domenica 16 maggio 2010

..:: Ipocrisie a 360 gradi ::..

Sarà il tempo che cambia, sarà la particolar congiunzione astrale, sarà questa insolita primavera uggiosa vessata dalle polveri vetrose del vulcano Eyaf...Eyafja...Eyafj--coff coff-- kull (l'ho detto! l'ho detto!) ma l'impressione che varie dinamiche oscure si stiano verificano è concreta. Così come lo è la percezione dell'ipocrisia che le copre o le riveste, per presentarle in forma "ripulita" alle masse.
Penso allora alla pedofilia e alla Chiesa, allo scandalo che nelle ultime settimane è emerso e contro cui il clero si sta, diciamo così, difendendo. Ovviamente sono tutti innocenti, tutti casti e puri: non si è sentito infatti di alcuna condanna ufficiale o, se anche c'è stata, è stata velocemente taciuta. Il papa stesso ha parlato più e più volte di questo male che colpisce la Chiesa, di questa condotta peccaminosa e riprovevole da parte di uomini timorati di Dio, che dovrebbero essere fulgido esempio di rettitudine e castità. Ne ha parlato da Malta, ne ha parlato dal Portogallo, da Fatima... sembrava particolarmente afflitto. Poi però uno si informa e scopre che (come credo di aver già ripetuto in questo blog) "voler imporre il silenzio, anzi il “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, è stato proprio l’attuale papa, Ratzinger. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si chiama oggi ciò che una volta era la Santa (!) Inquisizione e poi il Sant’Uffizio, non solo imponeva il segreto su questi poco commendevoli argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla..." (leggi il testo completo).
A questo punto uno che dovrebbe pensare? Senza contare che di tutto ciò è sempre difficile e pericoloso parlare: la Chiesa è ancora potente e muovere accuse, o anche solo pretendere chiarezza e giustizia spesso va a cozzare con l'ottusità delle masse, con il bigottismo, finendo per l'essere frainteso con un atteggiamento anti-clericale fine a se stesso.
Personalmente spero che, al di là di tutto, un aiuto concreto per le vittime di tali questioni ci sia perchè non penso sia affatto facile superare certi drammi, crescere dopo aver subito abusi. Soprattutto quando i responsabili di tali violenze sono i rappresentanti della fede.
Anche se, c'è da dirlo, da un po' di tempo sono spariti i pedofili laici, assieme agli stupratori.
Ma si sa, sono mode che vanno e vengono.
Rimane comunque, per quel che mi riguarda, un vago senso di nausea per questi fatti e per come vengono esposti e gestiti. Anche dai media.
Qualcosa di analogo a quel che provo nel sentire notizie simili a quelle di Gugliotta, o di Cucchi tempo fa. Barbara violenza ad opera degli agenti di polizia nei confronti di questi ragazzi che, di certo, non riduce le tensioni sociali, nè aiuta ad accrescere la fiducia nei confronti dello stato o delle forze dell'ordine. Mi domando come sia possibile un simile atteggiamento da parte dei poliziotti e, soprattutto, quali siano le cause di un tale modo d'agire. Paura? Impreparazione? Follia? Senza dimenticare però che non si tratta di soli poliziotti ad adottare comportamenti violenti: non si possono certo dimenticare quelle specie di guerriglie che certi tifosi scatenano, andando allo stadio armati di tutto punto. Da cosa deriva questa predisposizione alla violenza? C'è un sistema carente dal punto di vista dell'educazione e dell'autocontrollo? C'è troppa facilità nel reperire armi? Troppa violenza trasmessa dalla televisione o dal gruppo? A nessuno sembra importare: ci si limita a commentare il fatto, a specularci sopra in termini mediatici e poi tutto muore lì. Non cambierà nulla, non si prenderanno provvedimenti. Tutto rimarrà immutato.
Ci si scandalizza un poco, ma giusto un poco, e poi nulla più: ci si distrae con altro.
Magari come accade con il disastro ecologico che si sta consumando nel Golfo del Messico per via della fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della BP. Una tragedia ecologica senza precedenti per la quale ci si sta mobilitando: la preoccupazione infatti è altissima. In fondo, i danni economici subiti sono ingenti, così come lo saranno eventuali (spero) multe o spese da sostenere per bonificare l'area e recuperare il prezioso combustibile nero. Nessuno però ha colto l'occasione per riflettere sul fatto che è tempo di cambiare politica e mentalità in ambito energetico: ci si risparmierebbero situazioni simili a questa accaduta piattaforma petrolifera o a quelle che, di tanto in tanto, si verificano per problemi e guasti alle petroliere. E' ora di smetterla di puntare su combustibili che, per la loro estrazione e trasporto, mettono a repentaglio l'ambiente o le popolazioni (mi riferisco alle tensioni militari che costantemente vessano il Medio Oriente). Senza contare che, anzichè petrolio, poteva trattarsi di fuoriuscite radioattive, magari relative allo smaltimento delle scorie prodotte dalle centrali nucleari. L'energia del futuro, a quanto pare. Credo invece che tutto ciò sia dannatamente insensato e ipocrita, far finta cioè che tutto vada bene e che certe dinamiche siano solo "sciocchezze", imprevisti che capitano e che lasciano il tempo che trovaano. Dovrebbero invece divenire occasione di profonda riflessione in quanto riguardano il nostro pianeta, la nostra società e i nostri valori.


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