domenica 6 agosto 2017

Earth Overshoot Day 2017

Ed eccoci qua a riparlare dell'Earth Overshoot Day, la cui definizione "il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno". Si tratta di una stima che ogni anno viene proposta a fronte delle analisi da parte della Global Footprint Network per sensibilizzare sul peso che il nostro attuale stile di vita ha sulla Terra. Un pianeta le cui risorse sono a tutti gli effetti finite e che dovremmo maneggiare con cura.
Orbene, l'anno scorso l'Earth Overshoot Day cascava l'8 agosto. 
Quest'anno parrebbe invece aver anticipato ulteriormente per cui, per il 2017, è dal 2 agosto che siamo in debito nei confronti del pianeta. Argomenti delicati e sempre molto attuali e che, in teoria, sarebbero dovuti esser toccati anche nell'ambito del fantasmagorico Expo del 2015 di cui, ad oggi, non so ancora cosa sia rimasto. Eppure era stato acclamato come un discreto successo...

Al di là che si tratta di stime e che immagino le valutazioni siano opinabili e discutibili, i dati che emergono dalle analisi proposte dalla Global Footprint Network fanno comunque riflettere assai.
Nell'ambito globale, pare che il fabbisogno di risorse sia aumentato, da 1.6 del 2016 a 1,7 del 2017. Tuttavia, almeno l'Italia pare esser migliorata un po' e questo non può che farmi piacere.
Da luglio di quest'anno, all'indirizzo www.footprintcalculator.org, è anche possibile fare qualche valutazione di massima sulla sostenibilità del proprio stile di vita basandosi su fattori quali il tipo di alimentazione, l'ammontare di spazzatura prodotta, i consumi, l'inquinamento connaturato ai trasporti...elemento dolente, nel mio caso, del mio personale contributo al depauperamento dell'ambiente.
Infatti, seppure ricorra a prodotti alimentari a Km 0, dall'orto alla tavola, o cerchi di ridurre gli sprechi di energia in casa - visto che il buon isolamento dell'abitazione facilita nel limitare l'uso di condizionatori e riscaldamento -, la parte sull'impatto derivato dai trasporti usati è, come dire, assai negativa. Per carità, magari rispondendo con più attenzione a certi quesiti o ponderando di più potrei migliorare i risultati ottenuti, ma non poi molto mi sa :-(

D'altronde, di km ne macino assai per andare al lavoro... e non è banalissimo affidarsi ai potenti mezzi pubblici del Veneto. Vero è che, ogni giorno, per strada, se ne contano assai di veicoli usati da singoli utenti e anche fenomeni di car pooling sono di non facile attuazione. Mi domando però se, a tal proposito, non ci possa essere anche qualche intervento dall'alto per incentivare certi fenomeni: in fondo, dovrebbe essere nell'interesse di tutti...
Peccato invece che come nazione abbiamo puntato molto sul trasporto su gomme :-(
A tal proposito, mi sorge anche una domanda visto che si parla molto di auto ibride ed elettriche: e i camion? Voglio dire, quotidianamente ci sono migliaia di veicoli pesanti che circolano per il nostro bel Paese, però non sento praticamente mai parlare di proposte per ridurne il numero o l'impatto ambientale. Di sicuro qualcosa c'è ma l'impressione è che il traffico pesante sia in aumento, e non a beneficio dell'atmosfera o dell'ambiente. Possibile che non si possa spostare parte del traffico su binario? Oppure tentare di incentivare dinamiche ecologiche anche per i camion?
Oltre a ciò, visti anche i consigli proposti, mi sa che rivedere un po' l'alimentazione potrebbe essere un buon punto di partenza, basterebbe anche solo rivederla in termini di consumi di prodotti locali, boicottando i grossi spostamenti di cibo e gli sprechi dovuti a imballaggi eccessivi. Collegato a questo aspetto mi domando anche da quand'è che abbiamo optato per gli onnipresenti sacchetti di plastica per la frutta e la verdura: in fondo, da anni è stato incentivato, nei supermercati, l'uso di borse di tela per sfavorire lo spreco di plastica. Perché non si può trovare una formula anche per la frutta e la verdura? Vero è che nella grande distribuzione il self service è la prassi e che, considerando l'indole italica, non si può far leva sull'onestà del cliente (ricordo ancora certe situazioni capitatemi quando ero in trincea al Carrefour). Però proporre anche l'opzione borsa di tela o carta, magari facendola imbustare a personale del supermercato potrebbe essere una buona cosa per ridurre gli sprechi. D'altronde, c'è da domandarsi se non sia esagerato l'uso dei guanti nel maneggiare la frutta visto che poi, occasioni per entrare in contatto con altre nefandezze ce le abbiamo (il carrello stesso o i cestini, mica vengono igienizzati...), senza contare che non è ben noto dove e come vengano coltivati vegetali, leggasi il BIO cresciuto nei campi vicino alle autostrade.



Mi rendo conto che non si tratta di idee poi così immediate ma spero che qualcuno dei grandi capi, ogni tanto,  mediti su come cercare di rendere migliore il nostro Paese Pianeta. Tema sempre molto attuale anche alla luce dei numerosi roghi di quest'estate che oltre a creare danno economico e ambientale regalano una bella immagine di efficienza e sicurezza del nostro Paese: un anno ci abbiamo i rifiuti (a proposito...tutto a posto con i rifiuti di certe zone d'Italia?), un anno i terremoti, quello dopo i roghi...
Per fortuna qualche idea più concreata può arrivare da qui. E quando si parla di ridurre lo spreco di cibo, potrebbe essere interessante innescare anche fenomeni di scambio con i vicini oppure destinare il cibo non consumato a nobili intenti, in favore dei meno abbienti, oppure per alimentare bestiame (i polli e le galline che son frequenti nelle zone di campagna non si fanno molti problemi e sanno, ad esempio). 
Oltre a ciò, sarebbe interessante trovare nei prodotti del supermercato indicazioni esplicite sull'impatto ambientale dei prodotti, comprensivo di quello determinato dal trasporto: magari, potrebbe aiutare i consumatori a fare qualche scelta di tipo diverso, premiando la produzione locale e che, alla lunga, potrebbe contribuire al recupero o al rilancio di piccole imprese agricole. 


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