domenica 8 settembre 2019

Parliamo di Tang Lang Quan

Ne approfitto questa volta per proporvi un video dedicato alle arti marziali, nello specifico si tratta di un video realizzato in Cina, presso il monastero Hua Yan a Laoshan, dal maestro Angelo D'Aria e dal maestro Federico Andrenacci:


Probabilmente non tutti conoscono il Tang Lang Quan (螳螂拳 - Boxe della mantide religiosa), tuttavia credo che questo video possa risultare interessante e affascinante sia per quanti sono appassionati di Oriente, sia per i praticanti di arti marziali sia per quanti, complice il periodo, magari si stanno guardando attorno alla ricerca di sport, discipline, attività da praticare nel tempo libero e che, mossi dalla curiosità, potrebbero voler concedere una possibilità anche al Tang Lang Quan. 
Non ho mai ben compreso fino in fondo il motivo ma, spesso, le arti marziali vengono praticamente ignorate da chi è alla ricerca, appunto, di qualche attività da praticare: vuoi per poca conoscenza delle stesse, vuoi perché si pensa a queste discipline come a qualcosa esclusivamente per giovanissimi, vuoi per pigrizia, vuoi perché si immaginano allenamenti in stile "Matrix".... invece, rappresentano una proposta molto valida e interessante per tutte le età e alla portata di molti, con innegabili benefici per il proprio benessere psico-fisico.
Se poi si considera che sul territorio nazionale sono molte le scuole che propongono corsi di arti marziali di varia natura - karate, jiu jistu, aikido, wing chun, shaolin ... - perché non provare quanto meno ad informarsi o assistere a qualche lezione? ^_^
Tra queste, probabilmente, quelle che propongono uno degli stili di Tang Lang Quan (Qi Xing Tang Lang Quan, Mei Hua Tang Lang Quan, Liu He Tang Lang Quan...) sono un po' meno diffuse e note tuttavia non meno valide o ricche in termini di proposte e di materiale con cui confrontarsi per una crescita sia dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista culturale, mentale e spirituale.
Pertanto, colgo l'occasione con questo post, per segnalare le scuole distribuite sul territorio italiano che fanno riferimento al maestro Angelo D'Aria e che, se interessati, potete provare a contattare: link
In particolare, su territorio padovano, segnalo l'associazione sportiva dilettantistica Kyu Shin Ryu che propone corsi di Qi Xing Tang Lang Quan presso Camposampiero (PD)

domenica 25 agosto 2019

American Gods

Titolo: American Gods - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Shadow Moon viene rilasciato di prigione, dopo aver scontato una condanna di tre anni per una rapina in un casinò, con alcuni giorni di anticipo a causa dell'improvvisa morte dell'amatissima moglie Laura, venuta a mancare in un incidente d'auto.
Sul volo verso casa continua ad avere delle strane e inspiegabili visioni, già avute durante gli ultimi giorni di detenzione. Shadow si ritrova seduto accanto a un misterioso uomo di mezza età che si presenta come Mr. Wednesday, il quale si dimostra fin troppo informato sulle sue vicissitudini passate e presenti.
L'enigmatico Mr. Wednesday gli propone di lavorare per lui come guardia del corpo in cambio di un lauto compenso e, dopo una serie di eventi, Shadow accetta: questa collaborazione, tuttavia, lo porterà a rivalutare tutto ciò in cui credeva (o meglio, non credeva), trasportandolo in un mondo in cui miti, leggende e dèi sono più reali della realtà stessa.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non ho letto il libro di Neil Gainman da cui la serie è tratta, per cui non saprei ben dire se ne rispetta la storia, ma devo ammettere che questa prima stagione di American Gods mi è piaciuta assai. Non rappresenta una visione semplice, anche perché ci si impiega un po' prima di prendere il ritmo e raccapezzarsi nell'ambientazione proposta, tuttavia vale di sicuro la pena quanto meno darci una possibilità. Certo, purché ci sia una certa propensione per il fantastico e la mitologia a 360 gradi. A livello teologico-religioso, poi, si potrebbero aprire numerosi dibattiti vista la presenza di divinità legate a culture differenti e che, nella serie, risultano personificate da esseri in carne ed ossa con le loro vicissitudini. Tra l'altro compare pure Gesù, anche se sarebbe più giusto parlarne al plurale, perché ogni etnia se lo immagina con i propri lineamenti.
Le divinità rappresentate per altro sembrano essere loro stesse alla ricerca di un posto nel mondo e di persone che ancora si ricordino di loro e le venerino, troppo distratte da dinamiche materiali e contemporanee. Tuttavia, le divinità sembrano ancora esistere e calcare il suolo terrestre, alcune conservando il proprio ruolo e la propria identità, altre adattandosi o cedendo al presente. 
Tralasciando un po' le questioni di fede e di credo, la serie porta in scena una sorta di pellegrinaggio che Shadow Moon compie assieme all'enigmatico Mr. Wednesday, un viaggio alla stregua di quello che potrebbe esser stato quello di Dante in compagnia di Virgilio, per arrivare a conoscere e incontrare divinità vecchie e nuove che bazzicano per gli USA. Shadow è un uomo che ne ha passate di ogni, finito in galera per un tentativo di truffa/rapina andato a male, con una moglie che lo tradiva e morta in un incidente d'auto dai dettagli imbarazzanti: diciamo che non rappresenta il prototipo di uomo devoto né di persona candidata al premio di "miglior homo sapiens sapiens del globo". Tuttavia, se lui, scettico e poco incline al sovrannaturale, può mettersi in gioco e iniziare a credere, allora probabilmente il medesimo effetto lo si può ottenere su un pubblico più vasto...almeno credo sia questo uno dei motivi dietro al suo coinvolgimento nel piano di Mr. Wednesday...   
All'inizio di ogni episodio, la serie dedica qualche minuto alla narrazione di episodi nei quali ci viene mostrato come le varie divinità sono approdate nel nuovo continente, fondamentalmente chiamate o trascinate lì dai propri fedeli. Ad esempio, Mr. Nancy (alias il dio-ragno ghanese Anansi) trasportato su di una nave coinvolta nella tratta di schiavi, Bilquis (dea africana dell'amore e regina di Saba) a bordo di un aereo dopo esser fuggita a situazioni di instabilità politica e sociale oppure Odino, richiamato dai sacrifici di sangue perpetrati da alcuni vichinghi bloccati su territorio americano. Al leprecauno Mad Sweeney invece verrà dedicata una puntata intera, creando un parallelo tra la storia presente e il passato oltre a fornire allo spettatore qualche dettaglio in più su come si siano verificati alcuni eventi descritti nei primi episodi della stagione.




Comunque sia, stavo dicendo, una volta giunte su suolo americano le divinità hanno poi proseguito la loro vita mescolandosi alla gente, alcuni trovando l'occasione per ottenere una certa posizione (vedasi il dio Vulcano e il campo delle armi, che per altro offre l'occasione per una critica alla detenzione di armi) oppure ritrovandosi ancorati ad una vita infelice, come lascia trapelare il jinn-tassista quando si confida con il mite Salim. 
Accanto a loro compaiono poi nuove divinità, originatesi in tempi moderni, entità legate alla tecnologia o ai nuovi media e che cercano di soppiantare definitivamente quelle vecchie. I momenti dedicate a queste nuove divinità non sono molti, in compenso sono molto ad effetto.

domenica 11 agosto 2019

La torre nera

Titolo: La torre nera  (The Dark Tower)
Regia: Nikolaj Arcel
Anno: 2017
Genere: fantasy
Cast: Idris Elba, Katheryn Winnick, Matthew McConaughey, Claudia Kim, Jackie Earle Haley

La trama in breve:
Jake è un ragazzo della New York di oggi tormentato da sinistri sogni, in cui vede un malvagio uomo in nero, un eroico pistolero e una torre nera sotto attacco. Gli incubi gli ispirano numerosi disegni, ma a dare loro concretezza è la coincidenza tra gli attacchi alla torre e i terremoti che si verificano a New York. Dopo un ennesimo problema di condotta a scuola, il padre adottivo cerca di mandare Jake in una clinica, che lui sa però essere una trappola. Così scappa seguendo gli indizi dei propri disegni, che lo spingeranno in un altro mondo e in una incredibile avventura. (fonte trovacinema.repubblica.it)

Il mio commento:
Trasporre un libro su grande schermo o comunque in televisione, non è mai un atto semplice. A volte la durata di un film non basta, a volte, anche per libretti brevi (vedi Lo Hobbit di Tolkien) se ne ricava pure una trilogia oppure si valuta la realizzazione di una serie.
Nel caso di questo film, di ben 95 minuti, stiamo parlando un ciclo di romanzi di genere fantasy che Stephen King sta scrivendo dal 1982 e tipicamente non si tratta di opere con lo spessore di un depliant.
Tempo addietro avevo pure letto due cicli di fumetti proposti in Italia da PaniniComics e ne ero rimasto affascinato, sebbene non fossi molto soddisfatto dal rapporto prezzo-pagine. Per carità, niente da eccepire a livello visivo o in termini di fascino per la storia proposta, però erano davvero molto brevi e sintetici.




Fatto sta che quando ho intravisto questo film tra quelli disponibili su Netflix, memore della buona impressione del fumetto e del riferimento all'opera di King, ho deciso di dargli una possibilità.
A mio avviso, pure col poco tempo a disposizione, potevano ricavarne qualcosa di dignitoso e di utile per partire con un ciclo di film. Invece l'ho trovato molto inconcludente, una bozza di film se vogliamo dire, non così definito nemmeno nell'ambientazione proposta. 
I protagonisti fanno quel che possono con il tempo a disposizione, cercando tutto sommato di confezionare dei personaggi iconici  - il cavaliere rassegnato e vacillante che saprà portare a termine la propria missione, il signore del male con poteri sovrannaturali viscido ma sofisticato - per arrivare a un epilogo che chiude la vicenda narrata ma in modo a dir poco discutibile e un po' troppo semplicistico.

domenica 14 luglio 2019

Bohemian Rhapsody

Titolo: Bohemian Rhapsody
Regia: Bryan Singer
Anno: 2018
Genere: biografico
Cast: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen, Tom Hollander, Allen Leech, Aaron McCusker, Mike Myers


La trama in breve:
I Queen e il loro frontman Freddie Mercury: la loro unicità di stile, la scalata sulle vette della musica mondiale fino all'iconico concerto Live Aid 1985, una delle più grandi performance della storia. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ormai è trascorso più di un mese da quando ho visto questo film, meritatamente premiato agli Oscar, e mi sembrava giusto parlarne prima di dimenticarmene. 
Anche perché, a dirla tutta, mi ha emozionato e pure un po' commosso.
Probabilmente non propone una ricostruzione precisa precisa di quella che è stata tutta l'esperienza musicale dei Queen - qualcosa di sicuro è stato tralasciato, qualcos'altro alterato -, ma nel complesso regala allo spettatore un'esperienza visiva, sonora ed emotiva degna di nota. A mio avviso il film è un po' troppo sbilanciato sulla figura di Farrokh Bulsara / Freddie Mercury: ok, ok, lo so che il frontman dei Queen è stato molto importante sia per la storia della band che per quella della musica mondiale in generale, è un'icona pop mica da poco, tuttavia nel film gli altri membri della band sono abbastanza appiattiti e resi secondari. 
Mi è sembrato quindi di assistere più alla celebrazione di un solo membro della band, ecco. Un po' come avviene anche in una scena del film quando, durante una conferenza stampa, i giornalisti si focalizzano più sulla vita e sulla sessualità di Freddie che sulla musica, sulla band e via dicendo. 
Nel complesso, non vorrei essere frainteso, rimane un gran film che, come dicevo, forte di una colonna sonora strepitosa, cattura e assorbe completamente lo spettatore, portandolo ora in turnèe con la band, ora in sala di registrazione, ora nel privato delle loro vite. Non rammentavo, ad esser sinceri, che i Queen si fossero pure sciolti - anche se forse potrei aver mal interpretato io la parte di film in cui Freddie si occupa della produzione di un proprio album solista - ma considerando le circa due ore di film credo non fosse nemmeno semplice capire cosa e tagliare e cosa enfatizzare. Eccetto il frontman del gruppo, ovviamente, e la sua vita. Non amo particolarmente Bryan Singer, soprattutto a causa dei ripetuti scempi che ha compiuto sugli X-Men, ma credo sia riuscito a confezionare un buon film, sostenuto anche da un valido cast e un'ottima colonna sonora. Ottima, ma non c'è bisogno di dirlo, la performance di Rami Malek, che probabilmente ha trovato il ruolo della vita, capace di aprirgli ora moltissime porte nel variegato panorama cinematografico.



venerdì 28 giugno 2019

Il trono di spade - Game of thrones - Season 8

Titolo: Il trono di spade - Game of thrones - Season 8
Episodi: 6
Anno: 2019
Genere: fantasy

Il mio commento  (spoiler alert):
Come al solito arrivo un po' in ritardo ma finalmente, assieme a Silvia, abbiamo concluso la visione di questa tanto attesa stagione finale di Game of Thrones. 
Inutile dire che l'aspettativa era assai alta e il fatto di notare un numero piuttosto esiguo di puntate ci lasciava un po' perplessi.
Ora, non credo che ci sia stato nessun cecchino o killer prezzolato a costringere nessuno a fissare a sei le puntate della stagione per cui, a posteriori, mi domando se a guidare la narrazione ci fosse effettivamente una sceneggiatura oppure solo un canovaccio proposto da Martin.
Per carità, chiudere una serie come GoT non era impresa da poco, ma di opzioni ce ne potevano essere molte, idem ci potevano stare tempi narrativi diversi e scelte registiche differenti.
Infatti, è dalla prima cavolo di stagione che sappiamo esserci i non morti, il vero nemico. Dalla prima stagione, per cui almeno 8 anni fa. Da allora marciano verso sud, lenti, inesorabili, lasciando presagire uno scontro epico, qualcosa di definitivo, devastante e sovrannaturale. Pian piano scopriamo che non sono creature che vagano a caso ma sono guidate da entità senzienti o comunque consapevoli. Su tutti si staglia il Re della Notte, il negromante che li anima, quello stesso essere che si è impadronito di un drago di Daenerys e che ha fatto breccia nella Barriera e che tanto detesta gli umani, le creature per combattere i quali (se non erro) è stato creato dai figli della foresta. Almeno, stando a quel poco di passato antico che ci hanno mostrato le visioni di Brandon Stark, alias il corvo dai tre occhi.
E finalmente, dopo anni, si arriva allo scontro, la famigerata terza puntata di questa stagione, tutta concentrata sulla battaglia dei vivi contro i morti. Aspettative a mille, desiderio di trovare risposte, spiegazioni, di capire chi effettivamente è il Re della Notte, chi sono i suoi luogotenenti (figli di Craster?), come mai in millenni di storia hanno atteso proprio ora per scendere a sud (cosa sapevano? E, se sapevano, come facevano a sapere?), cosa vuole da Brandon Stark, perché e come è riuscito a stabilire un legame "astrale / mistico" con lo stesso Bran...tante domande...senza contare tutte le speculazioni che son rimbalzate in rete (ad esempio che Bran e il Re della Notte, in realtà, sono la stessa persona)
Invece...
...la battaglia definitiva si traduce in un caos visivo buio e incomprensibile, in cui non si capisce chi colpisce chi o perché alcune fazioni vengano trucidate in un nano secondo (i dothraki) mentre altri, pur essendo in prima linea, pur venendo travolti da migliaia di esseri urlanti e assatanati, se ne escano incolumi. Magari un po' scossi, ma comunque vitali. Tranne qualcuno, ovviamente, come il povero Jorah "friend zone" Mormoth o Beric "ho finito le vite" Dondarrion. Ecco, la sua dipartita mi ha dato un po' da pensare sulla provvidenza e sul destino, almeno per come può intenderli l'autore della storia.
Ma, al di là di ciò, tornando alle dissertazioni sulla battaglia finale, le semplificazioni di prima sono il meno se consideriamo che il Re della Notte muore in modo improvviso, ignobile e assurdo. Forse era troppo tronfio, come il fu Oberyn ma...come cavolo ha fatto Arya ad arrivargli addosso? Che caspita di salto ha fatto? Possibile che nessuno della guardia del cattivone si sia accorto di lei? E possibile che lui non reagisca in modo più dignitoso? 




E tutto questo senza considerare che se Bran davvero può vedere il futuro allora, caspita, preparategli una trappola, un'imboscata, dei cecchini con frecce di ossidiana...invece no, se ne sta lì, bello buono, perso a contemplare il campo di battaglia attraverso gli occhi dei corvi prima di rinsavire e mandare a morire il povero Theon. Cosa cavolo sperava di fare poi?
O cosa cavolo speravano di fare i soldati mandati a morire da Jon, a combattere di notte contro i non morti? 
Comunque sia, di punto in bianco, puff, tutto finisce. Il cattivone è a terra, morto definitivamente, e tutto l'esercito di non morti si affloscia lasciando cadaveri in putrefazione ovunque, un territorio devastato e molti ma molti punti di domanda in sospeso. Ma scherziamo? 

domenica 23 giugno 2019

La città dei libri sognanti

Titolo: La città dei libri sognanti
Autore: Walter Moers
Editore: Salani
Genere: fantasy
Pagine: 509


La trama in breve:
L'ammonimento di Ildefonso de' Sventramitis la dice lunga su questo nuovo romanzo ambientato a Zamonia. Il famoso dinosauro poeta, ancora giovane, modesto (più o meno) e simpatico, ci conduce in un viaggio alla volta di Librandia, per risolvere il mistero del manoscritto perfetto lasciatogli in eredità  dal suo padrino. La leggendaria città  sembra un'immensa libreria antiquaria, ma in realtà è piena zeppa di pericoli, mostri feroci e libri dotati di vita propria.

Il mio commento:
Di Walter Moers, a suo tempo, avevo letto Le tredici vite e mezzo del Capitan Orso Blu, libro che per altro si è prestato a fagiolo per il tableau del matrimonio. 
Dicevo, già in quel romanzo aveva dato sfoggio di grande creatività e capacità letteraria. Qui, a mio avviso, va anche oltre, con un testo tutt'altro che banale o adatto (come riportato su siti come IBS) a bambini. E' un libro complesso e sfaccettato, avventuroso e intrigante ma anche sofisticato se vogliamo per il suo giocare con la letteratura e con l'oscuro potenziale dei libri.
Le illustrazioni disseminate qua e là potrebbero infatti trarre in inganno e magari far sembrare questo romanzo più fanciullesco e sbarazzino di quel che invece è. Vi sono invece intrighi, macchinazioni, trappole e inganni, ma anche rivelazioni drammatiche e creature fantastiche che letteralmente vivono di libri e letteratura.
Ovviamente i personaggi sono quelli fantasiosi di Zamonia, antropomorfi ma di fatto ibridi di creature animalesche: per esempio Ildefonso è una specie di sauro, ma troveremo anche dei "ciclopi" denominati librovori oppure creature interamente composte di carta.
Lo sviluppo della storia procede in modo solido e ben ponderato, con colpi di scena inattesi, fughe rocambolesche ma anche dissertazioni sulla letteratura e sulla ricerca dell' "unza", che è una sorta di "livello super sayan degli scrittori", grazie al quale possono scrivere pagine immortali, pervase di appassionata intensità.
Nel consumare le pagine del romanzo, suddiviso in capitoletti di lunghezza diseguale, il lettore seguirà le vicende di Ildefonso dal suo arrivo a Librandia fino alla prigionia nei suoi sotterranei per approdare alla roboante conclusione, in un finale che però lascia un po' l'amaro in bocca in quanto non si tratta di un vero e proprio lieto fine. Non voglio spoilerare ma anche in questo sta il valore dell'opera, ossia nel fatto di non essere commerciale o scontata e al contempo di essere attenta alla propria coerenza e alla dignità dei propri personaggi. 
Lo stile della scrittura pure si assesta su ottimi livelli, mai banale e sempre un po' poetico, in linea con la scelta di affidare la narrazione ad uno scrittore zamonico come Ildefonso de' Sventramitis, per altro protagonista degli eventi narrati. D'altronde, chi meglio di uno scrittore può esser protagonista in una città in cui i libri possono nascondere trappole, possono stregare oppure muoversi e comportarsi come creature viventi? Apprezzato poi il gioco-critica, nel libro, verso l'editoria di massa e la scrittura autentica, rappresentata un po' dalle macchinazioni dello squalombrico Phistomephel Smeik. E di pari misura apprezzata la figura di Omunculosso, ossia il Re delle Ombre, una sorta di Frankenstein creato dal suddetto squalombrico per punirlo di aver realizzato il manoscritto perfetto, capace di frantumare il fiorente mercato dei libri con cui viene controllata la città di Librandia. 
Tutte affermazioni che, mi rendo conto, possono sembrare poco chiare o forse folli ma che nell'esperienza proposta da quest'opera di Moers diventeranno familiari al lettore il quale non potrà evitare di farsi coinvolgere dall'ambientazione proposta e della storia narrata.
Consiglio assai la lettura di questo libro, soprattutto a chi ha un debole per il fantasy e per la letteratura: non a caso infatti Moers viene accostato ai grandi nomi della letteratura, proprio per il suo stile ricco di contaminazioni e di trovate fantasiose, mai banale o pesante, ma capace di conquistare il lettore.

sabato 22 giugno 2019

Glass

Titolo: Glass
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2019
Genere: thriller, azione, supereroi
Cast: James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Luke Kirby, Charlayne Woodard, Rob Yang


La trama in breve:
Glass è il crossover/sequel di Unbreakable - il predestinato e Split.
Quindici anni dopo lo scontro con lo spietato "uomo di vetro" alias Elijah Price (Samuel L. Jackson), David Dunn (Bruce Willis) guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), dominato dalla feroce "Bestia" che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava.
Dopo questi eventi, raccontati in Split, ritroviamo un Dunn che mette a frutto i suoi poteri come vigilante, aiutato dal figlio ormai adulto, e si trova ormai sulle tracce di Crumb, nel frattempo pronto a sacrificare alla Bestia altre ragazze prese in ostaggio.
Lo scontro a due si avvicina, pronto a diventare un duello definitivo a tre quando Crumb e Dunn verranno rinchiusi nello stesso Istituto psichiatrico in cui si trova Price.  (fonte comingsoon)


Il mio commento:
A suo tempo Unbreakable mi era piaciuto e ne conservavo un discreto ricordo mentre Split non l'ho visto. Me l'ero segnato come film di potenziale interesse, vista la presenza di un attore come James McAvoy che so essere piuttosto capace e un personaggio con personalità multiple.
Ordunque, in aereo, ritornando dal Canada, ho visto che tra i film selezionabili c'era pure questo. Sospettavo che il crossover tra i Unbreakable e Split fosse più una trovata dell'ultimo minuto più che un reale progetto ponderato da Shyamalan, ma pensavo il risultato fosse comunque accettabile. Insomma, avevo delle aspettative e devo dire che ne son rimasto abbastanza perplesso. Non è tanto un sentimento di delusione quello che mi ha suscitato ma un senso di inconsistenza e di potenziale sprecato.
Bruce Willis regala una performance insipida, sotto tono, ma comunque nel complesso del film regnano superficialità e semplificazioni che sfiorano il ridicolo. Per fortuna c'è "L'Orda" che anima un po' il tutto, con un continuo cambiamento di personalità e con una "Bestia" che fa crescere l'aspettativa per l'evoluzione della storia o per un finale tragico....anche se di solito con Shyamalan alla fine c'è sempre un minimo di ribaltamento di quanto visto.
Tuttavia già la gestione della reclusione di tre criminali potenzialmente superumani in un istituto psichiatrico gestito da personale ignaro e part-time fa presagire che tutta la storia sia piuttosto campata per aria, a parte per la scelta dei colori con cui evidenziare i personaggi. 
Per non parlare del piano macchiavellico di Elijah Price, mr Glass, che anziché pensare a svignarsela (e ci son tutti gli elementi per riuscirci) crea la perfetta situazione per un suicidio a tre. Complimenti davvero, applausi e standing ovation.


giovedì 2 maggio 2019

Avengers: Endgame

Titolo: Avengers: Endgame
Regia: Joe Russo, Anthony Russo
Anno: 2019
Genere: supereroi
Cast: Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Paul Rudd, Brie Larson, Karen Gillan, Bradley Cooper, Josh Brolin, Evangeline Lilly, Gwyneth Paltrow, Sebastian Stan, Chadwick Boseman, Jon Favreau 

La trama in breve:
È il sequel diretto di Avengers: Infinity War e ne prosegue le drammatiche vicende. Tutte le specie viventi nelle galassie dell'universo sono state vittime della follia del titano Thanos. È bastato uno schiocco delle dita con indosso il Guanto dell'Infinito per ridurre in cenere la metà delle popolazioni di tutti i pianeti.
Gli Avengers ancora in vita insieme agli ultimi alleati rimasti devono unire le forze un'altra volta per rintracciare Thanos, sconfiggerlo e riportare l'ordine nell'universo. (fonte comingsoon)

Il mio commento (spoiler alert):
Impossibile mancare l'appuntamento con questo ennesimo capitolo cinematografico dedicato al mondo Marvel, uno spettacolo che per altro sta macinando miliardi con una facilità estrema. Mi immagino già qualcuno dei pezzi grossi di casa Disney pronto a schioccare le dita prima dell'inizio della distribuzione mondiale e successivamente a controllare il contatore degli incassi schizzare alle stelle godendo come un pazzo.
Comunque sia, essere finalmente riuscito a vederlo al cinema è stata anche una liberazione, così da poter tornare a usufruire del web con più tranquillità anche se, a dirla tutta, è molto più difficile evitare gli spoiler sull'ottava stagione di Game of Thrones.
Ma torniamo a noi... 
Nel web pullulano recensioni e commenti su quest'ultima fatica dei fratelli Russo, alcuni positivi, alcuni meno, c'è chi dice che è stato deludente, qualcuno galvanizzante, altri maturo, altri contorto... come sempre la verità sta nel mezzo. Fatto sta, che in casa Disney potevano permettersi qualunque cosa e le folle sarebbero accorse comunque a pagare l'obolo per sapere come sarebbe andata a finire. E in un certo senso, dopo pochi minuti, tutto era anche già concluso...ma se dopo un anno di attese e una forte campagna di marketing il film fosse finito dopo la simpatica trovata di Thor e con le restanti 2 ore e cinquanta infarcite di interviste e barzellette la gente avrebbe reagito male, molto male.
Personalmente non son rimasto particolarmente soddisfatto della visione, mi è sembrato molto nostalgico, un film che sì chiude quanto lasciato in sospeso col precedente Infinity War ma un po' troppo auto-celebrativo del MCU. Rimane, per carità, su buoni livelli, sfaccettato e ben confezionato sotto vari punti di vista, ma probabilmente avevo altre aspettative e questo mi ha un po' traviato. 
Passi per certe "coincidenze" che si verificano (vedi salvataggio di Iron Man o il ritorno di Ant Man, o gente che combatte con naturalezza con armature avvenieristiche scoperte un attimo prima...cose così...), più che altro non ho gradito il trucchetto del viaggio nel tempo per cercare di sistemare le cose, soluzione che ha anche un suo senso (in un contesto fumettistico) ma che mi è sembrato un po' una forzatura, fermo restando che quanto si tirano in ballo queste dinamiche i rischi sono dietro l'angolo, tra paradossi e situazioni ambigue (vedi il Cap, nel finale...immagino invece che Loki "non sia effettivamente riuscito a scappare" come successo, perché Cap ha sistemato le cose...vero?).
Considerando le tre macro parti del film - A: attacco a Thanos; B: nostalgia canaglia e attuazione piano per "rubare il tempo"; C: botte globali e finale -, sinceramente, ho apprezzato maggiormente l'ultima parte, quella più fracassona e visivamente accattivante. Anche se avrei scommesso che si sarebbe sacrificato qualcun altro...
Le precedenti ci stavano, eccome, ma mi hanno un po' annoiato e fatto stringere i pugni per certe vaccate e trovate propinate al pubblico. Voglio dire, capisco che Tony Stark sia un genio ma uscirsene in pochi minuti con "ehi, ho inventato la macchina del tempo" mi è sembrato un po' una forzatura pacchiana...fatto sta, che così è andata e me la metto via. 
Ne approfitto però per lasciare alcune riflessioni ed esprimere certe mie personali perplessità.

Il guanto logora:
Dunque, nella prima parte vediamo ciò è accaduto a quel tenerone di Thanos dopo aver usato il guanto...però, sbaglio o nel precedente film non c'era alcuna "reazione allergica"?
Ok, quanto mostrato al pubblico serviva per giustificare certe "cose", veicolare verso la necessità di "rubare il tempo" e portare al finale strappalacrime ma, ecco, mi è sembrato un po' come barare. Fermo restando che l'idea di distruggere le pietre, come dire, è stata una mossa astuta ma molto molto discutibile considerando tutto quel che ancora poteva farci.
Tra l'altro, nel pensare a quel che più avanti accade a Hulk con "l'altro guanto", quello made in Stark: il fatto che il gigante verde sia rimasto ferito in modo (apparentemente) permanente non credo sia corretto, visto che si tratta della creatura fisicamente più forte dell'universo e dotata di poteri rigenerativi. In ogni caso, possibile che con questo benedetto guanto sia concesso solo di schioccare le dita e soffrire? Non si può fare altro? Grattarsi, spolverare, dipingere...niente? 
Da quel che mi era sembrato di capire, il possesso delle gemme doveva conferire sia l'onnipotenza che l'onniscienza. 
Ora, se uno è onnisciente saprà quali rischi corre e, probabilmente, come risolverli.
Tanto più che essere onnipotenti dovrebbe garantire un certo margine di azione. Un ampio margine di azione.
Invece...
... e già è andata bene che nel frattempo, in tutto l'Universo, nessun altro cattivone abbia deciso di attuare il proprio piano malvagio o di prendere per sé il guanto approfittando della confusione generale...

venerdì 26 aprile 2019

The Umbrella Academy

Titolo: The Umbrella Academy
Episodi: 10
Anno: 2019
Genere: fantascienza, supereroi

La trama in breve:
Dopo tanto tempo, un gruppo di fratelli e sorelle con poteri straordinari si ritrova per la morte del padre, scoprendo scioccanti segreti e una minaccia per l'umanità  (fonte Netflix)

Il mio commento:
Lo so già cosa starete pensando: "L'ennesima serie sui supereroi?" 
In effetti Umbrella Academy si configura come una storia su persone dai poteri straordinari, una sorta di variante degli X-men, tuttavia l'enfasi è posta più sulle vicende drammatiche di ciascuno di loro che sull'allestimento di spettacolari combattimenti infarciti di roboanti effetti speciali. Non esattamente super-eroi, bensì persone alle prese con problematiche non comuni e che, nel contempo, si trovano a far squadra, dopo tanto tempo, contro una minaccia imminente.
Già perché pur essendo "fratelli", in quanto cresciuti come tali, i protagonisti della serie si sono separati e hanno ciascuno portato avanti la propria vita al di fuori della famiglia entro cui erano stati accolti dopo la loro singolare venuta al mondo. Come si scopre all'inizio, infatti, i protagonisti della serie sono 7 di quei 43 bambini nati da donne rimaste incinte misteriosamente e che hanno portato a compimento la gravidanza in una sola giornata; bambini straordinari adottati da un eccentrico miliardario per crescerli come supereroi...anche se la strategia non è andata esattamente a buon fine, né i misteriosi bambinelli hanno avuto uno sviluppo e un'educazione "normale".
Tanto più che, ritrovatisi da adulti, ciascuno reca con sé sfiducia, delusioni, drammi personali, dipendenze, rabbia e frustrazione...chi più chi meno si trova in un momento non proprio idilliaco della propria esistenza e, per causa di forze maggiori - nella fattispecie la morte del padre e un'imminente apocalisse segnalata dal ritorno al presente di Cinque -, sarà costretto sia a fare i conti con se stesso che con i propri fratelli ritrovati. 
E se in tutto ciò aggiungete pure viaggi temporali e la presenza di elementi "alieni", capirete facilmente che si tratta di una serie che più che proporsi con ingredienti






originali cerca invece di risultare originale giocando con elementi tutto sommato noti al pubblico, amalgamandoli e giocandoci con discreta verve e libertà. 
Il risultato complessivo è più che discreto, soprattutto grazie alla buona resa di alcuni personaggi, decisamente sui generis o pure troppo complessati, e sull'interazione tra loro che permette di portare sullo schermo contrasti e incomprensioni. 
I personaggi che più mi son piaciuti sono stati Luther e Klaus. Il primo, grande e grosso, è un uomo "sacrificato", il numero 1, l'unico rimasto a casa a perseverare nella propria missione di super-eroe e, a causa di ciò, ha lasciato andare l'amore (per Allison, sua "sorella"), ha rischiato la vita, si è visto trasformato in un ibrido uomo-bestia con tutte le conseguenze del caso...senza contare gli anni trascorsi a vivere nello spazio per conto di suo padre, una missione del tutto inutile con il solo scopo di tenerlo lontano dai pericoli. Ne emerge una persona distrutta, incompresa, trattenuta e castrata, dall'indubbia sensibilità ma dal carisma discutibile che tuttavia non esita a impegnarsi per la famiglia e per gli altri, anche se questo lo porta a scontrarsi con gli altri membri della famiglia, con Diego in particolare, decisamente una testa calda. 
Di tutt'altra natura Klaus, il numero 4, traumatizzato e tormentato dai propri poteri, tossicodipendente anche a causa di questi, emarginato e poco considerato, pure vittima di equivoci (rapito per errore da Cha-Cha e Hazel...senza che nessuno manco si accorga della sparizione...) e di situazioni impreviste (viaggia nel tempo per sbaglio tornando alla guerra in Vietnam). Un personaggio sui generis, ben caratterizzato dall'ottimo Robert Sheehan, e che mi ha decisamente conquistato per la sua eccentricità e il non voler essere affatto un eroe, anzi.
Anche il personaggio di Cinque non mi è spiaciuto, diciamocelo, sebbene risulti un po' troppo scontato a causa del suo essere una sorta di deus ex-machina per la sua conoscenza del futuro e la capacità di teletrasporto.
Interessanti anche Cha-Cha e Haziel, agenti della Commissione sulle tracce del traditore Cinque.
Nel complesso comunque la serie è ben orchestrata e gestita, con colpi di scena ed elementi legati alla storia e ai personaggi che vengono pian piano svelati, tutto nell'ottica di sventare/agevolare la minaccia che entro pochi giorni scatenerà l'inferno...minaccia che dopo un po' si inizia a intuire chi sia :-)

sabato 23 febbraio 2019

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 4)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 4)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 853


La trama in breve:
In spettrali campi di battaglia e tetre fortezze in rovina, fra città tramutate in cimiteri e terre ridotte a ossari, la spaventosa guerra dei cinque re volge ormai al termine. La Casa Lannister e i suoi alleati appaiono vincitori. Eppure, nei Sette Regni, qualcosa ancora si agita. Mentre corvi in forma umana si raccolgono per un festino di ceneri, nuovi, temerari complotti vengono orditi e nuove, pericolose alleanze prendono forma. In questa apparentemente consolidata "pace del re" forze inattese sono pronte a sferrare attacchi cruenti. Guidati dal famigerato re Occhio-di-corvo, gli uomini di ferro, eredi di un culto guerriero dimenticato da secoli, si sono lanciati all'invasione del sudovest del reame, costringendo la regina Cersei e il Trono di Spade ad affrontare un'inedita prova di forza. E dalle brume di una memoria lasciata troppo a lungo sepolta, un'antica, sinistra profezia potrebbe minacciare la stessa regina. Non sembra esistere una fine al banchetto dei corvi. E, forse, l'ora del destino sta per scoccare perfino per le prede più inattaccabili. Questa edizione presenta in un volume unico "Il dominio della regina" e "L'ombra della profezia", corrispondente al Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, così come concepito dall'autore. (fonte ibs)


Il mio commento:
Innanzitutto ben ritrovati sulle pagine di questo mio blog, spazio virtuale che, come sto constatando con rammarico, riesco ad aggiornare sempre più di rado. 
Addirittura questo è il primo post del 2019... e siamo a fine febbraio :-(
Ad ogni modo, bando alle ciance, e veniamo a noi per spendere due parole sul quarto libro della saga fantasy de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, libro che in realtà ho terminato di leggere il primo di questo mese ma su cui, per forza di causa maggiore, non son riuscito a cianciare come e quando avrei voluto.
Rispetto ai libri che ho precedentemente letto e commentato, questo risulta forse un po' più noioso e "scentrato" in quanto si concentra di meno sui personaggi "principali" ma si dedica alla caratterizzazione dei comprimari - anche se questo concetto è un po' relativo considerando la vita media e il ruolo dei vari personaggi - e sulla caratterizzazione e approfondimento dell'ambientazione proposta. 
Infatti, come accennato anche nel capitolo finale, quello scritto dall'autore ai propri lettori, Jon, Daenerys, Tyrion, Bran, ecc... torneranno nei prossimi libri. Qui invece ci si è concentrati maggiormente su Cersei, su Jaime, su Brienne, sui Greyjoy, sui Martell e su tutta una serie di dinamiche che, per certi versi, son state leggermente riadattate o modificate nell'adattamento televisivo ormai tanto famoso. 
A differenza dei libri precedenti, seppur senza stravolgimenti eclatanti, o comunque meno impattanti e notevoli rispetto a quel che solitamente accade quando un testo scritto diventa film, mi son imbattuto in vari elementi di differenza rispetto a ciò che mi aspettavo di ritrovare. A volte piccoli dettagli che, per semplificazione, nella serie televisiva non son state trattati, a volte dinamiche un po' più complesse che son state ignorate e variate (vedi tutta la questione di Lady Stoneheart, aka Catelyn Tully in versione rediviva). 
Provo a spiegarmi: anche nella serie tv si è assistito all'ascesa del Credo Militante e dell'Alto Passero ma l'imprigionamento di Cersei, nel libro, avviene praticamente subito e in modo molto più diretto e spiazzante. Oppure, nel libro, Brienne è alla ricerca di Sansa e si imbatte, di volta in volta, in fuorilegge e criminali precedentemente incontrati nei libri come compagni di prigione di Jaqen H'ghar o ex-membri dei Guitti Sanguinari, riuscendo sì a sconfiggerli ma riportando anche ferite di un certo livello. Tra l'altro, non si è mai scontrata con il Mastino, come invece mi aspettavo, ma si è tuttavia venuta a scontrare con un impostore che ha usato la fama e l'armatura del Mastino per razziare e stuprare...per cui, in un certo senso, anche nella serie tv non è che poi ci siano andati tanto distanti...
Ben diversa e più approfondita l'acclamazione di Re presso i Greyjoy o le dinamiche nobiliari / familiari presso Dorne, dove tra l'altro compare Arianne, figlia di Doran Martell e promessa sposa a Viserys III, della Casa Targaryen, fratello di Daenerys. Anche la signora Cersei si dimostra molto più macchiavellica e calcolatrice, cercando di ordire intrighi e manovrando nobili e collaboratori secondo il proprio interesse.

venerdì 28 dicembre 2018

Sense8: seconda stagione e finale


Titolo: Sense8
Episodi: 12
Anno: 2016/2018
Genere: sci-fi, azione, drammatico

Cast: Doona Bae, Jamie Clayton, Tina Desai, Tuppence Middleton, Max Riemelt, Miguel Ángel Silvestre, Brian J. Smith, Freema Agyeman, Terrence Mann, Anupam Kher, Naveen Andrews, Daryl Hannah, Toby Onwumere, Alfonso Herrera, Eréndira Ibarra, Purab Kohli, Valeria Bilello


Il mio commento:
Come anticipato in uno dei pochi post di quest'anno, ovvero codesto, ora che ho finalmente visto anche l'episodio conclusivo della seconda stagione di Sense8, ne approfitto per spenderci due parole. Il fatto di esser stata troncata, per motivi vari e che, sospetto, non esser dipesi solo da questioni economiche e di audience, si avverte eccome, con il risultato di un'esperienza non pienamente soddisfacente.
Comunque sia, quest'ultima stagione prosegue la narrazione mostrando le conseguenze del salvataggio di Riley, soprattutto ai danni di Will che, complice uno scambio visivo con Whispers, si riduce quasi a tossicodipente pur di disorientare il "cattivone" ed evitare di farlo accedere alla propria cerchia. Ovviamente ha il supporto di tutti ma ognuno dei protagonisti è alla prese anche con i propri problemi: Sun evasa dal carcere vuole vendicarsi del fratello; Lito è depresso e in crisi lavorativa a causa del suo outing; Nomi ha problemi con la famiglia; Capheus si trova catapultato in politica; Kala,combattuta tra l'amore per Wolfgang e il marito, scopre che quest'ultimo è implicato in loschi affari; Wolfgang si invischia invece in una guerra tra mafie e si imbatte in Lila, un'altra sensate...e questo da il via all'espansione dell'ambientazione proposta in Sense8. Pian piano compaiono altri Homo Sensorium, così come si viene ad approfondire il legame tra Whispers e la BPO che, per altro, verso i sensate dimostra un atteggiamento ambiguo. Il tutto mentre i nostri approfondiscono la loro reciproca conoscenza, cercano di trovare un modo per recuperare Will e, pian piano, scoprono la verità su Angelica, la madre della loro cerchia. Tutto questo in un susseguirsi di vicende che, rispetto alla prima stagione, mantengono il ritmo narrativo su un buon livello dedicando discreto spazio all'azione. 




Non mancano, ovviamente, scene "sessuali" e promiscue, così come si confermano poetiche e spettacolari molte situazioni in cui i nostri sono "uno e tutti" al contempo.Nel penultimo episodio tuttavia le vicende precipitano e a farne le spese è il tedesco Wolfgang, catturato dalla BPO...ma non tutto è perduto in quanto anche i nostri, in un modo piuttosto criptico e stranamente rapido, riescono a far prigioniero proprio lo stesso Whispers, disorientandolo in modo tale da fargli credere "immaginaria" una stanza che invece è reale.

mercoledì 26 dicembre 2018

Macchine mortali

Titolo: Macchine mortali
Titolo originale: Mortal engines
Regia: Christian Rivers
Anno: 2018
Genere: fantasy, avventura
Cast: Hugo Weaving, Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Stephen Lang

La trama in breve:
In un futuro in cui le città sono semoventi su cingolati e vagano per la Terra, dopo una catastrofe detta "Guerra dei 60 minuti", Thaddeus Valentine (Hugo Weaving) è l'ingegnere responsabile di Londra, per la quale sogna un futuro di conquista, senza guardare in faccia a nessuno. I suoi piani si scontreranno con una ragazza che arriva dal suo passato, Hester Shaw (Hera Hilmar), e il giovane storico Tom (Robert Sheehan), forse meno imbranato di quel che sembra.  (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Il film in questione è l'adattamento cinematografico dell'omonimo libro di genere steampunk scritto da Philip Reeve, testo del 2001 che scopro destinato prevalentemente a un pubblico adolescenziale. 
Dal trailer però mi ero fatto un'idea di storia un po' più complessa e ad ampio respiro, magari un preambolo per proporre nuove ambientazioni e dare un po' di slancio al genere steampunk che, tutto sommato, tra libri, anime e film è già relativamente noto al pubblico. Invece, nelle quasi due ore di proiezione, tutto sembra iniziare e finire, lasciando un po' di insoddisfazione per il risultato complessivo e per la superficialità con cui si son gestiti aspetti che potevano caratterizzare e dare maggior profondità all'opera stessa: bastavano pochi scorci di piantagioni o allevamenti, per farci capire cosa mangia la gente, oppure come ricavano le fibre tessili per l'abbigliamento oppure l'acqua per abbeverarsi o lavarsi....
Ok, di certo non siamo di fronte a un prodotto che punta agli Oscar, però una maggior cura nella gestione di alcune dinamiche poteva regalare un'esperienza più soddisfacente e completa anche per non avvalorare la tesi secondo cui più il tempo passa e più la civiltà regredisce. 
Ma questa impostazione prevalentemente orientata alla spettacolarità - fermo restando che bisognerebbe vedere come viene smarcata nel libro - la si nota partire dalla spiegazione iniziale, l'introduzione necessaria a contestualizzare l'ambientazione proposta: la sequenza occupa praticamente il tempo che ci impiega il logo della Universal Picture a coprire la circonferenza terrestre mentre una voce robotica accenna alla catastrofica devastazione perpetratasi nella Guerra dei 60 minuti. 
Poi lo spettatore viene catapultato nel vivo dell'azione e, da quel momento in avanti, è una discreta corsa fino all'epilogo finale. 




Di certo non ci si annoia, questo no, sia per gli eventi che si succedono sia per la progressiva proposta di scenari e ambientazioni sia per il brio del gruppo di protagonisti scelto. Da un lato Hester Shaw, che si dimostra combattiva, pragmatica, tormentata e incazzata col mondo, dall'altro Tom Natsworthy (interpretato dal buon Robert Sheehan, già visto in Misfits), storico, provetto aviatore, intelligente e dinamico, caratteri e mondi opposti che inizieranno col piede sbagliato per poi evolvere il rapporto in una relazione più profonda e complice. D'altronde, l'essere costantemente a rischio di morire stimola questo genere di legami. 

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