Autore: Philip Reeve
Editore: Mondadori
Genere: steampunk, fantascienza
Pagine: 290
La trama in breve:
Sono passati ormai più di due anni dalla distruzione di Londra e Tom ed Hester, ancora insieme e sempre più innamorati l'uno dell'altra, vivono solcando i cieli a bordo della Jenny Haniver e commerciando tutto ciò che trovano lungo il loro cammino. Hester si sta persino abituando alla felicità, proprio lei che per anni ha vissuto ai margini, affamata e rassegnata alla solitudine. Finalmente sembra essersi ritagliata il suo posto nel mondo, accanto al suo Tom. Un giorno, però, dopo essere stati attaccati dallo Stormo Verde, i due precipitano nelle Lande di Ghiaccio, dove vengono soccorsi in extremis da Anchorage, una città un tempo pacifica e gloriosa ma che ora riesce a stento a sopravvivere e che si muove scivolando silenziosa come un fantasma attraverso quelle distese innevate e inospitali. Qui vengono accolti a corte da Freya Rasmussen, la giovanissima e nobile margravia della città. La ragazza, dopo la morte dei genitori a causa dell'epidemia che ha decimato la popolazione di Anchorage, ne ha assunto la guida e ha scelto di darle una nuova, spregiudicata rotta verso l'America, il continente morto. Proprio quelle terre lontane e devastate dalla Guerra dei Sessanta Minuti, dove quasi nessuno è mai riuscito a spingersi e dove si narra si trovino oasi rigogliose e lussureggianti. La permanenza nella città e, soprattutto, la vicinanza con Freya, con la quale condivide interessi e passioni, risveglieranno però in Tom la nostalgia per la sua vecchia vita londinese e inizieranno a creare un'incrinatura nel suo rapporto con Hester, come una crepa nel ghiaccio, molto sottile ma pronta ad allargarsi. Tanto da spingere la ragazza, furiosa per la gelosia, a prendere una decisione che rischierà di mettere in pericolo tutto ciò per cui ha lottato fino a quel momento. (fonte IlLibraio)
Il mio commento:
Romanzo letto volentieri e molto velocemente, mantiene di fatto il medesimo stampo del precedente in quanto a ritmo narrativo ampliando l'ambientazione precedentemente introdotta. Rispetto a Macchine mortali c'è decisamente più spazio anche per la parte sentimentale, relativamente alla storia tra Tom e Hester complicata dalla presenza di Freya, margravia (praticamente la reggente) della città di Anchorage su cui i nostri approdano.
Nel complesso, ho apprezzato la storia proposta tuttavia, come già notato per Macchine mortali, mancano numerose spiegazioni e descrizioni che potrebbero rendere più "vivido" e realistico il mondo fantasy proposto da Reeve. In questo libro, ad esempio, vengono introdotte ambientazioni nordiche e sottomarine, nello specifico Grimsby, la città dei ragazzi sperduti, e anche tecnologie come le telecamere mobili ma non è dato sapere molto sul grado di tecnologia presente. Come fanno, ad esempio, a trasmettere le immagini le telecamere che i Ragazzi Perduti usano per gestire i loro furti e la loro clandestinità a bordo delle città mobili? E ancora non mi è chiara la gestione dell'alimentazione o lo stato della vegetazione terrestre e cittadina, considerando soprattutto il gran dispendio di carburante necessario per muovere le pachidermiche città presenti nella storia.
Un altro aspetto che mi ha poco gratificato è invece quello delle "coincidenze" e della facilità con cui le persone si riescano a trovare, oltre al recupero di Anna Fang (morta nel precedente romanzo, qui recuperata a resa una predatrice), tra l'altro legata proprio allo "Zio", il deus ex machina che gestisce la città sottomarina di Grimsby. Seppure ci sia una tendenza alla Game of thrones di far durare poco i personaggi o di creare colpi di scena "mortali" (o quasi), vedi cosa succede a Tom verso la fine, c'è anche un po' di "forzatura" nel creare legami e intrecci narrativi tra i pochi personaggi iconici presenti.
Visto che l'ho già chiamato in causa, Tom probabilmente è il personaggio cui viene dedicato più spazio e che ha una sua crescita personale positiva, assieme ad Hester, che ha i suoi alti e bassi determinando sia relative catastrofi (in nome della gelosia) sia violente vendette incarnando il ruolo delle eroine "guerriere" moderne e capace di aver la meglio su truppe scelte e addestrate (ma non così tanto, forse era più apparenza) ma capace anche di dimostrarsi tremendamente insicura (il suo passato e la cicatrice sul volto non aiutano..) e fragile.
Gli altri personaggi principali sono forse un po' stereotipati, ma nell'economia del romanzo funzionano. Troviamo la nobile viziata, Freya, a cui è crollato il mondo attorno e che dovrà maturare in fretta; il famoso esploratore Pennyroyal, tanto affabile quanto vigliacco e voltafaccia; il ladruncolo Caul, in cerca di redenzione e cambiamenti di vita. Per tutti loro c'è spazio adeguato nella narrazione, con anche sviluppi interessanti e non sempre edificanti (vedasi quel che poi subisce il biondo Caul...); il "frankenstein" Anna che sfugge al controllo dei suoi creatori e che nonostante tutta la scia di morte che si lascia dietro trova il tempo per un po' di clemenza proprio verso uno dei personaggi principali (di cui conserva qualche ricordo)...
Il giudizio sul romanzo quindi è discreto, indubbiamente non annoia e si lascia leggere volentieri, appassiona pure ma senza far gridare al miracolo. Sicuramente poteva essere approfondito di più, come già accennato poco sopra. Vedremo comunque che accadrà nel prossimo capitolo della saga, considerando quanto avviene nel finale de L'oro dei predoni ci sarà sicuramente un balzo temporale al seguito del quale ritroveremo i nostri...con qualche aggiunta ^_^

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