sabato 18 febbraio 2012

..:: Il mondo nuovo ::..


Titolo: Il mondo nuovo / Ritorno al mondo nuovo
Autore: Aldous Huxley
Editore: Mondadori
Genere: distopico, saggistica
Pagine: 340

La trama in breve:
Il romanzo è ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, qui simboleggiato dal culto di Ford. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra né dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinché si mantenga questo equilibrio, però, gli abitanti vengono concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici. Durante I'infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociali prestabiliti secondo il livello di nascita L'equilibrio si spezza quando John, un giovane cresciuto in una società più primitiva, entra in contatto con questa società "perfetta". La sua ribellione contro la massificazione però non ha fortuna: un tema, questo - la sconfitta del singolo a vantaggio del numero - che costituisce uno dei temi ricorrenti di tutta la narrativa successiva di Huxley.
Il successo de Il mondo nuovo, così come il dibattito che si sviluppa intorno alle tesi discusse nel libro, spingono Huxley a pubblicare, nel 1958, Ritorno al mondo nuovo, dove evidenzia che molte delle sue più catastrofiche previsioni del 1932 si sono avverate anzitempo. Ritorno al mondo nuovo non è infatti un romanzo, ma una raccolta di saggi, in cui l'autore espone le proprie convinzioni politico-sociali. I pilastri ideologici che fanno da sfondo al fortunato romanzo vengono qui ripresi e analizzati singolarmente per dimostrare che in più di un caso fanno già parte del presente.  (fonte Libreria Del Ponte)

Il mio commento:
Inquietante, cupo, dannatamente credibile e verosimile. Non si tratta certamente di un testo che può lasciare indifferente il lettore o di facile lettura, ma indubbiamente "Il mondo nuovo" si rivela essere un piccolo capolavoro. Scritto nel 1932 si rivela attuale assai, attento nel portare alla luce dinamiche e tendenze sociali verso cui l'umanità potrebbe essere (essersi già...?) spinta. L'autore, non propriamente un ottimista, almeno a giudicare dalla sua biografia e da quanto traspare nel testo in questione, si dimostra un acuto osservatore e un profondo conoscitore delle dinamiche psicologiche legate al condizionamento e all'apprendimento dell'uomo. E non solo. Come emerge soprattutto dai saggi che costituiscono "Ritorno al mondo nuovo" è abile e intelligente nel cogliere dinamiche sociali su larga scala che, a medio-lungo termine, avrebbero portato a situazioni globali critiche. Ovvero, a fenomeni che vediamo ora, tutti i giorni, ma di cui probabilmente ci sfugge la pericolosità o il senso più profondo: ecco allora che sovrappopolazione, super-organizzazione, propaganda, arte di vendere, educazione e altri fattori convergono nel delineare un'ambientazione quanto mai inquietante e distopica. Che poi è quella descritta ne "Il mondo nuovo" del 1932, ma che, per certi versi, si è già attuata nel nostro mondo attuale.
Quello proposto da Huxley è infatti un mondo in cui l'individualità è praticamente annullata e tutto, nella società perfetta proposta, è "organizzato" in modo tale da garantire la massima efficienza e stabilità. La popolazione mondiale è quindi controllata e condizionata a partire dal concepimento: il numero delle nascite è predeterminato e avviene in provetta. L'eugentica e la clonazione umana sono prassi per fornire alla società schiere di individui tutti uguali, il cui sviluppo viene seguito e manipolato al fine di produrre "tot" decine di meccanici, "tot" decine di ingegneri ecc.. Il tutto secondo un piano di controllo demografico ben congegnato e rispettoso di un ordinamento sociale basato su di un rigido sistema di caste. Anche l'educazione e il condizionamento avvengono in un modo subdolo e sconvolgente, ovvero ricorrendo all'ipnopedia.
Ne consegue che tutti vivono e pensano pressoché nel medesimo modo, lo spazio all'individualità è praticamente nullo, la spinta al consumismo massima. Anche l'uso di droghe (il soma), il preservare il corpo dall'invecchiamento, l'uso forzato di anti-concezionali e la ricerca edonistica del piacere sono la prassi ("...com'è Lenina?" "Molto pneumatica. Non l'hai ancora provata?"). Non esiste la monogamia, né il concetto di padre o di madre; anzi, tutti sono di e vanno con tutti. Ci sono anche "orge" sociali...
Concetti come religione, arte, filosofia sono del tutto abortiti; il progresso scientifico pure è assoggettato a logiche di controllo rispettose di un volere totalitario.
Dall'altro lato, l'umanità "civilizzata" vive un'era di perfetta stabilità, "felice", priva di tensioni e di contrasti. Non esiste il dolore, la morte, la guerra. Il sistema incarna un ideale utopico di società equilibrata. 
In tutto questo contesto individui anomali possono però costituire "un pericolo", come dimostra Bernardo Marx, uno dei protagonisti del romanzo: pur essendo un alpha-plus, ovvero appartenente all'elite, egli è nato leggermente più piccolo degli altri, cosa che gli provoca imbarazzi e piccole vergogne che innescheranno in lui pensieri sovversivi. In virtù della propria condizione fisica egli matura infatti una certa personalità e individualità. E' però un tipo meschino (ad esempio si rifà sui delta, praticamente dei subumani destinati alle mansioni più semplici e basilari), un approfittatore, non esattamente un eroe che si batte per una causa o un ideale (a differenza di quello che invece emergeva in Winston del 1984 di Orwell, connotato in ben altra maniera). Percezione che emerge anche dal confronto con un altro dei personaggi principali amico dello stesso Bernardo, tale Helmoholtz Watson che è un concentrato di virilità, di energia fisica e capacità intellettuale e artistica (scrive soggetti per il cinema odoroso). Essendo "superiore" agli altri anche quest'ultimo matura una certa individualità.
Personalità che però rimangono pressoché innocue fintantoché Bernardo non entra in contatto con John, un "selvaggio". In vacanza, diciamo così, assieme a Lenina (un altro dei personaggi cardine) presso una riserva, ovvero un'oasi al di fuori del mondo civilizzato in cui stanno persone che vivono in condizioni simili a quelle del terzo mondo (niente condizionamento, niente cultura, monogamia, riproduzione vivipara...), entra in contatto con due di loro: Linda e John. La prima è in realtà una beta (classe inferiore agli alpha) la quale è rimasta "intrappolata" nella riserva a causa di un incidente avuto durante un viaggio eseguito qualche decina di anni prima; John ne è il figlio, concepito però con l'alpha con il quale Linda stava al tempo, attuale direttore di Bernardo Marx. Di conseguenza, John verrà riportato nel mondo nuovo e posto dinnanzi a dinamiche esistenziali per lui inconcepibili e sconvolgenti. Al contempo lui stesso diverrà un oggetto di consumo, un animale da circo, conteso dagli alpha, che lo trattano come un fenomeno da baraccone. Ma l'indole di John, la sua mancanza di condizionamento, l'amore al contempo passionale e distruttivo che prova per Lenina (che però ai suoi occhi appare più che impura, niente meno che una mignotta) e, soprattutto, la conoscenza di "altro" (di Shakespeare, dell'amore di una madre, del dolore, della morte) innescheranno una serie di dinamiche distruttive e autolesioniste. John non riuscirà quindi ad integrarsi, a conciliare la propria individualità e la propria sensibilità all'interno del contesto sociale del nuovo mondo. Addirittura gli verrà preclusa la possibilità dell'esilio (a cui invece finiscono condannati Bernardo ed Helmoholtz), situazione che lo costringerà ad isolarsi dalla società, rinunciando a "tutto", ad ogni confort, ad ogni contatto. Una sorta di eremita, condizione che amplifica l'estraneità del selvaggio dalla massa e dalla società del mondo nuovo. Inevitabilmente giungerà la tragedia finale e, in un certo senso, sarà lo stesso John a portare il dolore e la morte all'interno del mondo nuovo, della società perfetta costruita in nome in Ford. 
Ma nonostante questo, il "brave new world" descritto da Huxley non cambierà, non metterà in discussione se stesso. Quelle spinte e quelle tendenze al cambiamento che parevano essersi innescati in personaggi quali Lenina (a modo suo innamorata di John) e Bernardo rimarranno solo ad un livello embrionale, non si propagheranno. In pratica, non c'è speranza perché non è l'individuo che conta ma è invece la società, la massa, il bene collettivo a prevalere. Un bene che però potrebbe essere opinabile, imposto più che voluto e cercato essendo l'umanità "civilizzata" vittima di un condizionamento costante e inconsapevole, fatto questo che la congela in uno stato di perenne stasi. Malgrado quando accaduto, gli uomini e le donne che la costituiscono continueranno a vivere come han sempre fatto.
Che è un po' la medesima situazione che sperimentiamo costantemente quando, tramite i media, veniamo a conoscenza di situazioni di degrado, di emarginazione, di omicidi o di violenza: se ne discute, ci si infervora magari per qualche giorno, e poi ce ne si dimentica. L'effetto che su di noi hanno altre forme di distrazione (e di condizionamento) risulta più forte e vincente. E anche nel nostro mondo, a ben pensarci, concetti "tradizionali" come quello della famiglia o dell'educazione morale vengono via via perduti. Subentrano inoltre altre dinamiche nel definire la personalità dell'individuo, frutto di precise e accurate ricerche di mercato: la pubblicità e la propaganda (non necessariamente politica) ormai sono realtà note che ci condizionano e ci vincolano, formando e plagiando la nostra forma mentis, schiacciandoci verso l'omologazione a modelli di comportamento e di pensiero ben codificati. Prevedibili e controllabili. Che, non da ultimo, hanno il fine di spronarci verso un consumismo sfrenato e irresponsabile nei confronti delle risorse limitate del nostro pianeta.
Processi e dinamiche che lo stesso Huxley coglieva già nella società del suo tempo e su cui cerca di far riflettere attraverso la propria opera e, soprattutto, i saggi de "Ritorno al mondo nuovo".
Da questi mi permetto di estrarre alcuni passaggi che, a mio avviso, sono molto significativi e che, in parte sono riflessioni dell'autore in parte considerazione di filosofi e scienziati:

"[..] ma le società sono composte di individui e sono buone solo nella misura in cui aiutano gli individui a realizzare le proprie possibilità, e a condurre una vita felice e creativa. Ebbene, i progressi tecnologici di questi ultimi anni in che senso hanno agito sull'individuo? Ecco la risposta del filosofo e psichiatra dottor Erich Fromm: 
La nostra società occidentale contemporanea, nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico è sempre meno capace di condurre alla sanità mentale, e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicità, la ragione, la capacità d'amore nell'individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre più grave infermità mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica corsa al lavoro e al cosiddetto piacere." (dal capitolo Superorganizzazione)

Nel brano successivo invece lo scrittore parla di propaganda, delle sottili dinamiche psicologiche che legano tra loro politica e marketing: certo, nel suo romanzo non vi sono problemi di tipo politico in quanto tutto vige secondo una forma di dittatura totalitaria. Però si presuppone che le dinamiche che ne abbiano portato all'instaurazione siano fortemente legate a ragionamenti sul modo di vendere e di proporsi, plagiando e condizionando le masse al pari di quanto fatto da Hitler: 

"... Il candidato deve essere bello, in qualche modo, o virile o paterno. Deve saper intrattenere il pubblico senza annoiarlo. Il pubblico, avvezzo alla televisione e alla radio, vuole lasciarsi distrarre, e non ama che gli si chieda di concentrarsi o di compiere una lunga fatica intellettuale. Perciò i discorsi del candidato-attore devono essere brevi e scattanti. I grandi problemi del momento devono essere liquidati in cinque minuti al massimo; magari in sessanta secondi netti..." (dal capitolo L'arte di vendere)

Per concludere, non nego che questa lettura mi sia piaciuta molto. L'ho trovata un tantino ostica e pesante, inquietante anche, ma inequivocabilmente illuminante e interessante. Anche dal punto di vista dello stile e della narrazione trovo che Huxley sia un bravo autore, forbito e preciso (addirittura scientifico nel rendicontare nomi di sostanze farmaceutiche, composti chimici e via dicendo) nelle descrizioni ma capace anche di escogitare soluzioni narrative a mio avviso originali e accattivanti. Nel capitolo III c'è infatti una sequenza che ho trovato grandiosa, molto moderna, costituita solo da dialoghi e brevi descrizioni grazie alla quale l'autore riesce a portare avanti tre scene in contemporanea: Lenina e Fanny da una parte; il governatore Mustafà Mond che tiene una lezione; Bernardo negli spogliatoi assieme a Enrico Foster e ad un altro tizio. Da appassionato di scrittura ho adorato tale espediente stilistico e il ritmo creato da Huxley.
In definitiva un libro che vi consiglio caldamente, complesso e sfaccettato, probabilmente non per tutti i palati. Quanto meno per i fan degli Iron Maiden ^__^



PS: ho letto da qualche parte, nel web, che c'è interesse a realizzare un'altra trasposizione filmica di codesto romanzo (ce n'è stata una nel 1998, a dire il vero). In teoria ci sarebbero Ridley Scott e Leonardo Di Caprio dietro al progetto. Nulla da eccepire sulla coppia di artisti ma, per favore, non fate cazzate. L'opera è complessa e delicata, di non facile trattazione: non me la rovinate, cosa che si verifica con il 90% degli adattamenti da libro a film.

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