venerdì 1 maggio 2015

Operazione Cristopher

Titolo: Operazione Cristopher
Autore: Mario Filippeschi
Editore: Elison Publishing
Genere: romanzo storico
Pagine: 505

La trama in breve:
Europa del 1944. Gli alleati, temendo che la Germania nazista possa realizzare un’arma atomica, pongono in cantiere l’Operazione Cristhopher, un diabolico progetto teso a confondere e fuorviare le ricerche degli scienziati tedeschi.  A seguito dell’iniziativa alleata, tra le macerie di una Germania ormai morente, si intrecciano lotte sotterranee e raffinati inganni tra i sevizi di spionaggio e controspionaggio alleati e quelli dell’Abwher tedesco e delle SS. Lo scritto fonde la fantasia della sua trama col rigore storico che corre sul filo conduttore di fatti, in parte inediti e realmente accaduti, riguardanti il fallito progetto atomico tedesco. Il romanzo è frutto di anni di lavoro e accurate ricerche con descrizioni fedeli ed efficaci come linguaggi, stili comportamentali, gradi militari della Gestapo e delle SS, servizi di spionaggio e controspionaggio, Berlino, Germania devastata e altro. Le personalità descritte, i dialoghi, le tecnologie, le sigle, i termini, gli esperimenti condotti, le situazioni e ambienti corrispondono alla rigorosa realtà storica. Il personaggio principe è frutto della fantasia dell’autore. 

Il mio commento:
Come già accaduto con I violini del cosmo, ho letto questo ebook su proposta dell'editore stesso nell'ambito di una campagna promozionale di Elison Publishing. Rispetto alla lettura precedente, questa volta siamo di fronte però a un testo che si configura come un vero romanzo per cui con una struttura e un impianto narrativo di ben altro tenore. 
Nelle circa 500 pagine di cui si compone l'opera, l'autore ci porta dentro e fuori dal Terzo Reich, seguendo le vicende dell'italianissimo Edoardo Braschi, capitano dell'esercito nostrano ma anche scienziato e, per forza di cose, spia per conto degli alleati. Il personaggio che ne emerge è assimilabile a una sorta di James Bond, un tipo pragmatico, preparato, che padroneggia più lingue, dall'indubbio fascino e carisma e che nonostante le indiscutibili conoscenze scientifiche non si tira indietro se c'è da paracadutarsi o sopravvivere in un territorio precario e ostile come risulta essere quello della Germania nazista durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale.
Tra i vari personaggi, il protagonista è senza dubbio quello più approfondito e caratterizzato. Gli altri vengono tratteggiati e presentati attraverso dialoghi e situazioni in cui avvengono, per lo più, confronti dialettici, siano questi in seno all'Uranverein (che è il nome dell'associazione di scienziati che lavoravano sull'energia atomica per il terzo Reich) o con gli esponenti dello spionaggio tedesco o del MI-6 britannico. Ci imbatteremo in personalità del calibro di Werner Karl Heisenberg, Otto Hahn, Niels Bohr, Fritz Strassmann mentre dall'altra parte dell'Oceano fanno capolino Enrico Fermi e su tutti vigilano personaggi legati alle SS quali Walter Schellenberg. Nomi e riferimenti realmente esistiti, che rendono merito all'attività di studio e preparazione effettuata dall'autore. 
Attività che per altro si evince anche dai numerosi riferimenti storici, da dettagli, dai particolari, dagli eventi realmente accaduti e riproposti nell'arco della narrazione così come dai riferimenti geografici e dagli scorci delle città in cui sono ambientati gli eventi: un impegno tutt'altro che banale e che non può non venir menzionato.
I dialoghi proposti, spesso molto rigorosi e formali, improntati al rispetto di un'etichetta ormai desueta, lasciano emerge l'attenzione dell'autore per le atmosfere e i contesti sociali del tempo, ricorrendo anche a termini e perifrasi non più attuali o inframezzando con espressioni in tedesco o in inglese. E questo, a mio avviso, va a contribuire al valore del testo, donandogli profondità e credibilità, sebbene appesantendolo e rallentando se raffrontato allo stile di altri autori. 
Allo stesso tempo va apprezzato lo sforzo di Filippeschi nel proporre al lettore teorie e spiegazioni matematiche, fisiche e chimiche - pur senza scendere troppo nel dettaglio verso formule o dimostrazioni teoriche - per coinvolgerlo nella sfida che, all'epoca, era in atto per conquistare il primato sull'energia atomica. Se da un lato si è portati a considerare quale somma prova di forza la potenza distruttiva delle armi che una nazione possiede, non va scordato quanto lavoro e quanti investimenti vi siano in campo tecnologico e scientifico condotti, magari, da persone che con l'ambito bellico nulla hanno a che vedere. E che, anzi, si astraggono dal contesto focalizzandosi unicamente sul raggiungere determinati obiettivi "scientifici" al di là degli impatti etici e morali che questi traguardi possano scatenare (fermo restando che gli egregi luminari dell'Uranverein erano leggermente assoggettati al controllo militare...). 
Ho apprezzato questa impostazione, quindi, la guerra nella guerra tra due diverse coalizioni di pensatori e scienziati, tra ideologie e teorie come ad esempio sull'uso della grafite o dell'acqua pesante come moderatore per rallentare i neutroni. Un po' meno apprezzata invece la pesantezza che il linguaggio e i dialoghi proposti determinano e che, come anticipato, spesso si protraggono a lungo.
Confesso poi che tra tutti i nomi presentati, tra agenti, scienziati, intermediari, spie... un po' mi son perso e che, forse, sarebbe stato meglio presentare un breve elenco dei personaggi alla fine del romanzo, a mo di glossario, limitando l'infodump e spostando in quel frangente alcune note che compaiono direttamente nel testo smorzando il ritmo dell'opera. Mi riferisco a quando, ad esempio, nell'introdurre un personaggio, si accenna al fatto che in un dato anno ha vinto il Nobel oppure ha scoperto una determinata cosa.
Un aspetto che mi ha lasciato invece perplesso riguarda i riferimenti temporali: ora siamo nel 2015 e se dovessi accennare al fatto che un mio parente è scomparso in guerra anni fa direi "è scomparso nel '42" oppure se dovessi accennare al fatto che lavora in una data azienda direi "ci lavora dal '98". Ma se ci lavorasse da meno direi "è lì dall'anno scorso" oppure "due anni fa l'anno assunto". Nel testo invece ci si riferisce al passato sempre con la formula "da tal anno"...il che mi fa storcere il naso visto che magari le vicende si svolgono nel '42 e il riferimento temporale è il '41! 
Penso infine che le donne potrebbero ritenere il libro un po' maschilista visto il ruolo e certi comportamenti che riguardano le poche figure femminili presenti, sempre prosperose e abbastanza facili a un certo tipo di, come dire, esperienza. Vero è che di spie si parla e che un modo certo per ottenere informazioni da uomini di potere parrebbe quello comportarsi da prostituta (come House of Cards insegna...) senza scordare che, soprattutto nel passato, l'importanza e il ruolo del maschio era ancora più pronunciato, ma a volte il tutto mi è sembrato un po' troppo immediato (vedi Geli Demp e la relazione che instaura con Braschi). Ciò non toglie che ho apprezzato la presenza saltuaria di qualche siparietto pruriginoso, anche con risvolti sordidi, che danno ancor di più la sensazione di precarietà sperimentata, dove il presente è tutto e val la pena assecondare gli istinti.
Complessivamente, quindi, seppur con qualche piccola e rimediabile sbavatura qua e là, fermo restando le critiche e le perplessità sopra esposte, penso che questo libro rappresenti una discreta lettura, soprattutto per gli amanti dei contesti storici e le avventure di intricato spionaggio. Già perchè qui le manovre di spionaggio e controspionaggio si intersecano e creano risvolti imprevisti, con doppi-tripli ruoli e identità da celare sino alla fine. Avviso però di armarsi di pazienza viste le tematiche trattate e il ritmo talvolta rallentato, e di non aspettarsi pacchiane scene di guerra alla Salvate il soldato Ryan in quanto il focus del romanzo non è certamente orientato al campo di battaglia bensì allo scontro a distanza tra potenze mondiali.    


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