sabato 17 maggio 2014

Collettivo Zampalù

Autore: Federico Bagni
Editore: Autodafè edizioni
Genere: narrativa
Pagine: 224

La trama in breve:
Settembre 1993, Milano. In una quinta liceo, un professore e un nuovo alunno si incontrano dentro le parole di un tema libero. Nei giorni di pioggia, durante la ricreazione, fra i due si crea un legame sempre più profondo. Al termine dell'anno scolastico, il tempo li porta altrove. A distanza di anni, il professor Lorenzo Dentico - provato dagli eventi della vita, ma sempre animato dalla fiducia nell'uomo - ritrova l'ex alunno Marco Carboni, che sfoga la propria inquietudine facendo lo scrittore. Il professore coinvolgerà il giovane in una straordinaria esperienza di scrittura collettiva fra i senzatetto di un centro diurno, dove si incontrano le vite sospese di una Milano marginale e nascosta. Romanzo corale di chi la vita la vede dal basso, "Collettivo Zampalù" racconta, nella lingua dolce e amara della malinconia, il difficile percorso di riscatto che sfocia nell'amore e nella condivisione. L'autore trasporta il lettore alla scoperta di una realtà ricca, sfaccettata e complessa, dove il dolore e la fatica di vivere non riescono mai a spegnere la speranza e la voglia di cambiamento.

Il mio commento:
Qualche tempo fa, un'agenzia letteraria mi ha contattato inviandomi una mail. All'interno di questa, un paragrafo in particolare mi è rimasto impresso:
Il problema è che l'Italia pullula di autori, anche di valore. Ma il numero degli scriventi è così alto che, spesso, alcuni di questi (talvolta i migliori) si invischiano in reti sottili ed entropiche, perdendo coesione e orientamento, annegando nel mare magnum di piccole case editrici di fatto invisibili...
Leggendo questo Collettivo Zampalù, per certi versi mi è tornato alla mente questo passaggio in quanto (sperando di non sbagliarmi sulle dimensioni della realtà editoriale in questione) quest'opera di Federico Bagni rispecchia un po' queste caratteristiche: Autodafè è una casa editrice di dimensioni contenute e l'autore è decisamente un ottimo scrittore, che meriterebbe maggior risalto.
All'inizio, devo dire che ero un po' scettico, ho guardato a questo titolo con un po' di sospetto e, forse, di invidia (*). La trama pure non mi convinceva del tutto visto che si parlava di professori e di immigrazione, probabilmente mi immaginavo qualcosa di diverso da quanto, invece, ho trovato. A riprova del fatto che di un libro è meglio farsene un'idea leggendolo, più che basandosi unicamente su copertina e sulle poche righe riportate sul retro.
Ecco, partendo dall'immagine scelta per rappresentare il libro, seppure questa lanci spunti chiari (il gruppo, uno sforzo condiviso, tempo passato, voglia di crescere...) potrebbe non irretire i lettori più superficiali, quelli che si lasciano sedurre dalle immagini sgargianti e variopinte. Qui invece le logiche commerciali sembrano esser state accantonate per puntare su contenuti validi e qualità.
Elementi che, effettivamente, ho riscontrato.

La narrazione risulta ben dosata ed equilibrata, con ritmo adeguato e calcolato. Riesce a trascinare il lettore a stretto contatto con i personaggi e i luoghi in cui si svolgono le vicende. Lo stile è molto efficace, vivido, capace di suscitare emozioni e di caratterizzare momenti e stati d'animo per mezzo di azzeccate similitudini e metafore. Non uno stile pomposo o arzigogolato, ma immediato eppure costruito: si avverte che è stata posta molta cura nella scelta di parole e nell'organizzazione di descrizioni e dialoghi. Motivo per cui i personaggi sono tridimensionali, consistenti e realistici. 
Le vicende stesse parlano di quotidiano e dinamiche attuali, ma non così note all'uomo/italiano medio che tende a relegare i disadattati e gli immigrati a punti sfuocati sulla linea dell'orizzonte, tenendoli lontano da sé.
Protagonisti della storia sono per lo più il professor Lorenzo Dentico e Marco Carboni ma, come si percepisce mano a mano che la storia si sviluppa e come già suggeriva il titolo, in realtà tutto ruota attorno a un collettivo di persone che condividono luoghi, tempo, esperienze e progetti. 
C'è, per carità, qualche semplificazione e qualche dettaglio su cui il lettore viene invitato a non indugiare (dai classici problemi di tutti i giorni, a dinamiche del mondo esterno, quasi a volte non esistesse una nazione o un mondo che vive e pulsa e cambia...) ma tutto ciò viene bilanciato dalla capacità dello scrittore di focalizzare l'attenzione sulle vicissitudini dei protagonisti, siano queste dinamiche di vita che riflessioni o ricordi. 
Nella prima parte tutto si svolge in un mondo "chiuso" come quello della scuola, successivamente dentro e fuori da un centro diurno in cui si intrecciano solitudini e percorsi di vita dei due protagonisti e di un collettivo di immigrati, disadattati e clochard. C'è una forte propulsione all'incontro e all'esplorazione del prossimo, quasi sia più importante stabilire contatti e adoperarsi per aiutare gli altri che se stessi. I personaggi proposti non sono infatti esenti da sofferenze e inquietudini, da solitudini e traumi: Dentico è vedovo, Marco è instabile e leggermente auto-lesionista, così come ci sono le difficoltà di integrazione sperimentate dagli ospiti del centro, la precarietà, le difficoltà del vivere quotidiano che vivono sulla pelle coloro che vivono ai margini della società. Proprio come Zampalù, ragazzo di colore con la passione per la scrittura (uhm...Scoprendo Forrester?) che trova in Marco un'anima affine, tormentata ma appassionata; e proprio grazie a questo rapporto di amicizia/mentore-allievo riuscirà a far fiorire questo suo talento.
Tra i pregi del testo, senza dubbio va annoverata la maturità e l'approfondimento con cui vengono trattati i personaggi del centro: non sono banalizzati né le vicende che li riguardano mi risultano stereotipate. Anche il modo di interagire con gli altri e le situazioni che si vengono a creare (vedasi le partite di calcio o il viaggio in pulmino) sono caratterizzate da un forte realismo e, addirittura, non vengono risparmiati eccessi o comportamenti deprecabili: dalle risse alle ubriacature ai litigi, quelli descritti risultano a tutti gli effetti personaggi credibili.
Anche il modo in cui viene affrontato il tema del dolore e della perdita l'ho trovato piuttosto ponderato e sensato, soprattutto in merito al lutto che si inserisce nella vita di Dentico che va in un certo senso a creare un parallelo (dal punto di vista dei traumi) con la dipartita del padre di Marco. Figura sulla quale, in certo senso, finisce con il sovrapporsi visto che tra i due vi è un rapporto molto simile a quello che si innesca tra genitore e figlio.
La sensazione che il lettore ne ricava, da questi ma anche dai momenti in cui invece i personaggi si cercano l'un l'altro per aiutarsi a ripartire e a trovare nuova fiducia, è che l'autore sia veramente riuscito a immedesimarsi e a far suoi punti di vista e modi di fare di queste persone.
Piaciuto poi il ruolo scelto per la scrittura, che diviene momento e motivo per esprimere se stessi, per raccontare storie ma anche per fungere da elemento aggregante per tessere storie personali. Il libro che viene scritto da Zampalù è infatti il risultato del contributo che ciascuno frequentatore del centro offre, portando la propria sensibilità e la propria visione del mondo. Non c'è però solo la scrittura buona, quella appassionata e svincolata da velleità auto-celebrative, insomma sostenuta dal talento: l'autore non manca infatti di introdurre anche un personaggio che con la scrittura non ha un buon rapporto, e nemmeno con gli editori. Un modo, penso io, per condannare certe dinamiche letterarie...
Il finale invece mi ha lasciato un po' perplesso: mi aspettavo qualcos'altro, non saprei dire cosa, ma dell'altro... Il tono malinconico e un po' triste con cui si conclude il libro ha un ché di catartico ma al contempo (con la neve che scende dal cielo e Fouad con lacrime di nostalgia) mi ha lasciato con l'amaro in bocca, desideroso di qualche altra pagina, di saperne di più su Marco e Zampalù.
Un libro, per concludere, che mi sento di consigliare a tutti.
E qualora ci fosse qualcuno che volesse conoscere l'autore e saperne di più sul libro, segnalo l'iniziativa Il Maggio dei Libri che si tiene a Merone (CO): il 17 maggio sarà ospite anche Federico Bagni.



(*) ebbene, confesso che questo libro ci (a mia mamma, in realtà...) è stato donato dalla mamma di Federico, in quanto tra le nostre famiglie c'è un rapporto di parentela da parte di nonna.

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