giovedì 25 agosto 2011

..:: Hanna ::..

Titolo: Hanna
Regia: Joe Wright
Anno: 2011
Genere: azione, thriller
Cast: Cate Blanchett, Eric Bana, Saoirse Ronan, Olivia Williams, Tom Hollander

La trama in breve:
Hanna è un’adolescente che vive con il padre Erik, isolata dalla società, in una foresta. L’uomo l’ha addestrata a una molteplicità di tecniche di difesa e di attacco, all’uso delle armi e le ha fornito una buona conoscenza di molteplici lingue. Perché Erik è un ex agente della CIA che ha dovuto far perdere le proprie tracce e vuole che la figlia sappia come sopravvivere a un eventuale rientro nel mondo civile. Perché Hanna è ormai pronta e può scegliere di farsi trovare da Marissa Wiegler, responsabile dell’Agenzia, che ha un conto da saldare con Erik e vuole a tutti i costi catturare la ragazza. (fonte mymovies)

Il mio commento:
"Chiamatemi Anna", disse il buon Peter Griffin in una puntata dell'omonima serie animata (che poi sarebbe Family Guy...). Però questo, con il film in questione, visto recentemente al cinema, non c'entra proprio nulla.
Hanna + una pistola + una manciata
di proiettili = evasione dal bunker
della CIA (situato nel deserto del
"vattelapesca")
Hanna ricorda molto gli adrenalinici episodi della "Bourne" trilogia, a dire il vero, ma per alcuni aspetti se ne discosta assai. Probabilmente anche per le idee e i messaggi che, probabilmente, hanno portato alla creazione di questo film. La scelta di una protagonista così giovane, adolescente ma al contempo spietata e "inumana" può richiamare alla mente le condizioni di certi soldato bambino dei Paesi poveri del globo ma, più di tutto, dovrebbe far pensare alle moderne generazioni e all'educazione e agli esempi che vengono loro proposte. Senza scordare, ovviamente, fatti di cronaca che di tanto vengono portati all'attenzione pubblica e relativi a stragi o reazioni violente, quasi che questa sia l'unica forma di comunicazione nota, dettata da un condizionamento esterno ossessivo e dannoso. Della serie, mica alla tv propongono solo film positivi e solari in stile Bollywood, piuttosto abbondano sparamenti, parolacce, sopraffazioni e un uso indiscriminato della forza.
In Hanna aleggia costantemente una certa marzialità e un alone di angoscia causato da tutti inseguimenti e macchinazioni più o meno rivelate. 
Come disfarsi delle cartelle.
Di Windows.
Ma tutto appare quasi mitigato: Saorise Ronan possiede infatti un certo qual candore, un che di sublime, palesando un'innocenza esteriore che ben contrasta con la repentinità con cui ricorre alla violenza, l'unico modo efficace che conosce per esprimersi e mostrare "cos'è". Perché, in fondo, viene cresciuta come un soldato, lontano dal mondo e dalla realtà autentica. Dalla musica in particolare, dai colori, dalle emozioni più dolci, dalla creatività... una scelta discutibile, operata da Eric Bana, padre putativo della ragazzina ed ex-agente della CIA, che l'ha salvata da un progetto di eugenetica dal quale è stata prodotta.
Tale scelta in termini di educazione e preparazione risulta comunque funzionale alle dinamiche proposte nel film. Anche se, personalmente, trovo che l'effetto domino innescatosi dopo che Hanna decide di rivelare la propria presenza al mondo sia un po' "insensato". Possibile che padre e figlia non potessero continuare a vivere nei pressi del circolo polare artico o presso un qualche altro rifugio in qualche sperduta località del globo?
Invece scelgono - più lei che lui a dire il vero - la via della sfida nei confronti di Marissa Wiegler e degli altri agenti che, tempo addietro, hanno lavorato al progetto culminato nella "creazione" della stessa ragazzina. Del passato vengono mostrati solamente alcuni brandelli, facilitando lo spettatore nella comprensione di ciò che c'è stato prima. 
Eric Bana appare un po' confuso: forse
era meglio starsene nascosto fino alla
meritata pensione...
Tuttavia non basta. Già perché, al di là delle movimentate scene di combattimento e inseguimento, gran parte del film rimane molto superficiale, con dinamiche talvolta forzate o discutibili. 
Le distanze spaziali e i concetti temporali, inoltre, paiono molto laschi e blandi: circolo polare artico, Marocco, Stati Uniti, Germania... tutto è a portata di mano e quasi immediato. E questo non può che far insospettire la platea. 
Probabilmente però i pregi del film in oggetto devono essere cercati altrove, nelle trovate registiche di Wright, nella fotografia, negli intensi silenzi, nei cambi di ritmo, nell'ottima colonna sonora (un plauso doveroso va, in tal senso, ai Chemical Brothers). Anche la stoicità con cui Erik affronta il pericolo e sacrifica se stesso ha un che di encomiabile, sebbene risulti un po' confuso il piano da lui elaborato. Ammesso che ne avesse effettivamente uno, oltre a quello di fuggire per mezzo mondo.
D'altra parte, non che i nemici di turno si dimostrino così svegli: inseguimenti d'auto a un centimetro di distanza dall'obbiettivo, nessun uso di narcotici o droghe, la ricerca obbligata del combattimento corpo a corpo....
Al di là di ciò, Hanna è a mio avviso un film da vedere. Ma senza troppe pretese.
...e vista la fine del padre, mi sa
che Hanna la rivaluterà assai
quell'idea di nascondersi ben bene
E forse andrebbe pure effettuata qualche lettura critica meno superficiale di quella da me proposta. I richiami ai Grimm e alle loro favole credo meritino qualche riflessione, così come le reazioni di Hanna nei confronti di "cose normali" (quali l'uso del televisore, l'ascolto della musica, l'amicizia, l'affetto..) rispetto a situazioni decisamente "anormali" per un'adolescente (uccisioni a sangue freddo, combattimenti corpo a corpo...) potrebbero suonare quasi un monito verso la disumanizzazione e una potenziale "in-sensibilizzazione" cui le generazioni moderne rischiano di andare incontro, orfane di affetti veri e autentici.
O anche un avvertimento: non sottovalutatele...


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