
Regia: Richard Fleischer
Anno: 1966
Genere: fantascienza
Cast: Stephen Boyd, Edmond O'Brien, Raquel Welch, Arthur Kennedy, Donald Pleasence
La trama in breve:
Uno scienziato che ha perfezionato il principio della miniaturizzazione di oggetti e persone, subisce un attentato e rischia di morire. Entrato in coma, viene sottoposto a un'operazione che utilizza le tecniche da lui messe a punto. Un'equipe di scienziati, con un agente dell'Fbi al seguito, viene miniaturizzata in un sommergibile ed iniettata nel corpo del malato. Il loro scopo è quello di operare il paziente dall'interno, ma all'interno dell'équipe medica si cela uno degli attentatori. (fonte filmtv)
Il mio commento:
Visto senza sapere bene a cosa stavo andando incontro, fuorviato dalla discutibile scelta per la versione italiana del titolo del film, devo dire di esser rimasto un po' neutro nei confronti di quanto proposto.
Fermo restando che, purtroppo, non ero nel pieno delle mie energie mentali e fisiche per cui ho, come dire, alcuni brevi vuoti da colmare...

Ugualmente il film possiede una sua dignità e serietà, si dimostra addirittura molto più ponderato e scientifico rispetto a opere recenti. Alla realizzazione del film hanno anche partecipato scienziati e studiosi per cui quanto proposto è frutto di scelte ponderate e ben calcolate, ovvero niente vaccate ostentate stile Piranha 3D, tanto per fare nomi.
Tra gli aspetti che più mi hanno colpito vi è il ritmo con cui procede la narrazione, molto ma molto lento rispetto a quanto siamo abituati ora.
Penso ad esempio al processo di miniaturizzazione: prima si riduce l'astronave a una dimensione mignon, poi arrivano dei tecnici che la prelevano, quindi si prepara una "siringona", si immerge la nave nel liquido contenuto in essa e poi si riduce il tutto per poter iniettare questa soluzione nel corpo del professor Benes. Se fosse stata realizzata ai tempi nostri, minimo, avremmo avuto: un'inserviente sexy in abiti succinti preposta a prelevare la siringa e un unico vistoso fascio di luce per sintetizzare il processo di miniaturizzazione.
Penso ad esempio al processo di miniaturizzazione: prima si riduce l'astronave a una dimensione mignon, poi arrivano dei tecnici che la prelevano, quindi si prepara una "siringona", si immerge la nave nel liquido contenuto in essa e poi si riduce il tutto per poter iniettare questa soluzione nel corpo del professor Benes. Se fosse stata realizzata ai tempi nostri, minimo, avremmo avuto: un'inserviente sexy in abiti succinti preposta a prelevare la siringa e un unico vistoso fascio di luce per sintetizzare il processo di miniaturizzazione.

Diversamente, malgrado l'ingegno e l'efficacia di certe soluzioni in termini di effetti speciali, manca un po' di...come dire... "consistenza" e fisicità. Tranne per i globuli bianchi che si cristallizzano attorno alla Welch, costringendo i nerboruti maschioni a metterle le mani addosso...
Comunque sia, riconosco il valore del film e posso comprendere il forte consenso che probabilmente ha riscosso all'epoca, soprattutto per la singolarità del viaggio fanta-biologico proposto. E che, credo, Piero Angela abbia poi ripreso nei suoi documentari, vedi il ciclo de "La macchina meravigliosa".
Viaggio allucinante rappresenta quindi una visione per appassionati di fantascienza, per nostalgici degli anni '60 e per appassionati di corpo umano che, per una volta, vogliano consideralo dall'interno e non solo "dall'esterno". Da evitare se invece siete alla ricerca di scenari allucinati e dinamismo, tensione, azione pacchiana...o comunque di qualcosa che non risulti troppo "ingenuo".

Vedremo quindi che accadrà con il remake su cui si vocifera da alcuni anni e che dovrebbe esser in corso di realizzazione su produzione di James Cameron. Stando ai rumors che circolano nel web è possibile che la scenografia venga affidata a Shane Salerno, quello di Alien Vs Predators, mentre la regia a Shawn Levy, noto per Una notte al museo. Quanto al cast, si parla di Will Smith e Hugh Jackman. Vedremo che accadrà...
Nessun commento:
Posta un commento