sabato 30 giugno 2018

Arrivedorci Elio e le storie tese

Ed eccoci qua, l'ultimo loro concerto si è tenuto ieri a Barolo (CN), nell'ambito del Collisioni Festival, circa 3 ore e mezza di musica, intrattenimento ed emozioni.
Con tutto il cuore spero che non sia davvero davvero stata la loro ultima performance...in ogni caso, non posso che ringraziarli per esserci stati e per la loro folle ed eclittica genialità. Di certo un pilastro della musica italiana contemporanea anche se, probabilmente, non così compresi e seguiti da pubblico e critica. Un po' come anche hanno esplicitato nella loro "Arrivedorci", brano con il quale sono riusciti a coronare un sogno. 
Restano comunque dei grandi della musica, indubbiamente estrosi, gente di talento, preparata e dall'indubbia capacità musicale, abili nel mescolare e rielaborare qualsiasi genere oltre che di affrontare qualsiasi tematica, senza remore e senza freni, dalle barzellette alle incomprensioni di coppia, da problemi legati all'ambiente a quelli sull'abbandono dei feti, dalle vacanze al mare o in montagna all'acqua che perde dalla doccia dell'inquilino del piano di sopra e che ha creato una macchia sul plafone pagato due milioni delle vecchie lire ma nella prossima assemblea di condominio..., dal trascorrere degli anni al bullismo, dalle questioni d'amore a quelle adolescenziali o di contrasto al "sistema". E in tutto ciò, capaci pure di reinventare la tarantella, uè! ^_^
Mi mancheranno...anche se, in effetti, mica sono morti...voglio dire, ogni tanto passano su Radio DeeJay, e le loro canzoni sono ancora tutte disponibili...e poi, dai, almeno si son tolti il problema di avere il testimone in casa...mi spiace solo che per la loro ultima performance non ci sia stato Rocco Tanica, ma solo uno che gli somigliava, parecchio, per carità, un imitatore quasi identico, però dai...
Ad ogni modo confidiamo tutti in Mangoni, e nel suo Campo Volo 2021: chissà che quel "arrivedorci" lasci, appunto, speranza per qualcos'altro :-)))
Quanto al resto, forza panino clap-clap clap-clap ad oltranza.
Grazie ancora di tutto, davvero.



martedì 26 giugno 2018

Misfits (prima stagione)

Titolo: Misfits
Episodi: 6
Anno: 2009
Genere: supereroi
Cast: Iwan Rheon, Robert Sheehan, Lauren Socha, Nathan Stewart-Jarrett, Antonia Thomas

La trama in breve:
Cinque ventenni di Wertham, condannati ai servizi sociali per aver commesso dei piccoli reati, restano coinvolti in una misteriosa tempesta di fulmini e ghiaccio la quale dona loro dei poteri speciali. Mentre cercano di convivere con le loro nuove abilità, i cinque affrontano una serie di avversità, potencialmente fatali, senza il minimo giudizio e autocontrollo. (fonte comingsoon)


Il mio commento:
Diciamocelo, di film e serie tv dedicate ai super-eroi iniziamo a essere abbastanza pieni. E pure un po' stufi. Tuttavia, accanto ai varie Heroes, Daredevil, Avengers e compagnia bella, trovano spazio anche proposte di minor caratura che possono regalare qualche piacevole sorpresa.
E' il caso di Misfits, serie di qualche annetto fa che ho scoperto recentemente su Netflix e che mi ha convinto sin da subito. Peccato non averla seguita a tempo debito :-(
Non siamo di fronte a una produzione che ha dalla sua un budget eccezionale, ma ciononostante si difende bene grazie alla verve e alla freschezza che traspare dai giovani protagonisti e dalle varie soluzioni visive che vengono proposte.
I nostri, fondamentalmente, sono dei teppistelli, motivo per cui sono alle prese con lavori sociali per compensare le proprie colpe. Sono anche dei personaggi con personalità e trascorsi diversi e che ben si combinano tra loro. In particolare sono i due poli opposti, Nathan e Simon, rispettivamente Robert Sheehan e Iwan Rheon (già Ramsey Bolton in GoT), a tener banco: il primo estroso e incontenibile, con problemi di attenzione e di affetti, il secondo introverso e complessato, decisamente tenebroso.
Sono questi i due personaggi verso cui è andata la mia simpatia, e sono quelli che effettivamente creano anche numerose aspettative: Nathan è infatti l'unico di cui, fino alla fine, non si sa quale sia l'abilità acquisita grazie alla tempesta, mentre Simon è quello più ombroso e cupo, in realtà trattenuto e annichilito ma che in virtù del gruppo trova una ragion d'essere.




L'aspetto interessante della serie, comunque, sta nel fatto che non siamo dinnanzi a un gruppo di idealisti o di persone dabbene che, consci che da grandi poteri derivino grandi responsabilità, si mettono al servizio della società o del prossimo. Nossignore! Son persone che già hanno i loro problemi e che semplicemente cercano di non dar troppo nell'occhio o di sbrogliare personali magagne....sempre se coprire un omicidio e l'occultamento di un cadavere si possa considerare "problema personale". Già perché sin da subito non ne imbroccano una, ancora spaesati per via della tempesta. E le cose, nel corso della serie, in effetti non vanno proprio al meglio, tra equivoci, sospetti da deviare, sentimenti e incontri con altre persone "toccate" dalla tempesta. Alcune delle quali con abilità discutibili, o quanto meno nello scopo ultimo cui destina i propri sforzi :-) 
Tra i personaggi non poteva comunque mancare l'emule di Hiro Nakamura di Heroes, ovvero qualcuno in grado di alterare il tempo, solo che in questo caso questa persona sarà vincolata agli eventi vissuti in prima persona.

domenica 13 maggio 2018

Altered Carbon

Titolo: Altered Carbon
Episodi: 10
Anno: 2018
Genere: sci-fi, hard boiled
Cast: Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Kristin Lehman, Trieu Tran, Renée Elise Goldsberry

La trama in breve:
È l'anno 2384, l'identità umana può essere codificata come I.D.U. (Immagazzinamento Digitale Umano) e caricata su supporto detto "pila corticale" inserito chirurgicamente nella colonna spinale, e trasferito da un corpo all'altro: ciò permette agli esseri umani di sopravvivere alla morte fisica facendo in modo che i ricordi e la coscienza siano "inseriti" in nuovi corpi sintetici, clonati o naturali, che vengono considerati come mere custodie della mente. Questa tecnologia tuttavia è molto costosa e non alla portata di tutti, inoltre alcuni per convinzione religiosa (Neo-Cattolici) la rinnegano. La distruzione della pila comporta la "vera morte" ovvero la morte dell'identità oltre che della custodia. I viaggi interstellari vengono cosi resi possibili trasmettendo il contenuto della pila col procedimento definito "agotransfer" (orig. "needlecasting" riferimento al calco di una statua riempito a siringa) mediante il quale la coscienza viene trasferita da una custodia su un pianeta ad un'altra su un altro pianeta. Le persone più ricche e potenti del mondo, i "Mat" (orig. "Meth" in riferimento a "Methuselah"), sono gli unici a potersi permettere infinite custodie e backup delle I.D.U., il che li rende virtualmente immortali, quasi degli Dei, con un seguito di "credenti". Takeshi Kovacs, un ex combattente di padre slavo e madre giapponese di speciali unità militari chiamati "Spedi" (orig. "Envoy" ovvero soldati "inviati" o "spediti") che si oppongono al Protettorato, viene ucciso e la sua pila relegata in stasi carceraria. Viene però innestato dopo 250 anni dalla morte in una nuova custodia che era in precedenza il corpo di Elias Ryker, agente di polizia di Bay City (l'antica zona di San Francisco), per volere di Laurens Bancroft, un facoltoso e potente aristocratico Mat dall'età di oltre 360 anni, che si è apparentemente suicidato, perdendo tutti i ricordi dall'ultimo backup cioè delle 48 ore antecedenti la morte. L'uomo è convinto di non essersi suicidato e ingaggia lo Spedi per indagare su quello che ritiene un omicidio.  (fonte wikipedia)






Il mio commento:
Premesso che non ho letto il libro di Richard K. Morgan da cui la serie è tratta, e che probabilmente sarà "leggermente" diverso da questa sua controparte televisiva, devo dire che son rimasto relativamente soddisfatto da questa serie. Leggendo qua e là, nel web, i pareri son discordanti e tendono a premiare più il lato estetico rispetto alla trama in sé, anche se, per quel che ho visto, varie recensioni e commenti riportano la data di febbraio o marzo, per cui proprio a ridosso dell'uscita della serie. Ordunque, mi vien da pensare di aver visto qualcosa d'altro...o di essere uno spettatore dannatamente sempliciotto.
Per quanto mi riguarda reputo Altered Carbon piuttosto articolato e intrecciato dal punto di vista della trama, della regia e degli spunti offerti ma son d'accordo che forse varie parti son state gestite più per conquistare l'occhio dello spettatore che altro. I corpi, nel film, sono una sorta di accessorio, un oggetto, e non ci si fa scrupolo nel mostrarli, nel concederli o nel trascurarli: in fondo, in un contesto in cui li si possono cambiare senza problemi perché curarsene troppo? 

lunedì 30 aprile 2018

AVENGERS: Infinity war

Titolo: AVENGERS: Infinity war
Regia: Joe Russo, Anthony Russo.
Anno: 2018
Genere: azione, supereroi
Cast: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Don Cheadle, Benedict Cumberbatch, Tom Holland, Chadwick Boseman, Zoe Saldana, Karen Gillan, Tom Hiddleston, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Idris Elba, Danai Gurira, Benedict Wong, Pom Klementieff, Dave Bautista, Gwyneth Paltrow, Benicio Del Toro, Josh Brolin, Chris Pratt, Tessa Thompson,

La trama in breve:
La resa dei conti più epocale di tutti i tempi. Gli Avengers e i loro alleati dovranno essere pronti a sacrificare tutto pur di sconfiggere il potente Thanos, tiranno intergalattico deciso a conquistare l'universo sfruttando il potere delle Gemme dell'Infinito (sei gemme generatesi all'origine dell'Universo e che rappresentano sei aspetti differenti del creato)

Il mio commento:
Non dovrebbe costituire una novità il fatto che mi piacciono i fumetti e che, negli anni, per periodi alterni, ho seguito le avventure cartacee degli X-Men, oltre che di altri personaggi Marvel.
Periodicamente la casa delle Idee organizzava i vari crossover, in cui una storia vedeva il coinvolgimento di più personaggi appartenenti a serie diverse così da rimescolare un po' le carte in tavola, creare nuovi intrecci e aumentare gli incassi. Ecco allora che per seguire una vicenda plenaria, tipo la saga di Onslaught o Avengers vs X-Men, si era costretti a recuperare volumetti di collane diverse, fare un po' di mente locale su personaggi vagamente (s)conosciuti e procedere nella lettura fino alla conclusione della mini saga. Che inevitabilmente vedeva il mondo in condizioni disastrose, personaggi devastati o dispersi e via dicendo...tanto poi tornavano tutti e in qualche modo la vita tornava a scorrere.





Ecco, la visione di AVENGERS: Infinity war riassume di fatto tutto ciò ma con il vantaggio di avere tutto in un solo film, senza doversi sorbire un pezzo della battaglia epica contro Thanos distribuita a pezzettini su pellicole differenti. Decisamente una gran comodità rispetto ad andare a vedere, per dire, Iron Man 4 e sorbirsi metà film dedicato a Tony Stark e metà alla battaglia globale contro Thanos.
Per cui, ecco, un punto a favore di questo colossal d'introspezione e sperimentazione cinematografica. E altrettanti mi sento di darli per il ritmo generale, per l'amalgama ben riuscito di tutti i personaggi e delle varie ambientazioni, così come per le gag distribuite qua e là (su tutti, vince la tecnica dell'invisibilità/mimetismo di Drax). Vero è che qualcuno ha avuto un ruolo più significativo di altri, qualcuno ha cercato di portarsi a casa il premio "personaggio inutile" (tipo Visione), altri invece a momenti si rivelavano in grado di contrastare senza problemi il caro buon Thanos... personaggio che per altro poteva mica decidere di risolvere i problemi dell'universo in altro modo...che poi, da quando in qua l'universo (soprattutto quello Marvel) è finito? E le dimensioni parallele dove le mettiamo?
Mi è spiaciuto per il povero Hulk, che avrei voluto veder in azione e che, sinceramente, mi sarei aspettato si incazzasse come suo solito invece di andare in crisi...in fondo, il suo elemento è la rabbia...

giovedì 26 aprile 2018

Recap di Aprile

Ed eccoci qua, a quasi un mese dall'ultimo post scribacchiato in questo spazio virtuale.
Una decina di anni fa, stesso periodo, ero a quota 14 post solo per il mese di aprile, quest'anno va bene se sono a 4...il che da una misura di quanto lento sia diventato a scrivere °_°
Fatto sta che i giorni passano piuttosto densi, ricchi di impegni e dinamiche che mi tengono lontano da questa mia passione che, in teoria, dovrebbe essere la scrittura. Ne consegue che non solamente gli spazi virtuali rimangano desolati e vuoti per molto più tempo di quel che vorrei, ma che pure la mia già pur scarsa e discutibile produzione letteraria procede a rilento. Per dire: ho in cantiere, da anni, un romanzo di stampo vagamente fantascientifico e le ultime aggiunte ad esso risalgono a circa 1 anno fa. Per cui forse non dovrei nemmeno lamentarmi tanto se, sempre per dire, poi sono alle prese con letture di manga tipo Berserk! i cui volumi escono col contagocce.
Anche sul fronte fruizione di storie non è che mi vada molto meglio: purtroppo, la maggior parte del mio tempo se ne va via in trasporti, lavoro e impegno nella vita associativa della Kyu Shin Ryu (sia in seno al direttivo che in termini di didattica).
Comunque, dicevo, anche sul fronte storie procedo a rilento, con episodi centellinati di qualche serie pescata da Netflix...ora sono alle prese con Altered Carbon, e non son sicuro di star bene a capire quel che vedo... 
In questi ultimi tempi, a metà marzo mi sa, son riuscito a concludere la seconda stagione di Sense8, ad esempio. Però credo che ne parlerò con più cognizione di causa quest'estate, dopo la presunta uscita dell'episodio finale. Vero è che rispetto alla prima stagione (di cui avevo parlato qui), la serie dei Wachowski risulta a tratti un po' più inconcludente, chiusa nelle medesime situazioni, con dinamiche che non sembrano schiodarsi, o, di contro, troppo veloce, con scoperte o risoluzioni improvvise (tipo la presenza di numerosi altri "senzienti"). Però resta una delle serie più poetiche e intense che ho approcciato: il collegamento che vivono i protagonisti la rende davvero interessante e suggestiva, regalando momenti di forte impatto sia in termini di sofferenza che di sensualità, ma anche in termini di risvolti di trama o per ricchezza delle sequenze d'azione. Indubbiamente rimane una serie qualitativamente valida anche dal punto di vista della regia e del montaggio, per non parlare della fotografia e delle prove di recitazioni per il cast scelto.
Peccato per l'affrettata chiusura, davvero troppo esplosiva e infarcita di "maccosa": confido che l'episodio finale chiarisca e doni un po' di pace e conforto a noi "fans"....soprattutto considerando i colpi di scena e quanto proposto negli ultimi 2-3 minuti della stagione.
Diverso invece l'impatto delle puntata della seconda stagione di Black Mirror, decisamente forti e capaci di far riflettere o, per certi punti di vista, preoccupare. Fermo restando che sia Torna da me che Vota Waldo! sono storie interessanti/preoccupanti, ricche di spunti e implicazioni a più livelli, non ultimo etico, quella che più mi ha turbato è stata Orso bianco, praticamente un parco a tema dedicato alla "commercializzazione della violenza" psicologica e fisica: quello proposto nell'episodio è piuttosto atroce e discutibile, ma se ci pensiamo ogni giorno ci viene somministrata la medesima minestra, con una sorta di assuefazione al "consumo" di video e immagini in cui la violenza domina, nei quali i media irrompono senza pietà in ogni contesto di tragedia rendendoci spettatori assuefatti e de-sensibilizzati, cinici e privi di pudore, abituati pure a vivere la realtà solo attraverso filtri quali televisione o smartphone.
Quegli stessi smartphone che poi usiamo anche quando siamo di fronte a un paesaggio naturale o a una bella situazione o a un concerto, creando la straordinaria situazione nella quale non stiamo a guardare ciò che abbiamo di fronte ma lo vediamo solo tramite cellulare. 
Qualcosa che capita spesso anche ai concerti...a meno che non si sia troppo impegnati a dire "uè" accompagnando la voce con un simpatico gesto delle mani, oppure a ruotare le dita e unire le falangi oppure ad applaudire alternando i battiti a quel "forza panino" che sempre rieccheggia nei finali dei concerti di Elio e le Storie tese, una delle più interessanti realtà musicali del nostro Paese e che in questo periodo sta effettuando il suo ultimo tour, quello di addio. 
Qualcosa di triste, per quanto mi riguarda, constatare che una band storica e di valore come questa decida di chiudere così. 
Certo, le loro canzoni resteranno, e pure loro continueranno a portare avanti i propri progetti, artistici e non, tuttavia saperli ancora lì fuori, con la loro demenzialità e la loro virtuosità musicale (anche se in effetti negli ultimi tempi c'è un po' di affaticamento e declino rispetto agli inizi) a cantare per il bel paese la terra dei cachi è un pensiero che mi faceva stare bene. 
In fondo, persino con una nota sola sono stati in grado di dare lezioni di musica e, a modo loro, far riflettere sulla cultura musicale (al ribasso) che stiamo portando avanti in questi anni. In ogni caso, non posso che ringraziarli ancora e ancora per tutto quanto hanno proposto finora e per lo splendido concerto di 3 ore di sabato scorso. Grazie davvero e ... arrivedorci ^_^



venerdì 30 marzo 2018

Rapporto di minoranza e altri racconti

Titolo: Rapporto di minoranza e altri racconti
Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 234

La trama in breve:
Il racconto che dà il titolo all'antologia descrive una polizia del futuro che arresta i criminali prima che questi commettano i loro reati. In questi racconti, influenzati dalla repressione maccartista, dall'isteria nucleare, da una forte consapevolezza politica e sociale, Dick si interroga sulla condizione umana, sulla violenza e la repressione esercitata dalle autorità, sul militarismo e la paranoia, ergendosi a cantore di un'umanità debole e spesso indifesa che è la vera protagonista delle sue opere (fonte Amazon)

Il mio commento:
Era da un po' che mi ero proposto di leggere qualcosa di Dick, sia per l'interesse che ho nei confronti della fantascienza sia perché autore noto grazie a trasposizioni cinematografiche di un certo livello, da Blade Runner a Minority Report, da Total Recall a A scanner darkly, fermo restando che pure recensioni come quella di Una svastica sul sole mi hanno convinto della bontà di questo autore.
E, come un po' sempre accade quando da racconti o film Hollywood ne ricava un prodotto per il grande schermo, pure con Dick ho compreso che di rimaneggiamenti ce ne son stati. Ah, se ce ne son stati.
Indubbiamente, è un autore molto efficace e di impatto, visionario e influente, con uno stile semplice e diretto, schietto, che non si perde in arzigogoli ma comunque attento e capace di delineare uno scenario plausibile e non banale. L'impressione globale è che sì, le sue storie sono adatte per essere prese ed elaborate in film, sfaccettate ma anche essenziali, visionarie ma allo stesso tempo concrete nel proporre argomenti e temi che mettono in discussione la percezione di sé e del mondo che ha il lettore. 
Nei racconti che compongono la raccolta, trovano posto interrogativi e dubbi esistenziali - sul rapporto tra individuo e sé, tra individuo e società e tra individuo e realtà - che orbitano attorno a questioni come consapevolezza, manipolazione e reale conoscenza. Non a caso più di uno dei personaggi proposti non sa chi è in realtà oppure si trova a dubitare degli altri in termini di "umanità". Sia nel racconto Impostor, che in Modello Due che in La formica elettrica i protagonisti o alcuni dei personaggi non sanno di essere androidi, surrogati di esseri umani, non ne hanno consapevolezza e, anzi, si sentono e agiscono come persone vere e proprie. Sono programmate per farlo, omologate e indottrinate ad esserlo. Si tratta di testi del 1953, per i primi due, e del 1968, per cui la base di partenza per molte delle proposte fantascientifiche che ancora oggi troviamo in film, fumetti e serie. E al contempo dubbi profondi, filosofici e impegnativi sull'individuo o sull'omologazione cui la società moderna ci spinge. 
Ancor più interessante se poi, come ne la Formica elettrica, oltre alla difficoltà nello stabilire o accettare la propria condizione di essere "diversamente umano" ci troviamo anche alle prese con la necessità di stabilire se la realtà esiste a prescindere da noi stessi o se esiste grazie a noi stessi. Una realtà costituita da spazio e tempo che pure possono risultare del tutto in divenire oppure già predefiniti e determinabili, tanto da consentire la realizzazione di squadre pre-crimine che catturino e puniscano potenziali criminali. Che poi è alla base di Rapporto di Minoranza - un tantino diverso da quanto visto al cinema grazie a Spielberg -, racconto che tira in ballo anche su concetti quali regime e libertà personale oltre che farci riflettere sul valore etico di una rigida prevenzione basata su ipotesi di reati potenziali. E' lecito o no fermare e incarcerare criminali che ancora non sanno o hanno dimostrato di esserlo? Se non fermati, lo compiranno davvero quel crimine? Oppure potranno evitarlo, se guidate? Domande, provocazioni che Dick è bravo a proporre e a sfruttare per trame più o meno elaborate, non scontate, e dalle quali non arrivano vere e proprie risposte. O che magari celano anche critiche alla società e velate ipocrisie che tuttavia vengono accettate in nome di un beneficio "sociale". 

sabato 10 febbraio 2018

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 2)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 2)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 962

La trama in breve:
Nel cielo dei Sette Regni, travolti da una guerra devastatrice, compare una cometa dal sinistro colore di sangue. È l'ennesimo segno di immani catastrofi che si stanno preparando? L'estate dell'abbondanza sembra ormai definitivamente passata, e ben quattro condottieri si contendono ferocemente il Trono di Spade. Intanto al di là del mare caldo l'orgogliosa principessa in esilio Daenerys Targaryen, è pronta a rischiare tutto per la corona che le appartiene di diritto. Solo per lei, forse, la cometa di sangue non è un presagio di tragedia ma l'araldo della riscossa. (fonte amazon)

Il mio commento:
Quando ho terminato la lettura di questo tomo (anche se in realtà ce l'ho in formato ebook...) mi son sentito un po' depresso: nella mia mente ero convinto di averci impiegato davvero tanto a leggerlo. Mi pareva di averne iniziato la lettura ancora a giugno, sulla spiaggia dell'hotel Royam a Saly, durante la seconda trasferta in Senegal. Non so bene perché avessi questa sensazione visto che, in realtà, me lo son gestito a partire da ottobre.
Al netto di un po' di memoria che perde colpi e di dinamiche di vita che mi vedono discretamente impegnato per cui il trascorrere dei giorni può aver assunto i connotati di un unico blocco temporale, credo che una delle cause di quanto da me sperimentato sia da ricercarsi nel senso di continuità che l'autore è riuscito a creare tra un romanzo e l'altro.
La scelta di affidare la narrazione ai diversi punti di vista dei vari personaggi, che quindi presentano e vivono episodi e situazioni che si vengono a creare nel tempo, a volte quasi consecutivamente a volte con giorni e settimane nel mezzo, probabilmente risulta vincente nel ricreare la sensazione di assistere a una storia che riguarda un mondo, più che la storia di alcuni personaggi di una certa ambientazione.
Per cui, come nel caso del libro precedente, anche con questo secondo volume della saga ideata da Martin mi sento di esprimere un giudizio molto positivo. E ancora una volta mi sembra che la trasposizione cinematografica abbia reso discreta giustizia all'opera del paffuto autore statunitense sebbene ci siano più aspetti in cui si avverte una certa rielaborazione.
Rispetto alla serie televisiva ci son personaggi e situazioni che hanno un peso decisamente differente. Parlo ad esempio di Robb Stark oppure di Jamie Lannister, qui molto ridimensionati, oppure lord Baelish, finito molto (ma molto) nelle retrovie.
Diversamente, l'entrata in scena di un peso massimo come Tywin Lannister si è fatta attendere molto, seppure la sua presenza si avvertisse sporadicamente visti riferimenti di Tyrion e Cersei.
Pure i Greyjoy e i Bolton son stati gestiti, nel libro, con ben altre soluzioni e con una caratterizzazione ben più degna: per dire dove lo trovi un lord dall'aspetto lugubre e che convoca i propri consiglieri mentre egli giace praticamente ignudo durante un salasso con le sanguisughe?

venerdì 12 gennaio 2018

Serie manga che finiscono: vogliamo parlarne?

Che io sia un lettore di manga e fumetti, è risaputo. Magari da pochi, ma è risaputo. Magari è pure un'informazione irrilevante, ma è risaputo pure questo.
Ci sono serie manga che ho iniziato a leggere anni or sono, svariati anni or sono. Alcune non sono ancora terminate altre invece, nel corso del tempo, hanno visto concludersi il loro arco narrativo. Ma non sempre in modo dignitoso.
Penso a Shamo, manga che si è trascinato a lungo anche per via di complesse vicende editoriali e che si è concluso miseramente, con un finale triste e poco onorevole. D'altronde, si doveva pur chiudere la storia di Ryo Narushima e - mi spiace per lo spoiler - quale miglior trovata se non far morire il protagonista al termine di una specie di confuso duello?
Recentemente ho anche concluso MPD - Psycho, che era partito anche in modo interessante, con un mix di poliziesco-thriller infarcito di personalità multiple, azione e un po' di fantascienza...poi non so bene cosa sia successo ed è stato un lungo trascinamento fino alla sua conclusione. Anche qui, sinceramente, non ho ben capito se la storia aveva un senso o meno.

   


Su Alita Last order non vorrei spendere molte parole. Graficamente bello, per carità, però insulso.
Diversamente, di Naruto conservo un buon ricordo, dinamico, divertente, ma anche ricco di azione, non banale, sfaccettato sebbene nelle ultime saghe il manga di Masashi Kishimoto ha iniziato a soffrire di manie di onnipotenza, con battaglie sempre più titaniche e su vasta scala. In qualche modo però è terminato cercando di chiudere archi narrativi e aspetti lasciati in sospeso. 
E quanto meno l'autore l'ha fatto mostrando e disegnando la storia, magari aumentando la velocità e sintetizzando troppo, magari facendosi prendere la mano dalla fantasia e dai poteri dei suoi ninja, ma in qualche modo ce l'ha mostrato il finale.
Non come a suo tempo capitato con il caro Yoshihiro Togashi, mannaggia a lui, che ha deciso di chiudere la saga finale del manga Yu yu degli spettri ... beh... facendolo raccontare ai personaggi, al bar. Cioè, dico io, pensaci prima e disegnala, caspita!
Pazienza, è andata così...non deve esserci per forza un senso o un finale degno di questo nome e rispettoso della dedizione dei lettori. Voglio dire, ci son anche manga e mangaka che ce la fanno, pensiamo a Homunculus, che consiglio assai.

    

Ad ogni modo, recentemente, perché pure io c'ho i miei tempi, ho invece concluso la lettura di Bleach, manga di Tite Kubo iniziato a leggere nel lontano 2001. 
Fumetto dal notevole appeal grafico e potenza visiva, decisamente molto dinamico e da premiare soprattutto per la resa estetica dei personaggi e la varietà di effetti speciali (diciamola così) mostrati.
Solo che...
Ecco...
Dopo aver concluso la lettura del numero 74, mi son sentito a metà tra queste due scene:


 
  

Ora soprassedendo sul fatto che la scelta di un'immagine di Berserk probabilmente non è quella più azzeccata - ma che ci/mi ricorda che forse vedrò la conclusione dell'opera di Miura solo in età pensionabile -, dico io, possibile che un manga che si è sviluppato per quindici anni termini così?
Cioè, l'autore ha deliberatamente aperto trame e sotto-trame, ha creato una pletora di personaggi, tutti intrallazzati e collegati tra di loro, solo per arrivare a un nulla di fatto?
Caspita!
Decine e decine di volumi in cui vediamo sta gente combattere e massacrarsi - mentre il mondo continua a vivere e ad andare avanti sereno - per giungere a un mega combattimento finale, chiuso con dei non-sense fenomenali per poi chiudere la serie con un paio di capitoletti insulsi, abbandonando di fatto la volontà di spiegare o dirci che fine hanno fatto i vari personaggi. 
Che ne è stato di tutti i vari shinigami, al netto dei pochi disegnati per una breve comparsata nel finale? E degli arrancar? E gli hollow? E i quincy?
Che poi, sta gente, cosa fa tutto il giorno per vivere: al netto delle battaglie descritte, avranno degli hobby, una vita privata, vanno a far la spesa, leggono...
Niente.
Tutta gente che, come i Cavalieri dello Zodiaco, attende di menar le mani e di immolarsi per la causa ...aspetta, almeno loro c'avevano quel gran pezzo della dea Atena, questi di Bleach chi hanno? Per cosa si dannano l'anima? Per salvare un mondo che parrebbe vivere tranquillo ugualmente? 
Se invece il compito svolto da questi dei della morte è così importante, per disintegrare questi hollow-spiriti maligni che rischiano di far danni concreti, come mai nessuno si è curato di tutto ciò nelle lunghissime saghe dedicate a combattere ora questa o quell'altra fazione?
E agli Stati che non sono il Giappone chi ci pensa?
Non lo sapremo mai. A mala pena vediamo quel che accade al protagonista che, dopo aver maturato poteri cosmici (quale protagonista degno di questo nome non lo fa?) molla tutto per sistemarsi con una che in 74 numeri ha cagato pochissimo e fare il disoccupato. 
Ma dico io...cosa c'è che non va in questo mondo di manga e mangaka? 
Posso capire che ci siano dinamiche economiche ed editoriali capaci di stravolgere i progetti di codesti poveri autori ma, al contempo, questi creatori di storie e di universi, ce l'hanno in mente una storia o vanno a braccio? 
Basta saperlo. Perché, se c'era premeditazione nel voler far concludere così il manga, nel più totale disinteresse e menefreghismo da parte di tutti i personaggi proposti, avrei preferito saperlo prima.
Mi sento piuttosto amareggiato e depresso.
A questo punto, non mi resta che puntare tutto su One Piece :-)     

   

mercoledì 3 gennaio 2018

Stranger Things (seconda stagione)

Titolo: Stranger Things 2
Episodi: 9
Anno: 2017
Genere: sci-fi, horror

La trama in breve:
Stranger Things 2 comincia circa un anno dopo la conclusione della prima stagione e questa volta la vicenda si svolge nella settimana di Halloween. Per i nostri protagonisti la vita è ricominciata a scorrere normalmente, ma alcuni non sono ancora riusciti a superare i traumi del loro primo incontro con le forze del Sottosopra: questo vale in particolare per Will, che è stato contaminato durante la sua permanenza nella dimensione parallela e ora ha spesso delle visioni inquietanti, e per Nancy, che non si dà pace per la morte di Barb. Mentre Joyce ha trovato un nuovo compagno - il simpatico Bob Newby - Mike piange invece la scomparsa di Undici, la super ragazzina che aveva involontariamente aperto il portale per il Sottosopra. L'arrivo di una nuova studentessa nella scuola di Hawkins porterà scompiglio nel quartetto dei protagonisti, ma i triangoli amorosi non sono certo il peggio che li aspetta: un'entità mostruosa sembra aver messo gli occhi sulla città e il legame che ha instaurato con Will potrebbe essere l'unica cosa in grado di fermarla... (fonte multiplayer.it)

Il mio commento:
Apprezzata la prima stagione di Stranger Things, non potevo perdermi questa nuova carrelata di episodi proposta dai Duffer Brothers e, sinceramente, ne son rimasto ancora una volta piacevolmente convinto e coinvolto.
Non penso mi dilungherò molto, anche perché arrivo mesi dopo rispetto al resto del mondo che ha già concluso e commentato la serie da mo' , ma si nota il tentativo di aprire più sotto-trame rispetto alla precedente stagione, soprattutto per il fatto che si introducono nuovi personaggi e che alcune situazioni sono ambientate fuori Hawkins. Ad esser sincero, già all'inizio, con Kali / 8, pensavo di assistere ad uno sviluppo più ad ampio respiro con l'entrata in scena di altri esper. Così come speravo che anche i personaggi di Billy e (Mad)Max fossero così a causa di situazioni estreme come quelle vissute da Will e soci...anche se, in effetti, avrebbe reso il tutto un po' troppo sospetto e le "cose un po' meno strane". E visto che queste non erano le premesse alla base di codesti personaggi, mi domando, perché insistere nel rendere così odioso Billy? Manco fosse stato re Jeoffry di Got...
Nel complesso comunque mi è piaciuto come è stata orchestrata la narrazione, incalzante, con continui colpi di scena e sviluppi dei personaggi. Apprezzatissimi, ancora una volta, i vari richiami agli anni '80 così come le scene d'azione nelle ultime puntate. Ottime infine le musiche e le trovate registiche per contribuire a creare suspance e coinvolgimento dello spettatore, tutti elementi che confermano l'alto livello qualitativo di questa serie che, a mio avviso, conferma le aspettative e quanto visto soltanto un anno fa. 



domenica 24 dicembre 2017

Star Wars: episodio VIII - Gli Ultimi Jedi

Titolo: Star Wars: episodio VIII - Gli Ultimi Jedi
Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Rian Johnson
Anno: 2017
Genere: fantascienza, azione
Cast: Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis, Lupita Nyong'o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro, Peter Mayhew,

La trama in breve:
Mentre il Primo Ordine si prepara a stroncare quel che resta della Resistenza, Rey consegna a Luke Skywalker la spada laser che fu sua, invitandolo a interrompere il suo esilio per salvare il mondo libero. Ma Luke non ne vuole sapere e il Lato Oscuro tesse la sua trama letale attorno agli ultimi ribelli. (fonte trovacinema.repubblica.it)

Il mio commento:
E' da un bel po' che tutto il mondo parla di questo film: già prima della sua uscita l'hype era elevato e al contempo le opinioni dei fans contrastanti, memori di quanto visto nei precedenti Il Risveglio della Forza e Rogue One.
Ora che l'episodio 8 viene proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo e il numero di spettatori e il totale degli incassi si assestano su discreti livelli (qualche giorno fa eravamo attorno al mezzo miliardo di dollari) è innegabile che questo ennesimo capitolo dedicato alla saga ideata da George Lucas sia stato un successo. Almeno in termini economici e commerciali. 
Dal punto di vista dell'apprezzamento o comunque in termini di gradimento e consensi, invece, sia da quel che si legge in giro, sia per come la penso io, Star Wars episodio 8 ha convinto a metà, scatenando reazioni e critiche differenti, a volte addirittura piuttosto forti, ma che lasciano il tempo che trovano
D'altra parte, è anche vero che ogni qualvolta si vanno a toccare opere culto come lo è Star Wars c'è da aspettarsi che si inneschi un po' di dibattito o che si creino i presupposti per faide sanguinose et similia.
Così come c'è da aspettarsi che, ogni qualvolta una storia che ha avuto un suo sviluppo all'interno di libri e videogames, venga brutalmente ignorata e rivisitata combinando, magari, evitabilissimi pasticci. Girovagando nel web mi par di aver capito che nella storia narrata nell'Expanded Universe - che non ho mai seguito - ci siano state notevoli dinamiche e vicissitudini che potevano venir recuperate e gestite anche sul grande schermo: per esempio, il passaggio al lato oscuro di Luke, l'addestramento jedi di Leia, la morte di Chewbecca, i tre figli (due femmine e un maschio, Anakin Solo!) avuti da Leia e Han Solo...





Invece, come sempre, si preferisce dare spazio a poderosi sfoggi di effetti speciali, aggiungendo qua e là simpatiche gag, mentre trama e personaggi vengono gestiti bonariamente.
Per carità, metter d'accordo tutti, in produzioni come questa, non è affatto banale; così come non lo è realizzare un episodio di Star Wars avendo ben presente la necessità di preservare e guardare al passato ma al contempo consci di dover coinvolgere nuove generazioni di spettatori e di rilanciare l'universo a suo tempo ideato da George Lucas. Missione che l'episodio 7, Il risveglio della forza, con tutti i suoi difetti, ha a mio avviso egregiamente compiuto.
Però, ecco, si potevano fare scelte differenti, lasciar perdere alcune situazioni e investire su altre. Questioni che provo a elencare qui sotto: occhio agli spoiler :-)

GAGs:
Ordunque, mi ritengo una persona dotata di senso dell'umorismo: apprezzo comicità, ironia, satira e demenzialità così come mi fa piacere che nell'arco di circa 2 ore e mezzo di film ci scappi l'occasione per qualche battuta, per qualche scena paradossale o che i personaggi si concedano qualche scherzo verbale e non. Mi va bene, purché non si esageri e la volontà di mettere in scena gag non tolga spazio a sviluppi di trama ed evoluzioni narrative.
Per cui, sì a situazioni come quella iniziale, quando Poe Dameron si burla dell'intero Primo Ordine chiedendo di parlare con un generale inesistente, praticamente prendendosi gioco del generale Hux di fronte all'intero equipaggio della plancia che ascolta in viva voce (i cattivoni non badano a spese quando si parla di impianti audio), una gag che a mio avviso è ben costruita e inaspettata, ma che ci sta tutta, considerando il carattere del pilota ribelle e la necessità di caratterizzare i nuovi personaggi (Hux pieno di sé ma ottuso, Poe sfrontato e imprevedibile...) visti per poco tempo nell'episodio 7 e che si trovano a convivere con i reduci della saga originale, cui tutti i fan guardano.

domenica 3 dicembre 2017

Black Mirror (Prima Stagione)

Titolo: Black Mirror (prima stagione)
Episodi: 3
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza

La trama in breve:
Trattandosi di una serie antologia, ogni episodio rappresenta un nucleo narrativo a sé, indipendente dagli altri: riporto stralci di trama recuperati da wikipedia.

Messaggio al Primo Ministro / The National Anthem: L'episodio pilota della serie è un thriller politico durante il quale il primo ministro del Regno Unito, Michael Callow, affronta un enorme dilemma scioccante, quando la principessa Susannah, duchessa di Beaumont e membro molto amato della famiglia reale, viene rapita: affinché ella ritorni a casa sana e salva, il primo ministro deve avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta nazionale alle ore 16 del giorno stesso. Callow si oppone con forza al soddisfacimento di tale richiesta e fa tutto il possibile per catturare il rapitore prima della scadenza dell'ultimatum. Callow ordina inoltre che la notizia non raggiunga la gente, ma il video della richiesta di riscatto è stato caricato su YouTube e, nei soli 9 minuti in cui è stato online prima della rimozione, è stato visualizzato e scaricato da parecchi cittadini britannici. Anche se i media inglesi inizialmente concordano sul fatto di non riportare la notizia, essa raggiunge presto i canali d'informazione stranieri, che iniziano subito a divulgarla, e i media inglesi fanno altrettanto. La popolazione inizia a vedere positivamente il primo ministro, disposto a sacrificarsi per il bene della principessa. 

15 milioni di celebrità / 15 Million Merits: Quest'episodio è ambientato in una versione distopica di una realtà futura, in cui tutti devono pedalare su delle cyclette per poter dare energia a ciò che li circonda e in cambio ottenere una valuta chiamata Merito. Tutti indossano una tuta da ginnastica grigia e possiedono un avatar virtuale che si può personalizzare con vestiti per pochi Meriti. In questo mondo le persone sono costantemente circondate da schermi con programmi televisivi e pubblicità e, se si tenta di chiudere gli occhi, un rumore fastidioso e un avviso obbligano a tornare alla visione. Gli obesi vengono considerati cittadini di serie B, e lavorano, vestiti con una tuta gialla, come spazzini attorno alle macchine (dove subiscono abusi verbali) o vengono umiliati nei giochi a premi. Le persone dormono in cubicoli cosparsi di schermi: spendendo dei Meriti è possibile saltare le pubblicità, e i Meriti servono per qualsiasi servizio quotidiano, dal dentifricio al cibo. Due tra i programmi che vanno per la maggiore sono "Wraith Babes", una trasmissione pornografica, e "Hot Shots", un seguitissimo talent show.

Ricordi pericolosi / The Entire History Of You: Il terzo ed ultimo episodio della prima stagione è ambientato in una realtà alternativa, dove la maggior parte delle persone ha un "grain" impiantato dietro l'orecchio, che registra tutto ciò che si fa, vede o sente. Ciò permette ai ricordi di essere riprodotti davanti agli occhi del proprietario o su uno schermo attraverso un processo conosciuto come "re-do", esattamente come dei video. Sembra che questo grain venga impiantato fin da neonati, ma che una persona possa decidere di farselo rimuovere. Liam Foxwell, un giovane avvocato, partecipa ad un colloquio di lavoro che, secondo lui, non è andato bene. Dopo esser andato via dall'incontro, egli ne riproduce il ricordo e si sofferma su una frase apparentemente non sincera usata dal suo datore di lavoro. Raggiunge la moglie Ffion ad una cena organizzata da alcuni amici e conoscenti e la vede parlare con un uomo, che non riconosce, e che lei presenta come Jonas. A cena, Jonas si palesa come un uomo single e sciupafemmine, e parla sempre più francamente della propria vita privata e dice apertamente di masturbarsi mentre rivede i rapporti sessuali avuti nelle proprie relazioni precedenti, anche mentre il suo flirt della serata lo aspetta in camera. Durante il pasto, Liam diventa sospettoso di quanto amorevolmente Ffion sembri guardare Jonas e lo diventa in special modo quando lei ride ad una battuta di Jonas, non così divertente.

Il mio commento:
Era da un po' che sentivo parlare di questa serie ma, per un motivo e per un altro, l'avevo lasciata perdere. Recentemente ho però avuto l'occasione di vederla, confortato dal fatto che, una volta selezionata su Netflix, mi son reso conto che era composta da solo 3 episodi. "Solo" per modo di dire visto che si tratta, fondamentalmente, di tre film ben realizzati, tosti e densi sotto più punti di vista.

domenica 19 novembre 2017

Iron Fist (Prima Stagione)

Titolo: Iron Fist (prima stagione)
Episodi: 13
Anno: 2017
Genere: supereroi, azione

La trama in breve:
Tornato a New York City dopo essere scomparso per anni con l'intenzione di ristabilire un rapporto con il suo passato e la sua famiglia, Danny Rand, un miliardario trasformatosi in un monaco buddista ed esperto di arti marziali, combatte contro i criminali e corrotti della città attraverso la sua incredibile padronanza del kung-fu e la capacità di evocare la straordinaria potenza del Pugno d'Acciaio di Iron Fist. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Sinceramente, come personaggio dei fumetti, lo conosco davvero poco. Tuttavia, osservando la sua controparte fumettistica, incrociata, se non erro, nella mini saga Avengers vs X-Men, mi ero fatto un'idea (vaga) di Iron Fist pensando a lui come a un uomo dal carattere piuttosto definito e adulto. Un tipo risoluto, tosto, esperto conoscitore delle arti marziali, un combattente insuperabile, una persona saggia ed esperta, solida.


E, ricollegandomi a un commento apparso su I 400 calci relativo al quarto capitolo della saga di Undisputed, non ci avrei visto male un artista marziale del calibro di Scott Adkins a impersonarlo. O comunque avrei scelto un attore vicino al mondo marziale, qualcuno che mi trasmettesse il sacrificio e la dedizione di anni e anni trascorsi ad allenarsi assiduamente. 
Non avrei optato per (il fu) l'ambiguo ser Loras Tyrell di Game of Thrones, ossia l'attore Finn Jones.
Fatto sta che lui han scelto e lui ci dobbiamo far andar bene. 
Nel complesso, tutto sommato, non se la cava neanche male anche se quello che riesce a regalarci è un personaggio poco incisivo, combattuto per carità, ma ingenuo e, diciamocelo, non così invincibile come invece ossessivamente vorrebbe farci credere. 
La serie in sé poi risulta un po' noiosa, con altri e bassi: da una parte il dissidio e i raggiri in cui si muove Danny, dall'altra gli intrighi e le beghe della famiglia Meachum, famiglia co-fondatrice della multinazionale Rand. Amici - nemici, con personaggi torbidi, facili al vizio, al ricatto, alla violenza seppure con un minimo di anima.
Infine, e probabilmente è qui che la serie ha toppato oltre che nel ritmo un po' troppo rilassato che tende a risultare noioso, ci stanno i nemici, i cattivoni. 
Se in Daredevil si faceva notare un certo signor Kingpin, qui c'è una misteriosa setta nominata La Mano, un'entità che dovrebbe essere un mix tra una setta e una mafia ma, purtroppo, non così ben definita o caratterizzata che rappresenta l'obbiettivo finale della missione del Pugno di ferro. Che, al contempo, dovrebbe proteggere la città sacra di K'un-Lun, una città apparentemente situata in un'altra dimensione raggiungibile dalla Terra ogni tot anni in cui Danny ha vissuto per 10/15 anni e in cui ha ottenuto il titolo di Iron Fist. Ora, se colui che deve sgominare i nemici è anche costretto a pattugliare senza sosta una città irraggiungibile, è evidente che abbiamo un problema: chi glielo fa fare ai nemici di attendere che il passaggio si apra? Non è più comodo portare avanti loschi traffici e piani malvagi altrove, tipo a New York? In fondo, anche volendo, il poderoso Iron Fist che dovrebbero temere se ne sta altrove...

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