domenica 6 febbraio 2011

..:: 1984 ::..

Titolo: 1984
Autore: George Orwell  (vero nome Eric Arthur Blair)
Editore: Mondadori
Genere: distopico
Pagine: 336

La trama:
L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo. (fonte IBS)

Il mio commento:
Probabilmente qualunque mio commento al romanzo risulterà quanto mai indegno e limitato. Si tratta senza ombra di dubbio di un ottimo testo, molto forte e capace di scuotere e far riflettere. Non a caso è considerato il romanzo distopico per eccellenza e, a detta di molti, dovrebbe essere presente in ogni casa e fatto leggere e a ogni studente.
Non si tratta di certo di una lettura banale e leggera anzi, si tratta di un'esperienza per il lettore che lo porterà a porsi e a trovare risposte su molte dinamiche che regolamentano la vita sociale-economico- politica di ogni tempo. Quella tratteggiata in 1984 - ricordo che il romanzo è stato scritto nel 1948 - è infatti una società incubo che devasta e annichilisce l'individuo, un mondo chiuso dove il regime totalitario riduce l'esistenza a mera e semplice omologazione. A tutti i livelli intendo: non esiste la libertà di pensiero, di vivere sec
Manifesto che ritrae
il "Big Brother"
ondo regole non in linea con il volere del partito, non esiste libertà di amare e le emozioni stesse sono controllare e veicolate. Basti pensare ai "2 minuti di odio", una pratica fortemente mediatica tramite la quale i cittadini della nazione vengono coinvolti per esprimere il loro disprezzo e il loro odio rancoroso verso "il nemico", la causa di ogni male, l'antagonista del partito e del "Big Brother". Difficile non pensare ai video di Bin Laden (tanto di modo qualche anno fa...) o a quello che mediamente accade nei nostri telegiornali quotidiani dove viene mostrato al volgo "il nemico", "il criminale", "lo straniero" così che le persone lo identifichino come l'oggetto dell'odio e vengano distratte da chi, invece, li plagia e li obbliga ad un'esistenza misera e deplorevole. 
Pure la stessa realtà non è affatto oggettiva: cambia in continuazione persino il passato secondo esigenze propagandistiche e di comodo del partito. Se qualche tempo addietro si è verificato un fatto che contrasta con la versione fornita/necessaria oggi è sufficiente cambiare ogni riferimento all'evento del passato per ripristinare un ordine e una coerenza funzionale al volere del "Big Brother" (ammesso che esista...) e del partito. Controllare il passato per determinare presente e futuro, insomma. Ignoranza che rende schiavi, cioè liberi secondo il bipensiero predicato dal partito. Ed è ciò che spesso accade quando, nel nostro presente attuale, le verità divengono relative, i fatti descritti in modo di parte. Per fare un esempio: migliaia e migliaia di persone che protestano pacificamente al G8 oppure a Roma per la riforma Gelmini e qualche decina di questi che agisce violentemente spacca negozi e devastando la città. Quali di questi gruppi fa più notizia? Dove si concentra l'attenzione mediatica? Come viene percepita allora la protesta da parte del popolo di fruitori di giornali e televisione? Cosa finiranno per pensare. 
Esattamente come dicevano i Depeche Mode (e non escludo che abbiano scritto ciò dopo aver letto 1984) in New Dress: "Non puoi cambiare il mondo / Ma puoi cambiare i fatti / E quando cambi i fatti / Cambi [i] punti di vista / E se cambi [i] punti di vista / Puoi cambiare un voto / E quando cambi un voto / Puoi cambiare il mondo"  (qui il testo completo).
Ma il romanzo va oltre a tutto ciò, non si limita a delineare i contorni e le dinamiche che regolamentano il regime totalitario descritto al suo interno, compresi i controlli che avvengono per mezzo della psico-polizia e dei teleschermi (analoghi ai nostri televisori con la sola differenza che, oltre a trasmettere, permettono a chi sta "dall'altro lato" di controllarvi e comandarvi). Indugia invece sul protagonista, sugli eventi che lo riguardano, sui suoi pensieri sovversivi, sul suo conflitto interiore di mantenersi "consapevole" e sovversivo malgrado l'apparenza di asservita omologazione alla massa. Ancor più drammatica e sofferta è poi leggere della sua storia d'amore con Julia, clandestina, criminale, reazionaria. Un legame che non dovrebbe nemmeno esistere (visto che il partito impone la castità per controllare anche le pulsioni sessuali del popolo) e che, da solo potrebbe far condannare entrambi. Cosa che poi (ATTENZIONE allo spoiler) accade per condurre la narrazione alla terza parte del romanzo. Quella che più ho trovato complessa e geniale, acuta seppure cinica e perversa in modo agghiacciante. Tortura e sevizie che procedono per pagine e pagine al fine di piegare il corpo e la mente di Winston all'obbedienza, per purgare l'eresia (non l'eretico, badate bene) dalla società perfetta costruita dal partito. Un processo lento e inesorabile portato avanti nelle celle del ministero dell'amore, un nome non scelto a caso ma che calza a pennello. Tutto ciò che allontana Winston dal Big Brother e dal partito è, in un certo senso, odio; è quindi necessario riconvertirlo, fargli abbandonare ogni stimolo, ogni riflesso, anche la più insignificante idea di andare "contro" affinché egli possa essere ricondotto all'amore per ciò che il partito stesso e il Big Brother sottintendono. 
Il finale pessimista mi ha lasciato davvero sgomento: sapevo che non sarebbe andata a finire bene eppure in un certo senso leggere dell'inevitabile sconfitta dell'individuo di fronte al sistema fa comunque parecchio male all'ego. E' una consapevolezza che annienta ma in merito alla quale, spero, ci sia ancora margine di speranza.
George Orwell
(somiglianze col Big Brother?)
Molto apprezzabili poi le pagine finali dedicate alla neo-lingua che aiutano a caratterizzare meglio e, al contempo, facilitano la comprensione del mondo di 1984. Senza scordare che la lingua è il tramite per tramandare la conoscenza, il sapere, il passato che le implicazioni legate alla manipolazione del linguaggio sono davvero molte. Basti pensare alla dicitura "aromi naturali" presente sulle etichette di alcuni cibi che serve a semplificare e ad evitare di indicare ciò che realmente c'è dentro. Oppure alla parola "libertà".
L'eredità di 1984, infine, si rispecchia in numerose opere, sia di stampo fumettistico che filmico, addirittura Half life 2 (videogame della Valve) mostra uno scenario metropolitano che, per certi versi, può essere ricondotto all'opera di Orwell. 
Se invece qualche difetto lo si deve cercare, ecco, mi sento di segnalarne due. Il primo riguarda la poca chiarezza (o forse nel testo è comprensibilissimo ma la mia mente assonnata e bacata non è stata capace di coglierlo) riguardo al trascorrere del tempo. Soprattutto leggendo la terza parte i riferimenti temporali relativi agli eventi narrati in quelle precedenti mi son sembrati vaghi: si parla infatti di anni, addirittura 7 e poi 11 anni...sarà.
Oltre a ciò, ma qui è da capire se si tratta dell'opera in sé o dell'adattamento, ci sono così tante e ossessive ripetizioni di nomi che talvolta ho rimpianto i pronomi relativi o le perifrasi. Soprattutto nella terza parte dell'opera dove O'Brien e Winston vengono proposti davvero troppo spesso, anche a distanza di poche parole dalla precedente indicazione.
In conclusione, un testo che consiglio vivamente a tutti (anche ai "prolet" interessati unicamente alla Lotteria e che sembrano indifferenti a chi li comanda e determina il tempo che vivono) e che, al suo interno, sebbene sia stato scritto circa una sessantina di anni fa, contiene numerose riflessioni che possono aiutare a comprendere la nostra stessa società attuale. Soprattutto quando Winston legge quello che dovrebbe essere il libro di Goldenstein, pagine nelle quali emerge l'acume dell'autore (Orwell, intendo) nel riportare talune caratteristiche che delineano la società umana.Quella di sempre, intendo.


2 commenti:

Filippo ha detto...

Bella recensione! Ho letto il libro qualche anno fa, e devo dire che mi ha lasciato la tua stessa sensazione.. la cosa più agghiacciante è che questo libro di fatto anticipa la guerra fredda, e i sistemi di "controllo dell'opinione pubblica" che sono stati adottati non solo dalle superpotenze, ma anche in moltissime altre parti del mondo, capendo le potenzialità infinite dei sistemi di comunicazione di massa.
Superconsigliato, ma un finale di uno sconforto infinito!

Leonardo Colombi ha detto...

Danke! Mi fa piacere che ti sia piaciuta ^_^
In effetti il finale è piuttosto cupo e pessimistico...però indubbiamente coerente con quanto narrato e verosimile. Se non reale.
Inevitabilmente il singolo finisce con il cedere dinnanzi al sistema

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