sabato 8 novembre 2014

L'ultimo Khama

Titolo: L'ultimo Khama
Autore: Stefano Andrea Noventa
Editore: Plesio Editore
Genere: fantasy
Pagine: 206
ISBN: 9788898585007

La trama in breve:
Le sorti dell’esistenza vacillano. I confini della realtà si sgretolano. Sulle spalle di Miya il fardello di condurre il rituale che conferirebbe stabilità al mondo. Tra dubbi e tradimenti, fuggendo all’ira di colui che un tempo ha amato e accompagnata da una sorella forse burattino in mano ad altri esseri, la giovane dovrà riuscire a sigillare quello che viene profetizzato come il Khama definitivo. Nella speranza che i suoi dèi non siano macchine di un tempo antico. (dal sito dell'editore)

Il mio commento:
L'ultimo Khama non è affatto un testo semplice, né da leggere né da commentare. Dando un'occhiata alle varie recensioni presenti nel web, in effetti, i commenti sono tra i più disparati ma per lo più confermano la bontà di questo testo.
Già dalla copertina, a mio avviso, ci sono le prime avvisaglie: il libro che teniamo tra le mani è complesso tanto quanto lo è il groviglio di tentacoli e metallo che incorniciano la figura ritratta. La stessa presenza di una testa fa nascere il sospetto che la componente filosofica-razionale la farà da padrone, sebbene il libro sia inserito nella collana fantasy.
Non che questi elementi rappresentino un limite o un difetto, sia chiaro; semmai sono una sorta di biglietto da visita che, unitamente alla trama proposta, non lasciano spazio a dubbi sul fatto che non siamo di fronte a un testo banale. 
Lo dico per far chiarezza, visto che alcune recensioni in rete sono espresse da persone che probabilmente si aspettavano qualcosa di differente, magari più easy. Anche se, in effetti, solamente dopo aver iniziato la lettura ci si rende effettivamente conto del mondo in cui si è stati catapultati.
Quello descritto da S.A.Noventa, è un contesto che ammicca alla fantascienza e al fantasy al contempo, con echi di epicità e contaminazioni tecnologiche che, per qualche motivo, mi hanno fatto pensare di essere al cospetto di un anime. Anche se, presumo, l'effetto che si voleva ottenere era quello di essere all'interno di un contesto da GdR. 

Le suggestioni proposte dall'autore sono comunque molteplici, con la presenza di razze, di divinità, di forze elementali, di tecnologia arcana...viene definito un mondo che ha una sua ragione d'essere e una sua coerenza. Di questo, in realtà, scorgiamo ben poco poiché le circa 200 pagine del testo indugiano soprattutto sulle dinamiche che riguardano i rapporti-destini dei protagonisti e questioni su tematiche filosofiche-religiose più che sull'approfondire dinamiche di vita quotidiana o sul fornire uno scorcio di "altre" persone che non siano i cinque interpreti. La maggior parte delle vicende si concentrano infatti sugli eventi che porteranno all"ultimo khama", una specie di rituale nel quale confluiscono le cinque forze primigenie per rinnovare l'equilibrio dimensionale consentendo la sopravvivenza del mondo e il rinnovarsi del patto tra natura, divinità e tecnologia e quant'altro. 
Le differenti caratterizzazioni dei cinque (o sei....? ^_^) interpreti consentono al lettore di definire meglio l'ambientazione proposta e di concentrare il lettore su questioni esistenziali, filosofiche e religiose. Sulla validità del credo, sul sacrificio del singolo, sulla coesistenza e l'interazione degli opposti (vita e morte, oscurità e luce, amore e odio...), oltre che su dinamiche che riguardano esseri di un piano materiale ed esseri appartenenti a una razza extra-dimensionale (gli eterei) o, ancora, il rapporto che può esserci tra natura e tecnologia e se queste debbano essere al servizio degli uomini o comandare sulla razza umana. E se le divinità stesse non fossero altro che una mera invenzione di altri uomini? Quesiti, riflessioni e dubbi che si avvicendano mano a mano che gli eventi precipitano e la vera natura di ciascuno dei protagonisti emerge. Ecco allora che personaggi che si preannunciavano malvagi sono invece da considerarsi alla stregua di eroi tragici, incompresi ma superiori, pronti a sconvolgere il mondo intero pur di difendere il proprio amore. Di contro, personaggi che appaiono loschi si rivelano invece stoici e generosi, capaci di portare il peso del mondo pur di garantire la sopravvivenza della razza umana. Altri che a un primo sguardo parevano luminosi e comprensivi, pian piano rivelano di aver ceduto al lato oscuro...
Un gioco di inganni e rivelazioni che, personalmente, ho apprezzato e che ha contribuito alla profondità del libro anche se, confesso, non tutti i passaggi mi son apparsi così lampanti e cristallini.
Infatti, come accennavo, il testo non si rivela "semplice" non solo per i contenuti ma anche per lo stile e per l'impostazione dei dialoghi, sempre molto cerebrali. Innegabilmente S.A.Noventa sa scrivere, padroneggia la penna e questo si sente e si legge....però questo si paga in leggibilità e fruizione del testo. Si avverte una sorta di pesantezza, con tante similitudini e metafore, con sprazzi di intensa poetica per carità, ma comunque con la sensazione di essere di fronte a un'impervia salita più che a una scanzonata scampagnata per i sentieri della letteratura. Non un difetto in senso assoluto, comunque, ma semplicemente una constatazione.
Quanto poi ai personaggi proposti, confesso che un po' mi è dispiaciuto per Dobrak che, a mio avviso, si preconfigurava come un tipo degno di rispetto, formidabile e acuto, distaccato ma al contempo appassionato, capace di incredibili cose ma che, dopo un inizio interessante, dopo aver dato inizio all'apocalisse da solo manipolando i daimoni, divinità/nanomacchine che governano il creato (... si ma come fa a controllarli? E come riescono questi a dominare gli elementi?) e aver fatto conoscere al mondo l'oscurità della notte (una sorta di Nulla, stile La storia infinita di Ende), finisce un po' per sparire nell'anonimato. Analogamente accade a Miya, dalla quale mi aspettavo il colpo di scena eclatante, e invece...
Gli altri invece mi hanno un po' disorientato, sia per come evolvono nel corso della storia sia per alcune dinamiche che li riguardano che non mi son risultate molto chiare (vedi Ghan: è vivo? E' morto?). Si configurano tutti come semi-dei, comunque. Non gente ordinaria che si occupa di cose normali, che cucina, che rammenda, che lavora....si tratta piuttosto di sacerdoti, di custodi di arcane verità, di interpreti del volere degli dei. Gente di un certo livello, insomma. Purtroppo, accanto a tanta superba genia non vi è il confronto con persone "comuni", se non rari episodi (e pure tragici :-( ). Ne consegue quindi che la storia dell'apocalisse imminente, delle contaminazione delle persone, della necessità di salvare il mondo eseguendo l'ultimo khama sembra riguardare o un mondo in miniatura o un pianeta "poco vivo". Ok, ok, qualche accenno ad altri sacerdoti c'è, accenni alle persone che vivono nelle città di Moraiach e Reallach ci sono...ma sono poco più che rapide comparsate.
Per cui, mi sento di affermare che il testo rappresenta un'ottima lettura e, a mio avviso, un'ottimo strumento di apprendimento per quanto riguarda l'uso della parola o la capacità di offrire scorci di ambientazioni "onirico-fantascientifico-fantastico". Che poi, a dirla tutta, l'ambientazione sospesa tra reale e immateriale, che ad alcuni altri commentatori ha ricordato più le atmosfere dei sogni, a me invece ha fatto un altro effetto: al di là degli echi animeggianti di cui vaneggiavo all'inizio, per la presenza di elementi particolari come il cielo frattale che si ripete all'infinito o l'interconnessione verso una dimensione altra come quella degli Eterei, con altre metriche sensoriali e temporali, per certi versi mi ha fatto pensare ad un mondo artificiale, qualcosa di simile a quanto visto in The Matrix o ne Il tredicesimo piano... diciamo che è una sensazione, non una teoria confermabile.
Al di là di tutto ciò, spero comunque di esser riuscito ad esprimere un commento di senso compiuto sul testo letto. Probabilmente non un romanzo per tutti (vedasi anche per la presenza di nomi ed elementi non immediati da assimilare, basti pensare ai nomi delle tipologie di divinità) o per tutte le occasioni, ma senza dubbio uno di quei libri che non scivola via senza lasciare suggestioni o tracce.



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