venerdì 30 marzo 2018

Rapporto di minoranza e altri racconti

Titolo: Rapporto di minoranza e altri racconti
Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 234

La trama in breve:
Il racconto che dà il titolo all'antologia descrive una polizia del futuro che arresta i criminali prima che questi commettano i loro reati. In questi racconti, influenzati dalla repressione maccartista, dall'isteria nucleare, da una forte consapevolezza politica e sociale, Dick si interroga sulla condizione umana, sulla violenza e la repressione esercitata dalle autorità, sul militarismo e la paranoia, ergendosi a cantore di un'umanità debole e spesso indifesa che è la vera protagonista delle sue opere (fonte Amazon)

Il mio commento:
Era da un po' che mi ero proposto di leggere qualcosa di Dick, sia per l'interesse che ho nei confronti della fantascienza sia perché autore noto grazie a trasposizioni cinematografiche di un certo livello, da Blade Runner a Minority Report, da Total Recall a A scanner darkly, fermo restando che pure recensioni come quella di Una svastica sul sole mi hanno convinto della bontà di questo autore.
E, come un po' sempre accade quando da racconti o film Hollywood ne ricava un prodotto per il grande schermo, pure con Dick ho compreso che di rimaneggiamenti ce ne son stati. Ah, se ce ne son stati.
Indubbiamente, è un autore molto efficace e di impatto, visionario e influente, con uno stile semplice e diretto, schietto, che non si perde in arzigogoli ma comunque attento e capace di delineare uno scenario plausibile e non banale. L'impressione globale è che sì, le sue storie sono adatte per essere prese ed elaborate in film, sfaccettate ma anche essenziali, visionarie ma allo stesso tempo concrete nel proporre argomenti e temi che mettono in discussione la percezione di sé e del mondo che ha il lettore. 
Nei racconti che compongono la raccolta, trovano posto interrogativi e dubbi esistenziali - sul rapporto tra individuo e sé, tra individuo e società e tra individuo e realtà - che orbitano attorno a questioni come consapevolezza, manipolazione e reale conoscenza. Non a caso più di uno dei personaggi proposti non sa chi è in realtà oppure si trova a dubitare degli altri in termini di "umanità". Sia nel racconto Impostor, che in Modello Due che in La formica elettrica i protagonisti o alcuni dei personaggi non sanno di essere androidi, surrogati di esseri umani, non ne hanno consapevolezza e, anzi, si sentono e agiscono come persone vere e proprie. Sono programmate per farlo, omologate e indottrinate ad esserlo. Si tratta di testi del 1953, per i primi due, e del 1968, per cui la base di partenza per molte delle proposte fantascientifiche che ancora oggi troviamo in film, fumetti e serie. E al contempo dubbi profondi, filosofici e impegnativi sull'individuo o sull'omologazione cui la società moderna ci spinge. 
Ancor più interessante se poi, come ne la Formica elettrica, oltre alla difficoltà nello stabilire o accettare la propria condizione di essere "diversamente umano" ci troviamo anche alle prese con la necessità di stabilire se la realtà esiste a prescindere da noi stessi o se esiste grazie a noi stessi. Una realtà costituita da spazio e tempo che pure possono risultare del tutto in divenire oppure già predefiniti e determinabili, tanto da consentire la realizzazione di squadre pre-crimine che catturino e puniscano potenziali criminali. Che poi è alla base di Rapporto di Minoranza - un tantino diverso da quanto visto al cinema grazie a Spielberg -, racconto che tira in ballo anche su concetti quali regime e libertà personale oltre che farci riflettere sul valore etico di una rigida prevenzione basata su ipotesi di reati potenziali. E' lecito o no fermare e incarcerare criminali che ancora non sanno o hanno dimostrato di esserlo? Se non fermati, lo compiranno davvero quel crimine? Oppure potranno evitarlo, se guidate? Domande, provocazioni che Dick è bravo a proporre e a sfruttare per trame più o meno elaborate, non scontate, e dalle quali non arrivano vere e proprie risposte. O che magari celano anche critiche alla società e velate ipocrisie che tuttavia vengono accettate in nome di un beneficio "sociale". 

Vero è che leggere i suoi racconti avendo visto prima i film ispirati alle sue opere mi ha provocato un moto di sdegno e nervosismo: trovo davvero irritante quando le storie di un autore vengano prese e traviate allegramente. Magari non tanto nella trama ma aggiungendo o togliendo elementi che vanno a inserire incoerenze o boiate, magari devastandone il significato o l'effetto ricercato (penso ad esempio a Screamers, anche se non l'ho visto, ma che solo dalla trama riportata su Wikipedia ha sollevato qualche perplessità nella mia mente ottenebrata dalla stanchezza).
Peggio ancora quando da un testo che può aver anche tratti ironici e paradossali ne si ricava un film come Atto di Forza, che parte dal racconto di Dick per svilupparsi in un intreccio a sé, insistendo su Marte, su cospirazioni, su lotte tra mutanti e multinazionali senza scrupoli per creare un'atmosfera vivibile su quel pianeta grazie ad artefatti antichi e...beh...nulla di tutto ciò è presente nel racconto del 1966 °_° 
Ricordiamo per voi (We Can Remember It For You Wholesale), da cui hanno tratto Total Recall, e a mio avviso geniale, e probabilmente strizza l'occhio anche a certe esperienze allucinate e stranianti, magari dovute ad alcol o droghe (per altro cose che Dick conosceva bene), nelle quali siamo stati altro da noi, brandelli di esistenze che, ricostruendole tramite testimonianze più o meno attendibili, ci paiono vite estranee. Così come è innegabile il potere della memoria che, magari sollecitata nel modo giusto, ci porta a contatto con ricordi distanti e magari ritenuti dimenticati.
Nel complesso sono quindi stato molto soddisfatto di questa esperienza di lettura - decisamente più fruibile e semplice da metabolizzare rispetto agli ultimi tomi da me letti - che consiglio a tutti voi, sia che siate amanti della fantascienza o che non lo siate. Interessante anche l'ultima parte del libro dedicata a un'intervista all'autore realizzata poco prima della sua morte avvenuta nel 1982, domande e risposte nel quale parla a ruota libera concentrandosi sul film che da lì a poco sarebbe uscito nelle sale con il titolo di Blade Runner. E che, da quanto ho intuito in base alle risposte fornite dall'autore a Gwen Lee, mi sa che è stato vagamente e leggerissimamente modificato rispetto alla sua opera °_°


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