sabato 23 aprile 2011

..:: Aphelion ::..

Titolo: Aphelion
Autore: Kristle Reed
Editore: nel 2008 edito da 0111 Edizioni, dal 2009 libro autoprodotto su IlMioLibro
Genere: Fantasy
Pagine: 168

La trama in breve:
New York, 1905. Dreamland è un gigantesco parco dei divertimenti che sorge a Coney Island. Tra le varie attrazioni, il parco ospita un Freak Show dove si esibiscono mostruosi fenomeni da baraccone, tenuti in gabbia. In una di queste gabbie c’è il vampiro Goran. Mostra i denti, agita il mantello e fa del suo meglio per spaventare gli spettatori. Ad assistere alla sua esibizione ci sono Emil e Ailis, due giovani vampiri. Quando la bella Ailis decide di liberare il prigioniero, scopre che Goran è un uomo affetto da un lieve ritardo mentale e che non sa nemmeno di essere un vampiro. È semplicemente una creatura sfortunata che ha imparato a recitare una parte, senza sapere perché. Commossa dall’animo gentile di Goran, Ailis decide comunque di aiutarlo. Decisione che, come prevedibile, darà il via a una serie di problemi e difficoltà che avranno il duplice effetto di stravolgere e arricchire l’immortale esistenza di entrambi. Un romanzo in cui la vera protagonista è la notte. Una favola gotica in una New York d’altri tempi. (fonte Il mio Libro)

Il mio commento:
Premetto che ho letto questo romanzo nell'ambito di una catena di lettura promossa su Mondo Parallelo.
Il titolo del testo è molto particolare e suggestivo, attinente alle dinamiche descritte nel romanzo in quanto proprio il sole (1) gioca un ruolo importante nelle vicende narrate, sia all'atto pratico che metaforico. 
Anche l'immagine scelta per la copertina, seppure un po' sfocata, è molto azzeccata e chiara, esplicita nell'identificare la tipologia di esseri che saranno protagonisti della narrazione. Pure il volto di donna scelto è perfetto per evocare quello di Ailis e catturare l'attenzione di eventuali lettori, soprattutto di sesso maschile.
L'impaginazione e la rilegatura sono di discreta fattura e permettono una piacevole fruizione del testo. La strategia di proporre capitoli molto brevi, ciascuno di seguito all'altro, rappresenta inoltre un buon incentivo alla lettura. Senza contare che lo stile utilizzato dall'autrice è molto buono, a tratti poetico, indiscutibilmente molto evocativo, ben equilibrato nel proporre ora brani più descrittivi ora testi più introspettivi. Di certo induce a proseguire con le pagine del libro e a "vedere" i personaggi e l'ambientazione proposte. Le uniche pecche riguardano alcune ripetizioni facilmente eliminabili ma che, almeno nella versione in mio possesso, hanno appesantito e reso irritante la lettura di certe parti. In fondo, esistono sinonimi, pronomi e sostantivi  proprio per evitare l'ossessivo utilizzo di nomi propri.
La New York descritta, poi, sa di vissuto e si percepisce la passione per l'autrice per tali locazioni. Forse c'è effettivamente stata, forse no: in ogni caso è riuscita nell'intento di proporre immagini vivide e realistiche, di tanto in tanto concedendo spazio a riflessioni e rendicontazioni simil-storiche, proprio per aumentare il grado di immedesimazione del lettore e aiutarlo nel vivere con maggior forza le vicende descritte. Anche se, di tanto in tanto, qualche riferimento temporale sembra essere sfuggito di mano.
I personaggi proposti non sono moltissimi ma ben caratterizzati. Al di là dei gestori del DreamLand di Coney Island, quelli su cui più si è concentrata l'autrice veneta sono i tre vampiri Emil, Ailis e Goran. 
Il primo è un giovane ragazzo che ha accettato la sua condizione di non morto imparando a vivere nuove esperienza esistenziali all'insegna delle forti emozioni, dell'omicidio e della sfida. Ailis invece è una quindicenne irlandese, avvenente e sensibile, divenuta immortale per mano di Emil e con il quale ha instaurato un rapporto particolare, a tratti di sudditanza a tratti di complicità. Goran, infine, è un vampiro di origini rumene, quasi quarantenne, anch'esso "figlio" di Emil prima che quest'ultimo emigrasse a New York. Rapito e trascinato a DreamLand come fenomeno da baraccone, Goran è inconsapevole della propria condizione di non morto ma sarà proprio grazie ad Ailis che saprà comprendere cosa è diventato e a maturare, sia come uomo che come vampiro. Inutile dire che, tra i tre, si creeranno tensioni e simpatie, complicità e invidie, oltre a legami di tipo sentimentale (complicate anche dall'incapacità di parlare inglese da parte del vampiro rumeno). 
La tragedia però accompagna, da sempre, la condizione dei vampiri e anche questa storia non fa eccezione alcuna. Quelli proposti sono infatti creature delle tenebre costrette a uccidere per vivere, ma sono anche obbligati a nascondersi dal sole e dalla società, in pratica dei reietti incompresi. Personalmente mi hanno ricordato abbastanza i non morti di Anne Rice e di Stephenie Meyer, molto votati all'introspezione e concentrati sulla propria condizione di vita tragica ma romantica. Posseggono una forza e una ferocia inaudita, il dono dell'immortalità, però conservano larga parte di quell'umanità che rende tali gli uomini. Anzi, sono forse ancora più sensibili, ingenui e capaci di cogliere le piccole sfumature dell'esistenza, fattore questo che amplifica il conflitto che vivono con se stessi e con il mondo. Un contrasto impossibile da eliminare o da ignorare, esplicitato da quella necessità di sottrarsi al sole, di starne lontani il più possibile. Sono creature condannate in pratica, e per loro non c'è speranza, nemmeno se possiedono il dono della bellezza o se nel loro cuore albergano anche sentimenti nobili (di trombare invece non se ne parla...). 
C'è anche da dire però che, tutto sommato, non si pongono nemmeno grandi ideali o progetti esistenziali. Strana cosa per chi ha tutta l'eternità davanti e che, immagino, voglia garantirsi di poter cacciare e continuare a nutrirsi. O a divertirsi, altra cosa a cui non si può pensare: perché non uscire a ballare ogni tanto? Potrebbe essere un'occasione di adescamento, no? Oltretutto, la loro esistenza è forse cadenzata in modo troppo forte dalla necessità di cacciare/nutrirsi, quasi che non sia loro concesso fare o anche solo aspirare ad altro.
In fondo, oltre al GreenWood Cemetery non hanno altri nascondigli, nemmeno temono di venir scoperti durante le loro scorribande notturne. A tratti, invece, la fine della loro condizione vampiresca diviene un desiderio dolce, un sogno di redenzione, una fuga. Il contrasto tra queste due spinte credo rappresenti proprio una delle caratteristiche essenziali del romanzo, ulteriormente sottolineata dal legame che sospinge Ailis ora verso Emil, ora verso Goran, che rappresentano due poli opposti dell'essere vampiro.
In conclusione, Aphelion è stata una lettura piacevole e delicata, molto suggestiva che però, nonostante qualche colpo di scena qua e là, ha di contro una certa linearità e assenza di eventi "esterni" che giungano a creare squilibri o a introdurre novità. Certo, c'è l'uccisione della madre di Ailis che causa non poche incomprensioni e divisioni, innescando gli eventi che porteranno alla tragedia del finale, ma nessun grosso imprevisto o dinamica messa in atto da personaggi che non siano i tre protagonisti. Ad esempio, c'è da chiedersi perché, nonostante una media di almeno dieci omicidi per notte, ogni notte, non venga organizzata nessuna ronda né un aumento della sorveglianza notturna in certe zone. Possibile poi che nessun cittadino della grande mela si sia mai accorto di loro, nemmeno scorgendoli da lontano dirigersi verso uno dei più grandi cimiteri di New York?




Note:
(1) L'afelio è il punto dell'orbita terrestre che risulta più lontano dal Sole.

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