domenica 21 maggio 2017

Divagazioni di maggio

Mentre in una galassia lontana lontana procedono i lavori per un nuovo episodio della saga di Star Wars, ho avuto occasione di andare a vedere I Guardiani della Galassia 2. Si parla, praticamente, del mese scorso :-(
Questo vi fa capire come sia leggermente a corto di tempo libero per riuscire a coltivare e a portare avanti hobbies e svaghi vari.
Devo dire che, seppur la trama non brillasse dal punto di vista della coerenza e della solidità, è stata una piacevole visione, mi ha divertito e mi ha affascinato dal punto di vista visivo, con molte scene dal forte impatto. Mi sarebbe piaciuto ritagliarmi del tempo per parlarne qui, ma per forza di causa maggiore mi sa che ormai sono fuori tempo massimo: ho una discreta memoria (per lo meno per questo genere di cose) ma rischierei di proporre qualcosa di miserrimo. Al contempo, ne approfitto per segnalarvi qualche appunto di Nebo che ho trovato particolarmente interessante e profondo.
Sempre in termini di film, ho avuto anche l'occasione di vedermi Punisher War Zone e i primi due episodi si Sense 8, ma con l'internet pazzerella che Cheapnet mi sta regalando in questi giorni ho avuto difficoltà nel continuare l'impresa via netflix. Diciamo che mentre sul film con Ray Stevenson non ho molto da riferire (ma siamo molto vicini al commento che, al tempo, Fantozzi espresse sulla corazzata Potemkin), sulla serie firmata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski credo che ci tornerò. Certo, non appena riuscirò ad avere una connessione stabile, energie mentali a livelli accettabili e un briciolo di tempo libero.
Cose, le ultime due, che oltre a venir maciullate dagli impegni di lavoro e dagli allenamenti, son messe a repentaglio anche da altre dinamiche. Infatti, a breve ritornerò in Senegal, per un'altra trasferta - Now with more vaccines, oserei dire - per cui tornerò a postare sul blog più avanti. Che poi, quando si parla di trasferte lavorative con la gente, tutti quanti sono per il "wow", "fai tante foto", "portati il costume"... difficile trasferire il concetto che vado a lavorare e non in villeggiatura. Per di più in una nazione che, vista la precedente esperienza, vede nella connettività internet uno dei suoi punti di forza.

domenica 23 aprile 2017

The Hateful Eight

Titolo: The Hateful Eight
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2015
Genere: western
Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Channing Tatum, James Parks, Dana Gourrier, Zoe Bell, Gene Jones, Keith Jefferson, Lee Horsley, Craig Stark, Belinda Owino, Bruce Del Castillo

La trama in breve:
La guerra civile è finita da qualche anno; una diligenza corre veloce nel cuore del Wyoming, in direzione della città di Red Rock, dove sono diretti i passeggeri a bordo: il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), noto anche come “The Hangman”, e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), che sta per essere portata al cospetto della giustizia. Durante il viaggio incontrano due sconosciuti: il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), ex Soldato nero dell'Unione, e il rinnegato del Sud, Chris Mannix (Walton Goggins), sedicente nuovo sceriffo di Red Rock. A causa di una tempesta di neve la diligenza è costretta a fermarsi. I quattro cercano rifugio al Haberdashery di Minnie, un Trading Post di montagna, dove al posto del proprietario trovano altri quattro sconosciuti: Joe Gage (Michael Madsen), Sanford Smithers (Bruce Dern), Bob (Demian Bichir) e Oswaldo Mobray (Tim Roth). Mentre la bufera infuria sui monti del Wyoming, i viaggiatori verso Red Rock, che sono diventati otto, scopriranno che potrebbero non riuscire ad arrivare in città. (fonte blastingnews)




Il mio commento:
Dunque, fondamentalmente Tarantino lo apprezzo e i suoi film credo di averli visti praticamente tutti, qualcuno al cinema, qualcuno a casa, questo The Hateful Eight in Senegal. A puntate.
Mi aspettavo fosse un po' più breve e movimentato, trattandosi di un western, invece pare che anche in questo caso siano i dialoghi il vero fulcro attorno a cui vien costruita la storia. Una storia che procede a episodi che si sviluppano in modo sequenziale, con una sola digressione utile e necessaria a capire ciò che viene proposto al pubblico.
Nel complesso non mi è spiaciuto ma non mi ha nemmeno soddisfatto particolarmente. Forse un giudizio migliore lo potrebbe esprimere qualcuno che ci capisce di inquadrature, di fotografie, di tecniche di regia...ma in questo spazio web dobbiamo accontentarci del sottoscritto ^_^
Dicevo, senza nulla togliere alla qualità del girato, l'ho trovato molto più pesante e prolisso del necessario, complice anche il fatto che la maggior parte degli eventi si svolgono dentro un unico edificio. Mi è parso quasi più un esercizio di stile che una produzione pimpante e originale in stile Pulp Fiction o Bastardi senza gloria. Che poi, considerando che di western si tratta, vien subito alla mente Django Unchained dove, perlomeno, c'era un po' più di varietà di situazioni e ambientazioni e, soprattutto, non c'erano stati intoppi come la fuga di notizie relativa alla sceneggiatura e la sua obbligatoria revisione che hanno causato un ritardo nella realizzazione del film.
Mi ha fatto piacere comunque ritrovare volti noti della produzione di Tarantino, come Jackson, Roth e Madsen, attori capaci e che indubbiamente hanno garantito la buona riuscita del progetto. In un certo senso, poi, la visione di quest'ennesima fatica di Quentin mi ha richiamato alla memoria Le Iene (Reservoir Dogs): anche lì tutto si svolgeva in un capannone, con spargimento di sangue e morte e menzogne, scoperte mano a mano che la narrazione procedeva.

giovedì 20 aprile 2017

Sul perchè le cose in Italia van male

Niente verità universali, ve lo dico subito.
Al più qualche vaneggiamento di una mente stanca e un po' obnubilata dal vino bevuto a cena.
Però ci tenevo, questo sì, a cianciare di una situazione - stupida e bassa, lo ammetto - capitatami giusto ieri. Una di quelle occasioni che permettono al singolo individuo di ponderare e imprecare ai danni della società. Niente di grande o particolarmente significativo all'orizzonte, per carità, fatti banali ma che ugualmente danno una misura del perchè, in Italia, tante cose vanno male.
Capita allora che mentre un pover'uomo seduto sul trono - non quello di spade - vaga nei meandri di internet per occupare e, al contempo ottimizzare, il tempo altrimenti sprecato durante certe fisiche faccende, capita che si imbatta in pagine web che palesano tali banner pubblicitari:



Tralasciate la notizia su quel simpaticone di Trump e concentratevi sul banner. Pubblicità che, già di per sé, mi da sui nervi nel web.
Comunque sia - e notiamo tutti che non di cose sconce et oscene si tratta - l'ingenuo me stesso cadde in tentazione e pigiò, per conoscere la verità. Anche perchè, diamine, di tanto in tanto qualche galletta di riso mi è capitato di mangiarla.
Quindi ecco il redirect verso un sito esterno all'Ansa e l'apparizione di immagini in cui si spiega che le bevande gassate fan male, che certi cibi han troppi carboidrati, altri troppi zuccheri...niente di particolarmente eclatante ma, fondamentalmente, bricioline sparse sul terreno e che mi hanno condotto, incautamente, a pigiare su di un ultimo infausto pulsante. Manco ho letto che c'era scritto, tanto era uguale ai precedenti 5-6. 
Approdo quindi sul sito di GAMECRASH. Manco il tempo di capire cosa sia che arriva l'SMS: "Felicitazioni! Sei appena stato inculato! Abbiamo appena attivato un servizio a rinnovo automatico dal modico valore di 6,05 euro a settimana per disattivarlo chiama in Botswana o, più semplicemente, usa la procedura dal sito"
Al che son partite invocazioni al cielo mentre, in una metafisica mappa verso la salvezza eterna, la mia pedina arretrava ignominiosamente.
Tra l'altro non ho potuto fare a meno di notare il colpo di genio dei 5 centesimi. Non 6 euro a settimana, bensì 6.05. Proprio da vigliacchi bastardi.
"Poco male", ho pensato, "vado sul sito e mi disiscrivo"


Solo che, dopo svariati tentativi a distanza di 30 secondi dal precedente, il messaggio sul sito gamecrash non cambia.
Per cui, dopo aver nuovamente invocato gli dei del cielo, senza cedere alla tentazione di chiamare in Mozambico, ho optato per leggere i "termini e condizioni" dove, fatalità, si menziona alla possibilità di scrivere alla mail clienti@digitapp.it
Casella di posta cui ho scritto solo per vedermi rispondere in automatico un testo del genere:
"Gentile cliente, abbiamo preso in carico la sua segnalazione. Se vuole disattivare i nostri servizi, può procedere da questa pagina: gestioneservizio.it e seguire le indicazioni..."
Da qui, in effetti ho potuto disiscrivermi e ricevere la conferma di non vedermi sottrarre 6,05 euro a settimana. 
Con rinnovo automatico dell'abbonamento vita natural durante.
Cioè, ricapitolando: 
a) ero su un sito "autorevole" come l'Ansa
b) ho pigiato su alcuni banner
c) mi è stato attivato un servizio a pagamento sul mio numero telefonico senza esplicita conferma 
d) non lo si poteva disattivare dal sito a cui mi rimandava il gentile fornitore

sabato 1 aprile 2017

Trasferta in Senegal

Recentemente ho avuto l'occasione di recarmi in Senegal, per motivi lavorativi, in particolar modo per attività di configurazione e installazione di sistemi software nel nuovo aeroporto (ancora in costruzione) situato presso Diass, a circa 60 km da Dakar.
Diciamo che l'inizio del viaggio nonché l'impatto con il Senegal non sono stati dei migliori: l'aeroporto di Dakar è infatti vecchio e limitato e l'ordine resta un concetto alieno. Non è stato facilissimo recuperare il bagaglio e guadagnarsi l'uscita visto il caos e la ressa da parte dei locali, che tra l'altro sono mediamente fisicati e di stazza rilevante. Oltretutto, c'è anche il rischio di vedersi sottrarre la propria roba visto il modo disordinato in cui si svolge il tutto e considerando che si procede a spintoni fino ai macchinari a raggi X e che, ancora, ci si urta amichevolmente per recuperare le proprie cose dall'altro lato.
Decisamente un'altra cosa rispetto al terminal 4 di Madrid...




Al di là di questo, la prima notte l'abbiamo trascorsa al Novotel di Dakar, una struttura decisamente moderna e quasi fuori luogo considerando gli stralci di periferia che si possono notare mentre ci si sposta dall'aeroporto Léopold Sedar Senghor fino all'hotel, a bordo di un "bus" navetta d'altri tempi che - probabilmente è stata solo una sensazione dettata dalla stanchezza - ogni tanto procede a fanali spenti, con le sole luci di posizione mentre scivola nel buio della notte. Mi ha invece un po' inquietato il momento dell'ispezione prima di entrare nella proprietà dell'hotel, come se il rischio di manomissioni o di clandestini fosse elevato. Anche perché, fino a quel momento, la maggior parte delle mie paure e paranoie erano legate a dinamiche di natura sanitaria, sia per potenziali rischi dovuti all'alimentazione che per potenziali rischi infettivi, merito anche delle consulenze effettuate presso l'ospedale in sede di vaccinazioni. Col sennò di poi, mi vien da pensare che gli avvertimenti e le precauzioni fossero un po' eccessive, considerando come è andata e dove son stato, anche se rimane pur vero che di rischi ce ne sono. 
Ad ogni modo, trascorsa ben una notte nella capitale, il mattino seguente siamo partiti alla volta di Saly, propaggine di Mbour, verso l'hotel Royam dove ho soggiornato per 10 giorni: la struttura non è male (ne ho lasciato anche un discreto commento su tripadvisor) ma ha i suoi limiti. Soprattutto se non ci si sta da turisti ma da lavoratori che alle 8 partono e alle 18.45/19 rientrano, stanchi, e che quindi lo vivono praticamente come un b&b. Tutto sommato il cibo è discreto e sufficientemente vario, c'è un minimo di animazione, ogni giorno lasciano due bottigliette d'acqua a disposizione degli ospiti e la pulizia risulta abbastanza garantita. A patto di non osservare, come nel mio caso, sotto la scrivania (sotto al letto non ho guardato e sono convinto che fosse immacolato) o di non pretendere che lo sciacquone del water funzionasse senza intoppi. Che sarebbe stato gradito soprattutto in orari notturni. In ogni caso, la mia era una camera standard e, considerando il fatto di esser in Africa, credo che di più non si potesse pretendere dal Royam.

martedì 28 marzo 2017

L'aquila d'Oriente

Titolo: L'aquila d'Oriente
Autore: Ben Kane
Traduzione: Paolo Falcone
Editore: Edizioni Piemme
Genere: romanzo storico
Pagine: 464

La trama in breve:
53-52 a.C. Margiana Orientale. Dopo la sconfitta umiliante dell’esercito di Crasso a Carre, diecimila legionari superstiti vengono catturati dai Parti e per evitare la morte accettano di combattere per i loro carcerieri. Sono la Legione dimenticata. Tra quei legionari ci sono anche Romolo, Brenno e Tarquinio. Uniti dall’amicizia, dal destino avverso e dal desiderio di riconquistare la libertà, i tre guerrieri combattono per difendersi dai sanguinosi attacchi delle tribù che minacciano quei territori, e, allo stesso tempo, sventano le trame di alcuni ufficiali parti che vogliono la loro morte.
Nel frattempo, in Occidente, mentre è in viaggio verso la Gallia per incontrare Bruto, suo fidanzato e braccio destro di Cesare, anche Fabiola, la sorella gemella di Romolo, combatte per la sua sopravvivenza, animata dalla consapevolezza che la sua vita senza Bruto non conti niente. La ribellione dei Galli è dura e sanguinosa e mette in pericolo non solo l’ascesa di Cesare al potere, ma anche la sua vita e quella di tutti coloro che lo sostengono.
Intanto i legionari, grazie a una visione concessa dal dio Mitra a Tarquinio l’aruspice, riescono a trovare la via di fuga dalla Margiana Orientale, ma solo due di loro arriveranno in Occidente, dove Fabiola, una volta ritrovato Bruto e averlo seguito nella campagna contro Pompeo, sta per tornare a Roma. L’obiettivo di tutti è raggiungere la città natale, e il destino sembra prefigurare un loro ricongiungimento, ma nonostante gli sforzi, la meta è ancora lontana. (Edizioni Piemme)

Il mio commento:
Ci ho impiegato un po' più del previsto ma alla fine ho concluso la lettura di questo libro.Tempi aumentati per causa di forza maggiore e pigrizia del lettore, capiamoci, non per demeriti del libro o per problemi di lettura dovuti allo stile adottato che, seppur preveda numerose brevi descrizioni necessarie a spiegare oggetti o usanze, non è mai né particolarmente pesante né ostico.
Piuttosto, dopo aver terminato questo secondo capitolo, rinnovo la mia stima per un autore come Ben Kane che, pur appartenendo ad un altro contesto geografico (è originario del Kenya), trasmette profonda passione per la storia romana. Al di là di qualche imprecisione e licenza che lui stesso ammette nelle note a fine libro, rimane comunque notevole l'impegno nel ricreare un'ambientazione realistica e accurata del passato, con riferimenti geografici e ai modi di vivere che hanno caratterizzato popoli del passato. Non credo sia facile scrivere un romanzo storico, ma a mio avviso Kane ci riesce discretamente bene.
Anche in questo libro, come nel capitolo precedente La Legione dimenticata, ci sono più trame che procedono in parallelo, per lo più riassumibili in due filoni. Da un lato ci sono Romolo, Brenno e Tarquinio che viaggiano prima verso est, fin quasi all'India, per poi trovare l'occasione per tornare verso occidente. Dall'altro Fabiola, gemella di Romolo, che dall'Italia si reca prima in Gallia per poi seguire Bruto e Cesare nella loro campagna militare. Vicende parallele che vedranno il loro punto di incontro nel finale, ad Alessandria d'Egitto.

lunedì 27 marzo 2017

Gantz: O

Titolo: Gantz: O
Anno: 2016
Regia: Yasushi Kawamura
Genere: sci-fi

La trama in breve:
Masaru Kato muore in un incidente in cui si trova suo malgrado coinvolto. Stranamente, si risveglia in una stanza che non ha mai visto. Lì incontra i membri del cosiddetto "Team Tokyo", il cui leader, Kurono, è appena morto. Assieme a loro, Masaru viene trasferito a Osaka City, una città circondata da un oceano di fuoco. A questo punto, Masaru si trova coinvolto in un gioco di sopravvivenza, di vita o di morte: si scontra con la squadra rivale, il "Team Osaka", i cui membri sono una manica di furfanti; lotta con gli alieni; conosce Anzu Yamasaki, madre single e membro del Team Osaka. In balia dei vari eventi, Masaru continua a combattere per riuscire a tornare a casa dal fratello, l'unico membro rimasto della sua famiglia. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Ho avuto modo di vedere Gantz: O circa una quindicina di giorni fa, anche per testare Netflix e la sua offerta, e ne sono rimasto piacevolmente soddisfatto. Avrei voluto parlarne prima - anche per freschezza di ricordi ed emozioni - ma la vita e il lavoro hanno optato per farmi investire il tempo in ben altre faccende...
Sapevo che dal manga di Hiroya Oku - tra l'altro pure recensito su questo blog e su Terre di Confine - erano stati tratti anime e film, ma mi ero perso quest'ennesima proposta cinematografica, tra l'altro presentata, fuori concorso, al 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film, tutto in computer grafica di ottimo livello, si concentra solo su una delle missioni che i personaggi della storia si trovano a dover fornteggiare, ovvero quella ambientata ad Osaka, la prima fuori dal confine di Tokyo e nella quale il team protagonista ha un contatto anche con altre squadre.



martedì 14 marzo 2017

Logan - The wolverine

Titolo: Logan - The wolverine
Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Genere: supereroi, azione, sci-fi
Cast: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Richard E. Grant, Boyd Holbrook, Stephen Merchant, Dafne Keen, Boyd Holbrook, Elizabeth Rodriguez

La trama in breve:
El Paso, 2029. Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione. Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funziona più come un tempo, mentre il Professor X ha novant'anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro. Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti. (fonte mymovies)

Il mio commento:

La mutazione è la chiave della nostra evoluzione, ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni, ma ogni centinaio di millenni l'evoluzione fa un balzo in avanti. 

Spiegava il professor Xavier, nell'incipit del primo film dedicato agli X-Men. Una massima che descrive la genesi di suddetti personaggi dei comics più volte trasposti al cinema con discutibili risultati e che, ora, dopo la visione dell'ennesimo capitolo dedicato a questi personaggi Marvel, sono persuaso che la tesi del professor X continui con alcune parole vagamente ispirate al testo di Occidentali's Karma:

Ma ogni tanto l'evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla, e cadono [ubriachi] gli sceneggiatori.

Ordunque, ho recentemente avuto l'occasione di vedere Logan, ennesimo film sugli X-men dedicato al personaggio di Wolverine. Cosa che, per il pubblico italiano, viene pure suggerita dalla geniale traduzione del titolo originale del film (The wolverine).Ora, non dico sia brutto, ma fondamentalmente ci sono incoerenze e, nel complesso, l'ho trovato noioso. A compensare il tutto però c'è tanta brutalità, tanta violenza, e pure una comparsa che per un paio di secondi mostra le tette.
Tutte novità per i film dedicati ai supereroi targati Marvel.





Fatto sta che su imbd questo Logan ha voti elevati e mi domando se son io che pretendo troppo o se c'è qualche cosa di sospetto che accade là fuori nella testa di chi vota o produce film.
Ad ogni modo, un primo problema che emerge approcciandosi a codesta pellicola dedicata a Hugh Jackman è: come si colloca rispetto agli altri?
Voglio dire, proseguiamo sulla scia dei vari "X-men Origins: Wolverine" e "Wolverine L'immortale"? 
Oppure segue al scia della prima trilogia targata Bryan Singer? 
Si colloca invece dalle parti della nuova trilogia con McAvoy, Lawrence e Fassbender? 
È un capitolo totalmente a sé? (dovrebbe essere questa...)
Ebbene, non è dato saperlo né ci sono esaustive spiegazioni da fornire agli spettatori; ergo, ognuno è libero di vederla come gli pare.

martedì 7 marzo 2017

Be Comics! - Padova 17 al 19 marzo 2017

Riporto la notizia anche qui, non tanto perché coinvolto nella sua organizzazione ma perché credo che possa essere una buona occasione di promozione per il mondo del fumetto, dei manga e dei comics oltre che una possibilità in più per scambi culturali tra mondo occidentale e orientale ^__^

     
Sette percorsi tra fumetto e animazione: le mostre di Be Comics! 

Il festival internazionale di fumetto, games, cosplay e cultura pop si terrà a Padova dal 17 al 19 marzo

Fumetto, games, cosplay e cultura pop saranno i protagonisti di Be Comics!, il festival internazionale che da venerdì 17 a domenica 19 marzo animerà le vie, le piazze e i palazzi storici di Padova, cuore culturale del Nordest. La manifestazione, organizzata dal Comune di Padova - Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche in collaborazione con Arcadia Arte, offrirà un’ampia gamma di appuntamenti pensati per il pubblico di ogni età.

Da marzo a giugno, sette mostre porteranno il pubblico di Be Comics! in un viaggio straordinario tra tavole e materiali originali, approfondimenti culturali e scoperta degli elementi artistici che hanno caratterizzato l’immaginario contemporaneo italiano e internazionale, dal Dylan Dog Color Fest a LRNZ 4 Be Comics!, un dietro le quinte sulla realizzazione del manifesto ufficiale della manifestazione. E ancora una doppia retrospettiva sul rapporto tra Italia e Giappone, con Manga in Italy e il Viaggio a Tokyo di Vincenzo Filosa. E ancora spazio all’animazione e alle serie amate da intere generazioni, con Hanna & Barbera, i Cavalieri dello Zodiaco e il lavoro dell’animatore e character designer Cleuzo.

La valorizzazione culturale della Nona Arte è al centro delle scelte che hanno portato alla definizione del programma delle mostre, pensate sia per gli appassionati di fumetto e animazione, sia per visitatori interessati a esplorarne l’evoluzione grafica e stilistica, oltre all’influsso sociale e all’aspetto strettamente estetico. 

Per garantire che tutti i visitatori possano godere di quest’esperienza, tutte le esposizioni saranno a ingresso libero, ad eccezione di Sandro Cleuzo L’arte di creare personaggi, che sarà visitabile acquistando il biglietto dell’Orto Botanico.



domenica 26 febbraio 2017

Febbraio, divagazioni e pensieri vari

Complice una domenica un po' pigra e un telefono aziendale che mi ricorda i miei doveri in termini di reperibilità, ne approfitto per popolare un po' il blog con qualche scorcio di vita reale e qualche riflessione. Forse.
Questo mese si è giocato all'insegna della salute e degli acquisti.
Da un lato, c'è un televisore nuovo che finalmente è approdato in casa e che porterà me e Silvia nell'era moderna. Certo il caro buon vecchio Sony "tubo catodico" Trinitron funge ancora bene, sebbene il decoder per il satellitare metta a dura prova la mia pazienza e capacità di sintonizzarmi sul canale che voglio, ma è anche necessario guardare al presente e accettare il fatto che le smart tv esistono e sono qui, ora, adesso.
L'altro grosso investimento è stata invece in ambito automobilistico, con il rientro della fidata Peugeot 207 che, superati i 212.000 km, dava segni di cedimento e prospettava manutenzioni non più così vantaggiose in termini di longevità ed efficacia della spesa. Motivo per cui, complice una tempestiva occasione presso il concessionario Simionato di Resana, ho fatto l'upgrade con una Renault Megane. E per ora devo dire che ne sono pienamente soddisfatto.
Sul fronte salute invece avevo iniziato con visite e responsi in merito ad allergie che ho scoperto di avere e ho concluso con vaccinazioni e approvvigionamenti di medicinali in vista della mia prossima tappa in Senegal. Eh già, con N-aitec il lavoro sta diventando sempre più un'occasione per scoprire il mondo. Parafrasando una nota pubblicità di ingenui bonari che risparmiano 3 euro e se li spendono subito per farsi vacanze a destra e a manca, potrei affermare "Prima a Singapore, poi in Senegal...ma hai vinto il superenalotto?" "No, mi ci mandano a lavorare".
Che poi, ogni volta che si parla di viaggi con amici e parenti tutti pensano a quest trasferte con una reazione del tipo: "Wow, che figo! Vorrei andarci io! Che fortuna!" 
Non nego che in effetti ci sono dei vantaggi e delle ottime occasioni, però ci vado a lavorare, mica a sollazzarmi. Senza contare che finché si parlava di Singapore - di cui non ho praticamente parlato qui perché al tempo ho ritenuto così - c'era, da parte mia, una certa consapevolezza e percezione della trasferta, questa qui in Senegal è un po' più "impegnativa" e ricca di incognite. Basta solo considerare che mentre il Changi Airport è considerato uno dei migliori al mondo, l'Aéroport International Blaise Diagne lo stanno ancora finendo di costruire...Al netto di ciò, e del fatto che telefonia e internet non saranno proprio così scontate, c'è tutta una questione di vaccinazioni e medicinali che mi ha mandato un po' in paranoia. Vedremo come andrà comunque, male che vada vivrò simpatiche esperienze allucinatorie date dagli effetti indesiderati dei farmaci...
Pratiche sanitarie necessarie per la salvaguardia dei viaggiatori che mi dan molto da pensare a come, tuttora, ci siano queste grandi disparità tra le nazioni in termini di sicurezza e sanità e occasioni di vita. Immagino comunque che ora laggiù la situazione sia indubbiamente migliore rispetto ai decenni scorsi, però fa un po' riflettere sugli sforzi che, come umanità, compiamo per il nostro futuro e sulle velocità che ciascuna nazione ha nel muoversi verso un miglioramento generale. Pensare che era non son nemmeno trascorsi millenni dall'ultimo Expo anche se, in effetti, allora si parlava di cibo con Mc Donald's e Coca Cola.

giovedì 16 febbraio 2017

Smetto quando voglio

Titolo: Smetto quando voglio
Regia: Sydney Sibilia
Anno: 2013
Genere: commedia
Cast: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè, Guglielmo Favilla

La trama in breve:
Roma, i nostri tempi. A un ricercatore universitario viene negato il rinnovo dell'assegno di ricerca; ha 37 anni, una casa da pagare, una fidanzata da soddisfare, molti amici accademici finiti per strada, stesso destino. Pietro Zinni, un chimico, non vuole fare la loro stessa fine, non vuole essere umiliato facendo il lavapiatti in un ristorante cinese, né il benzinaio per un gestore bengalese. Le sue qualifiche e il suo talento non possono essere buttati al vento. Si ingegna e scopre una possibilità ai limiti della legalità: sintetizza con l'aiuto di un suo amico chimico una nuova sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal ministero. La cosa in sé è legale, lo spaccio e il lucro che ne derivano no. Ma fa lo stesso, i tempi sono questi. Pietro recluta così tutti i suoi amici accademici finiti in rovina, eccellenti latinisti, antropologi e quant'altro e mette su una banda. Lo scopo è fare i soldi e vedersi restituita un briciolo di dignità. Le cose poi prendono un'altra piega... (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ho scoperto questo film praticamente per caso, tramite la pubblicità del suo seguito - Smetto quando voglio Masterclass - visto al cinema e grazie a un'intervista alla radio di due degli attori del cast, nello specifico Paolo Calabresi e Stefano Fresi. Da qui il pensiero di recuperarmi il primo atto di questa "serie", pensiero poi tramutato in realtà grazie alla sospetta collaborazione di Rai 4 che mi ha programmato il film giusto domenica scorsa.
Ordunque, ne son stato pienamente soddisfatto :-)



Siamo di fronte a un film realizzato con mezzi all'italiana ma il cast e la sceneggiatura proposta sono di buon livello, con una certa personalità e modernità. 
Per qualche strano motivo ipotizzavo che la trama mescolasse qualcosa in stile "Una notte da leoni", forse per via dell'estetica di Stefano Fresi, mentre in realtà il riferimento alla pellicola con Bradely Cooper e Zach Galifianakis non c'entra nulla.
Direi piuttosto che il mix proposto da Sydney Sibilia è molto azzeccato, attuale e per certi versi tragicomico, risultando in un'opera che riesce a strappare qualche sorriso ma che non si prefigura come una storia demenziale. Semmai, gli autori propongono uno scenario abbastanza realistico della situazione italiana dove, complice una crisi economica che si trascina da millenni (e che non verrà mai risolta fino a che non si rivedono drasticamente molte cose) e una sistematica poca attenzione al mondo dei ricercatori e alla valorizzazione delle menti italiane, si assiste al fallimento di certi individui che, invece, per meriti intellettuali e culturali, dovrebbero ambire a ricoprire ruoli di rilievo.
Un po' come nel preambolo di Idiocracy: anche se, quando pensiamo alla società del futuro ci immaginiamo una realtà evoluta, nella quale raziocinio e scienza la fanno da padrone, all'atto pratico, sarà la stupidità a dilagare e le menti colte relegate in un angolo se non addirittura estinte.
Nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione dei personaggi emerge anche una certa rassegnazione: sono poveri, disadattati, costretti a impieghi di bassa manovalanza, disposti a digiunare o a mentire ai colloqui.

domenica 5 febbraio 2017

Divergent

Titolo: Divergent
Regia: Neil Burger.
Anno: 2014
Genere: azione, sci-fi
Cast: Shailene Woodley, Theo James, Ashley Judd, Maggie Q, Kate Winslet, Zoë Kravitz, Ansel Elgort, Jai Courtney

La trama in breve:
In un futuro in cui una grande guerra ha distrutto le città e reso necessario un mutamento nell'organizzazione delle società, la razza umana vive divisa in cinque caste la cui appartenenza non si dà per nascita ma per scelta individuale al compimento della maggiore età. I Candidi (sempre sinceri) si occupano di esercitare la legge, i Pacifici (sempre gentili) coltivano la terra per sfamare tutti, gli Eruditi (sempre a conoscenza di tutto) sono insegnanti e ricercatori, gli Abnegati (altruisti) si occupano di governare e infine gli Intrepidi si occupano della protezione. Al momento di compiere un test sulla personalità utile a capire a quale gruppo si è più affini Beatrice Prior risulta Divergent, cioè non affine a nessuna categoria, un risultato rarissimo che la mette in pericolo. L'ordine sociale infatti impone di eliminare quelli come lei poichè la loro stessa esistenza è una minaccia all'ordine così costruito. Celando la sua natura Beatrice sceglie gli Intrepidi e comincia il suo addestramento a una vita di cui non è certa. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Non ho mai letto i libri di Veronica Roth da cui è tratto questo primo capitolo della serie di film dedicati a Divergent. Da quel che vedo l'autrice è pure giovincella per cui diventa un po' più semplice interpretare e ricondurre quanto visto nel film all'esperienza che molti ragazzi vivono nel momento in cui crescono e si iscrivono al college o all'università, scegliendo un percorso di vita che li condurrà, un giorno, ad un'occupazione.
Per cui, soprassedendo sui motivi che hanno portato all'ambientazione proposta, e spiegati da una voce narrante all'inizio della pellicola, ci si trova ad accettare quel che è la situazione quotidiana del futuro distopico tratteggiato da autrice e sceneggiatori. Ferrea divisione in classi sociali chiuse, in fazioni, a cui per altro si accede in base ad un'unica scelta, irreversibile e basata su elementi vaghi e confusi. E già qui vien da storcere il naso...



Quel che non è chiaro è se l'appartenenza ad una delle varie caste è determinata da codice genetico o che: nel primo caso, perché lasciar possibilità di scelta? 
Nel secondo caso, che è ovviamente quello avvallato dalla trama e dall'intreccio, in base a cosa viene dedotta l'indole della persona? 
Che poi, vivendo in contesti protetti, abituati a specifiche dinamiche e modi di fare, non è che sia così immediato aver coscienza di altro o non esplicitare anche lati caratteriali appartenenti alle altre fazioni. Voglio dire, non  è che se uno è abnegato (poi sempre indicati come "rigidi"...) automaticamente non può essere sincero e pacifico.

sabato 4 febbraio 2017

Linguaggi di programmazione al cinema

Recentemente mi son imbattuto in Skyfall, ennesimo film dedicato al personaggio di 007, versione Daniel Craig. Per altro non è neanche male come pellicola solo che, per la seconda volta, non son riuscito a vederlo tutto. 
La prima volta ho cercato di guardarmelo in aereo, non so se dal ritorno dalla Cina o se da Singapore. Fatto sta che ero provato e assonnato; avevo cercato strenuamente di resistere - nonostante sia un film in cui l'azione non manca affatto - ma ugualmente c'è stato il buio, il capo ciondolante, la meditazione suprema, quindi il risveglio sulle scene finali giusto un minuto prima dei titoli di coda. Solo che, in quell'occasione, ho sbadigliato, mi son sistemato sul sedile, poi mi son guardato attorno con espressione da nobile e poi ho optato per guardare altro, scegliendolo dal menù, fosse mai che qualcuno sospettasse che mi fossi appisolato... 
La seconda volta invece ho visto la parte centrale, fino alla cattura di Javier Bardem biondo, e poi...beh, son dovuto andar via per cui non ho materialmente potuto proseguire con la visione.
Ma prima o poi lo recupererò :-)
Fatto sta che in questo film, ad un certo punto, compare la classica scena in cui l'informatica la fa da padrone. Il che ci porta al motivo e al senso - sempre se ne possiede uno - di codesto post. 
Lo so che i film non sono la realtà ma, dico io, è possibile almeno cercare di trasporre sullo schermo qualcosa di vagamente realistico?
Nello specifico mi riferisco alla sequenza con l'agente Q (Ben Wishaw) alle prese con il pc del cattivone, questo prima dell'infezione della rete della sede (temporanea) del MI6. 
Ordunque, abbiamo un programma sviluppato in un linguaggio ignoto, all'interno del pc del cattivone ricordiamolo, che deve essere esaminato...motivo per cui ha più che senso attaccarlo alla rete aziendale ed esplorarlo senza prendere alcuna precauzione. Manco il Norton c'hanno all'MI6. Inevitabile la tragedia e la brutale infezione di ogni server.
Ma questo non mi interessa. Mi preme invece soffermare l'attenzione su come è stato reso il linguaggio di programmazione, qualunque fosse, all'interno del film:



Ecco, quelle scie luminose a tutto schermo sono, a detta loro codice, un qualche cavolo di programma mutante - eh beh... anche la robaccia che scrivo io muta dopo un po' di giri di debug e bug fixing ... - scritto con un linguaggio di programmazione evoluto e che, a maggior ragione, solo menti elette sanno interpretare.
Forse con un bel po' di cabernet in corpo pure io lo affermerei.
Ora, capisco che ci siano esigenze sceniche, dinamiche di sceneggiatura tali per cui bisogna far comprendere allo spettatore medio la complessità di algoritmi, controlli, moduli software e via dicendo, usare immagini e metafore per concetti che non sono noti a tutti, ma...caspita...non è un po' esagerato e fuorviante?

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