sabato 8 giugno 2013

..:: Human Traffic ::..

Titolo: Human Traffic
Regia: Justin Kerrigan
Anno: 1999
Genere: Commedia
Cast: Lorraine Pilkington, John Simm, Shaun Parkes, Danny Dyer, Nicola Reynolds

La trama in breve:
Modelli della gioventù rabbiosa e disillusa dell'Inghilterra di questi anni, cinque ventenni di Cardiff consumano passivamente la loro settimana feriale - tra un lavoro precario e la disoccupazione professionale - in attesa del weekend, con il suo rituale di ballo e di sballo celebrato in discoteca, tra una pasticca di ecstasy ed un amore fugace. Non possono dirsi felici, ognuno alle prese coi suoi problemi. Tutto sino al fatidico weekend. Justin Kerrigan, regista venticinquenne, debutta nel lungometraggio con quello che lui stesso ama definire il primo "film-rave" mai realizzato.  (fonte comingsoon)
Il mio commento:
Avete presente Trainspotting? Ecco, al primo impatto, la visione di questo film mi ha fin da subito ricordato le peripezie e la narrazione spesso in soggettiva di Ewan McGregor nel succitato film di Danny Boyle. 
Al contempo, Human Traffic si caratterizza come prodotto a sé, con alcuni punti in comune ma fondamentalmente diverso da Trainspotting.
Al centro della scena troviamo cinque ragazzi e il loro weekend all'insegna dello sbando. Dopo una settimana vissuta blandamente e con insofferenza, schiacciati in un ruolo che non sentono proprio in qualità di commessi o lavoratori, lo svago del weekend diviene l'unica via di salvezza, il modo per affermarsi e per cercare quell'individualità che il quotidiano sembra voler affogare. Una ricerca, un'evasione, vedetela come volete, che però non viene vissuta esattamente in modo sobrio e pulito, bensì stordendosi di droga e alcol, transumando da un locale a un altro, da un party a un altro rave, e cedendo al proprio io interiore, alle proprie paranoie, alla propria libera e semplice voglia di vivere. 
Ecco allora che si mescolano vicende personali più o meno felici, una storia d'amore in fieri, alienazione e tanta solitudine alternando momenti reali ad altri "virtuali", talvolta con effetti vagamente deliranti come i "factsmen" che appaiono dal nulla per dialogare (istruire?) con gli spettatori, prima, e perdersi nella frenesia della festa, poi.
Tra gli aspetti che più mi hanno colpito, al di là del ritmo e della regia, sempre molto vivace e nervosa, vi sono la sincerità e la schiettezza che emergono dalle vicende proposte, un'onestà che quasi ferisce e che si avverte soprattutto per il modo in cui i personaggi chiamano in causa lo spettatore, facendolo sentire parte del contesto in cui essi stessi interagiscono.

Ancora, mi è piaciuto il tono tutto sommato di non-condanna: quanto proposto viene solamente mostrato, lasciando spazio a considerazioni e riflessioni, sì, ma senza voler denunciare, trovare motivazioni particolari o lasciare aperto uno spiraglio di cambiamento. Non c'è un vero e proprio sviluppo di trama, viene mostrata semplicemente la realtà, un'intera generazione disillusa e frustrata, confusa e priva di identità. 
Ci si sofferma semmai sugli abusi di stupefacenti, sull'incoscienza e la facilità con cui assumono droghe senza curarsi delle eventuali conseguenze, sulla loro sensibilità e personali difficoltà, ma ci si ferma qui. Non vi è un'evoluzione, un cambiamento che si concretizza o che lo spettatore deve attuare per sé, semplicemente viene mostrato uno spaccato di vita in cui ciascuno, chi più o chi meno, magari può ritrovarsi.
Certo è che, dal film per lo meno, non emerge un quadro incoraggiante della gioventù moderna - ok, l'anno prossimo Human Traffic festeggia 15 anni però veicola un messaggio piuttosto attuale - ma probabilmente non è questa, o solo questa, da incolpare per lo stato delle cose. In fondo, come diceva il saggio, "la pianta dà il fiore che dà". Nello specifico, la generazione proposta in Human Traffic, vitale, esuberante, ma comunque eccessiva, allucinata e alienata ha del buono in sé ma è cresciuta senza un vero interesse da parte del "sistema" perché si formasse sana e matura, anzi. Più questa si sente sola e sperduta (nonostante magari frequenti i medesimi posti, si conosca, abbia interessi in comune...) e l'individuo si scopre in difficoltà con se stesso e nei confronti del prossimo, più le cose sembrano andar bene.
Un film non banale insomma, ma capace di conquistare grazie alla forte dinamicità, alle molte trovate originali, a volte demenziali a volte spietate (vedasi gli automi del fast food in cui lavora Nina, il capo che dopo avergli tappato la bocca con delle banconote "sodomizza" Jip) altre volte imbarazzanti (povero Moff...), sostenuto da un buon cast, da buoni daloghi e dalla costante presenza di musica pompata a tutto volume. Peccato un po' per il finale dove ci si aspetterebbe dell'altro e invece ... si ricomincia, con un nuovo ciclo settimanale in attesa che torni nuovamente la scintilla di vita del weekend. 





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