venerdì 14 dicembre 2012

..:: The Grey ::..

Titolo: The grey
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2012
Genere: azione
Cast: Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts, Joe Anderson

La trama: 
John Ottway lavora in una base dispersa tra i ghiacci. Il suo è un compito particolare: deve difendere i suoi colleghi dai lupi che sono numerosi nell'area. Ottway è però in crisi e sta per spararsi quando proprio la presenza di un lupo lo distoglie dal gesto. Lo ritroviamo, con alcuni colleghi, a bordo di un aereo per fare ritorno a casa ma il velivolo precipita e i sopravvissuti avranno a che fare proprio con i lupi che non hanno certo intenzioni amichevoli. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Dunque...dunque...dunque...prima di parlare di codesto film credo sia doveroso spendere due parole sul protagonista indiscusso di questa pellicola.
Notare l'intensità dello sguardo,
la forza che traspare
da questo sessantenne
Nato a Ballymena, nell'Irlanda del Nord, nel lontano 1952, già negli anni 80 Liam Neeson muove i primi passi nel magico mondo del cinema partecipando a diverse produzioni, più o meno fortunate. E, fino ad oggi, sono molte le prove di attore che ha saputo regalare agli spettatori impersonando innumerevoli personaggi in opere di tutti i generi: da Darkman a Star Wars Episodio I, da Rob Roy a Gangs of New York, da Kinsey a Breakfast on Pluto passando addirittura per l'Oscar ottenuto per Schindler's List.
Una carriera di tutto rispetto, non c'è che dire.
Poi però qualcosa si è rotto e, per motivi ignoti ai comuni mortali, il buon Liam si è trovato costretto a prender parte a produzioni di cui, credo, tiene vergogna e per le quali, ancora oggi, si sveglia urlando nel cuore della notte, madido di sudore, terrorizzato e visibilmente provato. Dopodiché si accoccola in un angolo dove rimane fino all'alba, fustigandosi e invocando il perdono. Oppure, come già accadeva al buon Nicola Gabbia, è il fisco a ricattarlo e a spronarlo a taluni progetti cinematografici. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un premio Oscar finisca a recitare in capolavori cosmici come BattleShip, la saga di Taken oppure A-Team. 
Ehi John, sicuro che l'autogrill
sia da questa parte?
Ed è proprio sul set di quest'ultima fatica cinematografica che, presumo, discorrendo di amene facezie con il regista Joe Carnahan, probabilmente dopo aver sbevazzato qualcosina, che a entrambi viene in mente l'idea per un nuovo progetto.
Detto fatto, il prequel di Wolverine - Le Origini è bello che servito.
Ma come, direte voi, non stavi parlando di The "quasi 7.0 su imdb" Grey?
Appunto, risponderò io. Che lo crediate o meno, secondo me questa perla della cinematografia - su imdb ha un voto superiore a Indipendence Day, Machete e Tree of life... - è nata dal viscerale e autentico desiderio del nostro nordirlandese preferito per i fumetti Marvel, in particolar modo per il buon Wolverine.

Esattamente come lui, il fattore rigenerante e le capacità di sopravvivenza del buon John Ottway sono fuori dall'ordinario:

  • pur essendosi l'aereo su cui viaggiava schiantato nel mezzo del nulla, egli non riporta ferita alcuna ma, anzi, giace placido e illeso nel bel mezzo di una radura innevata (e nessun lupo lo sbrana...);
  • se un lupo di due metri o giù di lì lo addenta a una gamba, ci rimane attaccato e strattona con furia belluina, il nostro non avverte il minimo dolore o fastidio per camminare: basta pulire un po' la ferita (con Amuchina) e tutto è a posto; 
  • se cade nell'acqua gelida di un torrente montano, ci rimane in ammollo per un pezzo mentre tutt'attorno la temperatura viaggia sui meno mille gradi, può uscire dal corso d'acqua e non risentire minimamente del freddo;
  • se anche c'è una tormenta di neve a scompigliare l'orizzonte, egli riesce a scorgere la via per raggiungere una presunta foresta a decine e decine di km di lontananza (avete presente l'effetto curva del campo nel cartone di Holly e Benji? Ecco le distanze sono pressoché identiche, solo che dall'altra parte non c'è un'altra porta bensì la tana dei lupi...)
  • se un suo compagno sta per morire, egli lo assiste amorevolmente spiegandogli per filo e per segno come sarà l'esperienza del trapasso...come se lui già l'avesse sperimentata, che è un po' quel che accade a Wolverine ogni volta che il suo fattore rigenerante lo salva dall'estinzione.
Uno dei lupi.
Notare lo sguardo vispo
e intelligente, tanto quanto
quello del protagonista...
Se a tutto ciò aggiungiamo le strane protesi che il nostro si costruisce nel finale, le perplessità che uno spettatore medio percepisce si fanno certezza: John Ottway è, in realtà, Logan degli X-men prima di venir sottoposto ad atroci esperimenti per ottenere uno scheletro di adamantio.

Al di là di tutto ciò - e magari ci ho pure imbroccato con le mie supposizioni -, pur con l'estro creativo del buon Liam, complessivamente questo The Grey si colloca tra l'azione e la cagata pazzesca. 
Mi spiego: magari l'idea di base poteva anche offrire buoni spunti per proporre una storia interessante, qualcosa che mettesse a confronto l'uomo con la natura e, sullo sfondo, snobbando effetti speciali pacchiani e ambientazioni fantascientifiche, proponesse scenari innevati da favola. Magari, dicevo. Purtroppo la sceneggiatura e l'incedere della narrazione sono a dir poco forzati, addirittura illogici in certi passaggi. 
Mi domando come sia potuto accadere...
Passi per la scena di lui che si risveglia illeso sulla neve mentre tutti gli altri sono crepati o rimasti fortemente offesi sotto i rottami del velivolo, passi anche per i dettagli su vestiti, scarponi e zaini che non son certo rimanere sempre coerenti, ma tal altre scelte non possono certamente passare. 
Vogliamo parlare della scena del "salto" della rupe? Dove caspita tenevano tutti quei vestiti, così tanti da riuscire a realizzare una corda capace di reggere il peso di tre uomini. E il primo che ha saltato il baratro, cos'era? Un cugino di Megaloman?
"Non avere paura....non avere paura..."
"Paura de che? Dei Lupi?
Naaa... sono un Wolf Puncher, io!"
Complimenti in ogni caso al gruppo di omoni sperduti nella neve e al modo, più o meno, dignitoso con cui scelgono di ignorare Liam Neeson che, autoproclamatosi loro leader, li conduce all'eterna perdizione. 
Ma al di là dei personaggi umani, c'è anche del buono in questo "The grey": mi riferisco alle sequenze drammatiche in cui il protagonista ripensa alla defunta moglie, al ritmo che comunque non scade mai oppure agli spettacolari paesaggi naturali scelti per fornire un degno sfondo alla storia narrata. 
La natura è, in un certo senso, protagonista del film anche se, in effetti, i lupi sono IL problema: belve fameliche che pattugliano un'area di nulla estesa per decine di km in ogni direzione e che, a botta sicura, arrivano addosso ai nostri eroi per sbranarli quando e dove meno se lo aspettano. Lupi che però agiscono a intermittenza: compaiono, sbranano, dilaniano, e poi scompaiono per ore... 
Probabilmente lavorano part time in qualche villaggio dei dintorni, trainando slitte, ecco perché non temono né il fuoco né l'uomo. Soprattutto se sono dei fessacchioti che viaggiano disarmati, muovendosi a caso verso il pericolo anziché aspettare che un aereo o un elicottero sorvoli la zona in cerca di superstiti.
Non mi è chiaro nemmeno di cosa vivano ste povere creature: il branco sembra esser composto da un numero imprecisato di belve feroci ma, nell'arco di tutto il film, a parte gli sventurati superstiti del volo schiantatosi nel nulla, non si scorge manco un uccellino volare. 
Ma i lupi spopolano, e crescono in ferocia e brutalità: nella loro tana, il televisore capta solo le trasmissioni di Giacobbo!!!
Quanto vorrei che al posto di Frank
Grillo ci fosse il regista...
Però dai, sanno anche dimostrarsi educati e, nel finale, attendono con commovente pazienza mentre il nostro esplora il contenuto di tutti i portafogli raccattati qua e là (solo per controllare chi era sposato con una gran gnocca... da consolare..), piange struggendosi al ricordo delle loro dipartite (e di cui, secondo me, è il maggior responsabile), si arma e si prepara a combattere. 
E pensare che sin dal primo minuto del film ce lo propongono come un personaggio disperato e tormentato, prossimo al suicidio...mah...
In conclusione, in barba ai 103.397 fans sfegatati della caccia, di Liam Neeson, e della caccia a Liam Neeson, evitate questo film. 
Soprattutto se aderite al WWF o a qualche gruppo ambientalista.
O, se proprio andate a vederlo, fatevi il favore di attendere i titoli di coda. Lasciate che essi scorrano fino alla fine. Ed è allora che comparirà qualche fotogramma "segreto" che vi gratificherà dei soldi spesi per questo capolavoro. Forse.



3 commenti:

Anonimo ha detto...

Hahahaha aspettavo questa recensione con ansia, finalmente è arrivata...
Non ricordo nessun voto imdb che si discosti come questo dal voto che darei io allo stesso film.
Per fortuna che avevo il biglietto omaggio diversamente da qualcun altro :-)
Crudo

Marco ha detto...

Il trash scorre potente in te, giovane padawan...

Leonardo Colombi ha detto...

... se al posto del protagonista avessero messo Cesar Millan (The Dog Whisperer) credo che il film avrebbe preso tutta un'altra piega...e forse i miei 5 euro e 50 si sarebbero tramutati in un investimento di maggior significato, pur restando nell'ambito del trash più becero.

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