giovedì 4 febbraio 2010

..:: The Boondock Saints ::..

Titolo: The Boondock Saints
Regia: Troy Duffy
Anno: 1999
Genere: Azione / Thriller
Cast: Willem Dafoe, Sean Patrick Flanery, Norman Reedus, David Della Rocco, Billy Connolly

La trama in breve:
Connor e Murphy sono due fratelli irlandesi di Boston, parlano 5 lingue (russo, spagnolo, francese, tedesco oltre all'inglese), perché «Eravamo attenti a scuola», costretti a una rissa da bar da due mafiosi russi decidono di trasformarsi in giustizieri dediti a fare piazza pulita di tutti i balordi della città, specialmente quelli che riescono a farla perennemente franca perché molto potenti, come i capi delle cosche mafiose. A loro si unisce Rocco, detto "Il Simpaticone", corriere della mafia italiana in Irlanda, che dopo quattordici anni di servizio viene gettato dai suoi superiori "in pasto" a quella russa, e una volta salvato dai fratelli si vendica facendo loro da informatore. Grazie alle preziose informazioni di Rocco riusciranno a compiere il loro intento e a ritrovare loro padre che si unirà a loro nella lotta contro il male e la corruzione. L'opinione pubblica li sostiene, tanto da diventare ben presto degli eroi giustizieri, dei santi appunto, grazie anche all'appoggio del detective dell'FBI Smecker (un Willem Dafoe poco teneramente omosessuale) che sulle loro tracce, finirà per sposare la loro causa ed aiutarli. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Per essere un film indipendente direi che è decisamente ben realizzato, originale e intrigante almeno per un buon 70%. Poi, purtroppo, qualcosa inizia a sfaldarsi e tutto va a rotoli.
L'idea dei giustizieri che decidono di far strage di criminali per fare un favore alla società o perchè chiamati ad una guerra santa in nome di un non meglio precisato dio, non è nuovissima. Quello che però risulta originale è la ricostruzione dei "casi" operata dalla regia e dal detective Smecker. Ottimo Dafoe in questa parte, un geniale agente dell'FBI omosessuale ma che al contempo disprezza i gay. E' lui il protagonista delle sequenze in cui si tenta di ricostruire quel che è accaduto alle vittime delle azioni di giustizia commesse dai due protagonisti. Ed è nello stesso frangente che lo spettatore viene messo a conoscenza dell'esetta dinamica dei fatti, in un susseguirsi di immagini e scene che si sovrappongono o che si discostano dalle ipotesi dei poliziotti.
Purtroppo, come dicevo poc'anzi, qualcosa ad un certo punto inizia ad andare storto. Sia nell'intreccio, quando la mafia italiana (la nostra miglior azienda a livello internazionale!) decide di sguinzagliare il "duca", sia nella sceneggiatura, che all'improvviso si fa più debole e telefonata.
Peccato, perchè poteva esserci spazio per qualcosa di decisamente migliore.
Tutto sommato, comunque, rappresenta una buona visione, che appassiona e che certamente non annoia sebbene ci siano numerose stranezze. La telefonata di Connor quando, all'inizio, assieme al fratello, viene scagionato: sembra che i due siano degli agenti segreti, o dei sicari, o degli affiliati a qualche forza criminale...invece non è affatto così. E forse è stata una sorpresa anche per lo stesso regista... Oppure tutta la questione del "duca", che appare decisamente poco convincente, o dell'improvvisa conversione di Smecker: troppo repentina e immotivata. Anche perchè, fino a poco prima, era in preda "all'estasi e all'emozione" del ragionamento, soffrendo quasi fisicamente nel tentativo di ricostruire gli eventi causati dai due "Santi".
Una riflessione sorge infine spontanea in merito alla considerazione che i media e la gente comune ha dei due, ovvero sul fatto che un omicidio a sangue freddo assuma diverso valore se a morire è un innocente oppure "uno che se lo meritava". Qualcosa che, seppure non in modo esplicito, viene tollerato e incentivato, quasi che farsi giustizia da sè non sia neppure parente del "male" che ci si accinge ad estirpare. Un messaggio che, tra l'altro, troppo spessi i film lasciano passare, che ricorrere alla violenza sia cioè qualcosa di ovvio e naturale nella vita sociale di tutti i giorni.
Qualcosa che addirittura può tramutarsi in merito personale, a tal punto da garantire fama e notorietà e, per assurdo, la santità.
Concludendo, questo The Boondock Saints costituisce una visione discreta, violenta per carità, però interessante. Con tanto di citazioni di Pulp Fiction, in relazione al sermone che in quel film recitava Samuel L. Jackson prima di mietere vittime.


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