martedì 5 luglio 2011

..:: INLAND EMPIRE ::..

Titolo: INLAND EMPIRE - L'impero della mente
Regia: David Lynch
Anno: 2006
Genere: drammatico, mystery, thriller
Cast: Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Julia Ormond

La trama in breve:
Laura Dern è un’attrice che si accinge ad interpretare una parte in un nuovo film, è anche la protagonista confusa di un incubo ad occhi aperti nel quale Lynch trascina lo spettatore, e contemporaneamente la stranita spettatrice di una sitcom con dei grossi conigli, o ancora una donna che forse ha una segreta passione, e una smarrita vittima di accoltellamento, e via così nel più innovativo dei film di David Lynch, un’esperienza al limite con la videoarte (fonte HyperReview).

Il mio commento:
Assistere ad uno spettacolo cinematografico come quello confezionato da Lynch con questo INLAND EMPIRE (da scrivere in maiuscolo, come da esplicito desiderio espresso dal regista statunitense) non è affatto banale. L'impressione complessiva, al termine della visione, è quella di aver sperimentato una vasta scala di emozioni e suggestioni sfiorando concetti e significati aulici e allo stesso tempo inquietanti e allucinanti ma senza tuttavia  giungere ad una reale comprensione del contenuto proposto. 
Ammesso, ovvio, che ci fosse una storia da seguire. La teoria - almeno, stando a quel che leggevo nel web sembrano non esserci poi molte certezze sul film - è che le sequenze proposte si amalgamino in modo "in-organico" dislocandosi in contesto spazio-temporali differenti, unendosi, fondendosi, rimandando l'una all'altro in modo fluido e armonico. Storie nelle storie, personaggi che ne impersonano altri, realtà e finzione che si mescolano, presente che rievoca altri tempi, labirinti di immagini e situazioni, il tutto condito da una regia che gioca con l'inquietudine suscitata ma sussurrando anche "altro". Desiderio di realizzazione, amore, passione, paura, violenza: in INLAND EMPIRE c'è tutto questo e molto di più.
Al pari della protagonista, Laura Dern, lo spettatore viene lasciato in balia di forti suggestioni, effetti di luce, cupe sonorità, misteri, follia. L'ossessione con cui la cinepresa insiste sul volto sconvolto della bionda attrice statunitense (ora scavato, ora più sereno, ora deturpato) amplifica il senso di confusione che sperimenta lo stesso spettatore il quale cerca di raccapezzarsi nel crogiolo sensoriale suscitato da David Lynch e attraverso le numerose ellissi presenti nel film. Ellissi che hanno il sapore della reticenza, da un lato, e del salto spazio -temporale dall'altro, costruendo un gioco di rappresentazioni talvolta "svelato" da alcuni indizi (quella scritta Axxon che di tanto in tanto appare su qualche muro non ricorda la parola "action" che accompagna il ciak dei registi?). 
Emozioni che vengono distorte e modulate, confuse e stravolte, spezzate anche grazie a repentini cambiamenti di situazioni e ritmo, a rimandi che si instaurano tra storie e personaggi diversi, per via dei misteri che nascono e si sviluppano in un passato (apparentemente) collocato in Polonia o, ancor di più, per via di misteriosi e inquietanti siparietti in stile sit-com in cui sono dei conigli antropomorfi a rubare la scena (un riferimento alla serie Rabbits dello stesso Lynch). Quasi a voler suggerire allo spettatore che la realtà è multiforme e non necessariamente legata alla sola dimensione umana: ci sono, cioè, forze occulte all'opera, dinamiche che non si possono comprendere o raggiungere ma che ugualmente ci condizionano. Come i conigli, o come un certo personaggio (il Fantasma) che sembrerebbe esercitare arti arcane. INLAND EMPIRE è quindi un'esperienza disorientante e allucinata, per certi versi estenuante (dura quasi 3 ore...) ma decisamente "artistica". Un po' come già accadeva nel precedente Mullholland Drive, anche qui si gioca sull'elemento onirico e catartico: alla fine "le donne" impersonate da Laura Dern in qualche modo si fondono e si liberano dal proprio destino raggiungendo una sorta di equilibrio. 
E' inoltre presente anche un forte rimando al mondo cinematografico hollywoodiano, capace di stregare e inghiottire le personalità e le vite delle persone. Una sorta di critica al sistema, se vogliamo, ma anche un monito a non lasciarsi intrappolare finendo con il perdersi. In ultima analisi, il richiamo al mondo del cinema è un espediente che lo stesso regista utilizza per porre interrogativi e dubbi anche nello spettatore: era finzione o vita reale quella a cui stava assistendo? La presenza di telecamere che spuntano qua e là getta infatti non pochi sospetti su quello che, in alcune sequenze, accade. Fermo restando, comunque, che di dubbi e perplessità già ne vengono suscitate molti, proprio per i numerosi cambi di ambientazione e contesti: set cinematografici, ville in cui vivono nobili, appartamenti in cui si riuniscono prostitute, anfratti angusti e bui, le strade di una città polacca, le strade di Hollywood...
Non da ultimo va poi menzionato un altro grande pregio del film che è costituito dall'elemento sonoro il quale, assieme ad una regia ossessiva, quasi, ipnotica, ma sempre molto attenta e precisa, va a creare aspettativa, inquietudine, moti emozionali non affatto banali e controllabili. Il sottofondo sonoro, la musica e i lunghi silenzi in cui solo volti muti e avvinti da sentimenti di profonda angoscia occupano lo schermo già da soli bastano per far comprendere la grandiosità dell'opera. 
L'utilizzo del suono è comunque una caratteristica per cui Lynch viene molto apprezzato e, se possibile, mi auguro, utilizzato come riferimento. E  non solo per le musiche che lui stesso compone, intendo, presenti anche in questo film (ad esempio Ghost of Love oppure Walkin'on the Sky del finale) ma proprio per come riesce a creare atmosfere efficaci e conturbanti. Di certo ne beneficerebbe l'intera produzione cinematografica troppo spesso concentrata più sull'utilizzo di effetti speciali e sui guadagni che sulla realizzazione di prodotti ad alto valore artistico, di cui INLAND EMPIRE è un ottimo esempio. Non facile, non per tutti, soprattutto per chi è a digiuno delle opere di Lynch, ma sicuramente un film spiazzante e degno di nota, sostenuto per altro da un ottimo cast.



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