domenica 30 marzo 2025

L'imperatore-dio di Dune

Titolo:
L'imperatore-dio di Dune
Autore: Frank Herbert
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 478


La trama in breve:
Dopo millenni di dominio sull'universo, l'Imperatore-Dio Leto II, ibrido prodotto dalla fusione del suo corpo umano con diverse trote della sabbia, ha potuto assistere al profondo mutamento di Arrakis, ormai conosciuto solo come Rakis. Le antiche distese di sabbia sono soltanto un ricordo lontano, e il pianeta è molto diverso dall'arido Dune. La vegetazione è florida e l'acqua sgorga abbondante, e non c'è più traccia dei vermi della sabbia. Leto II ha dedicato ogni energia a incrementare i suoi enormi poteri, con l'unico risultato di diventare una creatura abietta e disumana, che getta un'ombra minacciosa sul Sentiero Dorato. Il comandante Duncan Idaho si trova a dover affrontare una questione morale incredibilmente ardua: qual è la scelta giusta, rimanere fedele agli Atreides, nel bene e nel male, o lottare contro un tiranno malvagio che porta ai popoli solo rovina e oppressione? (fonte Ibs)


Il mio commento:
Inevitabile che prima o poi, dopo aver letto i primi 3 romanzi del ciclo di Dune, recuperassi anche il seguito de "I figli di Dune". Anche perchè, sinceramente, ero molto curioso di conoscere il destino di Leto II Atreides che, in questo romanzo, è per molta parte protagonista e punto di convergenza di ogni trama. Fondamentalmente un tiranno, per come viene sempre descritto e citato, che incarna l'essenza di divinità centrale del culto da lui creato verso la sua figura ma, in realtà, una sorta di martire che ha sacrificato se stesso per tenere le redini di un'umanità altrimenti votata all'estinzione. Una fine che lui ha intravisto grazie alle facoltà conferitegli dalla pre-scienza e dalla spezia, e per la quale già nel libro precedente aveva lasciato intendere avrebbe compiuto ogni azione in suo potere per evitare. 
Motivo per cui, dopo svariati secoli, sta ancora al potere ma fisicamente mutato in un'essere ormai prossimo a diventare un verme delle sabbie. Un essere solo, saggio, enigmatico, instabile, che probabilmente in secoli precedenti aveva compiuto gesta memorabili e domato ogni razza e popolo grazie alla sua veggenza. Ma che qui, sinceramente, non mi ha dato sta gran idea di tiranno "ingestibile". Ci sono infatti dei tentativi di ribellione che, scusate lo spoiler, alla fine riescono pure ma che, a ben pensarci, han successo proprio in virtù del fatto che lo stesso Leto mette tutte le pedine nel punto giusto per far sì che accada. 
Okay, okay, okay, c'è Siona, figlia di Moneo Atreides, attendente/maggiordomo/tuttofare di Leto, che risulta essere una sorta di anomalia capace di sfuggire alla veggenza dell'imperatore ma non è forse stato lui stesso a guidarla e a farla, in un certo senso, sbocciare con tanto di prova di sopravvivenza nel deserto e lascito di diari segreti?
E la necessità ossessiva di generare ghola di Duncan Idaho, a cosa serviva se non ad arrivare ad avere una versione "più ribelle di altre" oltre che facilmente preda del fascino delle donne presenti? 
La sensazione che siano un po' tutte pedine di un piano, tragico, c'è e accompagna per tutto il libro soprattutto considerando le capacità di veggente e l'esperienza dell'imperatore-dio.
Però, a esser onesti, rispetto ai libri precedenti della saga, in particolare il primo e il terzo, questo quarto capitolo mi ha convinto di meno. Vuoi forse che avevo delle aspettative più alte, vuoi che ci sono davvero troppi dialoghi e dissertazioni sulle tematiche più disparate, è mancata l'azione e un certo tipo di tensione. Se non quella "pruriginosa" per via della presenza di qualche triangolo pseudo-amoroso, in parte "forzato", come quello che Leto stesso cerca di creare tra Siona e l'ennesima riproduzion del ghola Duncan Idaho, in parte creatosi nel tentativo, dopo millenni, di "colpire" Leto laddove più sensibile. Ed ecco allora la creazione della "femmina definitiva" capace di suscitare sentimenti ormai dimenticati nel cuore del povero Leto, che ormai non è neppur più umano e, di colpo (dopo millenni!!!) consapevole di una certa carnalità...che la stessa Hwi Noree (questo il nome dell'ambasciatrice ixiana cui faccio riferimento) peraltro è programmata per alimentare ma che scatena anche nello stesso, già citato, Duncan Idaho. 
Mi domando comunque come mai non avessero tentato prima questa carta, se tanto erano determinati a far fuori l'imperatore-dio e a metter mano alle scorte di spezia che egli possiede...
Che poi, già ci son pochi personaggi (di tutto un universo su cui Leto governa...), se poi anche li mettiamo al centro di triangoli vari, inevitabilmente qualche casino ne esce. Cospirazioni meno raffinate di quelle dei precedenti libri, ecco. che terminano in una sorta di "suicidio preparato" in uno sperduto villaggio del pianeta. Epilogo che, al pari del corpo di Leto II che si sgretola e disperde, avrà ovviamente varie ripercussioni sulla vita dell'impero e dello stesso Dune. Impero che tra l'altro non si percepisce granché in quanto, come dicevo, tutto il libro si dipana tra dialoghi/dissertazioni e dinamiche tra i pochi protagonisti presenti. Altri personaggi, come le Bene Gesserit o qualche esponente delle Ittiointerpreti (l'esercito composto da donne fanatiche di Leto), compaiono appena appena per ricordare che esiste dell'altro ma tutte le questioni di vita/politica "ordinarie" o notizie di altri mondi sono assenti. 
Peccato, quindi, considerando il potenziale di questo essere supremo che è diventato Leto, mi sarei aspettato qualcosa di diverso. Qualche flashback sulle sue gesta, immagini su come si è evoluto nel tempo da "demone del deserto" del libro precedente a goffo vermone vulnerabile all'acqua sarebbe stato gradito, soprattutto per aiutare a capire come, senza mai muoversi da Dune, fosse riuscito a imporre un dominio ferreo su tutto e tutti. Al netto della prescienza e del controllo della spezia, indubbiamente qualche azione forte deve pure averla compiuta per attirarsi tanto odio da parte dei ribelli con le cui gesta, tra l'altro, inizia il libro dove assistiamo a una tragica fuga di un manipolo di essi guidati proprio da Siona. Incipit che aveva lasciato ben presagire, con tanto di caratterizzazione dei personaggi e presentazione di prove sovrumane (se non erro han corso per quasi 30 km per fuggire ai lupi mutanti sguinzagliati al loro seguito...). Me nello sviluppo, invece, qualcosa è cambiato regalando al lettore un romanzo sì di buon livello, ben scritto e non banale, ma meno pregno o significativo rispetto ai primi nonostante un personaggio particolare e di alto profilo come Leto II. 
O, quanto meno,  questo è il parere del sottoscritto.

Nessun commento: