
Regia: Terry Gilliam
Anno: 1985
Genere: distopico, fantastico
Cast: Jonathan Pryce, Ian Holm, Kim Greist, Robert De Niro, Katherine Helmond, Bob Hoskins, Jim Broadbent
La trama in breve:
La storia si svolge in un ipotetico mondo futuristico governato da meschinità e burocrazia. Il protagonista è Sam Lowry, un umile impiegato del Ministero dell'Informazione che ha frequenti sogni ad occhi aperti dove vede se stesso salvare una misteriosa fanciulla, indossando un'armatura alata. Un giorno a Sam viene dato l'incarico di correggere un errore di stampa di un file causato da una mosca incastrata in una stampante. Purtroppo l'errore ha già causato l'arresto, il processo e l'esecuzione di un certo Archibald Buttle al posto di un ricercato terrorista chiamato Archibald "Harry" Tuttle. Quando Sam va a visitare la vedova del signor Buttle viene a conoscenza di una ragazza chiamata Jill Layton, identica alla fanciulla che sogna... (fonte mymovies)
Visto in quattro o cinque "atti", non ricordo più, Brazil si è rivelato un film piuttosto interessante e sfaccettato a cui questo mio commento non renderà affatto onore. E no, non è un documentario sul carnevale di Rio de Janeiro ^_^
Di certo, terminata la visione, la ben nota canzoncina "brasil-lalalalalalaaaa-lalalalalala" ecc, quella che tutti conoscono e hanno sentito almeno una volta nella loro vita, magari in concomitanza con qualche trenino umano e festeggiamento, ma che risulta (almeno a me) introvabile su TuTubo, quella canzone, dicevo, assumer un significato più malinconico e struggente.
Già, perché durante la visione del film viene proposta in tutte le "salse" e, di fatto, costituisce la portante della colonna sonora di questo Brazil, un omaggio a opere distopiche quali 1984 che il buon Terry "Monty Python" Gilliam ha saputo egregiamente confezionare.
Dipanandosi tra dinamiche reali e oniriche, lo spettatore segue le vicende di Sam Lowry, umile ma capace impiegato del Ministero dell'Informazione, finendo prigioniero del mondo proposto, una realtà futuristica ma grottesca in cui appaiono evidenti controsensi e umane "follie" che invece i personaggi del film vivono come fossero eventi assolutamente normali.

La burocrazia in toto, ad esempio, oppure il rapporto con la tecnologia che da un lato è strumento di lavoro o di svago, dall'altro un pericolo incombente e una sorta di velata minaccia all'incolumità del cittadino. Anzi, una forma di controllo indotto esercitato dal governo e dai poteri forti. Ecco allora che un volontario che si occupa di riparazioni clandestine e gratuite deve agire e comportarsi come un "terrorista", come un criminale della patria. Diversamente, funzionari che per errore mandano a morire poveri innocenti o che letteralmente torturano cittadini, sono considerate persone per bene.

Allo stesso modo, ho sogghignato nel constatare le inumane condizioni lavorative di Lowry costretto in un ufficio che assomiglia a una cella e a condividere la scrivania con il proprio vicino di...ehm...ufficio. Il Natale poi, quello consumistico però, non finisce mai.
Alternando momenti di fantasticherie romantiche e innumerevoli frecciatine e grottesche trasfigurazioni di meccaniche squisitamente umane (vedasi i dipendenti che lavorano alacremente quanto il responsabile di reparto li controlla e che poi si interessano solo al televisore mentre il capo non li guarda...), Brazil propone una storia tutt'altro che banale e monotona, che non manca di far riflettere e, per certi versi, divertire.
Il tutto giocato su elementi ora reali ora fantastici, con un ritmo brioso e mai monotono e impreziosito da una recitazione di buon livello anche se, manco a dirlo, sono la verve visionaria e la fantasia del regista a costituire il valore aggiunto dell'opera, psichedelica e geniale.
Mano a mano che ci si avvicina al finale, però, qualcosa inizia a sgretolarsi. Non saprei dire se si tratta di un effetto voluto o di mancanza di slancio e fondi tuttavia si avverte una sorta di cedimento, di frettolosità che invece nella prima parte del film non si respirava affatto. Ci sono scene e dialoghi che appaiono forzati (vedi la fuga di Sam e Jill), aumentano le ingenuità e le scenografie "miniaturizzate" per gli inseguimenti e gli scontri tra veicoli governativi mentre, parallelamente, il protagonista scopre l'amore...o, almeno questo è quel che sembrerebbe visto che il finale spiazza assai e costringe lo spettatore a rimettere in considerazione quanto visto. Un effetto sorpresa che però non mi ha stupito eccessivamente, colpa di RepoMan mi sa...
Un po' come accade a Winston in 1984 dove, volente o nolente, il personaggio è costretto a cedere alle sevizie e alle regole del sistema descritto da Orwell, anche il nostro Sam, sempre così dolce e pacato, ingenuo forse ma ben determinato a raggiungere la sua Jill, è costretto a soccombere. Inevitabilmente il sistema schiaccia e annulla, spreme l'individuo a farsi pedina sacrificabile e senz'anima, vittima dell'omologazione più che artefice di un'esistenza autentica.

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