domenica 12 agosto 2018

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 3)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 3)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 1213

La trama in breve:
Dopo la morte di re Renly Baratheon gli avversari che si contendono il Trono di Spade sono ridotti a quattro; il gioco di alleanze, inganni e tradimenti si fa sempre più spietato, sempre più labirintico, e l'ambizione dei contendenti non ha limite. Sui quattro re e sui paesaggi già devastati dalla guerra incombe la più terribile delle minacce: gli Estranei, guerrieri soprannaturali che non temono la morte. Perché l'hanno già conosciuta... Gli indeboliti, dilaniati Guardiani della notte sanno che i loro giorni potrebbero essere contati. Spetterà a Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, ergersi per una disperata, eroica, ultima difesa. Forse, la guerra per il potere supremo è ancora tutta da giocare.

Il mio commento:
Finalmente, dopo quasi quattro mesi, ho concluso la lettura di questo tomo ^_^ 
Non vorrei però venire frainteso: è stata un'esperienza impegnativa ma ne sono più che soddisfatto. D'altra parte, la lettura in sé è sempre una bella occasione per stimolare la fantasia e accrescere la propria cultura per cui, ben vengano opere impegnative e capaci di avvincere. Solo che, ecco, a fine marzo mi ero quasi convinto di riuscire a terminare prima ... invece la mole di avvenimenti e di situazioni proposte dal buon Martin in questo libro (che in realtà raccoglie i tre romanzi Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre) è abbastanza elevata. Più o meno copre circa due stagioni, la terza e la quarta, della serie televisiva, più qualcosa della quinta stagione.
E come accadeva per le puntate delle serie HBO, pure qui i colpi di scena ci sono e lasciano il segno, ancor più quando vengono raccontati da chi è presente: la scelta dei "pov", ossia di sfruttare il punto di vista dei personaggi per descrivere quel che avviene, è molto di impatto. Soprattutto se la narrazione è supportata da un lessico e uno stile adeguato, ma su questo aspetto il buon Martin si conferma una certezza, capace di far sentire le diverse voci dei personaggi e di farci percepire le situazioni come loro le vivono. 
Tra le varie scene, forti, probabilmente le nozze rosse - evento durante il quale vengono assassinati Robb Stark e sua madre, oltre a numerosi alleati e soldati in forza al re del Nord - rappresentano un momento parecchio intenso per via della narrazione che rispecchia i pensieri e l'emotività di Catelyn Stark, ex signora di Grande Inverno e che a questo punto del romanzo ne ha passate anche troppe in termini di delusioni, sofferenze... e pure qualche scelta personale più che discutibile, tipo la liberazione di Jayme Lannister. Ma anche il combattimento tra Oberyn Martell e Ser Gregor Clegane non è mica meno significativa, con il povero Tyrion Lannister che spera nel proprio campione dopo aver sopportato giorni di infamante e ingiusto processo.
Ad ogni modo, rispetto al libro precedente, ho notato molte più differenze rispetto alla trasposizione televisiva, alcune piccole e altre meno. Va di certo considerato che nella lettura ci sono anche molti più approfondimenti in termini di descrizioni ed elementi: ad esempio le descrizioni delle portate di cene e pranzi, comprese le 77 portate del matrimonio reale tra re Joffrey Baratheon e Margaery Tyrell, oppure le ballate dei vari cantastorie, così come devono necessariamente venir descritte azioni meccaniche, incontri e scontri, presentazioni ed entrate in scena dei personaggi (su tutte quella della vipera rossa Oberyn Martell, decisamente di altra natura rispetto a quella della serie), "rapporti vari", intrighi e combattimenti all'ultimo sangue.

I bruti e l'esercito di Mance Rayder sono leggermente differenti, con molti più "capi", giganti e mammuth. Anche il caro Tormund è un po' differente rispetto al rosso "vichingo" che ci è stato presentato: è molto più robusto, mangione, con bracciali dorati e folta chioma e barba bianca. Pure sul seguito di Daenerys Targaryen ci son molte cose da rivalutare, in primis nei confronti del suo rapporto con Daario Naharis (col suo dente d'oro e la sua barba blu a tre punte...tra l'altro è capo dei Corvi della Tempesta, non dei Secondi Figli...trucidati di notte, ebbri di vino...), che rimane meno "fisico", o nell'età di Missandei (che praticamente è una bimba), o nella presenza di personaggi come Belwas il Forte o Ben il Marrone mai trasposti. 
Anche tutte le vicende relative a Beric Dondarrion sono molto più estese e varie rispetto al poco che si è visto nella serie tv. Un personaggio, Beric, con il suo fido prete rosso Thoros di Myr al seguito, che regala sensazioni contrastanti, un po' Robin Hood, un po' romantico, un po' zombie che pian piano perde umanità ma sorretto dalla necessità di adempiere a qualche ignota missione. Seppur si riesca a parteggiare per lui, si avverte anche una sorta di repulsione, di perplessità per tutte quelle sue raccapriccianti ferite e gli occhi via via più spenti.
Un altro che invece ha occhi spenti ma si rivela molto molto più vitale, fondamentale e carismatico è il caro Lord Bolton, decisamente più caratterizzato e interessante rispetto alla macchietta di personaggio che mi immaginavo, sempre avendo in mente la serie HBO, dove invece han dato molto più peso e spazio a Ramsey, che qui invece dopo aver fregato quel disgraziato di Theon Greyjoy praticamente se ne esce di scena. Un po' come fanno, in generale, i Greyjoy nel momento in cui il loro pov viene catturato.
Tra i miei preferiti resta poi il caro Sandor Clegane, personaggio sui generis che tutto sommato mi sta a cuore proprio per il suo essere cinico, nichilista, focalizzato su se stesso eppure con un suo onore: a modo suo ha protetto Sansa e Arya Stark e, in un'altra vita, magari avrebbe potuto essere un eroe di cui avrebbero parlato le leggende. Triste il suo epilogo...anche se sappiamo tutti che tornerà ;-P
Un eroe leggendario come cerca di essere Stannis Baratheon o che invece risulta, a modo suo, Samwell Tarly, "il distruttore" per aver ucciso un Estraneo. Anche se, grazie a loro e tra loro, la figura che viene invece fatta maggiormente risaltare è quella di Jon Snow che mi sento di apprezzare molto di più rispetto all'idea che mi dava l'interpretazione di Kit Harington: quello del libro lo sento più stoico, fiero, più riflessivo, più coinvolto e sacrificato. A volte ci si scorda pure che è un ragazzino (e forse lo stesso autore...), visto il ruolo che finisce per ricoprire e la maturità che dimostra nonostante la presenza di gente, tra i Guardiani della Notte, che non brilla certo per valori umani e premi nobel: in fondo, a lavorare alla Barriera, ci finivano per lo più criminali, prigionieri politici, scarti di casate... Ad ogni modo, son contento per lui, visto che come doveroso per i membri della casata Stark, ne ha passate delle belle. Così come le sue sorellastre che, seppur in modi diversi, nel libro procedono nel loro percorso di crescita e cambiamento, l'una sulla via della brutalità e della violenza, l'altra sulla via della politica e della cospirazione (oltre a gente che minaccia la sua virtù...con Petyr Baelish in prima fila), entrambe prigioniere degli eventi, più vittime che protagoniste seppure in cammino sulla strada della loro maturazione come personaggi.
Peccato invece per il poco spazio riservato a Brandon Stark e alla sua spedizione oltre la Barriera...sarà argomento dei prossimi libri :-)
Per cui, confermo il bilancio più che positivo anche su questo libro e ve lo consiglio quale idea per una lettura estiva...e non. Resta comunque un discreto tomo, non di immediata e facile fruizione, maturo nei contenuti ma certamente un'opera ben costruita e dall'indubbio fascino, ricca di situazioni e personaggi memorabili, su cui si avverte l'impegno dell'autore per caratterizzarli a fondo e in modo da renderli realistici e tridimensionali. Probabilmente il vero punto di forza dell'epica creata nelle cronache del ghiaccio e del fuoco, senza nulla togliere a quanto lasciato trapelare sul passato antico di Westeros (che è il continente su cui si svolgono la maggior parte delle vicende) ma di cui si sa solo quel poco che traspare da riferimenti a leggende e religioni che di tanto in tanto fanno capolino tra i capitoli del libro.




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