domenica 23 giugno 2013

..:: La Fattoria degli Animali ::..

Titolo: La Fattoria degli Animali
Autore: George Orwell
Editore: Mondadori
Genere: romanzo satirico
Pagine: 140

La trama in breve:
Gli animali della fattoria padronale (Manor Farm in lingua originale) decidono di ribellarsi al padrone e di instaurare una loro democrazia. I maiali Napoleon e Snowball capeggiano la rivoluzione che però ben presto degenera. Infatti Napoleon, dopo aver bandito Snowball, introduce una nuova costituzione: "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri". La dittatura e la repressione fanno riappacificare gli animali con gli uomini che ormai non appaiono più agli ex-rivoluzionari molto diversi da loro. (fonte IBS)

Il mio commento:
Considerato uno dei 100 migliori romanzi, secondo il Time, La Fattoria degli Animali è in effetti un'ottima lettura che, seppure mascherata da favola (ma spero non per questo ignorata dagli adulti...), propone al lettore una visione lucida e critica dei totalitarismi. In effetti, la stesura originale era focalizzata sul regime sovietico (difatti, le dinamiche proposte ripercorrono certe tappe o certi elementi relativi all'affermazione del comunismo in Russia, vadasi i cani come la polizia segreta di Stalin, il mulino a vento che  simboleggia l’industrializzazione della Russia, inizialmente osteggiata da Stalin e causa di forti attriti con Trotsky, Snowball nel libro, le purghe staliniste del 1936-1938...) ma lo scenario proposto da Orwell possiede un valore universale e piuttosto attuale. Seguendo lo sviluppo della rivoluzione operata dagli animali per guadagnarsi libertà e uguaglianza, il lettore assiste all'evoluzione di forme politiche totalitarie e repressive che, a ben pensarsi, non sono poi molto lontane dalla verità.
I maiali del testo divengono dei despota, degli ipocriti manipolatori, attenti al proprio tornaconto ma oppressivi e spietati nei confronti di quegli stessi "compagni", cittadini forse è meglio, con cui hanno vissuto le medesime dinamiche di "schiavitù" iniziali. 
E' interessante notare come, leggendo il testo, un esterno si avveda di ingiustizie, menzogne, calunni e ipocrisie mentre personaggi interni alle vicende (gli animali, oppure le popolazioni che vivono durante la costituzione e il rafforzamento di un "regime") né siano del tutto in balia, confusi e poco obiettivi nel focalizzare i cambiamenti in atto, soprattutto quelli svantaggiosi o peggiorativi delle loro condizioni. Un processo che è reso possibile dall'ignoranza (non tutti sanno leggere, alcuni animali afferrano solo alcune nozioni...diversamente, i maiali studiano, imparano, progettano...) e dalla manipolazione delle informazioni oltre che dei fatti realmente avvenuti. I comandamenti, infatti, vengono di volta in volta modificati o cancellati per meglio rispondere alle esigenze della classe dirigente così come certi fatti "storici" vengono via via stravolti o volutamente rimaneggiati per modificare l'opinione del "popolo". Elementi questi che lo stesso Orwell ripropone, in modo più esteso e dettagliato, in 1984 nel tentativo di educare lettori e società dei pericoli interconnessi con la manipolazione delle informazioni che sposta l'attenzione delle masse e ne plagia il pensiero.
Oltre a ciò, un'altro aspetto del testo che mi ha molto amareggiato è relativo al ruolo degli animali in sé: per quanto si sforzino, son destinati a ricoprire un ruolo di subordinati, di schiavi per così dire. Questo accadeva con Jones e gli umani, prima della rivoluzione animale; e questo accade, nel tempo, e con condizioni ancor peggiori, sotto il regime dei maiali. Ma, se anche una pecora, una gallina o un cavallo fossero riusciti a fuggire dalla Fattoria degli Animali, a quale destino sarebbero andati incontro? Chi li avrebbe accolti e a quali condizioni?

domenica 16 giugno 2013

B13U - Banlieue 13 Ultimatum

Titolo: Banlieue 13 Ultimatum
Regia: Patrick Alessandrin
Anno: 2009
Genere: azione
Cast: David Belle, Cyril Raffaelli, Philippe Torreton, Daniel Duval, Elodie Yung, Pierre-Marie Mosconi

La trama in breve:
Tre anni dopo gli eventi narrati in Banlieue 13, la pace nel riottoso e autogestito distretto 13 è ancora sfuggente. Le autorità non hanno mantenuto la promessa di distruggere il muro e riaprire il quartiere, lasciando recintati come in un ghetto tutti gli abitanti della Banlieue, che dopo la morte del boss Taha Bemamud, si sono divisi in cinque fazioni. Damien e Leïto tornano nel quartiere per cercare di fermarne l'imminente distruzione per ordine dello stesso Presidente della Repubblica, manipolato da Walter Gassman, capo delle forze speciali DISS. (fonte wikipedia)

Home sweet home...chi non si batterebbe
per difendere un simile idillio?
Il mio commento:
Come promesso, più volte mi sa, nei vari "Most wanted", ho finalmente recuperato il film in questione e mi son impegnato a vederlo in un'unica sessione. Il che è, già di per sé, un fatto degno di nota.
Il film inizia esattamente dove finiva il precedente Banlieue 13 per poi sospendersi e mostrare l'indicazione "tre anni più tardi..."
Dopo un movimentato e vivace video introduttivo, lo spettatore vine fatto ambientare nella nostra Banlieue di fiducia dove si respira un'atmosfera tesa e ogni etnia (o giù di lì...) si è ricreata il proprio habitat e gestisce il proprio ghetto. Quasi che il distretto fosse un mondo a sé, staccato da Parigi e dalla Francia. Dentro ci vivono solo poracci che rispettano proprie regole e dinamiche sociali.
Per qualche motivo, come accadeva nel primo film, questa situazione di apparente equilibrio non è più ritenuta idonea: da un lato c'è chi vorrebbe l'abbattimento del muro di cinta (vedi Leïto), che separa fisicamente il mondo civile da quello barbarico della Banlieue; dall'altro c'è chi vorrebbe radere al suolo tutto per costruire nuovi edifici, quartieri ecc... 
Il dinamico duo,
praticamente dei baldi giovanotti
che vivono per l'azione
Ora, se i primi semplicemente emigrassero e i secondi portassero altrove le proprie brame edilizie, tutto sarebbe sistemato ... ma il film non avrebbe luogo. Ecco allora che si innescano losche macchinazioni, cospirazioni ed esplosioni di tensioni sociali così che la trama decolli.
In effetti, la sceneggiatura, firmata da Luc Besson, propone una storia molte veloce ed easy, sulla quale non occorre riflettere troppo, però credo ammicchi a certe situazioni legate alla ghettizzazione e alla gestione dell'immigrazione, in Francia, su cui forse si dovrebbe riflettere. E per la cui sistemazione, forse, sarebbe più facile effettuare un reset più che cercare di arginare dinamiche "vecchie" e difficili da cambiare.

mercoledì 12 giugno 2013

..:: Viaggio a Qingdao, Cina (3) ::..

Proseguiamo, io e voi intendo, con le mie dissertazioni in merito al recente viaggio in Cina. Questa volta parliamo di...

Cibo, ovvero cosa e come si mangia in Cina:
Malgrado il titoletto, rimarrò volutamente (anche perché, in fin dei conti, sono 'gnurant) vago e generico e ne approfitterò solamente per spendere qualche parola sulle mie esperienze gastronomiche in quel di Qingdao. Ovviamente, essendo stata la mia permanenza in terra cinese limitata alla sola zona dell' "isola verde", quello che ho potuto assaggiare rappresenta una piccola parte del patrimonio culinario cinese e, per di più, circoscritto alle sole sfumature e ricette della zona. Un po' come accade qui da noi, ogni regione ha le sue peculiarità e preferenze in fatto di sapori e accostamenti e una persona che sa se ne accorge.
Comunque sia, la cucina cinese si è rivelata una continua scoperta, niente a che vedere con quella dei ristoranti e wok-sushi che proliferano qui (che però non mi spiacciono affatto). 
In primis, mi spiace darvi questa delusione, il riso non è l'unica pietanza che i cinesi servono o di cui si nutrono. C'è, per carità, viene proposto sia come piatto a sé che come surrogato del pane, così come l'acqua di cottura viene utilizzata come bevanda, ma non di solo riso vivono in Cina. Il pane pure esiste e viene proposto in forme e gusti diversi: ho ancora in mente le mega-pagnotte di pane bianco che ci son state servite in un ristorante di Laoshan. Già ero satollo e per un attimo ho temuto che si trattasse di porzioni (da kg) individuali...
In secondo luogo, il riuscire a maneggiare le bacchette risulta essere gradito, un buon segnale di apertura che un occidentale può dimostrare nei confronti dei commensali cinesi che, magari, l'hanno invitato a tavola. E sì, anche loro certe cose (tipo i ravioloni) le infilzano per agevolare il viaggio piatto-bocca tuttavia, per le pietanze più insidiose, esiste un antico e letale strumento di morte che nessun occidentale immagina ogni qualvolta chiude gli occhi e pensa a come, di solito, mangiano in Cina. Mi riferisco al temibile cucchiaio!!!
Altri aspetti che mi hanno piacevolmente colpito sono poi la comunione del cibo, nel senso che a tavola il concetto di "pietanza privata" viene sospeso a favore di una più cordiale condivisione del cibo che viene quindi posto al centro della tavola e messo a disposizione dei vari commensali. E badate bene ad assaggiare un po' di tutto e a porre attenzione a ciò di cui farete incetta: loro vi osservano...
Succo di banana...dolcissimo...
Tanto più che, se siete ospiti a pranzo, mangerete fino a esplodere. Ospitalità, per loro, significa anche questo, portare in tavola 10-15 portate e invitarvi a nutrirvi fino a raggiungere la sazietà cosmica. Dopodiché ci si alza e si prosegue con le altre attività in programma, senza caffè, digestivi o pennichella...attivi, su su!!! 
Questa condivisione, dicevo, si estende pure all'abbeveraggio, ma solamente per la parte alcolica. Mentre la bevanda analcolica rimane a disposizione e accessibile durante tutto il pasto, e ciascuno può ricorrervi quando gli pare, per birra (sì, esiste la birra!) e vino (ed esiste pure il vino, anche italiano se volete!) invece ci sono regole da rispettare. Fondamentalmente, o si beve tutti assieme prodigandosi in brindisi più o meno all'ultimo goccio di alcol (gan-bei!) o non si beve affatto. Per cui, e mi rivolgo al notoriamente astemio popolo veneto, che aspettate a introdurre una simile tradizione pure qui da noi? Importiamo un sacco di cose dall'estero, perché questa no?
Ah, e non pensiate che a centro tavola ci stiano succhi di frutta, Coca-cola, Fanta o simili bevande edulcorate con conservanti e coloranti dai dubbi effetti collaterali. No, no, semmai ci stanno delle teiere e nella tazza di cui ogni commensale è munito vi ritroverete solo acqua calda o thé. Liquidi serviti a una temperatura media pari a quella di fusione del palladio. Ma tranquilli, non appena ne avrete bevuto anche solo un sorso, qualche baldo commensale o cameriere provvederà a rabboccarvi la tazza così che abbiate sempre qualcosa di caldissimo a portata di mano. E occhio alle mani, perché qualche volta spandono....e urlare a tavola non sta bene...

martedì 11 giugno 2013

Il dittatore

Titolo: Il dittatore
Regia: Larry Charles
Anno: 2012
Genere: comico
Cast: Sacha Baron Cohen, Anna Faris, Ben Kingsley, Jason Mantzoukas, John C. Reilly, Megan Fox

La trama in breve:
Haffaz Aladeen è il dittatore di Wadiya, paese immaginario del nord Africa. Capriccioso e volubile, il generale e supremo leader partecipa (e vince) alle sue olimpiadi, recita nei suoi film, comanda un esercito di (belle) donne, le colleziona nel suo letto e dentro una polaroid, detesta le bombe spuntate e adora le armi chimiche, ha il vizio delle pene capitali, dei cartoni animati e della Wii. Antidemocratico e orgogliosamente idiota, Haffaz Aladeen è 'invitato' dalle Nazioni Unite a dimettersi. Risentito e ostinato a mantenere le redini del proprio paese, partirà alla volta degli Stati Uniti per rispondere davanti al mondo delle proprie (male) azioni. Ma una congiura di palazzo, cambia il corso degli eventi. Sopravvissuto e sostituito da un sosia più scemo di lui, Haffaz Aladeen vagherà per Manhattan, scoprendo i piaceri della democrazia.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto di recente (in due parti), nonostante sia un estimatore del buon folle Sacha Baron Cohen, che comunque lo reputo un grande, confesso di esser rimasto deluso dal film in questione. Mi aspettavo decisamente di più. Ok, lo so che si tratta di un prodotto dal basso profilo proposto per "esorcizzare" certe figure, in particolare dittatori del calibro di Saddam Hussein o Gheddafi, con frequenti puntatine a gente quale Osama Bin Laden. Mi rendo anche conto che la visione de "Il dittatore" può avere un sapore differente rispetto alla nazionalità di appartenenza e che probabilmente un americano statunitense medio ci sghignazza sopra mentre un arabo, credo, affatto. Un italiano, invece, potrebbe avere atteggiamenti contrastanti e insospettabili.
Per come la vedo io, dal film emerge solo una gran confusione, tanta voglia di ridicolizzare "demoni" che tanto spaventano l'America gli USA e, purtroppo, un fritto misto di luoghi comuni e stereotipi che evidenziano, come dire, una profonda conoscenza del mondo. In particolar modo, è molto confusa la nazionalità, appunto, del protagonista e dei suoi collaboratori quasi che Africa e tutto il Medio Oriente siano un'unica massa indistinta.

domenica 9 giugno 2013

..:: Storie di Confine ::..

Titolo: Storie di Confine
Autore: Autori Vari
Editore: Wild Boar
Genere: racconti di genere fantasy, sci-fi, fantastico
Pagine: 302

Il progetto:
Storie di Confine è nata dall'intento comune dei suoi curatori di fornire un aiuto concreto a chi assiste i sofferenti della Terra senza distinzioni di alcun genere. L'antologia ha visto convergere gli sforzi di tanti creativi della scrittura e dell'illustrazione, più e meno noti, tutti uniti dalla voglia di trasformare la propria creatività in un atto concreto per un fine benefico. Come tema conduttore abbiamo scelto il 'confine', inteso sotto ogni possibile accezione e da rendere in chiave fantastica.
È stato un lungo cammino quello che ci ha portato sin qui, ma abbiamo ancora molta strada da percorrere. Ora, tutti noi, abbiamo l'occasione di superare insieme un nuovo limite e far incontrare la creatività fantastica e il mondo del volontariato umanitario.
Storie di confine si può acquistare presso lo shop on line WildBoar, al seguente indirizzo.

Dalla quarta di copertina:
L'idea è nata nel 2011: osservavamo il mondo che si mobilitava a seguito delle molteplici crisi che avevano visto impegnate in prima linea varie associazioni, capaci di fornire assistenza alle vittime di conflitti, ai terremotati/irradiati di Fukushima, ai migranti sbarcati a Lampedusa... mentre noi vi assistevamo fermi davanti ai nostri monitor. Cosa può fare, ci siamo chiesti, chi non opera sul campo ma sulla tastiera di un pc? La soluzione si è materializzata nell'idea di concretizzare la nostra passione, realizzando qualcosa che parlasse di un problema di fondo comune a molte di quelle situazioni che ci trovavamo a osservare: i Confini.

Ecco quindi la raccolta di racconti fantastici Storie di Confine, ideata e realizzata al fine di fornire un aiuto a Medici Senza Frontiere.


Il mio commento:
In primis devo ammettere che, in quanto membro dell'associazione TdC, non ero esattamente tra i sostenitori dell'iniziativa che ha portato alla concretizzazione del concorso letterario Storie di Confine e, seppure non abbia seguito in prima persona le vicende (non propriamente lineari, a mio modo di vedere...) che hanno portato alla pubblicazione della raccolta, personalmente credo che il lavoro svolto sia di ottimo livello e che la selezione proposta sia molto valida.
Vi invio quindi a dare una possibilità a questo libro sebbene, me ne rendo conto, il prezzo di vendita non sia bassissimo. Ma è per una buona causa in quanto l'intero ricavato andrà devoluto in beneficienza :-)

sabato 8 giugno 2013

..:: Human Traffic ::..

Titolo: Human Traffic
Regia: Justin Kerrigan
Anno: 1999
Genere: Commedia
Cast: Lorraine Pilkington, John Simm, Shaun Parkes, Danny Dyer, Nicola Reynolds

La trama in breve:
Modelli della gioventù rabbiosa e disillusa dell'Inghilterra di questi anni, cinque ventenni di Cardiff consumano passivamente la loro settimana feriale - tra un lavoro precario e la disoccupazione professionale - in attesa del weekend, con il suo rituale di ballo e di sballo celebrato in discoteca, tra una pasticca di ecstasy ed un amore fugace. Non possono dirsi felici, ognuno alle prese coi suoi problemi. Tutto sino al fatidico weekend. Justin Kerrigan, regista venticinquenne, debutta nel lungometraggio con quello che lui stesso ama definire il primo "film-rave" mai realizzato.  (fonte comingsoon)
Il mio commento:
Avete presente Trainspotting? Ecco, al primo impatto, la visione di questo film mi ha fin da subito ricordato le peripezie e la narrazione spesso in soggettiva di Ewan McGregor nel succitato film di Danny Boyle. 
Al contempo, Human Traffic si caratterizza come prodotto a sé, con alcuni punti in comune ma fondamentalmente diverso da Trainspotting.
Al centro della scena troviamo cinque ragazzi e il loro weekend all'insegna dello sbando. Dopo una settimana vissuta blandamente e con insofferenza, schiacciati in un ruolo che non sentono proprio in qualità di commessi o lavoratori, lo svago del weekend diviene l'unica via di salvezza, il modo per affermarsi e per cercare quell'individualità che il quotidiano sembra voler affogare. Una ricerca, un'evasione, vedetela come volete, che però non viene vissuta esattamente in modo sobrio e pulito, bensì stordendosi di droga e alcol, transumando da un locale a un altro, da un party a un altro rave, e cedendo al proprio io interiore, alle proprie paranoie, alla propria libera e semplice voglia di vivere. 
Ecco allora che si mescolano vicende personali più o meno felici, una storia d'amore in fieri, alienazione e tanta solitudine alternando momenti reali ad altri "virtuali", talvolta con effetti vagamente deliranti come i "factsmen" che appaiono dal nulla per dialogare (istruire?) con gli spettatori, prima, e perdersi nella frenesia della festa, poi.
Tra gli aspetti che più mi hanno colpito, al di là del ritmo e della regia, sempre molto vivace e nervosa, vi sono la sincerità e la schiettezza che emergono dalle vicende proposte, un'onestà che quasi ferisce e che si avverte soprattutto per il modo in cui i personaggi chiamano in causa lo spettatore, facendolo sentire parte del contesto in cui essi stessi interagiscono.

martedì 4 giugno 2013

..:: Viola 76 ::..

Per la serie, di tanto in tanto scrivo ancora, vi segnalo che ho recentemente reso disponibile un mio racconto lungo, Viola 76, sotto forma di ebook gratuito.
Di seguito riporto la scheda di presentazione dell'opera presente su eBookGratis:



Viola 76 è l'ebook gratuito dell'autore Leonardo Colombi, disponibile al download a tutti i lettori di eBookGratis.net nel formato PDF.

Quale può essere il limite estremo a cui un uomo può giungere se animato da un unico ossessivo pensiero?

Fino a dove ci si può spingere in nome dell’egocentrica considerazione del valore della propria produzione artistica?

Quali sono le terribili conseguenze derivanti dall'abuso della droga sintetica Lethars, consumata da pochi selezionati individui di Vetrah?

Perché media e poliziotti ricorrono al nome in codice "Viola-76" per identificare gli spaventosi casi di mutazione che si stanno verificando in città?

Scoprilo in questo racconto lungo di genere grottesco, ammiccante alla fantascienza e dal sapore vagamente demenziale...


L'ebook è liberamente e gratuitamente scaricabile da:

eBook segnalato da eBookGratis.net, il portale degli ebook (italiani e stranieri) gratis!


Ooppure dal seguente link diretto

domenica 26 maggio 2013

..:: Viaggio a Qingdao, Cina (2) ::..

Proseguendo con il mio resoconto dell'esperienza in Cina, dopo le divagazioni in merito al viaggio in sé, direi che è d'uopo parlare un po' dell'amena cittadina in cui sono stato.

Qingdao, la città

Fin da subito, da quando cioè abbiamo abbandonato l'aeroporto e, a bordo dell'auto del maestro Chen Le Ping, ci siamo diretti verso il centro di Qingdao ho iniziato a realizzare quanto fosse da rivedere il mio concetto di "Cina". Saranno stati i film wuxia e di arti marziali, saranno certi preconcetti che riguardano i paesi orientali ma mi aspettavo abitazioni basse, magari in legno e pietra, che richiamassero l'idea dei templi, dei dojo, o di costruzioni tipo quella dell'immagine qui a lato.

Ebbene, stoltamente, mi sbagliavo assai.
Già il fatto di trovarsi a percorrere strade a due o tre corsie, ampie e popolate da auto di grossa cilindrata, lungo quartieri popolati da schiere e schiere e schiere e schiere di imponenti palazzoni ha fatto sorgere in me qualche legittimo sospetto.
Va comunque detto che Qingdao non è esattamente una piccola cittadina, bensì un'amena città il cui territorio si estende per circa 11 mila km quadrati (e se consideriamo che il Veneto ne occupa 18 mila...) e che  conta più o meno 12 milioni di abitanti (anche se qualcuno parlava di 20 milioni, probabilmente considerando lavoratori, turisti, abusivi, zone limitrofe e chi più ne ha più ne metta). Per di più nel passato, a inizio del secolo scorso, ha avuto dominazione tedesca cosa che, indubbiamente, ha lasciato il segno in termini di edilizia e, soprattutto, in fatto di birra. Non a caso, tra i prodotti tipici si annovera la birra tsingtao ^_^
Veduta, dal basso, della
banca in cui siamo stati
a cambiare euro in yuan
Nella zona centrale, il numero di palazzi che sfidano il cielo è impressionante e, nel complesso, l'immagine che ne emerge è quella di una città molto "occidentale" e moderna. Le costruzioni sono piuttosto recenti e continuamente si scorgono operai e cantieri all'opera per realizzare ulteriori edifici, sempre più alti, sempre più imponenti. E che, spero, vengano un giorno abitati: la sensazione è che, un po' come accade(va) qui in Veneto e in altre zone italiane, la pulsione all'edilizia e alla cementificazione sia troppo forte rispetto all'effettiva necessità della popolazione con il rischio di arrivare all'esagerazione e ad avere numerose aree edificate ma, fondamentalmente, vuote. 
Tra banche, centri commerciali, librerie, hotel, ristoranti, negozi e chi più ne ha più ne metta, Qingdao offre una vastissima gamma di soluzioni e di certo la sensazione di esseri piccoli-piccoli si acuisce. In breve tempo la considerazione di immane grandezza che associavo alla nazione Italia si è leggermente ridimensionata...
E di notte, la maggior parte dei palazzoni risulta piuttosto illuminata (il che mi induce a pensare che la corrente elettrica non costi poi molto) mentre, percorrendo le strade del centro a piedi o in taxi, il numero di insegne luminose cresce a dismisura contribuendo a creare l'effetto "Las Vegas" tante volte visto nei film hollywoodiani. 
Ma, come direbbero i Negrita, qui non è Hollywood.
La famigerata trottola
Già, perché da un lato vi sono questi imponenti edifici di recente costruzione e dall'altro ci sono anche numerose costruzioni che mostrano segni di cedimento e di erosione. Qingdao è infatti una città costiera - il cui porto è il quarto della Cina e dove, nel 2008, si sono svolte le discipline "nautiche" delle olimpiadi - e la vicinanza del mare contribuisce a rovinare le strutture più vicine alla costa. Probabilmente i materiali impiegati non sono dei migliori e il concetto stesso di manutenzione sembra piuttosto alieno alla popolazione cinese.
D'altro canto, la medesima vicinanza col mare permette di avere un clima mite e abbastanza ventilato per cui senza quella simpatica cappa di smog che altrimenti ci si aspetterebbe visto l'elevato numero di veicoli in circolazione a tutte le ore. Solo un giorno abbiam "subito" la presenza della nebbia, più che altro umidità condensata. O almeno credo.
Oltre alle costruzioni moderne, di stampo europeo-occidentale, che attestano la potenza economica del Paese, vi sono però numerosi quartieri che contrastano con tale immagine e che, anzi, mostrano come fuori dal centro (ma è sufficiente anche inoltrarsi nelle zone interne del centro) la popolazione viva ancora in case "old-style", nel peggior dei casi fatiscenti e non propriamente a norma.

martedì 21 maggio 2013

..:: Viaggio a Qingdao, Cina ::..

In viaggio tra le nuvole...
Recentemente, dal 2 al 14 maggio sono stato in vacanza, un'esperienza a metà tra turismo ed approfondimento di kung-fu a Qingdao, Cina, assieme ad Alessandro e al maestro Angelo D'Aria.
E ora che sono tornato e pian pianino sto facendo ordine tra le foto e i video realizzati, ne approfitterò per spendere qualche riflessione e per rendicontare su ciò che questa esperienza mi ha lasciato o permesso di scoprire.
Ma andiamo con ordine...

Il viaggio da e verso Qingdao
Di per sè, anzi, di per me non sono mai stato un grande viaggiatore: il mio primo volo risale all'anno scorso, e si trattava di lavoro. In verità, vuoi per un motivo o per un altro, son sempre stato in vacanza in zone non "troppo" lontane da casa come la Croazia, il Trentino Alto Adige o il centro Italia. Non avevo mai sperimentato viaggi intercontinentali e devo dire che come prima esperienza non è stata affatto male a parte per il jet lag e la stanchezza accumulata.
La soluzione scelta ha visto una combinazione di treno e aereo ma fortunatamente tutto è filato liscio liscio. E ci siamo pure risparmiati le scocciature di guidare e di sborsare quattrini per il parcheggio dell'auto.
Da bravi patrioti, ci siamo appoggiati a Trenitalia per raggiungere Milano e poi, dalla stazione centrale, il bus navetta per raggiungere Malpensa; idem per il ritorno. Da segnalare che grazie alla prontezza di Ale, il biglietto del FrecciaBianca da Cittadella a Milano ci è venuto a costare l'assurda cifra di 9 euro, contro i 16 (A+R) del bus navetta. Capitolo diverso per il ritorno, dove l'interregionale scelto, con cambio a Vicenza (con circa 10 minuti di lasco per cambiare treno e fare pure i biglietti), ci è costato un po' di più ma ci ha regalato grandi soddisfazioni su cui mi dilungherò più avanti. 
Confesso comunque che, nonostante i 9000 km circa di viaggio, la tratta ferroviaria è stata quella che ritenevo più "critica" per l'innata fiducia che riservo a Trenitalia e per le tempistiche piuttosto risicate. 
Comunque sia, siamo arrivati a Malpensa in perfetto orario, giusti giusti per sorbirci un po' di coda ai varchi sicurezza ma nulla di più. Non ero più stato nello scalo lombardo e, a prima impressione, mi è parso molto grande e dignitoso. Magari inferiore in termini di estetica e modernità rispetto a uno scalo come quello di Venezia (per non parlare del FIDS...vuoi mettere quello di Catania???) ma l'impatto è stato positivo. 
I monitor dei sedili Cathay Pacific
e alcuni simpatici animaletti
Da qui, in perfetto orario, abbiam preso il nostro Boeing 777 per Hong Kong. Cathay Pacific si è rivelata un'ottima scelta ad un prezzo più che accettabile. Certo, a ragion veduta, e se ne avessi avuto la possibilità, non sarebbe stato male aver speso qualche euro in più (tipo il doppio...) per viaggiare un po' più comodi, non dico in Business ma quanto meno in Premium Economy, che almeno è situata sulle ali e risparmia ai passeggeri tutto il caos dei motori. 
Non che in Economy si sia viaggiati scomodi, sia chiaro, però lo spazio vitale era un po' risicato e il fatto di aver i posti praticamente tutti occupati non ci ha permesso di stravaccarci o di espanderci. 
Per il resto, ci hanno servito due pranzi più che discreti, le hostess erano carine e disponibili (!!!) nel fornire snack e bibite, e pure l'offerta in termini di intrattenimento mediatico fornito dal display touch-screen ha permesso di affrontare in modo soddisfacente la prima tratta del volo, fino a Hong Kong. Purtroppo, sia per il cielo coperto che per le tendine dei finestrini abbassate per "ingannarci", nel corso delle circa 11 ore di viaggio non ho visto molto del mondo di fuori. Qualche sbirciatina l'ho lanciata qua e là, ma la visibilità era limitata come pure la mattinata che ci ha accolto allo scalo di Hong Kong si è rivelata piuttosto uggiosa e non ci ha permesso di vedere poi molto di ciò che circondava l'isola artificiale. 
Una volta messo piede al Chek Lap Kok Airport, il punteggio precedentemente totalizzato da Malpensa è stato notevolmente ridimensionato: per qualche motivo mi sembrava di esser finalmente approdato alla civiltà, in un mondo moderno, pulito, ordinato e immenso. I dipendenti della sicurezza, dello scalo, dei negozi, tutti erano in divisa; ovunque si estendevano pavimenti e moquette linde e pulite. E negozi a perdita d'occhio. Probabilmente l'effetto "futuro" che ho sperimentato è stato indotto dai nastri trasportatori orizzontali che hanno richiamato alla mia mente alcuni passaggi di qualche opera di Asimov.

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mercoledì 15 maggio 2013

..:: Film da e per la Cina ::..

Ni hao a tutti! Essendo tornato giusto ieri in Italia, sebbene ancora un po' frastornato dal viaggio e dal cambio di fuso, approfitto delle ultime ore di ferie per aggiornare un poco questo mio blog. 
Blog che, in Cina, non raggiungevo :-(
Per il momento rimando ad un secondo momento un commento più articolato, documentato e sensato dell'esperienza maturata in quel di Qingdao e dintorni. 
Per cui (lancio i Rammstein in sottofondo) posto giusto qualche riga sui film che mi hanno tenuto compagnia nei lunghi viaggi da e verso la Cina, a bordo delle aeromobili Cathay Pacific e DragonAir.



Gangster Squad
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2013
Genere: thriller
Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, Sean Penn, Anthony Mackie, Josh Brolin, Giovanni Ribisi, Robert Patrick, Michael Peña, Nick Nolte 
La trama in breve: link
Il mio commento: Essendo un film ispirato a un malavitoso (se non ho capito male...) c'è da chiedersi perché in realtà l'attenzione venga posta sulla banda di poliziotti che, agendo da vigilantes, ne contrasta i piani in modi brutali e violenti. Guardato comunque con piacere ma senza particolare entusiasmo, un po' troppo "americano" per i miei gusti e confuso sul messaggio veicolato: tra i giustizieri e il cattivone di turno, a guardare bene, se contiamo il numero di morti per "un fine superiore", non c'è poi così tanta differenza.  
Trailer: link


Life of Pi
Regia: Ang lee
Anno: 2012
Genere: avventura, drammatico, spirituale
Cast: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu
La trama in breve: link
Il mio commento: l'idea di base del film non mi attraeva moltissimo ma, alla fine, visto che tutti ne parlavano bene, senza scordare i riconoscimenti ricevuti in premi Oscar, ho provato a guardarlo. E mi è piaciuto assai. Film non banale affatto, profondo, visivamente impegnativo ed emozionale. Non si tratta nemmeno di un'opera piatta tutt'altro: affronta invece tematiche forti in materia di sopravvivenza, di crescita, di conoscenza di sè e, soprattutto in termini di fede e relativa volontà (perché di questo si tratta) di credere in un volere superiore o meno. Consigliato fortemente, ma probabilmente non per tutti i palati. Ottime comunque l'impatti visivo e la prova di recitazione del giovane Suraj Sharma.
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Jack Reacher
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2012
Genere: azione
Cast: Tom Cruise, Rosamund Pike, Richard Jenkins, David Oyelowo, Werner Herzog
La trama in brevelink
Il mio commento: guardabile, sulla sufficienza direi. Film che non mi sento di esaltare più di tanto ma che nemmeno mi è spiaciuto visto l'alto contenuto di azione mescolato alle indagini sull'intrigo che si cela dietro agli omicidi in merito ai quali viene coinvolto il protagonista. Certo, vedere Tommasino Cruise fare il duro, una sorta di macho-supereroe-ex-veterano di chissà quante missioni, un po' mi disturba (doveva esserci Liam Neeson!); almeno la presenza della Pike compensava abbastanza... 
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Silver Linings Playbook - Il lato positivo
Regia: David O. Russell
Anno: 2012
Genere: commedia
Cast: Bradley Cooper, Robert De Niro, Jennifer Lawrence, Jacki Weaver, Chris Tucker
La trama in breve: link
Il mio commento: apprezzato assai, ma solo perché sono un romanticone che si appassiona di storie complicate. Pensavo la trama fosse più complessa, a dire il vero, e il personaggio di Patrick più schizzato... ma ciononostante l'ho guardato con interesse, dispiacendomi ed emozionandomi assieme ai personaggi proposti. Molto buone le prove dei protagonisti Bradley Cooper e Jennifer Lawrence.
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007 - Skyfall
Regia: Sam Mendes
Anno: 2012
Genere: azione
Cast: Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Berenice Marlohe, Ben Whishaw
La trama in breve: link
Il mio commento: Dunque, di per sé non è male, come film. E personalmente non mi spiace la versione "moderna" di 007 proposta con Daniel Craig. Si avverte ancora molto spirito "americano" in molte sequenze del film, talvolta clichè (vedi i draghi di Komodo, perchè in ogni luogo losco c'è un baratro all'interno del quale gli ospiti possono precipitare e venir sbranati oppure le donne che l'agente segreto brittannico si fa, bastano 2 parole, e gliela danno), ma tutto sommato è un film che cerca di essere anche cerebrale e macchinoso (per qualche motivo ho pensato ai film di Batman di Nolan...), per via dei siparietti svelati e dei doppi giochi manifesti dal villain di turno, un buon Javier Bardem. Peccato che, durante la visione, mi son addormentato 2-3 volte e quindi ho ricordi molto vaghi della visione... :-(
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Exam
Regia: Stuart Hazeldine
Anno: 2009
Genere: thriller
Cast: Adar Beck, Gemma Chan, Luke Mably, Nathalie Cox, Chukwudi Iwuji
La trama in breve: link
Il mio commento: non so perché ma, guardandone il trailer e poi anche il film in sé, ho avuto la sensazione di essere di fronte a un mix di The Cube e Saw, ma senza tocco orrorifico o sanguinolento. E' un film interessante, sebbene semplice si rivela non banale e piuttosto intrigante, con una battaglia psicologica (e non solo) innescata tra i misteriosi 8 candidati che ambiscono a un ruolo di dirigente presso una gigantesca casa farmaceutica. Un semplice esame da passare e il gioco è fatto: è sufficiente scrivere la risposta a UNA domanda entro un tempo limite di 80 minuti. Però, per poter rispondere, i nostri devono escogitare un modo per individuare la domanda e non "eliminarsi" contravvenendo alle regole imposte. Una volta concluso l'esame, comunque, vengono svelati tutti i retroscena e il senso di un simile test. Peccato solo che l'intero film sia costruito in uno spazio angusto e del resto del mondo non venga fornita alcuna informazione: e se tutto rimane vincolato alle parole del proprietario della multinazionale risulta difficile contestualizzare certe dinamiche e si finisce con l'accettarle, mantenendo l'attenzione sul "gioco" innescato tra i candidati.
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Lost in Thailandia
Regia: Zheng Xu
Anno: 2012
Genere: avventura
Cast: Zheng Xu, Baoqiang Wang, Bo Huang, Bingbing Fan, Hong Tao
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Il mio commento: visto parzialmente (purtroppo, su Dragonair la proiezione non era comandabile ...) si è rivelato un film piacevole e divertente, a tratti demente e con alcune trovate davvero spassose, vedasi il combattimento di muay thai di Wang Bao mentre Xu Lang "corre" in suo aiuto per fargli da trampolino (per il letale killer kick!) e al contempo scattargli delle foto ricordo :-) Una produzione cinese scanzonata ma che ho trovato piacevolmente godibile, senza trascurare l'ambientazione proposta, un assaggio di Thailandia
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Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe

Regia: Tommy Wirkola
Anno: 2013
Genere: avventura, fantasy
Cast: Jeremy Renner, Gemma Arterton, Famke Janssen, Peter Stormare, Thomas Mann, Pihla Viitala
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Il mio commento: ed eccolo qui, signori e signore, il film vaccata da guardare in modalità brain-off e che regala svariate occasioni per esprimere compiaciuti "ma va!", "ma dai" vista la facilità con cui si snodano certe dinamiche. Molto scanzonato e rapido, quindi, con costumi probabilmente sottratti al set di qualche puntata di Power Rangers, "Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe" si propone come prodotto di intrattenimento per un pubblico giovane. O di tossicodipendenti strafatti. Apprezzata però la presenza di Gemma Arterton e Pihla Viitala :-)
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mercoledì 1 maggio 2013

..:: Ma va in Cina! ::..

Detto, fatto.
E da domani, fino al 13 maggio, vacanza in quel di Qingdao, nell'est della provincia dello Shandong.
Più precisamente, Cina :-)
Non so ancora cosa aspettarmi da questa esperienza che si prospetta un mix di turismo e approfondimento sul kung fu assieme ad Ale e al maestro Angelo D'Aria, ma sono ottimista :-)
Mi spiace non riuscire a portarmi appresso Silvia ma, 'sta volta, è andata così.
Vedremo, insomma, quel che accadrà e come andrà questa esplorazione di una parte del mondo che conosco poco assai ma che, a pensarci bene, è culla di una civiltà piuttosto antica e che attualmente rappresenta la seconda (probabilmente prima...) potenza economica su scala mondiale.



Ah già, ne approfitto per segnalare e chiedere un minimo di pazienza a quanti manderanno mail et similia nei prossimi giorni.
La connessione internet, stando a quel che dicono al Century Mandarin Hotel, c'è ma non so bene quanto e quando sarò connesso.
Comunque sia tra twitter, mail e skype (cercate leonardo.colombi) in qualche modo sarò reperibile :-)