domenica 28 ottobre 2018

Black Mirror (Terza Stagione)

Titolo: Black Mirror (terza stagione)
Episodi: 6
Anno: 2016
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti stagioni si tratta di episodi slegati l'uno dall'altro ma collegati per "tematica", ovvero la tecnologia, effetti collaterali ed esasperazioni connesse ad essa. 
Nel caso della terza stagione, gli episodi sono 6:

- Nosedive (titolo italiano: Caduta libera)
- Playtest (titolo italiano: Giochi pericolosi)
- Shut Up and Dance (titolo italiano: Zitto e balla)
- San Junipero
- Men Against Fire (titolo italiano: Gli uomini e il fuoco)
- Hated in the Nation (titolo italiano: Odio universale) 


Il mio commento:
"Recentemente" ho terminato la visione della terza stagione di Black Mirror. Tempo fa avevo pubblicato un post sulla prima mentre per la seconda mi ero limitato ad un accenno in quest'altro post. Tra la seconda e la terza a dire il vero ci sarebbe uno speciale, White Christmas, uscito in Italia nel 2015 che meriterebbe una trattazione a parte e che, a mio avviso, sarebbe benissimo potuto uscire al cinema dando una piacevole scossa al panorama sci-fi a cui il grande pubblico è oramai abituato. Prima o poi, tempo permettendo, vedrò di dedicarci un post.
Per quanto riguarda la terza stagione, invece, mi permetto di dire qualcosa ora, visto che ho finalmente un po' di tempo libero da dedicare a questo mio blog che purtroppo trascuro sempre più.
Di tutte le puntate, personalmente, quella che mi ha convinto meno è stata "Hated in the nation", seppure la considero molto buona come realizzazione e, al contempo, interessante e provocatoria. Tuttavia la vedo più simile a produzioni canoniche, con indagini e complotti basate sulla tecnologia (in questo caso mini automi a forma di ape usati in sostituzione ai comuni insetti, ormai estinti, e utilizzati per esecuzioni), per cui forse meno originale rispetto alle altre proposte. Certo, rimane comunque un episodio forte perché di fatto mette in discussione la sicurezza di chi sfrutta social, chat, o il web in generale per emettere sentenze e/o condannare gli altri ma con la tranquillità di esser protetto da nickname e una certa "intoccabilità" che la virtualità della rete offre. 










Negli altri episodi, dicevo, ho trovato altri spunti che mi hanno, probabilmente, coinvolto o stimolato di più.
San Junipero mi è piaciuto assai, anche perché fino alla parte finale non riuscivo bene a capire dove stesse andando a parare la storia, poiché le protagoniste sembravano "viaggiare nel tempo", cosa che mi faceva propendere per una sorta di simulazione virtuale o videogame...il fatto poi che l'atmosfera fosse più malinconica e sdolcinata, con un'ambientazione anni '80 e minor presenza "tecnologica", oltre al fatto che ci fossero tematiche legate all'identità sessuale e all'omosessualità mi stava portando fuori pista rispetto alla rivelazione del finale, dove si scopre che in realtà "san Junipero" non è che una specie di "aldilà virtuale", un luogo immobile nel tempo in cui portare le menti/anime di malati terminali, anziani e, chissà, di chiunque in un surrogato di vita. Qualcosa che potremmo considerare l'alba di Matrix, ma che ci porta a riflettere su come percepiamo e consideriamo il reale e l'individuo in sé, e su come, forse, in un contesto in cui tutto è virtualizzato e modificabile, possiamo considerare aspetti legati a identità, crescita, declino, diritti personali. Di certo, per un malato terminale o una persona ridotta a vegetale la prospettiva di veder se stesso "vivo" e abile può essere rassicurante ma, probabilmente, sarebbe solo una menzogna, una finzione che tuttavia ha in sé qualcosa che dal punto di vista etico, religioso e filosofico potrebbe scatenare discussioni e interrogativi a cui non è facile dare una risposta.   
Ma anche lo spazio e il tempo stesso vengono messi in discussione, come un po' accade nel folgorante "Playtest", che potremmo considerare un episodio strutturato a matrioska, un po' alla Inception per i vari "risvegli" e livelli di profondità, un po' alla Matrix per dinamiche di "virtualità indotta". Personalmente mi è piaciuto assai, anche per il velato humor che c'è nel considerare tutta la situazione e come certi piccoli imprevisti possano fare la differenza tra la vita e, beh, la morte. 

sabato 25 agosto 2018

One Punch Man


Titolo: One Punch Man
Studio d'animazione: MadHouse
Anno: 2015
Numero episodi: 12

La Trama in breve:
Dopo un allenamento durato tre anni, un ragazzo di nome Saitama ha raggiunto il suo obiettivo: diventare un eroe talmente forte da sconfiggere chiunque con un solo colpo. Tuttavia, essere diventato così potente gli ha reso talmente facile il compito di eroe da rendere Saitama perennemente annoiato e portarlo in depressione. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Conoscevo vagamente il manga e il soggetto ma - grave colpa - non gli avevo mai degnato adeguata attenzione. Poi, complice Netflix e qualche giorno di riposo, ho avuto l'occasione di recuperare e divorare l'intera serie animata proposta dalla MadHouse, trasposizione del manga disegnato da Yūsuke Murata su storia di One, che inizialmente aveva proposto One Punch Man online ottenendo, rapidamente, ottimi consensi e numerose visualizzazioni. 
Comunque sia, anche se recuperato con "un po' di ritardo" rispetto alla pubblicazione dell'opera, confesso che era da tempo che non mi gustavo una serie animata tanto quanto mi son goduto la visione di One Punch Man ^___^
La storia in sé, e il suo sviluppo, ha un tono leggero e scanzonato, che mira più a omaggiare serie di genere action e supereroistico, senza pretese di approfondimento particolare: tutto è molto semplice e dinamico, a volte comico e demenziale, ma soprattutto epico e devastante. A me che piacciono le manifestazioni di potenza negli anime e nei manga, assistere alle vicende di Saitama ha regalato forti emozioni e sensazioni. Era da mo' che non assistevo a sequenze tanto accattivanti e devastanti, alcune che ovviamente si concludono con un solo colpo del nostro, altre più elaborate e iperboliche con deflagrazioni di meteoriti o separazione dell'atmosfera (diciamo così :-P ). Che si tratti di persone potenziate geneticamente o da tute tecnologiche, oppure di mostri atavici e mitologici giunti in città per rivendicare il proprio dominio, o addirittura di razze aliene, il nostro sarà sempre pronto a battersi e ... a  vincere ^__^
In fondo è un eroe, no? Ed è questo che fanno... di solito.




Solo che nel caso di Saitama c'è sempre una nota di tristezza: lui stesso non trova soddisfazione, avendo raggiunto un livello di potenza ultraterrena, ma anche nei confronti della stessa società raccoglie ben pochi consensi. La gente fa in fretta a criticare o a non prenderlo sul serio, vuoi perché danneggiata (d'altra parte, se anche distruggi un meteorite, qualche detrito piove pure sulla città...) vuoi perché il nostro idiot...eroe non gode di particolare popolarità mediatica, anzi, è stato piazzato in fondo alla classifica degli eroi e considerato alla stregua di un imbroglione. Ecco allora che non ci sono grandi plausi o ricompense per Saitama, che anzi vive per conto suo, in ristrettezze economiche, eppure con un proprio equilibrio e onore. L'immagine che abbiamo di lui è di un giovane solitario che, seppure vestito da super-eroe, mestamente, torna a casa con la spesa in una borsa, senza amici, senza una compagna, senza fama, ricchezze o gloria.

domenica 12 agosto 2018

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 3)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 3)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 1213

La trama in breve:
Dopo la morte di re Renly Baratheon gli avversari che si contendono il Trono di Spade sono ridotti a quattro; il gioco di alleanze, inganni e tradimenti si fa sempre più spietato, sempre più labirintico, e l'ambizione dei contendenti non ha limite. Sui quattro re e sui paesaggi già devastati dalla guerra incombe la più terribile delle minacce: gli Estranei, guerrieri soprannaturali che non temono la morte. Perché l'hanno già conosciuta... Gli indeboliti, dilaniati Guardiani della notte sanno che i loro giorni potrebbero essere contati. Spetterà a Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, ergersi per una disperata, eroica, ultima difesa. Forse, la guerra per il potere supremo è ancora tutta da giocare.

Il mio commento:
Finalmente, dopo quasi quattro mesi, ho concluso la lettura di questo tomo ^_^ 
Non vorrei però venire frainteso: è stata un'esperienza impegnativa ma ne sono più che soddisfatto. D'altra parte, la lettura in sé è sempre una bella occasione per stimolare la fantasia e accrescere la propria cultura per cui, ben vengano opere impegnative e capaci di avvincere. Solo che, ecco, a fine marzo mi ero quasi convinto di riuscire a terminare prima ... invece la mole di avvenimenti e di situazioni proposte dal buon Martin in questo libro (che in realtà raccoglie i tre romanzi Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre) è abbastanza elevata. Più o meno copre circa due stagioni, la terza e la quarta, della serie televisiva, più qualcosa della quinta stagione.
E come accadeva per le puntate delle serie HBO, pure qui i colpi di scena ci sono e lasciano il segno, ancor più quando vengono raccontati da chi è presente: la scelta dei "pov", ossia di sfruttare il punto di vista dei personaggi per descrivere quel che avviene, è molto di impatto. Soprattutto se la narrazione è supportata da un lessico e uno stile adeguato, ma su questo aspetto il buon Martin si conferma una certezza, capace di far sentire le diverse voci dei personaggi e di farci percepire le situazioni come loro le vivono. 
Tra le varie scene, forti, probabilmente le nozze rosse - evento durante il quale vengono assassinati Robb Stark e sua madre, oltre a numerosi alleati e soldati in forza al re del Nord - rappresentano un momento parecchio intenso per via della narrazione che rispecchia i pensieri e l'emotività di Catelyn Stark, ex signora di Grande Inverno e che a questo punto del romanzo ne ha passate anche troppe in termini di delusioni, sofferenze... e pure qualche scelta personale più che discutibile, tipo la liberazione di Jayme Lannister. Ma anche il combattimento tra Oberyn Martell e Ser Gregor Clegane non è mica meno significativa, con il povero Tyrion Lannister che spera nel proprio campione dopo aver sopportato giorni di infamante e ingiusto processo.
Ad ogni modo, rispetto al libro precedente, ho notato molte più differenze rispetto alla trasposizione televisiva, alcune piccole e altre meno. Va di certo considerato che nella lettura ci sono anche molti più approfondimenti in termini di descrizioni ed elementi: ad esempio le descrizioni delle portate di cene e pranzi, comprese le 77 portate del matrimonio reale tra re Joffrey Baratheon e Margaery Tyrell, oppure le ballate dei vari cantastorie, così come devono necessariamente venir descritte azioni meccaniche, incontri e scontri, presentazioni ed entrate in scena dei personaggi (su tutte quella della vipera rossa Oberyn Martell, decisamente di altra natura rispetto a quella della serie), "rapporti vari", intrighi e combattimenti all'ultimo sangue.

venerdì 3 agosto 2018

The signal

Titolo: The signal
Regia: Will Eubank
Anno: 2014
Genere: sci-fi
Cast: Laurence Fishburne, Olivia Cooke, Beau Knapp, Sarah Clarke, Lin Shaye, Robert Longstreet

La trama in breve:
Tre studenti di college in viaggio attraverso il sud-ovest degli Stati Uniti sono costretti ad una deviazione per andare sulle tracce di un misterioso e geniale hacker che è entrato nei sistemi del MIT ed ha evidenzato falle nel sistema di sicurezza. Nella loro ricerca, i tre amici finiscono in un'area strana e isolata del Nevada, dove all'improvviso tutto diventa scuro. Quando uno di loro, Nic, riprende conoscenza, si ritrova dentro un incubo ad occhi aperti...  (fonte ComingSoon)

Il mio commento:
Se guardo alla data dell'ultimo post su questo blog provo un po' di vergogna...davvero non mi capacito di quanto sia trascorso e di quanta poca energia mi riesca di ritagliarmi per portare avanti questi miei progetti personali. Avrei anche un libro, un mini romanzo, che prima o poi vorrei concludere ma che invece continuo a guardare solo da distante...
In ogni caso, sono qui ora, e ne approfitto per una segnalazione lampo di un film visto recentemente su Rai 4 e che, sinceramente, mi ha sorpreso. Per cui ve ne parlo, sperando di suscitare anche in voi un po' di curiosità per questa pellicola già presentata al Sundance Film Festival nel 2014.
All'inizio, The Signal mi ha incuriosito per il tono che aveva, per l'atmosfera che da subito il regista è riuscito a creare grazie alla fotografia e alla presentazione dei personaggi. Qualcosa che mi richiamava opere di autori blasonati, qualcosa tipo Tree Of Life per dire.
Assieme ad un amico, il protagonista, Nic, affetto da distrofia muscolare, sta accompagnando la sua amica/ragazza in California: per cui entrano subito in gioco sentimentalismi, romanticismo, possibilità di qualche lacrimuccia...e invece no. Ben presto la storia prende una piega inattesa, con la caccia a un hacker con cui i tre avevano un conto in sospeso e che sembra perseguitarli fino ad approdare al luogo da cui proviene "il segnale", l'origine della comunicazione di tale NOMAD.
E fino a qui, tutto sommato, il film mi stava attirando più per il tono, per la drammaticità della situazione che per la trama in sé: la narrazione in sé è discretamente coinvolgente e impreziosita da scelte di regia e di fotografia che enfatizzano la sensazione di perdita imminente, la nostalgia per un legame che si sta "troncando".Insomma, c'è sofferenza e c'è sentimento, ma c'è anche voglia di rivalsa, di fare qualcosa di forte, di sconfiggere un avversario... o quanto meno di capire che sta accadendo. Che poi sarà un po' tutta la spinta del film, che alla base vede proprio la determinazione di Nic, già bastonato dalla vita per via della propria condizione fisica, ma che ciononostante va avanti e cerca di essere una persona attiva e positiva, non tanto nel senso di gioviale ma di fare qualcosa per gli altri.

sabato 30 giugno 2018

Arrivedorci Elio e le storie tese

Ed eccoci qua, l'ultimo loro concerto si è tenuto ieri a Barolo (CN), nell'ambito del Collisioni Festival, circa 3 ore e mezza di musica, intrattenimento ed emozioni.
Con tutto il cuore spero che non sia davvero davvero stata la loro ultima performance...in ogni caso, non posso che ringraziarli per esserci stati e per la loro folle ed eclittica genialità. Di certo un pilastro della musica italiana contemporanea anche se, probabilmente, non così compresi e seguiti da pubblico e critica. Un po' come anche hanno esplicitato nella loro "Arrivedorci", brano con il quale sono riusciti a coronare un sogno. 
Restano comunque dei grandi della musica, indubbiamente estrosi, gente di talento, preparata e dall'indubbia capacità musicale, abili nel mescolare e rielaborare qualsiasi genere oltre che di affrontare qualsiasi tematica, senza remore e senza freni, dalle barzellette alle incomprensioni di coppia, da problemi legati all'ambiente a quelli sull'abbandono dei feti, dalle vacanze al mare o in montagna all'acqua che perde dalla doccia dell'inquilino del piano di sopra e che ha creato una macchia sul plafone pagato due milioni delle vecchie lire ma nella prossima assemblea di condominio..., dal trascorrere degli anni al bullismo, dalle questioni d'amore a quelle adolescenziali o di contrasto al "sistema". E in tutto ciò, capaci pure di reinventare la tarantella, uè! ^_^
Mi mancheranno...anche se, in effetti, mica sono morti...voglio dire, ogni tanto passano su Radio DeeJay, e le loro canzoni sono ancora tutte disponibili...e poi, dai, almeno si son tolti il problema di avere il testimone in casa...mi spiace solo che per la loro ultima performance non ci sia stato Rocco Tanica, ma solo uno che gli somigliava, parecchio, per carità, un imitatore quasi identico, però dai...
Ad ogni modo confidiamo tutti in Mangoni, e nel suo Campo Volo 2021: chissà che quel "arrivedorci" lasci, appunto, speranza per qualcos'altro :-)))
Quanto al resto, forza panino clap-clap clap-clap ad oltranza.
Grazie ancora di tutto, davvero.



martedì 26 giugno 2018

Misfits (prima stagione)

Titolo: Misfits
Episodi: 6
Anno: 2009
Genere: supereroi
Cast: Iwan Rheon, Robert Sheehan, Lauren Socha, Nathan Stewart-Jarrett, Antonia Thomas

La trama in breve:
Cinque ventenni di Wertham, condannati ai servizi sociali per aver commesso dei piccoli reati, restano coinvolti in una misteriosa tempesta di fulmini e ghiaccio la quale dona loro dei poteri speciali. Mentre cercano di convivere con le loro nuove abilità, i cinque affrontano una serie di avversità, potencialmente fatali, senza il minimo giudizio e autocontrollo. (fonte comingsoon)


Il mio commento:
Diciamocelo, di film e serie tv dedicate ai super-eroi iniziamo a essere abbastanza pieni. E pure un po' stufi. Tuttavia, accanto ai varie Heroes, Daredevil, Avengers e compagnia bella, trovano spazio anche proposte di minor caratura che possono regalare qualche piacevole sorpresa.
E' il caso di Misfits, serie di qualche annetto fa che ho scoperto recentemente su Netflix e che mi ha convinto sin da subito. Peccato non averla seguita a tempo debito :-(
Non siamo di fronte a una produzione che ha dalla sua un budget eccezionale, ma ciononostante si difende bene grazie alla verve e alla freschezza che traspare dai giovani protagonisti e dalle varie soluzioni visive che vengono proposte.
I nostri, fondamentalmente, sono dei teppistelli, motivo per cui sono alle prese con lavori sociali per compensare le proprie colpe. Sono anche dei personaggi con personalità e trascorsi diversi e che ben si combinano tra loro. In particolare sono i due poli opposti, Nathan e Simon, rispettivamente Robert Sheehan e Iwan Rheon (già Ramsey Bolton in GoT), a tener banco: il primo estroso e incontenibile, con problemi di attenzione e di affetti, il secondo introverso e complessato, decisamente tenebroso.
Sono questi i due personaggi verso cui è andata la mia simpatia, e sono quelli che effettivamente creano anche numerose aspettative: Nathan è infatti l'unico di cui, fino alla fine, non si sa quale sia l'abilità acquisita grazie alla tempesta, mentre Simon è quello più ombroso e cupo, in realtà trattenuto e annichilito ma che in virtù del gruppo trova una ragion d'essere.




L'aspetto interessante della serie, comunque, sta nel fatto che non siamo dinnanzi a un gruppo di idealisti o di persone dabbene che, consci che da grandi poteri derivino grandi responsabilità, si mettono al servizio della società o del prossimo. Nossignore! Son persone che già hanno i loro problemi e che semplicemente cercano di non dar troppo nell'occhio o di sbrogliare personali magagne....sempre se coprire un omicidio e l'occultamento di un cadavere si possa considerare "problema personale". Già perché sin da subito non ne imbroccano una, ancora spaesati per via della tempesta. E le cose, nel corso della serie, in effetti non vanno proprio al meglio, tra equivoci, sospetti da deviare, sentimenti e incontri con altre persone "toccate" dalla tempesta. Alcune delle quali con abilità discutibili, o quanto meno nello scopo ultimo cui destina i propri sforzi :-) 
Tra i personaggi non poteva comunque mancare l'emule di Hiro Nakamura di Heroes, ovvero qualcuno in grado di alterare il tempo, solo che in questo caso questa persona sarà vincolata agli eventi vissuti in prima persona.

domenica 13 maggio 2018

Altered Carbon

Titolo: Altered Carbon
Episodi: 10
Anno: 2018
Genere: sci-fi, hard boiled
Cast: Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Kristin Lehman, Trieu Tran, Renée Elise Goldsberry

La trama in breve:
È l'anno 2384, l'identità umana può essere codificata come I.D.U. (Immagazzinamento Digitale Umano) e caricata su supporto detto "pila corticale" inserito chirurgicamente nella colonna spinale, e trasferito da un corpo all'altro: ciò permette agli esseri umani di sopravvivere alla morte fisica facendo in modo che i ricordi e la coscienza siano "inseriti" in nuovi corpi sintetici, clonati o naturali, che vengono considerati come mere custodie della mente. Questa tecnologia tuttavia è molto costosa e non alla portata di tutti, inoltre alcuni per convinzione religiosa (Neo-Cattolici) la rinnegano. La distruzione della pila comporta la "vera morte" ovvero la morte dell'identità oltre che della custodia. I viaggi interstellari vengono cosi resi possibili trasmettendo il contenuto della pila col procedimento definito "agotransfer" (orig. "needlecasting" riferimento al calco di una statua riempito a siringa) mediante il quale la coscienza viene trasferita da una custodia su un pianeta ad un'altra su un altro pianeta. Le persone più ricche e potenti del mondo, i "Mat" (orig. "Meth" in riferimento a "Methuselah"), sono gli unici a potersi permettere infinite custodie e backup delle I.D.U., il che li rende virtualmente immortali, quasi degli Dei, con un seguito di "credenti". Takeshi Kovacs, un ex combattente di padre slavo e madre giapponese di speciali unità militari chiamati "Spedi" (orig. "Envoy" ovvero soldati "inviati" o "spediti") che si oppongono al Protettorato, viene ucciso e la sua pila relegata in stasi carceraria. Viene però innestato dopo 250 anni dalla morte in una nuova custodia che era in precedenza il corpo di Elias Ryker, agente di polizia di Bay City (l'antica zona di San Francisco), per volere di Laurens Bancroft, un facoltoso e potente aristocratico Mat dall'età di oltre 360 anni, che si è apparentemente suicidato, perdendo tutti i ricordi dall'ultimo backup cioè delle 48 ore antecedenti la morte. L'uomo è convinto di non essersi suicidato e ingaggia lo Spedi per indagare su quello che ritiene un omicidio.  (fonte wikipedia)






Il mio commento:
Premesso che non ho letto il libro di Richard K. Morgan da cui la serie è tratta, e che probabilmente sarà "leggermente" diverso da questa sua controparte televisiva, devo dire che son rimasto relativamente soddisfatto da questa serie. Leggendo qua e là, nel web, i pareri son discordanti e tendono a premiare più il lato estetico rispetto alla trama in sé, anche se, per quel che ho visto, varie recensioni e commenti riportano la data di febbraio o marzo, per cui proprio a ridosso dell'uscita della serie. Ordunque, mi vien da pensare di aver visto qualcosa d'altro...o di essere uno spettatore dannatamente sempliciotto.
Per quanto mi riguarda reputo Altered Carbon piuttosto articolato e intrecciato dal punto di vista della trama, della regia e degli spunti offerti ma son d'accordo che forse varie parti son state gestite più per conquistare l'occhio dello spettatore che altro. I corpi, nel film, sono una sorta di accessorio, un oggetto, e non ci si fa scrupolo nel mostrarli, nel concederli o nel trascurarli: in fondo, in un contesto in cui li si possono cambiare senza problemi perché curarsene troppo? 

lunedì 30 aprile 2018

AVENGERS: Infinity war

Titolo: AVENGERS: Infinity war
Regia: Joe Russo, Anthony Russo.
Anno: 2018
Genere: azione, supereroi
Cast: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Don Cheadle, Benedict Cumberbatch, Tom Holland, Chadwick Boseman, Zoe Saldana, Karen Gillan, Tom Hiddleston, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Idris Elba, Danai Gurira, Benedict Wong, Pom Klementieff, Dave Bautista, Gwyneth Paltrow, Benicio Del Toro, Josh Brolin, Chris Pratt, Tessa Thompson,

La trama in breve:
La resa dei conti più epocale di tutti i tempi. Gli Avengers e i loro alleati dovranno essere pronti a sacrificare tutto pur di sconfiggere il potente Thanos, tiranno intergalattico deciso a conquistare l'universo sfruttando il potere delle Gemme dell'Infinito (sei gemme generatesi all'origine dell'Universo e che rappresentano sei aspetti differenti del creato)

Il mio commento:
Non dovrebbe costituire una novità il fatto che mi piacciono i fumetti e che, negli anni, per periodi alterni, ho seguito le avventure cartacee degli X-Men, oltre che di altri personaggi Marvel.
Periodicamente la casa delle Idee organizzava i vari crossover, in cui una storia vedeva il coinvolgimento di più personaggi appartenenti a serie diverse così da rimescolare un po' le carte in tavola, creare nuovi intrecci e aumentare gli incassi. Ecco allora che per seguire una vicenda plenaria, tipo la saga di Onslaught o Avengers vs X-Men, si era costretti a recuperare volumetti di collane diverse, fare un po' di mente locale su personaggi vagamente (s)conosciuti e procedere nella lettura fino alla conclusione della mini saga. Che inevitabilmente vedeva il mondo in condizioni disastrose, personaggi devastati o dispersi e via dicendo...tanto poi tornavano tutti e in qualche modo la vita tornava a scorrere.





Ecco, la visione di AVENGERS: Infinity war riassume di fatto tutto ciò ma con il vantaggio di avere tutto in un solo film, senza doversi sorbire un pezzo della battaglia epica contro Thanos distribuita a pezzettini su pellicole differenti. Decisamente una gran comodità rispetto ad andare a vedere, per dire, Iron Man 4 e sorbirsi metà film dedicato a Tony Stark e metà alla battaglia globale contro Thanos.
Per cui, ecco, un punto a favore di questo colossal d'introspezione e sperimentazione cinematografica. E altrettanti mi sento di darli per il ritmo generale, per l'amalgama ben riuscito di tutti i personaggi e delle varie ambientazioni, così come per le gag distribuite qua e là (su tutti, vince la tecnica dell'invisibilità/mimetismo di Drax). Vero è che qualcuno ha avuto un ruolo più significativo di altri, qualcuno ha cercato di portarsi a casa il premio "personaggio inutile" (tipo Visione), altri invece a momenti si rivelavano in grado di contrastare senza problemi il caro buon Thanos... personaggio che per altro poteva mica decidere di risolvere i problemi dell'universo in altro modo...che poi, da quando in qua l'universo (soprattutto quello Marvel) è finito? E le dimensioni parallele dove le mettiamo?
Mi è spiaciuto per il povero Hulk, che avrei voluto veder in azione e che, sinceramente, mi sarei aspettato si incazzasse come suo solito invece di andare in crisi...in fondo, il suo elemento è la rabbia...

giovedì 26 aprile 2018

Recap di Aprile

Ed eccoci qua, a quasi un mese dall'ultimo post scribacchiato in questo spazio virtuale.
Una decina di anni fa, stesso periodo, ero a quota 14 post solo per il mese di aprile, quest'anno va bene se sono a 4...il che da una misura di quanto lento sia diventato a scrivere °_°
Fatto sta che i giorni passano piuttosto densi, ricchi di impegni e dinamiche che mi tengono lontano da questa mia passione che, in teoria, dovrebbe essere la scrittura. Ne consegue che non solamente gli spazi virtuali rimangano desolati e vuoti per molto più tempo di quel che vorrei, ma che pure la mia già pur scarsa e discutibile produzione letteraria procede a rilento. Per dire: ho in cantiere, da anni, un romanzo di stampo vagamente fantascientifico e le ultime aggiunte ad esso risalgono a circa 1 anno fa. Per cui forse non dovrei nemmeno lamentarmi tanto se, sempre per dire, poi sono alle prese con letture di manga tipo Berserk! i cui volumi escono col contagocce.
Anche sul fronte fruizione di storie non è che mi vada molto meglio: purtroppo, la maggior parte del mio tempo se ne va via in trasporti, lavoro e impegno nella vita associativa della Kyu Shin Ryu (sia in seno al direttivo che in termini di didattica).
Comunque, dicevo, anche sul fronte storie procedo a rilento, con episodi centellinati di qualche serie pescata da Netflix...ora sono alle prese con Altered Carbon, e non son sicuro di star bene a capire quel che vedo... 
In questi ultimi tempi, a metà marzo mi sa, son riuscito a concludere la seconda stagione di Sense8, ad esempio. Però credo che ne parlerò con più cognizione di causa quest'estate, dopo la presunta uscita dell'episodio finale. Vero è che rispetto alla prima stagione (di cui avevo parlato qui), la serie dei Wachowski risulta a tratti un po' più inconcludente, chiusa nelle medesime situazioni, con dinamiche che non sembrano schiodarsi, o, di contro, troppo veloce, con scoperte o risoluzioni improvvise (tipo la presenza di numerosi altri "senzienti"). Però resta una delle serie più poetiche e intense che ho approcciato: il collegamento che vivono i protagonisti la rende davvero interessante e suggestiva, regalando momenti di forte impatto sia in termini di sofferenza che di sensualità, ma anche in termini di risvolti di trama o per ricchezza delle sequenze d'azione. Indubbiamente rimane una serie qualitativamente valida anche dal punto di vista della regia e del montaggio, per non parlare della fotografia e delle prove di recitazioni per il cast scelto.
Peccato per l'affrettata chiusura, davvero troppo esplosiva e infarcita di "maccosa": confido che l'episodio finale chiarisca e doni un po' di pace e conforto a noi "fans"....soprattutto considerando i colpi di scena e quanto proposto negli ultimi 2-3 minuti della stagione.
Diverso invece l'impatto delle puntata della seconda stagione di Black Mirror, decisamente forti e capaci di far riflettere o, per certi punti di vista, preoccupare. Fermo restando che sia Torna da me che Vota Waldo! sono storie interessanti/preoccupanti, ricche di spunti e implicazioni a più livelli, non ultimo etico, quella che più mi ha turbato è stata Orso bianco, praticamente un parco a tema dedicato alla "commercializzazione della violenza" psicologica e fisica: quello proposto nell'episodio è piuttosto atroce e discutibile, ma se ci pensiamo ogni giorno ci viene somministrata la medesima minestra, con una sorta di assuefazione al "consumo" di video e immagini in cui la violenza domina, nei quali i media irrompono senza pietà in ogni contesto di tragedia rendendoci spettatori assuefatti e de-sensibilizzati, cinici e privi di pudore, abituati pure a vivere la realtà solo attraverso filtri quali televisione o smartphone.
Quegli stessi smartphone che poi usiamo anche quando siamo di fronte a un paesaggio naturale o a una bella situazione o a un concerto, creando la straordinaria situazione nella quale non stiamo a guardare ciò che abbiamo di fronte ma lo vediamo solo tramite cellulare. 
Qualcosa che capita spesso anche ai concerti...a meno che non si sia troppo impegnati a dire "uè" accompagnando la voce con un simpatico gesto delle mani, oppure a ruotare le dita e unire le falangi oppure ad applaudire alternando i battiti a quel "forza panino" che sempre rieccheggia nei finali dei concerti di Elio e le Storie tese, una delle più interessanti realtà musicali del nostro Paese e che in questo periodo sta effettuando il suo ultimo tour, quello di addio. 
Qualcosa di triste, per quanto mi riguarda, constatare che una band storica e di valore come questa decida di chiudere così. 
Certo, le loro canzoni resteranno, e pure loro continueranno a portare avanti i propri progetti, artistici e non, tuttavia saperli ancora lì fuori, con la loro demenzialità e la loro virtuosità musicale (anche se in effetti negli ultimi tempi c'è un po' di affaticamento e declino rispetto agli inizi) a cantare per il bel paese la terra dei cachi è un pensiero che mi faceva stare bene. 
In fondo, persino con una nota sola sono stati in grado di dare lezioni di musica e, a modo loro, far riflettere sulla cultura musicale (al ribasso) che stiamo portando avanti in questi anni. In ogni caso, non posso che ringraziarli ancora e ancora per tutto quanto hanno proposto finora e per lo splendido concerto di 3 ore di sabato scorso. Grazie davvero e ... arrivedorci ^_^



venerdì 30 marzo 2018

Rapporto di minoranza e altri racconti

Titolo: Rapporto di minoranza e altri racconti
Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 234

La trama in breve:
Il racconto che dà il titolo all'antologia descrive una polizia del futuro che arresta i criminali prima che questi commettano i loro reati. In questi racconti, influenzati dalla repressione maccartista, dall'isteria nucleare, da una forte consapevolezza politica e sociale, Dick si interroga sulla condizione umana, sulla violenza e la repressione esercitata dalle autorità, sul militarismo e la paranoia, ergendosi a cantore di un'umanità debole e spesso indifesa che è la vera protagonista delle sue opere (fonte Amazon)

Il mio commento:
Era da un po' che mi ero proposto di leggere qualcosa di Dick, sia per l'interesse che ho nei confronti della fantascienza sia perché autore noto grazie a trasposizioni cinematografiche di un certo livello, da Blade Runner a Minority Report, da Total Recall a A scanner darkly, fermo restando che pure recensioni come quella di Una svastica sul sole mi hanno convinto della bontà di questo autore.
E, come un po' sempre accade quando da racconti o film Hollywood ne ricava un prodotto per il grande schermo, pure con Dick ho compreso che di rimaneggiamenti ce ne son stati. Ah, se ce ne son stati.
Indubbiamente, è un autore molto efficace e di impatto, visionario e influente, con uno stile semplice e diretto, schietto, che non si perde in arzigogoli ma comunque attento e capace di delineare uno scenario plausibile e non banale. L'impressione globale è che sì, le sue storie sono adatte per essere prese ed elaborate in film, sfaccettate ma anche essenziali, visionarie ma allo stesso tempo concrete nel proporre argomenti e temi che mettono in discussione la percezione di sé e del mondo che ha il lettore. 
Nei racconti che compongono la raccolta, trovano posto interrogativi e dubbi esistenziali - sul rapporto tra individuo e sé, tra individuo e società e tra individuo e realtà - che orbitano attorno a questioni come consapevolezza, manipolazione e reale conoscenza. Non a caso più di uno dei personaggi proposti non sa chi è in realtà oppure si trova a dubitare degli altri in termini di "umanità". Sia nel racconto Impostor, che in Modello Due che in La formica elettrica i protagonisti o alcuni dei personaggi non sanno di essere androidi, surrogati di esseri umani, non ne hanno consapevolezza e, anzi, si sentono e agiscono come persone vere e proprie. Sono programmate per farlo, omologate e indottrinate ad esserlo. Si tratta di testi del 1953, per i primi due, e del 1968, per cui la base di partenza per molte delle proposte fantascientifiche che ancora oggi troviamo in film, fumetti e serie. E al contempo dubbi profondi, filosofici e impegnativi sull'individuo o sull'omologazione cui la società moderna ci spinge. 
Ancor più interessante se poi, come ne la Formica elettrica, oltre alla difficoltà nello stabilire o accettare la propria condizione di essere "diversamente umano" ci troviamo anche alle prese con la necessità di stabilire se la realtà esiste a prescindere da noi stessi o se esiste grazie a noi stessi. Una realtà costituita da spazio e tempo che pure possono risultare del tutto in divenire oppure già predefiniti e determinabili, tanto da consentire la realizzazione di squadre pre-crimine che catturino e puniscano potenziali criminali. Che poi è alla base di Rapporto di Minoranza - un tantino diverso da quanto visto al cinema grazie a Spielberg -, racconto che tira in ballo anche su concetti quali regime e libertà personale oltre che farci riflettere sul valore etico di una rigida prevenzione basata su ipotesi di reati potenziali. E' lecito o no fermare e incarcerare criminali che ancora non sanno o hanno dimostrato di esserlo? Se non fermati, lo compiranno davvero quel crimine? Oppure potranno evitarlo, se guidate? Domande, provocazioni che Dick è bravo a proporre e a sfruttare per trame più o meno elaborate, non scontate, e dalle quali non arrivano vere e proprie risposte. O che magari celano anche critiche alla società e velate ipocrisie che tuttavia vengono accettate in nome di un beneficio "sociale". 

sabato 10 febbraio 2018

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 2)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 2)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 962

La trama in breve:
Nel cielo dei Sette Regni, travolti da una guerra devastatrice, compare una cometa dal sinistro colore di sangue. È l'ennesimo segno di immani catastrofi che si stanno preparando? L'estate dell'abbondanza sembra ormai definitivamente passata, e ben quattro condottieri si contendono ferocemente il Trono di Spade. Intanto al di là del mare caldo l'orgogliosa principessa in esilio Daenerys Targaryen, è pronta a rischiare tutto per la corona che le appartiene di diritto. Solo per lei, forse, la cometa di sangue non è un presagio di tragedia ma l'araldo della riscossa. (fonte amazon)

Il mio commento:
Quando ho terminato la lettura di questo tomo (anche se in realtà ce l'ho in formato ebook...) mi son sentito un po' depresso: nella mia mente ero convinto di averci impiegato davvero tanto a leggerlo. Mi pareva di averne iniziato la lettura ancora a giugno, sulla spiaggia dell'hotel Royam a Saly, durante la seconda trasferta in Senegal. Non so bene perché avessi questa sensazione visto che, in realtà, me lo son gestito a partire da ottobre.
Al netto di un po' di memoria che perde colpi e di dinamiche di vita che mi vedono discretamente impegnato per cui il trascorrere dei giorni può aver assunto i connotati di un unico blocco temporale, credo che una delle cause di quanto da me sperimentato sia da ricercarsi nel senso di continuità che l'autore è riuscito a creare tra un romanzo e l'altro.
La scelta di affidare la narrazione ai diversi punti di vista dei vari personaggi, che quindi presentano e vivono episodi e situazioni che si vengono a creare nel tempo, a volte quasi consecutivamente a volte con giorni e settimane nel mezzo, probabilmente risulta vincente nel ricreare la sensazione di assistere a una storia che riguarda un mondo, più che la storia di alcuni personaggi di una certa ambientazione.
Per cui, come nel caso del libro precedente, anche con questo secondo volume della saga ideata da Martin mi sento di esprimere un giudizio molto positivo. E ancora una volta mi sembra che la trasposizione cinematografica abbia reso discreta giustizia all'opera del paffuto autore statunitense sebbene ci siano più aspetti in cui si avverte una certa rielaborazione.
Rispetto alla serie televisiva ci son personaggi e situazioni che hanno un peso decisamente differente. Parlo ad esempio di Robb Stark oppure di Jamie Lannister, qui molto ridimensionati, oppure lord Baelish, finito molto (ma molto) nelle retrovie.
Diversamente, l'entrata in scena di un peso massimo come Tywin Lannister si è fatta attendere molto, seppure la sua presenza si avvertisse sporadicamente visti riferimenti di Tyrion e Cersei.
Pure i Greyjoy e i Bolton son stati gestiti, nel libro, con ben altre soluzioni e con una caratterizzazione ben più degna: per dire dove lo trovi un lord dall'aspetto lugubre e che convoca i propri consiglieri mentre egli giace praticamente ignudo durante un salasso con le sanguisughe?

venerdì 12 gennaio 2018

Serie manga che finiscono: vogliamo parlarne?

Che io sia un lettore di manga e fumetti, è risaputo. Magari da pochi, ma è risaputo. Magari è pure un'informazione irrilevante, ma è risaputo pure questo.
Ci sono serie manga che ho iniziato a leggere anni or sono, svariati anni or sono. Alcune non sono ancora terminate altre invece, nel corso del tempo, hanno visto concludersi il loro arco narrativo. Ma non sempre in modo dignitoso.
Penso a Shamo, manga che si è trascinato a lungo anche per via di complesse vicende editoriali e che si è concluso miseramente, con un finale triste e poco onorevole. D'altronde, si doveva pur chiudere la storia di Ryo Narushima e - mi spiace per lo spoiler - quale miglior trovata se non far morire il protagonista al termine di una specie di confuso duello?
Recentemente ho anche concluso MPD - Psycho, che era partito anche in modo interessante, con un mix di poliziesco-thriller infarcito di personalità multiple, azione e un po' di fantascienza...poi non so bene cosa sia successo ed è stato un lungo trascinamento fino alla sua conclusione. Anche qui, sinceramente, non ho ben capito se la storia aveva un senso o meno.

   


Su Alita Last order non vorrei spendere molte parole. Graficamente bello, per carità, però insulso.
Diversamente, di Naruto conservo un buon ricordo, dinamico, divertente, ma anche ricco di azione, non banale, sfaccettato sebbene nelle ultime saghe il manga di Masashi Kishimoto ha iniziato a soffrire di manie di onnipotenza, con battaglie sempre più titaniche e su vasta scala. In qualche modo però è terminato cercando di chiudere archi narrativi e aspetti lasciati in sospeso. 
E quanto meno l'autore l'ha fatto mostrando e disegnando la storia, magari aumentando la velocità e sintetizzando troppo, magari facendosi prendere la mano dalla fantasia e dai poteri dei suoi ninja, ma in qualche modo ce l'ha mostrato il finale.
Non come a suo tempo capitato con il caro Yoshihiro Togashi, mannaggia a lui, che ha deciso di chiudere la saga finale del manga Yu yu degli spettri ... beh... facendolo raccontare ai personaggi, al bar. Cioè, dico io, pensaci prima e disegnala, caspita!
Pazienza, è andata così...non deve esserci per forza un senso o un finale degno di questo nome e rispettoso della dedizione dei lettori. Voglio dire, ci son anche manga e mangaka che ce la fanno, pensiamo a Homunculus, che consiglio assai.

    

Ad ogni modo, recentemente, perché pure io c'ho i miei tempi, ho invece concluso la lettura di Bleach, manga di Tite Kubo iniziato a leggere nel lontano 2001. 
Fumetto dal notevole appeal grafico e potenza visiva, decisamente molto dinamico e da premiare soprattutto per la resa estetica dei personaggi e la varietà di effetti speciali (diciamola così) mostrati.
Solo che...
Ecco...
Dopo aver concluso la lettura del numero 74, mi son sentito a metà tra queste due scene:


 
  

Ora soprassedendo sul fatto che la scelta di un'immagine di Berserk probabilmente non è quella più azzeccata - ma che ci/mi ricorda che forse vedrò la conclusione dell'opera di Miura solo in età pensionabile -, dico io, possibile che un manga che si è sviluppato per quindici anni termini così?
Cioè, l'autore ha deliberatamente aperto trame e sotto-trame, ha creato una pletora di personaggi, tutti intrallazzati e collegati tra di loro, solo per arrivare a un nulla di fatto?
Caspita!
Decine e decine di volumi in cui vediamo sta gente combattere e massacrarsi - mentre il mondo continua a vivere e ad andare avanti sereno - per giungere a un mega combattimento finale, chiuso con dei non-sense fenomenali per poi chiudere la serie con un paio di capitoletti insulsi, abbandonando di fatto la volontà di spiegare o dirci che fine hanno fatto i vari personaggi. 
Che ne è stato di tutti i vari shinigami, al netto dei pochi disegnati per una breve comparsata nel finale? E degli arrancar? E gli hollow? E i quincy?
Che poi, sta gente, cosa fa tutto il giorno per vivere: al netto delle battaglie descritte, avranno degli hobby, una vita privata, vanno a far la spesa, leggono...
Niente.
Tutta gente che, come i Cavalieri dello Zodiaco, attende di menar le mani e di immolarsi per la causa ...aspetta, almeno loro c'avevano quel gran pezzo della dea Atena, questi di Bleach chi hanno? Per cosa si dannano l'anima? Per salvare un mondo che parrebbe vivere tranquillo ugualmente? 
Se invece il compito svolto da questi dei della morte è così importante, per disintegrare questi hollow-spiriti maligni che rischiano di far danni concreti, come mai nessuno si è curato di tutto ciò nelle lunghissime saghe dedicate a combattere ora questa o quell'altra fazione?
E agli Stati che non sono il Giappone chi ci pensa?
Non lo sapremo mai. A mala pena vediamo quel che accade al protagonista che, dopo aver maturato poteri cosmici (quale protagonista degno di questo nome non lo fa?) molla tutto per sistemarsi con una che in 74 numeri ha cagato pochissimo e fare il disoccupato. 
Ma dico io...cosa c'è che non va in questo mondo di manga e mangaka? 
Posso capire che ci siano dinamiche economiche ed editoriali capaci di stravolgere i progetti di codesti poveri autori ma, al contempo, questi creatori di storie e di universi, ce l'hanno in mente una storia o vanno a braccio? 
Basta saperlo. Perché, se c'era premeditazione nel voler far concludere così il manga, nel più totale disinteresse e menefreghismo da parte di tutti i personaggi proposti, avrei preferito saperlo prima.
Mi sento piuttosto amareggiato e depresso.
A questo punto, non mi resta che puntare tutto su One Piece :-)     

   

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