sabato 26 dicembre 2009

..:: Mulholland Drive ::..

Titolo: Mulholland Drive
Regia: David Lynch
Anno: 2001
Genere: Noir/Drammatico
Cast: Justin Theroux, Naomi Watts, Laura Harring, Ann Miller, Robert Forster

La trama in breve:
Mulholland Drive è una lunga e vecchia strada di Los Angeles: nasce nel deserto, attraversa i quartieri ricchi e finisce a strapiombo sulla costa di Malibù. Bisognerebbe ricordarsi di questa simbologia per cercare di dare un senso all'ultimo onirico ed enigmatico film di David Lynch. Quella che il regista stesso ha definito come "una semplice storia d'amore nella città dei sogni" è in realtà un intricato enigma sospeso tra allucinazione e realtà, con un tocco di nostalgia per il noir degli anni '40 ed una aperta ostilità verso l'attuale star system. Rita è un'avvenente bruna sopravvissuta ad un incidente d'auto in seguito al quale ha però perso la memoria, Betty un'aspirante attrice di belle speranze che la ospita nel proprio appartamento e se ne innamora. Le due protagoniste cercano di far luce sull'amnesia di Rita, per scoprire che in realtà niente è come sembra...

Il mio commento:
Personalmente non avevo mai visto molto di Lynch: lo conoscevo di fama, questo sì, ma mi mancava la visione di qualcosa di "suo".
E non sono rimasto affatto deluso, anzi, semmai tutto il contrario.
Mulholland Drive si è rivelato un film affascinante e disturbante, al contempo onirico, visionario e inquietante. Non facile, per carità, tant'è vero che la domanda che ci si pone alla fine è: che cosa ho visto?
L'atmosfera è sospesa e volutamente enigmatica, incerta, con trovate a dir poco originali ed efficaci che non sempre spiegano. Lasciano intuire, alludono, mostrano lasciando poi allo spettatore il compito di valutare e di capire.
Personalemente, solo dopo aver effettuato qualche ricerca in internet sono riuscito a capire "cosa" avessi visto anche se, ugualmente, credo che l'incertezza in cui si lascia lo spettatore possa consentire interpretazioni personali.
Il contrasto tra realtà e illusione, tra esperienza concreta e sogno è ben reso e al contempo convince e confonde. Trascina in un viaggio in cui nulla sembra certo e ben delineato, in cui ogni personaggio e situazione viene rielaborata dalla mente sognante della protagonista per renderla più accettabile e allineata con i propri desideri. Misteriosa e particolare la trovata del "cubo", il vuoto che rapisce la mente e che collega io e l'inconscio invertendo realtà e sogni.
La sequenza in cui Betty, pur trovandosi in una stanza chiusa, assieme a Rita, scompare nel nulla dopo essere uscita dal campo visivo della telecamera, a ben pensarci, può sembrare ridicola e assurda eppure geniale. Diviene un punto di svolta in cui ogni personaggio e situazione viene distrutto e ricostruito, assuemendo nuove connotazioni, in contrapposizione più o meno marcata con quanto visto fino a quel punto.
Un plauso quindi alla costruzione dell'intera vicenda, alla regia e al montaggio delle scene. Alcune, a mio avviso, volutamente fuorvianti con lo scopo di introdurre inquiteudine e misteri (vedasi quella dell' "uomo nero" nei pressi della tavola calda). Altre appositamente mutilate e repentine per raggiungere lo stesso scopo (ad esempio il cowboy che apre la porta dicendo che è ora di svegliarsi...).
Ad ogni modo, tutto scivola via alla perfezione, convincendo lo spettatore e lasciandolo a metà tra l'appassionato e il confuso, quasi al limite della percezione di qualche verità che però solamente a tratti viene concessa. La recitazione pacata e quasi sussurrata gioca inoltre un ruolo non marginale, in quanto costringe lo spettatore ad una maggior attenzione, ad avvicinarsi maggiormente, quasi abbassando le difese nello sforzo di comprendere. Senza però mai riuscirci del tutto anche a causa di elementi volutamente astrusi (vedasi il nano, il cowboy, il giro di telefonate per confermare il ritrovamento della ragazza...) .
Esattamente come accade nei sogni.
Complimenti poi anche alle attrici scelte, splendide ma soprattutto capaci, fautrici del "gioco all'illusione" per nascondere ciò che è vero agli occhi dello spettatore. Gioco che viene tra l'altro accennato durante la sequenza, inquietante e catartica, della rappresentazione teatrale/musicale. Intense e provocanti pure le scene di erotismo saffico tra le due, amanti-complici in un caso, pseudo-coppia in crisi poi.
Pure sotto il profilo della colonna sonora - affidata ad Angelo Badalamenti - e degli interventi musicali il film non delude affatto, anzi. Il suono e le melodie scelte amplificano l'effetto di disorientamento e l'inquietudine che prova lo spettatore, lasciando il tutto in uno stato di voluta sospensione.
Un film di non facile assimilazione quindi, ma al contempo di forte impatto emotivo e intellettuale per via delle atmsofere e delle tematiche che mescola, per lo più frutto della rielaborazione del subconscio di Diane.

4 commenti:

Enrico ha detto...

Hehe so che non è lo spazio adatto il commento ma lo faccio lo stesso...
Ho votato "il Terzo Spirito"...
La lama di...Secondo me è un titolo già sentito e colloca il romanzo chiaramento nel genere fantasy. Se questo è il tuo obiettivo ok ma se vuoi creare un po' di suspence e cercare di non farti subito "etichettare" propendo per qualcosa di più raffinato.
Giorni di Vuoto e Luce mi piaceva molto si colloca subito su un registro elevato al limite mi ricorda un libro di poesie o una dissertazione filosofica. Probabilmente se usi questo ti giochi la parte medio bassa del target...
Vuoto di Luce anche questo mi piace ma mi pare troppo "spinto" almeno con "Giorni di..." fai capire che si tratta di una saga, di croncache o comunque di un racconto di qualcosa Vuoto di Luce mi pare davvero rarefatto.
Il Terzo Spirito me piace me piace...mi evoca tante cose e non spiega tutto intanto vorrei capire chi sono gli altri 2 spiriti poi mi ricorda (non so bene perchè) i pilastri della terra... Non so me ispira...

Gegio ha detto...

E' la stessa domanda che mi sono posto dopo un pò per Avatar: cosa ho visto???
A parte gli scherzi, ho paura a vederlo più volte, altrimenti mi renderei conto che potrebbe piacermi troppo e di quanto tempo è passato senza averlo mai visto...

Caro blogger,
questo film era candidato (eh si...) agli Oscar del 2002, e lo è ancora per il Torneo degli Oscar. Si votano alcune categorie, e si sono aggiunte quelle di miglior escluso dall'Academy e di miglior film italiano. Sei ufficialmente invitato a votare:
http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/2010/02/le-nomination-del-2002.html

Leonardo Colombi ha detto...

Eheh, beh, a mio avviso Avatar è molto ma moooolto più semplice a livello di narrazione e intreccio, semmai c'è la grafica e l'immaginazione visionaria a distrarre. In Mulholland Drive invece tutto sembra sospeso, irreale, inquientante.

Buona comunque la segnalazione del torneo degli Oscar: ne ho approfittato per votare pure io ^_^

Gegio ha detto...

Naturalmente non parlavo di trama, in cui Lynch, è assodato, da il suo meglio. Visto però che di Avatar si parla sempre e ovunque volevo inserirlo anche qua...scherzo, la mia era solo ironia, questa si invece, mi è rimasta dopo il film di Cameron.

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