martedì 19 maggio 2009

..:: De sceneggiaturorum scribere ::..

Oggi son tornato ad un'ora decente e stasera sono pure a casa: quale miglior occasione per aggiornare il mio blog?
Potrei parlare di notizie di rilievo segnalate dai media in questi giorni: lo scudetto all'Inter, la frutta e la verdura per potenziare l'abbronzatura o - in ordine di importanza come mi insegnano i professionisti dei telegiornali nostrani - la fine della guerra civile in Sri Lanka. Eventualmente ci sarebbe anche qualche notizia su Silvio e il suo rapporto conflittuale con la giustizia...ma, tanto, lui direbbe che si tratta di congiure dei comunisti. Pensare che pure il suo sangue è rosso...ah se lo sapesse...
Comunque sia, ho voglia di parlare di tutt'altro. Di coerenza, di scrittura, di logica e di sceneggiatura. In questo periodo infatti sto ri-revisionando il mio primo romanzo, meglio conosciuto come "Il consacrato" anche se, probabilmente, il titolo sarà da rivedere. E allora penso, pondero, mi pongo dubbi, tolgo e aggiusto. Cerco di rendere la trama solida, credibile quanto meno. Spiego o, al limite, suggerisco. Da lavorare ce n'è e ce ne sarà ma almeno tento di costruire un intreccio e dinamiche accettabili e non campate per aria. Certo, si tratta di una sorta di fantasy ambientato nel presente ma, per quanto possibile, poteri fantastici e sovrumani a parte, vorrei proporre ai lettori qualcosa che li coinvolga e che possegga una certa logica. Per dire, se tizio dice A e fa B, non ha senso scrivere due pagine dopo che in realtà tizio è una tizia ha detto G e non fatto B...non so se mi spiego.
Voglio dire, mi sto adoperando per confezionare un buon libro, qualcosa che non si rivelerà essere "Il signore degli anelli" ma che nemmeno spero divenga il bignami delle barzellette (targato F. Totti magari).
Anche perchè, credo, i lettori si aspettino, anzi, pretendano una certa qualità e coerenza tra le pagine dei libri che comperano.
Un minimo di serietà e rispetto, nei loro confronti soprattutto.
Poi però vedo certi film...o certe serie televisive...e mi domando "perchèèèèè?". Mi chiedo se, visto che LORO, gli sceneggiatori di Hollywood (e non solo) possono scrivere simili cagate, misture di incoerenze e puttanate, minestroni di scene prevedibili e battute scontate perchè io, aspirante scrittore ancora (forse) sconosciuto, dovrei mettermi d'impegno e depurare la mia opera da leggerezze e semplificazioni?
A parte il fatto che probabilmente non ci riuscirò mai a produrre un'opera scevra di ca$$ate, anche e soprattutto perchè il fantasy - diciamocelo - un po' permette di giocare con l'irrazionale e con la vaghezza, mi domando se son io che sto sprecando il mio tempo o se invece, mediamente, la gente è da considerarsi stupida, incapace di porsi domande.
Cioè, non capisco...Ho visto film in cui i protagonisti, sempre vestiti allo stesso modo, possono stare a bordo di un'astronave, nello spazio siderale, davanti ad una griglia accesa oppure su un pianeta desertico senza risentire minimamente degli sbalzi termici. Ho visto scene di paracadutisti lanciarsi in picchiata attraverso l'atmosfera di Vulcano da circa 20 km di altezza. Oppure mostri alti dieci metri e forse più incapaci di sfondare la vetrata spessa 0,5 cm di un supermercato del Maine. O la saracinesca del retro, dallo spessore di un paio di cm forse...
Addirittura ho concluso il volume tre di Heroes, "villians", rimanendo oltremodo perplesso e sconcertato per come le carte siano state rimescolate dagli sceneggiatori nonostante le proteste del mio cervello mentre assistevo alle scene. Personaggi al limite del ridicolo, altri destinati ad una fine insulsa, altri ancora che sembrano cerebrolesi.
Pensiamo ad Ando Masahashi: evvai, ho un'abilità! Sono figo! Yatta! Ehi...ma la mia abilità non agisce su di me, agisce sugli altri...potenziandoli...quindi...uhm...quindi se un nemico mi attacca io lo rendo più forte...oh cacchio...
Oppure pensiamo a Hiro Nakamura: ti prego madre (leggetelo con lo stesso timbro di voce di Jean-Claude di Sensualità a Corte), dammi il catalizzatore. Sono degno, sono un uomo, sono un heroes. Sono il più...ehi? Chi è lei? Arthur Petrelli ah...e come faceva a sapere che ero qui, 16 anni indietro nel tempo rispetto al presente e in possesso del catalizzatore che nessuno sapeva dove fosse...come dice? Me lo sottrae...faccia pure...
E perchè non citare Noah Bennet che prima si apposta, poi prende la mira, tiene sotto tiro Sylar che sta per baciare Elle Bishop...eccolo...così....le dita fremono sul grilletto...Poi però non spara. Pazienta che i due trombino, si fa una pippa pure lui forse, quindi spara. Senza colpire nessuno. Ed è il migliore della compagnia, tra l'altro...
Potrei andare avanti per ore, ma vi risparmio; spero però di aver reso l'idiozia che pervade la sceneggiatura della serie.
Di conseguenza, con simili esempi negli occhi, mi domando se ha senso cercare di garantire un minimo di credibilità e coerenza all'intreccio della storia, qualunque storia, o se invece premiano l'illogicità e le semplificazioni.
Dobbiamo buttare una bomba nel Sole? Non c'è problema.
Un personaggio (Arthur Petrelli) un secondo prima guarisce da ogni ferita e blocca il tempo e poi schiatta per un proiettile che gli piazzano in testa? Tutto ok.
Una persona corre più veloce della luce, non produce alcun "bang" sonico, non si strappa i vestiti e nemmeno risente di fame e sete o di problemi respiratori? Massì, va bene così...
Quasi quasi scrivo anche io qualcosa di simile...qualcosa in cui la demenzialità regni ma con addosso l'abito chiaro della rispettabile coerenza.
Vabbè, speriamo bene dai.
Sia per il quarto volume di Heroes che per la revisione del mio romanzo. Non sarà un capolavoro ma, quando un giorno uscirà, nel 2099, mi auguro che la gente, concludendolo, possa dire "beh...almeno ha un minimo di senso...".

PS: ... non come gli ultimi tre numeri di Gantz...belli, splendidi ma...
PSS: devo comunque imparare da Hiroya Oku a gestire le morti dei personaggi secondo la regola del "non affezionarti mai!"


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