domenica 28 luglio 2013

..:: Sangue Ribelle ::..

Titolo: Sangue Ribelle
Autore: Alessio Banini
Editore: Plesio Editore
Genere: fantasy
Pagine: 212

La trama in breve:
“Sangue Ribelle" è ambientato in un mondo vessato da un Impero dominante, che ha imposto la sua cultura e la sua religione su ogni provincia. Il romanzo si snoda attorno a tre distinte ribellioni, le cui trame s’intrecciano fino a un comune epilogo.
Un capo tribù che cerca di portare in salvo la sua gente, un membro della nobiltà che lotta affinché la storia e le tradizioni delle sue terre non vengano cancellati, e, infine, un non-morto (o presunto tale), che si unisce alla causa della Regina degli Stracci, la signora di un esercito di ombre, intenzionata a muovere guerra all'Impero e a tutti i viventi.
La sorte comune di queste vicende, porterà alla luce una dura realtà. Una storia cruda, reale e ben orchestrata, che metterà a nudo i lati più oscuri della razza umana.  (fonte Plesio Editore)

Il mio commento:
Da dove cominciare? Innanzitutto dal motivo che mi ha portato ad acquistare il testo in questione, non tanto per personale conoscenza dell'autore o del ciclo di romanzi Daemon Inside di cui il romanzo è parte ma, principalmente, per approfittare di una succulenta offerta promozionale da parte dell'editore. Che conosco anche per via di collaborazioni e intervista con Terre di Confine.
Con questo non sto affermando che mai e poi mai avrei acquistato Sangue Ribelle, bensì che reputo efficace la strategia di rendere appetibili ai lettori anche e soprattutto sul piano economico i testi di autori esordienti, quelli su cui non è sempre facile investire e a cui non sempre vengono concessi ampi spazi. D'altro canto, in Italia abbiamo forse un esubero di autori che ambiscono alla pubblicazione rispetto a quelli (autori intendo) che leggono altri esordienti.
Ad ogni modo, la lettura del testo si è rivelata un'esperienza positiva e ben orchestrata dal punto di vista dell'alternanza delle trame principali che vengono sviluppate e infine fatte incrociare dall'autore. Di contro, tenere insieme le pagine del testo si è rivelata un'impresa complicata: spero però che la mia sia stata semplice sfortuna e non una cosa sistematica ma, fondamentalmente, la rilegatura non ha tenuto e mi son trovato, ecco, in difficoltà [1].
Ma ugualmente, stoicamente anzi, ho perseverato, addentrandomi ancor più nel romanzo. Le vicende proposte riguardano essenzialmente tre nuclei narrativi più un quarto di minor rilevanza: abbiamo Elifas, Aisha e la Regina degli Stracci; Naven e la sua tribù di antecessor; Steven Shillar e i suoi dilemmi nobiliari; e infine Kenneth, e i suoi Alligatori (si tratta di milizie, non di bestie tropicali).
Se dovessi attribuire una preferenza, direi che tra quelle proposte credo che la prima posizione spetti alle vicende di Naven: l'approfondimento dedicato alla tribù degli antecessor rispecchia in toto la passione e le competenze dell'autore, laureato in antropologia culturale, e credo rappresenti la parte del libro più costruita e organizzata, sulla quale si concentrano la maggior parte delle riflessioni e dei parallelismi verso le culture e la storia del nostro mondo.
Non che quella di Elifas Levi sia una storia banale o inferiore, è pur sempre una ribellione dell'individuo su se stesso e sulla vita/morte, semplicemente mi è sembrata leggermente meno strutturata e più pesante: i dubbi del personaggio (sono vivo, sono morto? ricordo o non ricordo? mi stanno manipolando o no? qual è il senso della vita? dove stiamo andando? perchè devo pagare quando prelevo con il bancom...no, questo no), per carità, funzionali alla sua caratterizzazione, dopo un po' me l'han fatto divenire antipatico e, soprattutto, non mi han chiarito la sua vera natura. Apprezzata però la trovata del "sangue", sia per l'uso anticonvenzionale sia per il richiamo con il concetto di sangue presente nella cultura antecessor (anche se lui è un umano). Così come mi pare troppo semplicistico il suo viaggio in compagnia di Aisha considerata la presenza di "sorprese" sovrannaturali a cui nessuno poi dà seguito (che diamine, son fuggiti da una prigione lasciandosi un seguito di cadaveri e nessun imperiale se ne cura; e se poi lui è un non morto, non credo profumi di muschio bianco e Badedas; oltre a ciò temo di aver sentito un kame-hame-ha verso la fine...). Di contro, mi aspettavo qualche cosa in più da parte di Aisha ma qui entra in gioco solo la mia perversione: stiamo parlando di una sensale avvezza a droghe, agli eccessi, a orge e situazioni estreme per cui, forse, e dico forse, una scena VM18 magari poteva anche starci, se non con Levi almeno con un antecessor... Pure sulla Regina degli Stracci avevo molte aspettative e, sinceramente, ci son rimasto male quando ho letto come si è risolto il "tutto": la sua natura, il suo reale obbiettivo, il suo destino...pochi istanti e pagine e pagine di interesse sapientemente costruito mi sfumano così, per un motivo come dire...rosa! (e no, Elisabetta Bricca non c'entra nulla)
Già, perché lo stile narrativo e l'atmosfera che si respira tendono al nero, all'orrido, al tetro. Non c'è luce, ma solo ombre, tutto è cupo e cinico, si avverte un'impalpabile sensazione di sconfitta e tragedia che accompagna il lettore sin dall'inizio. Motivo per cui mi aspettavo qualcosa di diverso dal finale del testo, non tanto per l'epilogo di certi personaggi ma per come è stato architettato il tutto e per la sensazione di mistero non risolto. 
Ma, ho pensato poi, forse non era questo il focus dell'autore. Un indizio che viene fornito pure dalla copertina di Slava Gerj dove si mescolano ombre e creature scheletriche, cavalieri e fanti, ma non si intravedono volti o figure di spicco. Ecco allora l'interesse per le dinamiche sociali che spingono al cambiamento un popolo o un singolo individuo, oppure l'attenzione rivolta alla definizione di un'ambientazione vasta (spero...) e ben spendibile per far conoscere il proprio progetto letterario.
Per cui, nonostante consideri il testo un buon libro, abbastanza ben scritto e con uno stile che di certo cattura l'attenzione (seppure un po' ridondante nel sottoporre al lettore dilemmi e dubbi esistenziali dei personaggi), mai banale e piuttosto maturo nel trattare certe tematiche e argomentazioni (vedi la colonizzazione e sottomissione delle tribù antecessor oppure quel che combinano quegli spregiudicati edonisti dell'Accademia dei Sensali), mi sento anche un po' insoddisfatto. Come se ci fosse dell'altro che mi sarei aspettato di trovare e che invece non ho riscontrato: forse è dovuto alla sensazione di decadenza che permea tutto il romanzo, forse sono io ad aver gusti e aspettative opinabili [2] o forse è perché Sangue Ribelle, pur se auto-conclusivo, rappresenta un tassello di un mosaico ben più ampio che merita di essere esplorato.

Non avendo trovato book-trailer, vi riporto qui sotto un'estratto di una presentazione del romanzo: credo possa essere utile per farsi un quadro ancor più completo di Sangue Ribelle:


Note:
[1] mi conferma l'editore che il problema da me riportato dovrebbe riguardare una sola partita di copie del romanzo. Al contempo, è stato cambiato il tipografo di riferimento per cui non dovrebbero esserci problemi analoghi nell'attuale edizione di Sangue Ribelle.

[2] però, diciamocelo, un paio di schede personaggi con tanto di illustrazioni (stile AD&D) per fornire un'idea di come son fatti antecessor o Regina degli Stracci ci stavano eccome ^_^
    

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