sabato 25 aprile 2020

The Bad Batch

Titolo: The Bad Batch
Anno: 2016
Regia: Ana Lily Amirpour
Genere: horror, distopico, ??
Cast:  Jason Momoa, Keanu Reeves, Suki Waterhouse, Diego Luna, Giovanni Ribisi, Jim Carrey (non accreditato)

La trama in breve:
In un imprecisato futuro, le persone considerate "rifiuti della società", criminali, persone "inutili", non a posto vengono marcate come "bad batch" (lotti difettosi) e lasciati a vivere in una sorta di landa desolata nel deserto del Texas dove non ci sono regole e gli individui si son organizzati a modo loro. Arlen è una giovane ragazza appena liberata nel recinto: a sue spese scoprirà che sopravvivere non è affatto facile...

Il mio commento:
Ho recuperato questo film su Netflix per curiosità dopo aver trovato su youtube un estratto relativo a un'interpretazione sui generis da parte di Jim Carrey, attore che adoro.
Non sapevo bene a che tipo di film stavo andando incontro...le recensioni in internet sono tra le più disparate, per lo più lo castigano e lo massacrano, ma a mio avviso il film ha una sua potenza espressiva tutt'altro che scontata e banale. Volendo, può richiamare un po' la follia violenta e brutale di Mad Max Fury Road uscito l'anno prima ma direi che The Bad Batch vira in tutt'altra direzione.
Sin dalle sequenze iniziali si capisce che siamo di fronte a un'opera che vuole osare e che proporsi come anticonvenzionale e spiazzante, ma il risultato viene probabilmente raggiunto solo in parte.
I dialoghi sono risicati, la maggior parte delle sequenze narrative si svolgono senza parlato ma riprendendo paesaggi, scontri e l'assurda dinamica quotidiana cui gli esiliati sono costretti. E' tutto molto fisico, diciamo.
Fin dall'inizio ci rendiamo conto che la realtà è dura e che non c'è nessuna pietà: in poco tempo Arlen si trova braccata e mutilata da un gruppo di cannibali, per poi esser tenuta prigioniera (come scorta...).
Riuscirà a fuggire nel deserto e, dopo esser stata aiutata da un vecchio spazzino muto e derelitto (Jim Carrey di cui sopra) finirà in una "città" altrettanto ambigua, in cui non si pratica il cannibalismo ma la droga scorre a fiumi. Un posto deprimente che però regala qualche momento di evasione e speranza, configurandosi come un luogo più ordinario e accettabile rispetto al villaggio dei cannibali popolato da uomini e donne nerborute, tutti concentrati solo su se stessi e che non possono permettersi di essere "deboli" per non finire divorati.



In tutto ciò poi si intrecciano delle dinamiche surreali e stranianti, con personaggi quali Il sogno (Keanu Reeves) messianico-spacciatore-presidente e un MiamiMan (Jason Momoa) fisicamente immenso alla ricerca di una bambina, rapita da Arlen dopo uno scontro a fuoco nel deserto.
Personaggi le cui vite si incontrano e intrecciano, entrambi a modo loro fuori posto. 

Come può un cannibale crescere una figlia e dedicarsi all'arte? In fondo, le stesse mani che disegnano e dipingono sono quelle che macellano persone e accarezzano la piccola, mani che uccidono e che salvano...
Allo stesso tempo Arlen continua a fuggire dalla città del Sogno: è instabile, insoddisfatta, fuori posto ma anche attratta da altro, conscia che ci possono essere delle alternative. 
La stessa figura dello spazzino sembra suggerire una possibile alternativa, la possibilità di trovare la propria via: lui vive nel deserto, a metà tra i due poli, solitario ma a suo modo benefico, neutrale e disponibile, rispettoso della vita umana... 
The Bad Batch non è comunque un film né facile né convincente, sembra infatti indugiare un po' troppo su se stesso e non andare da nessuna parte anche se, in fondo, dove si potrebbe andare in un mondo arido e limitato come quello descritto? 




Di indubbia potenza visiva e suggestive le riprese e la fotografia, con lunghe sequenze che indugiano sui personaggi e sui contrasti ed enfatizzano la precarietà del mondo descritto. Probabilmente questo è l'aspetto del film, assieme alla colonna sonora, che più di tutto si imprime nello spettatore e che ne cattura l'attenzione, lasciandogli intuire che c'è qualcosa di vagamente artistico sullo schermo, una realtà difficile da cogliere o accettare in toto come, d'altronde, anche il mondo reale con le sue ipocrisie e differenze sociali. 
Non mancano anche sequenze molto particolari e provocatorie, dal vagabondare di Arlen in preda agli effetti dell'ecstasy ricevuta in un rave come se fosse l'eucarestia allo stuolo di donne gravide che accompagna il re degli spacciatori nella sua opulenza, dal salvataggio di Miami Man ad opera dello spazzino che per accendere un falò usa mazzi di banconote (non perché sia ricco ma perché inutili) ai deliri di un Giovanni Ribisi ormai ridotto alla follia...il cast che ha partecipato al film non è affatto di poco conto, a ben pensarci. Probabilmente però non sarà questo il capolavoro con cui né loro né la regista saranno ricordati.






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