giovedì 6 gennaio 2011

Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy

Titolo: Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy
Regia:  Adam McKay
Anno: 2004
Genere: commedia
Cast: Will Ferrell, Christina Applegate, Paul Rudd, Steve Carell, David Koechner

La trama in breve:
Nella San Diego (California) degli anni '70 Ron Burgundy, fatuo conduttore di un telegiornale locale, e i suoi colleghi maschilisti, devono fare i conti con l'arrivo di un'ambiziosa giornalista che ne scompiglia equilibri e abitudini, scatenando un'accesa competizione interna e una guerriglia con la squadra di un'altra TV locale. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ed eccomi qui con la prima recensione dell'anno nuovo. Avrei potuto optare per MegaMind, Tron Legacy o DayBreakers ma alla fine ho scelto invece di parlare di questo Anchorman, film del 2004 con Will Ferrel.
Una commedia leggera e vagamente demenziale, nella media quanto a siparietti comici e intreccio.
Però ha alcuni aspetti significativi, su cui magari ci si può pure riflettere e porre delle domande.
Il fatto di proporre un'ambientazione vagamente anni '70 un po' facilita lo spettatore nel pensare a quanto proposto come a "roba" del passato e ad adoperarsi per gli opportuni confronti con certe dinamiche attuali. Dinamiche legate, ad esempio, alla figura femminile nel mondo del lavoro. In fondo, l'emancipazione è stata qualcosa di conquistato e ottenuto nel corso di anni e anni di cambiamenti sociali ma la figura della donna all'interno del mondo lavorativo rimane tuttora da rifinire. Certo, nel film tutto questo è esasperato, ma è innegabile che spesso una ragazza viene prima catalogata per le sue caratteristiche fisiche e successivamente per le competenze. Senza poi considerare la presenza di certi "limiti" che permangono negli schemi mentali di colleghi e dirigenti: "visto che sei donna, certe cose le puoi fare e certe altre no". E poco importa se proprio accanto a loro ci sono uomini meno capaci o addirittura ritardati (grandioso Steve Carrell nel ruolo di Brick Tamland!). Sia chiaro comunque che il mio non vuol essere uno spot femminista, ma tutto sommato trovo che in parte il film lanci più di una frecciatina in tal senso.
Dopotutto, per noi uomini moderni ed evoluti, vedere una donna a condurre/co-condurre un telegiornale può essere una situazione normale e accettabile ma, a ben pensarci, non così scontata una cinquantina di anni fa. Quando solo agli uomini era concesso di leggere le notizie e la gente credeva a tutto ciò che diceva la tv...
Un altro aspetto che fa sorridere riguarda invece la necessità di prevalere e primeggiare, motivo per cui i vari telecronisti si trovano a sfidarsi in faide sanguinose e cruente (decisamente una delle scene più demenziali dell'intero film). In fondo, per un telespettatore, cambiare canale su cui è sintonizzata la televisione è un fatto banale e scontato, per chi sta dall'altra parte rappresenta invece una sorta di voto, di conferma. Ha un suo valore, insomma, un segnale di apprezzamento o meno che può determinare successo e autoaffermazione oppure sconfitta ed oblio. Senza dimenticare, comunque, che tutte quelle statistiche sugli indici di ascolto sono meramente indicativi e non dimostrabili... della serie, tante pippe mentali per qualcosa che non si può nemmeno provare scientificamente...
Ancora, un particolare su cui riflettere è relativa a ciò che viene percepito come tollerabile e cosa invece non lo è in termini di messaggi veicolati tramite i media. Voglio dire, finché un network manda in onda baggianate e notiziari che trattano solo di argomenti frivoli e inutili (la sfilata di moda per gatti, il panda che partorisce, la gara di salto delle rane, uno scoiattolo che fa sci nautico....), magari disinformando o insultando l'intelligenza e lo spirito critico degli spettatori non commette alcuna azione riprovevole. Se invece accade che per una sola volta un conduttore televisivo (idiota, ok, particolarmente idiota...) commette una gaffe e insulta milioni di spettatori (nella fattispecie sandiegani ... sandieghesi ... sandieghini ... abitanti di San Diego) allora si macchia di un crimine imperdonabile.
Come se le persone fossero consapevoli solamente certe volte di ciò che la televisione e i media in generale comunicano loro. Potete ingannarle per tutto il tempo ma quella volta che il pubblico ascolta per davvero un solo passo falso e si può cadere molto pesantemente al suolo.
Quanto al resto, il film si lascia guardare volentieri.
Nulla di memorabile ma tutto sommato offre uno spettacolo godibile farcito di alcune gag più che discrete, tra cui la sessione di flauto jazz nel locale "Tino's", i dialoghi fuori onda che accompagnano i titolo di testa ("sei in onda Ron" "no non ci credo...") o l'invito ad un'uscita assolutamente e imprescindibilmente professionale con la gnoccolona di turno e che, vittima del fascino del nostro Ron Burgundy, finirà per cedere a lui e a farsi condurre nel Paese del Piacere. Apprezzati poi i vari camei in cui compaiono attori come Ben Stiller, Jack Black, Tim Robbins, Vince Vaughn, Danny Trejo (prima o poi vedrò Machete...) ... 
Da guardare, ma lascio questa scelta alla vostra discrezione.
A meno che non siate fan del mitico Will Ferrell che, per l'occasione, sfoggia un look che, per certi versi, mi richiama alla mente quel grande attore di film "muti" che era John Holmes (e se fossi stato ciecooooo, avrei rilanciato il film cieeecoooo...se fossi stato mmmmm avrei lanciato il filmmmmmmmmm...grandi Elio e le Storie Tese!!).
In ogni caso, almeno la scena della rissa tra telecronisti di network diversi merita assai e assai ^__^






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