domenica 23 ottobre 2016

Una caduta accidentale

Una manovra ordinaria, normale, come infilarsi il giubbotto.
Un gesto banale, compiuto innumerevoli volte.
Ma lui non è d'accordo: scorge la tasca aperta, intona "I believe I can fly" e spicca il volo atterrando però sul pavimento maledicendo la forza di gravità.
Un impatto duro, imbarazzante, ma non così grave.
Almeno in apparenza.
E invece... ko tecnico... display incosciente, renderizzazione video assente, solo qualche accenno di colore.
Fondamentalmente il mio Sony Xperia Sp è crepato.
Cioè, sarebbe anche vivo, riceve telefonate e notifiche, ma non ci posso praticamente far nulla perché il display è passato a miglior vita. E forse non solo quello.
Poco male, mi son detto quando ancora non avevo realizzato il destino del device Sony, che sarà mai tornare ai bei vecchi tempi quando il mondo viveva di cellulari senza touch-screen, senza perenne connessione a social e app di messaggistica istantanea. Un'epoca, neanche così lontana, in cui il browser manco era integrato nel cellulare, in cui gli sms imperavano e il navigatore era solo quello che, nel rally, se ne stava seduto accanto al pilota.
Che sarà mai, mi dicevo.
Invece, a distanza di 2 giorni, ben 2 giorni, mi sento un paria, un essere immondo e vergognoso.
Tagliato fuori dal mondo e da tutte quelle dinamiche che, fino a giovedì, erano scontate, immediate.
Ma è soprattutto la consapevolezza di non aver accesso immediato al web e alle sue risorse così come la non certezza che gli "altri" sappiano o riescano a contattarmi.
Già il fatto di non avere un account su Facebook genera sorpresa e al contempo ribrezzo nelle persone, che ti guardano come fossi un alieno, anzi, un paria. In ogni caso, e poi chiudo parentesi, "Si può fare!". Vivere senza FB, intendo. Chiusa parentesi.
Se a questo si aggiunge la mancanza di Whatsapp e compagnia bella...
In ogni caso, con mia sorpresa, superato lo smarrimento iniziale, sto scoprendo che si può vivere anche senza smartphone.
Addirittura ci son vantaggi insospettabili come l'affrancatura dall'assillo di aver sufficiente carica nel cellulare, l'assenza di una certa dipendenza da controllo compulsivo di presenza messaggi e notifiche, pure la guida - ahem - in un certo senso è più tranquilla e priva di distrazioni....ma non vorrei approfondire troppo questo argomento visto cosa mi combina la Peugeot...
Certo, è vero che si nota la mancanza di altre cose, però questo cambio forzato mi ha dato da pensare a quanto, volenti o nolenti, si sia dipendenti dalla tecnologia o, meglio, di quanto si sia dipendenti da un modo di vivere fortemente vincolato alla tecnologia e alla comunicazione.
C'è da meravigliarsi nel riflettere su come, in pochi anni, si sia arrivati a questo e a quanto il nostro modo di essere e di vivere sia fortemente condizionato e libero solo in parte. Non una dinamica nuova, per carità, né solo di appannaggio alla popolazione italiana. Nemmeno - me ne rendo conto - sto rivelando al mondo qualcosa di nuovo, però in effetti in questi due giorni mi son reso conto di quale "mutilazione" si avverte nell'aver perduto il contatto, la chiave verso un contesto social-tecnologico, che non si cura di chi rimane fuori o indietro. 
Tranquillo amore: il droide
del centro assistenza ha detto
che nel giro di due giorni al massimo
riavrai il tuo occhio bionico
con i sensori per la augmented
reality perfettamente riparati.
Su, stai sereno e non ti preoccupare
Certo, magari sto iperbolizzando il tutto come mio solito, ma la sensazione è proprio questa, di restare relegati in una dimensione altra, parallela a quella reale in cui tutto avviene alla velocità della luce e immediatamente, mentre con l'arcaic device di cui alla prima diapositiva, nonostante il vantaggio di una comoda e pratica tastiera fisica, ci si sente un po' fuori luogo, disconnessi, in vista di un miraggio che si sa esser reale ma incapaci di poterlo raggiungere. E tutto questo è molto triste, esser consapevoli di questa sorta di dipendenza, intendo. Vien da chiedersi come sarà in futuro, quando magari saremo attorniati da droidi o da GoogleCar e ci troveremo, magari anche solo per un giorno, sconnessi, tagliati fuori dalla normalità in cui, con un gesto o un tap, sveliamo mondi o scateniamo vagonate di interazioni remote.
Anzi, nell'ipotesi che nel futuro si vada verso i chip sottocutanei e l'integrazione di device nei tessuti biologici, mi vien male solo a pensare a quel che potrebbe capitare in caso di guasto di qualche device o sostituzione di essi...  

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