martedì 26 settembre 2017

La caduta di Hyperion

Titolo: La caduta di Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 545

La trama in breve:
I sette pellegrini hanno raggiunto le Tombe del Tempo di Hyperion e sono al cospetto dello Shrike; intorno a loro divampa lo scontro tra gli Ouster e le forze dell’Egemonia. John Keats, una macchina umana costruita dalle Intelligenze Artificiali in cui è stata ricreata la coscienza del poeta, riesce a scoprire dove risiede il loro nucleo operativo, ma il fatto che si trovi all’interno dei teleporter comporta conseguenze inquietanti: bisognerebbe riportare indietro l’orologio dell’evoluzione umana, evitando così di soccombere alle Intelligenze attraverso la distruzione della Rete su cui si fonda l’Egemonia. Mentre i capi dell’Egemonia si trovano di fronte a una scelta di vita o di morte, il destino dei pellegrini si unisce inesorabilmente con quello dell’intera umanità.
Con La caduta di Hyperion, Dan Simmons descrive un mondo decadente e profondo, dove la fantascienza trova la sua massima espressione e ci regala un romanzo indimenticabile.

Il mio commento:
Ordunque, è da più di un mese che non aggiorno il blog ma, prima che anche settembre scivoli via, ho deciso di postare qualcosa. Non che di cose che avrei potuto raccontarvi non ce ne siano state - vacanze con Silvia in Val di Sole e dintorni, corsi e uscite col gruppo di salsa, pure un paio di lezioni di yoga fitness all'aperto, corso maestri di Qi Xing Tang Lang Quan, ripresa corsi di Qi Xing Tang Lang Quan a Camposampiero con annesso e imprevisto ma graditissimo arrivo di numerosi nuovi allievi ... per non parlare di serie televisive o film visti oppure persi... - ma il tempo che riesco a ritagliarmi per codesto blog ormai è sempre più risicato. 
Tuttavia, visto che son riuscito a completare la lettura di un libro (se, capirai che grande passo per l'umanità, direte voi...), complice un weekend all'insegna del raffreddore e di un accenno di influenza, ne approfitto per raccontarvi qualcosa proprio di questo.
Del libro, intendo.
Quasi un anno fa, parlai in questa sede di Hyperion, primo libro della tetralogia fantascientifica I canti di Hyperion di Dan Simmons. Orbene, ieri sono finalmente riuscito a concludere il secondo capitolo di questa saga, una lettura iniziata in terra africana durante la trasferta di maggio-giugno e protrattasi finora.
Analogamente a quanto sperimentato con il primo libro della serie, non posso fare a meno di genuflettermi dinnanzi a questo autore strabiliante e replicare i gesti visti in Fusi di Testa.
La lettura è stata senza dubbio un'esperienza ardua e faticosa, complessa e nient'affatto banale, pregna e ricca di tantissimi elementi e rimandi e commistioni di generi. Diversamente dal primo libro, qui non ci troviamo di fronte a n mini romanzi differenziati per generi e intervallati da episodi di storia presente vissuta dai protagonisti. La narrazione procede invece su più livelli, su più dimensioni spazio temporali in contemporanea, in alcuni punti avanti nel tempo in altri nel mondo tecnologico delle Intelligenze Artificiali (il TecnoNucleo). Ecco allora che il lettore si troverà a girovagare in contesti e situazioni differenti, pressanti, sofferte, con la minaccia di una guerra globale che incombe, con misteri da svelare, con le enigmatiche Tombe del tempo ormai aperte, con drammatiche decisioni nelle mani dei protagonisti. Personaggi ritrovati e che, ciascuno a modo suo, contribuirà a sbrogliare la situazione, personale e non. Chi, ad esempio, nei panni del Primo Funzionario Esecutivo del Senato dell'Egemonia dell'Uomo, Meina Gladstone, alle prese con un disastroso tentativo di difesa contro la dilagante minaccia Ouster; chi nei panni di un essere a metà tra creatura vivente e cibernetica, come il cibrido di John Keats che, sognando, riesce a stabilire un contatto al di là di ogni comprensione con quanto sperimentano i pellegrini su Hyperion; chi ancora come pellegrino, alle prese con i misteri di Hyperion e la terribile presenza dello Shrike...c'è davvero tanto, troppo oserei dire, eppure in questo libro l'autore è riuscito a condensare qualcosa di epico, di biblico addirittura. Difficile, anche perché lo stesso autore ce lo suggerisce attraverso le parole e gli studi di Sol Weintraub, uno dei pellegrini, che "sacrifica" la propria figlia cedendola allo Shrike, un sacrificio fatto con amore, come atto di fede e disperazione e che, al contempo, rimanda al gesto di un certo Abramo verso il Dio del Vecchio Testamento. Così come biblici sono i riferimenti verso l'attesa di una promessa "intelligenza finale" e il parallelo tra il cibrido John Keats e Giovanni Battista, entrambi anticipatori del messia che porterà la salvezza.

sabato 12 agosto 2017

Daredevil (prima stagione)

Titolo: Daredevil (prima stagione)
Episodi: 13
Anno: 2015
Genere: supereroi, azione, 

La trama in breve:
Hell's Kitchen. L'avvocato Matt Murdock, dopo aver perso la vista da bambino a causa di un incidente radioattivo, sviluppa dei sensi sovrumani e li utilizza per combattere il crimine per le strade della sua città nei panni del supereroe Daredevil. Nella prima stagione Matt affronta il potente signore del crimine Wilson Fisk, alias Kingpin, impegnato nella sua opera di riqualificazione del quartiere in combutta con vari esponenti della malavita della città. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non male ma altalenante. L'impressione globale relativa a questa prima stagione della serie targata Netflix e dedicata a Daredevil è abbastanza positiva tuttavia mi sento soddisfatto solo a metà.
Indubbiamente, il risultato complessivo è molto superiore al risultato del film del 2003 con Ben Affleck nei panni di Batman Daredevil, decisamente più piatto e semplice.
La storia proposta in questa serie risulta invece più costruita e matura, più articolata e interessata a caratterizzare i personaggi. Certo, è anche vero che ci son tante cose incredibili e non semplici da accettare, considerando appunto che il personaggio è "cieco" ma paiono esserlo anche gli abitanti della città. Possibile che nessuno noti un tizio cieco vestito in giacca e cravatta che sparisce nei vicoli, volteggia tra i palazzi, si cambia pure...anche se il più delle volte parte da casa già abbindato per i pestaggi notturni. Ecco, a proposito, la divisa nera che sfoggia per quasi tutta la prima stagione l'ho apprezzata assai, molto di più rispetto alla tutina pacchiana che, come da contratto supereroistico, è tenuto a indossare.



domenica 6 agosto 2017

Earth Overshoot Day 2017

Ed eccoci qua a riparlare dell'Earth Overshoot Day, la cui definizione "il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno". Si tratta di una stima che ogni anno viene proposta a fronte delle analisi da parte della Global Footprint Network per sensibilizzare sul peso che il nostro attuale stile di vita ha sulla Terra. Un pianeta le cui risorse sono a tutti gli effetti finite e che dovremmo maneggiare con cura.
Orbene, l'anno scorso l'Earth Overshoot Day cascava l'8 agosto. 
Quest'anno parrebbe invece aver anticipato ulteriormente per cui, per il 2017, è dal 2 agosto che siamo in debito nei confronti del pianeta. Argomenti delicati e sempre molto attuali e che, in teoria, sarebbero dovuti esser toccati anche nell'ambito del fantasmagorico Expo del 2015 di cui, ad oggi, non so ancora cosa sia rimasto. Eppure era stato acclamato come un discreto successo...

Al di là che si tratta di stime e che immagino le valutazioni siano opinabili e discutibili, i dati che emergono dalle analisi proposte dalla Global Footprint Network fanno comunque riflettere assai.
Nell'ambito globale, pare che il fabbisogno di risorse sia aumentato, da 1.6 del 2016 a 1,7 del 2017. Tuttavia, almeno l'Italia pare esser migliorata un po' e questo non può che farmi piacere.
Da luglio di quest'anno, all'indirizzo www.footprintcalculator.org, è anche possibile fare qualche valutazione di massima sulla sostenibilità del proprio stile di vita basandosi su fattori quali il tipo di alimentazione, l'ammontare di spazzatura prodotta, i consumi, l'inquinamento connaturato ai trasporti...elemento dolente, nel mio caso, del mio personale contributo al depauperamento dell'ambiente.
Infatti, seppure ricorra a prodotti alimentari a Km 0, dall'orto alla tavola, o cerchi di ridurre gli sprechi di energia in casa - visto che il buon isolamento dell'abitazione facilita nel limitare l'uso di condizionatori e riscaldamento -, la parte sull'impatto derivato dai trasporti usati è, come dire, assai negativa. Per carità, magari rispondendo con più attenzione a certi quesiti o ponderando di più potrei migliorare i risultati ottenuti, ma non poi molto mi sa :-(

D'altronde, di km ne macino assai per andare al lavoro... e non è banalissimo affidarsi ai potenti mezzi pubblici del Veneto. Vero è che, ogni giorno, per strada, se ne contano assai di veicoli usati da singoli utenti e anche fenomeni di car pooling sono di non facile attuazione. Mi domando però se, a tal proposito, non ci possa essere anche qualche intervento dall'alto per incentivare certi fenomeni: in fondo, dovrebbe essere nell'interesse di tutti...
Peccato invece che come nazione abbiamo puntato molto sul trasporto su gomme :-(
A tal proposito, mi sorge anche una domanda visto che si parla molto di auto ibride ed elettriche: e i camion? Voglio dire, quotidianamente ci sono migliaia di veicoli pesanti che circolano per il nostro bel Paese, però non sento praticamente mai parlare di proposte per ridurne il numero o l'impatto ambientale. Di sicuro qualcosa c'è ma l'impressione è che il traffico pesante sia in aumento, e non a beneficio dell'atmosfera o dell'ambiente. Possibile che non si possa spostare parte del traffico su binario? Oppure tentare di incentivare dinamiche ecologiche anche per i camion?
Oltre a ciò, visti anche i consigli proposti, mi sa che rivedere un po' l'alimentazione potrebbe essere un buon punto di partenza, basterebbe anche solo rivederla in termini di consumi di prodotti locali, boicottando i grossi spostamenti di cibo e gli sprechi dovuti a imballaggi eccessivi. Collegato a questo aspetto mi domando anche da quand'è che abbiamo optato per gli onnipresenti sacchetti di plastica per la frutta e la verdura: in fondo, da anni è stato incentivato, nei supermercati, l'uso di borse di tela per sfavorire lo spreco di plastica. Perché non si può trovare una formula anche per la frutta e la verdura? Vero è che nella grande distribuzione il self service è la prassi e che, considerando l'indole italica, non si può far leva sull'onestà del cliente (ricordo ancora certe situazioni capitatemi quando ero in trincea al Carrefour). Però proporre anche l'opzione borsa di tela o carta, magari facendola imbustare a personale del supermercato potrebbe essere una buona cosa per ridurre gli sprechi. D'altronde, c'è da domandarsi se non sia esagerato l'uso dei guanti nel maneggiare la frutta visto che poi, occasioni per entrare in contatto con altre nefandezze ce le abbiamo (il carrello stesso o i cestini, mica vengono igienizzati...), senza contare che non è ben noto dove e come vengano coltivati vegetali, leggasi il BIO cresciuto nei campi vicino alle autostrade.



Mi rendo conto che non si tratta di idee poi così immediate ma spero che qualcuno dei grandi capi, ogni tanto,  mediti su come cercare di rendere migliore il nostro Paese Pianeta. Tema sempre molto attuale anche alla luce dei numerosi roghi di quest'estate che oltre a creare danno economico e ambientale regalano una bella immagine di efficienza e sicurezza del nostro Paese: un anno ci abbiamo i rifiuti (a proposito...tutto a posto con i rifiuti di certe zone d'Italia?), un anno i terremoti, quello dopo i roghi...
Per fortuna qualche idea più concreata può arrivare da qui. E quando si parla di ridurre lo spreco di cibo, potrebbe essere interessante innescare anche fenomeni di scambio con i vicini oppure destinare il cibo non consumato a nobili intenti, in favore dei meno abbienti, oppure per alimentare bestiame (i polli e le galline che son frequenti nelle zone di campagna non si fanno molti problemi e sanno, ad esempio). 
Oltre a ciò, sarebbe interessante trovare nei prodotti del supermercato indicazioni esplicite sull'impatto ambientale dei prodotti, comprensivo di quello determinato dal trasporto: magari, potrebbe aiutare i consumatori a fare qualche scelta di tipo diverso, premiando la produzione locale e che, alla lunga, potrebbe contribuire al recupero o al rilancio di piccole imprese agricole. 


domenica 30 luglio 2017

Sense8

Titolo: Sense8
Episodi: 12
Anno: 2015
Genere: sci-fi, azione, drammatico

La trama in breve:
Otto sconosciuti da diverse parti del mondo sviluppano improvvisamente una reciproca connessione telepatica. Appartenenti a diverse culture, religioni e orientamenti sessuali, scoprono quindi di essere dei sensate, persone con un avanzato livello di empatia che hanno sviluppato una profonda connessione psichica con un ristretto gruppo di loro simili. Mentre cercano di scoprire, disorientati, il significato delle loro percezioni extrasensoriali e iniziano a interagire a distanza tra di loro, un uomo, Jonas, si offre di aiutarli. Allo stesso tempo un'altra enigmatica figura, Whispers, dà loro la caccia, sfruttando la loro stessa abilità, allo scopo di catturarli o ucciderli.

Il mio commento:
Ho guardato questa serie su Netflix su suggerimento della stessa: evidentemente loro "sanno" ciò che mi aggrada guardare e cosa no e, se ci penso, è un po' inquietante....
Comunque sia, già dal primo episodio questa serie ha catturato il mio interesse, anzi, probabilmente ero già avvinto dalla sigla utilizzata che è un tripudio di colori, emozioni, paesaggi, suggestioni. 
Dietro la realizzazione di Sense8, meglio dirlo subito, ci stanno Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski. I primi Le prime non credo abbiano bisogno di presentazioni - seppure possano essere ben o mal considerate al contempo -, mentre Straczynski è uno sceneggiatore che ha in curriculum storie per il cinema, per la tv e per i fumetti.
La narrazione della serie risulta, a mio avviso, un po' lentina, ma si tratta di una scelta funzionale all'esplorazione dei personaggi e alla loro caratterizzazione. Non è facile infatti gestire la narrazione in quanto vi sono continui spostamenti di locations e situazioni ma, soprattutto, vi è la necessità di trasmettere allo spettatore la medesima sensazione di connessione-empatia e confusione che sperimentano i personaggi.
Non è ben chiaro come ma, grazie al sacrificio di una sense8, tale Angelica, evento disperato e drammatico che si sviluppa all'inizio del primo episodio, vengono infatti attivate le percezioni "extra" da parte degli 8 protagonisti della serie. Persone diverse, in molti sensi, che pian piano iniziano ad avvertire l'uno le sensazioni degli altri, per poi iniziare con le "visite" e le condivisioni del corpo, attimi in cui ciascuno "attinge" alle altre personalità, lasciando che sia qualcun altro a gestire il proprio corpo sfruttando le sue abilità, siano queste linguistiche o caratteriali, abilità di combattimento o di chimica o di recitazione... ed è nella resa di questa interconnessione che si concentra la potenza e la poetica della serie. Lo spettatore stesso si trova a vivere la confusione e la ricchezza che i personaggi, privi di guida e di informazioni, sperimentano: gente che sente la pioggia quando fuori c'è il sole, o che condivide il dolore per qualche ferita, o che si ritrova di colpo in Corea o in Kenya mentre un secondo prima era comodamente a casa a Londra o a Chicago. Ancor più complessa si fa la cosa quando, grazie alle visite e alla condivisione, si scoprono segreti altrui o si viene coinvolti in amplessi o eventi tragici e importanti della vita degli altri. "Io sono anche noi", è la frase che racchiude meglio il senso della serie.





martedì 25 luglio 2017

Sfumature di grigio

Ne approfitto per postare un testo che ho scritto qualche tempo fa, giusto per ricordare e ricordarmi che, di tanto in tanto, qualcosina scrivo ancora :-) 
In effetti ho ancora qualche progetto in cantiere, alcune idee e bozze e un mini romanzo dal sapore vagamente fantascientifico che, prima o poi, terminerò.
Questo racconto risale invece all'inizio del 2016, e direi che possiamo considerarlo più come un esercizio più che un vero e proprio progetto. Ad ogni modo, ve ne propongo l'incipit, rimandando la lettura completa al mio sito personale, altro progetto che curo a tempo perso e sul quale sto, pian pianino, travasando i testi che, negli anni, ho sparso qua e là nel web.


Dopo di lui entrarono solo una mamma con il suo bambino, Gabriele. Quest’ultimo gli rimase impresso perché per tutto il tempo non gli staccò gli occhi di dosso, giusto il tempo in cui gli venne tolto il giubbetto. In quella stanza, dove tutto e tutti erano grigi e uniformi, persino le piante dalle foglie immense posizionate negli angoli, lui rappresentava una sorta di eccezione.
Il bambino se n’era accorto e, per questo, continuava a scrutare quel signore tutto imbacuccato e intabarrato: tra grossi occhialoni vintage, cappello ben calato sulla testa, bende e sciarpa, di lui non si scorgeva affatto il volto. Anche le mani erano ricoperte da spessi guanti di flanella. Sembrava una mummia grigia, immobile e spazientita, in attesa del proprio turno dal medico.
I minuti trascorrevano pigri e Gabriele non staccò mai gli occhi di dosso a quello strano individuo.
« Che ha quel signore? », domandò alla mamma.
Ma la signora sfoggiò un sorriso di circostanza, più per cortesia che altro, e provò a distrarlo con uno dei giornaletti disposti sul tavolo da fumo. Non stava bene immischiarsi dei fatti altrui, soprattutto degli sconosciuti e dei più sfortunati.
Il bimbetto però non si fece fregare. Rispetto a quei depliant grigiastri dai toni altisonanti e privi di immagini buffe o curiose preferiva di gran lunga quella specie di bandito. Nella sua testa di bimbetto aveva infatti preso piede quell’ipotesi, che vestisse così per non farsi riconoscere e ingannare la brava gente.
« Perché sta tutto coperto, mamma? », chiese anche.
In effetti, rispetto a tutti gli altri, era l’unico abbindato a quel modo. Le due vecchiette che sedevano nella stanza, attempate e un po’ malate, dall’aspetto dimesso e mediocre, tutto sommato avevano un aspetto comune. Anche l’omone grasso grasso dai pantaloni lisi e strappati che sedeva nell’angolo lisciandosi i baffi grigi mentre guardava il cellulare non era nulla di straordinario, se non per il respiro lento e affannoso.
Solo il bandito aveva un’aria tronfia e sorniona, di chi ha afferrato qualche segreto della vita. Se ne stava fermo immobile, seduto con le mani in tasca e i gomiti larghi sulla poltroncina accanto alla finestra che dava su un cielo fuligginoso e un mondo del medesimo colore. Ma sfumato, mai omogeneo. Tonalità diverse per case e automobili, più scuro per il tronco degli alberi e più chiaro per le foglie. Anche i cani avevano il pelo grigio fumo, come di colore grigio erano gli occhi di Gabriele che, vinto il coraggio, si era avvicinato a quello strano figuro per capirne di più.
Si presentò e l’altro rispose con un saluto, sorridendo divertito dietro la sciarpa e l’alto bavero del cappotto.
Poi la porta si aprì all’improvviso, i convenevoli mentre il medico congedava il paziente appena visitato, un tizio allampanato e dall’aria stanca, con i capelli antracite e un evidente fastidio alla spalla che continuava a massaggiarsi.
« Il prossimo », invitò il simpatico dottore di famiglia, un uomo bonario e con sottili occhialini sul naso.
Lo sguardo di tutti si posò sull’individuo accanto alla finestra.

sabato 15 luglio 2017

Trasferta in Senegal - seconda puntata

Probabilmente avrei dovuto/potuto scrivere questo post qualche tempo fa ma, tra una cosa e l'altra non ne ho avuto l'occasione: prima c'è stato un weekend dedicato a lavori a casa e un minimo di festeggiamento compleannoso, quindi un altro in cui c'è stato un mix tra concerto Aerosmith a Firenze e ritrovo parentale mentre il weekend scorso ero al primo ritiro estivo organizzato con l'asd Kyu Shin Ryu...per poi ripartire verso Olbia per qualche giorno di sana trasferta lavorativa... 
Ad ogni modo, se ricordate, in marzo mi sono recato in Senegal, tra Dakar e Saly (vicino a Mbour) per una trasferta di lavoro. 
Ecco, tra fine maggio e la prima metà di giugno ci sono ritornato per dare seguito alle attività iniziate, in particolar modo dedicandomi alla formazione del personale che si occuperà di usare i nostri software quando l'aeroporto Blaise Diagne entrerà in funzione al posto di quello Internazionale di Dakar. Una trasferta di due settimane in cui ho avuto l'occasione di stare maggiormente a contatto con gente del luogo e, quindi, conoscere meglio quella parte d'Africa. Parte d'Africa che tutto sommato non se la passa male ("Best of Africa", come l'ha chiamata qualcuno del team di Summa Limak) e che, sospetto, rivedrò ancora.



Rispetto a marzo, considerando anche l'effettiva presenza di ospiti in hotel - lo stesso hotel Royam che già aveva regalato qualche emozione nella precedente esperienza - si nota che la stagione turistica è virata verso la bassa stagione, aspetto per altro confermato dall'autista dalla pelle d'ebano che mi ha accompagnato avanti e indietro lungo le strade senegalesi. Stavolta, complici anche le traversate trascorse in reciproca compagnia, c'è stata l'occasione per scambiare qualche parola con Bassirou, anche se talvolta l'impressione è stata quella di instaurare un dialogo del tipo:
Io: « Sembra che stiano costruendo parecchio nei dintorni »
Lui: « Sì, il mango è molto buono »
Io: « Penso anch'io che i pneumatici four season vadano più che bene»
Ora esagero ma, tra inglese, wolof, dialetto veneto e gestualità varie, bene o male, ci si capiva ma ogni tanto mi pareva che fossimo del tutto sfasati. 
Tuttavia gli sono grato per la pazienza e la disponibilità, e anche per come ha gestito la situazione quel sabato mattina in cui, complice un camion che ha preso fuoco autonomamente bloccando per decine di chilometri l'unica strada asfaltata che collega Saly a Diass, ha spostato i pneumatici della sua ruggente Toyota Avensis sulle strade...beh, strade...sul terreno accidentato e sabbioso che costeggia la strada, si inoltra su campi e discariche, perdendosi poi dentro ai paesetti, praticamente a ridosso delle case, della gente e del bestiame. 
E' stata una piacevole esperienza: lui si dimostrava sicuro di sé e della sua vettura mentre io temevo che ci piantassimo e rimanessimo con il veicolo in panne. Cosa che per altro capita quotidianamente ad almeno un paio di camion e di auto che percorrono quella medesima strada.
A lui va anche la mia riconoscenza per il sollievo provato nel trovarlo all'uscita dell'aeroporto d Dakar: conquistare l'uscita di quel posto, alla sera, è sempre una bella prova...ma la consapevolezza di uscire e di trovare qualcuno di conosciuto ha un potere decisamente rassicurante. Soprattutto se poi devi farti tipo 60 km di notte lungo le strade non così illuminate del Senegal per raggiungere l'hotel...

lunedì 26 giugno 2017

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 1)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 1)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 444

La trama in breve:
In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L'ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all'ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all'estremo Nord, la Barriera - una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei - sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono allora quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita, o il senno, a chi ha la mala sorte di incontrarli? La fine della lunga estate è vicina, l'inverno sta arrivando e non durerà poco: solo un nuovo prodigio potrà squarciare le tenebre.
Intrighi e rivalità, guerre e omicidi, amori e tradimenti, presagi e magie si intrecciano nel primo volume della saga de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", definita da Marion Zimmer Bradley "la più bella epopea che io abbia mai letto". (fonte amazon)

Il mio commento:
Devo ammetterlo: le trasferte in Senegal offrono molto tempo, tra viaggi in aereo e permanenza in resort, da dedicare alla lettura. Forse, se non ci fossi andato per una seconda volta, non avrei concluso la lettura di questo libro in giugno ma più avanti. Ma non fraintendetemi: purtroppo, energie e tempo che riesco a investire nella lettura son sempre scorsi :-(
Ad ogni modo, pensavo di trovarmi a fronteggiare una lettura più ostica e complessa, per lo meno così mi era stato accennato da chi aveva già letto Martin. Sinceramente, non l'ho trovato affatto ostico anzi, molto scorrevole e avvincente, mai eccessivo e ben bilanciato nel gestire dialoghi, riflessioni e descrizioni. E anche molto efficace nel rendere vivido ciò che propone in termini di intreccio e situazioni. 
Sarà poi che il genere a me piace e che, avendo visto già la serie televisiva - chi non l'ha vista? -, ero preparato a quel che avrei trovato nelle pagine. 
Resto anche dell'idea che sia un libro da consigliare a tutti, almeno dai 14 anni in su: di per sé non è "troppo fantasy", e può esser passato anche per un romanzo simil storico visto il modo in cui si intrecciano vicende personali e di interi popoli. Al contempo si rivela anche esplicito e schietto - ma nemmeno troppo -, per cui eviterei di darlo in mano a bambini.
Nei personaggi e nelle etnie proposte possiamo inoltre vedere echi delle popolazioni che hanno fatto la storia europea oppure tribù barbariche originarie dell'Asia o ancora ricche città portuali dell'area medio orientale...la stessa barriera a me ricorda le Alpi. Le stesse lotte di potere in un territorio così piccolo, possono richiamare le lotte tra i signori feudali che hanno vivacizzato l'Italia nell'epoca delle guerre tra i piccoli stati italiani. Per cui, ecco, anche per chi non è amante o avvezzo al fantasy, penso che questo libro possa andar più che bene in quanto contiene richiami a quella storia che ci appartiene.
Venendo al contenuto in sé, son rimasto molto affascinato dall'idea di organizzare la narrazione con diversi POV (point of view) facendo ora descrivere gli eventi a un personaggio o ad un altro, una soluzione e un esercizio di stile che ci rende più vicini ai singoli protagonisti della storia e che ci evita la permanenza in zona onniscenza, favorendo i colpi di scena e, forse, la vita all'autore. 

lunedì 12 giugno 2017

The Lobster

Titolo: The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2015
Genere: fantascienza
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Aggeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seydoux, Michael Smiley, Ben Whishaw, Roger Ashton-Griffiths, Rosanna Hoult

La trama in breve:
In un futuro prossimo e immaginario essere single oltre una certa età è vietato, pena l'arresto e la deportazione in un grande hotel nel quale si è obbligati a trovare l'anima gemella in 45 giorni di tempo, tra punizioni e questionari assurdi. Uomini d'affari, professionisti, donne in carriera e individui meno realizzati tutti insieme sono costretti a cercare un affiatamento possibile perchè se non dovessero trovarlo nel mese e mezzo a disposizione saranno trasformati in un animale a loro scelta.
Appena fuori dall'hotel c'è un bosco dove si trovano i ribelli, individui fuggiti dall'hotel che vivono liberi e single a cui non è concesso di stare con nessuno. Il protagonista passerà prima nel grande hotel senza trovare quell'amore obbligatorio che troverà in mezzo ai ribelli, là dove non è consentito. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Altro film visto a puntate durante la mia trasferta lavorativa in Senegal, un modo come un altro per ingannare il tempo presso l'hotel Royam.
Ordunque, il genere a cui appartiene questo film è effettivamente la fantascienza ma non quella fracassona e infarcita di effetti speciali stile Star Wars o Matrix: viene invece proposto uno scenario atipico e distopico che, a tratti, sembra ridicolo e grottesco ma nondimeno spietato e terribile.
Tramite l'esperienza del protagonista, un architetto sulla quarantina, un tipo ordinario e ordinato, preciso e tranquillo, ci ritroviamo a vivere il dramma di vivere in una società in cui è vietato, per legge, esser soli. Una società in cui la tecnologia moderna pare assente - niente tv, niente social ... - e in cui le persone si rivelano "disumane". Esseri freddi, che vivono i sentimenti in modo distorto, che cercano semplicemente delle somiglianze che possano consentire una discreta compatibilità di coppia. 



Paiono non esserci motivazioni emotive che spingono gli uni con gli altri, dinamiche legate al fascino, alla seduzione, al piacere ...niente di tutto ciò, semplicemente una disamina di caratteristiche su cui fondare le basi per una vita di coppia. Parliamo comunque di miopia, di difetti di pronuncia, di sangue dal naso...non di molto altro, motivazioni che già di per sé creano un senso di straniamento nello spettatore nonché fan apparire il tutto come ridicolo e sterile. Eppure la minaccia di venir animalizzati è reale e terribile a tal punto da spingere le persone a fingere di essere compatibili, vedi quel che combina Ben Whishaw, "Lo zoppo", che si massacra quando gli altri non guardano pur di aver sange dal naso e risultare compatibile con "La donna a cui sanguina il naso". A rigor di logica, vista la minaccia di vedersi ridotti a una forma di vita "inferiore", verrebbe da pensare che le persone possano parlarsi e accordarsi in modo da garantirsi un futuro, invece sono tutti così ingessati e, a modo loro, integerrimi, formalmente impeccabili, ma segretamente disposti a "fingere" individualmente pur di sembrare compatibili con qualcun altro. Una specie di forma di rispetto per l'altro, probabilmente. Motivo che spiega come mai le avanches più che esplicite di una donna vengono assurdamente ignorate pure dallo stesso protagonista, chiuso nella propria logica e spietata sterilità emotiva, quasi fosse un automa più che un essere di carne e cuore. E tutto ciò nonostante l'evidente necessità di aver qualcuno, nonostante il bisogno di contatto e colore umano. O anche solo per amicizia.

sabato 3 giugno 2017

American sniper

Titolo: American sniper
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2014
Genere: guerra, azione
Cast: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban

La trama in breve:
Chris Kyle, texano cavalca tori e non manca un bersaglio, ha deciso di mettere il suo dono al servizio degli Stati Uniti, fiaccati dagli attentati alle sedi diplomatiche in Kenia e in Tanzania. Arruolatosi nel 1999 nelle forze speciali dei Navy Seal, Kyle ha stoffa e determinazione per riuscire e ottenere l'abilitazione. Perché come gli diceva suo padre da bambino lui è nato 'pastore di gregge', votato alla tutela dei più deboli contro i lupi famelici. Operativo dal 2003, parte per l'Iraq e diventa in sei anni, 1000 giorni e quattro turni una leggenda a colpi di fucile. Un colpo, un uomo. Centosessanta uomini abbattuti (e certificati) dopo, Chris Kyle torna a casa, dalla moglie, dai bambini e dai reduci, a cui adesso guarda le spalle dai fantasmi della guerra del Golfo. Una dedizione che gli sarà fatale. (mymovies)

Il mio commento:
In questo periodo di soggiorno al Royam, puntata numero due per quanto riguarda la mia permanenza in Senegal, sto cercando di recuperare la visione di alcuni film che avevo in programma di guardarmi da tempo. 
L'altra sera è stato il turno di American Sniper, firmato Clint Eastwood, regista che offre sempre prodotti interessanti e visioni non banali. Nello specifico di questo film in questione si tratta di una pellicola biografica volta a omaggiare un eroe americano e, al contempo, a incensare il ruolo dei soldati statunitensi nell'ambito della sacra missione della pace nel mondo ottenuta attraverso guerre e morti ammazzati. All'estero.
Forse, ecco, son partito un po' prevenuto nei confronti di questo film ma la visione ha fondamentalmente confermato questo mio sospetto. Ora, mi spiace per la dipartita del protagonista però, al contempo, non so se il film gli abbia reso effettivamente onore o meno. Da quel che ho percepito io è emerso un ritratto di uomo piuttosto stereotipato che pone dinnanzi a tutto lo spirito patrio e la dedizione nel servire il Paese, in secondo piano affetti e famiglia. Uno che, insomma, non si fa tanto scrupolo a insozzarsi le mani e poi, con le stesse, accarezzare i propri figli. Tant'è che non c'è nemmeno molto spazio, nella pellicola, per altri parenti ad eccezione del fratello, della moglie e dei figli. Amici? Genitori? Cugini? Nessuno...
Per carità, non sto dicendo che non abbia compiuto il suo dovere di militare, dico semplicemente che a tratti è stato rappresentato come uno sorta di rambo a cui ispirarsi, deciso e implacabile più che realmente umano. Salvo poi cedere quando sono i propri cari e amici a mancare. E se consideriamo che sulla coscienza ha 255 persone senza contare le responsabilità in azioni che hanno portato al sacrificio di vari civili pur di stanare il nemico...

domenica 21 maggio 2017

Divagazioni di maggio

Mentre in una galassia lontana lontana procedono i lavori per un nuovo episodio della saga di Star Wars, ho avuto occasione di andare a vedere I Guardiani della Galassia 2. Si parla, praticamente, del mese scorso :-(
Questo vi fa capire come sia leggermente a corto di tempo libero per riuscire a coltivare e a portare avanti hobbies e svaghi vari.
Devo dire che, seppur la trama non brillasse dal punto di vista della coerenza e della solidità, è stata una piacevole visione, mi ha divertito e mi ha affascinato dal punto di vista visivo, con molte scene dal forte impatto. Mi sarebbe piaciuto ritagliarmi del tempo per parlarne qui, ma per forza di causa maggiore mi sa che ormai sono fuori tempo massimo: ho una discreta memoria (per lo meno per questo genere di cose) ma rischierei di proporre qualcosa di miserrimo. Al contempo, ne approfitto per segnalarvi qualche appunto di Nebo che ho trovato particolarmente interessante e profondo.
Sempre in termini di film, ho avuto anche l'occasione di vedermi Punisher War Zone e i primi due episodi si Sense 8, ma con l'internet pazzerella che Cheapnet mi sta regalando in questi giorni ho avuto difficoltà nel continuare l'impresa via netflix. Diciamo che mentre sul film con Ray Stevenson non ho molto da riferire (ma siamo molto vicini al commento che, al tempo, Fantozzi espresse sulla corazzata Potemkin), sulla serie firmata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski credo che ci tornerò. Certo, non appena riuscirò ad avere una connessione stabile, energie mentali a livelli accettabili e un briciolo di tempo libero.
Cose, le ultime due, che oltre a venir maciullate dagli impegni di lavoro e dagli allenamenti, son messe a repentaglio anche da altre dinamiche. Infatti, a breve ritornerò in Senegal, per un'altra trasferta - Now with more vaccines, oserei dire - per cui tornerò a postare sul blog più avanti. Che poi, quando si parla di trasferte lavorative con la gente, tutti quanti sono per il "wow", "fai tante foto", "portati il costume"... difficile trasferire il concetto che vado a lavorare e non in villeggiatura. Per di più in una nazione che, vista la precedente esperienza, vede nella connettività internet uno dei suoi punti di forza.

domenica 23 aprile 2017

The Hateful Eight

Titolo: The Hateful Eight
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2015
Genere: western
Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Channing Tatum, James Parks, Dana Gourrier, Zoe Bell, Gene Jones, Keith Jefferson, Lee Horsley, Craig Stark, Belinda Owino, Bruce Del Castillo

La trama in breve:
La guerra civile è finita da qualche anno; una diligenza corre veloce nel cuore del Wyoming, in direzione della città di Red Rock, dove sono diretti i passeggeri a bordo: il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), noto anche come “The Hangman”, e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), che sta per essere portata al cospetto della giustizia. Durante il viaggio incontrano due sconosciuti: il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), ex Soldato nero dell'Unione, e il rinnegato del Sud, Chris Mannix (Walton Goggins), sedicente nuovo sceriffo di Red Rock. A causa di una tempesta di neve la diligenza è costretta a fermarsi. I quattro cercano rifugio al Haberdashery di Minnie, un Trading Post di montagna, dove al posto del proprietario trovano altri quattro sconosciuti: Joe Gage (Michael Madsen), Sanford Smithers (Bruce Dern), Bob (Demian Bichir) e Oswaldo Mobray (Tim Roth). Mentre la bufera infuria sui monti del Wyoming, i viaggiatori verso Red Rock, che sono diventati otto, scopriranno che potrebbero non riuscire ad arrivare in città. (fonte blastingnews)




Il mio commento:
Dunque, fondamentalmente Tarantino lo apprezzo e i suoi film credo di averli visti praticamente tutti, qualcuno al cinema, qualcuno a casa, questo The Hateful Eight in Senegal. A puntate.
Mi aspettavo fosse un po' più breve e movimentato, trattandosi di un western, invece pare che anche in questo caso siano i dialoghi il vero fulcro attorno a cui vien costruita la storia. Una storia che procede a episodi che si sviluppano in modo sequenziale, con una sola digressione utile e necessaria a capire ciò che viene proposto al pubblico.
Nel complesso non mi è spiaciuto ma non mi ha nemmeno soddisfatto particolarmente. Forse un giudizio migliore lo potrebbe esprimere qualcuno che ci capisce di inquadrature, di fotografie, di tecniche di regia...ma in questo spazio web dobbiamo accontentarci del sottoscritto ^_^
Dicevo, senza nulla togliere alla qualità del girato, l'ho trovato molto più pesante e prolisso del necessario, complice anche il fatto che la maggior parte degli eventi si svolgono dentro un unico edificio. Mi è parso quasi più un esercizio di stile che una produzione pimpante e originale in stile Pulp Fiction o Bastardi senza gloria. Che poi, considerando che di western si tratta, vien subito alla mente Django Unchained dove, perlomeno, c'era un po' più di varietà di situazioni e ambientazioni e, soprattutto, non c'erano stati intoppi come la fuga di notizie relativa alla sceneggiatura e la sua obbligatoria revisione che hanno causato un ritardo nella realizzazione del film.
Mi ha fatto piacere comunque ritrovare volti noti della produzione di Tarantino, come Jackson, Roth e Madsen, attori capaci e che indubbiamente hanno garantito la buona riuscita del progetto. In un certo senso, poi, la visione di quest'ennesima fatica di Quentin mi ha richiamato alla memoria Le Iene (Reservoir Dogs): anche lì tutto si svolgeva in un capannone, con spargimento di sangue e morte e menzogne, scoperte mano a mano che la narrazione procedeva.

giovedì 20 aprile 2017

Sul perchè le cose in Italia van male

Niente verità universali, ve lo dico subito.
Al più qualche vaneggiamento di una mente stanca e un po' obnubilata dal vino bevuto a cena.
Però ci tenevo, questo sì, a cianciare di una situazione - stupida e bassa, lo ammetto - capitatami giusto ieri. Una di quelle occasioni che permettono al singolo individuo di ponderare e imprecare ai danni della società. Niente di grande o particolarmente significativo all'orizzonte, per carità, fatti banali ma che ugualmente danno una misura del perchè, in Italia, tante cose vanno male.
Capita allora che mentre un pover'uomo seduto sul trono - non quello di spade - vaga nei meandri di internet per occupare e, al contempo ottimizzare, il tempo altrimenti sprecato durante certe fisiche faccende, capita che si imbatta in pagine web che palesano tali banner pubblicitari:



Tralasciate la notizia su quel simpaticone di Trump e concentratevi sul banner. Pubblicità che, già di per sé, mi da sui nervi nel web.
Comunque sia - e notiamo tutti che non di cose sconce et oscene si tratta - l'ingenuo me stesso cadde in tentazione e pigiò, per conoscere la verità. Anche perchè, diamine, di tanto in tanto qualche galletta di riso mi è capitato di mangiarla.
Quindi ecco il redirect verso un sito esterno all'Ansa e l'apparizione di immagini in cui si spiega che le bevande gassate fan male, che certi cibi han troppi carboidrati, altri troppi zuccheri...niente di particolarmente eclatante ma, fondamentalmente, bricioline sparse sul terreno e che mi hanno condotto, incautamente, a pigiare su di un ultimo infausto pulsante. Manco ho letto che c'era scritto, tanto era uguale ai precedenti 5-6. 
Approdo quindi sul sito di GAMECRASH. Manco il tempo di capire cosa sia che arriva l'SMS: "Felicitazioni! Sei appena stato inculato! Abbiamo appena attivato un servizio a rinnovo automatico dal modico valore di 6,05 euro a settimana per disattivarlo chiama in Botswana o, più semplicemente, usa la procedura dal sito"
Al che son partite invocazioni al cielo mentre, in una metafisica mappa verso la salvezza eterna, la mia pedina arretrava ignominiosamente.
Tra l'altro non ho potuto fare a meno di notare il colpo di genio dei 5 centesimi. Non 6 euro a settimana, bensì 6.05. Proprio da vigliacchi bastardi.
"Poco male", ho pensato, "vado sul sito e mi disiscrivo"


Solo che, dopo svariati tentativi a distanza di 30 secondi dal precedente, il messaggio sul sito gamecrash non cambia.
Per cui, dopo aver nuovamente invocato gli dei del cielo, senza cedere alla tentazione di chiamare in Mozambico, ho optato per leggere i "termini e condizioni" dove, fatalità, si menziona alla possibilità di scrivere alla mail clienti@digitapp.it
Casella di posta cui ho scritto solo per vedermi rispondere in automatico un testo del genere:
"Gentile cliente, abbiamo preso in carico la sua segnalazione. Se vuole disattivare i nostri servizi, può procedere da questa pagina: gestioneservizio.it e seguire le indicazioni..."
Da qui, in effetti ho potuto disiscrivermi e ricevere la conferma di non vedermi sottrarre 6,05 euro a settimana. 
Con rinnovo automatico dell'abbonamento vita natural durante.
Cioè, ricapitolando: 
a) ero su un sito "autorevole" come l'Ansa
b) ho pigiato su alcuni banner
c) mi è stato attivato un servizio a pagamento sul mio numero telefonico senza esplicita conferma 
d) non lo si poteva disattivare dal sito a cui mi rimandava il gentile fornitore

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