
Regia: Giulio Manfredonia
Anno: 2011
Genere: comico
Cast: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Veronica Da Silva
La trama in breve:
Uno spettro si aggira per la Calabria: è lo spettro della legalità. Contro questo spiacevole inconveniente, rappresentato dal candidato sindaco di Marina di Sopra, certo De Santis, la parte "furba" del paese schiera l'uomo della provvidenza: Cetto La Qualunque, di ritorno da un periodo di latitanza con una nuova moglie, che chiama Cosa, e la di lei bambina, che non chiama proprio. Volgare, disonesto, corrotto, ma soprattutto fiero di essere tutto questo e molto di peggio, Cetto prima ricorre alle intimidazioni mafiose, poi a dosi inimmaginabili di propaganda becera, quindi assolda uno specialista. Il fine, e cioè la vittoria alle elezioni, giustifica interamente i mezzi, che in questo caso vanno dal comizio in chiesa, all'offerta di ragazze seminude come fossero caramelle scartate, all'incarceramento del figlio Melo in sua vece. Fino alla più sporca delle truffe... (fonte mymovies)
Visto la sera del 24, giusto prima di Natale, era da un po' che attendevo di dare un'occasione a questa piccola perla cinematografica italiana. Ok, ok, per qualche strano motivo la produzione filmica nostrana non riesce a partorire altro se non filmetti più o meno comici (vedasi i vari cine-panettoni o quel che propinano i vari Pieraccioni, Zalone e compagnia bella), qualche thriller, qualche fiction dal sapore antico e per lo più opere drammatiche per cui, direte voi, che cosa avrebbe questo Qualunquemente in più rispetto ad altri?
In primis c'è il sior Antonio Albanese, che tutto sommato non mi spiace e che già ho apprezzato nei suoi interventi comici durante i vari "Mai dire..." oltre che in "Uomo d'acqua dolce".
In secondo luogo perché, a ben guardare e riflettendoci un poco, questo film dovrebbe essere considerato più una pellicola di denuncia sociale che una parodia comica.
In primis c'è il sior Antonio Albanese, che tutto sommato non mi spiace e che già ho apprezzato nei suoi interventi comici durante i vari "Mai dire..." oltre che in "Uomo d'acqua dolce".
In secondo luogo perché, a ben guardare e riflettendoci un poco, questo film dovrebbe essere considerato più una pellicola di denuncia sociale che una parodia comica.
Qualcosa che dovrebbe aizzare gli animi e spronarci a dire "NO, non deve più esserci nulla del genere! Mai più!". Invece, da bravi italiani, finiamo col riderci sopra e...basta. Felici e rassicurati, quasi, nel riconoscere quanto siamo provinciali e falsi.

Il personaggio impersonato da Albanese, lombardo che qui si spaccia per calabrese (a differenza di altri comici che fanno leva sulla propria natalità, vedi appunto Pieraccioni e Zalone) è infatti il candidato più o meno ideale per ricoprire la carica di sindaco in un Paese allo sbando, in cui non si pensa in prospettiva ma solamente al presente e trarre il massimo vantaggio da ogni cosa, anche calpestando gli altri. In un Paese che avrebbe risorse, soprattutto turistiche e culturali (vedi le rovine etrusche su cui La Qualunque ha creato ristoranti e stabilimenti balneari), ma che invece punta su dinamiche di stampo mafioso e di illegalità.



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