venerdì 12 gennaio 2018

Serie manga che finiscono: vogliamo parlarne?

Che io sia un lettore di manga e fumetti, è risaputo. Magari da pochi, ma è risaputo. Magari è pure un'informazione irrilevante, ma è risaputo pure questo.
Ci sono serie manga che ho iniziato a leggere anni or sono, svariati anni or sono. Alcune non sono ancora terminate altre invece, nel corso del tempo, hanno visto concludersi il loro arco narrativo. Ma non sempre in modo dignitoso.
Penso a Shamo, manga che si è trascinato a lungo anche per via di complesse vicende editoriali e che si è concluso miseramente, con un finale triste e poco onorevole. D'altronde, si doveva pur chiudere la storia di Ryo Narushima e - mi spiace per lo spoiler - quale miglior trovata se non far morire il protagonista al termine di una specie di confuso duello?
Recentemente ho anche concluso MPD - Psycho, che era partito anche in modo interessante, con un mix di poliziesco-thriller infarcito di personalità multiple, azione e un po' di fantascienza...poi non so bene cosa sia successo ed è stato un lungo trascinamento fino alla sua conclusione. Anche qui, sinceramente, non ho ben capito se la storia aveva un senso o meno.

   


Su Alita Last order non vorrei spendere molte parole. Graficamente bello, per carità, però insulso.
Diversamente, di Naruto conservo un buon ricordo, dinamico, divertente, ma anche ricco di azione, non banale, sfaccettato sebbene nelle ultime saghe il manga di Masashi Kishimoto ha iniziato a soffrire di manie di onnipotenza, con battaglie sempre più titaniche e su vasta scala. In qualche modo però è terminato cercando di chiudere archi narrativi e aspetti lasciati in sospeso. 
E quanto meno l'autore l'ha fatto mostrando e disegnando la storia, magari aumentando la velocità e sintetizzando troppo, magari facendosi prendere la mano dalla fantasia e dai poteri dei suoi ninja, ma in qualche modo ce l'ha mostrato il finale.
Non come a suo tempo capitato con il caro Yoshihiro Togashi, mannaggia a lui, che ha deciso di chiudere la saga finale del manga Yu yu degli spettri ... beh... facendolo raccontare ai personaggi, al bar. Cioè, dico io, pensaci prima e disegnala, caspita!
Pazienza, è andata così...non deve esserci per forza un senso o un finale degno di questo nome e rispettoso della dedizione dei lettori. Voglio dire, ci son anche manga e mangaka che ce la fanno, pensiamo a Homunculus, che consiglio assai.

    

Ad ogni modo, recentemente, perché pure io c'ho i miei tempi, ho invece concluso la lettura di Bleach, manga di Tite Kubo iniziato a leggere nel lontano 2001. 
Fumetto dal notevole appeal grafico e potenza visiva, decisamente molto dinamico e da premiare soprattutto per la resa estetica dei personaggi e la varietà di effetti speciali (diciamola così) mostrati.
Solo che...
Ecco...
Dopo aver concluso la lettura del numero 74, mi son sentito a metà tra queste due scene:


 
  

Ora soprassedendo sul fatto che la scelta di un'immagine di Berserk probabilmente non è quella più azzeccata - ma che ci/mi ricorda che forse vedrò la conclusione dell'opera di Miura solo in età pensionabile -, dico io, possibile che un manga che si è sviluppato per quindici anni termini così?
Cioè, l'autore ha deliberatamente aperto trame e sotto-trame, ha creato una pletora di personaggi, tutti intrallazzati e collegati tra di loro, solo per arrivare a un nulla di fatto?
Caspita!
Decine e decine di volumi in cui vediamo sta gente combattere e massacrarsi - mentre il mondo continua a vivere e ad andare avanti sereno - per giungere a un mega combattimento finale, chiuso con dei non-sense fenomenali per poi chiudere la serie con un paio di capitoletti insulsi, abbandonando di fatto la volontà di spiegare o dirci che fine hanno fatto i vari personaggi. 
Che ne è stato di tutti i vari shinigami, al netto dei pochi disegnati per una breve comparsata nel finale? E degli arrancar? E gli hollow? E i quincy?
Che poi, sta gente, cosa fa tutto il giorno per vivere: al netto delle battaglie descritte, avranno degli hobby, una vita privata, vanno a far la spesa, leggono...
Niente.
Tutta gente che, come i Cavalieri dello Zodiaco, attende di menar le mani e di immolarsi per la causa ...aspetta, almeno loro c'avevano quel gran pezzo della dea Atena, questi di Bleach chi hanno? Per cosa si dannano l'anima? Per salvare un mondo che parrebbe vivere tranquillo ugualmente? 
Se invece il compito svolto da questi dei della morte è così importante, per disintegrare questi hollow-spiriti maligni che rischiano di far danni concreti, come mai nessuno si è curato di tutto ciò nelle lunghissime saghe dedicate a combattere ora questa o quell'altra fazione?
E agli Stati che non sono il Giappone chi ci pensa?
Non lo sapremo mai. A mala pena vediamo quel che accade al protagonista che, dopo aver maturato poteri cosmici (quale protagonista degno di questo nome non lo fa?) molla tutto per sistemarsi con una che in 74 numeri ha cagato pochissimo e fare il disoccupato. 
Ma dico io...cosa c'è che non va in questo mondo di manga e mangaka? 
Posso capire che ci siano dinamiche economiche ed editoriali capaci di stravolgere i progetti di codesti poveri autori ma, al contempo, questi creatori di storie e di universi, ce l'hanno in mente una storia o vanno a braccio? 
Basta saperlo. Perché, se c'era premeditazione nel voler far concludere così il manga, nel più totale disinteresse e menefreghismo da parte di tutti i personaggi proposti, avrei preferito saperlo prima.
Mi sento piuttosto amareggiato e depresso.
A questo punto, non mi resta che puntare tutto su One Piece :-)     

   

mercoledì 3 gennaio 2018

Stranger Things (seconda stagione)

Titolo: Stranger Things 2
Episodi: 9
Anno: 2017
Genere: sci-fi, horror

La trama in breve:
Stranger Things 2 comincia circa un anno dopo la conclusione della prima stagione e questa volta la vicenda si svolge nella settimana di Halloween. Per i nostri protagonisti la vita è ricominciata a scorrere normalmente, ma alcuni non sono ancora riusciti a superare i traumi del loro primo incontro con le forze del Sottosopra: questo vale in particolare per Will, che è stato contaminato durante la sua permanenza nella dimensione parallela e ora ha spesso delle visioni inquietanti, e per Nancy, che non si dà pace per la morte di Barb. Mentre Joyce ha trovato un nuovo compagno - il simpatico Bob Newby - Mike piange invece la scomparsa di Undici, la super ragazzina che aveva involontariamente aperto il portale per il Sottosopra. L'arrivo di una nuova studentessa nella scuola di Hawkins porterà scompiglio nel quartetto dei protagonisti, ma i triangoli amorosi non sono certo il peggio che li aspetta: un'entità mostruosa sembra aver messo gli occhi sulla città e il legame che ha instaurato con Will potrebbe essere l'unica cosa in grado di fermarla... (fonte multiplayer.it)

Il mio commento:
Apprezzata la prima stagione di Stranger Things, non potevo perdermi questa nuova carrelata di episodi proposta dai Duffer Brothers e, sinceramente, ne son rimasto ancora una volta piacevolmente convinto e coinvolto.
Non penso mi dilungherò molto, anche perché arrivo mesi dopo rispetto al resto del mondo che ha già concluso e commentato la serie da mo' , ma si nota il tentativo di aprire più sotto-trame rispetto alla precedente stagione, soprattutto per il fatto che si introducono nuovi personaggi e che alcune situazioni sono ambientate fuori Hawkins. Ad esser sincero, già all'inizio, con Kali / 8, pensavo di assistere ad uno sviluppo più ad ampio respiro con l'entrata in scena di altri esper. Così come speravo che anche i personaggi di Billy e (Mad)Max fossero così a causa di situazioni estreme come quelle vissute da Will e soci...anche se, in effetti, avrebbe reso il tutto un po' troppo sospetto e le "cose un po' meno strane". E visto che queste non erano le premesse alla base di codesti personaggi, mi domando, perché insistere nel rendere così odioso Billy? Manco fosse stato re Jeoffry di Got...
Nel complesso comunque mi è piaciuto come è stata orchestrata la narrazione, incalzante, con continui colpi di scena e sviluppi dei personaggi. Apprezzatissimi, ancora una volta, i vari richiami agli anni '80 così come le scene d'azione nelle ultime puntate. Ottime infine le musiche e le trovate registiche per contribuire a creare suspance e coinvolgimento dello spettatore, tutti elementi che confermano l'alto livello qualitativo di questa serie che, a mio avviso, conferma le aspettative e quanto visto soltanto un anno fa. 



domenica 24 dicembre 2017

Star Wars: episodio VIII - Gli Ultimi Jedi

Titolo: Star Wars: episodio VIII - Gli Ultimi Jedi
Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Rian Johnson
Anno: 2017
Genere: fantascienza, azione
Cast: Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis, Lupita Nyong'o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro, Peter Mayhew,

La trama in breve:
Mentre il Primo Ordine si prepara a stroncare quel che resta della Resistenza, Rey consegna a Luke Skywalker la spada laser che fu sua, invitandolo a interrompere il suo esilio per salvare il mondo libero. Ma Luke non ne vuole sapere e il Lato Oscuro tesse la sua trama letale attorno agli ultimi ribelli. (fonte trovacinema.repubblica.it)

Il mio commento:
E' da un bel po' che tutto il mondo parla di questo film: già prima della sua uscita l'hype era elevato e al contempo le opinioni dei fans contrastanti, memori di quanto visto nei precedenti Il Risveglio della Forza e Rogue One.
Ora che l'episodio 8 viene proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo e il numero di spettatori e il totale degli incassi si assestano su discreti livelli (qualche giorno fa eravamo attorno al mezzo miliardo di dollari) è innegabile che questo ennesimo capitolo dedicato alla saga ideata da George Lucas sia stato un successo. Almeno in termini economici e commerciali. 
Dal punto di vista dell'apprezzamento o comunque in termini di gradimento e consensi, invece, sia da quel che si legge in giro, sia per come la penso io, Star Wars episodio 8 ha convinto a metà, scatenando reazioni e critiche differenti, a volte addirittura piuttosto forti, ma che lasciano il tempo che trovano
D'altra parte, è anche vero che ogni qualvolta si vanno a toccare opere culto come lo è Star Wars c'è da aspettarsi che si inneschi un po' di dibattito o che si creino i presupposti per faide sanguinose et similia.
Così come c'è da aspettarsi che, ogni qualvolta una storia che ha avuto un suo sviluppo all'interno di libri e videogames, venga brutalmente ignorata e rivisitata combinando, magari, evitabilissimi pasticci. Girovagando nel web mi par di aver capito che nella storia narrata nell'Expanded Universe - che non ho mai seguito - ci siano state notevoli dinamiche e vicissitudini che potevano venir recuperate e gestite anche sul grande schermo: per esempio, il passaggio al lato oscuro di Luke, l'addestramento jedi di Leia, la morte di Chewbecca, i tre figli (due femmine e un maschio, Anakin Solo!) avuti da Leia e Han Solo...





Invece, come sempre, si preferisce dare spazio a poderosi sfoggi di effetti speciali, aggiungendo qua e là simpatiche gag, mentre trama e personaggi vengono gestiti bonariamente.
Per carità, metter d'accordo tutti, in produzioni come questa, non è affatto banale; così come non lo è realizzare un episodio di Star Wars avendo ben presente la necessità di preservare e guardare al passato ma al contempo consci di dover coinvolgere nuove generazioni di spettatori e di rilanciare l'universo a suo tempo ideato da George Lucas. Missione che l'episodio 7, Il risveglio della forza, con tutti i suoi difetti, ha a mio avviso egregiamente compiuto.
Però, ecco, si potevano fare scelte differenti, lasciar perdere alcune situazioni e investire su altre. Questioni che provo a elencare qui sotto: occhio agli spoiler :-)

GAGs:
Ordunque, mi ritengo una persona dotata di senso dell'umorismo: apprezzo comicità, ironia, satira e demenzialità così come mi fa piacere che nell'arco di circa 2 ore e mezzo di film ci scappi l'occasione per qualche battuta, per qualche scena paradossale o che i personaggi si concedano qualche scherzo verbale e non. Mi va bene, purché non si esageri e la volontà di mettere in scena gag non tolga spazio a sviluppi di trama ed evoluzioni narrative.
Per cui, sì a situazioni come quella iniziale, quando Poe Dameron si burla dell'intero Primo Ordine chiedendo di parlare con un generale inesistente, praticamente prendendosi gioco del generale Hux di fronte all'intero equipaggio della plancia che ascolta in viva voce (i cattivoni non badano a spese quando si parla di impianti audio), una gag che a mio avviso è ben costruita e inaspettata, ma che ci sta tutta, considerando il carattere del pilota ribelle e la necessità di caratterizzare i nuovi personaggi (Hux pieno di sé ma ottuso, Poe sfrontato e imprevedibile...) visti per poco tempo nell'episodio 7 e che si trovano a convivere con i reduci della saga originale, cui tutti i fan guardano.

domenica 3 dicembre 2017

Black Mirror (Prima Stagione)

Titolo: Black Mirror (prima stagione)
Episodi: 3
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza

La trama in breve:
Trattandosi di una serie antologia, ogni episodio rappresenta un nucleo narrativo a sé, indipendente dagli altri: riporto stralci di trama recuperati da wikipedia.

Messaggio al Primo Ministro / The National Anthem: L'episodio pilota della serie è un thriller politico durante il quale il primo ministro del Regno Unito, Michael Callow, affronta un enorme dilemma scioccante, quando la principessa Susannah, duchessa di Beaumont e membro molto amato della famiglia reale, viene rapita: affinché ella ritorni a casa sana e salva, il primo ministro deve avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta nazionale alle ore 16 del giorno stesso. Callow si oppone con forza al soddisfacimento di tale richiesta e fa tutto il possibile per catturare il rapitore prima della scadenza dell'ultimatum. Callow ordina inoltre che la notizia non raggiunga la gente, ma il video della richiesta di riscatto è stato caricato su YouTube e, nei soli 9 minuti in cui è stato online prima della rimozione, è stato visualizzato e scaricato da parecchi cittadini britannici. Anche se i media inglesi inizialmente concordano sul fatto di non riportare la notizia, essa raggiunge presto i canali d'informazione stranieri, che iniziano subito a divulgarla, e i media inglesi fanno altrettanto. La popolazione inizia a vedere positivamente il primo ministro, disposto a sacrificarsi per il bene della principessa. 

15 milioni di celebrità / 15 Million Merits: Quest'episodio è ambientato in una versione distopica di una realtà futura, in cui tutti devono pedalare su delle cyclette per poter dare energia a ciò che li circonda e in cambio ottenere una valuta chiamata Merito. Tutti indossano una tuta da ginnastica grigia e possiedono un avatar virtuale che si può personalizzare con vestiti per pochi Meriti. In questo mondo le persone sono costantemente circondate da schermi con programmi televisivi e pubblicità e, se si tenta di chiudere gli occhi, un rumore fastidioso e un avviso obbligano a tornare alla visione. Gli obesi vengono considerati cittadini di serie B, e lavorano, vestiti con una tuta gialla, come spazzini attorno alle macchine (dove subiscono abusi verbali) o vengono umiliati nei giochi a premi. Le persone dormono in cubicoli cosparsi di schermi: spendendo dei Meriti è possibile saltare le pubblicità, e i Meriti servono per qualsiasi servizio quotidiano, dal dentifricio al cibo. Due tra i programmi che vanno per la maggiore sono "Wraith Babes", una trasmissione pornografica, e "Hot Shots", un seguitissimo talent show.

Ricordi pericolosi / The Entire History Of You: Il terzo ed ultimo episodio della prima stagione è ambientato in una realtà alternativa, dove la maggior parte delle persone ha un "grain" impiantato dietro l'orecchio, che registra tutto ciò che si fa, vede o sente. Ciò permette ai ricordi di essere riprodotti davanti agli occhi del proprietario o su uno schermo attraverso un processo conosciuto come "re-do", esattamente come dei video. Sembra che questo grain venga impiantato fin da neonati, ma che una persona possa decidere di farselo rimuovere. Liam Foxwell, un giovane avvocato, partecipa ad un colloquio di lavoro che, secondo lui, non è andato bene. Dopo esser andato via dall'incontro, egli ne riproduce il ricordo e si sofferma su una frase apparentemente non sincera usata dal suo datore di lavoro. Raggiunge la moglie Ffion ad una cena organizzata da alcuni amici e conoscenti e la vede parlare con un uomo, che non riconosce, e che lei presenta come Jonas. A cena, Jonas si palesa come un uomo single e sciupafemmine, e parla sempre più francamente della propria vita privata e dice apertamente di masturbarsi mentre rivede i rapporti sessuali avuti nelle proprie relazioni precedenti, anche mentre il suo flirt della serata lo aspetta in camera. Durante il pasto, Liam diventa sospettoso di quanto amorevolmente Ffion sembri guardare Jonas e lo diventa in special modo quando lei ride ad una battuta di Jonas, non così divertente.

Il mio commento:
Era da un po' che sentivo parlare di questa serie ma, per un motivo e per un altro, l'avevo lasciata perdere. Recentemente ho però avuto l'occasione di vederla, confortato dal fatto che, una volta selezionata su Netflix, mi son reso conto che era composta da solo 3 episodi. "Solo" per modo di dire visto che si tratta, fondamentalmente, di tre film ben realizzati, tosti e densi sotto più punti di vista.

domenica 19 novembre 2017

Iron Fist (Prima Stagione)

Titolo: Iron Fist (prima stagione)
Episodi: 13
Anno: 2017
Genere: supereroi, azione

La trama in breve:
Tornato a New York City dopo essere scomparso per anni con l'intenzione di ristabilire un rapporto con il suo passato e la sua famiglia, Danny Rand, un miliardario trasformatosi in un monaco buddista ed esperto di arti marziali, combatte contro i criminali e corrotti della città attraverso la sua incredibile padronanza del kung-fu e la capacità di evocare la straordinaria potenza del Pugno d'Acciaio di Iron Fist. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Sinceramente, come personaggio dei fumetti, lo conosco davvero poco. Tuttavia, osservando la sua controparte fumettistica, incrociata, se non erro, nella mini saga Avengers vs X-Men, mi ero fatto un'idea (vaga) di Iron Fist pensando a lui come a un uomo dal carattere piuttosto definito e adulto. Un tipo risoluto, tosto, esperto conoscitore delle arti marziali, un combattente insuperabile, una persona saggia ed esperta, solida.


E, ricollegandomi a un commento apparso su I 400 calci relativo al quarto capitolo della saga di Undisputed, non ci avrei visto male un artista marziale del calibro di Scott Adkins a impersonarlo. O comunque avrei scelto un attore vicino al mondo marziale, qualcuno che mi trasmettesse il sacrificio e la dedizione di anni e anni trascorsi ad allenarsi assiduamente. 
Non avrei optato per (il fu) l'ambiguo ser Loras Tyrell di Game of Thrones, ossia l'attore Finn Jones.
Fatto sta che lui han scelto e lui ci dobbiamo far andar bene. 
Nel complesso, tutto sommato, non se la cava neanche male anche se quello che riesce a regalarci è un personaggio poco incisivo, combattuto per carità, ma ingenuo e, diciamocelo, non così invincibile come invece ossessivamente vorrebbe farci credere. 
La serie in sé poi risulta un po' noiosa, con altri e bassi: da una parte il dissidio e i raggiri in cui si muove Danny, dall'altra gli intrighi e le beghe della famiglia Meachum, famiglia co-fondatrice della multinazionale Rand. Amici - nemici, con personaggi torbidi, facili al vizio, al ricatto, alla violenza seppure con un minimo di anima.
Infine, e probabilmente è qui che la serie ha toppato oltre che nel ritmo un po' troppo rilassato che tende a risultare noioso, ci stanno i nemici, i cattivoni. 
Se in Daredevil si faceva notare un certo signor Kingpin, qui c'è una misteriosa setta nominata La Mano, un'entità che dovrebbe essere un mix tra una setta e una mafia ma, purtroppo, non così ben definita o caratterizzata che rappresenta l'obbiettivo finale della missione del Pugno di ferro. Che, al contempo, dovrebbe proteggere la città sacra di K'un-Lun, una città apparentemente situata in un'altra dimensione raggiungibile dalla Terra ogni tot anni in cui Danny ha vissuto per 10/15 anni e in cui ha ottenuto il titolo di Iron Fist. Ora, se colui che deve sgominare i nemici è anche costretto a pattugliare senza sosta una città irraggiungibile, è evidente che abbiamo un problema: chi glielo fa fare ai nemici di attendere che il passaggio si apra? Non è più comodo portare avanti loschi traffici e piani malvagi altrove, tipo a New York? In fondo, anche volendo, il poderoso Iron Fist che dovrebbero temere se ne sta altrove...

venerdì 3 novembre 2017

Il trono di spade - Game of thrones - Season 7

Titolo: Il trono di spade - Game of thrones - Season 7
Episodi: 7
Anno: 2017
Genere: fantasy

Il mio commento:
Controllando le statistiche di questo mio blog realizzo che oramai son dieci anni che gestisco codesto spazio virtuale: il primo post risale infatti un 23 giugno di dieci anni fa...
Ne è passato di tempo, ecco, e come si può facilmente notare il rapporto mesi/post è variato rispecchiando gli impegni e le energie disponibili. 
Mi piace pensare che sia migliorata la qualità (ahahahah...) dei miei interventi, che i contenuti siano più concentrati ed essenziali, più mirati e incisivi. Il risultato di un lavoro di limatura che ha tolto il superfluo ...e forse anche qualcosa di più.
Un processo analogo a quello subito dalla serie televisiva di cui vado a ciarlare or ora, e con un discreto ritardo rispetto al resto del mondo che ha saputo/potuto seguire lo svolgimento della storia in contemporanea con le uscite della produzione HBO.  
Che poi, a dirla tutta, non è neanche stato facile riuscire a campare sereni sapendo che ad ogni pagina di qualsiasi portale potresti trovare spoiler, rivelazioni, persino false notizie o notizie che ti inducono a pensare a tragici sviluppi per certi personaggi. Idem nel parlarne con chi la stava seguendo, con situazioni in stile RainMan per non incappare potenziali spoiler.
Comunque sia, son riuscito a vedere tutte le 7 puntata della settima stagione. 
E il giudizio complessivo è "ni".





L'aspetto che mi ha dato fastidio - al netto della consapevolezza che ormai la serie tv stia viaggiando libera e senza riferimenti precisi, ovvero senza libri a cui attingere ma semplicemente vincolata adesigenze di mercato e a trame più o meno delineate da quel simpaticone di George R.R. Martin e dallo stuolo di sceneggiatori e autori che lavorano alla serie - è la palese disintegrazione di ogni problematica legata ad aspetti spazio-temporale: i corvi viaggiano più veloci di twitter così come interi eserciti si spostano senza problemi di centinaia di km, e senza che nessuno si accorga di nulla. Idem per le flotte di quei zuzzurelloni degli Uomini di Ferro (arhh), costruite con chissà quale legno visto l'esigua porzione di terra su cui regnano. E vogliamo parlare anche della gente che in poco tempo supera la barriera e individua dei dispersi (nella vastità di un'area che potremmo assimilare alla Siberia...), stessi dispersi che possono correre avanti e indietro senza provviste e senza patire il gelido tocco delle temperature sotto zero. In compenso mi fa piacere scoprire che si può guarire dal morbo grigio in una notte soltanto: pace all'anima dei poveri reietti esiliati e lasciati a morire in luoghi desolati tra atroci sofferenze...

martedì 26 settembre 2017

La caduta di Hyperion

Titolo: La caduta di Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 545

La trama in breve:
I sette pellegrini hanno raggiunto le Tombe del Tempo di Hyperion e sono al cospetto dello Shrike; intorno a loro divampa lo scontro tra gli Ouster e le forze dell’Egemonia. John Keats, una macchina umana costruita dalle Intelligenze Artificiali in cui è stata ricreata la coscienza del poeta, riesce a scoprire dove risiede il loro nucleo operativo, ma il fatto che si trovi all’interno dei teleporter comporta conseguenze inquietanti: bisognerebbe riportare indietro l’orologio dell’evoluzione umana, evitando così di soccombere alle Intelligenze attraverso la distruzione della Rete su cui si fonda l’Egemonia. Mentre i capi dell’Egemonia si trovano di fronte a una scelta di vita o di morte, il destino dei pellegrini si unisce inesorabilmente con quello dell’intera umanità.
Con La caduta di Hyperion, Dan Simmons descrive un mondo decadente e profondo, dove la fantascienza trova la sua massima espressione e ci regala un romanzo indimenticabile.

Il mio commento:
Ordunque, è da più di un mese che non aggiorno il blog ma, prima che anche settembre scivoli via, ho deciso di postare qualcosa. Non che di cose che avrei potuto raccontarvi non ce ne siano state - vacanze con Silvia in Val di Sole e dintorni, corsi e uscite col gruppo di salsa, pure un paio di lezioni di yoga fitness all'aperto, corso maestri di Qi Xing Tang Lang Quan, ripresa corsi di Qi Xing Tang Lang Quan a Camposampiero con annesso e imprevisto ma graditissimo arrivo di numerosi nuovi allievi ... per non parlare di serie televisive o film visti oppure persi... - ma il tempo che riesco a ritagliarmi per codesto blog ormai è sempre più risicato. 
Tuttavia, visto che son riuscito a completare la lettura di un libro (se, capirai che grande passo per l'umanità, direte voi...), complice un weekend all'insegna del raffreddore e di un accenno di influenza, ne approfitto per raccontarvi qualcosa proprio di questo.
Del libro, intendo.
Quasi un anno fa, parlai in questa sede di Hyperion, primo libro della tetralogia fantascientifica I canti di Hyperion di Dan Simmons. Orbene, ieri sono finalmente riuscito a concludere il secondo capitolo di questa saga, una lettura iniziata in terra africana durante la trasferta di maggio-giugno e protrattasi finora.
Analogamente a quanto sperimentato con il primo libro della serie, non posso fare a meno di genuflettermi dinnanzi a questo autore strabiliante e replicare i gesti visti in Fusi di Testa.
La lettura è stata senza dubbio un'esperienza ardua e faticosa, complessa e nient'affatto banale, pregna e ricca di tantissimi elementi e rimandi e commistioni di generi. Diversamente dal primo libro, qui non ci troviamo di fronte a n mini romanzi differenziati per generi e intervallati da episodi di storia presente vissuta dai protagonisti. La narrazione procede invece su più livelli, su più dimensioni spazio temporali in contemporanea, in alcuni punti avanti nel tempo in altri nel mondo tecnologico delle Intelligenze Artificiali (il TecnoNucleo). Ecco allora che il lettore si troverà a girovagare in contesti e situazioni differenti, pressanti, sofferte, con la minaccia di una guerra globale che incombe, con misteri da svelare, con le enigmatiche Tombe del tempo ormai aperte, con drammatiche decisioni nelle mani dei protagonisti. Personaggi ritrovati e che, ciascuno a modo suo, contribuirà a sbrogliare la situazione, personale e non. Chi, ad esempio, nei panni del Primo Funzionario Esecutivo del Senato dell'Egemonia dell'Uomo, Meina Gladstone, alle prese con un disastroso tentativo di difesa contro la dilagante minaccia Ouster; chi nei panni di un essere a metà tra creatura vivente e cibernetica, come il cibrido di John Keats che, sognando, riesce a stabilire un contatto al di là di ogni comprensione con quanto sperimentano i pellegrini su Hyperion; chi ancora come pellegrino, alle prese con i misteri di Hyperion e la terribile presenza dello Shrike...c'è davvero tanto, troppo oserei dire, eppure in questo libro l'autore è riuscito a condensare qualcosa di epico, di biblico addirittura. Difficile, anche perché lo stesso autore ce lo suggerisce attraverso le parole e gli studi di Sol Weintraub, uno dei pellegrini, che "sacrifica" la propria figlia cedendola allo Shrike, un sacrificio fatto con amore, come atto di fede e disperazione e che, al contempo, rimanda al gesto di un certo Abramo verso il Dio del Vecchio Testamento. Così come biblici sono i riferimenti verso l'attesa di una promessa "intelligenza finale" e il parallelo tra il cibrido John Keats e Giovanni Battista, entrambi anticipatori del messia che porterà la salvezza.

sabato 12 agosto 2017

Daredevil (prima stagione)

Titolo: Daredevil (prima stagione)
Episodi: 13
Anno: 2015
Genere: supereroi, azione, 

La trama in breve:
Hell's Kitchen. L'avvocato Matt Murdock, dopo aver perso la vista da bambino a causa di un incidente radioattivo, sviluppa dei sensi sovrumani e li utilizza per combattere il crimine per le strade della sua città nei panni del supereroe Daredevil. Nella prima stagione Matt affronta il potente signore del crimine Wilson Fisk, alias Kingpin, impegnato nella sua opera di riqualificazione del quartiere in combutta con vari esponenti della malavita della città. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non male ma altalenante. L'impressione globale relativa a questa prima stagione della serie targata Netflix e dedicata a Daredevil è abbastanza positiva tuttavia mi sento soddisfatto solo a metà.
Indubbiamente, il risultato complessivo è molto superiore al risultato del film del 2003 con Ben Affleck nei panni di Batman Daredevil, decisamente più piatto e semplice.
La storia proposta in questa serie risulta invece più costruita e matura, più articolata e interessata a caratterizzare i personaggi. Certo, è anche vero che ci son tante cose incredibili e non semplici da accettare, considerando appunto che il personaggio è "cieco" ma paiono esserlo anche gli abitanti della città. Possibile che nessuno noti un tizio cieco vestito in giacca e cravatta che sparisce nei vicoli, volteggia tra i palazzi, si cambia pure...anche se il più delle volte parte da casa già abbindato per i pestaggi notturni. Ecco, a proposito, la divisa nera che sfoggia per quasi tutta la prima stagione l'ho apprezzata assai, molto di più rispetto alla tutina pacchiana che, come da contratto supereroistico, è tenuto a indossare.



domenica 6 agosto 2017

Earth Overshoot Day 2017

Ed eccoci qua a riparlare dell'Earth Overshoot Day, la cui definizione "il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno". Si tratta di una stima che ogni anno viene proposta a fronte delle analisi da parte della Global Footprint Network per sensibilizzare sul peso che il nostro attuale stile di vita ha sulla Terra. Un pianeta le cui risorse sono a tutti gli effetti finite e che dovremmo maneggiare con cura.
Orbene, l'anno scorso l'Earth Overshoot Day cascava l'8 agosto. 
Quest'anno parrebbe invece aver anticipato ulteriormente per cui, per il 2017, è dal 2 agosto che siamo in debito nei confronti del pianeta. Argomenti delicati e sempre molto attuali e che, in teoria, sarebbero dovuti esser toccati anche nell'ambito del fantasmagorico Expo del 2015 di cui, ad oggi, non so ancora cosa sia rimasto. Eppure era stato acclamato come un discreto successo...

Al di là che si tratta di stime e che immagino le valutazioni siano opinabili e discutibili, i dati che emergono dalle analisi proposte dalla Global Footprint Network fanno comunque riflettere assai.
Nell'ambito globale, pare che il fabbisogno di risorse sia aumentato, da 1.6 del 2016 a 1,7 del 2017. Tuttavia, almeno l'Italia pare esser migliorata un po' e questo non può che farmi piacere.
Da luglio di quest'anno, all'indirizzo www.footprintcalculator.org, è anche possibile fare qualche valutazione di massima sulla sostenibilità del proprio stile di vita basandosi su fattori quali il tipo di alimentazione, l'ammontare di spazzatura prodotta, i consumi, l'inquinamento connaturato ai trasporti...elemento dolente, nel mio caso, del mio personale contributo al depauperamento dell'ambiente.
Infatti, seppure ricorra a prodotti alimentari a Km 0, dall'orto alla tavola, o cerchi di ridurre gli sprechi di energia in casa - visto che il buon isolamento dell'abitazione facilita nel limitare l'uso di condizionatori e riscaldamento -, la parte sull'impatto derivato dai trasporti usati è, come dire, assai negativa. Per carità, magari rispondendo con più attenzione a certi quesiti o ponderando di più potrei migliorare i risultati ottenuti, ma non poi molto mi sa :-(

D'altronde, di km ne macino assai per andare al lavoro... e non è banalissimo affidarsi ai potenti mezzi pubblici del Veneto. Vero è che, ogni giorno, per strada, se ne contano assai di veicoli usati da singoli utenti e anche fenomeni di car pooling sono di non facile attuazione. Mi domando però se, a tal proposito, non ci possa essere anche qualche intervento dall'alto per incentivare certi fenomeni: in fondo, dovrebbe essere nell'interesse di tutti...
Peccato invece che come nazione abbiamo puntato molto sul trasporto su gomme :-(
A tal proposito, mi sorge anche una domanda visto che si parla molto di auto ibride ed elettriche: e i camion? Voglio dire, quotidianamente ci sono migliaia di veicoli pesanti che circolano per il nostro bel Paese, però non sento praticamente mai parlare di proposte per ridurne il numero o l'impatto ambientale. Di sicuro qualcosa c'è ma l'impressione è che il traffico pesante sia in aumento, e non a beneficio dell'atmosfera o dell'ambiente. Possibile che non si possa spostare parte del traffico su binario? Oppure tentare di incentivare dinamiche ecologiche anche per i camion?
Oltre a ciò, visti anche i consigli proposti, mi sa che rivedere un po' l'alimentazione potrebbe essere un buon punto di partenza, basterebbe anche solo rivederla in termini di consumi di prodotti locali, boicottando i grossi spostamenti di cibo e gli sprechi dovuti a imballaggi eccessivi. Collegato a questo aspetto mi domando anche da quand'è che abbiamo optato per gli onnipresenti sacchetti di plastica per la frutta e la verdura: in fondo, da anni è stato incentivato, nei supermercati, l'uso di borse di tela per sfavorire lo spreco di plastica. Perché non si può trovare una formula anche per la frutta e la verdura? Vero è che nella grande distribuzione il self service è la prassi e che, considerando l'indole italica, non si può far leva sull'onestà del cliente (ricordo ancora certe situazioni capitatemi quando ero in trincea al Carrefour). Però proporre anche l'opzione borsa di tela o carta, magari facendola imbustare a personale del supermercato potrebbe essere una buona cosa per ridurre gli sprechi. D'altronde, c'è da domandarsi se non sia esagerato l'uso dei guanti nel maneggiare la frutta visto che poi, occasioni per entrare in contatto con altre nefandezze ce le abbiamo (il carrello stesso o i cestini, mica vengono igienizzati...), senza contare che non è ben noto dove e come vengano coltivati vegetali, leggasi il BIO cresciuto nei campi vicino alle autostrade.



Mi rendo conto che non si tratta di idee poi così immediate ma spero che qualcuno dei grandi capi, ogni tanto,  mediti su come cercare di rendere migliore il nostro Paese Pianeta. Tema sempre molto attuale anche alla luce dei numerosi roghi di quest'estate che oltre a creare danno economico e ambientale regalano una bella immagine di efficienza e sicurezza del nostro Paese: un anno ci abbiamo i rifiuti (a proposito...tutto a posto con i rifiuti di certe zone d'Italia?), un anno i terremoti, quello dopo i roghi...
Per fortuna qualche idea più concreata può arrivare da qui. E quando si parla di ridurre lo spreco di cibo, potrebbe essere interessante innescare anche fenomeni di scambio con i vicini oppure destinare il cibo non consumato a nobili intenti, in favore dei meno abbienti, oppure per alimentare bestiame (i polli e le galline che son frequenti nelle zone di campagna non si fanno molti problemi e sanno, ad esempio). 
Oltre a ciò, sarebbe interessante trovare nei prodotti del supermercato indicazioni esplicite sull'impatto ambientale dei prodotti, comprensivo di quello determinato dal trasporto: magari, potrebbe aiutare i consumatori a fare qualche scelta di tipo diverso, premiando la produzione locale e che, alla lunga, potrebbe contribuire al recupero o al rilancio di piccole imprese agricole. 


domenica 30 luglio 2017

Sense8

Titolo: Sense8
Episodi: 12
Anno: 2015
Genere: sci-fi, azione, drammatico

La trama in breve:
Otto sconosciuti da diverse parti del mondo sviluppano improvvisamente una reciproca connessione telepatica. Appartenenti a diverse culture, religioni e orientamenti sessuali, scoprono quindi di essere dei sensate, persone con un avanzato livello di empatia che hanno sviluppato una profonda connessione psichica con un ristretto gruppo di loro simili. Mentre cercano di scoprire, disorientati, il significato delle loro percezioni extrasensoriali e iniziano a interagire a distanza tra di loro, un uomo, Jonas, si offre di aiutarli. Allo stesso tempo un'altra enigmatica figura, Whispers, dà loro la caccia, sfruttando la loro stessa abilità, allo scopo di catturarli o ucciderli.

Il mio commento:
Ho guardato questa serie su Netflix su suggerimento della stessa: evidentemente loro "sanno" ciò che mi aggrada guardare e cosa no e, se ci penso, è un po' inquietante....
Comunque sia, già dal primo episodio questa serie ha catturato il mio interesse, anzi, probabilmente ero già avvinto dalla sigla utilizzata che è un tripudio di colori, emozioni, paesaggi, suggestioni. 
Dietro la realizzazione di Sense8, meglio dirlo subito, ci stanno Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski. I primi Le prime non credo abbiano bisogno di presentazioni - seppure possano essere ben o mal considerate al contempo -, mentre Straczynski è uno sceneggiatore che ha in curriculum storie per il cinema, per la tv e per i fumetti.
La narrazione della serie risulta, a mio avviso, un po' lentina, ma si tratta di una scelta funzionale all'esplorazione dei personaggi e alla loro caratterizzazione. Non è facile infatti gestire la narrazione in quanto vi sono continui spostamenti di locations e situazioni ma, soprattutto, vi è la necessità di trasmettere allo spettatore la medesima sensazione di connessione-empatia e confusione che sperimentano i personaggi.
Non è ben chiaro come ma, grazie al sacrificio di una sense8, tale Angelica, evento disperato e drammatico che si sviluppa all'inizio del primo episodio, vengono infatti attivate le percezioni "extra" da parte degli 8 protagonisti della serie. Persone diverse, in molti sensi, che pian piano iniziano ad avvertire l'uno le sensazioni degli altri, per poi iniziare con le "visite" e le condivisioni del corpo, attimi in cui ciascuno "attinge" alle altre personalità, lasciando che sia qualcun altro a gestire il proprio corpo sfruttando le sue abilità, siano queste linguistiche o caratteriali, abilità di combattimento o di chimica o di recitazione... ed è nella resa di questa interconnessione che si concentra la potenza e la poetica della serie. Lo spettatore stesso si trova a vivere la confusione e la ricchezza che i personaggi, privi di guida e di informazioni, sperimentano: gente che sente la pioggia quando fuori c'è il sole, o che condivide il dolore per qualche ferita, o che si ritrova di colpo in Corea o in Kenya mentre un secondo prima era comodamente a casa a Londra o a Chicago. Ancor più complessa si fa la cosa quando, grazie alle visite e alla condivisione, si scoprono segreti altrui o si viene coinvolti in amplessi o eventi tragici e importanti della vita degli altri. "Io sono anche noi", è la frase che racchiude meglio il senso della serie.





martedì 25 luglio 2017

Sfumature di grigio

Ne approfitto per postare un testo che ho scritto qualche tempo fa, giusto per ricordare e ricordarmi che, di tanto in tanto, qualcosina scrivo ancora :-) 
In effetti ho ancora qualche progetto in cantiere, alcune idee e bozze e un mini romanzo dal sapore vagamente fantascientifico che, prima o poi, terminerò.
Questo racconto risale invece all'inizio del 2016, e direi che possiamo considerarlo più come un esercizio più che un vero e proprio progetto. Ad ogni modo, ve ne propongo l'incipit, rimandando la lettura completa al mio sito personale, altro progetto che curo a tempo perso e sul quale sto, pian pianino, travasando i testi che, negli anni, ho sparso qua e là nel web.


Dopo di lui entrarono solo una mamma con il suo bambino, Gabriele. Quest’ultimo gli rimase impresso perché per tutto il tempo non gli staccò gli occhi di dosso, giusto il tempo in cui gli venne tolto il giubbetto. In quella stanza, dove tutto e tutti erano grigi e uniformi, persino le piante dalle foglie immense posizionate negli angoli, lui rappresentava una sorta di eccezione.
Il bambino se n’era accorto e, per questo, continuava a scrutare quel signore tutto imbacuccato e intabarrato: tra grossi occhialoni vintage, cappello ben calato sulla testa, bende e sciarpa, di lui non si scorgeva affatto il volto. Anche le mani erano ricoperte da spessi guanti di flanella. Sembrava una mummia grigia, immobile e spazientita, in attesa del proprio turno dal medico.
I minuti trascorrevano pigri e Gabriele non staccò mai gli occhi di dosso a quello strano individuo.
« Che ha quel signore? », domandò alla mamma.
Ma la signora sfoggiò un sorriso di circostanza, più per cortesia che altro, e provò a distrarlo con uno dei giornaletti disposti sul tavolo da fumo. Non stava bene immischiarsi dei fatti altrui, soprattutto degli sconosciuti e dei più sfortunati.
Il bimbetto però non si fece fregare. Rispetto a quei depliant grigiastri dai toni altisonanti e privi di immagini buffe o curiose preferiva di gran lunga quella specie di bandito. Nella sua testa di bimbetto aveva infatti preso piede quell’ipotesi, che vestisse così per non farsi riconoscere e ingannare la brava gente.
« Perché sta tutto coperto, mamma? », chiese anche.
In effetti, rispetto a tutti gli altri, era l’unico abbindato a quel modo. Le due vecchiette che sedevano nella stanza, attempate e un po’ malate, dall’aspetto dimesso e mediocre, tutto sommato avevano un aspetto comune. Anche l’omone grasso grasso dai pantaloni lisi e strappati che sedeva nell’angolo lisciandosi i baffi grigi mentre guardava il cellulare non era nulla di straordinario, se non per il respiro lento e affannoso.
Solo il bandito aveva un’aria tronfia e sorniona, di chi ha afferrato qualche segreto della vita. Se ne stava fermo immobile, seduto con le mani in tasca e i gomiti larghi sulla poltroncina accanto alla finestra che dava su un cielo fuligginoso e un mondo del medesimo colore. Ma sfumato, mai omogeneo. Tonalità diverse per case e automobili, più scuro per il tronco degli alberi e più chiaro per le foglie. Anche i cani avevano il pelo grigio fumo, come di colore grigio erano gli occhi di Gabriele che, vinto il coraggio, si era avvicinato a quello strano figuro per capirne di più.
Si presentò e l’altro rispose con un saluto, sorridendo divertito dietro la sciarpa e l’alto bavero del cappotto.
Poi la porta si aprì all’improvviso, i convenevoli mentre il medico congedava il paziente appena visitato, un tizio allampanato e dall’aria stanca, con i capelli antracite e un evidente fastidio alla spalla che continuava a massaggiarsi.
« Il prossimo », invitò il simpatico dottore di famiglia, un uomo bonario e con sottili occhialini sul naso.
Lo sguardo di tutti si posò sull’individuo accanto alla finestra.

sabato 15 luglio 2017

Trasferta in Senegal - seconda puntata

Probabilmente avrei dovuto/potuto scrivere questo post qualche tempo fa ma, tra una cosa e l'altra non ne ho avuto l'occasione: prima c'è stato un weekend dedicato a lavori a casa e un minimo di festeggiamento compleannoso, quindi un altro in cui c'è stato un mix tra concerto Aerosmith a Firenze e ritrovo parentale mentre il weekend scorso ero al primo ritiro estivo organizzato con l'asd Kyu Shin Ryu...per poi ripartire verso Olbia per qualche giorno di sana trasferta lavorativa... 
Ad ogni modo, se ricordate, in marzo mi sono recato in Senegal, tra Dakar e Saly (vicino a Mbour) per una trasferta di lavoro. 
Ecco, tra fine maggio e la prima metà di giugno ci sono ritornato per dare seguito alle attività iniziate, in particolar modo dedicandomi alla formazione del personale che si occuperà di usare i nostri software quando l'aeroporto Blaise Diagne entrerà in funzione al posto di quello Internazionale di Dakar. Una trasferta di due settimane in cui ho avuto l'occasione di stare maggiormente a contatto con gente del luogo e, quindi, conoscere meglio quella parte d'Africa. Parte d'Africa che tutto sommato non se la passa male ("Best of Africa", come l'ha chiamata qualcuno del team di Summa Limak) e che, sospetto, rivedrò ancora.



Rispetto a marzo, considerando anche l'effettiva presenza di ospiti in hotel - lo stesso hotel Royam che già aveva regalato qualche emozione nella precedente esperienza - si nota che la stagione turistica è virata verso la bassa stagione, aspetto per altro confermato dall'autista dalla pelle d'ebano che mi ha accompagnato avanti e indietro lungo le strade senegalesi. Stavolta, complici anche le traversate trascorse in reciproca compagnia, c'è stata l'occasione per scambiare qualche parola con Bassirou, anche se talvolta l'impressione è stata quella di instaurare un dialogo del tipo:
Io: « Sembra che stiano costruendo parecchio nei dintorni »
Lui: « Sì, il mango è molto buono »
Io: « Penso anch'io che i pneumatici four season vadano più che bene»
Ora esagero ma, tra inglese, wolof, dialetto veneto e gestualità varie, bene o male, ci si capiva ma ogni tanto mi pareva che fossimo del tutto sfasati. 
Tuttavia gli sono grato per la pazienza e la disponibilità, e anche per come ha gestito la situazione quel sabato mattina in cui, complice un camion che ha preso fuoco autonomamente bloccando per decine di chilometri l'unica strada asfaltata che collega Saly a Diass, ha spostato i pneumatici della sua ruggente Toyota Avensis sulle strade...beh, strade...sul terreno accidentato e sabbioso che costeggia la strada, si inoltra su campi e discariche, perdendosi poi dentro ai paesetti, praticamente a ridosso delle case, della gente e del bestiame. 
E' stata una piacevole esperienza: lui si dimostrava sicuro di sé e della sua vettura mentre io temevo che ci piantassimo e rimanessimo con il veicolo in panne. Cosa che per altro capita quotidianamente ad almeno un paio di camion e di auto che percorrono quella medesima strada.
A lui va anche la mia riconoscenza per il sollievo provato nel trovarlo all'uscita dell'aeroporto d Dakar: conquistare l'uscita di quel posto, alla sera, è sempre una bella prova...ma la consapevolezza di uscire e di trovare qualcuno di conosciuto ha un potere decisamente rassicurante. Soprattutto se poi devi farti tipo 60 km di notte lungo le strade non così illuminate del Senegal per raggiungere l'hotel...

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