incamerare visitate giocherellare con le statistiche del mio blog. 
Jason Statham "hot"
in Crank 2
In attesa che il terzo capitolo della saga (sarà in 3D?) esca nelle sale di tutto il mondo regalando ai numerosi fan vagonate di adrenalina, azione e divertimento grazie alla straordinaria fisicità e capacità d'attore (una delle due affermazioni potrebbe non essere del tutto vera...già, ma quale?) che Jason Statham dimostra, gustatevi un'altra foto dedicata a questa saga che può definirsi una pietra miliare della cinematografia moderna. E non sto scherzando.

Al primo posto invece, giusto per confermare che il fattore GNOK impera ancora, sia nel web che nella vita reale, troviamo colei che in precedenza se ne stava buona buona al quinto posto.... E visto l'insistenza con cui viene cercata dai frequentatori di questo mio blog temo che - ma solo per accontentarli - mi sorbirò e recensirò un film nel quale recita (...beh...ci prova...) pure lei. Jonah Hex o Star System, penso, andranno più che bene. Nel frattempo ecco a voi una foto della gnoccolosa Megan Fox, l'attrice e modella statunitense che il pubblico (di questo blog, per lo meno) vuole. (1)

Megan Fox,
misteriosa e sensuale


(1) alla faccia dell'impegno e del tempo che dedico per scrivere le mie recensioni e tutti gli altri testi che propongo...non che mi spiaccia piazzare qualche bella foto, però...  :-(

giovedì 10 marzo 2011

..:: Il cigno nero - Black Swan ::..

Titolo: Il cigno nero - Black Swan
Regia: Darren Aronofsky
Anno: 2010
Genere: Thriller
Cast: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder

La trama in breve:
Il film vede Natalie Portman nei panni di Nina un'ambiziosa giovane ballerina di New York a caccia del doppio ruolo che tutti sognano: il Cigno Bianco, delicato e innocente, e il Cigno Nero, che emana una malvagità seducente, nel classico Il lago dei cigni, in grado di trasformare una sconosciuta in una star. Nina riesce ad ottienere il ruolo, ma non è sicura di poter incarnare la parte oscura della Regina dei cigni. Mentre raggiunge nuove vette con il suo corpo, gli incubi, le fantasie e le gelosie che nasconde iniziano a farsi strada in maniera profonda, causando uno scontro pericoloso con una provocante nuova arrivata, Lily (Mila Kunis), che rappresenta la sua maggiore rivale. Nina in breve tempo si cala fin troppo bene nel ruolo del malvagio e mortale Cigno nero...(fonte comingsoon)
Prove collettive prima
della selezione...

Il mio commento: 
ATTENZIONE che spoilero... ok, io vi ho avvisato....
Cominciamo con un paio di premesse: credo di aver visto tutti i film di Aronofsky per cui, anche se non bene o magari non ai livelli di chi mastica cinema e nozioni umanistiche superiori alle mie (ovvero, un qualsiasi studente delle medie), un po' mi sento di dire che lo conosco. Personalmente trovo che i suoi primi film possedessero una carica e una potenza di immagini e idee più prorompente degli ultimi, probabilmente si tratta di scelte in linea con le tendenze di mercato e le esigenze di produzione. "The Wrestler", ultima sua produzione prima di questo "Black Swan" aveva riscosso un indubbio successo ma, seppure rappresentando un buon film, era più scialbo e lineare rispetto a quel che può e sa fare il nostro Darren. 
Con Black Swan invece, a mio avviso, il regista statunitense torna decisamente in carreggiata proponendo uno spettacolo convincente e appassionante. Molto nervoso e ossessivo, emotivamente forte, con scene di fortei impatto. La storia verte su un'ottima Natalie Portman alle prese con le sue nevrosi, con le sue insicurezze, con al tensione che avverte a causa di una madre eccessivamente oppressiva, della sua personale ricerca di perfezione, senza contare quella che le deriva dal suo ruolo di prima ballerina.
Primo piano di Nina
(Natalie Portman)
Tutto si concentra su di lei, fragile e bellissima, conturbante e folle, insicura ma determinata, travolta dalla sua emotività e dalle conseguenza di una condizione di vita eccessivamente protetta, assoggettata ad una madre "padrona" che la domina e la infantilizza, e al volere di un coreografo/regista esigente oltremodo che gode del proprio ruolo. Sotto il peso di tutto ciò la sua sanità mentale e la sua sessualità vengono decisamente messe alla prova in un gioco di continui rimandi tra realtà e allucinazioni . Un "trappola" nella quale cade anche lo spettatore, trascinato all'interno della vita di Nina da una regia abile e onnipresente, capace di integrarsi perfettamente anche nelle movimentate scene di ballo, facendo sentire "chi guarda" parte del mondo di celluloide rappresentato sullo schermo. Un effetto amplificato poi dalle molte sequenze realizzate in stile handycam oppure seguendo la protagonista nei suoi spostamenti quotidiani. Lo spettatore quindi viene coinvolto nel turbine di tensione e nelle problematiche che la splendida e intensa Natalie Portman vive e sperimenta. Tra l'altro, complimenti anche all'attrice: indubbiamente in molte sequenze è stata sostituita da controfigure ma credo che comunque si sia impegnata assai nell'apprendere l'arte della danza.
Momento di intima professionalità
durante le prove
Il finale in sé e le continue allucinazioni che Nina sperimenta, poi, mi hanno posto numerosi dubbi. 
La stessa ragazza non ha più la certezza se certi eventi son realmente avvenuti: il rapporto lesbico con Lily, la violenza inferta a Beth, la coltellata inferta a Lily...
Non solo: la constatazione che, in realtà (dite "really?" ma con tono di voce acutissimo...ok, questa la capiranno in pochi intimi... ) a volte è la stessa Nina ad incarnare il ruolo di Lily getta strani sospetti anche su certe altre dinamiche. Viveva davvero con la propria madre o è solo il suo "spettro" e il ricordo di una rigida educazione a condizionarla? E quel rapporto lesbico, esattamente, è avvenuto? E con chi, con Lily oppure si trattava di incesto...? E con Beth come la mettiamo?
Nuovamente la Portman,
qui un po' più sconvolta
Nel complesso, non è a mio avviso un film semplice e immediato. Anche a causa delle frequenti allucinazioni ma, soprattutto, della tensione che si viene a creare in un crescendo all'insegna della liberazione e del'impulso sessuale, costantemente sottolineato e amplificato da ottime sequenze visive e da una colonna sonora piuttosto sostenuta che ricopre un ruolo molto forte sia quando va in scena la danza sia quando è la bolgia della discoteca a dominare la scena (un rimando esplicito al caos emotivo della nostra Nina) oppure archi e suoni profondi a creare tensione e aspettativa.
Un dovuta menzione va poi alla scelta del "ballo", come contesto e come ambiente funzionale a mettere in luce la competizione (femminile?) e un mondo che, nonostante l'indiscutibile valore artistico, non sempre viene percepito sinonimo di arte, abnegazione e duro lavoro (peggio che nelle arti marziali....) ma solamente come passatempo e occasione per mettere in mostra corpi giovani di persone che, altrimenti, sarebbero nulla. Ma questo, forse, accade solamente nelle trasmissioni Rai e Mediaset.
Per concludere, come si legge anche nelle critiche e commenti presenti in forum e blog, "Il cigno nero" potrà piacere o meno ma indubbiamente lo considero un prodotto che merita una visione, magari da metabolizzare con la dovuta calma.
Fermo restando che sarebbe bene visionare "Pi Greco - Il teorema del delirio" per capire meglio chi è e cosa fa il signor Aronofsky. Artista abile e capace che, secondo i rumors che si leggono qua e là in internet, prossimamente si cimenterà nella regia del nuovo film su Wolverine...




Nota: se a qualcuno può interessare, questo è il video della parodia di Black Swan effettuata da Mr. Jim Carrey al Saturday Night Live americano 

venerdì 4 marzo 2011

..:: Pensieri in scatola ::..

Stasera niente kung fu: non ce l'ho fatta a rincasare in tempo e a recarmi a Camposampiero.
Amen, ne approfitto per postare qualcosa in questo mio blog. 
Pensieri e considerazioni a 360 gradi su una serie di eventi e notizie dei giorni scorsi.

Devoluzione
Bossi che esulta. Credo...
(personalmente mi inquieta)
In questi giorni si è votato per il federalismo municipale e altre leggi/decreti legati alla devoluzione: il decreto ha superato l'esame alla Camera con largo consenso. E la Lega esulta per la strepitosa conquista! Poi, il giorno dopo, ci sono state anche polemiche con l'associazione delle regioni, contrasti per mancanza di chiarezza e progettualità e inezie simili. Questo, ovviamente, non è stato sottolineato a caratteri cubitali, anzi, se ne è parlato in minuscolo...fortuna che hanno trovato il corpo di Yara e si è potuto sviare il discorso.
Che poi, ma forse mi sbaglio, mi pareva che la devoluzione fosse già stata approvata con un percorso di attuazione ben preciso: riduzione fondi a regioni, province e comuni fino al 2012; sospensione contributi a regioni, province e comuni tra il 2012 e il 2014; introduzione nuove tasse e regolamenti per pareggiare i conti per il periodo 2014 - 2016 con variazioni locali dell'IVA per compensare eventuali lacune della sanità...ma forse ho preso un abbaglio. 
Fatto sta tutto questo entusiasmo per la devoluzione, per altro condivisibile e comprensibile, considerando anche le stime dei potenziali incrementi che dovrebbero essere previsti per le regioni più virtuose, spero non finisca per nascondere confronti e valutazioni serie ANCHE su talune questioni tutt'altro che secondarie. Come la gestione dei disavanzi in termini di sanità pubblica (in Veneto siamo a quota 1 miliardo di euro di ammanco...), la ripartizione del debito pubblico (adesso, tra Stato centrale e compensazione tra regioni che si fanno carico del debito altrui in qualche modo ci si giostra ma poi...), il mantenimento di un certo equilibrio di mercato interno e la diminuzione dei costi della politica.
Non sento infatti parlare di riduzione di consiglieri, assessori, parlamentari...non vorrei che, anzi, finissero con aumentare i costi della "macchina politica". Già che abbiamo pure gli EURO-parlamentari da mantenere (a proposito, e questi cosa fanno da mattina a sera? Non si fanno mai sentire...)
Quanto poi all'argomento tasse, seppure io mi fidi delle parole del ministro semplificato per antonomasia, non posso fare a meno di domandarmi se, per davvero non aumenteranno.
Zaia al Wok-Sushi
Voglio dire, da giugno il biglietto del cinema verrà rincarato per compensare i danni de L'Aquila, l'"equo compenso" del decreto Bondi è stato ritoccato, i pedaggi autostradali aumentano per coprire i costi di passanti di Mestre e Dal Molin, sulla benzina pesano imposte del secolo scorso. Se poi leggo in giro che i costi per sistemare la sanità verranno ammortizzati dall'oscillazione dell'imposta IVA...ecco...diciamo che mi sento un po' preoccupato.
Ma sono fiducioso: vuoi che gli intellettuali della Lega non abbiano pensato a tutto? D'altronde, se poi va male, hanno sempre la possibilità di emigrare all'estero sperando di trovare un'apertura mentale diversa da quella che, spesso, dimostrano di possedere. A meno che non si tratti di belle ragazze straniere, di calciatori stranieri o ricchi facoltosi stranieri. Come Gheddafi. Ma vanno bene anche ricchi imprenditori locali che scelgano di investire in Italia.

Militari all'estero
Recentemente è morto un altro militare di stanza in Afghanistan. Mi spiace per lui e ai suoi cari esprimo le mie condoglianze. Tuttavia non posso fare a meno di chiedermi cosa, effettivamente, stiano a fare là i nostri soldati. Son trascorsi 10 anni da quando "Al Quaeda" ha buttato giù le torri gemelle. Non oso nemmeno immaginare quanti milioni di persone siano morte da allora in nome del business della guerra. D'altra parte, bombardare l'Afghanistan mi è sembrata una scelta logica e razionale: in fondo, l'importare è crearsi nuovi mercati. Se poi lì in zona ci sta pure il nemico meglio. Se invece non c'è, che ci stanno a fare là i nostri soldati.
E poi, se in 10 anni i nostri militari hanno debellato "il terrorismo" (t'oh, finisce il mandato Bush e nessun terrorista fa più danni ingenti...) esportando democrazia e pace, perché non dirottarne un po' contro mafia, camorra, 'ndrangheta e compagnia bella?
Comunque sia, questa situazione mi sta abbastanza sui coglioni. Anche perché nessuno ci racconta per cosa stiamo pagando i nostri uomini di stanza in MO. 

Algeria? Tunisia? Egitto? Libia!
Un'ondata di malcontento e di insurrezioni sta facendo ribollire l'Africa Settentrionale. Popolazioni che insorgono, civili che si ribellano, regimi che si rovesciano contro governi e dittatori. Qualcuno ha parlato anche del sostegno dato da Al Quaeda...ehi? Ma come? Non era in Afghanistan...mannaggia...
Qualcun altro - vedi WikiLeaks - parlava di fondi statunitensi.
Fatto sta che qualcosa sta decisamente cambiando nel nord dell'Africa. In bene o in male lo scopriremo. Però mi fa sorridere la superficialità con cui vengono trattate le notizie: appena una nazione inizia a far parlare di sé tutta l'opinione pubblica ci si fionda dimenticandosi della precedente. 
Ora va di moda la Libia insomma, dove governa quel simpaticone di Gheddafi. Che tra l'altro ha detto che va tutto bene, non c'è nessuna crisi interna, in cielo splende il sole e tutto appare tranquillo.
Un'immagine dall'Algeria.
Pensate se succedesse
pure qui da noi,
una rivolta, uno scossone
al Paese...ma moderata
Non scordiamo poi che è pure amico nostro, mi pare. D'altronde, noi italiani siamo amici di tutti, tranne che di quegli stronzi dell'Afghanistan!
Scherzi a parte, mi spiace più che altro per la povera gente e per le ripercussioni che tutte queste tensioni avranno, anche nei confronti del nostro Paese. E pensare che se il nostro governo non fosse così tragicamente alle prese con i problemi del premier magari, di tanto in tanto, un occhio alla situazione al di là del Mediterraneo l'avremmo potuto anche gettare. Speriamo solo che tra tutti i profughi che arriveranno non ci siano altre nipoti di Mubarak.

Le primarie del PD
A sorpresa - per me - rispunta l'argomento primarie. Del PD. Ogni tanto vengono organizzate queste iniziative che, personalmente, non condivido e trovo piuttosto ridicole ma tuttavia necessarie. Così si da l'impressione di vincere qualcosa. E nel frattempo si recimolano fondi per il partito.
Quello che mi fa strano però è scoprire che quell'entusiasta di Fassino ha vinto le primarie a Torino. 
Un uomo che amo ricordare così, con queste amabili contestazioni in merito alla delicata questione del "conflitto di interessi".
Personalmente credo invece che per il buon Piero sia ora di farsi da pare e tornare a vivere nel mondo reale, fare esperienza lavorativa VERA e poi tornare nuovamente al PD e raccontare quali meraviglie ha potuto vedere e sperimentare sulla propria pelle.
Citando il testo di una magnifica canzone de "I Ministri" che recentemente ho scoperto, "Voglio vederti con la faccia stanca / tornare a casa tardi dal lavoro". Ma non lo dico solo a Piero, anche a tutti gli altri nostri dipendenti pubblici che da troppo tempo vegetano sulle nostre spalle. Tanto, sono perfettamente consapevoli che noi "prolet" non insorgeremo mai. Siamo italiani, in fondo: ci basta sperare con il super-enalotto e distrarci con un po' di calcio e fica. Ehi, tutte cose che ci dona il nostro "sole"....

Energia
In questo periodo di insurrezioni e rivolte in Nord Africa siamo stati certamente tutti piuttosto angosciati dall'aumento del prezzo dei carburanti. Chi se ne fotte dei poveracci che stavano sotto a regimi (eh, se fossero stati abitanti dell'Iraq...o dell'Agfhanistan!!): il vero problema è il costo del carburante. Cribbio! 
Però, penso io, come mai proprio ora che si fa sentire più forte il dilemma del fabbisogno energetico non si parla più di energie rinnovabili e di nucleare?
Dov'è finita la pubblicità sul cosiddetto "forum nucleare" che per settimane ci ha fracassato i maroni?
E se era per davvero ingannevole, come pensano di risarcirci tutti? Non siamo stati vittime di una sorta di plagio? Ma soprattutto, nessuno controlla cosa mandano in onda?
Scusate, dimenticavo: siamo in Italia.
Il Paese del Sole. Motivo in più per non investire in energie pulite ma puntare sull'uranio. Di cui è ricco l'Afghanistan...uhm...
Ad ogni modo, dove sono tutti quei discorsi su dove situare le centrali?
Quelle di cui ogni volta, in campagna elettorale, si dice "si faranno! Ma non qui", alla fine, dove si faranno?
Dove sono quei bandi per i fondi per i pannelli solari? Perché non si parla di piano energetico e di ridurre la nostra dipendenza nei confronti di altri Stati? 
Purtroppo, ora come ora, abbiamo ben altre priorità da risolvere.
Ma prima o poi, un giorno, forse....

Dimissioni
"Se solo mi fossi candidato
in Italia..." (Gutenberg)
Questa parola ha il done di incutere timore e sospetto. In fondo, in una nazione fortemente monarchica e aristocratica come la nostra, dove valgono ancora i titoli nobiliari, il signoraggio, le caste eccetera, perché qualcuno che ricopre cariche istituzionali - ovvero è investito di responsabilità decisionali per il bene del Paese e a causa di ciò dovrebbe rispondere del proprio operato - dovrebbe abdicare di propria sponte? Non si fa, semplicemente è inopportuno. Qui in Italia è sinonimo di infamia. Pensiamo a Marrazzo: poco importa che stesse cercando di far fronte a quei lievi problemi di indebitamento della sanità laziale (robetta...tipo 10 miliardi di euro...), sarà per sempre etichettato come un perdente, uno sfigato. Un deficiente che si è fatto pure ricattare. Pensa se pure Silvio, che per anni ha ospitato a casa sua Mangano (un mafioso, un criminale, un omicida, un attentatore...) e ora le donnine, fosse stato ricattato. Magari da Putin o da Gheddafi..
In ogni caso, cascasse il mondo, non ci si deve dimettere. Cosa penserebbero gli altri di noi?
Pensate, per esempio, a Karl-Theodor zu Guttenberg, Ministro della Difesa tedesco che si dimette sotto al peso di infamanti e schiaccianti accuse di plagio. Di parte della tesi di dottorato. 
Roba da far rabbrividire..cosa dovrebbe fare allora La Russa, il pacato e umile Ministro della Difesa italiana. Un uomo che vogliamo ricordare così: La Russa sclera ad annozero.
E pensare che sembrano essere stati soprattutto gli studenti a far pressione per le sue dimissioni.
Per fortuna che da noi pian piano la stanno smantellando la scuola, così ci liberiamo da tutti questi studenti boriosi, arroganti, che pretendono istruzione, addirittura un futuro, o un lavoro!! Cribbio!
Ma vi mando tutti allo stadio, io, tutti a sostenere il calcio italiano. Sia mai che ci sia un po' di crisi o gli stadi vuoti. Male che vada organizziamo una bella partita tra Italia e Afghanistan.


A conclusione di questo post discretamente lungo e ottimistico, vi lascio almeno con una canzone che - a mio avviso - merita assai e assai di essere ascoltata. A voi "Gli alberi", cantata e suonata da "I ministri".




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