sabato 12 marzo 2016

Il viaggio di una stella

Titolo: Il viaggio di una stella
Autore: Susanna Trippa
Editore: Elison Publishing
Genere: fantasy, storico, epico
Pagine: 399

La trama in breve: 
“Ero ancora io, a New York? Americana di mezz’età, antropologa, archeoastronoma, strana scienziata un poco pazza con venature di misticismo, il pomeriggio di Natale, seduta nel seggiolino avvolgente del mio amato planetario come nella placenta della mia vita? O la giovane ch’ero stata, mentre arrivava oltre il novantanovesimo gradino di Machu Picchu? O la terra stessa nel suo vorticare? O un Inca del passato? O ancora, molto prima, uno sciamano forse… un paqo, dinanzi a quello che voleva dire per lui la precessione? Lasciai che accadesse!” Inizia così, da New York alle Ande, un viaggio straordinario negli ultimi anni del grande impero inca, prima della conquista spagnola. Su un territorio enorme e variegato, sorprendenti avventure si accompagnano a una vibrante ricerca interiore. Il 25 dicembre di un altro Natale, il terribile rito della capacocha attende, a Cuzco, le processioni dei fanciulli per il sacrificio. I giovanissimi Coyllur e Huantàr riusciranno a salvarsi? La domanda s’intreccia ad altre. E alla fine arriveranno anche le risposte.  (fonte editore)

Il mio commento:
Da dove cominciare? Il primo contatto mail con Susanna risale ad agosto 2015, complice questa sorta di collaborazione "pro-bono "che ho con Elison Publishing. Ma solo in tempi più recenti ho avuto l'occasione di leggere questo suo ultimo libro. E, meglio dirlo subito, probabilmente non era nemmeno il periodo migliore per una lettura di questo genere, con miei personali alti e bassi, capacità di attenzione altalenante, stanchezza e impegni vari che non mi hanno consentito un'esperienza di lettura continuativa e, soprattutto, con la giusta capacità di concentrazione e focalizzazione.
Per cui, metto le mani avanti, mi si perdoni se il commento proposto risulterà poco soddisfacente e significativo.
Comunque sia, andiamo con ordine. 
Non conosco di persona Susanna ma, dalle brevi note al termine dell'ebook e dal suo modo di scrivere direi che una mezza idea, giusta o sbagliata che sia, me la son fatta: una persona colta, sensibile, poetica, una di quelle che ci tiene a comunicare e, pure, "responsabilmente", che crede nella Storia e nella semplicità, che ama i sogni, che sa interiorizzare e approfondire, una che non si ferma alla prima impressione e, sicuramente, non una superficiale, una che anzi sa compiere le proprie scelte e sostenerle, anche da sola se necessario.
Non lo so se c'ho azzeccato tuttavia, sulla base di quanto letto, soprattutto nelle note con cui chiude "Il viaggio di una stella" questa è l'idea che mi son fatto di questa autrice che ha già all'attivo altre opere edite (ad esempio Come cambia lo sguardo) e che vanta anche un passato nel campo dell'insegnamento. E, sempre sulla base di quanto letto, credo che l'opera in questione sia stata per lei molto intensa da elaborare e proporre:

[...]
Il viaggio di una stella come una parabola dunque. Un invito a guardare il passato, riandare alle antiche pietre, perché non è un cammino inutile. Possiamo osservare, capire, imparare.
E riportare qui, nel nostro presente, granelli infinitesimali di terra e sabbia, che morti non sono ma specchi di quanto è in noi. Utili a meglio vedere e sentire. Il mondo è lo specchio di ciò che siamo.
Ora sappiamo di poter modificare la realtà con quanto di puro e buono viene dal cuore.
E allora facciamolo funzionare questo nostro cuore, questo nostro muscolo così potente e saggio. Forse… forse…ci aiuterà a volare! 

Si intuisce da questo estratto lo slancio a voler lasciar qualcosa nel lettore, sia anche solo una riflessione, un monito, un invito più che un insegnamento concreto e interiorizzato. Una comunicazione che non vuol essere fine a se stessa ma che, anzi, cerca di creare un legame e un senso di appartenenza, che si propone di far riflettere sulla Storia e di riportarci a dimensioni esistenziali diverse da quelle note e attuali.
Il viaggio di una stella è ambientato per lo più nell'America del Sud di tempi antichi, storie verosimili e ricostruite su studi e approfondimenti che l'autrice ha compiuto ma, ovviamente, elaborate in chiave fantastica ovviamente, con lo scopo - anche - di far riflettere e creare un parallelismo verso situazioni che, a ben pensarci, potremmo disprezzare. Come le dinamiche che, nelle popolazioni precolombiane in prossimità del cambiamento di un'Era, prevedevano il compiersi di sacrifici umani: ragazzi e ragazze ammazzati nel nome della superstizione e delle credenze religiose-scientifiche dell'epoca, tributi per garantire un equilibrio e un certo ordine cosmico. Vite mietute, sacrifici dovuti, esistenze umane che si sarebbero tramutate in stelle... ma di cui, probabilmente, alla folla, ai potenti, a chi officiava tali cerimonie, non importava poi molto. Illusi, semmai, e profondamente convinti che così facendo si potesse controllare e condizionare il presente e il mondo conosciuto.  
Vite spezzate per nobili scopi contrapposti, invece, a quelle descritte e portate all'attenzione pubblica da parte della cronaca di tutti i giorni.
Vite di persone che hanno calcato il nostro stesso pianeta, strappate all'affetto dei propri cari, soppresse prima di poter dimostrare il proprio potenziale in nome di uno scopo più alto e nobile ma che a stento, ora, riusciamo a comprendere e accettare. Complice anche il fatto che di certe popolazioni, tutto sommato, non si sa praticamente nulla: asiatici, africani, sudamericani...chissà se se ne parla nei libri di scuola....manco avessero realizzato opere visibili persino dallo spazio...
Invece, il libro di Susanna si concentra proprio sulle popolazioni andine, su un periodo storico e un contesto geografico e sociale probabilmente poco noto ai più, un elemento di originalità che aggiunge valore alla storia proposta. Ma che, al contempo, ne costituisce anche un forte limite che potrebbe scoraggiare i lettori medio. Infatti, per colmare la mancanza di familiarità con l'ambientazione descritta, sono presenti nel testo innumerevoli note e spiegazioni che, se da un lato consentono la comprensione, dall'altro appesantiscono e rallentano l'esperienza di lettura.
Personalmente, ci son stati vari momenti in cui mi son fatto prendere dallo sconforto - ricordo però quanto dicevo all'inizio, forse non era il mio periodo migliore per affrontare una simile lettura - e continuavo a fare confusione :-(  ... ma per fortunatamente il formato digitale facilita le ricerche :-)
Questa "complessità" e poca dimestichezza con termini ricorrenti (amauta, ayllu, curaca, huaca...), oltre che con usanze e alimenti poco noti, credo rappresenti l'aspetto forse più ostico del libro sebbene contrastato dalla possibilità di leggere una storia storico - fantastica ambientata in una parte di mondo non così abituale e che, appunto, può regalare sorprese e spunti di riflessione oltre che nuovi stimoli e soddisfazioni. 
Per dire, io son rimasto abbastanza colpito dall'organizzazione in fatto di rete di comunicazione e trasporti presente nell'impero Inca, considerando anche 
  • il periodo storico 
  • gli spazi geografici dell'America del Sud (superficie Italia 301.338 km quadri vs superficie  impero inca 2.000.000 km quadri, e con vette ben oltre i 3/4000 m del nostro Paese) 
  • la tecnologia disponibile. 
Per fare un parallelo, credo che ci mettessero meno le staffette di chasqui (corrieri, allenati fin da bambini, che correvano a staffetta sulle Strada Reale) per raggiungere Cuzco rispetto al tempo mediamente impiegato per fare certi tratti di statale tra Castelfranco e Treviso...o anche solo dall'ingresso dell'ufficio postale fino allo sportello...
Un altro elemento che poi può far apprezzare o meno l'opera, collegato alle onnipresenti note, è poi la presenza del narratore che, difficile negarlo, partecipa assai alle vicende, parteggia e si fa sentire con la sua sensibilità, con i puntini di sospensione e con spiegazioni necessarie a comprendere meglio quello che vivono i personaggi protagonisti delle vicende. Nello specifico Huantar e Coyllur, bimbi le cui strade saranno destinate a incrociarsi proprio in nome della necessità/possibilità di divenire "stelle", ovviamente previa decesso. Strade che procedono da direzioni diverse e per esperienze diverse ma che si verranno a intrecciare nel cercare una salvezza, un altro modo per finalizzare la propria esistenza e, comunque, cambiare il mondo. L'ultima parte del testo, più fantasiosa ed epica, è proprio dedicata a questo, con un viaggio ai confini del reale che esplicita al lettore il fatto di trovarsi di fronte a un'opera di fantasia. E che al contempo ammonisce o cerca di far riflettere: se per gli antichi Inca era possibile che il sacrificio di una persona potesse davvero garantire un certo equilibrio cosmico e astronomico, allo stesso tempo era possibile che quella medesima vita compisse gesta fuori dal comune, come smuovere il Grande Mulino al confine del mondo....
Si avverte quindi una duplice e contrapposta esigenza, da un lato di parlare di un preciso contesto storico, ricostruendo usanze e dinamiche e modi di pensare; dall'altro la volontà di stimolare il lettore e a giocare con la sua fantasia, una sfida che forse riesce parzialmente, proprio per l'eccessiva intromissione del narratore e delle note esplicative. Ma, come suggerito prima, forse è solo questione di momenti e di preferenze personali. Lo stesso principio che va ad applicarsi allo stile adottato che dimostra una buona padronanza del lessico e una discreta vena poetica, capace di appassionare e di tratteggiare personaggi e paesaggi, ma troppo spesso incline a ricorrere ai tre punti di sospensione e a ripiegare sulle descrizioni o su scenette "ad hoc" per mostrare come funzionava un determinato momento della vita inca.
In questo senso, man mano che procedevo con la lettura, mi è tornato in mente il libro "La legione dimenticata" di Ben Kane: ok, livello e contesti son diversi ma, anche in quel caso, erano frequenti le digressioni e le spiegazioni eppure ho trovato il tutto molto più coeso e naturale. Senza nulla togliere alle capacità dell'autrice, forse su questo aspetto c'entra anche quanto fatto o non fatto dall'editore e, non da ultimo, la familiarità di base con un certo passato (romani vs inca).
Ad ogni modo, per chiudere questo commento che non ha né capo né coda, credo che l'opera in questione sia senza dubbio meritevole e interessante. Non la reputo di facile assimilazione ma mi sento di consigliarla, sebbene con le opportune considerazioni sin qui riportate.
Sento infatti che si tratta di un'opera genuina, partecipata, che contiene molta umanità e sensibilità e che, proprio per questo, merita un'occasione. Anche solo per accarezzare un contesto a noi quasi alieno, per dedicare qualche minuto della nostra vita a pensare a un'esistenza diversa, a riflettere su cosa riteniamo "barbarico", se i sacrifici umani compiuti centinaia di anni fa oppure gli sterminii compiuti da noi europei o, ai giorni nostri, le vittime silenziate delle violenze domestiche oppure i giovani annoiati che arrivano a uccidere "solo per vedere che effetto fa". Medesimi sintomi di vacuità e di smarrimento sociale che, all'epoca, gli Inca cercavano di risolvere/curare con quanto la propria conoscenza indicava come via percorribile. Oggi, invece, forse nemmeno si cerca più...
Un altro parallelo, infine, vien proprio con il termine "stella", al sacrificio - meno cruento, certo - che oggi si mira a compiere in nome di un posto "da vip" nella società che conta. Pellegrinaggi compiuti spesso con la complicità di genitori e familiari sacrificando studi e dinamiche di crescita ordinarie solo per inseguire il sogno di divenire "famosi". Una sorta di immolazione di vite autentiche e normali all'altare del successo e delle fama. Spesso effimera, non sostenuta da alcuna grandezza d'animo come quella invece palesata dai personaggi, piccoli e adulti, del viaggio epico compiuto in questo ebook.




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