domenica 29 settembre 2013

..:: Lost Highway - Strade perdute ::..


Titolo: Lost Highway - Strade Perdute

Regia: David Lynch
Anno: 1997
Genere: mistery, thriller
Cast: Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty, Robert Blake, Robert Loggia 

La trama in breve: 
All'ingresso della propria casa, lussuosa ed asettica, Fred Madison, sassofonista, scopre per più volte alcune videocassette che ritraggono in sequenza la casa stessa, e poi lui e la moglie Renée mentre dormono. Avvertita, la polizia non riesce a trovare spiegazioni logiche. Una sera, Renée conduce il marito ad una festa organizzata da un certo Andy. Qui Fred conosce un uomo che si fa beffe di lui. Arriva una nuova videocassetta che ritrae Fred accanto al corpo massacrato della moglie. Arrestato per omicidio, Fred in carcere è preda di violenti mal di testa. Una mattina un'improvvisa mutazione lo porta ad assumere il corpo del giovane Pete, meccanico. Viene allora liberato e riprende a lavorare al servizio del boss malavitoso Eddy. (fonte comingsoon)

Il mio commento: 
È innegabile: alcuni film rappresentano delle vere e proprie opere d'arte la cui visione regala qualcosa allo spettatore, sensazioni ed emozioni che permangono anche a visione ultimata. 
Questa volta non mi riferisco però a perle del trash, che tutto sommato hanno un loro valore artistico e costituiscono un limite inferiore per le metriche di valutazione cinematografica (pensiamo al tristerrimo Fist of the North Star...), bensì a un'opera aulica, complessa, intensa. 
Realizzata da quel genio oscuro di Lynch, già dall'inizio di Lost Highway si percepisce che l'opera in questione sarà disturbante e instabile, con pochi riferimenti per lo spettatore: una strada infinita, percorsa a folle velocità nel buio più totale mentre "I'm Deranged" di David Bowie introduce alla visione.
Da qui in poi inizia una prima parte del film pesante e tesa, che permette di conoscere i protagonisti della vicenda, in particolare Fred Madison (Bill Pullman), jazzista, insistendo su di esso con lunghe sequenze a dir poco ossessive per metterne in luce problematiche e aspetti caratteriali. 
Gli elementi misteriosi e inquietanti non tardano però a presentarsi, tra ritrovamenti di strane videocassette, la comparsa di un Uomo Misterioso (pensavo fosse una sorta di negromante...) e, soprattutto, corridoi domestici pervasi da un buio denso e infinito. Quindi il colpo di scena, il delitto, sequenze instabili e vibranti, la galera, i terribili mal di testa e la trasfigurazione di Fred in Pete, ragazzo di venticinque anni, meccanico... Comincia allora la seconda parte del film con altri personaggi, altre situazioni ma alcuni elementi in comune con un effetto che, vagamente, può ricordare Mulholland Drive. Patricia Arquette, ad esempio, moglie di Fred nella prima parte e amante di Pete nonché del boss Dick Laurent (quello stesso Dick Laurente di cui, all'inizio del film, apprendiamo esser morto...), oppure l'Uomo Misterioso o ancora sospetti lampi di luce azzurrognola che baluginano in lontananza, anche all'interno di edifici e case. Emissioni elettriche che ammiccano a ciò che sta avvenendo a Fred, nel mondo reale, ovvero l'esecuzione della propria condanna sulla sedia elettrica. 
Già, perché le storie e i personaggi proposti nel film, con tanto di "mutazioni" di uno nell'altro sono il risultato del crollo psicologico innescatosi in Fred prima e dopo l'omicidio della giovane moglie. 
Personaggi che tra l'altro sono inconsapevoli di questo legame e su cui aleggiano misteri e inquietudini che vengono accennate ma non svelate, vedasi il comportamento che tengono i genitori di Pete nei confronti del ragazzo, preoccupati e angosciati per il giovane ma incapaci di fornirgli spiegazioni su quel che è accaduto "quella notte". E questo perché, appunto, non reali ma frutto di proiezioni dell'inconscio di Fred.
O, almeno, questa è una possibile, ma piuttosto accreditata, spiegazione della storia proposta...

Uno degli aspetti più affascinanti del film sta proprio nella struttura che Lynch ha saputo creare, giocando su piani narrativi diversi e indagando dinamiche legate alla psiche umana (traumi, crolli psicologici, personalità multiple...). 
L'effetto globale è quello di uno spettacolo sostenuto e ottimamente orchestrato, capace di catalizzare l'attenzione dello spettatore suscitando interesse e inquietudine. L'assenza di riferimenti precisi, sequenze disturbanti e volutamente poco chiare con situazioni in cui l'individuo viene annichilito o nelle quali emergono pulsioni e reali desideri dell'inconscio, rendono la visione non adatta a tutti gli spettatori (soprattutto ai minori) ma, per quelli che scelgono di vedere e di lasciarsi trasportare dal flusso delle immagini, costituiscono elementi di gran valore e interesse. 
Altri aspetti di elevata qualità presenti in Lost Highway di cui, mi rendo conto, sto fornendo un commento indegno, sono rappresentati dalla colonna sonora, azzeccatissima, firmata per lo più da Angelo Badalamenti ma con la presenza di canzoni di artisti quali David Bowie, Nine Inch Nails, Rammstein, Marilyn Manson, The Smashing Pumpkins, Barry Adamson, Trent Reznor. Canzoni e musiche calcolatissime che talvolta esplodono di pari passo con le immagini proposte e che, sempre più nella seconda parte del film, si fanno "forti" e depravate (pensiamo al videoproiettore che mostra sequenze pornografiche in casa di Andy...). Non mancano nemmeno situazioni piccanti ed erotiche, realizzate con grande maestria (della serie, dopo aver visto Lost Highway, non vedrete più con gli stessi occhi la serie televisiva Medium, sempre con Patricia Arquette). 
La regia, inutile dirlo, si assesta su livelli eccelsi, con proposte e sequenze molto particolari, spesso molto cupe e dal forte impatto emotivo, oltre che per il taglio scelto per molte inquadrature effettuate, ad esempio, dall'alto per creare soggezione e inadeguatezza o per chiamare in causa lo spettatore, di sbiego per nascondere e celare oltre che per destabilizzare le certezze dello spettatore. Ripenso ancora con vivida partecipazione alle scene relative alle corse notturne nel buio più totale, a quando Fred/Pete si sentono "vibrare" (non so bene come spiegarlo...) o sono in preda a convulsioni, per non parlare dell'esplosione al contrario della capanna del deserto o, semplicemente, al terrore ancestrale e psicotico che Lynch riesce a evocare solamente con un corridoio di casa.
Quanto alla recitazione, personalmente sono rimasto positivamente stupito sia da Patricia Arquette, che conoscevo prevalentemente attraverso qualche puntata di Medium e di alcuni spezzoni del film Human Nature intravisto qualche tempo fa su Rai4, sia da Bill Pullman, che per me rimane il presidente degli Stati Uniti d'America in Indipendence Day. Non conoscevo Balthazar Getty ma se l'è cavata più che egregiamente. D'altronde, non penso affatto che Lynch potesse sottovalutare l'aspetto della recitazione e della scelta del cast... Tra l'altro, nel film compare anche Jack Nance, protagonista di Eraserhead, film d'avanguardia del 1977, sempre di Lynch, che devo assolutamente provare a recuperare.
Lost Highway rappresenta quindi una perla del cinema moderno, un'opera complessa e ammiccante al mystery, capace di emozionare e stimolare lo spettatore, come le vere opere d'arte sono in grado di fare. 
Un film di cui vi raccomando la visione consigliandovi però di non sottovalutarlo affatto, proprio per la complessità e profondità di struttura e per i misteri che mira a creare ma non a spiegare fino in fondo (...per la serie "wow...ma cosa ho visto?"). 
Lost Highway è in definitiva un'opera oscura, indeterminata, che comunica e "parla" allo spettatore anche al di là della mera ricostruzione e fruizione razionale degli elementi proposti e che proprio per questo considero dal forte valore artistico, un piccolo capolavoro da non perdere.  




PS: segnalo anche codesta recensione su Gli Spietati, decisamente più approfondita e professionale della mia

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