giovedì 14 aprile 2011

..:: Sucker Punch ::..


Titolo: Sucker Punch
Regia: Zack Snyder
Anno: 2011
Genere: Fantastico, Azione

La trama in breve:
Unica erede del patrimonio di famiglia alla morte della madre, incolpata dell'uccisione della sorella, in realtà avvenuta per mano del malvagio patrigno, e da questi rinchiusa in un terribile manicomio, Baby Doll medita la fuga. Tra visioni, sogni, aspirazioni e metafore immagina la sua permanenza come la vita in un bordello in cui le prostitute danzano per attirare l'attenzione dei clienti e farsi scegliere. Quando danza per distrarre i clienti invece Baby Doll immagina la propria strada verso la libertà come un'iperbolica battaglia tecnologica tra katane, armi automatiche e nemici mostruosi. (fonte mymovies)
L'inizio dell'incubo

Il mio commento:
La prima volta che ho sentito parlare di questo film è stata grazie ad un thread nel familiare forum di Terre di Confine; da subito il trailer e gli elementi di Sucker Punch mi avevano incuriosito assai. 
D'altra parte, a mio avviso, il buon Zack Snyder ha saputo regalare al mondo del cinema opere piuttosto discrete, molto fisiche e visivamente impegnative: basti pensare a 300 o a WatchMen, ma anche al film d'animazione Il regno di Ga'Hoole.
E anche questa sua recente fatica è in linea con il suo stile. Probabilmente, leggendo le recensioni che sono state pubblicate qua e là nel web, si tratta in questi casi di una visione non adatta a tutti i palati e, sospetto, di un prodotto frainteso e sottovalutato da molti spettatori e critici (di professione e non).
Baby Doll di fronte alla devastazione
in uno dei "trip" che il film propone
Strano a dirsi ma molte volte le aspettative di chi si appresta ad affrontare un'opera cinematografica, musicale o letteraria possono fuorviare e imporre già un'interpretazione prima ancora della reale fruizione del prodotto. Qualcosa che viene assunto come dogma e che porta a cogliere marginalmente le emozioni o i messaggi proposti. Come se si stesse assistendo ad un'altra storia, o qualcosa di simile, dove non conta ciò che viene proposto ma quel che abbiamo deciso di stare a guardare, leggere o godere.
Ecco quindi che per chi non è avvezzo al mondo dei videoclip, a quello dell'animazione e dei videogames l'esperienza proposta da Sucker Punch può diventare ostica e difficile da assimilare. D'altra parte, di carne al fuoco ce n'è davvero molta, troppa forse, con ambientazioni via via più arzigogolate e stravaganti, ora ammiccanti al fantasy ora alla fantascienza, che finiscono con il disorientare più che portare ad una maggior comprensione di ciò che viene proposto. 
Samurai ... moderni?
La storia, in realtà, è organizzata su più livelli, proposta con sequenze che rimandano l'una all'altra, quasi come fossero stage di un videogame, sfide da superare, trasfigurazioni delle prove e dei soprusi che le protagoniste devono fronteggiare nel mondo reale. L'intreccio, di per sé, sarebbe piuttosto drammatico e triste, concentrato attorno alle dinamiche esistenziali di donne vittime di abusi e di violenze, costrette alla segregazione in un ospizio/manicomio dove gli inservienti sono corrotti e lussuriosi e il denaro può giustificare interventi tesi a lobotomizzare e mettere a tacere per sempre vittime scomode, indegne di qualsiasi forma di comprensione e giustizia. Una metafora della vita come prigione, dove la follia è all'ordine del giorno e la fuga rimane l'unica scelta saggia da tentare per cercare di giungere alla vera realizzazione di se stessi. Il tutto condito e sottolineato da scenografie ed effetti speciali spettacolari e superbi, resi ancor più suggestivi e di maggior impatto grazie alla splendida colonna sonora scelta. Azione e dialoghi si intervallano e, talvolta, il silenzio cede il posto alla sola musica lasciando allo spettatore il compito di aggiungere la parola alle sequenze proposte. In particolar modo, ciò avviene nel corso dei primi minuti del film, un micro film tragico che apre le vicende e che conduce sino al momento clou, dove la narrazione si sospende per catapultare in un mondo fantastico e straniante. 
Mai far arrabbiare un drago...
Un contesto che, per dirla tutta, è la trasfigurazione del presente che la giovane BabyDoll sperimenta dopo la morte della propria madre. 
Tra gli aspetti che più mi son piaciuti del film, al di là della straordinaria potenza visiva e dalle emozioni provate nel trovarmi, al cinema, ad assistere ad esperienze simil-videoludiche, vi è la scelta di non far percepire subito chi è la vera "beneficiaria" del piano della protagonista, così come lo spirito di sacrificio che, tutto sommato, possiedono le protagoniste (o, più in generale, le donne):  tutte giovani, belle, prestanti, piacevoli, ridotte al ruolo di oggetti, di subumane, di vittime del potere e di una società maschio-centrica. Persone che si trovano costrette a lottare e a vivere la propria femminilità come strumento e arma: difficile credere che, nel mondo reale, BabyDoll si limiti a "ballare" per distrarre secondini e inservienti. Ma è l'unico modo per poter riuscire nell'impresa di mettere insieme tutti gli elementi del piano. Già, il piano: nulla di particolarmente approfondito a dir la verità, ma essenziale ed efficace, funzionale allo sviluppo del plot. 5 "semplici" quest che molto hanno di spartano, oserei dire. 
Sweet Pea e Rocket
Ho apprezzato poi la figura dell'angelo custode, del maestro/colonnello/spirito guida (a seconda dei contesti) che si prodiga nell'aiutare le cinque eroine nel loro tentativo di guadagnarsi la salvezza. Un traguardo che, purtroppo, non è alla portata di tutte: violente punizioni sono previste per coloro che osano ribellarsi e tentare la fuga dall'uomo. Il maestro/colonnello/spirito guida, interpretato da Scott Glenn, è probabilmente l'unico maschio del film che tratta Baby Doll e compagne come persone e non come pezzi di carne di cui abusare o esistenti per soddisfare lascivi impulsi sessuali. E probabilmente è il personaggio che, nei momenti più assurdi, riesce a declamare le frasi più folli nel totale dei dialoghi proposti in quasi due ore di film. 
...e guerra sia!
Infine, mi è piaciuto il viaggio proposto, i cambiamenti di ambientazione, gli scontri estenuanti, gli scenari da videogame, a tratti onirici, a tratti visionari, molto curati dal punto di vista dell'estetica e dei contrasti: un po' come avrebbero potuto essere, esasperandoli, Inception o The Matrix. Solo che qui, a livello di effetti speciali, siamo "oltre" ad uno stadio successivo, nel regno della post-produzione. Un po' come Avatar, Tra l'altro, visto che ho citato questi filmoni realizzati da registi ben noti nel campo cinematografico, Sucker Punch non sfigura neppure dal punto di vista della regia e delle soluzioni proposte, con cambi di inquadrature e un ritmo piuttosto sostenuto (d'altronde, Snyder viene dal mondo dei videoclip e degli spot) oltre a movimenti di camera, inquadrature e dinamiche spericolate e particolari (basti pensare ai giochi con gli specchi, ai ralenti o ai capovolgimenti utilizzati). C'è da meravigliarsi che non sia uscito in 3D...anche se, per quanto mi riguarda, non si tratta assolutamente di un difetto.
Uno zeppelin, o quasi, abbattuto 
Di contro, il film presenta anche alcuni difettucci, in primis la difficoltà di assimilazione per chi non si aspetta una storia organizzata su piani narrativi differenti o non è pratico di videogames e anime. Anche la presenza di numerose e lunghe scene d'azione e combattimento possono risultare noiose e pesanti - su questo non ci piove - così come l'insistenza su dinamiche legate a vicende di "donne" può essere apprezzata oppure guardata con sospetto (un po' come avviene in Grindhouse - DeathProof di Tarantino).
Non un prodotto per tutti, quindi, ma senza dubbio un'esperienza visiva e narrativa tutt'altro che trascurabile: da vedere, a mio avviso, e giudicare in base alla propria personale sensibilità ed esperienza.


2 commenti:

Filippo ha detto...

Devi però ammettere che il piano di fuga è geniale.. :-)

Leonardo Colombi ha detto...

In effetti è molto strutturato ed enigmatico al contempo, ma con il suo fascino: "L'ultimo oggetto è ... un mistero!" "Ah però..."

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