Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza
Cast: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law, Bryan Cranston, Laurence Fishburne, John Hawkes, Jennifer Ehle, Sanaa Lathan, Elliott Gould, Demetri Martin
La trama in breve:
Una malattia per molti versi simile all'influenza suina ma capace di svilupparsi anche per contatto con estrema rapidità sta colpendo il mondo. La comunità medica mondiale si trova in breve tempo a dover affrontare la ricerca di una cura e il controllo del panico che si diffonde progressivamente ovunque. Le persone reagiscono in modo diverso e a seconda della responsabilità che è stata loro attribuita o che si sono autonomamente conferita. (fonte mymovies)
Il mio commento:
Comunque, qualche film son riuscito a intravederlo, soprattutto pellicole di Almodovar che, penso, siano state acquistate in stock dalla Rai e trasmesse a più riprese in tv. E devo dire che pur avendo visto film diversi per genere e toni - La pelle che abito, La mala educacion, Gli amanti passeggeri - ho apprezzato abbastanza. Un giorno, probabilmente, recupererò le parti mancanti, non viste in quel di Olbia o qui a casa.
E dopo questo preambolo inutile ma per quanto poco dovuto, passiamo ora invece a un film che, pur essendo uno solo, racchiude al suo interno slanci e dinamiche che lo fanno sembrare più un collage che un progetto riuscito.
Sinceramente non mi è piaciuto granché: l'ho trovato freddo, poco incisivo e poco coinvolgente.
Ma non tanto per il fatto di essere realizzato male, recitato male, gestito male e via dicendo, ma per quello che trasmette. Superato lo shock iniziale nel quale si fa capire allo spettatore che si sta avviando un'epidemia letale e sconosciuta, la narrazione procede poi in direzioni diverse.
Da un lato ci sono le vicende personale di Mitch Emhoff che, in un colpo solo, perde compagna e un figlio, mentre lui risulta misteriosamente immune.

E infine ci sono dinamiche ammiccanti a complotti e azioni governative affidate al blogger-giornalista Alan Krumwiede, che sostiene la possibilità di curarsi grazie a rimedi naturali.
Condite il tutto con un po' di isteria collettiva, con gestioni dell'epidemia diverse a seconda della parte del mondo in cui ciò accade con la sola precisazione che l'Europa, l'Asia, l'Oceania praticamente non esistono...
Tutto questo per approdare a un finale che spiega l'origine di questa peste assassina e che giunge quando meno te l'aspetti. Per la cronaca, io stavo controllando l'orario per capire quanto potesse mancare, così da regolarmi se continuare o andare avanti con la visione. Poi, come spesso accade nel corso della visione di Contagion, noto che il contesto cambia. Mi dico "beh?". E invece stavo assistendo alla sequenza finale, circa 1 minuto scarso in cui si chiude il cerchio aperto con la signorina Beth Emhoff vista all'inizio, ossia la prima persona a contrarre il virus.
Mi spiace per il mezzo spoiler ma necessitavo farvi riferimento per far intendere quanto fosse stato scarno il bilancio in termini di emotività e interesse suscitato dal film.

Come anche non ha funzionato granché la parte affidata al blogger Krumwiede che pur alimentando sospetti su complotti in atto, risulta poco incisivo.
Per cui, per quanto il film risulti solido, ben confezionato e orchestrato a mio avviso rimane sulla sufficienza.
Non capisco però se questo effetto e queste considerazioni mi nascano da aspettative disattese (non ci sono zomboidi da affrontare o effetti visivi sconquassanti con cui rappresentare l'infezione) o dal taglio dato alla questione "indagine e risoluzione dell'epidemia" che, appunto, si concentra su aspetti analitici e razionali.
Vero è che lo scenario proposto risulta abbastanza allarmante e fa capire quanto si sia vulnerabili, come umanità, di fronte a certe situazioni sebbene finisca anche per far credere che tutto possa essere risolto. E in tempi relativamente brevi e con un bilancio di vite umane piuttosto contenuto, se rapportato alla totalità di circa sette miliardi di individui che popolano il pianeta oggi giorno.
Va in ogni caso dato merito a Contagion per il fatto di riuscire a far chiarezza (nei limiti del contesto mediatico) su come possano svilupparsi delle malattie e venir poi affrontate da studiosi e ricercatori, tematiche e fobie sempre molto attuali e mai banali in termini di risvolti e implicazioni.

Idem per il modo pacato e ordinato con cui la popolazione accetta il criterio di distribuzione del vaccino: ossia in base al giorno di nascita. E presumo che i governanti e i potenti del mondo abbiano tutti deciso di cambiare il proprio compleanno per farlo coincidere con quello estratto durante la prima selezione :-P
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