martedì 23 aprile 2013

..:: Brazil ::..

Titolo: Brazil
Regia: Terry Gilliam
Anno: 1985
Genere: distopico, fantastico
Cast: Jonathan Pryce, Ian Holm, Kim Greist, Robert De Niro, Katherine Helmond, Bob Hoskins, Jim Broadbent

La trama in breve:

La storia si svolge in un ipotetico mondo futuristico governato da meschinità e burocrazia. Il protagonista è Sam Lowry, un umile impiegato del Ministero dell'Informazione che ha frequenti sogni ad occhi aperti dove vede se stesso salvare una misteriosa fanciulla, indossando un'armatura alata. Un giorno a Sam viene dato l'incarico di correggere un errore di stampa di un file causato da una mosca incastrata in una stampante. Purtroppo l'errore ha già causato l'arresto, il processo e l'esecuzione di un certo Archibald Buttle al posto di un ricercato terrorista chiamato Archibald "Harry" Tuttle. Quando Sam va a visitare la vedova del signor Buttle viene a conoscenza di una ragazza chiamata Jill Layton, identica alla fanciulla che sogna... (fonte mymovies)

Il mio commento (ATTENZIONE agli SPOILER!!!);
Visto in quattro o cinque "atti", non ricordo più, Brazil si è rivelato un film piuttosto interessante e sfaccettato a cui questo mio commento non renderà affatto onore. E no, non è un documentario sul carnevale di Rio de Janeiro ^_^
Di certo, terminata la visione, la ben nota canzoncina "brasil-lalalalalalaaaa-lalalalalala" ecc, quella che tutti conoscono e hanno sentito almeno una volta nella loro vita, magari in concomitanza con qualche trenino umano e festeggiamento, ma che risulta (almeno a me) introvabile su TuTubo, quella canzone, dicevo, assumer un significato più malinconico e struggente.
Già, perché durante la visione del film viene proposta in tutte le "salse" e, di fatto, costituisce la portante della colonna sonora di questo Brazil, un omaggio a opere distopiche quali 1984 che il buon Terry "Monty Python" Gilliam ha saputo egregiamente confezionare. 
Dipanandosi tra dinamiche reali e oniriche, lo spettatore segue le vicende di Sam Lowry, umile ma capace impiegato del Ministero dell'Informazione, finendo prigioniero del mondo proposto, una realtà futuristica ma grottesca in cui appaiono evidenti controsensi e umane "follie" che invece i personaggi del film vivono come fossero eventi assolutamente normali. 
Vedasi il comportamento del maitre del ristorante in cui Sam, sua madre e amiche di famiglia stanno cenando, quando all'improvviso si verifica una violenta deflagrazione: nessuno si scompone o si precipita a soccorrere i feriti, nemmeno la paura sembra serpeggiare, solamente lo sconcerto per un simile sconveniente evento in un locale tanto rinomato... ma questo è niente in confronto a talune dinamiche che nel film vengono proposte al fine di ridicolizzare, esasperandole, certe dinamiche presenti nella nostra società.
La burocrazia in toto, ad esempio, oppure il rapporto con la tecnologia che da un lato è strumento di lavoro o di svago, dall'altro un pericolo incombente e una sorta di velata minaccia all'incolumità del cittadino. Anzi, una forma di controllo indotto esercitato dal governo e dai poteri forti. Ecco allora che un volontario che si occupa di riparazioni clandestine e gratuite deve agire e comportarsi come un "terrorista", come un criminale della patria. Diversamente, funzionari che per errore mandano a morire poveri innocenti o che letteralmente torturano cittadini, sono considerate persone per bene. 
Interessanti poi le frecciatine alla chirurgia estetica e alla mania, non solo femminile in realtà, di dover per forza restare giovani arrivando a vere e proprie sevizie carnali. 
Allo stesso modo, ho sogghignato nel constatare le inumane condizioni lavorative di Lowry costretto in un ufficio che assomiglia a una cella e a condividere la scrivania con il proprio vicino di...ehm...ufficio. Il Natale poi, quello consumistico però, non finisce mai.
Alternando momenti di fantasticherie romantiche e innumerevoli frecciatine e grottesche trasfigurazioni di meccaniche squisitamente umane (vedasi i dipendenti che lavorano alacremente quanto il responsabile di reparto li controlla e che poi si interessano solo al televisore mentre il capo non li guarda...), Brazil propone una storia tutt'altro che banale e monotona, che non manca di far riflettere e, per certi versi, divertire.  
Il tutto giocato su elementi ora reali ora fantastici, con un ritmo brioso e mai monotono e impreziosito da una recitazione di buon livello anche se, manco a dirlo, sono la verve visionaria e la fantasia del regista a costituire il valore aggiunto dell'opera, psichedelica e geniale.
Mano a mano che ci si avvicina al finale, però, qualcosa inizia a sgretolarsi. Non saprei dire se si tratta di un effetto voluto o di mancanza di slancio e fondi tuttavia si avverte una sorta di cedimento, di frettolosità che invece nella prima parte del film non si respirava affatto. Ci sono scene e dialoghi che appaiono forzati (vedi la fuga di Sam e Jill), aumentano le ingenuità e le scenografie "miniaturizzate" per gli inseguimenti e gli scontri tra veicoli governativi mentre, parallelamente, il protagonista scopre l'amore...o, almeno questo è quel che sembrerebbe visto che il finale spiazza assai e costringe lo spettatore a rimettere in considerazione quanto visto. Un effetto sorpresa che però non mi ha stupito eccessivamente, colpa di RepoMan mi sa...
Un po' come accade a Winston in 1984 dove, volente o nolente, il personaggio è costretto a cedere alle sevizie e alle regole del sistema descritto da Orwell, anche il nostro Sam, sempre così dolce e pacato, ingenuo forse ma ben determinato a raggiungere la sua Jill, è costretto a soccombere. Inevitabilmente il sistema schiaccia e annulla, spreme l'individuo a farsi pedina sacrificabile e senz'anima, vittima dell'omologazione più che artefice di un'esistenza autentica. 
A differenza di quanto accade in Orwell, però, qui il processo non viene propriamente descritto e analizzato, semplicemente si fa capire che Sam non è affatto libero né sta vivendo quel che egli crede sia "umana esistenza". Tutt'altro. Non è però chiaro se tutto o solamente una parte di quanto visto è finto e virtuale...ma forse poco importa visto che ugualmente un mondo come quello proposto in Brazil sarebbe umanamente impossibile da sostenere, troppo falsa, grottesca e inquietante. Senza speranza alcuna di miglioramento, visto che le stesse giovani generazioni crescono praticamente come dei farabutti e che non vi è alcuna reazione vera e autentica se non di fronte a errori da "risolvere o nascondere", non per salvare vite umane o aggiustare torti, ma per il bene della burocrazia e del governo. Il sogno diviene quindi l'unica via di fuga e occasione di riscatto da un presente troppo opprimente e deprimente, che non ha interesse nella realizzazione dell'individuo ma di preservare il "gioco", così come lo chiama il ministro dell'Informazione.



  


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