giovedì 28 novembre 2019

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 5)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 5)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 1164


La trama in breve:
La "vittoria" del leone dei Lannister ha lasciato un'interminabile scia di sangue: sepolto l'infame lord Tywin, assassinato dal proprio figlio nano, finita in catene la regina Cersei, seduto il piccolo re Tommen su un trono di lame pronte a ucciderlo, il destino dell'intero continente occidentale è di nuovo in bilico. Sulla remota Barriera di ghiaccio il temerario Jon Snow è costretto a consolidare con le armi il suo rango di lord comandante dei guardiani della notte mentre, al di là del Mare Stretto, Daenerys Targaryen, l'intrepida Regina dei Draghi, continua a difendere il proprio dominio contro orde di nemici antichi e nuovi. In fuga verso le città libere, il parricida Tyrion Lannister potrebbe essere la chiave di volta della restaurazione della mai realmente estinta dinastia del Drago. Tutto questo però potrebbe rivelarsi disperatamente inutile. Perché ora, veramente... l'inverno sta arrivando. (fonte Amazon)


Il mio commento:
Ho recentemente concluso l'ennesimo tomo della saga di George Martin: pensavo di averci impiegato millenni e invece, dai, tutto sommato me la sono cavata in circa 5 mesi. Diciamo che l'autore non si risparmia, si vede che gli piace raccontare e ampliare l'ambientazione da lui creata, approfondendo situazioni e personaggi. E' un ottimo narratore, a mio avviso, non monotono, non banale ma nemmeno leggerissimo e conciso. Come per altro già accennato nei commenti agli altri suoi libri, dal punto di vista dello stile e della capacità, lo considero parecchio valido come autore, bravo nel dosare i colpi di scena e nel mostrare al lettore ciò che è descritto nelle pagine del libro.
Rispetto ai precedenti ho comunque avuto l'impressione di aver fatto più fatica e, in alcuni punti, speravo si spicciasse di più perché, ecco, mi pareva stesse divagando un po' troppo aggiungendo particolari poco influenti e, al contempo, tralasciando parti che magari potevano interessare maggiormente. 
Indubbiamente quando descritto e proposto fa parte di un piano ben orchestrato, per di più, considerando il numero di personaggi, è necessario dare spazio e rilievo alle varie sotto trame, tuttavia resto dell'idea che su alcune faccende si poteva glissare mentre su altre sarebbe stato bello saperne di più (che fine ha fatto Daario? E lady Stoneheart? E Ditocorto? Sam?). 
La narrazione affidata al punto di vista dei singoli personaggi funziona abbastanza bene anche in questo libro ed è anche un buon escamotage per far incontrare a loro insaputa certi personaggi o per lasciarne altri "ai margini" dei giochi. Vedasi il caro buon lord Varys, assente per gran parte del tomo ma che mi spunta giusto nell'epilogo, con un discreto colpo di scena, per incanalare la storia verso mete a lui più congeniali...certo certo, in virtù di un bene superiore...
Non escludo poi un certo condizionamento dovuto alla visione della serie tratta dal ciclo di romanzi, la cui narrazione procede ben oltre quanto narrato in questo quinto volume. Vero è che, rispetto ai precedenti romanzi, qui si notano di più le differenze e gli elementi mancanti dovuti all'eliminazione di certi personaggi e passaggi narrativi. 
Per dire, Tyrion mica è arrivato in due minuti, tutto sereno e pulito, alla corte di Daenerys: tutt'altro! Anzi, manco si son ancora incontrati...e ne ha passate di ogni, povero!
Jon Snow invece si conferma un personaggio tosto, saggio, lungimirante ed esperto, capace di prendere decisioni difficili e in contro-tendenza. Non riesco a sovrapporci l'immagine di Kit Harington, ecco, ma nemmeno lo reputo quel giovincello che invece nel romanzo dovrebbe essere. 
Pure tutto il recupero dei bruti avviene in maniera molto più articolata e complessa, anche a causa delle avverse condizioni meteo dovute all'inverno che ormai incombe.

sabato 16 novembre 2019

Black Mirror: Bandersnatch


Titolo: Black Mirror: Bandersnatch
Anno: 2018
Regia: David Slade
Genere: fantascienza
Cast: Fionn Whitehead, Will Poulter, Craig Parkinson, Asim Chaudhry, Alice Lowe

La trama in breve:
Black Mirror: Bandersnatch, noto anche come Bandersnatch, è un film interattivo pubblicato su Netflix il 28 dicembre 2018, pensato come parte del franchise di Black Mirror. È stato scritto da Charlie Brooker e diretto da David Slade.
In Bandersnatch, è lo spettatore che prende le decisioni per il protagonista, un giovane programmatore interpretato da Fionn Whitehead, che nel 1984 crea un videogioco basato su un romanzo interattivo.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Anni addietro, uscì al cinema un certo film targato James Cameron. Rimase nelle sale mesi, con l'obbiettivo di creare una piccola rivoluzione, ossia riportare in auge (per l'ennesima volta) il 3d e pompare sulla realizzazione di film con poderosi effetti speciali, addirittura sostituendo gli attori reali con loro rappresentazioni virtuali. Alla fine della fiera però, il 3d non è che sia stata poi sta gran rivoluzione e, sinceramente, non mi pare che il mondo abbia abbandonato il 2d...anzi...
Ordunque, Bandersnatch, anche se fosse stato realizzato da Cameron e pompato in modo analogo per proporsi come una nuova via cinematografica non penso avrebbe tenuto banco se non per qualche giorno. A parte che vedere un film interattivo al cinema diventa un bel casino, credo che l'idea di portare lo spettatore ad avere un ruolo "attivo" durante la visione di un film (che, per quanto avvincente sia, risulta un'esperienza passiva) non sarebbe stata metabolizzata da tutti allo stesso modo. Anche a leggere certi commenti su internet, mi ero fatto un'idea differente di questo film, una sorta di esperimento/esperienza tutto sommato sacrificabile.
Però l'ho guardato lo stesso, con i miei tempi certo, e ora sto qui a parlarne.
Per quanto mi riguarda, lo promuovo a pieni voti! Mi è piaciuto assai e vi consiglio di recuperarlo e vedervelo, soprattutto se siete amanti della fantascienza e della serie Black Mirror cui, in qualche modo, si ricollega.



Probabilmente la storia non è così lunga (?) o articolata (?) come magari qualcuno può aspettarsi, magari è un po' cupa e un po' da nerd...ma per come la vedo io, Bandersnatch rappresenta una discreta genialata decisamente interessante e sui generis. 

lunedì 28 ottobre 2019

Undone

Titolo: Undone
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: drammatico

La trama in breve:
Alma Winograd-Diaz (interpretata da Rosa Salazar, vista in Alita: Battle Angel) vive una vita tranquilla fino a quando un incidente quasi fatale le provoca visioni del suo defunto padre, Jacob (che ha le sembianze di Bob Odenkirk, protagonista di Better Call Saul). Attraverso queste persistenti visioni il padre le fa scoprire un’abilità misteriosa che le consente di viaggiare nello spazio e nel tempo con la speranza di evitare la sua morte prematura. Questa situazione mette a dura prova le relazioni di Alma e le persone a lei più vicine cominciano a mettere in discussione il suo equilibrio mentale. (fonte tvserial.it)

Il mio commento:
Probabilmente il nome di questa serie non dirà molto ai più e, a dirla tutta, senza un articolo letto qualche tempo addietro su Il Post credo saremmo rimasti nell'ignoranza pure noi :-)
Realizzata con la tecnica del rotoscope e composta da 8 episodi di breve durata, Undone si è rivelata una bella esperienza visiva e narrativa, articolata e non banale. Non porta sullo schermo una storia lineare bensì lascia allo spettatore seguire il flusso e trarre le proprie conclusione, etichettando il viaggio e la storia di Alma come demenza o schizofrenia oppure come un'effettiva dimostrazione di potere arcano che le consente di viaggiare nello spazio-tempo. Un desiderio, più che un reale potere acquisito, che ciascuno di noi sotto sotto sperimenta: avere una seconda occasione, poter annullare un evento, poter scoprire particolari e risvolti su chi non è più con noi...sono tutte spinte umane e comprensibilissime. E che diventano ancor più toccanti quando si configurano come il salvagente a cui aggrapparsi in un presente che non va esattamente nella direzione che vorremmo. Anche per colpa nostra, come dimostra la stessa Alma con il suo comportamento sfrontato e provocatorio, decisamente fuori dagli schemi. 



Quello interpretato da Rosa Salazar è un personaggio imperfetto, fragile, dannatamente umano, con cui si familiarizza subito, prendendolo in simpatia. Magari non riusciremo a comprenderla fino in fondo, magari un po' la detesteremo, però di certo non resteremo indifferenti al suo agire, al suo tentare di trovare risposte e un senso a ciò che le è accaduto e le sta accadendo. 
Attorno a lei, al suo vagare tra presente e altri tempi - viaggio reale o immaginario a seconda di come vogliamo inquadrare la situazione - si muovono altri personaggi, pochi in realtà, ma in numero sufficiente a proporci altri punti di vista e spunti su come inquadrare la storia proposta. Attraverso la sorella Becca, la madre Camila e il fidanzato Sam lo spettatore resta ancorato alla realtà e ha modo di sperimentare le difficoltà di chi vive accanto a una persona "disturbata", una mina vagante completamente presa dalla propria "missione" che non considera i danni collaterali che può arrecare alla vita dei suoi cari. Analogamente a loro, anche lo spettatore finirà per porsi domande su "come avrebbe affrontato la situazione", su quanta fiducia avrebbe concesso o su quanta pazienza e forza avrebbe saputo generare se capitasse a lui di gestire una persona come Alma.

domenica 20 ottobre 2019

Stranger Things 3

Titolo: Stranger Things - stagione 3
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
E’ il 1985 a Hawkins. Sono passati ben due anni dalla misteriosa serie di eventi che sconvolsero la tranquilla cittadina nel novembre del 1983 (stagione 1) e che, come tutti sappiamo, portò alla temporanea scomparsa di Will ( Noah Schnapp) e all’arriva di un bizzarra ragazzina dai poteri telecinetici, soprannominata “Undici” (Millie Bobby Brown) . Come se ciò non fosse già sufficiente, un temibile mostro carnivoro, battezzato dagli stessi ragazzi come “Demogorgone”, in onore del loro onnipresente gioco Dungeons&Dragons, minaccia la sicurezza di tutta la cittadina.  Nonostante i poteri di Undici lo avessero sconfitto sia nella prima stagione, che nella seconda, la sua oscura e famelica presenza torna a tormentare il destino di Hawkins. Infatti una segretissima serie di esperimenti sovietici, condotti nel sottosuolo del nuovo e moderno centro commerciale di Hawkins, lo “Starcourt”, sta infatti provando a riaprire quella porta dimensionale che Undici e la sua squadra avevano chiuso nelle stagioni precedenti per intrappolare il “ Mind Flayer” . L’apertura del varco ha infatti permesso alla creatura di riprendersi dal pesante colpo inflittogli precedentemente, nascosta ora nell’ombra di un’acciaieria abbandonata è in cerca di nutrimento e i suoi bocconcini prediletti sono niente meno che gli abitanti stessi della piccola Hawkins. (fonte ecodelcinema)

Il mio commento (attenzione spoiler!!!):
Seppur con i miei tempi, son riuscito a recuperare e a vedere la terza stagione di Stranger Things. Decisamente incalzante e appassionante, anche questa carrellata di episodi propone una buona esperienza visiva e tiene lo spettatore incollato allo schermo. Consensi mi par di aver capito che ne ha ottenuti parecchi, anche in termini di numeri di visualizzazioni, e nel complesso pure io mi ritengo relativamente soddisfatto della visione anche se, ovviamente, nulla viene risolto in maniera definitiva e si rimanda a una futura quarta stagione. 
Già perché se da un lato ci sono misteri e situazioni che vengono risolte, dall'altro ci sono aspetti che volutamente restano in sospeso o quanto meno da chiarire. Dopotutto, la serie gioca molto sul discorso del "cambiamento" e della crescita, di pari passo a quella fisica e non che stanno sperimentando i piccoli protagonisti della serie e che permette agli sceneggiatori di creare simpatie e contrasti oppure di introdurre anche tematiche varie (rapporto genitori-figli, prime cotte, sessualità...)
Tutto viene vissuto un po' in velocità, per carità, ma tutto sommato in modo abbastanza efficace -considerando che si tratta di vicissitudini in cui gli adulti si ritrovano piuttosto facilmente, avendo già vissuto l'adolescenza - e senza togliere troppo tempo allo sviluppo degli eventi, quanto meno dalla terza puntata in avanti. 
L'intenzione di spiegare o chiarire tutto non c'è, ed è palese: in effetti, sarebbero da chiarire un po' di "cosucce" viste anche in questa stagione e che, tra l'emotività e la concitazione del momento, restano irrisolti o non spiegati oppure vengono risolti con tempestività disarmante. 

sabato 28 settembre 2019

The Boys

Titolo: The Boys - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: supereroi

La trama in breve:
I supereroi che vivono nel mondo moderno, fra social network e grandi società, sono seguiti da una multinazionale che ne gestisce immagine, merchandising, apparizioni e collocazioni nei vari stati del nord-america. Ma i "super" non sono sempre quello che sembrano: hanno vizi, più o meno accettabili dall'opinione pubblica, e commettono errori. La Vought-American si occupa di nascondere al mondo i difetti dei loro assistiti e di gestire le loro eroiche azioni, arrivando anche ad organizzare finti crimini, affinché aumentino la loro popolarità. In base al gradimento del pubblico, ai Super vengono dati incarichi più o meno importanti, diventano star del cinema e testimonial commerciali di prodotti che sponsorizzano la Vought-American.
Il gruppo di Super più famoso sono i Sette, capitanati dal Patriota, il perfetto eroe americano. Con la dipartita di Jack da Giove, viene inserita nel gruppo la giovane eroina Starlight, molto amata dal pubblico perché incarna lo stereotipo della brava ragazza del sud. Ma subito i colleghi si rivelano cinici e tutt'altro che eroici come pensava.
Il giovane Hugie è insieme alla sua ragazza quando A-Train la travolge in piena corsa, disintegrandola. Il Super si scusa spaventato e scappa. Questo fatto e la richiesta di Hugie di avere giustizia, fanno sì che venga avvicinato da Billy Butcher che vuole riformare la squadra di ex-agenti incaricati di punire i Super per i loro crimini: i "Boys".   (fonte wikipedia)




Il mio commento:
In un periodo così florido per i supereroi, considerando il mercato cinematografico e tutto il successo riscosso dalla Marvel, senza scordare le varie serie che vengono proposte in tv, The Boys rappresenta un po' quell'eccezione, quella variante sul tema, che riesce a catturare e convincere anche lo spettatore a cui, magari, i supereroi in calzamaglia non vanno troppo a genio. 
L'atmosfera non è per niente quella scanzonata a cui recentemente ci ha abituato il MCU (Marvel Cinematic Universe), bensì siamo di fronte a vicende più terrene e credibili, più crude. Che le azioni e i comportamenti dei supereroi potessero avere ricadute anche tragiche sui comuni cittadini non è una novità, in fondo pure le vicende dei film d'animazione "Gli Incredibili" partivano dal medesimo spunto. Qui però si va oltre, creando contrasti e giocando con personaggi dai risvolti a tratti inquietanti.
Non ci sono, propriamente, buoni o cattivi, soprattutto se si considera che i super sono manovrati e hanno dei lato oscuri/fragili come tutte le persone comuni: sono capaci di azioni incredibili ma non sono eroi nel vero senso della parola, ecco, seppure questa è la forma con cui vengono proposti alle masse.
Al contempo nemmeno i "boys" che si organizzano per fargliela pagare per nefandezze e colpe di cui si macchiano i super senza subire conseguenze alcuna, sono propriamente dei santi. Anzi. La serie si muove tutta su una zona d'ombra tanto ampia quanto lo è, per il pubblico, la grandezza dei sette, i migliori "prodotti" della Vought-American.
Il punto forte della serie è costituito quindi da una storia che fa pian piano emergere il marciume e i lati bui di personaggi che invece dovrebbero rappresentare quanto di meglio la società può aspirare di essere, in un certo senso si ripete il medesimo gioco del gossip che scava nella vita dei vip per togliere loro quell'aura di perfezione e intoccabilità che magari sembrano avere.

domenica 8 settembre 2019

Parliamo di Tang Lang Quan

Ne approfitto questa volta per proporvi un video dedicato alle arti marziali, nello specifico si tratta di un video realizzato in Cina, presso il monastero Hua Yan a Laoshan, dal maestro Angelo D'Aria e dal maestro Federico Andrenacci:


Probabilmente non tutti conoscono il Tang Lang Quan (螳螂拳 - Boxe della mantide religiosa), tuttavia credo che questo video possa risultare interessante e affascinante sia per quanti sono appassionati di Oriente, sia per i praticanti di arti marziali sia per quanti, complice il periodo, magari si stanno guardando attorno alla ricerca di sport, discipline, attività da praticare nel tempo libero e che, mossi dalla curiosità, potrebbero voler concedere una possibilità anche al Tang Lang Quan. 
Non ho mai ben compreso fino in fondo il motivo ma, spesso, le arti marziali vengono praticamente ignorate da chi è alla ricerca, appunto, di qualche attività da praticare: vuoi per poca conoscenza delle stesse, vuoi perché si pensa a queste discipline come a qualcosa esclusivamente per giovanissimi, vuoi per pigrizia, vuoi perché si immaginano allenamenti in stile "Matrix".... invece, rappresentano una proposta molto valida e interessante per tutte le età e alla portata di molti, con innegabili benefici per il proprio benessere psico-fisico.
Se poi si considera che sul territorio nazionale sono molte le scuole che propongono corsi di arti marziali di varia natura - karate, jiu jistu, aikido, wing chun, shaolin ... - perché non provare quanto meno ad informarsi o assistere a qualche lezione? ^_^
Tra queste, probabilmente, quelle che propongono uno degli stili di Tang Lang Quan (Qi Xing Tang Lang Quan, Mei Hua Tang Lang Quan, Liu He Tang Lang Quan...) sono un po' meno diffuse e note tuttavia non meno valide o ricche in termini di proposte e di materiale con cui confrontarsi per una crescita sia dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista culturale, mentale e spirituale.
Pertanto, colgo l'occasione con questo post, per segnalare le scuole distribuite sul territorio italiano che fanno riferimento al maestro Angelo D'Aria e che, se interessati, potete provare a contattare: link
In particolare, su territorio padovano, segnalo l'associazione sportiva dilettantistica Kyu Shin Ryu che propone corsi di Qi Xing Tang Lang Quan presso Camposampiero (PD)

domenica 25 agosto 2019

American Gods

Titolo: American Gods - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Shadow Moon viene rilasciato di prigione, dopo aver scontato una condanna di tre anni per una rapina in un casinò, con alcuni giorni di anticipo a causa dell'improvvisa morte dell'amatissima moglie Laura, venuta a mancare in un incidente d'auto.
Sul volo verso casa continua ad avere delle strane e inspiegabili visioni, già avute durante gli ultimi giorni di detenzione. Shadow si ritrova seduto accanto a un misterioso uomo di mezza età che si presenta come Mr. Wednesday, il quale si dimostra fin troppo informato sulle sue vicissitudini passate e presenti.
L'enigmatico Mr. Wednesday gli propone di lavorare per lui come guardia del corpo in cambio di un lauto compenso e, dopo una serie di eventi, Shadow accetta: questa collaborazione, tuttavia, lo porterà a rivalutare tutto ciò in cui credeva (o meglio, non credeva), trasportandolo in un mondo in cui miti, leggende e dèi sono più reali della realtà stessa.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non ho letto il libro di Neil Gainman da cui la serie è tratta, per cui non saprei ben dire se ne rispetta la storia, ma devo ammettere che questa prima stagione di American Gods mi è piaciuta assai. Non rappresenta una visione semplice, anche perché ci si impiega un po' prima di prendere il ritmo e raccapezzarsi nell'ambientazione proposta, tuttavia vale di sicuro la pena quanto meno darci una possibilità. Certo, purché ci sia una certa propensione per il fantastico e la mitologia a 360 gradi. A livello teologico-religioso, poi, si potrebbero aprire numerosi dibattiti vista la presenza di divinità legate a culture differenti e che, nella serie, risultano personificate da esseri in carne ed ossa con le loro vicissitudini. Tra l'altro compare pure Gesù, anche se sarebbe più giusto parlarne al plurale, perché ogni etnia se lo immagina con i propri lineamenti.
Le divinità rappresentate per altro sembrano essere loro stesse alla ricerca di un posto nel mondo e di persone che ancora si ricordino di loro e le venerino, troppo distratte da dinamiche materiali e contemporanee. Tuttavia, le divinità sembrano ancora esistere e calcare il suolo terrestre, alcune conservando il proprio ruolo e la propria identità, altre adattandosi o cedendo al presente. 
Tralasciando un po' le questioni di fede e di credo, la serie porta in scena una sorta di pellegrinaggio che Shadow Moon compie assieme all'enigmatico Mr. Wednesday, un viaggio alla stregua di quello che potrebbe esser stato quello di Dante in compagnia di Virgilio, per arrivare a conoscere e incontrare divinità vecchie e nuove che bazzicano per gli USA. Shadow è un uomo che ne ha passate di ogni, finito in galera per un tentativo di truffa/rapina andato a male, con una moglie che lo tradiva e morta in un incidente d'auto dai dettagli imbarazzanti: diciamo che non rappresenta il prototipo di uomo devoto né di persona candidata al premio di "miglior homo sapiens sapiens del globo". Tuttavia, se lui, scettico e poco incline al sovrannaturale, può mettersi in gioco e iniziare a credere, allora probabilmente il medesimo effetto lo si può ottenere su un pubblico più vasto...almeno credo sia questo uno dei motivi dietro al suo coinvolgimento nel piano di Mr. Wednesday...   
All'inizio di ogni episodio, la serie dedica qualche minuto alla narrazione di episodi nei quali ci viene mostrato come le varie divinità sono approdate nel nuovo continente, fondamentalmente chiamate o trascinate lì dai propri fedeli. Ad esempio, Mr. Nancy (alias il dio-ragno ghanese Anansi) trasportato su di una nave coinvolta nella tratta di schiavi, Bilquis (dea africana dell'amore e regina di Saba) a bordo di un aereo dopo esser fuggita a situazioni di instabilità politica e sociale oppure Odino, richiamato dai sacrifici di sangue perpetrati da alcuni vichinghi bloccati su territorio americano. Al leprecauno Mad Sweeney invece verrà dedicata una puntata intera, creando un parallelo tra la storia presente e il passato oltre a fornire allo spettatore qualche dettaglio in più su come si siano verificati alcuni eventi descritti nei primi episodi della stagione.




Comunque sia, stavo dicendo, una volta giunte su suolo americano le divinità hanno poi proseguito la loro vita mescolandosi alla gente, alcuni trovando l'occasione per ottenere una certa posizione (vedasi il dio Vulcano e il campo delle armi, che per altro offre l'occasione per una critica alla detenzione di armi) oppure ritrovandosi ancorati ad una vita infelice, come lascia trapelare il jinn-tassista quando si confida con il mite Salim. 
Accanto a loro compaiono poi nuove divinità, originatesi in tempi moderni, entità legate alla tecnologia o ai nuovi media e che cercano di soppiantare definitivamente quelle vecchie. I momenti dedicate a queste nuove divinità non sono molti, in compenso sono molto ad effetto.

domenica 11 agosto 2019

La torre nera

Titolo: La torre nera  (The Dark Tower)
Regia: Nikolaj Arcel
Anno: 2017
Genere: fantasy
Cast: Idris Elba, Katheryn Winnick, Matthew McConaughey, Claudia Kim, Jackie Earle Haley

La trama in breve:
Jake è un ragazzo della New York di oggi tormentato da sinistri sogni, in cui vede un malvagio uomo in nero, un eroico pistolero e una torre nera sotto attacco. Gli incubi gli ispirano numerosi disegni, ma a dare loro concretezza è la coincidenza tra gli attacchi alla torre e i terremoti che si verificano a New York. Dopo un ennesimo problema di condotta a scuola, il padre adottivo cerca di mandare Jake in una clinica, che lui sa però essere una trappola. Così scappa seguendo gli indizi dei propri disegni, che lo spingeranno in un altro mondo e in una incredibile avventura. (fonte trovacinema.repubblica.it)

Il mio commento:
Trasporre un libro su grande schermo o comunque in televisione, non è mai un atto semplice. A volte la durata di un film non basta, a volte, anche per libretti brevi (vedi Lo Hobbit di Tolkien) se ne ricava pure una trilogia oppure si valuta la realizzazione di una serie.
Nel caso di questo film, di ben 95 minuti, stiamo parlando un ciclo di romanzi di genere fantasy che Stephen King sta scrivendo dal 1982 e tipicamente non si tratta di opere con lo spessore di un depliant.
Tempo addietro avevo pure letto due cicli di fumetti proposti in Italia da PaniniComics e ne ero rimasto affascinato, sebbene non fossi molto soddisfatto dal rapporto prezzo-pagine. Per carità, niente da eccepire a livello visivo o in termini di fascino per la storia proposta, però erano davvero molto brevi e sintetici.




Fatto sta che quando ho intravisto questo film tra quelli disponibili su Netflix, memore della buona impressione del fumetto e del riferimento all'opera di King, ho deciso di dargli una possibilità.
A mio avviso, pure col poco tempo a disposizione, potevano ricavarne qualcosa di dignitoso e di utile per partire con un ciclo di film. Invece l'ho trovato molto inconcludente, una bozza di film se vogliamo dire, non così definito nemmeno nell'ambientazione proposta. 
I protagonisti fanno quel che possono con il tempo a disposizione, cercando tutto sommato di confezionare dei personaggi iconici  - il cavaliere rassegnato e vacillante che saprà portare a termine la propria missione, il signore del male con poteri sovrannaturali viscido ma sofisticato - per arrivare a un epilogo che chiude la vicenda narrata ma in modo a dir poco discutibile e un po' troppo semplicistico.

domenica 14 luglio 2019

Bohemian Rhapsody

Titolo: Bohemian Rhapsody
Regia: Bryan Singer
Anno: 2018
Genere: biografico
Cast: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen, Tom Hollander, Allen Leech, Aaron McCusker, Mike Myers


La trama in breve:
I Queen e il loro frontman Freddie Mercury: la loro unicità di stile, la scalata sulle vette della musica mondiale fino all'iconico concerto Live Aid 1985, una delle più grandi performance della storia. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ormai è trascorso più di un mese da quando ho visto questo film, meritatamente premiato agli Oscar, e mi sembrava giusto parlarne prima di dimenticarmene. 
Anche perché, a dirla tutta, mi ha emozionato e pure un po' commosso.
Probabilmente non propone una ricostruzione precisa precisa di quella che è stata tutta l'esperienza musicale dei Queen - qualcosa di sicuro è stato tralasciato, qualcos'altro alterato -, ma nel complesso regala allo spettatore un'esperienza visiva, sonora ed emotiva degna di nota. A mio avviso il film è un po' troppo sbilanciato sulla figura di Farrokh Bulsara / Freddie Mercury: ok, ok, lo so che il frontman dei Queen è stato molto importante sia per la storia della band che per quella della musica mondiale in generale, è un'icona pop mica da poco, tuttavia nel film gli altri membri della band sono abbastanza appiattiti e resi secondari. 
Mi è sembrato quindi di assistere più alla celebrazione di un solo membro della band, ecco. Un po' come avviene anche in una scena del film quando, durante una conferenza stampa, i giornalisti si focalizzano più sulla vita e sulla sessualità di Freddie che sulla musica, sulla band e via dicendo. 
Nel complesso, non vorrei essere frainteso, rimane un gran film che, come dicevo, forte di una colonna sonora strepitosa, cattura e assorbe completamente lo spettatore, portandolo ora in turnèe con la band, ora in sala di registrazione, ora nel privato delle loro vite. Non rammentavo, ad esser sinceri, che i Queen si fossero pure sciolti - anche se forse potrei aver mal interpretato io la parte di film in cui Freddie si occupa della produzione di un proprio album solista - ma considerando le circa due ore di film credo non fosse nemmeno semplice capire cosa e tagliare e cosa enfatizzare. Eccetto il frontman del gruppo, ovviamente, e la sua vita. Non amo particolarmente Bryan Singer, soprattutto a causa dei ripetuti scempi che ha compiuto sugli X-Men, ma credo sia riuscito a confezionare un buon film, sostenuto anche da un valido cast e un'ottima colonna sonora. Ottima, ma non c'è bisogno di dirlo, la performance di Rami Malek, che probabilmente ha trovato il ruolo della vita, capace di aprirgli ora moltissime porte nel variegato panorama cinematografico.



venerdì 28 giugno 2019

Il trono di spade - Game of thrones - Season 8

Titolo: Il trono di spade - Game of thrones - Season 8
Episodi: 6
Anno: 2019
Genere: fantasy

Il mio commento  (spoiler alert):
Come al solito arrivo un po' in ritardo ma finalmente, assieme a Silvia, abbiamo concluso la visione di questa tanto attesa stagione finale di Game of Thrones. 
Inutile dire che l'aspettativa era assai alta e il fatto di notare un numero piuttosto esiguo di puntate ci lasciava un po' perplessi.
Ora, non credo che ci sia stato nessun cecchino o killer prezzolato a costringere nessuno a fissare a sei le puntate della stagione per cui, a posteriori, mi domando se a guidare la narrazione ci fosse effettivamente una sceneggiatura oppure solo un canovaccio proposto da Martin.
Per carità, chiudere una serie come GoT non era impresa da poco, ma di opzioni ce ne potevano essere molte, idem ci potevano stare tempi narrativi diversi e scelte registiche differenti.
Infatti, è dalla prima cavolo di stagione che sappiamo esserci i non morti, il vero nemico. Dalla prima stagione, per cui almeno 8 anni fa. Da allora marciano verso sud, lenti, inesorabili, lasciando presagire uno scontro epico, qualcosa di definitivo, devastante e sovrannaturale. Pian piano scopriamo che non sono creature che vagano a caso ma sono guidate da entità senzienti o comunque consapevoli. Su tutti si staglia il Re della Notte, il negromante che li anima, quello stesso essere che si è impadronito di un drago di Daenerys e che ha fatto breccia nella Barriera e che tanto detesta gli umani, le creature per combattere i quali (se non erro) è stato creato dai figli della foresta. Almeno, stando a quel poco di passato antico che ci hanno mostrato le visioni di Brandon Stark, alias il corvo dai tre occhi.
E finalmente, dopo anni, si arriva allo scontro, la famigerata terza puntata di questa stagione, tutta concentrata sulla battaglia dei vivi contro i morti. Aspettative a mille, desiderio di trovare risposte, spiegazioni, di capire chi effettivamente è il Re della Notte, chi sono i suoi luogotenenti (figli di Craster?), come mai in millenni di storia hanno atteso proprio ora per scendere a sud (cosa sapevano? E, se sapevano, come facevano a sapere?), cosa vuole da Brandon Stark, perché e come è riuscito a stabilire un legame "astrale / mistico" con lo stesso Bran...tante domande...senza contare tutte le speculazioni che son rimbalzate in rete (ad esempio che Bran e il Re della Notte, in realtà, sono la stessa persona)
Invece...
...la battaglia definitiva si traduce in un caos visivo buio e incomprensibile, in cui non si capisce chi colpisce chi o perché alcune fazioni vengano trucidate in un nano secondo (i dothraki) mentre altri, pur essendo in prima linea, pur venendo travolti da migliaia di esseri urlanti e assatanati, se ne escano incolumi. Magari un po' scossi, ma comunque vitali. Tranne qualcuno, ovviamente, come il povero Jorah "friend zone" Mormoth o Beric "ho finito le vite" Dondarrion. Ecco, la sua dipartita mi ha dato un po' da pensare sulla provvidenza e sul destino, almeno per come può intenderli l'autore della storia.
Ma, al di là di ciò, tornando alle dissertazioni sulla battaglia finale, le semplificazioni di prima sono il meno se consideriamo che il Re della Notte muore in modo improvviso, ignobile e assurdo. Forse era troppo tronfio, come il fu Oberyn ma...come cavolo ha fatto Arya ad arrivargli addosso? Che caspita di salto ha fatto? Possibile che nessuno della guardia del cattivone si sia accorto di lei? E possibile che lui non reagisca in modo più dignitoso? 




E tutto questo senza considerare che se Bran davvero può vedere il futuro allora, caspita, preparategli una trappola, un'imboscata, dei cecchini con frecce di ossidiana...invece no, se ne sta lì, bello buono, perso a contemplare il campo di battaglia attraverso gli occhi dei corvi prima di rinsavire e mandare a morire il povero Theon. Cosa cavolo sperava di fare poi?
O cosa cavolo speravano di fare i soldati mandati a morire da Jon, a combattere di notte contro i non morti? 
Comunque sia, di punto in bianco, puff, tutto finisce. Il cattivone è a terra, morto definitivamente, e tutto l'esercito di non morti si affloscia lasciando cadaveri in putrefazione ovunque, un territorio devastato e molti ma molti punti di domanda in sospeso. Ma scherziamo? 

domenica 23 giugno 2019

La città dei libri sognanti

Titolo: La città dei libri sognanti
Autore: Walter Moers
Editore: Salani
Genere: fantasy
Pagine: 509


La trama in breve:
L'ammonimento di Ildefonso de' Sventramitis la dice lunga su questo nuovo romanzo ambientato a Zamonia. Il famoso dinosauro poeta, ancora giovane, modesto (più o meno) e simpatico, ci conduce in un viaggio alla volta di Librandia, per risolvere il mistero del manoscritto perfetto lasciatogli in eredità  dal suo padrino. La leggendaria città  sembra un'immensa libreria antiquaria, ma in realtà è piena zeppa di pericoli, mostri feroci e libri dotati di vita propria.

Il mio commento:
Di Walter Moers, a suo tempo, avevo letto Le tredici vite e mezzo del Capitan Orso Blu, libro che per altro si è prestato a fagiolo per il tableau del matrimonio. 
Dicevo, già in quel romanzo aveva dato sfoggio di grande creatività e capacità letteraria. Qui, a mio avviso, va anche oltre, con un testo tutt'altro che banale o adatto (come riportato su siti come IBS) a bambini. E' un libro complesso e sfaccettato, avventuroso e intrigante ma anche sofisticato se vogliamo per il suo giocare con la letteratura e con l'oscuro potenziale dei libri.
Le illustrazioni disseminate qua e là potrebbero infatti trarre in inganno e magari far sembrare questo romanzo più fanciullesco e sbarazzino di quel che invece è. Vi sono invece intrighi, macchinazioni, trappole e inganni, ma anche rivelazioni drammatiche e creature fantastiche che letteralmente vivono di libri e letteratura.
Ovviamente i personaggi sono quelli fantasiosi di Zamonia, antropomorfi ma di fatto ibridi di creature animalesche: per esempio Ildefonso è una specie di sauro, ma troveremo anche dei "ciclopi" denominati librovori oppure creature interamente composte di carta.
Lo sviluppo della storia procede in modo solido e ben ponderato, con colpi di scena inattesi, fughe rocambolesche ma anche dissertazioni sulla letteratura e sulla ricerca dell' "unza", che è una sorta di "livello super sayan degli scrittori", grazie al quale possono scrivere pagine immortali, pervase di appassionata intensità.
Nel consumare le pagine del romanzo, suddiviso in capitoletti di lunghezza diseguale, il lettore seguirà le vicende di Ildefonso dal suo arrivo a Librandia fino alla prigionia nei suoi sotterranei per approdare alla roboante conclusione, in un finale che però lascia un po' l'amaro in bocca in quanto non si tratta di un vero e proprio lieto fine. Non voglio spoilerare ma anche in questo sta il valore dell'opera, ossia nel fatto di non essere commerciale o scontata e al contempo di essere attenta alla propria coerenza e alla dignità dei propri personaggi. 
Lo stile della scrittura pure si assesta su ottimi livelli, mai banale e sempre un po' poetico, in linea con la scelta di affidare la narrazione ad uno scrittore zamonico come Ildefonso de' Sventramitis, per altro protagonista degli eventi narrati. D'altronde, chi meglio di uno scrittore può esser protagonista in una città in cui i libri possono nascondere trappole, possono stregare oppure muoversi e comportarsi come creature viventi? Apprezzato poi il gioco-critica, nel libro, verso l'editoria di massa e la scrittura autentica, rappresentata un po' dalle macchinazioni dello squalombrico Phistomephel Smeik. E di pari misura apprezzata la figura di Omunculosso, ossia il Re delle Ombre, una sorta di Frankenstein creato dal suddetto squalombrico per punirlo di aver realizzato il manoscritto perfetto, capace di frantumare il fiorente mercato dei libri con cui viene controllata la città di Librandia. 
Tutte affermazioni che, mi rendo conto, possono sembrare poco chiare o forse folli ma che nell'esperienza proposta da quest'opera di Moers diventeranno familiari al lettore il quale non potrà evitare di farsi coinvolgere dall'ambientazione proposta e della storia narrata.
Consiglio assai la lettura di questo libro, soprattutto a chi ha un debole per il fantasy e per la letteratura: non a caso infatti Moers viene accostato ai grandi nomi della letteratura, proprio per il suo stile ricco di contaminazioni e di trovate fantasiose, mai banale o pesante, ma capace di conquistare il lettore.

sabato 22 giugno 2019

Glass

Titolo: Glass
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2019
Genere: thriller, azione, supereroi
Cast: James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Luke Kirby, Charlayne Woodard, Rob Yang


La trama in breve:
Glass è il crossover/sequel di Unbreakable - il predestinato e Split.
Quindici anni dopo lo scontro con lo spietato "uomo di vetro" alias Elijah Price (Samuel L. Jackson), David Dunn (Bruce Willis) guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), dominato dalla feroce "Bestia" che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava.
Dopo questi eventi, raccontati in Split, ritroviamo un Dunn che mette a frutto i suoi poteri come vigilante, aiutato dal figlio ormai adulto, e si trova ormai sulle tracce di Crumb, nel frattempo pronto a sacrificare alla Bestia altre ragazze prese in ostaggio.
Lo scontro a due si avvicina, pronto a diventare un duello definitivo a tre quando Crumb e Dunn verranno rinchiusi nello stesso Istituto psichiatrico in cui si trova Price.  (fonte comingsoon)


Il mio commento:
A suo tempo Unbreakable mi era piaciuto e ne conservavo un discreto ricordo mentre Split non l'ho visto. Me l'ero segnato come film di potenziale interesse, vista la presenza di un attore come James McAvoy che so essere piuttosto capace e un personaggio con personalità multiple.
Ordunque, in aereo, ritornando dal Canada, ho visto che tra i film selezionabili c'era pure questo. Sospettavo che il crossover tra i Unbreakable e Split fosse più una trovata dell'ultimo minuto più che un reale progetto ponderato da Shyamalan, ma pensavo il risultato fosse comunque accettabile. Insomma, avevo delle aspettative e devo dire che ne son rimasto abbastanza perplesso. Non è tanto un sentimento di delusione quello che mi ha suscitato ma un senso di inconsistenza e di potenziale sprecato.
Bruce Willis regala una performance insipida, sotto tono, ma comunque nel complesso del film regnano superficialità e semplificazioni che sfiorano il ridicolo. Per fortuna c'è "L'Orda" che anima un po' il tutto, con un continuo cambiamento di personalità e con una "Bestia" che fa crescere l'aspettativa per l'evoluzione della storia o per un finale tragico....anche se di solito con Shyamalan alla fine c'è sempre un minimo di ribaltamento di quanto visto.
Tuttavia già la gestione della reclusione di tre criminali potenzialmente superumani in un istituto psichiatrico gestito da personale ignaro e part-time fa presagire che tutta la storia sia piuttosto campata per aria, a parte per la scelta dei colori con cui evidenziare i personaggi. 
Per non parlare del piano macchiavellico di Elijah Price, mr Glass, che anziché pensare a svignarsela (e ci son tutti gli elementi per riuscirci) crea la perfetta situazione per un suicidio a tre. Complimenti davvero, applausi e standing ovation.


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