lunedì 22 agosto 2016

Hyperion

Titolo: Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 455

La trama in breve:
Nel 2700 gli esseri umani, grazie allo sviluppo della tecnologia dei teleporter, si spostano istantaneamente nella galassia, ma un terribile esperimento, il Grande Errore, ha causato la distruzione della Terra e la diaspora dell’uomo nello spazio, dando vita così a una nuova federazione che unisce tutti i mondi abitati: l’Egemonia dell’Uomo. Alla vigilia dell’Armageddon, sette pellegrini affrontano un ultimo viaggio verso Hyperion, in cerca delle risposte agli enigmi della loro vita. Ognuno di loro deve raccontare agli altri la propria storia, per farsi conoscere e dimostrare di non essere una spia. I racconti dei sette ruotano intorno ai mondi e alle difficoltà che circondano lo spazio: dalla minaccia degli Ouster, discendenti dei primi coloni che fanno a meno della tecnologia, al ruolo della Chiesa Shrike, temuta da tutti. E in questi racconti, di una bellezza sfolgorante, sta la chiave che permetterebbe loro di salvare l’umanità. Torna in libreria un grande classico della fantascienza, definito una delle letture fondamentali per gli amanti del genere e non solo. (fonte Fanucci Editore)

Il mio commento:
Ho letto questo libro in formato ebook, recuperato grazie alle offerte periodiche che Amazon lancia e totalmente ignaro, come sempre, dell'esperienza di lettura cui mi stavo avviando.
Ammetto che non è stato un percorso semplice quello che mi ha condotto fino alla conclusione di questo primo capitolo de I Canti di Hyperion (The Hyperion Cantos) sia per il tipo di narrazione che per il lessico adottato, ricco di neologismi e termini presi direttamente dalla realtà futuristica che funge da ambientazione alle vicende del romanzo. Procedendo nella lettura ho comunque preso la misura della stile dell'autore e mi son lasciato avvincere dalla storia, anzi, dalle storie dei partecipanti all'ultimo Pellegrinaggio allo Shrike.
Fondamentalmente, le sensazioni che ho sperimentato e il rispetto che ora provo verso Dan Simmons credo si possano riassumere in questa gif presa dal mitico Wayne's world (Fusi di testa) di Mike Myers:


Il romanzo ruota attorno al pellegrinaggio che sette particolari persone effettuano verso le Tombe del Tempo situate sul pianeta Hyperion, una spedizione concordata dalla Chiesa Shrike e dalla Totalità (praticamente il governo). Le Tombe del Tempo rappresentano un mistero da svelare: poiché circondate da un campo antientropico, si muovono a ritroso nel tempo per cui si suppone che provengano dal futuro. Oltre a ciò, la zona è controllata da una misteriosa entità, lo Shrike, una sorta di brutale divinità cibernetica.
Ma il viaggio costituisce solo una parte della narrazione proposta dall'autore in quanto nello sviluppo del romanzo ciascuno dei pellegrini, a turno, narra della propria esperienza e del motivo per cui è collegato a Hyperion e/o allo Shrike. Ciascuna di queste parti costituisce una sorta di mini-romanzo a sé, differenziato per narratore, stile e genere, rispecchiando la personalità, la voce e le caratteristiche del protagonista delle vicende.
In prima battuta facciamo la conoscenza dell'ombroso ed emaciato padre Lenar Hoyt ne "Il racconto del prete: l'uomo che si lamentò di Dio", una storia che ha i contorni del diario e che racconta della spedizione nella comunità dei Bikura e della scoperta del crucimorfo, una sorta di parassita alieno in forma di croce che lo Shrike impiantò nel corpo di padre Durè, gesuita mentore di Hoyt, e che preserva gli stessi Bikura dalla "vera" morte. 
Quindi conosciamo il granitico colonnello Kassad e la sua storia - "Il racconto del soldato: Gli amanti di guerra" - giocata tra esercitazioni di guerra realizzate tramite realtà virtuale e la relazione intessuta con Moneta, forse anche'essa un'entità virtuale, che finisce per trasfigurarsi in quello che potrebbe essere lo Shrike. La narrazione procede alternando realtà e ricostruzioni virtuali, giocando tra azione, passione e descrizioni dipanate tra presente e il passato cui le esercitazioni si rifanno.
Ne "Il racconto del poeta: Canti di Hyperion" conosciamo invece il poeta Martin Sileno, satiro e letterato, nobile decaduto, avvinazzato e dedito al vizio nonché a comporre opere poetiche, la cui storia narra di cadute e di rinascite fino all'insediamento su Hyperion, nella Città dei Poeti voluta da Re Billy il Triste, e alla mattanza della comunità da parte dello Shrike. Tra i vari racconti probabilmente è quello che, come preferenza, collocherei tra il primo e il secondo posto, assieme a quello del Console, soprattutto per l'originalità della dialettica di Sileno nonché per il turpiloquio con cui è costretto a esprimersi a causa di una momentanea regressione mentale.
Poi troviamo la triste vicenda del vecchio professore Sol Weintraub che ne "Il racconto dello studioso: Il fiume Lete sa d'amaro" ci svela l'origine della neonata che porta con sé, ossia la figlia Rachel che a causa di quanto avvenuto nel corso di una spedizione alle tombe del tempo su Hyperion ringiovanisce di giorno in giorno con tristi ripercussioni sulla propria esistenza e dei propri familiari ma determinare nel condizionare, a livello interplanetario, l'accesso alle Tombe del Tempo.
La pragmatica e determinata investigatrice Brawne Lamia originaria di Lusus ci svela le motivazioni del suo viaggio ne "Il racconto dell'investigatrice: Il lungo addio", una vicenda dai tratti hard boiled che mescola investigazione e tecnologia alla ricerca del movente del tentato omicidio del cibrido (cyborg ibrido) Johnny, ricreato sulla personalità del defunto John Keats, una vicenda movimentata ma anche passionale che si sviluppa su più mondi e anche all'interno della Rete, richiamando alla mente quanto visto in Matrix in termini di interconnessione e scambio tra realtà e virtualità.
Da ultimo - poiché il racconto di Het Masteen, capitano della nave albero Yggdrasill con cui i pellegrini raggiungono Hyperion non è narrato a causa della sparizione dello stesso templare - è il Console, personaggio anonimo ma dai caratteri stravaganti e nobiliari, a presentare la propria vicenda che lo collega alla spedizione, in particolar modo al risveglio dello Shrike e agli Ouster, popolo "barbarico" che minaccia di invadere il pianeta e con cui lui era in contatto. "Il racconto del console: Ricordando Siri" è in realtà composto da due parti, una personale e una ricavata dalla registrazioni di un certo Merin Aspic. In questo caso la descrizione alterna passato e presente, descrivendo una complicata storia d'amore tra Siri, autoctona del pacifico pianeta Patto-Maui, esterno alla rete dei mondi, e lo stesso marinaio/esploratore spaziale che vi torna mano a mano che procedono i lavori per la realizzazione della portale di connessione alla rete. Una vicenda amorosa che ha per cornice il cambiamento epocale che vive Patto-Maui, la difficile annessione alla rete e il divario di età tra Merin e Siri, la ragazza che al loro primo incontro aveva sedici anni e al cui funerale partecipa lo stesso Merin Aspic, ancora ventenne e non invecchiato grazie alle tecnologie asservite ai viaggi stellari. Un'amore sofferto mutilato da una coesistenza impossibile, la stessa che l'intero pianeta vive di fronte "alla globalizzazione e allo sfruttamento economico" che causano scompensi ecologici e sociali, finendo per condizionare e radicarsi i discendenti della coppia, tra cui il nipote, ovvero il Console.
Sei racconti insomma ciascuno dal sapore diverso, ciascuno molto originale e particolare, denso di sfaccettature e non scontato. L'ambientazione risulta comune e coerente, di certo ben studiata e ricca di elementi, siano questi portali spaziali (usabili anche per organizzare la propria abitazione su più mondi) o mezzi di trasporto oppure armi (vedi le neuroverghe) o ancora articoli stravaganti (i tappeti volanti) o entità difficili da delimitare (le IA o lo stesso Shrike). Trasversale a tutto vi è una certa sacralità e passione per l'arte e la storia: questo viene espresso nelle citazioni in versi, nei nomi ricorrenti (Keats quale personalità di base del cibrido Johnny ma anche nome della capitale di Hyperion), nella presenza stessa di Martin Sileno, ma anche quale sfondo di vicende narrate, come le simulazioni militari in cui si addestra Kassad o nella ricostruzione della Vecchia Terra all'interno del TecnoNucleo in cui si rifugia Brawne Lamia. Si respira una certa profondità e una discreta ricerca, un lavoro di affinamento e studio che danno valore al romanzo e che lasciano percepire la maestria di Dan Simmons che gli ha permesso di vincere un premio Hugo nel 1990.
Non solo. Altri elementi che caratterizzano il romanzo sono la percezione di una sorta di decadenza, dovuta sia alla consapevolezza che quello descritto rappresenta "l'ultimo pellegrinaggio" sia per l'imminente guerra tra civiltà accennata tra le pagine del libro (in particolar modo nel racconto di Kassad) e che si concretizza nella parte finale del romanzo. Un ulteriore aspetto particolare e rilevante è dato dall'importanza che l'individuo mantiene pur in un contesto ultra globalizzato ed esteso come può essere la rete dei pianeti, dove la popolazione umana è elevatissima e le relazioni umani stesse, tra viaggi interplanetari, città-alveari e debiti temporali, non sono scontate affatto.
C'è vita e forza in questo romanzo, nonché uno strano connubio tra fede religiosa, mondi incontaminati e scenari iper-tecnologici alla Star Wars. 
Di contro, la sua lettura risulta un po' ostica, sia perché si deve prendere confidenza con l'ambientazione fantascientifica in cui si collocano le vicende, sia perché il ritmo di lettura risulta diversificato: per esempio, "Il racconto del prete: l'uomo che si lamentò di Dio" è molto descrittivo, con zero dialoghi, per cui procede con una discreta lentezza. Diversamente, l'esperienza di Brawne Lamia ci viene proposta in prima persona, offrendosi più vivida e dinamica. Per un appassionato di lettura, quindi, direi che ce n'è di materiale su cui concentrarsi e in cui ritrovare i propri gusti. 
Tanto più che l'opera costituisce il primo capitolo di una tetralogia e non giunge a spiegare il mistero legato alle Tombe del Tempo, o ai pianeta labirinto (Hyperion è uno dei nove che ne celano uno al loro interno) o allo Shrike, creatura la cui rappresentazione, in altre edizioni però, troneggia già in copertina. 
In effetti in questo caso il romanzo acquista un certo appeal, però rischia anche di trasmettere un messaggio diverso, far sembrare l'opera una sorta di inno agli album di certa musica metal o ammiccare al genere horror più che alla sci-fi.
Cosa che ovviamente non è visto che lo Shrike è una figura cardine ma la potenza del libro Hyperion sta nel complesso di vicende, echi e suggestioni narrate, un vero e proprio micro-cosmo.
Tornando allo Shrike, essere forse da debellare forse evocato per qualche missione specifica, in ogni caso creatura semi-divina e per certi versi sovrannaturale - o semplicemente in grado di piegare le leggi fisiche visto come si manifesta e si sposta -, è curioso come una "macchina" possa essere associato all'idea di divinità anche se in effetti le sue azioni efferate possono venir considerate come castighi e punizioni per mondare le colpe dell'umanità o rilanciare "vecchi" culti invitando alla penitenza e all'astensione dal vizio. 
Per come viene descritta, soprattutto per la ferocia turbinante, gli occhi rossi e le quattro braccia, mi ha fatto pensare al generale Grievous di Star Wars Episodio 2 e 3.
Solo che lo Shrike è un po' meno loquace, decisamente meno caricaturale e più truculento, con minacciose spine che utilizza per trafiggere le vittime: non per niente viene chiamato anche Signore della Sofferenza. 
Efferatezze e gusto per la truculenza a parte, credo proprio che recupererò anche i successivi romanzi del ciclo di Hyperion, così da scoprire cosa accadrà ai protagonisti o comprendere lo scopo delle Tombe del tempo e dello Shrile e se davvero gli Ouster rappresentano una minaccia per la rete dei mondi.  
Quanto a voi, se ne avete occasione e volete una lettura intensa e stimolante, credo che questo sia un titolo da recuperare senz'altro. 

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