mercoledì 16 luglio 2014

Mattatoio n. 5

Titolo: Mattatoio n. 5  (o La crociata dei bambini)
Autore: Kurt Vonnegut
Editore: Feltrinelli
Genere: fantascienza, storico
Pagine: 196

La trama in breve:
Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai calcato. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda da un osservatorio decisamente sconsigliabile alle persone deboli di cuore: l'interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città. Alla fine del bombardamento, che fu uno dei più terribili e sanguinosi nella storia della guerra, quando Vonnegut uscì all'aperto, al posto di una delle più belle città del mondo c'era un'ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare ("ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere") e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo. Tutto è, è sempre stato e sempre sarà, passato e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno, nulla dipende dalla volontà dell'uomo. "Prenda la vita momento per momento," dice a Billy Pilgrim l'ultraterrestre che un bel giorno d'estate lo rapisce col suo disco volante, "e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d'ambra." (fonte La Feltrinelli)

Il mio commento:
Particolare questo libro, sia per tematiche che per lo stile con cui l'autore ha deciso di instaurare un dialogo con il lettore: un tono spiazzante, demenziale, colloquiale, eppure così serio e sereno, vivace ed autentico. 
Mattatoio n. 5 si rivela inoltre un romanzo originale e variegato, che non annoia ma che porta il lettore a confronto con tempi e luoghi diversi e distanti tra loro, ma collegati da colui che li ha vissuti fisicamente, quel Billy Pilgrim che fa da protagonista al libro. Il racconto si dipana infatti tra resoconto biografico e dinamiche di quotidiana esistenza, sprazzi di fantascienza e narrazioni di un'esperienza, come quella della guerra e della prigionia, tutt'altro che leggera ed effimera. 

Continui viaggi nel tempo e nei ricordi, che riaffiorano e talvolta si trasfigurano, confondendosi con sogni e desideri, vere e proprie fughe dalla realtà che si lasciano leggere, lasciando al contempo intuire la forza del vissuto, di quelle esperienze ormai impresse nella memoria dopo aver penetrando carni e cuore. Così va la vita, ripete spesso l'autore, con franca semplicità, lasciando intendere come non sia necessario focalizzarsi sul singolo momento o sul particolare ricordo perché tutto è, era, e sarà. Contemporaneamente, nel Tempo.
E se consideriamo che il bombardamento di Dresda, di cui è stato testimone l'autore, rappresenta uno tra i più gravi massacri mai compiuti dall'uomo, il tono vagamente comico con cui la narrazione incede unito al modo arrendevole con cui si chiude su questo o quel tragico epilogo dei personaggi incontrati tra le pagine, risulta a dir poco stridente, per certi versi determinando inevitabile distacco dagli eventi, siano pure azioni di guerra, tragiche condizioni di detenzione o l'aberrante spettacolo offerto dalla città bombardata. In tono velatamente provocatorio si ammicca inoltre all'insensatezza delle dinamiche sperimentate nel secondo conflitto mondiale (e di ogni guerra in generale), quando a combattere in Europa sono andati migliaia di giovani ragazzi, per lo più allo sbando, e contemporaneamente si uccideva e si salvavano vite.
Un tono canzonatorio e semplicistico, vagamente ingenuo e sognante, insomma, che diventa quindi uno dei modi possibili - ed efficace anche - per trasmettere esperienze e riflessioni maturati a a causa di quanto vissuto in tempo di guerra, qualcosa che non "è stato" ma continua a essere nella memoria di chi c'era o nelle conseguenze prodotte nei confronti del mondo e dell'umanità.
Apprezzato poi il parallelo che si instaura tra gli alieni trafamaldoriani - che osservano il comportamento degli umani quasi fossero lì a disposizione per loro diletto condizionandone l'ambiente circostante per far sì che facciano ciò che gli alieni desiderano - e i centri del comando militare che semplicemente osservano e comandano, mandando a morire soldati o bombardando città. Quasi fosse un gioco o uno spettacolo alla tv.


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