domenica 8 maggio 2016

Automata

Titolo: Automata
Regia: Gabe Ibáñez
Anno: 2014
Genere: sci-fi
Cast: Antonio Banderas, Dylan McDermott, Melanie Griffith, Birgitte Hjort Sørensen, Robert Forster, Christa Campbell

La trama in breve:
2044 La superficie della Terra si sta desertificando in maniera innaturale e a causa dell'uomo. Vaste lande desolate e inabitabili a causa delle radiazioni prima hanno decimato gli uomini e poi li hanno costretti ad arroccarsi in megalopoli. Da tempo i robot sono una realtà quotidiana, per lo più impiegati come operai con disprezzo da parte dei padroni. Hanno due direttive inalterabili: non possono mettere a rischio nessuna forma di vita e non possono alterare se stessi in nessuna maniera.
Jacq, detective per una società di assicurazioni, entra in contatto con un robot che viola le direttive davanti a lui riparandosi, scopre così qualcuno l'aveva alterato. Non è il solo a mostrare segni di pensiero indipendente, così il detective viene assegnato all'indagine e capisce che da qualche parte esiste qualcuno che sta modificando i robot per dargli una vita migliore. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ho realizzato solo ora che questo è uno di quei film per i quali, inspiegabilmente, la setta segreta dei traduttori e adattatori di pellicole per il pubblico italiano non ha avuto la malsana idea di modificare il titolo. Molto probabilmente avran pensato che trattandosi di un prodotto di fantascienza, non serviva, non molti l'avrebbero guardato.... In effetti la pellicola di Gabe Ibáñez non ha recimolato poi molto in termini di incassi. E si che bastava vendere meglio la presenza di Christa Campbell e del suo passato da atleta nella lingerie football...
Comunque sia, Automata a me è piaciuto. Tratta alcune tematiche, quella del rapporto uomo macchina, dell'autocoscienza dei robot, del futuro post-apocalittico, che proprio nuove non sono ma riesce comunque a proporre qualcosa di interessante. Nel seguire le vicende di Jacq e delle sue indagini, un po' mi son tornati alla mente Blade Runner ed Ergo Proxy, così come echi di Humandroid (aka Chappie) di Neill Blomkamp, visto qualche tempo fa a bordo di Qatar Airways tornando da quel posticino ameno di Singapore. Devo dire che Banderas lo sto abbastanza rivalutando negli ultimi tempi: non è un attore che ho seguito molto ma qui fa una discreta figura divenendo una sorta di mezzo per l'evoluzione robotica. Non esattamente una scelta voluta o dettata da competenze particolari, semplicemente si tratta di un uomo che si viene a trovare coinvolto in qualcosa di più grande, a contatto con verità segretate e con dinamiche nuove. E' due volte padre, per certi versi, sia in termini biologici nei confronti della propria compagna e della creatura che porta in grembo, sia perché contribuisce alla mission degli automata (gli androidi) nel tentativo di evolvere, realizzando una nuova versione di sé stessi. 

Tra gli elementi interessanti ho trovato molto azzeccata l'immagine del deserto contrapposta all'attenzione verso la tutela del prossimo: laddove gli umani non esitano ad ammazzarsi (per coprire segreti, per eliminare persone scomode, per punire i disperati che si aggirano tra i rifiuti...) in un contesto di profonda aridità "umana", che logora e annichilisce al pari del calore e delle radiazioni del deserto fisico, i robot che pur vivono e resistono nel medesimo ambiente si adoperano per cercare umanità e per tutelare la vita umana.
Piaciuta anche la scelta degli automata di togliersi la "maschera", ossia il rivestimento che conferisce loro un volto umanoide, rivelando un volto più distante dalla fisionomia umana. Un gesto di ribellione ma che al contempo sottintende la precisa volontà di cercare una propria identità, di definire un proprio futuro indipendente da quello pianificato per loro dai creatori umani.
Come già visto in Humandroid, ma anche in altri anime e film, è poi sempre interessante notare come gli automi anelino all'evoluzione e palesino la propria superiorità non solo dal punto di vista tecnologico ma anche razionale, mentre l'uomo pare "arrivato", ormai stanco e rassegnato e troppo condizionato dai propri limiti, tra cui l'emotività. Fortunatamente non siamo di fronte a un miracolo di trasferimento di coscienze e traduzione di vita in algoritmi e IA, che in effetti potrebbe far storcere il naso, semplicemente siamo nei panni dei genitori/creatori che devono accettare che le proprie creature possano evolvere e risultare "migliori" di quel che si pensi. E che per questo devono essere valorizzate e liberate, non relegate a un ruolo di meri strumenti da lavoro (o destinati ad altre e ben più guduriose faccende...anche se per tutto ciò non credo serva attendere il 2044...), poco più che degli schiavi cibernetici che, altra immagine forte, possono addirittura arrivare al suicidio per rivendicare una propria identità ed eccezionalità.
Nel complesso quindi non mi sento di affermare che si tratti di un film originalissimo ma è decisamente un buon prodotto, ben confezionato, con un ritmo e toni di qualche anno fa, che mira a far riflettere e a dare spunti su cui interrogarsi più che a inscenare roboanti cataclismi con tripudio di effetti speciali visivi e sonori. Come molto spesso ultimamente accade, con l'intenzione di intrattenere e regalare fantascienza blockbuster più che prodotti ammiccanti ai grandi classici, come un po' Automata cerca di fare riferendosi a protocolli che tanto ricordano le tre leggi della robotica di Asimov. 


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