domenica 9 novembre 2014

Adesso Cinema! (O almeno proviamoci...)

Ehi, guardatemi, sono Godzilla!
Inizialmente avevo per la testa Interstellar visto ieri sera al cinema con Silvia. Stavo iniziando a impostare mentalmente il commento da postare sul blog ma stamattina, durante la colazione, qualcosa è andato storto e ho deciso di cianciare di ben altro argomento.
Fondamentalmente è accaduto che ho acceso la tv e l'ho guardata.
Per 10 minuti, 15 al massimo.
Andava in onda Adesso cinema!, su Iris (Mediaset), trasmissione che tratta di cinema. 
Tempo che mi sintonizzavo e vanno in onda una rapida carrellata di novità in uscita (film francesi, film italiani...), uno sguardo a Interstellar e poi un servizio sul Giappone, con Marta Perego.
Argomento? Il Tokyo Film Festival.
O, per lo meno, quello che ho dedotto.
Ma prima di approdare al sodo, lo staff propone allo spettatore una doverosa introduzione, qualcosa che dopo pochi nanosecondi si rivela niente più che uno sfoggio di erudita preparazione tesa a dimostrare l'ottima padronanza dell'argomento. Lo spettatore, il tipico ignorante troglodita che da poco ha scoperto di avere un pollice opponibile, si è visto quindi spiegata com'è Tokyo (grande, piena di giapponesi, con palazzoni alti ...) e quali film ivi si producano o quali film l'hanno vista come ambientazione.
Scorrono le prime immagini e il cucchiaino con lo yogurt si ferma a mezz'aria.
Thermae Romae, film
giapponese recente, magari
poco noto ma di
discreto successo
Una vocina fuori campo con tono scanzonato accompagna la sequenza e spiega. Più o meno il messaggio indirizzato al volgo suona come: "Guardate, nei film ambientati a Tokyo per lo più ci stanno i mostroni giganti, pachidermi che distruggono tutto. Ahah, che insulsi. Ma che robe c'hanno nel Paese del Sol Levante? Che se magnano?"
Intanto scorrono le immagini di Pacific Rim....
WTF, Pacific Rim?
Ma se il film di Guillermo Del Toro è per lo più ambientato a Hong Kong!!!! Quel poco che si vede del Giappone è un ammasso di devastazione e macerie...
Un istante dopo le immagini sullo schermo lasciano il posto a Godzilla. 
E vabbè, qua posso anche far finta di niente visto che il ben noto kaiju è un marchio di fabbrica nipponico...però le immagini che scorrono riguardano San Francisco!!!
Quindi rapido passaggio umoristico su Austin Powers in Goldmember, relativamente a questo sketch...uhm...siamo sicuri che il personaggio ideato e impersonato da Mike Myers (e che adoro) fosse quanto di più idoneo per parlare di Tokyo? In senso buono, intendo, non per sfottere.  
Sono ancora disorientato e perplesso quando l'argomento cambia. Adesso si parla di guida, con scene tratte da Fast and Furious: Tokyo Drift e di Resident Evil, ma non ho ben compreso il motivo di tale parallelo...evidentemente, essendoci dei motori sullo schermo serviva compensare con qualche gnocca. Per cui vai con Milla Jovovich, che tutto sommato è alle prese con un film tratto da un videogame di produzione nipponica.

Esempio di film ambientato
a Tokyo, di buon successo
Sono ancora perplesso: possibile che non ci fosse altro per parlare di cinema giapponese o di Tokyo? Non ottengo risposta. 
In compenso, si introduce un nuovo argomento: i combattimenti marziali. Scorrono le scene di Kill Bill (nello specifico il capitolo relativo alla Resa dei Conti alla Casa delle Foglie Blu), dei G. I. Joe (???) e di Wolverine: l'immortale.
Sputo pezzi di biscotto mentre i miei sensi di ragno superano i livelli di guardia. Comincio a dubitare del senso della trasmissione in onda ma, soprattutto, di quale immagine voglia effettivamente offrire di Tokyo, se ridicola o di estrema versatilità. 
Ma inevitabilmente lo spirito della puntata muta nuovamente mentre la mia mente vaga alla ricerca di altre produzioni cinematografiche che avrebbero potuto fornire ugualmente idea della capitale giapponese, senza far sembrare il tutto una presa in giro (vedi Lost in Traslation, Departures, Babel....senza contare l'infinità di anime prodotti e che registrano ottimi consensi e incassi...)
Ma poco importa, tanto i giapponesi li si deve prendere in giro, no? In fondo, quando si parla di stravaganze e cagate, queste arrivano sempre e solo dall'Oriente. 
Diversa cosa quando i media parlano di USA...
Comunque sia, "basta con le carrellate di film, meglio passare all'azione, alla presa diretta": questo devono aver pensato gli autori della puntata.
Ecco quindi l'intrepida Marta Perego che vaga per le strade di Shibuya alla ricerca di un cinema. Motivo per cui, nell'epoca di internet, e soprattutto considerando che probabilmente è stata pagata per andare là apposta - e per la trasmissione immagino - l'unica strategia possibile risulta quella di fermare degli ignari passanti e domandare informazioni.
In inglese.
Tanto, è rinomato che gli italiani e l'inglese vadano d'amore e d'accordo.
In primis, le persone fermate palesavano una sconcertante perplessità verso la telecamera usata: non mi è chiaro se il loro fosse sgomento per una tecnologia ritenuta pari a una pietra di selce o perché non è cosa buona e giusta andare per strada e riprendere gli sconosciuti senza identificarsi degnamente (cartellini, biglietti da visita, interpreti...).
Intendiamoci: questo
non è un post contro di lei, ma contro
le mere dinamiche e insensatezze
palesemente riscontrate in quel poco
di trasmissione vista con questi
poveri miei occhi stanchi
Fatto sta che alcuni dei ragazzi/ragazze fermate non capivano cosa stesse loro accadendo, se ne stavano zitti o al più ridacchiavano imbarazzati mentre la giornalista spiegava di essere una giornalista italiana.
"I am an italian journalist"
Silenzio, sospetto, perplessità.
"Poveri scemi, non mi capiscono", avrà pensato l'inviata, altrimenti non mi spiego le successive precisazioni: "Italia? Milano? Venezia? Pizza? Spaghetti? Do you know?"
Risatine imbarazzate, sguardi che cercano una via di fuga, io che rabbrividisco e mi vergogno.
Ma santa donna, non potevi fermare sta gente, spiegare la situazione, metterti d'accordo e poi riprendere? Mica sei in diretta, per diamine! Non si poteva cercare di far sembrare il tutto un po' più strutturato e meno improvvisato? 
Evidentemente no.
"Where can I find a CINEMA?"
Altra perplessità e altro sconcerto.
"Movies?"
Rispondono qualcosa, ma nessuno si sbilancia: i ragazzi sembrano non sapere nulla.
E così via fino a che ci si imbatte in un simpatico ometto.
Solita trafila: "I am an italian journalist...where can i find a cinema?" 
Lui rimane serio, composto. Pensa: "Se sei una giornalista, perché diamine riprendi la gente per strada mentre cerchi un cinema? O mi fai delle domande di senso compiuto, e allora mi riprendi, o mi domandi informazioni, vai nel posto che cerchi, e lì realizzi il servizio. Per cui, c'è qualcosa di sospeso e insensato in questo tuo quesito e nel tuo desiderio di filmarmi".
"Italia? Milano? Venezia? Pizza? Spaghetti? Do you know?"
Esempio di film del 2011
di produzione nipponica
e di buon successo di critica
Lei che annuisce.
Lui rimane serio, Non vuol mettere a disagio l'ospite straniera che evidentemente ignora alcune dinamiche sociali e convenzioni giapponesi,
"Where can I find a CINEMA?"
"Do you mean a Theatre?"
Seguono alcune vaghe indicazioni, ma pare non ce ne siano in zona, forse uno, ecco.
Io continuo a osservare scuotendo la testa: santa donna, magari sei nel posto sbagliato, magari era meglio informarsi prima, magari stai facendo una figura becera... ma soprattutto, cosa stai facendo? Non dovresti andare al festival del cinema e riprendere quello? Intervistare qualcuno? Perchè diamine ti ostini a mandare in onda questo aborto?
Fortunatamente la giornalista pare soddisfatta (di che?) e si congeda chiedendo il nome del ragazzo (alla fine...).
"Ippei Nishihara. I am a filmmaker", asserisce lui porgendo un biglietto da visita.
Quello che anche la giornalista avrebbe potuto esibire ai passanti di prima per risultare credibile.
"Ah...", silenzio.
Lui accenna un sorriso di circostanza. "Ora mi intervista", avrà pensato, "E' una giornalista italiana, dopotutto"
Ed ecco che accade: "Which kind of film do you like?"
WTF???
Cioè, lui ti sta rivelando di essere un regista, tu sei l'inviata di un programma che si occupa di cinema, la tua azienda ti ha spedito al Film Festival di Tokyo apposta, incontri un regista giapponese e fai sta figura qua? Manco gli domandi che film ha realizzato? Manco interrompi la registrazione, ti accordi e riprovi tutta la cosa facendola sembrare una cosa più costruita e sensata, una coincidenza "cercata"?
No.
Ippei Nishihara, a sinistra
(Please, apologize)  
Non accade nulla di tutto questo.
La giornalista tenta piuttosto di farsi un selfie con la videocamera mentre l'altro parla.
Il massimo del rispetto, insomma.
Quindi lo saluta, vaga a caso per altri 20 secondi e infine confessa: "pare che non ci siano cinema".
°_° 
"E purtroppo ho la telecamera scarica".
°_°  
WTF????
Ma stiamo scherzando???
Spengo la tv prima di disintegrarla emettendo raggi laser dagli occhi, tipo quelli di Ciclope.
E poco dopo inizio a sfogare il mio disappunto su questo blog.

Nota: nel caso a qualcuno interessasse, qui c'è un elenco di film con produzione giapponese

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