sabato 12 gennaio 2013

..:: L'era del Leviatano ::..

Titolo: L'era del Leviatano
Autore: Marialuisa Amodio
Editore: La Penna Blu Edizioni
Genere: sci-fi, fantastico (difficile da definire)
Pagine: 360

La trama in breve:
In una terra dimenticata, un bambino dagli occhi antichi attira l'attenzione del Leviatano. Per sfuggirgli, dovrà abbandonare la sua bizzarra famiglia e il paradiso nascosto in cui è cresciuto. 
Viridius Kallas, un guerrigliero che lotta contro le Nove Città, parte con l'incarico di uccidere un ex compagno d'armi e fa una scoperta che incrinerà tutte le sue certezze. 
Nella megalopoli di Tara, Karol riceve nel suo night club le visite sempre più frequenti dei federali, mentre un virus senziente infetta la sua memoria. 
Anche l’equilibrio delle Nove Città vacilla quando una giovane campionessa si ribella alle regole del gioco. La guerra non sarà più solo uno sport praticato dalle Bande mercenarie e trasmesso in televisione. 

Un romanzo a tratti surreale, con ambientazioni fantascientifiche e vivide scene d'azione, che porteranno il lettore in un vortice intricato e affascinante, dal quale non potrà uscire, se non dopo l'ultimo, ineffabile scontro.  (fonte La Penna Blu Edizioni)

Il mio commento:
Ho letto questo libro nel contesto di una catena di lettura su Anobii ma - ed è imbarazzante dirlo - confesso di aver incontrato molta difficoltà nel giungere al termine e nel comprendere il testo.
Non perché sia scritto male, anzi: lo stile e il lessico sono più che buoni, l'intreccio e l'organizzazione della narrazione sono stati ben studiati, l'attenzione che l'autrice ha saputo porre nel garantire la giusta dose di suspance al lettore in modo che scopra la storia a piccole dosi e con numerosi colpi di scena.
Anche la storia in sé non risulta monotona e, anzi, viene esposta in modo abbastanza organizzato, portando avanti più trame contemporaneamente e risultando indubbiamente originale. 
Probabilmente, per non dilungarsi troppo, l'autrice e l'editore hanno dovuto stringere qualcosina qua e là in modo da rimanere entro le 400 pagine, così da contenere costi e lunghezza, e questo magari a scapito di taluni passaggi che divengono rapide descrizioni o dialoghi serrati, ma fondamentalmente nemmeno questo è un gran problema.
Anche dal punto di vista dell'edizione non ho nulla di cui lamentarmi. Semmai, ecco, la copertina scelta, poteva essere pensata diversamente ma, pazienza, impatta semmai sull'aspetto commerciale e sull'attrattiva che il testo può avere.
L'aspetto che ho trovato maggiormente ostico riguarda invece il contenuto, ovvero la storia in sé. Credo di aver capito veramente poco di quello che ho letto. 
Lo so, è imbarazzante dirlo ma... l'impressione è similare a quella che si ha quando si viene catapultati, di botto, all'interno di una riunione fitta fitta di sigle, concetti, acronimi, diagrammi e dati di cui non si sa assolutamente nulla. Magari all'apparenza hanno anche una loro attrattiva o risultano interessanti ma è il senso che sfugge. 
Al termine della lettura, ma anche di molti passaggi in realtà, mi son sentito parecchio confuso. 
"Cosa ho letto?", ammetto di essermelo domandato più volte.
Tutto il contesto, tutte le situazioni rimangono infatti molto vaghe e misteriose. Suggestive, magari ammiccanti a situazioni di vita reale e non, magari trasfigurazioni delle stesse (vedasi i culti religiosi, l'uso delle malattie come controllo sulla popolazione, le riprese in diretta di situazioni belliche...), eppure spesso inafferrabili e difficili da contestualizzare. 
L'autrice evidentemente vedeva, sentiva, viveva l'ambientazione e i personaggi da lei riportati nel libro ma io (io me intendo, e parlo solo per me) non son riuscito a orientarmi e a raccapezzarmi affatto. Mi mancavano riferimenti espliciti, precisi. E quelli che maturavo mano a mano che avanzavo con i capitoli venivano invece stravolti o cambiati.
Probabilmente tutto questo è soggettivo, forse dettato dalla mia personale difficoltà sperimentata nell'approcciare questo libro, libro che per altro ho difficoltà a classificare. Se dovessi accostalo a qualcosa lo avvicinerei a "Lo Specchio nello Specchio" di Ende solo che, in quel caso, si trattava di più storie brevi legate l'una all'altra. Qui invece c'è un trama, c'è una storia, ma non son riuscito a viverla e a farla mia. Forse a me serviva un po' più concretezza che fantasia e mistero. Non saprei. 
Non ho ben capito se il mondo descritto - e il capitolo finale anziché chiarire mi ha solo disorientato ulteriormente - è vasto o limitato a una regione di pochi chilometri (gli spostamenti avvengono in modo particolare, a volte a piedi, a volte via mare, a volte tramite mezzi di trasporto magici...) o se, addirittura, è qualcosa di completamente virtuale e irreale. Stile The Matrix, per intenderci. In tal senso non mi riesce di contestualizzare la "magia" o gli eventi e le creature sovrannaturali presenti. Addirittura non son riuscito a comprendere che cosa sia questo fantomatico Leviatano visto che, ogni tanto, anche altre creature venivano indicate come leviatani (ogni tanto cinocefali, ogni tanto leviatani...comparivano a botta sicura però per ghermire i vari protettori del bambino). 
Tanto più che il Bambino, una sorta di divinità che vaga per il mondo che tutti i personaggi più strambi bene o male conoscono - ma sul cui conto si guardano bene di rivelare nulla, fatto questo che ha contribuito a innervosirmi più che a facilitarmi la lettura -, in viaggio per uccidere questo fantomatico Leviatano e che, scusate lo spoiler, sembrerebbe esser predestinato a sostituirlo al centro della Rete. 
E che cos'è la Rete, direte voi? 
Ma non stavamo parlando del Leviatano, anzi del Bambino? 
Ebbene, è un po' quello che accade nel libro: in ogni capitolo continuano a comparire "cose" ed entità nuove e si procede con le nozioni a propria disposizione, sperando che bastino a garantire la comprensione e che non vengano stravolte più di tanto.    
Oltre a ciò, vi è anche la commistione di generi letterari di cui accennavo prima che contribuisce a destabilizzare l'esperienza di lettura. Si passa da situazioni vagamente fantascientifiche (dove i membri del Movimento lottano per sgominare fabbriche in cui vengono prodotte armi batteriologiche), ad altre di stampo distopico e di spionaggio (con agenti governativi che indagano su Karol e sugli agenti del Movimento) o ad altre dai toni fiabeschi o magici (vedasi la casa in cui vive il Bambino, con Billa, Greta e Karlo; oppure ai capitoli dedicati a Guedè, lo stregone dai capelli verdi) o più truculente (battaglie campali tra le Bande e il Governo o alla crociera in compagnia di creature cannibali da cui trovare scampo a bordo di una zattera costruita con la carne dei morti...per fortuna nel mare non c'erano pesci...). 
In conclusione, "boh", questo il commento che mi viene da esprimere. 
Mi spiace, io ce l'ho messo l'impegno a leggere, ho provato anche a cercare di capire quanto mi veniva proposto, magari ho sorriso in qualche occasione o vagamente compreso quello che veniva raccontato, ma fondamentalmente non è stata una lettura memorabile. Un plauso comunque va fatto alla penna dell'autrice e alla variegata fantasia che ha saputo tradurre in testo scritto.
  


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